Sabato 25 novembre 1995


Bloccati trasporti, scuole, poste e sanità. "No al progetto di riforma delle pensioni"

La Francia paralizzata dalla protesta Milioni in sciopero: "Juppé dimettiti"



PARIGI.
"Se due milioni di persone scendono in piazza, allora mi dovrò dichiarare sconfitto", aveva detto Alain Juppé. "Cioè me ne vado", avevano tutti inteso. Chissà se il primo ministro francese ha ripensato ieri a quelle parole in una Parigi, in una Francia, bloccata dallo sciopero dei pubblici dipendenti: fermi i trasporti, sbarrati gli uffici. Nella capitale erano almeno in 50mila (150mila secondo gli organizzatori) a cantare in coro sull'aria di Bella Ciao: "Chirac_Juppé/on en ait marre, marre, marre), siamo stufi, stufi, stufi. In 50mila hanno sfilato a Marsiglia, 20mila a Lione, oltre 10mila a Lilla, migliaia, se non decine di migliaia in ciascuna delle altre città di una Francia quasi totalmente paralizzata dagli scioperi. Il malcapitato Juppé non ha trovato scampo nemmeno nella sua Bordeaux, città di cui è sindaco. Oltre 20mila persone l'hanno accolto al grido: "Juppé demission", "Chirac in soffitta". Governo in imbarazzo, ma divisioni anche tra le centrali sindacali. Cacciata dal corteo parigino Michelle Notat, leader della Cfdt (la Cisl francese), contestata dai militanti della sua stessa organizzazione per essersi schierata a favore del piano Juppé per la sicurezza sociale.


SIEGMUND GINZBERG
A PAGINA
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