Robert Rich
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Sunyata
Trances
Drones
Live
Inner Landscapes
Numena
Rainforest
Strata
Gaudi`
Geometry
Soma
Amoeba: Eye Catching
Propagation
Yearning
Stalker
A Troubled Resting Place
Narratives
Watchful
Fissures
Seven Veils
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Robert Rich, nato nel 1963 a Menlo Park, figlio di accademici, è praticamente cresciuto nel campus dell'Università di Stanford. Auto-didatta, iniziò a tredici anni a costruire sintetizzatori e a improvvisare pezzi alla Tangerine Dream sul pianoforte di casa. Nel 1979, durante l'high school, formò un complesso dedito alla musica industriale allora in voga nella Bay Area (erano i tempi di Factrix e Tuxedomoon): i Quote Unquote, un trio di sintetizzatore, basso e chitarra che faceva ampio ricorso a nastri ed effetti elettronici.

Nel 1981 Rich iniziò gli studi di Matematica e Psicologia. Continuando da solo i suoi esperimenti elettronici, registrò anche la prima cassetta auto-prodotta, Sunyata, contenente tre lunghe composizioni: Dervish Dreamtime (venti minuti), che, cullata in lunghe figure statiche, ricorda la musica ambientale di Brian Eno; la title-track (ventisei minuti), un coacervo di risonanze lugubri immerse in un fitto crepitio di cicale; e Oak Spirits (quarantatre minuti), totalmente improvvisata dal vivo nella sua camera al dormitorio di Stanford (un flusso di oscillazioni armoniche freddamente matematiche sovrapposte a un rumore continuo di pioggia).

Le influenze principali sul giovane Rich furono quelle di Marion Amocher e di Pauline Oliveros, entrambe titolari all'epoca di stili improntati alla stasi prolungata, nonché la scuola "cosmica" tedesca. Rich non era ancora interessato alla musica nell'accezione comune del termine, ma piuttosto a creare uno spazio psicoattivo dove l'ascoltatore potesse muoversi liberamente. L'obiettivo era la trance.

All'inizio del 1982 Rich tenne il primo degli "sleep concert" che lo resero celebre nell'ambiente elettronico: Rich suonava dalle 11 di sera fino alle 8 di mattino davanti a un pubblico che, munito di propri sacchi a pelo, dormiva sul pavimento. La musica consisteva semplicemente in frasi melodiche lentissime che variavano in maniera quasi impercettibile. Questi concerti per "pubblico addormentato" erano le prime realizzazioni pratiche di una personale rielaborazione delle idee di LaMonte Young e degli "scultori sonori" del tempo: la musica come organismo vivente, che può evolversi a prescindere dalla presenza di un esecutore e di un ascoltatore. (E fu probabilmente la prima volta nella storia della musica che al pubblico di non solo fosse consentito addormentarsi a un concerto, ma addirittura fosse invitato a farlo).

Fu grazie alla fama di quegli "sleep concert" che le sue cassette del 1983, Trances (due suite: Cave Paintings e Hayagriva) e Drones (Seascape e Wheel Of Earth), ebbero una certa diffusione. In questi lavori Rich non fece che riepilogare le sue tecniche iper-statiche di esecuzione elettronica.
Cave Paintings, in particolare, con il suo ralenti torpido e impercettibile per cascate libere di accordi su un sinistro sottofondo di rumori silvestri, e Seascape, un poema sinfonico di mezz'ora nelle cui languide vibrazioni/allucinazioni si colgono imitazioni di onde e gabbiani all'insegna di una forma subliminale di impressionismo, segnalano una maggiore dimestichezza con il mezzo elettronico. Il presupposto è però sempre lo stesso: far musica senza far musica, come ha insegnato Brian Eno. Le masse sonore si muovono con lentezza esasperante attorno ad accordi sparuti, come nebulose sospese fra diversi centri di attrazione gravitazionale. In un certo senso Rich ha realizzato la fusione fra la musica ambientale di Eno e quella cosmica di Schulze, fra il modo psicologico e quello pittorico della musica elettronica.
Wheel Of Earth, pur conservando la forma di flusso di coscienza, sostituisce agli anemici tremolii degli altri brani una possente fondamenta di rombi, sibili e dissonanze assortite, costruendo poco a poco un climax tragico che sa di shock terapeutico più che di trance estatica. Lo svolgimento tematico non è assente: è indecifrabile.
Hayagriva è invece la quintessenza programmatica del periodo: una sequenza di "droni" interminabili, alcuni a frequenze quasi subsoniche, che inducono una trance profana, non sacra, occidentalissima, non orientaleggiante. Con Rich lo scienziato prende il sopravvento sul mistico nell'esplorazione del potere suggestionante dei suoni.
I due album verranno riediti come Trances/Drones (Extreme, 1994).

Nel 1984 Rich entrò al CCRMA (Centre for Computer Research of Music and Acoustics), diretto a quei tempi da John Chowning (l'"inventore" dell'FM). In quegli studi potè sperimentare con l'alta tecnologia della produzione musicale e con i toni esatti.

Live (Multimood, 1985) e Inner Landscapes (Auricle, 1987) raccolgono due esibizioni dal vivo. La seconda contiene una delle sue composizioni più accessibili, il raga elettronico alla Terry Riley di Approach, un lungo rituale di iniziazione che si snoda attraverso tenebrosi abissi di effetti sonori impercettibili, di toni lunghissimi e di cupe risonanze.

Laureatosi in Psicologia, dal 1985 Rich iniziò a lavorare come ricercatore al Lucidity Institute di Stephen LaBerge, nel laboratorio dedicato al fenomeno di sogno cosciente ("lucid dreaming") che consente di studiare a livello neurofisiologico i rapporti fra mente e cervello, e, in particolare, la coscienza.

Nel 1985 a Hollywood, dove si era recato per realizzare le musiche di uno spettacolo teatrale, Rich incontrò Steve Roach, altro giovane musicista elettronico.

Nello stesso periodo Rich decise di formare anche un nuovo complesso rock, gli Urdu. Con Andy McGowan al basso (già presente nei Quote Unquote) e Rick Davies alla chitarra, Rich tornò al funk-jazz industriale con cui aveva iniziato. Ma fu soltanto una breve parentesi.

Era in gestazione Numena (Multimood, 1987), un'opera di rottura che contiene in nuce tutte le tematiche della sua carriera successiva. The Other Side Of Twilight è un tipico poema elettronico nella tradizione di Schulze, quella dei suggestivi soffi astrali e delle incalzanti cavalcate di sequencer, ma per dodici minuti a regnare è il minimalismo di Terry Riley e la stasi che dilaga subito dopo è popolata di rumori episodici, di sibili dilatati, di segni tangibili della fine dell'entropia, e finale d'intensità religiosa, quasi raga, suggella quello che è di fatto non un acquerello cosmico ma un poema filosofico.
La seconda parte del disco, prevalentemente acustica, è più oscura: dai suoni deformati della giungla equatoriale di Numen alle vertigini oniriche di The Walled Garden (per toni esatti) il modello è più che mai la musica ambientale di Eno, o tutt'al più la world-music astratta di Jon Hassell. Sono pezzi che non hanno uno svolgimento drammatico, ma si limitano a "vivere", a metabolizzare suoni, a crescere: sono materia organica prima ancora che musica.
Il leitmotiv che sottende tutta la carriera di Rich è quello platonico della sostanza che si nasconde dietro l'apparenza. Se la Matematica è bellezza trascendente, allora i toni esatti sono il mezzo ideale per esprimere questa bellezza. La musica di Rich tenta di esprimere la tensione fra due forze: l'ideale platonico dell'essenza matematica delle cose e la manifestazione fisica, la vita biomorfica, la vita liquida che possiede il corpo umano. Gli uomini sono corpi usciti dall'oceano, e queste pozze di oceano dotate di coscienza, rappresentano il culmine della qualità organica delle cose, una qualità che Rich battezza "glurp", e che in arte ha corrispondenti nell'architettura di Gaudì e nella pittura di Dalì.

Geometry (Spalax, 1991), registrato fra il 1983 e il 1987, tenta di rendere l'idea di questo "glurp". Il disco comincia esprimendo la parte più platonica di Rich, quella più vicina alla sensibilità di Riley, quella più strutturata; ma evolve piano piano verso un suono più organico, liquido, pastoso, e poi diventa sempre meno matematica e sempre più vivace.
Il disco si propone infatti di esaminare quella relazione fra Matematica ed emozione che venne esaltata nella musica di Bach. Primes è una partita per tastiere elettroniche rigidamente ancorata a un algoritmo matematico, e nel tono intensamente religioso delle improvvisazioni si avverte l'influsso dell'Arte della Fuga. I "dervishes" di Riley e i bozzetti cosmici del secondo Schulze sono invece alla base di Interlocking Circles. La musica, accentuando gli elementi "cosmici", acquista una qualità fortemente onirica, quasi psichedelica, nella lunga Geometry Of The Skies, il brano cardine dell'opera, nel quale i rapporti sono ancora quelli dei toni esatti, ma cominciano a risaltare le qualità più fisiche della musica, come i timbri.
Da qui in avanti il disco è una discesa nei ritmi e nelle melodie più "fisiche" ed umane, fino a lambire la worldmusic in Geomancy e Logos.

Il boom della cultura new age e la parallela evoluzione della musica di Rich verso uno stile meno arduo consentì anche a Rich di entrare nel giro della new age e di beneficiare di un pubblico molto più vasto. Rainforest (Hearts Of Space, 1989), il primo album del nuovo corso, animato da un tema ambientalista, divenne così uno dei best-seller dell'anno. Il disco si snoda all'insegna del contrasto fra la foresta, ovvero lo stato di natura, e il deserto, ciò che rimane dopo l'invasione degli uomini.
Dopo l'ouverture tintinnante di Mbira, il disco s'inalbera in inno festoso alla natura idilliaca e lussureggiante: è la Rainforest Suite, sospesa in una nuvola di soavi bisbigli melodici, di cantilene bucoliche al flauto, di lenti rumori acquatici. Sanctuary, con il suo coacervo di suoni sinistri, presi in prestito dalla musica cosmica ma applicati a simulare i rumori della foresta, costruisce una suspence che è un monito o una premonizione del pericolo che incombe sulla natura. Ritmi più frenetici, industriali, si mescolano alle sonorità della foresta in Raining Room, e il calvario si conclude con Veil Of Mist (uno dei suoi brani più drammatici e dissonanti) a contemplare in un registro funereo il paesaggio sterile e malinconico di domani.

Intanto Steve Roach aveva invitato Rich a lavorare ai ritmi per il monumentale Dreamtime Return: fu l'inizio di una collaborazione che nel 1990 fruttò un altro capolavoro, Strata. Nonostante l'album porti pesantemente il marchio della produzione di Roach, Rich ha modo di ossequiare uno dei grandi artisti del "glurp", Dalì, e l'arte surrealista in generale, tanto che uno dei brani più allucinati è intitolato proprio alla Persistence Of Memory, celebre dipinto del maestro francese.

Con Gaudi` (Hearts Of Space, 1991) termina una fase della carriera di Rich: l'album abbandona il descrittivismo "a tema" di Rainforest per ritornare al programma trascendente di Geometry. Il pretesto è quello di provare a confrontare i principi matematici della musica e quelli dell'architettura, approfittando di Gaudì in quanto i suoi edifici emanano la tensione fra l'organico e il matematico tanto cara a Rich.

In realtà Gaudi` non applica questi principi con la stessa rigidità di Geometry: le strutture algoritmiche di Sagrada Familia e Tracery sono animate da effetti sonori e figure melodiche, un arrangiamento rococò propelle il carillon di Silhouette, il meccanismo ad orologeria della minacciosa Spiral Steps cresce fino ad assumere proporzioni sinfoniche e Harmonic Clouds svapora in un'ineffabile flusso di sibili elettronici.

La portante matematica è sempre abilmente mimetizzata in un suo habitat gradevole. La seconda parte esplora in maniera più spontanea la qualità impressionista della musica di Rich, e dall'acquarello di Air (soffi di flauto, echi elettronici e tintinni metallici) al ralenti di Serpent (uno strisciare fra gli sterpi e sibili intermittenti in un'atmosfera da incubo psicanalitico), culminando nello scampanio surreale di Minaret, è un continuo trionfo dell'immaginazione.

Dopo un'altra collaborazione con Steve Roach, Soma (la radice greca della parola corpo), Rich forma un altro complesso rock, gli Amoeba, con il bassista McGowan. Il loro primo album, Eye Catching (Soundscape, 1992), propone canzoni d'atmosfera, sottese da forti turbe psichiche, che ricorrono a recitati subliminali, effetti dell'orrore, clangori industriali e lunghi intermezzi strumentali.

A questo punto della sua carriera Propagation (Hearts Of Space, 1994), che ha richiesto tre anni di lavoro, rappresenta quasi un regresso a Rainforest. I sette brani-trance (della durata media di otto minuti) mettono le tecniche di registrazione più avanzate al servizio di un'ipotesi di musica senza tempo e senza spazio, di una world-music che è impossibile identificare. I segni semiotici che rimandano al folklore etnico sono in realtà soltanto formali: il tappeto percussivo, che funge anche da collante e da tema unificante, e gli strumenti acustici, provenienti da tutto il mondo (alcuni suonati da Forrest Fang). L'elettronica è ancor più discreta del solito, soltanto una patina spalmata qua e là per far luccicare più intensamente le mille fosforescenze.
La mancanza di una forte melodia e la riduzione ai minimi termini dell'armonia causa una sensazione di disorientamento: Rich fa sempre più affidamento sulla percussività per i suoi "droni/trance". Su di essa prendono forma i suoi "misteri". La melodia sensuale di Animus danza su ritmiche di palude e nelle timbriche terrose del flauto alla Jon Hassell. Ancor più sibillina la carovana di effetti sonori di Lifeblood, forse l'apice del disco, incollati uno dopo l'altro sulla tappezzeria melodica di un'elettronica in continuo movimento.
Quando il ritmo si ferma, è come se avesse luogo un cambiamento di stato, dal solido al liquido: Luminous Horizon è davvero soltanto quello: un "luminoso orizzonte" di accordi lontanissimi, di figure sfocate in lentissimo movimento, di impronte nel cosmo.
Tutto il disco è giocato sul terreno del subconscio, in un lento dipanarsi di bisbigli armonici, come se la musica non originasse da una materia che va cementata ma da una materia che si sfalda poco a poco.

La forma musicale prediletta da Rich in questo periodo è in effetti una variante dell'"alaap" indiano: la lenta, dolcissima introduzione in cui il suonatore di raga si concentra sull'emotività del brano prima di cominciare a suonarlo. In questo senso Yearning (Hearts Of Space, 1995) accentua l'ineffabilità e l'imponderabilità dei suoi "alaap" (in questo caso duetti con una suonatrice di sarod, Lisa Moskow). Le improvvisazioni al sarod guastano un po' l'atmosfera, ma l'importante è che la ricerca della trance ultima e definitiva continua. Piano piano si sta facendo largo l'idea che un'armonia possa essere al tempo stesso tenue e lussureggiante. Le brezze che agitano gli strumenti di Nada o i massi armonici in agguato in Kali sono agenti sonori invisibili, ma nondimeno complessi e stordenti. Sono questi agenti che ingaggiano con la mente dell'ascoltatore un duello per il controllo della coscienza.

Come tanti altri grandi dell'elettronica a metà degli anni '90 anche Rich prova il bisogno di cimentarsi con la musica ambientale che ha contribuito a creare. Su Stalker (Hearts Of Space, 1995), dedicato alla misteriosa e sinistra "Zone" di cui parla l'omonimo film di Tarkovsky, Rich opta per un sound piuttosto lontano dalle armonie "organiche" di cui era stato fautore. I risultati più suggestivi sono forse quelli più in linea con la pura stasi di Brian Eno, Synergistic Perceptions, in cui si riconosce la mano subdola del grande manipolatore di psichi. I suoni da incubo di Hidden Refuge e il tour de force rumoristico di Omnipresent Boundary devono molto al partner Lustmord e alla sua arte di "suoni trovati".
Delusion Fields lascia filtrare in superficie un barlume di umanesimo, con quelle voci oscure annegate in richiami ancestrali. Ovunque regna una suspence macabra, una vertigine di catacombe e cripte sconsacrate, che tocca l'apice nel Point Of No Return conclusivo, dove sibili intermittenti, ritmi spezzati e urla d'oltretomba si fondono in un'unica grande radiazione universale. Più in linea con la ricerca di Rich sono Elemental Trigger e Undulating Terrain, che vivono invece psicodroni densissimi, che sembrano sempre sul punto di dover esplodere

La musica di Robert Rich si e` fatta sempre piu` ermetica negli anni. Rich ha anche ricominciato a tenere "sleep concerts" (concerti notturni in cui il pubblico viene invitato ad addormentarsi) e A Troubled Resting Place (Fathom, 1996) rappresenta forse l'ideale punto d'incontro fra la musica organica e quella inorganica di quei concerti. Composizioni come The Simorgh Sleeps On Velvet Tongues sono sempre piu` amorfe: i suoni si muovono al rallentatore, senza una chiara direzione, si accavallano in maniera disordinata, sospinti da una forza immane che rimane sempre in secondo piano, si sgretolano e ricompongono di continuo, come un lego nelle mani di un bambino capriccioso. Il caos tintinnante di Bioelectric Plasma e` il frutto di una mente malata, di un Frankenstein del suono intento a costruire mostri sempre piu` antropomorfi per sondare le profondita` piu` oscure della psiche. La composizione di Rich vive non di una trama ma di mutazioni, metamorfosi, incidenti di percorso che vengono subito assimilati e metabolizzati. I venti minuti di Night Sky Replies sono invece i piu` vicini alla musica ambientale della sua carriera. Il disco soffre piu` che altro di una mancanza di coesione, dovuta al fatto di essere nato da occasioni diverse (per lo piu` per compilation di varia natura). Rich's music is becoming more and more hermetic as the years go by, and the reviewer is beginning to get lost in the labyrinthine flourishes of his "organic" electronics. Compositions such as The Simorgh Sleeps On Velvet Tongues are ever more amorphous: slow-motion, directionless, chaotic, propelled by a tremendous force that is nevertheless confined to the background, they continously disintegrate and reassemble, like a lego toy in the hands of a whimsical child.
Bioelectric Plasma is the fruit of a demented mind, of a Frankenstein of music intent upon building monsters ever more anthropomorphous in order to probe the darkest recesses of the human soul. Rich's compositions have no script, no plot, no linear evolution; just mutations, metamorphoses, sonic incidents that are immediately metabolized. On a completely different wavelength, Night Sky Replies is his take at ambient music. The album's only flaw is a lack of cohesiveness, due to the fact that the tracks were composed for various occasions.

E` di questo periodo anche una collaborazione con Paul Schutze: Narratives (Manifold, 1996)

Watchful (Lektronic Soundscapes, 1997) Robert Rich, il musicista elettronico californiano, e Rick Davies, chitarrista, sono protagonisti di questo progetto di musica al confine fra new age e rock. Inside sembra uno di quei brani in cui cori gregoriani vengono distillati su un ritmo moderno. Footless, forse per via del violoncello, ovvia al languore degli altri. Big Clouds ricorda gli acquerelli di Brian Eno. Ma Saragossa scade nella new age etnica e Any Other Sky nella new age jazzata, per quanto ben fatte. Il brano migliore e` alla fine lo strumentale Watchful Eyes, un piccolo concerto d'avanguardia che non ha molto in comune con le "canzoni" del disco. La musica e` in generale troppo tenue per diventare davvero accattivante. Rich canta, ma piu` che cantare presta la sua voce per manipolazioni elettroniche.

Il musicista elettronico italiano Alio Die (Stefano Musso) contribuisce in maniera significativa al successo del nuovo disco di Rich: Fissures (Fathom, 1997). Il sound e` forse il piu` etereo della sua carriera, e finalmente ritorna ai "morfismi", cervellotici e impalpabili, per cui divenne celebre.
Rich e Musso ribaltano il concetto di musica cerimoniale, privandola del substrato ritmico ma lasciandole l'enfasi soprannaturale. Turning To Stone e` la pagina piu` vitrea di questo libro sacro: i voli del flauto si avviluppano agli accordi maestosi dell'elettronica (quasi un organo a canne), senza pervenire a nulla. I borboglii "organici" di Rich e percussioni etniche alla Roach creano l'atmosfera sacra di A Canopy Of Shivers, che volute di flauti e di trombe attraversano come comete.
E` una musica di gesti impercettibili, una musica di lente metamorfosi cromatiche, che abusa dell'effetto Doppler nel far perdere o acquistare a un suono le sue caratteristiche fisiche. La stessa regola si applica a livello di polifonia in brani come The Divine Radiance Of Invertebrates, che sembrano statici, ma che in realta` progrediscono verso un'armonia tesa e complessa, di uno spessore quasi sinfonico. La miglior "decostruzione" di musica cerimoniale si ha in Road To Wirikuta (diciotto minuti), che conserva i colpi di tamburo ma li immerge in un paesaggio desolato di melodie incompiute, che vanno e vengono senza mai trovare un centro armonico; ne rallenta il ritmo e ne deforma il timbro, mentre il paesaggio si spopola e alla fine non rimangono che echi.
Alcuni pezzi sono tanto deliziosi quanto critpici. I sordi rimbombi di Mycelia producono una processione funerea e notturna che muti versi di flauto accompagnano nella penombra. Uno dei brani piu` suggestivi e` Sirena, con il suo delicato caos di suoni polverizzati su cui si librano accordi sempre piu` struggenti (in particolare quelli di "steel guitar"), richiami di sirene dal profondo del subconscio. Questa e` la piu` stereotipica musica new age, ma realizzata da un grande della musica contemporanea. L'uso di strumenti acustici (come sorgenti per i suoni elettronici) consente di impiegare timbriche angeliche e fiabesche che rendono infinitamente piu` umano il sound di Rich.
Questo disco compone con Gaudi, Propagation e Stalker la tetralogia matura di Rich.

Seven Veils (Hearts Of Space, 1998) e` soprendentemente il lavoro piu` etnico, piu` ritmato e piu` melodico della sua carriera. Le composizioni (eccetto una) sono nell'"intonazione giusta" e sono quasi tutte ispirate al folklore mediorientale. Rich si alterna a flauti, chitarre e dulcimer, e prende in prestito la chitarra di David Torn e il violoncello di Hans Christian.
Rich e` tanto superbo quanto irriconoscibile in brani come Coils: un twang melodico di chitarra (come un Duan Eddy della musica new age), un tintinnio quasi hawaiano in contrappunto, incalzanti poliritmi africani, eteree figure melodiche delle tastiere elettroniche in sottofondo. La lunga invocazione del flauto in Alhambra (dieci minuti) si scontra in maniera rocambolesca con i feedback allucinati della chitarra di Torn. Troneggia sul disco l'ancor piu` lunga suite di Book Of Ecstasy (quindici minuti), nei cui tre movimenti Rich dispiega l'intera sua arte di arrangiamento nel momento stesso in cui si lascia andare ai miraggi di antiche carovane nel deserto.
Le fanno da contraltare "leggero" i quadretti folklorici di Talisman Of Touch e Ibn Sina, composizioni piu` ariose e compatte in cui Rich indulge nell'esotico e nell'arcano. Chiude l'opera Lapis (altri dieci minuti), con il violoncello di Christian a mormorare nelle pieghe del canto del flauto, e le percussioni a ballare in maniera frenetica. In questi ultimi minuti si fa evidente il tentativo da parte di Rich di assimilare il portamento della musica classica e la prassi dell'improvvisazione jazz nel contesto dell'elettronica etnica: l'esecuzione e` austera e interiore, come se Don Cherry suonasse un concerto da camera. Al tempo stesso Seven Veils e`, con Rainforest, il disco piu` accessibile della sua carriera.

A poco più di trent'anni Rich è già diventato una sorta di filosofo della nuova musica che sta nascendo al confine fra musica d'avanguardia e musica popolare. Nelle sue teorie musicali trovano formalizzazione gli istinti nascosti di molta new age.

La portata della sua opera è già immane. Nel primo periodo ha trasformato la musica ambientale da alchimia a scienza, nel secondo ha ridefinito la musica cosmica e nell'ultimo ha decostruito la world-music.


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