FEU MATHIAS PASCAL (1924 - Marcel L'HERBIER)

 

Questo è il testo della comunicazione con cui il Liceo Scientifico "Marconi" di Pesaro ha partecipato al 35° Convegno Internazionale di Studi Pirandelliani sul tema "Pirandello e le Avanguardie".

Agrigento 5/8 dicembre 1998 Palacongressi

 

Per il gruppo di lavoro formato da Katia Cecchini, Tommaso Donati e Luca Zangheri, coordinati dalla prof.ssa Marina Belbusti, interviene a parlare Luca Zangheri.

Agrigento, 8 dicembre 1998

 

 

L’intervento prende in considerazione solo una parte della tesi completa. In questi cinque minuti proponiamo un’ipotesi di lettura del "Fu Mattia Pascal" di L’Herbier attraverso l’analisi delle sequenze e delle didascalie, nel tentativo di dimostrare la funzionalità del linguaggio filmico nel rappresentare le tematiche pirandelliane.

 

 

L'attenzione di Pirandello al cinema fu certamente quella di spettatore, e di spettatore critico. Di quell'esperienza si serve per la composizione del romanzo - saggio Si gira…, poi nel '25 intitolato I quaderni di Serafino Gubbio operatore. Prima opera sul cinema muto e romanzo del cinema nel cinema, la trama vi prende vita come un mosaico, mentre la forma diaristica si presta al superamento definitivo del realismo ed a mettere a fuoco nuove idee, a dare più liberamente voce al pensiero. All'interno di un procedimento quasi cinematografico, la storia si frammenta, s'interrompe e riprende, fotografata a flash e Serafino Gubbio inevitabilmente si trasforma da impassibile occhio che fotografa la realtà a rassegnato interprete, costretto, quasi suo malgrado, a partecipare agli avvenimenti.

 

L'importanza delle posizioni teoriche espresse sul cinema e sulla funzione svolta dall'apparecchiatura è sottolineata da Walter Benjamin che dichiara: " Il senso di disagio dell'interprete di fronte all'apparecchiatura, così come viene descritto da Pirandello, è in sé della stessa specie del senso di disagio dell'uomo di fronte alla sua immagine nello specchio. Ora l'immagine speculare può essere staccata da lui, è diventata trasportabile".

 

D'altra parte Pirandello, proprio nel ' 24, in un'intervista a "Les Nouvelles Litteraires" afferma: "Perché tenerci lontani da questo nuovo modo di espressione che ci permette di rendere sensibili fatti appartenenti ad un ambito che è quasi del tutto interdetto al teatro e al romanzo? (…) E' un film russo che, durante la guerra, mi ha fatto intravedere la possibilità di questa giovane arte: il Sogno, il Ricordo, l'Allucinazione, la Follia, lo Sdoppiamento della personalità".

Il film è Padre Sergio, tratto da un racconto di Tolstoj, con Ivan Mosjoukine protagonista.

 

L'attore Ivan Mosjoukine fu, secondo alcuni storici, la prima star del cinema europeo, e mondiale, almeno per quanto riguarda il cinema d'arte. Di forte temperamento, rivela una grande sobrietà di recitazione nei melodrammi romantici, 'satanici' e 'decadenti', valorizzata dalle luci e dalle scenografie raffinate. Il sonoro non si presta alla bellezza tenebrosa dell'attore che si esprime solo in russo e dopo il film Le Diable Blanc girato nel '36 ed un'ultima apparizione, si ritira dalle scene e conclude dimenticato la sua vita in una clinica a Neully, forse suicida.

A suo merito si deve ricordare che ha prestato il volto all'esperimento di Koulechov destinato a mostrare l'importanza del montaggio. Come 'effetto Koulechov', o 'effetto Mosjoukine', è conosciuto quell'effetto di montaggio in cui il volto impassibile dell'attore, montato su scene diverse, funziona sempre, è sempre al posto giusto per esprimere di volta in volta emozioni e sentimenti diversi: paura, fame, desiderio, amore.

 

 

E' Pirandello a volere l'attore come protagonista del primo film tratto dal suo romanzo. Il film, come nel montaggio Koulechov, introduce all'orrore di ritrovarsi sempre nel posto sbagliato, e sempre, terribilmente, al posto giusto.

 

 

L'Herbier trasforma radicalmente la struttura del romanzo pur mantenendone pressoché inalterato lo spirito, quel misto di tragico e di comico, di umoristico, nel senso pirandelliano del "sentimento del contrario" che vi è connaturato, specie nella figura del protagonista.

Il clima del film è espressionistico-surrealistico, sia per l'interpretazione di Mosjoukine, che ne sottolinea iconograficamente la presenza, sia per la scenografia.

Tra gli attori troviamo, nella parte di Pomino, Michel Simon, che recitò la parte del capocomico nell'edizione parigina di Pitoeff dei Sei personaggi, recensita, tra gli altri, da Antonin Artaud, a sua volte interprete di una ripresa della stessa, nella parte del suggeritore.

 

Il film è suddiviso in tre parti: la prima, che coincide con il primo tempo, descrive la vita di Mattia Pascal; la seconda, ambientata a Roma, descrive la nuova vita di Adriano Meis; la terza il ritorno di Mattia a Miragno. L'edizione italiana si conclude con la visita di Mattia alla propria tomba, e l'omaggio "all'ignoto che ha preso il suo posto", mentre nell'edizione francese, con una falsa carta d'identità, torna a Roma. Questa sarà anche la conclusione della versione del '37 di Chenal, realizzata con la supervisione diretta di Pirandello poco prima della sua morte.

Il montaggio delle scene è costruito per analogia, per contrasto, e simmetria-inversione.

In particolare, il montaggio analogico si presta ad esprimere il tema dell'amore, il mondo degli affetti di Mattia, fino al suo rovesciamento tragico:

Il disagio sempre più forte di Mattia, la preparazione della tragedia, la "morte", sono rappresentati per contrasto.

La scena della lite tra zia Scolastica e la vedova Pescatore, con il lancio della pasta, degno delle migliori comiche (variante della 'torta in faccia'), il riso convulso di Mattia, annunciano la tragedia e precedono la corsa del protagonista al capezzale della madre morente, il pianto disperato, sulla stessa "maschera".

La fuga, l'anticipazione della "morte" di Mattia Pascal, il cambiamento d’identità, sono introdotti dall'analogia del motivo della malattia proposto dalle didascalie, ed il contrasto dell'azione.

 

Nella seconda parte, che rappresenta la nuova vita, la nascita di Adriano Meis, il passaggio si inverte: dalla vita, la malattia e la morte.

La casa di Paleari, all'ombra di persiane sempre più spesso chiuse, appare come una sorta di casa dei morti in cui si insinua la presenza inquinante del male e della follia ad insidiare la purezza di Adriana e si trasforma sempre di più per Adriano in un labirinto kafkiano, nella discesa agli inferi dell'eroe verso una impossibile resurrezione, verso la sua grottesca conclusione.

La terza parte: simmetricamente e per inversione, Adriano sceglie il suicidio, la morte per acqua e ripercorre a ritroso il suo viaggio, la sua storia. Torna a Miragno, ritrova la moglie e l'amico, il paese è in festa. Il ritorno a Miragno inverte ed accelera la sequenza del primo tempo, fino all'assunzione del nome, dell'identità ultima "Fu Mattia Pascal".

Tra Mosjoukine e Simon, tra Mattia e Pomino, si gioca la partita del doppio.

Infilandosi i guanti, Mattia chiede la mano di Romilda per sé invece che per l'amico, e stabilisce la sostituzione.

Nella conclusione, Mattia e Pomino si sdoppiano e si riuniscono, si specchiano e si fondono, in un gioco surreale, celando i loro volti dietro i cappelli che si chiudono.

Simbolicamente, sono i gesti e i capi d'abbigliamento, l'oggetto, a rappresentare l'assunzione del nome, dell'identità, lo sdoppiamento e la sostituzione, l'intreccio delle esistenze, il casuale trascorrere delle forme.

 

 

 

FEU MATHIAS PASCAL (1924 - Marcel L'HERBIER)

 

 

Prod. Cinégraphic-Albatros

Ass. alla regia Alberto Cavalcanti

Scenografia Alberto Cavalcanti e Lazare Meerson

Interpreti Ivan Mosjoukine, Michel Simon, Jean Hervé, Marcelle Pardot, Lois Moran

Dal romanzo di Pirandello

Adatt. Marcel L'Herbier

 

Bibliografia

 

Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal, 1904 ed. Mondadori

Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1915 ed. Mondadori

Walter Benjamin L'opera d’arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, (1936) ed. Einaudi 1966

Francesco Callari Pirandello e il cinema, 1991 ed. Marsilio

Leonardo Sciascia Il volto sulla maschera, 1980 ed. Einaudi

 

 Albatros, l'école russe de Montreuil WEBMASTER, 1997

 

Marcel L'Herbier Feu Mathias Pascal, 1924 Films Albatros

 

La versione del film esaminata è stata trasmessa dalla Rai con l’introduzione di Enrico Ghezzi

 

Docente coordinatore:

Marina Belbusti

Katia Cecchini

Tommaso Donati

Luca Zangheri