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SALVAGUARDIA DELLE NOSTRE VESTIGIA
Bombe sulla terra madre della civiltà

Dell'area mediorientale con l'epicentro nella "terra tra i due fiumi" proverbialmente si afferma che basta farvi una buca perché fuoriesca il petrolio. Con la civiltà industriale questa risorsa energetica ha fatto la fortuna di paesi altrimenti condannati all'emarginazione, nonostante il loro passato illustre. E tuttavia non è che tale condizione privilegiata – frutto di una catena di processi geo-zoologici anteriori alla comparsa dell'"uomo o, secondo i credenti, un dono di Allah – abbia arrecato grande giovamento alla stirpe semitica; mentre per i suoi regnanti si è tradotta in una esplosione di ricchezza che ha rinnovato nel secolo conclusivo del secondo millennio i fasti della civiltà araba su scenari da mille e una notte. Ma anche il suo rovescio, in iatture e guerre intestine, subentrate al lungo periodo di depressione civile in conseguenza di un colonialismo insensato e infruttuoso per i suoi stessi promotori della vecchia Europa. E poiché essa è rimasta corrosa dalla propria ingordigia, decidendosi o meglio avviandosi a un difficile mutamento di rotta da un percorso storico sfociato nella catastrofe del secondo conflitto mondiale, ne ha preso le veci la nuova e unica potenza mondiale a cui non manca né il coraggio di osare né la predestinazione a reiterare gli errori e subire le conseguenze della improntitudine europea.
È l'incipit di una nuova fase storica che ci vede, a seconda delle scelte singole e di gruppo, testimoni o correi. Mi sono già ripromesso di non dedicarmi ai commentari di questo evento finché esso è in corso, dopo il preludio stucchevolmente verboso e sostanzialmente mendace. Ora che la soluzione dei contrasti, più ingarbugliati della tela di un ragno ubriaco, è affidata a uno scontro militare tecnicamente impari e ideologicamente gaglioffo, assistere alla prosecuzione del bisticcio, stampato o urlato nelle bettole televisive, aggiunge la nausea allo sconforto per la tragedia reale di popoli allo sbando. E poiché non c'è rimedio, malgrado la schietta convinzione collettiva di quanti affollano le piazze del mondo inneggiando alla pace, non resta che attendere che passi la notte della ragione. Ora a imperversare è l'homo-demens, affetto cioè da quella truce follia che rimane inseparabile dalla sua lucida potenza creativa di opere e illusioni.
Rispetto ai millenni di storia segnati da questa duplice capacità umana di incidere nel bene e nel male sul proprio destino, ciò che sta accadendo si differenzia per il maggior peso specifico in grado di coinvolgere non più spazi circoscritti e tempi ridotti, bensì la dimensione planetaria, giunta a una di quelle svolte che definiamo epocali. Ma se la nostra specie si è munita degli strumenti per accelerare e indirizzare tale processo, non sembra disporre di altrettanta sapienza per volgere le sorti a proprio beneficio. Mi rendo conto che il mio discorso non essendo meramente politico – non può né vuole esserlo – rischia una reazione di rifiuto da parte di quanti vivono con apprensione l'ora presente. E però se, come risulta ed è riconosciuto da tutti, la politica tradizionalmente intesa sta celebrando con il sopravvento della guerra la propria ennesima sconfitta, in che modo e con quale residuo di fiducia si può persistere a farne uso? Emotivamente forse, ed è ciò che avviene in un coro stridulo di prefiche e furie; mentre tace la voce pacata della razionalità, disgustata più che sopraffatta dallo schiamazzo dei sofismi. In queste condizioni cedere all'impulso di dover dire qualcosa che testimoni un non sopito senso della dignità umana rischia di ridursi a una partecipazione al vaniloquio generale.
Discettare sull'azione di un presidente cow-boy, privo della simpatica sbruffoneria di John Wayne, ma immagine testimoniale di una oligarchia arrogante e truce al riparo di etichette pubblicitarie spacciate per grossi ideali? O su uno dei tanti criminali, portati dal calcolo dei potentati e dal servilismo delle folle sul proscenio politico nel ruolo di dittatore? Spidocchiare i loro intrighi, le tresche, i contrasti per scoprire nella loro bulimia l'origine cogente di immani sciagure? E poi dover constatare che un discorso così drammatico viene banalizzato nei litigi della politica corrente? E intanto schiere di diseredati muoiono di inedia o sotto le macerie di guerre esaltate nel nome della libertà... No, non me la sento di partecipare a codesto spregevole gioco tra – per usare i termini gergali – una "destra" canagliesca e una "sinistra" balorda che occupano ormai la scena mondiale. Se c'è ancora qualcosa da dire, riguarda un'altra tematica che nella sua apparente evasività investe valori autentici da sottrarre al rischio di distruzione perché appartengono, finché la civiltà ha un futuro, alle generazioni che si susseguono.
Questo conflitto, come gli innumerevoli che lo hanno preceduto nei sei millenni della vicenda umana, si concluderà col macabro conteggio di vittime e distruzioni, e con lo strascico di esistenze che dovranno subire la condanna peggiore: il peso di una vita che non è più vita tra angosce e sofferenze indicibili; mentre la storia riprende la sua fatica di Sisifo. È chiaro che in tali condizioni il richiamo ai "valori" non è niente di più di un riferimento irrisorio. E tuttavia per gli scampati e solitamente immemori dei pericoli trascorsi quel riferimento si impone. A meno che la storia, la nostra storia, non chiuda i battenti, cedendo ad altri - e chi sarà mai? – la prosecuzione della vicenda esistenziale. Perciò oggi non è di minore importanza la salvaguardia delle nostre vestigia.
La terra della "mezzaluna fertile", con al centro la Mesopotamia, ne contiene il maggior numero e le più preziose. C'è stato da parte dell'UNESCO un grido di allarme e un pressante appello: l'area della guerra in atto è la terra madre della civiltà: della mutazione antropologica dallo stato selvaggio alla dimensione cultuale. L'inizio della storia. Questo suolo detiene venticinquemila siti archeologici, in gran parte non ancora recuperati e analizzati nella loro integrità. Qui sono sorte e si sono succedute fasi primarie dello sviluppo antropico: il passaggio dal neolitico alla protostoria, i primi aggregati umani con la trasformazione di cacciatori e raccoglitori di cibo in allevatori e contadini; quindi il balzo nella storia con la fondazione delle prime città-stato, cui hanno fatto seguito i regni arcaici e i grandi imperi: la civiltà sumero-accadica, la babilonese, l'assira; e poi gli altri passaggi storici fino all'avvento dell'era arabo-musulmana. Si tratta di un patrimonio d'incalcolabile valore, ma di estrema fragilità, ora a rischio di distruzione; poiché gli strateghi del conflitto tecnologico hanno cura dei giacimenti dell'oro nero, ma scarsa cognizione e interesse per beni non commerciabili. Di un Bush e di un Saddam con i rispettivi clan la storia avrà ben poco da dire e forse ne ricorderà solo il misfatto computo all'alba del terzo millennio; ma il suolo calpestato dai loro eserciti, se sconvolto, non potrà rivelare momenti e aspetti mitici agli esordi dell'avventura umana.

Alessandro Damiani

SI COMPLETA L'«ALBUM» DEI SIMBOLI DELLA STORIA PIU' RECENTE DELLA PENISOLA
Sventola la nuova bandiera istriana
Dopo Pola, l'alzabandiera in tutti i comuni

POLA – Da ieri mattina sulla facciata del Palazzo dell'amministrazione regionale, al 29 di via Flanatica, sventola la nuova bandiera della Regione istriana: il vessillo bicolore, verde-azzurro, con al centro lo stemma della Regione raffigurante la simbolica capra istriana su sfondo di colore blu scuro. Issata per la prima volta in seguito all'approvazione definitiva dopo un travagliato, decennale, percorso di gestazione costellato dai più disparati ostacoli di ordine burocratico, la bandiera regionale viene dunque a completare l'album dei simboli istriani della recente storia della penisola. O per dirla con le parole del presidente della Giunta regionale Ivan Jakovcic, telegrafico, ieri, nel corso della cerimonia dell'alzabandiera: "La nostra regione ha diversi simboli, uno fra tanti la nuova bandiera. Dopo sessant'anni di pausa, possa sventolare per sempre!".
A proposito di simboli, la cerimonia di ieri mattina ha fatto volutamente seguito alla prima celebrazione della Giornata dello Statuto istriano, che ricorre il 30 marzo. Non fosse stato per la ricorrenza coincidente con la giornata festiva di domenica, le due celebrazioni avrebbero coinciso. Ad ogni modo, all'alzabandiera in via Flanatica è seguita la visita delle autorità regionali all'amministrazione municipale di Pola, al Foro, per la cerimonia della consegna della bandiera al primo cittadino Luciano Delbianco, rispettivamente ai sindaci dei comuni limitrofi: Slobodan Bursic (Lisignano), Marijan Kostesic (Marzana), Denis Kontosic (Barbana), Luciano Persic (Sanvincenti), Klaudio Vitasovic (Dignano) e Dusanka Suran (Fasana). Sintetici anche in questa sede, i discorsi di circostanza. Riportando alla memoria i tentativi andati a monte di definire l'aspetto del vessillo, a partire dal 1993, il sindaco Delbianco ha espresso la sua soddisfazione personale per il superamento di tutti gli ostacoli imposti dalle leggi dell'araldica (e della burocrazia, per non dire della politica...) che hanno posticipato gli eventi di oltre dieci anni.
Lasciato il Foro alle spalle, la delegazione al seguito di Jakovcic è partita in tournée istriana per ripetere la cerimonia della consegna a Rovigno, Parenzo, Pinguente, Albona, Pisino e Cittanova (in abbinamento a Buie e Umago), alla presenza dei rispettivi sindaci e dei sindaci dei comuni limitrofi. Detto in altre parole, nella giornata di ieri la nuova bandiera ha raggiunto le sedi di tutte e 37 le amministrazioni municipali – cittadine e comunali – dell'Istria. (dd)

ATTESO OGGI ALLA RIPRESA DEI LAVORI AL SABOR
Sulla legge elettorale un dibattito infuocato

ZAGABRIA – L'analisi delle modifiche alla legge elettorale presentate dalla Commissione parlamentare per la Costituzione, il protocollo e l'ordinamento politico, caratterizzerà oggi la ripresa dei lavori al Sabor. Nonostante i cambiamenti annunciati riguardino per lo più l'adeguamento della legge alle modifiche applicate alla Costituzione, quale l'abrogazione della Camera delle contee o l'applicazione della legge costituzionale sulle minoranze, il dibattito si annuncia infuocato.
Difatti, benché la nuova legge preveda l'aumento dei seggi garantiti ai rappresentanti dei vari gruppi etnici il Gruppo parlamentare delle minoranze ha già annunciato di ritenere lesi i propri diritti. I deputati delle minoranze hanno, infatti, annunciato di voler insistere sul mantenimento del diritto al doppio voto. Dal canto suo l'SDP ha annunciato di voler insistere sulla diminuzione del numero dei parlamentari dagli 151 attuali a 131 in modo da rendere più efficiente il Parlamento. Da rilevare che se per qualche motivo (decorrenza dei termini) le modifiche proposte alla legge elettorale non dovessero venir approvate sarebbe la prima volta dal 1990 che i cittadini croati si recherebbero alle urne due volte di seguito con in vigore la medesima normativa.

SIGLATA LETTERA D'INTENTI SULLA COLLABORAZIONE
Delegazione pesarese dal sindaco di Veglia

VEGLIA – Il sindaco di Veglia Darijo Vasilic e il senatore Palmiro Ucchielli, presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, hanno firmato ieri una lettera d'intenti sulla futura collaborazione nei più svariati settori siano questi economici o culturali. Alla cerimonia svoltasi negli ambienti della Giunta vegliota, oltre a rappresentanti delle municipalità isolane, hanno preso parte anche il cavaliere Alberto Drudi, presidente della Camera d'economia di Pesaro-Urbino e il console generale d'Italia a Fiume Roberto Pietrosanto. Nelle allocuzioni di circostanza, è stato rilevato che alla firma della lettera d'intenti si è giunti dopo una lunga collaborazione tra Veglia e Pesaro-Urbino, avviata da Marco Cabau, originario di Glavotok (isola di Veglia) e che oggi vive, appunto, a Pesaro. I settori in cui collaborare, come rilevato, sono tantissimi. Ed è per questa ragione che prossimamente verrà formata una Commissione di lavoro mista che avrà il compito di lavorare più a fondo su tutte le iniziative. In altre parole, si tratta di un organismo tecnico che preparerà tutti gli atti ai quali si dovrà dare corpo. Per quanto riguarda la concretizzazione delle medesime, Alberto Duri ha sottolineato la disponibilità della Camera d'economia di partecipare finanziariamente ad alcuni progetti. All'inizio si dovrebbe puntare in primo luogo alla piccola e media industria e all'artigianato. Visto che Darijo Vasilic è anche deputato al Sabor, è stato auspicato che, un domani, nella realizzazione dei progetti si includa anche Zagabria. Gli ospiti italiani, in giornata, visiteranno alcune località isolane. (ss)

L'INIZIO DEI LAVORI È STATO FISSATO ALLE ORE 17
La Giunta esecutiva UI si riunisce oggi a Levade

FIUME – Nuova seduta, oggi, per la Giunta esecutiva dell'Unione Italiana. L'appuntamento è stavolta presso la sede della Comunità d'abitato di Levade, e l'inizio dei lavori è stato fissato per le 17. Il primo punto dell'ordine del giorno prevede un incontro con i rappresentanti della Comunità degli Italiani di Levade-Gradigne.
In seguito, la Giunta UI avrà il compito di esaminare e approvare l'informazione sullo stato di realizzazione dei progetti in applicazione della Legge 19/91 con le successive estensioni, nonché la proposta di utilizzo degli avanzi finanziari. L'ordine del giorno del "governo" UI prevede, tra gli altri punti, la disamina della "Delibera sulla realizzazione del Programma di lavoro e piano finanziario dell'Unione Italiana per il 2003" e l'approvazione in prima lettura della bozza del "Piano permanente di attuazione delle attività culturali e didattiche programmate in collaborazione dall'Unione Italiana e dall'Università popolare di Trieste a favore della Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia".