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domenica, ottobre 26, 2003


A quale costo?


Ogni volta che scrivo mi allontano. E tornare diventa sempre più difficile.
E' difficile guardare le cose con sincero distacco.
Quando le cose godono di vita propria e i margini del dire e del fare sono così stretti, quando non è possibile scrivere oltre il foglio e nemmeno scrivere più stretto o dire di meno.
Quando tutto quel che c'è, è.
Forse è vero che bisogna pagare un prezzo per le nostre parole.
E il prezzo è il non saper comunicare le nostre emozioni.

Sai, a volte mi sento come un ombrello usato che qualcuno all'uscita dal ristorante prende su per sbaglio al posto di un altro, perchè in fondo siamo tutti così simili.
Simili i problemi, le ansie, i sorrisi, le urla, i baci, i nostri plateali ritardi, le domande senza risposta.
E l'unica cosa che ci potrebbe distinguere, noi non siamo in grado di farla nostra.
Non sappiamo raccontare quello che abbiamo dentro.

Questo e' il nostro prezzo.


posted by LuomoNelQuadro


quella volta che
capitò Pupa a casa tutta orgogliosa per non so che librettino vecchio e malandato.
C'era scritto nel titolo: l'ipnosi regressiva, per conoscere da quale vita provieni.
Non ci pensai due volte a farle da cavia, sono contornata da geni ma la cavia intelligente sono io.
In quattro e quattr'otto mi ipnotizzò, ancora devo riuscire a capire com'abbia fatto, la streghetta.
Dormivo ed ero sveglia, lucida, consapevole.
Tornai indietro nel tempo, c'era una radura, un uomo vestito da cavaliere del Seicento o giù di lì, e un cavallo.
Con questi colori di Magritte. Perfino il cavallo era dello stesso colore.
Per mesi ho cercato i quadri di Magritte credendo di guardarli uno ad uno, di conoscerli tutti.
Questo mi era sfuggito.
I colori della radura, chissà perché stanotte, come quella volta del sogno ipnotico, si era più o meno in questo periodo, sono perfettamente uguali.
Ricordo un gran senso di solitudine, una solitudine totale, neanche sofferta.
Soltanto il silenzio dentro e fuori di me.
All'improvviso un vociare, un non so che di orribile che s'avvicinava, era un corteo di gente con la maschera al viso, quelle maschere veneziane che mi piacciono e mi fanno orrore.
Mi vennero incontro dalla campagna e ridevano sghignazzando.
Le maschere ridevano, ma gli occhi che si intravvedevano erano piccoli, bui e cattivi.
Ricordo che presi la briglia del cavallo e m'allontanai, la solitudine aveva lasciato spazio all'orrore.
Un orrore antico, evidentemente.
Non sappiamo raccontare ciò che abbiamo dentro...
Direi, Marco, che non sappiamo LEGGERE ciò che la gente racconta o tenta di raccontare.
Perché io non ho bisogno del passaporto da "intellettuale" per capire la poesia che leggo in giro, per carpirne il senso di un'amarezza sconfinata.
Di una solitudine estrema generata dall'incomprensione di color che sanno, beati loro.
Ma già, qualcuno che sa ha deciso che Montale lui solo può.
E allora tutti a gridare ooooooooooh! com'è triste Montale, ooooooooooh! com'ha sofferto Montale.
E via discorrendo.
Il prezzo di non saper comunicare le emozioni è quello di saper comunicarle così bene da generare paura e indifferenza.
Sempre e da sempre, a stare a quel mio sogno ipnotico.
Che è proseguito raccontandomi altre vite e altri tradimenti, altra derisione da parte delle maschere sghignazzanti con gli occhi lividi dell'invidia.
Allora si trattava solo di un piccolo corteo, oggi quelle maschere si moltiplicano all'infinito e celano volti spregevoli di finti amici, persino.
Mi guardo dagli alleluia dei cortei, diffido di coloro che vengon chiamati artisti.
E sempre sola continuo a percorrere i sentieri della vita, tra una boscaglia, una radura e un villaggio.
In compagnia di un cavallo silente con cui trasmettere per via telepatica un sentimento d'amicizia vera.
Simili i problemi e le ansie, simile per tutti è la nostra disperazione.
Diversa ne è la consapevolezza, o la fiction che tutto rende rosato per fingere di non vedere.
Per fingere di non soffrire.
Diverso è il coraggio di chi vuole vedere a qualunque costo.
Il senso di una vita perfettamente inutile.


bea










terre


Cerco le mie terre
quelle dei miei sogni
fatti in epoche lontane
sognati in incubi recenti
segnati da paure antiche
infranti sui ricordi dolorosi
incanti di sereni tramonti.

Cerco le mie terre
quelle dei miei sogni
distanti dalla terra
vissuti come onde che dondolano la barca
ballerina che ondeggia su fondali trasparenti
vedi come piange vedi come ride
senti cosa dice forse non vuol niente
parla una lingua oscura ma presente.

Cerco le mie terre
quelle dei miei sogni
belle come neve caduta sugli stagni
verdi come prati bagnati dalla brina
fertili come donne nel fiore dei loro anni.

Cerco le mie terre
mai le troverò
Piango mentre scrivo
sopra i miei sogni
Piango mentre sogno
paesi assolati
piango mentre scrivo
righe disperate
Sogno a occhi aperti
una terra amica
sogno ancora vita
vita vita.

Cerco le mie terre
forse le ho già trovate
solo non le ho scorte
troppo camuffate.

Forse la mia terra eri
proprio tu e ti ho
persa un pomeriggio
sopra un treno lungo
che lontano mi ha portato.

Un giorno ti troverò.
E quel giorno non ci sarò.



venerdì, ottobre 24, 2003


northern light


dietro i suoi passi stanchi
arranca un cane
a passettini incerti
dietro i suoi occhi neri
incalza la vita
a passi e falcate veloci
sulle sue mani rugose
c'è scritta una storia in ogni linea
dentro il suo vecchio cuore
c'è l'amore
che in ogni stagione non ha età




benvenuta, Chiara


La vita va, la vita torna.
A casa di Fabrizio, il nostro amico blogger italiano di Germania è nata Chiara, e non poteva altri che essere donna, una coraggiosissima creatura che ha deciso di sfidare questo mondo infame magari chissà, per cambiarlo davvero.
Ce ne dà notizia la prima ziaBlogger, come lei stessa si autodefinisce, e cioè la nostra GiorgiaMu.
Anche lei evidentemente ha deciso di credere in futuro migliore, in quel mondo d'amore della vecchia canzone di Morandi che noi vecchi abbiamo deciso di seppellire per sempre nello Scantinato della Rimozione.
E io che devo dire.
Che ti do' il benvenuto su questo pianeta, Chiara nata sotto il segno della Bilancia che fu il segno di Gandhi e di Nietzsche.
Che brindo alla felicità di papà Fabrizio.
E alla tua Giorgia, la prima ziaBlogger, era ora.

AffettuosaMenteBea



hey! my friend...


TORNARE a casa verso l?ora di pranzo.
APRIRE la porta.
SALIRE le scale ed andare in camera.
NOTARE sul tetto di fronte un uomo.
GUARDARE con più attenzione ed accorgersi che è un ragazzo.
RIFIUTARE l'idea di assistere ad un suicidio.
CREDERE che stia facendo qualcosa con qualcuno giù nel giardino.
AVERE l'idea di scattargli due foto.
SCENDERE in cucina a preparare il pranzo.
DARE ogni tanto un occhiata sul tetto di fronte.
CREDERE che qualcuno prima o poi lo veda oltre me.
CONSTATARE che lui è sempre lì fermo, immobile.
SCATTARE una foto anche dalla cucina.
ACCENDERE la televisione mentre lui è lì.
APPARECCHIARE mentre lui è lì.
INCOMINCIARE a mangiare mentre lui è lì.
FINIRE di mangiare mentre lui è lì
ESSERE sicuro che qualche vicino lo abbia visto.
ASPETTARE che qualcuno avverta la polizia.
OSSERVARE mentre raccoglie le spalle avvicinando la testa al petto.
VINCERE la paura? chissà di cosa?
DECIDERE di chiamarlo.
ASSISTERE mentre si inchina in avanti piegando la schiena.
TENTARE di?
VEDERE che si getta nel vuoto.
DIRE
"È colpa mia perché non ho aperto la finestra e gridato

HEY!? MY FRIEND WHAT'S THE MATTER?


foto e testo by Pino Boresta



Silenzi

Ieri ero fermo ad un semaforo di Bracciano, dopo aver accompagnato Betta alla stazione come tutte le mattine.
Mi si avvicina un signore anziano, molto affaticato.
"Mi può accompagnare all'ospedale, per favore" mi chiede gentilmente.
"Certo" rispondo "salga in macchina". Partiamo.
"Si sente male?" chiedo. "Ho un enfisema, non ce la faccio a camminare".
Penso a quest'uomo solo, o forse circondato da familiari che se ne fottono, perchè chissà quanti problemi, eh, le bollette da pagare, i bambini da portare a scuola, eh, e non s'arriva a fine mese, non s'arriva.
"Ho lavorato 15 anni all'ospedale di Bracciano" dice, "adesso mi danno una mano, faccio delle analisi, ma non sono mai stato male come oggi".
Penso. A piedi, da solo sulla Braccianese.
Arriviamo all'Ospedale. "Dove la porto?". "No, mi lasci pure qui all'entrata, c'avrà da fare".
"Non si preoccupi" gli dico, "mi dica dove la devo portare". "Allora al pronto soccorso, grazie".
Arriviamo al pronto soccorso. Mi ringrazia commosso.
"Nun ho artro che ringrazialla" (non ho altro da darle se non un ringraziamento).
"Ci mancherebbe" rispondo "per così poco".
"Grazie, grazie ancora".
Sulla strada verso casa mi accorgo che mi scende una lacrima,
per questo mondo infame,
per i miei problemi insulsi
e per tutto ciò che vorrei fare e che non posso fare.


posted by Biccio


Mi vergogno di far parte dell'umanità

Che dovrebbe voler dire anche, sentimento di fratellanza e solidarietà fra gli uomini; capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri.
Quale umanità? quale? se voltiamo sempre la testa, voltiamo la testa comunque per nostra convenienza.
Forse l'ho già raccontato, ma lo ripeto.
una sera d'estate ero nel parchetto in corso ticinese con un amico, all'improvviso arriva una ragazza correndo e piangendo e si siede nella panchina di fronte, sconsolata, aveva tolto le scarpe ed era sporca di terra anche se aveva un vestito da sera.
Io, l'unica che mi sono avvicinata.
L'unica. In una sera d' estate a Milano. In una via talmente piena di gente che è impossibile camminare. Io. Nemmeno quello che si definisce uomo accanto a me si è alzato dalla sua bella panchina.
Io alta 1.55. L'ho abbracciata e lei che si vergognava, che diceva grazie ma di allontanarmi che il suo uomo stava arrivando e poteva picchiarmi. Che non sapeva dove andare. E piangeva. Non mi sono mossa. E' arrivato un uomo alto 1.90 grosso, che mi ha detto di togliermi dai coglioni.
L'ho sfidato (il mio accompagnatore lì fermo sulla sua panchina) ma lei si è alzata ed è andata via con lui.
Avevo paura.
Forse non coraggio il mio, solo incoscienza, ma era giusto. Capite. Giusto che qualcuno le andasse vicino.
Mi chiedo se non fosse andata via, io le avrei prese da lui e dai suoi amici.
E la gente avrebbe guardato?
Sono indignata.
Non è che non vogliamo lottare perché crediamo nella pace.
Ma solo perché siamo dei vigliacchi, vigliacchi che vivono nella loro bella casetta con quattro belle cose che la pubblicità dice che dobbiamo avere, e ci disinteressiamo del MONDO. Io compresa.
Mi vergogno.
Se non abbiamo ideali, se ogni cosa ci è indiferrente, come mai possiamo essere migliori?


posted by Amabeth


In ginocchio all'ombra di Dio io non ho risposte

... nudo, ancora una volta, di fronte alla verità.
Senza risposte.
Perchè ci si ammazza
per la sera che viene ogni giorno, per i giorni uguali che ci lasciano soli come bambini in castigo.
Per i bambini che siamo stati, fronde di madri imponenti.
Per nostra madre che ci ha lasciato in mezzo al guado.
Per le vie di mezzo che chiedono mezze risposte. Perchè non saremo mai capaci di dare mezze risposte, ma solo scomode verità.
Per la verità che è solitudine.
Per la solitudine che t'ammazza in silenzio con meccanica precisione.
Perchè soli e da soli capiremo quanta è profonda l'indifferenza e la banalità.
Ci si ammazza per confronto, per consolarci delle nostre reciproche nequizie e per paura.
Per paura di chiedere aiuto e per la paura di non ricever risposta alcuna.
Ci si ammazza soli come cani, perchè siamo bestie.
Ci si ammazza perchè siamo lupi ed i lupi non fanno solidarietà.
E si muore soli in fronte ad un cielo indifferente alle nostre pene.
Si muore.
E si vive per ritrovare se stessi.
E poi infine si muore.
Soli.


posted by LuomoNelQuadro


Oggi, sciopero generale
E tutti in piazza a dire oooooooh! come siamo rivoluzionari!!!
Pazienza se il vicino di casa s'ammazza suicida o muore di fame, di solitudine, di disperazione.
Oggi scende in piazza la Rivoluzione...
Una cosa non l'ho mai raccontata, non l'ho più detta da che m'hanno riso dietro a quattro palmenti.
Neanche si trattasse di un omicidio, faccio fatica ancora.
Però mi faccio coraggio alle parole dei miei compagni di diario.
Quando andavo a lavorare, e facevo rombare la mia macchina al mattino presto delle stesse madonne a stelleEstrisce che ho sempre quando mi tocca di svegliarmi presto
rallentavo sgommando alla prima ferma dell'autobus.
C'erano sempre delle signore, o vecchi che venivano in centro.
Signore, signora vuole un passaggio?
Sulle prime si ritraevano terrorizzati, io perfino scendevo e mi costringevo ad affascinarli col più smagliante dei sorrisi perché non avessero a immaginare chissà che, finché cedevano.
Poi divenne quasi un'abitudine, per me una gioia finalmente, uno scacciamadonne da pressione bassa ciclotimica.
Quando la gente cominciò a lamentarsi degli autobus che non passavano mai o del traffico dissi che era così semplice fare come me, una specie di taxi gratuito per coloro che andavano dalla stessa parte.
E fu una risata generale.
Hai dimenticato una cosa Quadro, nel tuo bellissimo rabbioso pezzo sul suicidio.
Perché ci si ammazza...
Perché si è così semplicemente normali che certe volte ti senti fuori dal mondo, l'anormale, il diverso, lo scemo del villaggio.
Il pazzo che offriva sempre il suo cuore alla gente ma tutti scappavano alla vista di quel pezzo di carne palpitante.
Perché si è senza difese, ci si ammazza.
Perché tutti sanno vivere, io no.


UnaDonnaPerAmico




giovedì, ottobre 23, 2003


il viaggio


Ed ora stai zitta ed ascoltami tesoro
Nulla deve distoglierti dal tuo viaggio
Un viaggio fatto a piedi nudi
potrai camminare tra le spine o tra piume
ma lo vedo nei tuoi occhi
che nulla ti distoglierà dalla tua meta oramai
perché la meta è ambita
e anche se sai che non la raggiungerai
nel cammino
troverai luce e buio
in equilibrio
come questo tuo cuore
che ondeggia su un filo di funambolo
tra bene e male
Il viaggio è lungo tesoro mio
non distogliere i tuoi occhi dall'orizzonte
non ascoltare sirene che distraggono il tuo percorso
prezioso e bello è il fine

Il viaggio è attraverso te
senza muovere un singolo muscolo
il viaggio sei tu


by Cristina


Silenziosamente continuo il mio viaggio alla ricerca di fiori nel fango.
Lontana da ricordi mesti di amici perduti che forse tali non erano.
Lontana dal vociare fintoAllegro o fintoTriste di coloro che si credono artisti.
Lontana dai mestieranti opinion leader e dagli pseudorivoluzionari che a chiacchiere mascherano l'indifferenza dietro parole di finta fratellanza.
Lontana dai vib e dalle blogstar e dagli indici di gradimento e dalle classifiche e da un correre impazzito all'impazzata alla ricerca di un commento dove poter apporre il proprio link.
Anche senza dire nulla.
Specialmente senza dire nulla.
Io m'allontano e lascio alle mie spalle una blogosfera impazzita portando con me pochi amici rimasti, amici veri.
E te, Cristina.
Non preoccuparti, anch'io so restare in silenzio.
Quel silenzio profumato di poesia e di saggezza del tuo piccolo diario telematico.
E torniamo a chiamarli così, per quel che erano, per quel che sono nati.
Diari.
Al massimo appunti di viaggio, cronache di vita minuscola.Moleskine telematici, insomma.
Oggi segno questa data con una pennellata color del cielo infinito.
E fiduciosa torno a camminare.
In questo viaggio, sempre più solitario.
Alla ricerca di fiori nel fango.


UnaDonnaPerAmico



martedì, ottobre 21, 2003


tutt'Italia è paese?


Napoli è un luogo comune,
tutti provano a fregarti.
Vero.
Il benzinaio fotte sui litri,
il salumiere pesa più carta che prosciutto,
il tabaccaio frega sul resto,
il meccanico passa pezzi vecchi per nuovi,
le puttane sono sempre più vecchie di quello che appaiono sotto i lampioni,
i parcheggiatori ti fottono l'autoradio,
i disoccupati che fanno il doppio lavoro,
i marocchini che vendono borse originali rubate per borse false,
i finti invalidi,
i medici compiacenti,
le assicurazioni truffaldine,
i vigili assenteisti,
i tassisti ladri,
i poeti bugiardi,
quelli che a Forcella fanno le camicie verdi per la lega,
i costruttori abusivi,
quelli con le discariche pirata,
gli allevatori di cani da combattimento,
i borseggiatori sul tram 1,
i maghi sulle televisioni locali.

Soltanto un sole bastardo tutte le mattina s'alza per questo schifo di città.
Come si fanno le otto si attacca addosso e comincia mica a riscaldarti l'infame, ma a farti sudare.
Sudi sotto le braccia, nel collo, in mezzo al culo e nei capelli.
E allora senti che s'alzano pure le bestemmie dei preti.


Posted by Hotel Messico


prega iddio di non avere un appuntamento dall’altra parte di Roma alle dieci di mattina!
tu credi che te ne andrai “lillo lallo” con il tuo scooterino pianino e adagino magari gustandoti una bella mattinata tipica dell’ottobrata romana, con un bel venticello né caldo né freddo, con quei colori autunnali che solo roma conosce e quei monumenti che quando il cielo non è sfarzatamente azzurro s’accendono ancora di più.
tu credi questo? “te piacerebbe”!
Testaccio, il varco che immette sul lungotevere, è come il confine col far west; dopo di quello: uomini mascherati, banditi, pistoleri, guidatori di formula uno che manco sciumacher, piloti di motorette che manco il dottor rossi.
c’era un “burino” al semaforo che era tutto un programma:
. orologino rolex d’acciaio inox due fuochi, rigorosamente falso
. t-max comprato a rate da qui all’eternità
. scarpettine paciotti vero marocco che pero' fanno fico
. guantini simil nuvolari dei poveri
. doppio petto grigio avion modello “commenda”
. sopragiacchino senza maniche finto burberry, cioè vero povero arricchito
il burino m’ha guardato con la puzza sotto il naso (forse non s’era lavato, ho pensato). è scattato il verde. è partito a razzo travolgendo due passanti e lasciando una scia che a guardarla bene il colore s’avviciniva al marro'. oggi deve sentirsi realizzato ad essere partito per primo al semaforo!
la vita è dura sul lungotevere.
le macchine ti calpestano e se non lo fanno le macchine lo fanno gli scooter di ogni genere. te li ritrovi ovunque: io uno me lo sono ritrovato anche in tasca!
le strade sono bloccate dalle macchine; i marciapiedi sono congestionati dai motorini; i pedoni camminano sui muri come spiderman: a un semaforo rosso guardavo ammirata un 6X3 pubblicitario e invece ho scoperto essere una famiglia di giapponesi che era là per evitare il traffico.
ti sorpassano a destra, a sinistra, al centro.
uno è entrato con lo scooter in un buco ed è riuscito, un tombino dopo, a cavallo di una “pantegana”!
corrono, corrono tutti che fanno impressione: tutti schizzati (ma che la mattina gli danno la carica?), tutti arrabbiati, tutti ammusati, tutti coi capelli dritti (altro che gel!).
porco giuda che mondo là fuori. me ne son ritornata alla garbatella contenta e soddisfatta che qua il massimo della vita è quando girano una puntata di “distretto di polizia”!!!


posted by Pupa


Pausa pranzo
Alle 9.30 del lunedì la garrula collega del primo piano mi ha già telefonato per chiedermi "Ma tu oggi dove vai a mangiareeeee?" Bel problema, amica mia. Per certa gente, una delle maggiori preoccupazioni della schiavitù da lavoro in ufficio è la scelta del modo in cui trascorrere l'ora di pranzo.
A Milano esistono diverse possibilità:
il Bar Triste; una piccola sala con luci al neon e polvere sui pavimenti. Locale totalmente privo di areazione benchè tutti, compresa la cameriera, fumino come turchi. Sul banco, dietro una vetrinetta unta, troneggiano le insalatone colorate: il prosciutto è verdolino, le uova sode azzurre e il ragazzo adetto alla preparazione delle stesse ogni tanto si mette le mani sotto le ascelle. I panini sono solo tre e si chiamano Tirolese, Campagnolo e Vegetariano.
Il cesso del Bar Triste si trova in fondo al cortile di un remoto edificio ad alcuni isolati di distanza, per andarci bisogna chiedere le chiavi al barista che le cede malvolentieri.
In genere il Bar Triste fallisce dopo un paio di mesi e al suo posto viene aperta una tintoria o un negozio di arredamento etnico (che a sua volta fallisce dopo tre settimane).
il Bar Medio: la specialità della casa sono i "primi" riscaldati al microonde, ma il simpatico proprietario offre anche un menù di panini dagli attraenti nomi esotici, nomi che però nulla hanno a che fare con gli ingredienti: Giamaica (salame, mozzarella e salsa aurora), Formentera (manzo, palmito e salsa aurora), Seychelles (piadina, gorgonzola e salsa aurora), Tahiti (maionese, rucola e salsa aurora), Varadero (due fette di pane spalmate di salsa aurora, e basta).
Anche il Bar Medio fallirebbe, se non fosse per l'angolo dedicato alla ricevitoria enalotto che fattura più dell'IBM.
la Pizzeria Bella Napoli: tenuta da pizzaioli egiziani che ti accolgono con grande entusiasmo e simpatia - "Ma ciaooooo!" -, fanno i giocolieri con la pasta sfoglia e pretendono di coinvolgerti nelle loro discussioni sul calcio. Controindicazioni: ti servono la pizza dopo tre quarti d'ora, quando la tua pausa pranzo sta scadendo e tu hai già mangiato sei pacchetti di grissini.
L'ultima alternativa: ti porti in ufficio gli avanzi della sera prima e li mangi davanti al pc, mentre giochi a solitario e leggi i blog degli altri... Così risparmi i buoni pasto e di sabato puoi farci la spesa in rosticceria.
E' dura la vita.


posted by LuomoConfuso


sabato, ottobre 18, 2003


sonechka
delle meraviglie


Sonechka è la prostituta di Delitto e Castigo. A me è sempre piaciuta. Solo Dostoevskij poteva fare di una puttana un personaggio di cui innamorarsi con timida ingenuità.
Sonja la dava via per necessità. E ci sfamava i fratellini e la madre pazza. Che messa così è una roba un po' patetica ma Dostoevski la mette giù meglio.
Io sono stata cresciuta all'ombra del terrore nutrito dai miei genitori che diventassi una troia, come la zia. La zia che pare fosse finita a fare il mestiere a Roma. Io la zia non l'ho mai vista e non so nemmeno il nome che infatti in famiglia non veniva mai nominata. E' apparsa come memento dopo l'adolescenza. Ogni momento potevo finire,a detta dei miei, come la zia.
Anche ora che sono una "rispettata professionista". Che quando vado in giro ad A'dam come a Londra, come a Piacenza mi sento molto patinata e in carriera. Davanti ai miei sono sempre una sventurata quasi puttana. E un po' mi ci sento in nuce.
Quando ho annunciato a casa che una ditta mi aveva assunto e mi sarei trasferita ad Amsterdam, le paure dei miei e di riflesso le mie sono sembrate prendere corpo.
Vivo nel terrore di diventare puttana come la zia, che è finita a fare il mestiere a Roma.
L'altro giorno ho telefonato ai miei, che dopo tre anni di onesto mio mestiere di traduttore specializzato si dovrebbero essere calmati, e invece no. Annuncio che ho chiesto un prestito dalla banca e che voglio comprare casa. Uno dice, cazzo un prestito milionario dalla banca mica lo danno a tutti.
Invece mia madre mi telefona il giorno successivo giusto per dirmi che cosa voglio comprare casa all'estero, che poi va a finire che non riesco a pagare le rate (perchè mai poi?) che poi farò un investimento sbagliato, che poi tornerò a casa e come la zia che è finita a fare il mestiere a Roma, che si scopre che c'è finita perchè si era rilevata un banco di verdura e poi non aveva pagato il prestito alla banca e era diventata puttana. E anche lei era tornata a casa ma la nonna l'aveva scacciata. E allora che i miei mi scacceranno e finirò a fare il mestiere. QUi la mamma piange.
Silenzio
Per un attimo mi immagino che faccio il mestiere.
Che sono li' con gli stivaloni alla pretty woman che mi devo pagare le rate della casa....tutta scarmigliata...sulla Nomentana...
Non posso sfuggire secondo i miei genitori al destino di metier che mi attende.
Ricordo che quando stavo all'università mi ero fatta mette l'orecchino al naso. Dovuto togliere. Anche il quel caso c'era il rischio prostituzione in agguato.
Ma cazzo come si fa a venire su normali in una famiglia come la mia?



"ANCHE I PIÙ LUCIDI POSSESSORI DI SITO-CONTENITORE ALLA FINE RIENTRANO NEL 'POPOLO DI SEGAIOLI' ORFANI DI EDITORE"
da Il Foglio, 14 ottobre 2002, fonte BlogOltre


Io non lo so se il direttore del Foglio, che pure non disistimo anzi mi sembra persona di sana e antica cultura, abbia mai ficcato il naso nella blogosfera.
In certa blogosfera.
Nella mia preferita, ad esempio.
Perché se solo una volta o due l'avesse fatto, o addirittura vi avesse navigato come me per un anno, non avrebbe mai lasciato che il suo giornale pubblicasse insulti gratuiti, plebei, incolti e offensivi come questo.
Mio caro direttore qui la politica non c'entra, e dunque parliamo di cultura vera, quella che certa sua accozzaglia di giovin redattrici delle Grazie alunne neanche s'azzarda a riconoscere.
Sì, ha letto bene, RIconoscere.
Ovvero, sentir dentro lo spirito dell'artista, RIconoscerlo come quando, così dicono, i consanguinei si reincontrano e subito gli scatta non so che antico retaggio nelle vene.
Lei m'insegna, direttore, che un'operazione del genere non la si inventa spalancando gli occhioni azzurroni a mo' di novella meretrice.
Lei che una volta mi lenì l'animo esulcerato nel pronunciare parole che da sempre sono le mie: riscriviamo le tavole dei nuovi valori, rimettiamo i confini tra il Bene ed il Male.
Che delusione direttore, trovare questi "nuovi valori" proprio nel suo giornale.
Parole a vanvera senza una cognizione di causa, insulti buttati qua e là al solo fine di... vendere, direttore? al fine di cosa? attaccare la blogosfera perché più della metà è schierata a sinistra?
E lei cosa ci propone direttore, un articolo che per quanto è scandaloso e offensivo per la Cultura con la CI maiuscola io non sono riuscita a leggerne che poche righe?
Scritto da cani?
Lei l'ha mai letta Sonechka, direttore?
no, non credo proprio.
O avrebbe dato un bel calcio alle pudenda a tutti o quasi i suoi scagnozzi, alla stregua di quanto i suoi colleghi se leggessero certa mia blogosfera farebbero con i loro pennivendoli da quattro marchette a bocchino.
eheem.., mi scusi, anzi no non mi scuso, non mia è la volgarità che trasuda dalle parole suesposte, ho cercato il colore meno appariscente perché non profanassero questo blog.
"segaioli orfani di editore"
Per come va l'Italia noi potremmo dire per converso: posti fissi da marchetta conclamata, signore mio, a parlar chiaro si va.
Ma deponiamo lance e frecce e sediamo al calumet della pace.
Che parla un solo linguaggio, quello della cultura vera, direttore.
E allora non si fa cultura se prima non si insegna ai propri scagnozzi a discernere tra il bello e il brutto, i concetti di Estetica nati ancora prima dei concetti di Bene e di Male.
O non avremmo avuto le piramidi con i loro faraoni spietati.
Prima ancora di Socrate nacque il mito di Fidia, e dunque potremmo cominciare a immaginare che il concetto di bellezza è insito nei cromosomi dell'universo.
Come il senso dell'arte è scritto nel dna dell'universo, o non valicherebbe i secoli per lasciarci ancora stupefatti.
Cos'è, adesso il concetto di bellezza e d'arte vengono marcati a timbro su un lurido patentino rosso bordò, se mal non ricordo?
Adesso il primo che s'alza al mattino decide che quello è bello e quello è brutto non per l'essere stato egli allevato a discernere tra le due cose ma semplicemente perché è giornalista?
Sa come li chiamava mia madre l'esteta già quarant'anni fa? pennivendoli.
Io traduco in termini moderni: marchettari.
Dove sono, direttore, i suoi giornalisti di frontiera a denunciare le malefatte di certa Sinisca che odio forse più di lei.
Roma è un lago dopo le prime quattro gocce di pioggia, non c'è cosa che funzioni, niente.
E lei tiene nel libro paga gente che si permette di accendere un computer, leggere quattro cazzate e poi scrivere infamità di questo genere?
Ovvero, lei come me a quanto pare appassionato di sano liberismo paga gente che non è all'altezza di scrivere due righe in buon italiano.
alleluia, è finito sul nascere il mio sogno americano
Sa qual è la differenza tra voi e noi direttore?
Che i suoi scagnozzi prendono un mucchio di soldi per scriver cazzate.
Noi paghiamo un mucchio di soldi per scriver cazzate a volte d'artista, legga Sonechka, mi dia credito.
E legga con cura anche gli altri miei blog preferiti, sono tutti lì, s'illumini d'immenso direttore.
I suoi pennivendoli vanno in giro con la spocchia dell'ignorante, noi con l'autoironia che ci fa vergognare al primo bravo che ci dicono, con l'umiltà che pertiene solo agli artisti veri, direttore.
I vostri scagnozzi hanno la faccia tronfia di un'ignoranza storica e da troppo ormai ci guardano come fossimo il pericolo giallo, quello della Cina, ricorda?
Lo siamo, il pericolo giallo, e loro lo sanno bene.
Per questo ci disprezzano, ci deridono, ci chiamano segaioli.
In ben altra maniera ho risposto qua e là nei commenti direttore, sperando in una qualche querela perché finalmente esploda il caso blogosfera e ci si possa misurare a viso aperto e a suon di righe scritte.
E vediamo chi sono i segaioli e vediamo perché la nostra reazione e il mio turpiloquio.
Volete farci chiudere tutti? qualcun altro verrà dopo di noi.
I valori iscritti nel dna dell'universo, che si chiamino bellezza o arte, giustizia, fratellanza e libertà non moriranno malgrado noi.
Ma io non cerco la sterile polemica direttore, né sono a raccontarle che tutti i blogger sono artisti, anzi, i migliori li ho io salvo eccezioni credo rarissime che non mi sono state segnalate, per il resto sono semplicemente ragazzi che pagano bei soldini per raccontare di sè, per comunicare, per non sentirsi soli, per poter gridare a qualcuno il loro esistere. Altri ancora sono peggiori dei vostri marchettari, tutto il mondo è paese.
Ma la differenza, come diceva Marx, la fa da sempre l'Economia, direttore.
Noi paghiamo, loro sono pagati.
Per insultare qualcuno che neanche conoscono.
Dimenticando che ben altrove dovrebbero scagliare la loro penna affilata, posto che capiscano cosa io intenda.
E allora sono a chiederle un favore, direttore.
Scenda nell'antro e si faccia due risate con noi.
Pian piano s'accorgerà che oltre le due risate lei s'illuminerà d'immenso e non capirà perché
E non potrà più fare a meno, il mattino presto o a notte tarda, di cliccare su quella maledetta "e" di explorer.
E infine, tanto quanto me, si troverà drogato fino agli occhi.
Di fantasia, di bellezza, di ironia, di sarcasmo, di cultura vera e di politica vera, direttore.
Un anno fa chiesi al suo Berlusconi di fare altrettanto.
Ma in tutt'altre faccende affaccendato egli perse l'occasione di cacciare a calci in culo tutti i suoi lacchè pagati profumatamente per produrre zero.
Ed assumere nuovi cervelli, gente di vera creatività.
A quattro soldi li avrebbe presi, lei questo lo chiama imprenditorialismo?
Oggi mi rivolgo a lei.
Domani a qualcun altro, come la goccia che scava la pietra io insisto direttore, il primo valore da riscrivere insieme è chi merita al posto che merita!
Poi parleremo anche di politica.
Ma prima torniamo all'antico per costruirvi il nuovo.
Ovvero il Futuro mai dimentico della grandezza del Passato.


mariemarion
















per chi suona la campana...


Nessun uomo è un isola
in se stesso racchiuso
ogni uomo è un pezzo del Continente
una parte del tutto;
se il mare si porta via una zolla di terra
l'Europa ne è diminuita
come se sparisse un promontorio
la casa assolata di un amico
o la tua stessa;
la morte di ogni uomo mi diminuisce
perchè sono parte dell'umanità
per questo non chiedere mai
per chi suona la campana
essa suona per te.


John Donne
"Devotions upon Emergent Occasions"
(1623)


from a Gilgamesh translation