16.02.04

Dovrei dire qualcosa

Ma, dell’incontro di sabato pomeriggio a Napoli, nell’ambito di Galassia Gutenberg, teoricamente dedicato a “Come cambia la scrittura nella rete”, e che vedeva coinvolti Giovanni De Mauro, Eloisa di Rocco, giulio mozzi, Personalità Confusa, Tiziano Scarpa e Luca Sofri, sento che dovrei dire qualcosa; ma non so che cosa.
Ecco, la sensazione è: che c’era poco da dire. Che finché ci si accanisce a discorrere dei “blog”, della loro natura ed essenza, non si cava un ragno dal buco. “Blog” è una parola generica come “libro”.
Mi immagino il signor Gutenberg, quello di quella volta, che organizza un convegno intitolato: “Come cambia la scrittura nei libri stampati a caratteri mobili”.
Oppure, Meucci e Bell che, miracolosamente rappacificati, organizzano un convegno intitolato: “Come cambia la conversazione nell’era del telefono”.
Che cambi, è certo. Ma il cambiamento è nel tipo di relazione. Alla parola “conversazione” noi associamo automaticamente l’idea di una relazione (e quindi troviamo sensato il convegno di Meucci e Bell). Il punto è che la “scrittura” è una relazione tanto quanto la “conversazione”.
Mi ricordo le meravigliose fesserie che si dicevano a proposito dei cartoni animati giapponesi (i primi che arrivarono in Italia): “Sono senz’anima, sono fatti con il computer”. (E, tra l’altro, all’epoca, le produzioni Disney utilizzavano le animazioni al computer molto più massicciamente di quanto facessero i produttori giapponesi: la Pixar non è mica un’azienda giapponese). Come se la presenza di un’anima in un’animazione dipendesse dal mezzo tecnico.
Mi ricordo l’altra meravigliosa fesseria, tutt’ora vivente: che chi scrive al computer faccia meno labor limae. Come se, storicamente, nel passaggio dalla pietra scolpita alla pergamena, dalla pergamena alla carta, dalla carta ecc., la quantità di labor limae fosse regolarmente diminuita. No: è vero il contrario; il lavoro di scrittura al computer facilita tantissimo il labor limae.
(Se questo diario è scritto alla va’-là-che-vai-bene, non è perché è scritto con il computer (tutti i miei libri sono stati scritti con il computer). E’ perché ho deciso di fare un diario pubblico, cioè di pubblicare giornalmente, istantaneamente).
La sensazione, dunque, è che bisognerebbe smetterla di parlare dei “blog”, e bisognerebbe cominciare a parlare di specifiche scritture, di specifiche operazioni diaristiche, di specifici modi di fare informazione opinione controinformazione disinformazione, di specifiche invenzioni narrative in rete. Nonché di specifici generi letterari, di specifiche situazioni comunicative, e chi più ne ha più ne metta.
O no?
Sì, vero?
Bene.
Allora: cerco critici letterari, ricercatori, teorici della lettura e della scrittura, laureati e laureandi, che abbiano studiati i “blog”. Non per estrarne considerazioni epocali sui mutamenti nei fondamenti della nostra civiltà, ma per “descrivere come sono fatti”.
Il mio indirizzo è sopra la foto in cui sono di spalle.
Ho fatto un bel post confuso, sì, sì.

Posted by giuliomozzi at 16.02.04 14:34 | TrackBack
Comments

Sabato pomeriggio ero anch’io a Napoli, nella parte del pubblico silenzioso. Ho apprezzato i toni pacati dei tuoi interventi.
Forse anche perché mi trovo abbastanza d’accordo con le cose che hai detto a Galassia Gutenberg e con quanto scrivi oggi in questa pagina.
Questo è un mezzo per sua natura anarchico e sfuggente. Chi cerca di ingabbiarlo in categorie troppo rigide, rischia di imbattersi nella suscettibilità dei suoi simili che hanno in mente gabbie differenti dalle sue. Perché accanirsi a descrivere il treno, trascurando il paesaggio che corre incontro ai finestrini?

Posted by: aitan at 16.02.04 17:04

Ti segnalo un mio "fondamentale" scritto in argomento. Ho progettato diversi saggi e volumi potenziali sul rapporto tra scrittura -blog-narrativa naturale.
http://maestro.blog.tiscali.it/ta1256566/

Posted by: Matteo at 16.02.04 18:57

Sabato 14 febbraio, Napoli, Fiera d'Oltremare. C'è Galassia Gutenberg e alle 19.00, nella Sala Metrò, un dibattito dal titolo "Blog e bloggers: quale identità?". Introduce Marino Sinibaldi, direttore di Radio Tre Rai. A seguire, intervengono: Luca Sofri, figlio di Adriano; Giovanni De Mauro, direttore di "Internazionale"; Tiziano Scarpa, coblogger di Nazione Indiana (ed altro); Giulio Mozzi, dell'omologo blog (ed altro); La Pizia (Eloisa di Rocco), blogger (ed ora anche altro); Personalità Confusa, che mai tanto una testata beccò nel segno.
Tutti vestiti da blogger, neanche una cravatta. Prevalenza di teste rasate, con parecchie chiome scaruffate. Vocine dolcissime, impastate d'un quasi veneto nel caso del Mozzi, d'un quasi antipatico per Scarpa, d'un quasi nasale per Sofri. La Pizia, invece, d'un dolce neutro, a 20 decibel di sotto. Fighi, fighissimi: è evidente che qui c'è il meglio della rete, una gran zuppa di pesce, bavosa, scorfano e merluzzo. Si sente da come boccheggiano, "com'è profondo il mar / com'è profondo il mar". Cos'è un blog? Difficile sintetizzare o, peggio, trovare un minimo comunque multiplo in mezzo a tanti sottilissimi appercepire l'autocoscienza di blogger. Se proprio si deve, è lecito prendere fior da fiore e allora parrebbe che esista un gradiente "pensare-scrivere-pubblicare-interagire" lungo il quale un narcisista medio evolve fino al Parsifal perfetto che c'ha un sito. Dall'incoscienza prona del riempitore a iosa di Smemorande e Moleskine, all'opistotono del presuntuosetto con la puzza al naso che per tre accessi venderebbe sua madre.
Previti è un blogger, allora. Cofferati è un blogger. Più blogger di tutti è Roberto D'Agostino. Volendo, Il Corriere è un bloggerone. Quando la cosa è povera e semi anonima, ma almeno con cinquecento accessi pro die, scatta il quid: poesia, commento, informazione, tutte le sottospecie d'arte del comunicare, compresa la polemica da vaiassa, il distinguo sulla purezza del rispettivo pacifismo, il report della notiziola succulenta e strana che prima solo La Settimana Enigmistica coglieva, mettendola in "Forse non tutti sanno che..." o "Strano, ma vero". Sintetizzato bene? Mica tanto. Gli autorevolissimi dietro il tavolo sul palchetto, che spiegano ai meno autorevoli presenti in sala, hanno bisogno d'un feed back e chiedono "chi di voi è blogger, alzi la mano", facendo poi la controprova chiedendo "chi di voi sa cos'è un blog?". Un 40 % è lì senza essere blogger, o vergognandosene un pochetto dopo quelle definizioni, né sapendo (più) cos'è un blog o di avercene davvero uno. Gli autorevolissimi ne deducono che si debba forzare il criterio identificativo fino all'episiopesi tracagnotta: un blog non è diverso da un telefonino, se fa le foto e manda messaggini. Ci siamo quasi? No, alla fin fine è meglio rifugiarsi in una bella tautologia: un blog è un blog. E il blogger è un vanitoso che talvolta non fa errori d'ortografia. Scrive di tutto, Iraq, mestruazioni, cardinali pedofili, prezzo dei mango, formule tantra, barzellette sui carabinieri morti, Berlusconi-porco, mi-piace-Socci-sì-sì-mi-piace-un-casino, Selvaggia-sei-simpaticissima, "ci linkiamo a vicenda, ché nessuno vede?".
Democraticamente la parola passa al gentile pubblico. Interviene uno di cui qui ci sfugge il nome, ma incazzatissimo come uno Spartacus: vuole tracciar riga tra il blogger che fa pure lo scrittore e/o il giornalista e quello "puro", che non guadagna un soldo se non facendo il fattorino, il co.co.co. o la bagascia. E' chiaro che per Spartacus il vero blogger è della seconda schiatta, l'altro si autopromuove subdolamente, rubando l'attenzione dell'intero web a lui, che qui pure ci sfugge se fattorino, co.co.co. o bagascia. Secondo carotaggio tra la platea: un ultrasessantenne che tiene un blog dal nome esotico e suggestivo, mianonnaincarriola.splinder.it, che, se qui è l'unico linkato, è perché parve più in buona fede di tante petunie, macchienere e cazzeggi vari. Chino sul microfono imprestatogli dalla liberale presidenza del microconvegno, egli profferì: "E' solo narcisismo, lo faccio solo per narcisismo". Il che ha fatto sorridere d'un sorriso obliquo i narcisisti con la spocchia notevolmente più cliccata della di lui nonna in carriola.
A immortalare l'interessantissimo meeting, Radioradicale e il Tg Regione; qualche giornalista, se c'era, si nascondeva imbarazzato come accade ad un comune mortale, quando lo coglie un transfert d'imbarazzo a sentire Ferdinando Sallustio a Passaparola cantare l'ennesima ninnananna, che gli venisse una cancrena tanto è simpatico!
Alla fine, blog party: una ventina di non-andati-via, con spumantino in mano e musica a un volume tanto alto da spaccar più d'un'anima gentile. A saperlo, rimanevo a casa: venire qui è stato quasi totalmente inutile. Se non fosse che il figlio di Adriano Sofri era in compagnia della gentile nuora di Adriano Sofri. Di lei abbiamo potuto contemplare il delizioso incarnato cui le telecamere del Grande Fratello han fatto decisamente torto: è una gran bella signora. In casual, poi, ricorda la studentessa di cui s'innnamorò l'adolescente mai morto in noi, una volta, sull'autobus, ai tempi del liceo.

Posted by: L.C. at 16.02.04 22:33

Lo "Spartacus" era Strelnik, www.strelnik.it, www.strelnik.it/blog.

Posted by: giuliomozzi at 17.02.04 07:30

Spesso il successo non è altro che sollevamento di polvere. E i blog questo spesso sono: spazzatura

Posted by: robinson at 17.02.04 08:34

" Mi immagino il signor Gutenberg, quello di quella volta, che organizza un convegno intitolato: “Come cambia la scrittura nei libri stampati a caratteri mobili”.
Gutemberg no, ma McLuhan un po' di libri sul tema li ha scritti (e anche Ong, e anche Sini, e anche...). Forse l'argomento è inutile per chi non lo conosce.

Posted by: b.georg at 17.02.04 10:33

c'ero anch'io a galassia. il dibattito non è stato interessantissimo, sì, ma non capisco cmq tutta questa acrimonia da parte di L.C.
peccato essermi perso daria bignardi dal vivo. cmq all'inizio pensavo fossi personalità confusa... "ammazza quest'avvinazzato, ora capisco perchè gli piace tanto il grande vinicio!", all'inizio ho pensato... ciao! :)

Posted by: sand at 17.02.04 11:22

Il signor Gutenberg non era un autore: era un artigiano. Idem per Meucci e Bell. Fosse anche solo perché per la prima volta nella storia riuniscono in una sola figura autore, editore, stampatore e distributore, varrebbe la pena di parlare di blog, oltre che di scriverli.

Posted by: mafe at 17.02.04 15:31

Giulio, ero a Napoli sabato pomeriggio e quindi ho letto con curiosità il tuo post. Mi piacerebbe però farti una domanda: avresti scritto le stesse cose e tratto le stesse conclusioni se invece di una tavola rotonda "abbastanza inutile" (sono tue parole) si fosse trattato di un bel seminario (o qualunque altra cosa) organizzato in maniera diversa, focalizzato rigorosamente su un solo punto (le specifiche invenzioni narrative in rete, per esempio), con uno/due relatori, senza microfoni a rompere le balle, con una bella discussione finale, etc, etc?

Posted by: cesare at 17.02.04 16:38

come sei giunto a Napoli? come ne sei partito?
nessun resoconto di stazioni, peccato mi sarebbe piaciuto leggerti in arrivo o partenza dalla popolare Piazza Garibaldi o dalla più chic Mergellina

Posted by: Marisa at 17.02.04 18:25
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