23 Aprile 2004

DA BIG QUESTION

Le giornate si allungano, è venerdì pomeriggio e la palpebra cala in attesa dell’aperitivo (un Campari, pliz). E’ il momento perfetto per farsi La Domanda.

ERA MEGLIO MORIRE DA PICCOLI?

che è per l’appunto anche il tema di questa languida edizione del blogrodeo. In palio, una citazione nel mio prossimo libro, quello erotico (firmato “MistressMaestrina”).

Avete un’ora di tempo: per chi volesse cazzeggiare in tempo reale, abbiamo aperto una stanza IRC denominata #blogrodeo, che trovate sul server azzurra.org
(ricordando che IRC è accessibile, oltre che con il client Mirc, anche con sofware comuni come Mozilla o Trillian). Ovviamente i contenuti espressi su IRC non sono in concorso.

mafe

Messo in rete da mafe alle 15:00 | TrackBack
31 contributi

Apriti cielo… e mostraci l’universo che ci culla!
Sopra le nostre teste invece delle apette della Chicco ballonzolano miliardi di stelle, che seguono il ritmo dei nostri sospiri, ansiose tiritere di animi incontenibili.
E’ un’impresa riuscire a guardare lassù, lo so.
Si rischia grosso, perché grande è lo stupore quando l’infinito ci avvolge, e abbandonandosi completamente allo sbalordimento cosmico cala inesorabilmente la mascella e la zanzara tigre si infiltra bastarda.
Graffiante e pungente disgusto.
Ognuno la vede a modo suo perché ognuno la guarda da un differente punto di vista.
Ovvio.
A parte per quanto riguarda le zanzare naturalmente: ingoiarle, seppur distrattamente, fa schifo a tutti, o quasi.
Quand’ero piccola io, le zanzare erano una cosa e le tigri un’altra.
Le prime si spiaccicavano contro i muri a suon di ciabattate e le seconde stavano da qualche parte in Africa o in India con Sandokan e la sua tipa, quella che per tirarsela un po’ si era fatta incastonare da Labuan, illustre luminare del tempo, una perla nel cervello.
Ora c’è una gran confusione: se tiri le DeFonseca contro una zanzara rischi di essere sbranato da una tigre e a farsi un piercing si passa per l’ennesima pecorona che non riesce a non conformarsi al gregge… e, al solito, c’è il pericolo di essere usati come antipasto dalle zanzare, ‘ché alle tigri le pecore piacciono parecchio, specialmente come antipasto.
A volte mi viene da pensare che in fin dei conti sarebbe stato meglio farla finita da bambini,, quando nella vita c’era ancora tutta questa confusione di ruoli, ma quando il cielo finalmente si decide a scostare il suo sipario di nubi per farmi dare una sbirciatina agli spazi siderali, tutto sembra improvvisamente avere un senso e la soluzione a questo marasma esistenziale appare semplice e lineare: voi fate un po’ come vi pare, ma io mi compro il Vape!
Si fottano le zanzare, le tigri, e tutti quelli che portano rogna asserendo che era meglio morire da piccoli!

Spedito da Ardesia, 23 Aprile alle 15:57 - permalink

non è mai stato accertato se il difetto sia congenito oppure aggredisca, in modo subdolo e talora irreversibile, predestinati dalla psiche imperfetta che, giunti alla maturità di una vita minata, infettati dal morbo e oppressi dall’onta infamante, non potranno che rimpiangere di non essere morti da piccoli..
pure, sappiate che la scienza apre nuovi spiragli all’uscita dal tunnel: dicono gli psicologi che il fumatore, rispetto all’umanoide normale, si caratterizzi per l’alto numero di personalità negative (dette anche sub-personalità) - una volta eliminate quelle superflue e individuata con buona approssimazione la più volitiva, il candidato ad “ex-fumatore” potrà avviare una terapia di recupero dando libero sfogo alla così detta fase 1, o dell’auto-consapevolezza creativa, che sostanzialmente consiste nel liberarsi dell’impulso tabagico spingendolo fuori a rutti e, contemporaneamente, fischiando l’intera marcia trionfale dell’Aida a narici tappate (a titolo d’incoraggiamento) - la fase successiva, ovvero la finale, consisterebbe nell’inalare, oltre ai consueti gas di scarico urbani (che hanno il difetto d’essere scarsamente gestibili), del gas metano, comodamente assimilabile infilando la testa in un qualsiasi forno domestico, acceso - in ogni caso, seppure con efficacia più o meno repentina, ambedue i metodi garantirebbero la perdita perpetua dello stimolo, grazie ad una decisiva, seppure irreversibile, perdita dei sensi..
io, di mio (come terapia d’urto), avevo pensato al suicidio (1 sola volta), 7 volte all’isolamento in un eremo tibetano o comunque in luogo alieno da tabaccai, 2 volte di darmi alla bulimia, 30 volte all’omicidio di un mai-stato-fumatore, scelto a caso - mai (leggasi MAI) però, ho tentato d’ingannare il mio me truccando dei cotton-fiocc da sigaretta - al momento nutro ancora una speranza, malgrado attraversi una fase di leggero, fumoso scoramento..

Spedito da gabryella, 23 Aprile alle 15:53 - permalink

ero una piccola mela.
morsi

Spedito da jorma, 23 Aprile alle 15:53 - permalink

e perdersi tutto questo popò di vita?
no grazie.
lascio a voi.
per quanto mi riguarda, l’unico metodo sensato per morire è il suicidio.
e tra tutti i metodi possibili, avrei già trovato il mio preferito: il suicidio di vecchiaia!

Spedito da jc, 23 Aprile alle 15:52 - permalink

Io sono già morto da piccolo. Sono morto una volta. Sono morto mille volte. Muoio ogni volta che chiudo gli occhi e rinasco in un’altra dimensione. Immagino un’altra vita, non migliore, ma diversa. Muoio perchè ho sete di vivere. Sono morto oggi. Morirò domani. Rinascerò ancora.

Spedito da FigliodiZed, 23 Aprile alle 15:51 - permalink

A RAUL MONTANARI

Avevo otto anni, giocavo divertito con i miei coetanei, nel fare un passaggio che portava ad un gol certo (ci sono istanti in cui le obiezioni sembrano superflue), mi giunse una certezza altrettanto inquevocabile: un giorno dovrò morire.
E’ strano, la vita ci propone le soluzioni più estreme nei momenti più inaspettati.
Oggi che di anni ne ho più di trenta, mi chiedo se è normale che un bambino di otto anni perda la sua verginità al cospetto delle cose e del vivere.
Non ho risposte, semplicemente, terribilmente, fui sradicato.
Da quel momento vivo come un reduce, qualcosa di irrimediabile è già accaduto, sta a me racoglierne le conseguenze e provare a dare un senso a quello che, di precario, avverrà.
Siamo tutti finiti e a scadenza.

Un sovrapporsi di immagini il vortice delle stagioni.

Nei compleanni che ho logorato, e che non festeggio più - ci sarà un motivo per cui alla solita, annosa, scadenza, si ci rallegra del fanciullo che va incontro alla vita (eroismo? incoscienza? coscienza?)- ho trovato solo poche persone che hanno vissuto la mia stessa esperienza.

Qualche anno fa leggendo un giornale mi sono scontrato con uno scrittore: Raul Montanari.
Ho letto, ho riletto- incredulo-, ho pianto, nel trovare un mio simile mai conosciuto.
Otto anni, sono otto anni per tutti.

Spedito da talsasabri, 23 Aprile alle 15:51 - permalink

Era meglio morire da piccoli?
Era meglio non vedersi crescere?
Era meglio non incontrarti mai?
Era meglio non vedersi invecchiare?
Era meglio non sperare in un tuo bacio?
Era meglio continuare a pensare che crescendo tutto sarebbe stato più chiaro?
Era meglio non stare fermi, nel freddo, una notte in una città lontana ed amata, a guardarsi negli occhi, a parlare, a starsi vicini per il piacere di scoprirsi vicini?
Era meglio non conoscere la noia?
Era meglio non fermarsi in quel bar sul tornante, in un torrido pomeriggio d’agosto?
Era meglio che vederti andar via?
Era meglio non sognare un futuro insieme e scoprire di avere la stessa voglia di viverlo insieme?
Era meglio morire che vedere morire?
Era meglio che scoprire il tuo corpo?
Era meglio che mentire, ferire, tradire?
Era meglio che vedere il nostro amore diventare una piccola cosa, con un nome, un corpo minuscolo, un respiro?
Era meglio non sopportare le frustrazioni?
Era meglio che averti sempre nel cuore, anche nella fretta dei giorni normali?
Era meglio che sentirsi impotenti davanti alla morte dei piccoli?
Era meglio che stare in quella piazza, quel giorno, con quelle idee, quegli occhi un po’ lucidi di commozione?
Era meglio non capire, non soffire?
Era meglio non essere felici come l’ultima volta?
Era meglio morire da piccoli?
Era meglio?

Spedito da dougx, 23 Aprile alle 15:51 - permalink

- ABCDEFGHILMNOPQRSTUVZZVUTSRQPONMLIHGFEDCBA -

Ai Baldi Concorrenti Devo Esprimere Felicitazioni! Gioiosi Haiku Innovativi Luccicano. Morire Non Oggi… Piccoli! Quando Ribellandoci, Sapevamo Tanto Unirci Verso Zion… Zuzzurelloni, Vincere Un Torneo Sembrava Risolvere Qualunque Polimorfica Ombra! Native Mamme Lacrimavano In House, Godevamo Felici Estati Di Casti Bagnati Amori.

RODEANTI… VI AMO!!

Spedito da ethico, 23 Aprile alle 15:47 - permalink

Sono stanca di dimostrare meno della mia età. Ho passato l’anno scorso a ricordare a tutti che avevo 34 anni. Ho un aspetto esile, ma non sono nè piccola nè giovane. Nè voglio esserlo. Voglio essere matura come un frutto che ha accumulato il massimo di dolcezza possibile. Rossa, e rotonda.
Con una circonferenza molto ampia, in modo da includere nei miei confini più cose possibili.
Voglio essere grande. Imponente. Maestosa. Voglio essere infinita. Voglio avere una visione d’insieme a raggio larghissimo, e non rimanere bloccata su particolari insignificanti. Sapere del passato e del futuro. Conoscere ogni luogo ed essere dappertutto. Essere così immensa da poter custodire anche l’infanzia. Così potente da dare la vita. Non voglio morire mai, ma se proprio deve succedere, che io sia una vecchissima strega, rugosa e illimitatamente saggia.

Spedito da zycron, 23 Aprile alle 15:46 - permalink

lui e lei, come tanti lui e tante lei erano due ma da sempre erano insieme, be da sempre da quando ricordavano per lo meno erano veri erano vivaci erano ambiziozi si erano dati appuntamento alla meta, fiduciosi che erano predestinati a questo scopo, é l’ora di partenza fra tutti i loro simili sono indistiguibili, si dicono “ognuno per la sua strada vedrai che ci vedremo li!!!” ecco sono partiti non si vedono più si corre si corre per arrivare, tutti sono già in postazione, tutti vibrano per farcela…..
ecco lui é lì ci é arrivato, aspetta forse no sicuramente ci riesce anche lei ed eccola, stanchi si godono la loro vincita saranno per sempre insieme
lungo é stato la felicità, la dolce fluttuazione crescevano ciò gli infastidiva, “forse era meglio morire da piccoli” disse lei lui la rassicurò ma dal momento che erno insieme acettavano l’idea di stringersi un pò perché crescendo c’éra meno posto…, poi una scossa “no!!! non voglio” dice lei “non ti preoccupare, non ti lascio” dice lui sparita lei lui l’insegue… “aaaaa!!! ma qui fà freddo, e qui sono questi, mamma mia, che brutti che facce strane, e ecco lei ciao ma perché strilli?” ueee!!! ueee!!! ” che bei gemellini, dice l’infermiera, guardi come vanno daccordo” e lei dice a lui “te l’avevo detto che era meglio morire da piccoli!”

Spedito da Sofia, 23 Aprile alle 15:44 - permalink

Non c’è dubbio, le date sulla lapide compitano ostinatamente nove anni. E la fotografia è terribilmente familiare. L’ho vista migliaia di volte, sul comodino di mamma, accanto a quella di mia sorella Ester con le treccine e i fiocchi, e al portagioie con gli orecchini di perla. Capelli e calzoni corti, gilet della festa, gli alberi del cortile con vent’anni di meno, alberi bambini. Mi chiedo con spavento che natura abbiano i miei ricordi del cortile. Se il muretto su cui sostavo tredicenne a guardare il formicaio esplodere a primavera appartenga solo a un sogno che nessuno ha sognato veramente, un sogno prodotto dall’aria, da quel grumo di ricordi, o dal dolore infinito di chi ha perduto un figlio e lo ha immaginato così fortemente, così follemente da renderlo vero per tutti gli anni a venire, fino ad oggi, fino a qui. La lapide di pietra è tutto quello che rimane, più solida delle mie mani di trentenne, che guardo stupefatto come si guarda attraverso un vetro il mondo sorridente che non sa nulla di te. Osservo senza parole quel volto mai cresciuto e poi, camminando verso casa, spio il mio nei finestrini di un’auto, e piano piano, finalmente, svaporo.

Spedito da b.georg, 23 Aprile alle 15:44 - permalink

Da piccoli, quando moriva una Barbie perchè incidentalmente si trovava a essere Maria Antonietta e per onestà storica a un certo punto doveva essere decapitata, al massimo si organizzava un veloce funerale e poi si iniziava un gioco diverso; la Barbie Maria Antonietta morta dopo un po’ tornava in vita per fare la commessa della profumeria.
Invece, quando cresci, in genere la gente che muore perchè incidentalmente aveva un infarto non torna dai verdi pascoli del paradiso per fare l’elettrauto, tipo.
Ecco, da questo punto di vista, e solo da questo, era meglio morire, da piccoli.

Spedito da chiaraaa, 23 Aprile alle 15:43 - permalink

La caverna era buia, l’acqua grondava sulle pareti.
Si preparavano ad affrontare un periodo difficile raccogliendo scorte di cibo nei magazzini e allestendo le incubatrici per coloro che sarebbero nati. Un brulichio di piedi marciava all’unisono.
I capi urlavano le direttive e ogni operaio eseguiva minuziosamente gli ordini impartiti. Nonostante la folla, tutti si muovevano senza caos, in un preciso ordine, senza alcuno spreco di energia. Lo sapevano, il lavoro era tanto e bisognava far presto.
Un rumore sordo li paralizzò e un fascio di luce accecante penetrò nell’antro provocando un fuggi fuggi generale.
I capi diedero l’allarme per l’invasione ed ognuno cercò riparo dove poteva. Una cascata di acqua verdastra si riversò nella caverna inondandola. I vapori che si levarono erano soffocanti, costringendo tutti a coprirsi la bocca ed ad allontanarsi verso cunicoli ristretti.
Il fascio di luce si assottigliò rapidamente e tornò il buio. L’aria era sempre più densa, alcuni iniziarono a contorcersi in preda a convulsioni, i più deboli e gli anziani rapidamente morirono.
Due di loro si diressero verso un cunicolo stretto e dritto che sembrava portare in alto. Risalirono seguendo la luce fino alla superficie, dove l’aria era tornata respirabile. Tossendo, cercarono una nuova discesa, per proteggersi in un’altra caverna, ma un’enorme ombra a forma di suola calò rapidamente verso di loro. Agonizzante, un bacherozzo disse all’altro: “Ma non era meglio morire da piccoli?”

Spedito da valerosa, 23 Aprile alle 15:43 - permalink

Ma chi me l’ha fatto fare? Sì, bello quando eravamo fidanzati. Ridevamo, viaggiavamo, facevamo l’amore, senza orologi e senza problemi. Io ti raccontavo la mia infanzia, della mia mamma che si inventava di tutto per dar da mangiare alla sua piccolina, sfiorando le umiliazioni più indicibili. Tu mi facevi entrare nella tua favola reale, mi parlavi di castelli e feste e vestiti belli. E io, che non volevo fare la fine della mia mamma, quel giorno non esitai un attimo: “Sì”.
Poi tutto è cambiato: tu sempre assente, e io prigioniera di una forma per cui non sono nata. Se il matrimonio è la tomba dell’amore, sposare un nobile egocentrico è il sarcofago della libertà. E tutto questo, alla fine, perché? Per un cognome e una rispettabilità.
No, Adelmo, non ce la faccio più. Io me ne vado. Piuttosto torno sulla strada. Mi spiace ammetterlo, ma era meglio morire da Piccoli.

Non più tua,
Angela Piccoli in Ciambelloni Barbanti d’Aquino.

Spedito da marquant, 23 Aprile alle 15:41 - permalink

io morirò comunque da piccola anche quando morirò da grande

Spedito da manu, 23 Aprile alle 15:39 - permalink

Era meglio morire da piccoli?

Premettendo che la ringrazio per avermi offerto l’occasione di parlare di un tema a me assai caro e che ho sviscerato a lungo negli ultimi lustri sia nelle mie ricerche ufficiali documentate da vaste e note pubblicazioni accademiche e testimoniati nei miei carteggi privati nonché nelle fitte corrispondenze intrattenute con esimi interlocutori delle più note Università e dei più affermati Centri Studi sia specializzati nella nostra materia che quelli ad essi affiliati per prossimità e analogia di interessi di tutti e cinque i continenti,
approfitto della propizia circostanza per estendere la mai gratitudine a quanti hanno confidato nelle mie capacità e nella mia indefessa perseveranza che ha sfidato negli anni ogni sorta di ostacolo all’unico scopo di perseguire risultati sempre di maggior livello nella nostra tanto amata materia cui non solo ho dedicato forze tempo e coraggio smisurato nello sfidare i pareri contrari di troppa polverosa accademia,
ma non posso qui tacere degli sforzi congiunti di tutti i collaboratori che si sono via via avvicendati nel corso dello sviluppo di questa magna opus che ha coinvolto team di indubbio valore e generosa abnegazione nel collaborare inter pares e spesso a titolo puramente gratuito date le scarsità di fondi a noi destinati,
per inciso occorre ricordare quanto ostracismo nei nostri confronti venne mostrato fin dagli inizi non solo dal clima di scetticismo che ha circondato l’iniziativa ma soprattutto dal silenzio che fino a oggi non ci aveva mai permesso di parlarne in pubblico e quindi…
…come, come dice?

Era meglio morissi da piccoloooo????

Spedito da tt, 23 Aprile alle 15:31 - permalink

“L’infanzia è l’età più bella…” “Beati loro: che se la godano, questi bambini, finché possono!” “Si è giovani una volta sola.” “Cosa c’è di più bello dell’adolescenza, quando hai tutta la vita davanti?”
Tutte puttanate.
Pronunciate da chi ha una cattiva memoria, da chi proietta sugli altri l’ombra delle proprie frustrazioni attuali, da chi crede di vivere e invece replica stancamente lo stesso copione anno dopo anno, stagione dopo stagione, mezzastagione dopo… no, quelle non ci sono più, già.
Puttanate enunciate da chi non ricorda le piccole grandi angosce dell’infante che teme d’essere abbandonato o che si sente trascurato. Le stizze del bambino che si crede ingiustamente limitato da regole incomprensibili. I sensi di vuoto di quando più che la vita davanti, si sentiva il baratro intorno. E i tabù, e l’ignoranza, e i pregiudizi da essa derivati. E il peso delle aspettative altrui: cosa farai da grande? Cazzo, lasciami vivere qui e ora.
Vivere qui e ora. Questo poi, volendo, lo si impara. E in tal caso, ciascun istante attraversato consapevolmente varrà più di qualsiasi batuffolo di peli. E sarà valsa la pena di bruciarseli. Vivendo. Senza interrompersi, senza stagnare. Vivendo e gustando. Senza smettere di affinare la capacità di cogliere tutto ciò che può pervenire ai cinque sensi. E magari scoprire che sono sei o sette, in realtà. Vista gusto tatto udito olfatto anima e amore. Oppure otto, se ci aggiungiamo quel piccolino che qualcuno avrebbe voluto far morire dentro di noi.

Spedito da Zu, 23 Aprile alle 15:30 - permalink

Da piccolissimi.
Diventare vecchissimi, sempre più vecchi, sempre più piccoli.
Veder correre in giro per le strade gruppetti di duecentenni che si rincorrono come topini e salutare sui pali della luce le file dei quattrocentenni che si trovano lì tutti i pomeriggi a chiaccherare con le loro vocine inaudibili. E morire da piccoli, piccolissimi, come un granello di polline che il vento si porta via.

Spedito da Sphera, 23 Aprile alle 15:30 - permalink

Ieri al telefono un’amica che non dice mai banalità mi ha stupito uscendosene con un “era meglio morire da piccoli…”. Prima ho rabbrividito e poi ho capito. “Mia cara, hai ragione, e non solo riguardo all’amore. E’ per questo che abbiamo deciso di non crescere. Mai.”

Spedito da leda, 23 Aprile alle 15:30 - permalink

Era meglio morire da “Piccoli”, falciato dai colpi del mitra che ha spazzato il banco dei pesci, sparpagliando ghiaccio in schegge sul pavimento di marmo lucido, sfondando l’acquario delle aragoste, colpito dal proiettile che ha mandato in mille pezzi il grande specchio della sala, facendo crollare in frantumi i cento volti e gli sguardi stupiti e atterriti degli astanti, sorpresi dalla morte con la forchetta in mano, la bocca aperta e il petto d’anatra così meravigliosamente rosato. Era meglio avere la testa spaccata come i frutti sui vassoi d’argento, fare la fine del cameriere che si accascia di sghembo, con una palla nel centro del petto, coricandosi sul tavolo, aggrappandosi alla tovaglia, tra gli urli delle signore imbrattate, nel frastuono della morte automatica, sparpagliata a pioggia sui cristalli, gli abiti scuri impeccabili, i vini pregiati, le parole sussurrate dagli amanti clandestini nel tavolo in penombra.
E invece no, mi sono salvato da “Piccoli” quella volta. Ma era meglio lasciare le penne in quella carneficina, nella poltiglia di ortaggi ben cotti, sangue e paura. Molto meglio che affondare lentamente in queste acque gelate e sporche, con le luci che sfuggono via sopra la testa e il fiato che manca e l’incombente istinto di respirare la prima boccata di mare del porto. Trascinato giù da questi piedi di cemento.

Spedito da gio.x, 23 Aprile alle 15:28 - permalink

Era qui l’appuntamento vero? Dove diavolo saranno finiti? Io me ne vado. Meglio aspettare ancora un po’, forse hanno avuto un contrattempo. Morire di freddo qui per loro, ho pure la macchina in zona disco orario. Da quando hai smesso di fumare, ti innervosisci anche per i più piccoli dettagli. Piccoli? Ti pare che 70 euro di multa siano piccoli dettagli?

Spedito da Principe, 23 Aprile alle 15:26 - permalink

Le domande sono sempre belle, e trovare risposte all’altezza è sempre un gran casino. Dev’essere questa la ragione per cui aggiro spesso l’ostacolo: a domanda non rispondo, ma rilancio, temporeggio, mi avvito in una spirale di rimandi. Da piccoli… ma quanto piccoli? E qual è l’alternativa? Morire ora? Domani? Tra 50 anni? E il come, sarà importante? E il dove? No, il dove no… Morire avendo coscienza di morire? O d’improvviso? Da piccolo me ne sarei accorto? E sono sicuro, in fondo, di essere vivo? No, devo ancora rifletterci su…

Spedito da Boris, 23 Aprile alle 15:21 - permalink

a chi è venuta in mente una simile idiozia….
ma sicuramente no…
è bello vivere…
una lunga vita …ricca di esperienze…
con gli alti e bassi….
conoscere il mondo…

disse la farfalla e all’imbrunire morì nel suo giardinetto

Spedito da giarina, 23 Aprile alle 15:20 - permalink

Morii nel ‘97, una Domenica pomeriggio in Parco della Vittoria, un bel posto. L’ultima parola che mi ricordo e’ BANCAROTTA, mi ha ucciso mio padre. la damigiana del Monopoli

Spedito da jorma, 23 Aprile alle 15:17 - permalink

la strana sensazione che ho - guardando me stessa in soggettiva mentre digito questo post - e che per scaramanzia non dovrei neanche pensarci alla Domanda: respirare da 30 anni nel mondo a 158 centimetri d’altezza non mi dà la certezza assoluta che quel “piccoli” si riferisca all’età e non all’altitudine.

Spedito da Auro, 23 Aprile alle 15:16 - permalink

L’operazione fu un fallimento: il nano voleva a tutti i costi aumentare la propria statura al di sopra dei limiti mai raggiunti per via chirurgica, incurante delle avvertenze del primario.
Nella sala operatoria quasi deserta, sulle note di una canzone fischiettata sovrappensiero dall’infermiera addetta alla pulizia degli strumenti, un cadavere di quasi due metri d’altezza raffreddava sorridendo su un algido lettino d’acciaio inossidabile.

Spedito da rillo, 23 Aprile alle 15:15 - permalink

Era di aprile la giornata di sole, tepore insinuato tra te e la camicia le cui asole, una ad una rimanevano libere e vuote. Se non ci fosse stato il desiderio di scrivere il post, questo per l’ appunto, sarei scivolata volentieri sotto la scrivania, complice il silenzio, un sonnellino avrei corteggiato. Ma il titolo pungolava la mente e vaghissimi ricordi. Stentavano le parole a formularsi in frasi corrette e interessanti. Nulla.Era meglio morire da piccoli? Anche i tempi, di questo post, son scorretti e due pugnetti davanti ad una bocca spalancata dentro la culla di vetro dicono «no!no no.adesso ci sono e rimango, ramengo ai dottori che scuotono la testa.ramengo» . Vedi, ancora ci sono.

Spedito da blulu, 23 Aprile alle 15:12 - permalink

rimembrando una canzoncina di quando ero piccolo (e soprattutto meno flippato di ora)…
E’ meglio morie da piccoli,
con i peli del culo a batuffoli,
che morire da vecchi soldati,
con i peli del culo bruciati…

Spedito da gaspare, 23 Aprile alle 15:12 - permalink

Era meglio morire da piccoli, quando ci si impiastricciava con il gelato al cioccolato e si era felici. Quando bastavano i palloncini colorati che andavano verso il cielo per colmare la nostra voglia di infinito. Quando non ci veniva l’angoscia di cambiare vita ogni anno, bastavano le vacanze al mare con la paletta e con il secchiello, e il castello di sabbia era l’unico che riuscivamo a costruire. Niente castelli in aria, quelli che ci hanno rovinato con gli anni a venire.
Era meglio finirla lì, quel giorno, in prima elementare quando quella con le treccine e il fiocco rosso ci ha giurato amore eterno, e non aveva ancora imparato a mentire come la donna che lei stessa diventerà. O quando, dopo pochi pomeriggi, condividevamo il pane con la nutella senza pensare a nient’altro che a quell’istante. E nella nostra vita non esistevano ancora uffici, affitti da pagare, negozi da svuotare per colmare dei vuoti, relazioni complicate da gestire, amici con i quali litigare e, soprattutto, quest’assurda necessità di scrivere per spiegare agli altri qualcosa di noi.

Spedito da Laura, 23 Aprile alle 15:10 - permalink

Porca miseria! E’ appena uscito il nuovo argomento del blogrodeo di oggi. Mi sembra di essere tornato al liceo, quando il prof. di latino e il suo riporto passavano candenzati tra i banchi consegnando le odiose fotocopie con la versione da tradurre con i minuti contati. Già mi si scioglie l’intestino. Che faccio? Vado in bagno o mi rilasso qui tra le mura domestiche? Ecco il titolo: era meglio morire da piccoli?… Oddìooddìo! Mi cago sotto, come quando vado a cercare un libro in biblioteca e sto per perdere il treno: che agitazione. Ma perché esistono le competizioni? Perché bisogna sempre confrontarsi con gli altri, anche se non ce n’è il bisogno? Beh, io un bisogno ce l’avrei, e anche bello grosso. Indecisione. Forse sì: forse era meglio morire da piccoli, almeno mi sarei risparmiato tutta l’ansia di questi pochi minuti.

Spedito da al3sim, 23 Aprile alle 15:09 - permalink

Stai lì, in piedi vicino al lavandino. Tua figlia è vicina a te, inginocchiata sulla sedia per mettere comodamente le mani dentro il lavandino. State cercando di far galleggiare la nave dei Bassotti, e non ci riuscite. La guardi in faccia, lei ti restituisce lo sguardo.
Poi, per un caso, entrambi volgete la faccia verso il grande specchio. Lei ride, e ti sorride.
Era meglio morire da piccoli? Ma vaffanculo, no.

Spedito da Squonk, 23 Aprile alle 15:05 - permalink
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