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Dal Tavolo della pace a Pax Christi l'idea di aggiornare
la manifestazione di Gorizia. Prudenza anche dai Cobas
"In piazza il Primo Maggio"
il sindacato però non ci sta

di GIOVANNA CASADIO

Manifestazione pacifista
 
ROMA - Non è subalternità ai terroristi. Scendere in piazza il Primo maggio a manifestare per la pace si può. Anzi, si deve. La Tavola della pace - rete di associazioni e organizzazioni pacifiste - fa pressing su Cgil-Cisl e Uil. Ma per i leader sindacali Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti la festa dei diritti dei lavoratori non va snaturata. Un replay delle polemiche per le celebrazioni del 25 aprile aggravato dal ricatto dei terroristi? Quest'anno la manifestazione politica con i tre segretari si terrà a Gorizia, luogo-simbolo dell'allargamento dell'Europa e la piattaforma recita: "Per l'allargamento dei diritti, la pace, lo sviluppo e la giustizia sociale".

Insiste Pax Christi: "Siamo disponibili a ritornare nelle piazze per esprimere il dissenso sulla guerra e sull'occupazione straniera dell'Iraq se questo può essere sufficiente a salvare la vita dei nostri connazionali". Toni Dell'Olio, segretario dell'associazione indica il Primo maggio come "data ideale in cui i lavoratori che già manifestano per i propri diritti in questa Repubblica fondata sul lavoro possano allargare la piattaforma e inserire la contrarietà alla guerra e all'occupazione dell'Iraq e a ogni forma di violenza". Senza alcun dubbio, se c'è un "partito della trattativa" - è l'opinione dell'associazione cattolica - noi ci iscriviamo.

Toni più prudenti ma uguale obiettivo per Flavio Lotti coordinatore della "Tavola" che ha organizzato finora le imponenti manifestazioni per la pace: fare "tutto il possibile" per "salvare tre vite umane". Una situazione delicata - chiosa Lotti - che sarà oggi al centro del dibattito del direttivo della "Tavola", di cui fanno parte anche Cgil e Cisl. "Per noi la persona e la promozione della vita sono al centro di ogni scelta, al di là della giusta condanna per il ricatto sugli ostaggi". Ribadisce Lotti: "No al ricatto, però la società civile non può tirarsi indietro" e deve continuare a manifestare per la pace e il ritiro immediato del contingente italiano dall'Iraq. Il Primo maggio, tra cinque giorni, è l'occasione giusta.
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"Scenderei anch'io volentieri in piazza, ma sono a mia volta un ostaggio", è la polemica dichiarazione del prete no-global don Vitaliano della Sala su cui pende una sospensione "a divinis".

Che le manifestazioni del Primo maggio possano essere inondate di bandiere arcobaleno per la pace è per la sinistra di Verdi, Pdci, Lista Di Pietro-Occhetto e Rifondazione un fatto pressoché scontato, che non significa però stabilire nessi con le richieste dei terroristi. "Gli ostaggi vanno liberati senza se e senza ma, ma noi abbiamo manifestato e continueremo a farlo per il ritiro delle truppe" sostengono Alfonso Pecoraro Scanio e Paolo Cento.

I Disobbedienti di Roma però si mobilitano aderendo alla manifestazione per la libertà degli ostaggi lanciata dal sindaco di Sammichele di Bari, il paese di Umberto Cupertino. Nicola Madaro ha rivolto anche un appello all'Anci.

"Di certo c'è un nesso profondo tra i diritti dei lavoratori e la pace, ma il "titolo", il carattere del Primo maggio non si modifica". E' l'altolà di Titti Di Salvo, della segreteria della Cgil. "Le bandiere della pace saranno certo tantissime perché il rifiuto della guerra strumento di aggressione, il rapporto tra pace e diritti sono inscindibili". No però a "snaturare" la grande manifestazione unitaria dei sindacati. Sarebbe una sciocchezza.

Sorpresa è espressa da Piero Bernocchi dei Cobas che parla di "richiesta paradossale" dei rapitori. A loro ricorda che anche in occasione del 25 aprile ci sono state manifestazioni contro la guerra e il 20 marzo un grande corteo.

(27 aprile 2004)

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