La cattedrale di

S. Panfilo a Sulmona

Progetto “Conoscere l’Abruzzo” arch. Francesco Lucantoni

   

La storia della cattedrale di S. Panfilo si intreccia intimamente con quella della vicina cattedrale di S. Pelino a Corfinio, antica sede della diocesi valvense, un tempo distinta da quella sulmonese. L’unificazione delle due circoscrizioni, avvenuta sotto il pontificato di Gregorio Magno (590-604), diede vita ad una nuova diocesi, risultante dalla fusione e non già dalla soppressione di una delle due cattedre. Tale situazione comportò il mantenimento dei due capitoli distinti, e le due chiese, di S. Pelino e di S. Panfilo, conservarono intatta così la loro cattedralità. Dalla compresenza delle due sedi nacquero nei secoli continui confronti, che spesso degenerarono anche in aperta rivalità, come avvenne ad esempio nel 1229, quando i sulmonesi devastarono e incendiarono la cattedrale di Valva.

Secondo la leggenda la basilica di S. Panfilo fu edificata fuori della cinta muraria della città, in una  zona prospiciente la porta che in seguito venne chiamata Porta S. Panfilo. Del primitivo edificio, che precede alla totale ricostruzione operata per volere del vescovo Trasmondo nel 1075, non si hanno precise notizie.

Sotto la data del 1075, il Chronicon casauriense annota che Trasmondo pose mano alla simultanea ricostruzione delle due cattedrali di S. Panfilo a Sulmona e di S. Pelino a Corfinio. Questa data segna l’inizio di un particolare momento della storia dell’architettura religiosa abruzzese, in cui ha inizio un periodo che registra episodi importantissimi quali appunto le riedificazioni delle cattedrali di Corfinio, Sulmona nonché della chiesa abbaziale di S. Liberatore a Maiella (1080).

Al centro degli avvenimenti nella valle Peligna si erge in questo periodo la figura del vescovo Trasmondo che proveniva dalla vicina abbazia di S. Clemente a Casauria, come tanti vescovi di Valva, ed era, nel contempo, vescovo ed abate. La sua posizione era eminente tra i discepoli dell’abate Desiderio di Montecassino.

Pianta della cattedrale di S. Panfilo 

Tra il 1075 e il 1092 sorge a Corfinio il mausoleo di S. Alessandro e a Sulmona si iniziano i lavori della cripta che, per le dimensioni e la certa datazione, è senza dubbio la più interessante tra quelle abruzzesi. Essa è anche la parte più antica della costruzione ed è quella che ha subito meno alterazioni nel tempo; altrettanto non può dirsi delle restanti strutture della basilica, come le mura perimetrali e l’interno che furono soggetti a vari rifacimenti a causa dei frequenti terremoti.

Pianta della cripta

Veduta della cripta

La cripta di S. Panfilo si sviluppa su tutta l’area presbiteriale che comprende le tre navate e le tre absidi, è marcata in senso longitudinale da sei file di colonne che dividono tutta la zona in sette navatelle irregolari. La copertura è a volte a crociera su archeggiature a tutto sesto poggianti, in alcuni casi, su cornici benedettine a mensola, testimonianza diretta dell’influenza classicista proveniente dal vicino ambiente corfiniese.

Di estremo interesse si rivelano i capitelli delle colonne che certamente appartengono ad un’altra costruzione più antica, che non è escluso possa identificarsi con la primitiva chiesa di S. Panfilo.

Dettaglio di un capitello della cripta

Sulla cripta si innalza in perfetta coincidenza l’area presbiteriale della chiesa che ripete lo schema basilicale comune anche a S. Liberatore. Si tratta di una tipologia che avrà grande fortuna in Abruzzo, ma che si differenzia nettamente dalla cattedrale di S. Pelino, la quale sembra essere maggiormente legata a schemi di derivazione toscana per via della sporgenza del transetto absidato.

Il rivestimento della parte inferiore delle absidi fu eseguito contemporaneamente ai lavori della cripta, come attestato dall’uniformità della messa in opera della muratura e dalla perfetta armonia dell’insieme giocato sulla presenza dell’elegante motivo delle arcatelle cieche di chiara derivazione lombarda. L’alzato delle absidi si presenta meno compatto e con evidenti segni di successivi rimaneggiamenti. Nella parte centrale si apre una grande monofora a sesto acuto, mentre nelle absidi minori trovano posto le finestre quadrangolari con smusso ad arco ribassato, aperte in epoca più recente (XVIII secolo).

Prospetto posteriore

Il rivestimento della parte superiore del prospetto posteriore della chiesa non avvenne contemporaneamente alla fascia basamentale. I due livelli infatti sono indicati da una rientranza della muratura e una cornice divisoria, poggiante su una teoria di archetti ciechi. Cornice e archetti pensili coronano ancora la zona di coronamento che mal si lega oggi con la sovrastante muratura ad opera mista realizzata nel Settecento.

A differenza della cattedrale di S. Pelino, quella di S. Panfilo soffrì maggiormente le ingiurie del tempo e degli uomini, sicché molto poco resta della costruzione del periodo romanico all’infuori della cripta e di parte del rivestimento delle absidi.

Le mura perimetrali, anche se molto verosimilmente ricalcano la pianta voluta dal vescovo Trasmondo, sono frutto infatti del rifacimento seguito al terremoto del 1706. Resta tuttavia un prezioso residuo della più antica fase costruttiva della chiesa: il portale laterale situato nel muro del lato sinistro, un tempo comunicante con il palazzo vescovile. Siamo di fronte al classico portale di tipo campano dotato di sistema trilitico con arco di scarico, che si differenzia da quello di S. Liberatore alla Maiella per la totale mancanza di decorazione.

Portale laterale

Alla morte del vescovo Trasmondo (1080), forse era stata compiuta solo la cripta della cattedrale con il relativo rivestimento esterno. Il merito di aver condotto a termine i lavori spetta al vescovo Gualterio (1104-1128). Nel 1119 la cattedrale era già stata eretta nelle sue strutture essenziali e nella copertura, pur mancando ancora le rifiniture che furono concluse nell’arco del secolo XI.

Nel 1229 la chiesa sulmonese dovette subire un grave incendio che distrusse buona parte delle strutture dell’edificio. I lavori di restauro ebbero inizio nel 1238 ad opera del canonico Adenulfo ma, per via della fedeltà alla dinastia sveva, la città di Sulmona e la sua cattedrale subirono ancora oltraggi e devastazioni, che si conclusero nel disastroso incendio del 1254 a cui si deve la distruzione di buona parte dell’Archivio capitolare.

Prospetto principale

Un nuovo capitolo nella storia della cattedrale di S. Panfilo si apre all’inizio dell’ultimo decennio del secolo XIV, quando si rese necessaria la ricostruzione della facciata, eseguita dal mastro Nicola Salvitti che aveva già operato in ambito sulmonese. Di quell’intervento sono attualmente rimaste la parte bassa della prospetto principale, la cornice mediana fatta di foglie ripiegate nonché il portale a sesto acuto strombato, ornato da edicole poggiate su colonne, alla base delle quali vi sono due leoni stilofori. In esso il Salvitti opera attraverso un’essenzialità rigorosa che si fa manifesta negli elementi della strombatura, articolati secondo un magistrale gioco di luci ed ombre.

Alla fine del XV secolo il prospetto della chiesa subì un’alterazione in senso longitudinale per la costruzione della cappella di S. Rocco. I lavori iniziarono nel 1495 e furono condotti a termine nel 1501. In questa parte aggiunta è ancora presente la porta quattrocentesca la cui tipologia si ravvisa in altri edifici abruzzesi come il S. Domenico a Tocco Casauria e la chiesa di S. Maria delle Grazie ad Alanno.

Deposito di S. Panfilo 

Tra i primi del Cinquecento e il disastroso terremoto del 1706 si registra l’erezione del nuovo deposito di S. Panfilo nel 1662. La nuova cappella del Santo fu eretta in seguito all’adempimento di un voto da parte dei sulmonesi “A PESTE MIRE SERVATIS A.D. MDCLVI”. Durante tali lavori furono costruite le nuove gradinate dall’andamento sinuoso e fu aperto il grande vano centrale che permettesse la completa visione della nuova opera.

L’altro intervento che merita di essere ricordato è la realizzazione delle volte della navata centrale, costruite già nel 1586 e, nel 1704, decorate con stucchi  ad opera dei maestri Ignazio D’Arcangelo e Pietro Caldirario.

Veduta interna della chiesa

Nel 1807 si svolsero poi i lavori di stuccatura della cripta per i quali si rese necessaria la scalpellatura dei capitelli e dei fusti per consentire una migliore adesione degli stucchi. Solo dopo un secolo l’ambiente riacquistò il suo primitivo aspetto.

In occasione del terribile sisma del 1706 le volte e la copertura della chiesa crollarono e le absidi e la facciata restarono seriamente danneggiate tanto da rendere immediatamente necessario un intervento di restauro. I lavori iniziarono nel 1707 con la sostituzione del rosone del Salvitti mediante una finestra rettangolare e la parte superiore della facciata fu conclusa con coronamento orizzontale e cornice a guscio. All’interno i lavori si snodarono durante l’intero arco del XVIII secolo, per concludersi, alla fine della seconda metà del XIX, con la costruzione della Cappella del SS. Sacramento, addossata al muro di sinistra della chiesa. Un discorso a parte merita poi la cupola della chiesa, celata esternamente da un tiburio poligonale, elemento sicuramente estraneo all’edificio, che va considerato come un’aggiunta settecentesca.

L’ultimo intervento artistico degno di rilievo si ebbe nel 1905 ad opera del pittore Amedeo Tedeschi che dipinse nelle volte della chiesa i principali episodi della vita di S. Panfilo e, ai lati della cupola, quelli della vita di S. Pietro Celestino. Lo stesso Tedeschi decorò qualche anno più tardi anche la Cappella del SS. Sacramento.

 

Bibliografia:

- Gavini I.C., Storia dell’Architettura in Abruzzo, II voll., Milano-Roma s.d., Pescara 19802;

- Moretti M., Architettura Medievale in Abruzzo, Roma 1971;

- AA.VV., La Cattedrale di S. Panfilo a Sulmona, Milano 1980;

- Favole P., Abruzzo e Molise, Vol. XI di Italia Romanica, Milano 1990;

- Bartolini Salimbeni L., Delle tipologie religiose nell’architettura abruzzese fra XI e XIX secolo, in «Abruzzo» Rivista dell’Istituto di Studi Abruzzesi, a. XXXVI (1998).

- Id., L’architettura religiosa nel Medioevo abruzzese: lineamenti storico-tipologici, in L’Abruzzo nel Medioevo, ed. EDIARS, Pescara 2004.