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Letture correnti e recenti
Jacques Derrida, Stati canaglia, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003; e per riprendermi un po' di Camilleri (si', solo ora: prima non ho avuto voglia); Benny Morris, Vittime, Rizzoli, Milano 2001; Abraham B. Yehoshua, L'amante, Einaudi, Torino 1995; Art Spiegelman, Maus, Einaudi, Torino 2000 (-esima rilettura); Amos Oz, Contro il fanatismo, Feltrinelli, Milano 2004: Edward W. Said, La questione palestinese, Gamberetti, Roma 2001.
Non voglio leggere
La forza della ragione di Oriana Fallaci (e Lia spiega benissimo perche')
Ho visto
Master and Commander, di Peter Weir; Alla ricerca di Nemo, di Andrew Stanton; Le invasioni barbariche, di Denys Arcand; La Giuria, di Gary Fleder; Abbasso l'amore, di Peyton Reed; La ragazza con l'orecchino di perla, di Peter Webber; Scary Movie 3 (!), di David Zucker; Big Fish, di Tim Burton; Coffee and Cigarettes, di Jim Jarmusch; Terra di confine, di Kevin Costner; Gothika, di Mathieu Kassovitz; School of Rock, di Richard Linklater; The Company, di Robert Altman; Dopo mezzanotte, di Davide Ferrario; Kill Bill: Vol. 2, di Quentin Tarantino.
Non voglio vedere
La passione di Cristo, di Mel Gibson; e in un empito ecumenico Luther, di Eric Till; ovviamente Troy, di Wolfgang Petersen.
Sto ascoltando
Adesso, per esempio: Mozart, Le nozze di Figaro, nell'edizione diretta da Muti con i Wiener Philarmoniker.

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(ma e' sempre piu' infastidito)

31.03.2004

D-o non e' con loro

Ero quasi certo di ricordare bene, ma per sicurezza sono andato a controllare. Secondo il Sefer haMitzvot di Maimonide, uno dei 613 precetti che l'ebreo osservante ha il dovere di rispettare e' precisamente che non si puo' mettere a morte un assassino senza prima sottoporlo a un pubblico processo. Nell'elenco di Maimonide e' il numero 292 dei precetti negativi; la fonte del divieto e' Numeri, 35:12.
Un'opinione del tutto diversa sulle giustificazioni religiose di Israele in questo articolo di David Rosen pubblicato a marzo 2003 su Jewish Law. Rosen ne capisce certamente mille volte piu' di me, ma i suoi contorsionismi logici e verbali non mi hanno convinto nemmeno un po'.

scritto da The Rat alle ore 20:01 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

30.03.2004

Tre segnalazioni da Haaretz

1. Moshe Ahrens, ex-ministro della difesa in un precedente governo Sharon, spara a palle incatenate sull'accordo di pace tra Israele ed Egitto di venticinque anni fa. Per certi personaggi della destra israeliana evidentemente la sola idea di una pace negoziata e' intollerabile.
2. Aluf Benn recensisce l'ultimo libro di Itamar Rabinovich, dedicato allo studio delle trattative tra Arabi e Israeliani dal 1948 al 2003 (Waging Peace: Israel & the Arabs, 1948-2003, Princeton University Press 2004). Credo che il libro sia interessante, anche perche' leggere la storia delle relazioni arabo-israeliane attraverso i tentativi di accordo implica un significativo rovesciamento di prospettiva. Rabinovich esprime perplessita' sia sull'accordo di Ginevra che sulla possibilita' di un accordo di pace definitivo, cosi' come di qualunque cosa che vada al di la' di una sorta di non belligeranza; c'e' da sperare che abbia torto, ma certo le sue argomentazioni vanno esaminate bene.
3. Qualche estratto di un articolo di Yoel Marcus:

In a normal country, the first thing one would expect a prime minister to do is voluntarily step down if he were accused of taking bribes and was being grilled by the police. (...)
Above all, there loomed a sense that Sharon's performance would be affected by the brewing investigation against him and his sons. A prime minister fighting for his political life was liable to make rash decisions, becoming a burden and a danger to the state. (...)
A civilized country cannot be run by a leader living under the dark cloud of criminal allegations like bribery and breach of trust. But in the nightmare existence we live, it is happening. Stalling is no longer an option. If an indictment is brought against him, Sharon will be forced to resign, in keeping with the Deri precedent.

Che ci sia lo zampino dei giudici di Milano anche qui?

scritto da The Rat alle ore 22:31 trackback (0) commenta    leggi commenti (3)

30.03.2004

Ehud Olmert alla BBC

Riprendo qui la segnalazione che Marco Schwarz ha fatto nei commenti di questo blog: Ehud Olmert, vice primo ministro del governo Sharon, e' intervistato da Tim Sebastian per HardTalk, sulla BBC (qui lo streaming video).
Mi limito a due osservazioni.
1. Olmert dice: "Hamas was recognised by the European Union as a world terrorist organisation... Who can say that killing a leader of a recognised terrorist organisation is an unlawful attack?". Il punto e' proprio (e banalmente) questo: questo tipo di uccisioni e' illegale, perche' non e' preceduto da un regolare processo, con una regolare condanna. A meno che non si voglia sostenere che quella di Israele e' un'azione di guerra contro un nemico riconosciuto: nel qual caso l'attacco a un dirigente nemico e' perfettamente giustificato. Ma se di guerra si tratta, la guerra e' una condizione simmetrica, quindi sono legittimi anche gli attacchi palestinesi contro Israele -- e non credo che Israele abbia intenzione o interesse ad ammetterlo.
2. Tim Sebastian ha tenuto sulla graticola Olmert per venti minuti abbondanti, senza mollarlo mai, con domande precise, circostanziate e per niente gentili, senza mai lasciarlo libero di parlare senza contradditorio. Non riesco a immaginare un giornalista cosi' su una TV italiana. E badate, non pretendo neppure che se la pigli con Berlusconi: ma questi sono troppo servili perfino per intervistare seriamente Fassino o Rutelli...

scritto da The Rat alle ore 18:22 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

30.03.2004

Segnalazione

E' uscito il numero 12 di Bitterlemons, dedicato all'uccisione dello sceicco Yassin e al suo significato nel conflitto in corso. Non l'ho ancora letto, ma anche solo dai titoli pare offrire una visione significativamente diversa dalla vulgata.

scritto da The Rat alle ore 13:07 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

29.03.2004

La pace, l'Iraq, le truppe italiane e l'Ulivo

Avevo promesso qualche giorno fa che avrei approfindito il tema della manifestazione per la pace del 20 e degli scontri tra DS e disobbedienti.
A volte essere in ritardo aiuta, perche' quello che volevo dire io l'ha detto -- ovviamente molto meglio di me -- Romano Prodi nella sua lettera di ieri al Corriere. Mi sento percio' assolto se evito di tornare sulla questione.

scritto da The Rat alle ore 20:22 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

29.03.2004

In Israele nessuno piange per Yassin

Come promesso, torno sulla questione dell'assassinio di Ahmed Yassin. E' tardi per fare dei commenti miei, ma credo che valga la pena di capire come ha reagito la societa' israeliana.
Un sondaggio di Maariv indica che oltre il 60% degli israeliani ha approvato l'uccisione del leader di Hamas. E' una percentuale assai alta, che non si spiega soltanto con l'influenza della destra piu' o meno estrema. Su questa linea si trovano anche uomini della sinistra, oppositori di Sharon che credono necessaria una soluzione politica e non militare al conflitto. Si esprime cosi' per esempio Danny Yatom, parlamentare laburista ed ex capo del Mossad, su Maariv:

As of this writing, the targeted killings should continue. We should continue pursuing terrorists. They will try to perpetrate attacks whenever they are able. Today, I support the decision to kill Yasin. Despite this, let me reiterate: Diplomatic initiative is the only way to prevent the conflict from attaining new heights of bloodshed and suffering. The initiative begins with the unilateral disengagement from the Gaza Strip and continues with negotiations with the Palestinians with the goal of reaching a peaceful settlement.

[...] Ma colpisce ancora di piu' leggere quello che pensano coloro che si dichiarano contrari all'uccisione di Yassin: anche in questa minoranza praticamente nessuno mette in dubbio che l'azione fosse moralmente giustificata e giuridicamente legittima. Questa e' per esempio la posizione di Haaretz (qui lo speciale online del quotidiano sull'uccisione di Yassin), nel cui primo editoriale dopo l'uccisione di Yassin si legge:

The Yassin assassination was justified, no less so than American assassinations (which have yet to succeed) of Osama bin Laden and his cohorts would be justified. But "justified" does not mean necessary and wise: To say something is "permitted" does not always mean that it is "worthwhile."

E queste sono parole di uno degli opinionisti piu' radicali del giornale, Yoel Marcus:

The honest-to-God truth is that I shed no tears for Ahmed Yassin. The guy had blood on his hands, on his feet, you name it; and his mouth spewed venom like a poisonous snake. But the timing was bad: (a) In a cost-benefit analysis, is his assassination worth the insane revenge attacks that are bound to come? (b) Is it worth exposing ourselves once again to the wrath of the world on the eve of pulling out of Gaza and evacuating the settlements? (c) And if Gaza isn't handed over to the Palestinian Authority, haven't we then sabotaged the unilateral disengagement initiative with our own two hands?

Lo stesso Marcus, in un articolo successivo, giustifica il suo atteggiamento dicendo:

As I've already said, my heart doesn't bleed for Ahmed Yassin, the man directly responsible for the murder of hundreds of Israelis. If he were put on trial, he would have been sentenced to a hundred years behind bars and slapped with a hundred death penalties.

Sarebbe perfino troppo facile obiettare che in uno stato di diritto quel processo avrebbe dovuto celebrarsi comunque, prima di eseguire una condanna. Ma lo stato d'animo di Marcus e' egemone in Israele: non la pensa diversamente neppure Ben Kaspit, ancora su Maariv:

This morning, the IDF sent Yassin to heaven in a whirlwind. Sharon, who declared that we would not leave Gaza with our “tails between our legs” was satisfied. The rest of us should worry.

There is no doubt that Yassin was rightly condemned to die. The argument was over who should carry out the sentence. What would be the balance of benefit versus damage of a move that could push the entire region over the edge, into chaos?

Bisogna arrivare a un articolo di Amira Haas su Haaretz per leggere qualcosa che somiglia a una condanna anche morale dell'assassinio di Yassin: ma anche in questo caso l'attenzione e' piu' sulle conseguenze e sui "danni collaterali" che sul fatto in se'.
Che cosa penso l'ho gia' scritto. E continuo a pensarlo, anche se sono impressionato da come la societa' israeliana nel suo complesso ha reagito -- e se credo che sia troppo facile condannare standocene qui al riparo. Anzi, proprio questa sorta di rassegnazione al peggio che viene perfino dalle parti migliori di Israele e' motivo in piu' per sostenere le ragioni del percorso di pace -- nonostante tutto e perfino nonostante Israele. Ancora con le parole di Yoel Marcus, che pare non vedere la contraddizione tra il suo non versare lacrime sull'assassinio e proclamare che e' stato commesso un errore:

History has shown that assassinating a political leader can stop a peace process, but it can't stop acts of terror sparked by national-religious conflict. Here, one needs to talks about a solution - not about victory.


Lia su Haramlik esprime, per altro in forma assai piu' radicale di me, come e' nella sua visione delle cose, gli stessi dubbi che qualche tempo fa avevo esternato sulla questione dei bambini-kamikaze.

scritto da The Rat alle ore 19:21 trackback (0) commenta    leggi commenti (3)

29.03.2004

Pubblicita' (e di nuovo a me stesso, per di piu'!)

Tra i tizi che parlano di software libero e pubblica amministrazione alle pagg. 42-43 (solo un sommario online) di Affari e Finanza di oggi ci sono anche io.

scritto da The Rat alle ore 14:46 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

29.03.2004

L'appello palestinese

di cui parlavo due giorni fa e' pubblicato su Pace in Palestina e tradotto in italiano da Augusta nel suo Diario da Betlemme.

scritto da The Rat alle ore 13:48 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

29.03.2004

La colonia di Rovegno

Sollecitati da un articolo sull'ultimo speciale di Diario dedicato alla memoria (non online, purtroppo), ieri siamo andati a visitare la colonia estiva di Rovegno, in alta Val Trebbia.

Costruita nel 1934 per ospitare circa cinquecento bambini e ragazzi dalla GIL (per i troppo giovani: Gioventu' Italiana del Littorio), e' un bell'esempio di quell'architettura razionalista che in Italia si tende a disprezzare e ad etichettare come "stile littorio".
Durante la guerra di liberazione, Rovegno fu teatro di una lunga serie di eccidi e di efferatezze; la piu' nota -- e l'ultima nel tempo -- fu l'uccisione di un elevato numero di prigionieri repubblichini (piu' di un centinaio, a quanto pare) da parte dei partigiani. Non fu l'unica e non fu la prima strage avvenuta nella colonia -- e sarebbe bene non dimenticare nemmeno questo: invece sulla porta dell'edificio ormai in rovina campeggia soltanto una targa di bronzo -- incongruamente lucida e ben tenuta in tanto sfacelo -- con gli stemmi della Repubblica Sociale e con la commemorazione dei morti fascisti.

Oggi l'edificio e' in uno stato di colpevole degrado. Vetri sfasciati, muri sbrecciati, arredi divelti, centinaia di brandine con i materassi sventrati e le imbottiture usate per accendere falo', graffiti, immondizia, insomma il risultato di una sistematica devastazione.

Peccato perche' e' un'architettura molto bella e molto significativa (come riconosce perfino la Provincia di Genova, che l'ha inserita tra i "valori paesaggistici" del suo PTC). Tra l'altro, tutto lascia pensare che, nonostante le disavventure della guerra, la colonia sia stata in condizioni accettabili fino a relativamente pochi anni fa. Le distruzioni peggiori sembrano risalire agli anni ottanta -- ed e' disturbante il sospetto che possano essere state determinate o favorite dalla malintesa natura di memoriale fascista del sito.
Queste fotografie a documentazione dei valori architettonici (in particolare della bellissima sala mensa semicircolare) -- e dello scempio.


scritto da The Rat alle ore 10:28 trackback (0) commenta    leggi commenti (2)

27.03.2004

Con la testa lucida, nonostante Israele

Leggo su Repubblica di ieri, ma non trovo online (e non trovo conferma sulle fonti israeliane e palestinesi che posso leggere), di un appello pubblicato sul quotidiano Al Ayam da parte di Hanan Ashrawi, Abed Rabbo, Sari Nusseibeh e altri leader moderati palestinesi. Nell'appello si richiamerebbe alla necessita' di non reagire con altre stragi all'assassinio dello sceicco Yassin. I firmatari chiedono inoltre che l'intifada torni ad essere la rivolta non militarizzata delle origini, sostenendo che il confronto militare offre a Israele soltanto nuovi pretesti per allontanare la pace. Purtroppo mi mancano i dettagli e le conferme, per cui invito chiunque ne sappia di piu' a darmi lumi; pero' mi pare una posizione di immensa saggezza ed equilibrio, la stessa saggezza ed equilibrio che Israele, nel suo complesso, pare aver smarrito del tutto.
Volevo scrivere con un po' di respiro quel che penso sull'assassinio di Yassin; forse pero' e' passato gia' troppo tempo. Merita pero' avere chiaro come ha reagito Israele, attraverso un panorama degli articoli piu' significativi: domani arriva.

scritto da The Rat alle ore 23:46 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

27.03.2004

Misteri degli accessi

Oggi ShinyStat mi gratifica di un centinaio di nuovi visitatori. Per un blog che ne fa piu' o meno cinque o sei al giorno, vuol dire che e' successo qualcosa di buffo: qualcuno mi sa spiegare il mistero (escludo di essere improvvisamente diventato cosi' popolare!)? Che dite, ShinyStat e' cosi' fesso che basta un browser con i cookies disattivati a mandare in tilt il loro sistema di conteggio?

scritto da The Rat alle ore 23:24 trackback (0) commenta    leggi commenti (1)

26.03.2004

Ossi di seppia




Scorci montaliani, sempre a Sori.

scritto da The Rat alle ore 13:25 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

26.03.2004

Paradossi

Qualche settimana fa, a Pian della Regina, proprio sotto il Monviso, faceva bella mostra di se' una bandiera della Marina:

Qualche giorno dopo, praticamente sulla spiaggia di Sori, un bel borgo di pescatori non lontano da Genova, a pochi passi dalle barche, ho trovato questa lapide:

scritto da The Rat alle ore 12:54 trackback (0) commenta    leggi commenti (1)

25.03.2004

Dopo quattordici giorni, ...

... otto citta', sei regioni, cinque relazioni in cui ho magnificato i meriti del free software e del sapere libero, altri due o tre discorsi sparsi manco fossi candidato alla presidenza del mondo -- da stasera la vita torna temporaneamente a ritmi normali. E allora forse posso recuperare un po' di arretrati del blog. Domani pero' -- stasera sono troppo stanco.

scritto da The Rat alle ore 22:25 trackback (0) commenta    leggi commenti (3)

23.03.2004

Nessuna giustificazione

Anche oggi non ho modo ne' tempo di argomentare -- ma almeno questo sento di doverlo dire.
Credo che nessuno incarnasse piu' dello sceicco Yassin tutto quello che aborro. L'incitamento al terrore, la negazione del diritto di Israele ad esistere, il fondamentalismo.
Ma nulla -- assolutamente nulla puo' giustificare questo omicidio. Senza se e senza ma, come va di moda dire adesso.

scritto da The Rat alle ore 00:40 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)

22.03.2004

Un milione per la pace e cento idioti

Alla fine si vedono di piu' i cento idioti. Che mi devono spiegare perche' Zapatero -- che propone il ritiro dei soldati a giugno se l'Iraq non passa sotto controllo ONU -- e' un ganzo e Fassino -- che propone il ritiro dei soldati a giugno se l'Iraq non passa sotto controllo ONU -- e' "un assassino", o come, con fine understatement dice Gino Strada, "un delinquente politico".

Questo post e' soltanto un antipasto: sulla questione voglio tornare, appena ho mezz'ora da dedicare seriamente a scrivere quel che penso. Cioe', occhio e croce, dopo giovedi' -- se sono sopravvissuto...

scritto da The Rat alle ore 00:36 trackback (0) commenta    leggi commenti (1)

17.03.2004

Fuoco incrociato, piuttosto che dialogo


Leggere Bitterlemons e' un'esperienza interessante. Non soltanto perche' ogni settimana affronta in poche pagine un tema significativo del conflitto tra Israele e Palestina, ma perche' lo fa mettendo accanto quattro articoli, due di parte israeliana e due di parte palestinese, che permettono di valutare la distanza degli approcci e delle percezioni. Come dice il sottotitolo della rivista, si tratta di un "Palestinian-Israeli crossfire", non ancora di un vero e proprio dialogo. Ma questo scambio e' alimentato da una tenace volonta' di comprendere le ragioni dell'altro e dall'ancora piu' tenace consapevolezza che solo questa comprensione puo' aprire la strada, lunga e fatta di piccoli passi, verso uno sbocco pacifico ed equo del conflitto. Non e' facile irenismo, non e' ottimismo della volonta'. Sono piccoli semi come questi che permettono di non disperare.
Segnalo in particolare che negli ultimi due numeri si affrontano questioni di grande rilievo: "Che cosa dovrebbe significare separazione?" e "Che cosa costituisce uno stato palestinese sostenibile?".
Sono letture amare -- bitterlemons, appunto -- ma e' di questo che c'e' bisogno, non di cullarsi nelle verita' di una parte sola.

scritto da The Rat alle ore 23:30 trackback (0) commenta    leggi commenti (1)

15.03.2004

Qualcuno mi dica...

... per favore, che non e' vero, che e' una montatura dei servizi di sicurezza israeliani. Qualcuno lo faccia, ve ne prego.

Israeli security sources believe that the ten-year-old Palestinian child caught carrying a large explosive device in his school bag was sent by Tanzim terrorists who intended to detonate the bomb by remote control while the boy was among soldiers at a checkpoint, Monday.
The incident took place at a checkpoint near Nablus earlier today (Monday). A female Border Police officer at the checkpoint noticed the child struggling to carry a heavy school bag. The officer asked him to open the bag and found that it contained a 6-kilogram (about 13 pounds) explosive device.
The child said he was instructed to deliver the bag to a Palestinian waiting at the other side of the checkpoint in exchange for “a large sum of money”. (da Maariv)

scritto da The Rat alle ore 22:06 trackback (0) commenta    leggi commenti (2)

15.03.2004

Rispetto per l'elettorato

Secondo Repubblica Gustavo Selva ha cosi' commentato il risultato elettorale in Spagna:

"Nella guerra del terrorismo, Bin Laden segna un altro punto al suo attivo con l'insperata vittoria in Spagna dei socialisti di Zapatero". Parole durissime, che il parlamentare di An spiega con la circostanza che "Aznar è stato il primo europeo ad affiancarsi a Bush e Blair nella guerra in Iraq, mentre Zapatero ha promesso agli spagnoli il ritiro della Spagna dall'Iraq".

scritto da The Rat alle ore 21:58 trackback (0) commenta    leggi commenti (1)

15.03.2004

Pubblicita' (a me stesso, per di piu'!)

Il blog tace perche' sono agli ultimi giorni di organizzazione di un evento su "Sapere Aperto e Libero nella Pubblica Amministrazione", che faremo a Pisa il 22 e il 23 marzo. Date un'occhiata qui, secondo me vale la pena di venire...

scritto da The Rat alle ore 12:18 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
Lily Tomlin: The trouble with the rat race is that even if you win, you're still a rat.

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