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CROCENERA

Presentazione CNA

Bollettino CNA

CNA c/o Danilo Cremonese
c. p. 437
40100 Bologna centro


ccp n° 15626591
intestato a Danilo Cremonese


e-mail:
croceneraanarchica@inventati.org
La costruzione di un mondo senza galere, che è l'obiettivo del progetto Filiarmonici, ha fra i propri naturali pilastri il sostegno e la relazione con chi si trova oggi concretamente detenuto. Perciò, fin da principio si è pensato a un collegamento operativo con quei collettivi che si occupano specificamente di questo aspetto. Nel caso di Crocenera Anarchica, poi, la collaborazione è stata fin dal primo istante particolarmente efficace, in conseguenza delle vedute convergenti su vari punti qualificanti, dall'abolizione di leggi e carceri, al superamento attivo della distinzione fra detenuti politici e comuni, all'ottica non semplicemente assistenziale, ma intesa a realizzare un sostegno a tutto campo. Noi speriamo che collettivi analoghi che esistono o che dovessero formarsi scorgano in Filiarmonici uno strumento in più tramite cui perseguire il fine comune di sabotare ogni tipo di detenzione e, come già per Crocenera Anarchica, possano trovare uno spazio distinto, da gestire in assoluta e reciproca autonomia.
Uno spazio che Filiarmonici è ben lieto di mettere a disposizione.

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La crocenera anarchica

In conseguenza dell'antica nascita delle leggi, nacquero le carceri, per coloro che a queste, non volevano sottomettersi. Oggi, come allora, le leggi continuano ad affliggere l'intera umanità e per coloro che le infrangono o che desiderano liberarsene, le carceri continuano ad esistere. Non c'è Stato al mondo che non abbia a sua disposizione questi strumenti d'annientamento, creati per rinchiudervi uomini e donne (e, in alcuni Stati, anche bambini) considerati pericolosi per la società, poiché non c'è Stato al mondo che non opprime il "suo" popolo. Nelle nostre città, o meglio, nelle periferie, sono stati eretti questi edifici di morte, costruzioni grigie e spettrali, a volte goffamente camuffate, ma le sbarre alle finestre, le guardie carcerarie, i cancelli, la dicono lunga su qual è il loro compito: sequestrare centinaia d'individui per privarli della libertà, spesso, sottomettendoli a soprusi e violenze, fisiche e psicologiche. Vi sono vari tipi di carcere: lo speciale, il minorile, la casa d'accoglienza, la comunità-lavoro, la propria casa, nel caso darresti domiciliari, le "sale d'attesa" delle questure e delle caserme dei carabinieri, i ricoveri coatti nei centri psichiatrici, la caserma, ecc. e tutti sono stati creati con lo stesso scopo, quello di reprimere, punire e sopprimere gli individui che sono giudicati ribelli, "disadattati".

"Il carcere è la conferma di quello che ho sempre sostenuto, il luogo più disumano e atroce che l'uomo abbia mai concepito, strutturato in modo tale da annientare la mente e il corpo"

Patrizia Cadeddu

Fino al settembre dell'anno scorso in Italia il numero dei detenuti superava i 50.000, tra quelli, oltre 9000 superavano la capienza tollerata. Tre, quattro, cinque persone per celle da due, misure igieniche e assistenza medica, pressoché inesistenti e inadeguate, attese lunghe, per quello che riguarda i permessi di ogni genere, da quelli più banali, come ad esempio, poter ricevere delle fotografie o audio-cassette, ai più importanti, come il permesso di poter usufruire di permessi speciali di uno o più giorni d'uscita. Uomini e donne, trattati come bestie. Il carcere non è solo un ammasso di cemento, mattoni, lamiere e sbarre, è un centro di sterminio per chi è sequestrato fra le sue mura e, pretende d'essere anche una minaccia, un'intimidazione per chi è fuori e non vuole assoggettarsi alle regole imposte. Esso è sostenuto da giudici, magistrati, sbirri, militari, potenti, politici, da quella parte di società che vuole difendere i suoi possedimenti, rubati all'altra gran parte della società che vive al limite della miseria, sociologi, preti e feccia simile. Così, mentre noi ci affatichiamo a vivere la vita prefabbricata che ci hanno preparato, mentre studiamo, lavoriamo in fabbrica o in ufficio, andiamo in vacanza, mangiamo, dormiamo, costoro, intanto, si operano per riempire i loro edifici di morte, sfruttando il lavoro di tutti noi, rendendoci schiavi di un meccanismo perverso, teso a riempire le loro tasche, a costruire i palazzi del potere, le chiese, le caserme e le questure, i tribunali e le prigioni.

"Qualche vetro rotto, scritte sul muro, vetrine spaccate e dicono che questo è violenzia. Violenzia è un carcere dove cercano di amazzarte tutti giorni. Violenzia è un giudice, uno sbirro, lo stato, il potere"

Maria Rosas Soledad

Responsabili e complici del sequestro di migliaia di persone ogni anno, sono anche tutti quegli avvoltoi che ruotano attorno al carcere, gli assistenti sociali, gli psicologi, i medici che vi lavorano, le ditte appaltatrici e costruttrici, i fornitori di servizi, e, perfino, le varie e molteplici associazioni che, dicono, di lavorare per migliorare la vita dentro le celle. (che contraddizione in termini, non vi pare?), non ultime la caritas e quelle imprese che "offrono" lavoro ai detenuti, in cambio di una produzione a bassissimo costo (G.Armani e Ikea, solo per fare un esempio).In nome del fascismo, del comunismo, della chiesa, della repubblica, della democrazia, della patria, della civiltà, del progresso, da sempre, sono stati creati campi di concentramento, centri di sterminio, simili al ruolo e alla sostanza che ha, oggi, il carcere. Efficaci meccanismi di distruzione, fisica e morale, rivolti a chi si ribella alle guerre, alla povertà, alla distribuzione non equa delle risorse economiche e naturali. Il "Dio danaro" ha ideato un modello di vita e un'organizzazione sociale, con la pretesa che tutti vi si assoggettino, ma c'è chi si ribella, anche se moltissime volte, senza una coscienza politica, da chi rapina una banca a chi ruba al supermercato, da chi danneggia una scuola, una chiesa o un municipio, a chi prende a calci un vigile urbano. Tra questa moltitudine di persone, ci sono tanti individui che hanno mosso una pietra, o un'arma, in nome di una vita diversa e per la distruzione dell'esistente.

"Accettiamoci come siamo! Questa forza, questa ricchezza di sentimenti che portiamo dentro, questo giusto e nobile ideale su cui poggia la rivolta, la violenza liberatoria che ci riscatta e ci emancipa socialmente, solo così si distrugge la piramide antisociale che ci opprime. E sapremo godere e apprezzare l'autentica pace, l'armonia che oggi non trova spazio in questo territorio di morte dove tutto quello che sa di vita, è schiacciato dal vile ordinamento armato statale-capitalista. A che servono le migliori parole... la dialettica con i nemici della vita e della libertà, la propaganda delle idee se non si trasformano in analisi e nell'azione diretta?"

Giovanni Barcia

La nostra vita e l'ambiente artificiale che ci circonda è strutturato come una prigione, continuamente ci troviamo ostacolati nelle nostre scelte da vincoli e limiti imposti. Non viviamo le nostre giornate, non esistiamo, siamo spettatori di un dramma continuamente in progresso, viviamo per il beneficio di altri, non per noi stessi. Parlo degli esclusi, sono molti di più di quelli che si possa pensare. Parlo di "chi tira a campare " ogni giorno. Parlo di chi subisce la feroce barbarie del capitale, venendo scippato della propria vita, in cambio di un'esistenza misera, di chi subisce le guerre, le istituzioni, le religioni, la miseria. Ribelliamoci a questo genocidio programmato!

"Noi che urliamo contro il progresso. Viaggio "progressivo" all'autodestruzione, non deciderata per persone come noi. Noi stessi decidiamo quando destrugere o quando construire, non aspettiamo che altro lo faccia per noi. Noi che scegliamo la nostra propria violenzia (contro violenzia), senza accettare nessuna violenzia. Noi non ci lasciamo ingannare, perchè noi non siamo morti. Non formiamo parte di questa città che sembra una camara mortuaria. Una vetrina spaccata, secondo me, cerca di svegliare questi morti, ma loro dormono ancora di più..."

Maria Rosas Soledad

Il ruolo che ha il carcere in questo spettacolo quotidiano è quello di terrorizzare la gente, in questo lo Stato e tutti i suoi servi è l'autentico e unico terrorista.

La Croce Nera Anarchica, è nata dalla volontà dalcune persone, dagire a sostegno delle lotte intraprese dai detenuti. La CNA, è già presente in molti paesi dellEuropa, degli Stati Uniti, ecc Certamente, fra i vari gruppi, esistono delle differenze, di tipo organizzativo, pratico, teorico, ma tutte hanno come unico obiettivo comune, la distruzione delle carceri. Noi abbiamo scelto questo nome per agevolare rapporti di scambio desperienze ed informazioni con le altre CNA e gruppi affini, presenti in realtà geograficamente distanti.Abbiamo deciso di creare e sviluppare questo collettivo perché riteniamo necessario un intervento deciso e continuo nel "pianeta carcere" e dintorni, a fronte delle grosse lacune dintervento che il movimento libertario ha dimostrato negli ultimi anni. Senza andare troppo lontano nel tempo, basti pensare alle proteste scoppiate, lultima primavera, in quasi tutte le carceri italiane. Proteste, che non hanno trovato allesterno, una vera risposta rivoluzionaria a loro sostegno, lasciandole così, in pasto a riformisti e partiti politici di vari colori.Ci siamo chiesti, facendo anche unautocritica, come mai questo è accaduto. Forse, perché è mancato un rapporto diretto con i detenuti o perché, spesso, il nostro rapporto con loro è fondato, principalmente, sulla compassione per la loro condizione di sequestrati, ritenendo che non abbiano altre possibilità che aspettare di essere scarcerati. Invece, la cronaca e le lettere dalcuni detenuti, ci hanno raccontato di vere e proprie sommosse scoppiate fra quelle spregevoli mura, di appelli alla mobilitazione esterna a sostenere e ampliare le loro rivolte, ma dopo qualche presidio di solidarietà, allesterno di alcuni carceri, è calato un triste silenzio. Il carcere è unemergenza continua, non deve attirare la nostra attenzione solo quando al suo interno scoppia una rivolta, o quando qualche detenuto viene suicidato, in carcere si uccide, si tortura e si sequestra tutti i giorni.

Noi vogliamo fornire ai detenuti in lotta, uno strumento che estenda anche allesterno le loro lotte, ci proponiamo di creare una rete dinformazione e contatti fra loro e le varie realtà interessate ad un intervento diretto contro il carcere, inoltre, abbiamo già messo a disposizione una cassa di solidarietà per i detenuti che hanno bisogno anche di sostegno economico. Periodicamente, intendiamo promuovere iniziative ed incontri per diffondere notizie ed aggiornamenti sulla repressione e dal carcere, momenti utili anche per un confronto delle varie esperienze e metodi di lotta tra i partecipanti. È nostro desiderio di coinvolgere in questo progetto, altre individualità che si riconoscono nei suoi mezzi e fini, la CNA, non è ad uso esclusivo degli scriventi, i quali non intendono "specializzarsi" sulla lotta contro il carcere, escludendo dai loro obiettivi gli altri molteplici aspetti della repressione.Teniamo a precisare, che la CNA non vuole essere una forma dassistenzialismo o un semplice mezzo di contro-informazione, noi aspiriamo a molto di più, vogliamo dare il nostro contributo alla distruzione del carcere, poiché né esso, né chi lo sostiene, è inattaccabile.



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