18 Novembre

Linea editoriale

Marco Travaglio ha così sintetizzato lo stile di Carlo Rossella, neo-direttore del TG5: “tette, culi e carri armati”.

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15 Novembre

Un serial di successo

Quello che gli italiani non hanno capito è che l’annuncio della “riduzione delle tasse” è per Berlusconi un programma consolidato negli anni e di così sicuro successo che non vorrebbe mai doverlo abbandonare!

Collage di titoli su Berlusconi e le tasse

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14 Novembre

In morte di Abu Ammar

La sedia vuota di Arafat a Betlemme nel Natale 2003

Mi riesce difficile parlare con distacco delle cose palestinesi e della tempesta di emozioni suscitate dagli eventi delle ultime settimane. E sì che ci sarebbe stato tempo di preparare un coccodrillo ben fatto e tenerlo al caldo negli ultimi, grotteschi, giorni. Ma credo sia inutile per me ponderare i torti e le ragioni che sono stati sviscerati dai vari giornali, fra tutti segnalo l’obituary del Guardian scritto non a caso da David Hirst.

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13 Novembre

Gaddisti

Noto in un articolo de l’Espresso la prima volta della parola gaddista, visto che sembra ormai ufficiale che il nome di battaglia del centro-sinistra alle prossime elezioni sarà Grande Alleanza Democratica, GAD. O Gad, perché i giornali italiani per scelta dribblano le troppe maiuscole. Ho il sospetto che l’abbia inventata per scherzo Lerner, spesso consulente di Romano Prodi e dell’Ulivo, senza pensare che ci sarebbero cascati…

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10 Novembre

Cicala o formica?

Mi sono arrivati i tanto attesi DVD dell’ultima serie di Sex and the City, la sesta. Che fare? Lasciarsi andare al desiderio e sciropparsi tutti gli episodi in un colpo solo, o almeno a blocchi di quattro per quattro, oppure centellinarsi il piacere e guardarne uno solo a sera, meglio anzi uno a settimana? Anche perché “ultima” va considerata come finale, non solo come “più recente”.

Ok, uno

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8 Novembre

La storia la scrivono i vincitori

Anche in un’era tecnologica, la prima vittima della guerra è la verità, a Jenin o a Falluja.

We don’t know, and won’t know, anything about what happens in the next few days except for what the US military authorities choose to let us know. It’s long since been too dangerous for journalists to move around unless they are embedded with the US forces. There is almost no contact left with civilians still in Falluja, the only information is from those who have left.

Aggiornamento, 13 novembre: “Iraq’s media regulator warned news organizations Thursday to stick to the government line on the U.S.-led offensive in Fallouja or face legal action.” Dal Los Angeles Times, via Empire Notes.

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6 Novembre

Four More Years

Fortunate Son. George W. Bush, Jr. (o come amano dire i politologi americani Bush 43) è senz’altro uno dei personaggi più inetti che siano mai stati chiamati ad un incarico elettivo, non solo in America, ed è evidentemente solo il frontman di un gruppo di potere, i vari Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz, Rove. Eppure, ora lo sappiamo, entrerà nella storia americana come un personaggio rivoluzionario, così come il reazionario Reagan è già ricordato come un “padre della patria” e come non era riuscito al padre, Bush 41.

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Scritto alle 15:17 | 1 commento

Ketchup e senape

Alla fine, approfittando del fatto che era troppo tardi per arrivare in tempo ad un cinema più lontano (la mia disorganizzazione non diminuisce) ho visto The Village: il titolo completo sarebbe M. Night Shyamalan’s The Village, perché parliamo dell’ultimo film del “geniale” regista di Il sesto senso, Unbreakable e, ahimé, Signs. Ho messo geniale tra virgolette perché l’indo-americano sta ormai vivendo di rendita sulla sua fama ad Hollywood che appare a me assolutamente sopravvalutata; quest’ultima prova non fa altro che confermare il giudizio, anzi mette chiaramente in luce i suoi pregi (grande capacità registica, attenzione ai dettagli) e i difetti (poche idee e ripetute).

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Eletto, rieletto

Mi devo correggere. Anche se per quattro anni tutti hanno sottolineato che Bush non poteva essere “rieletto” non essendo mai stato “eletto”, in realtà l’elezione di Bush nel 2000 è stata regolare: infatti nel sistema americano è il collegio elettorale ad eleggere il Presidente, e lì la maggioranza per Bush c’era. Poi l’elezione dei delegati della Florida è stata rubata, ma questa purtroppo è un’altra storia…

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5 Novembre

Brillante operazione

Colpo grosso della Guardia di Finanza: sequestrati 10mila file MP3. In pratica, un paio di iPod…

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4 Novembre

Una preghiera

Una buona notizia, vi prego, una.

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Il dubbio

Senza un conteggio completo ed accurato, questo dubbio ce lo porteremo dietro per un bel pezzo. Hai voglia a “concedere la vittoria”.

One thing that is very strange is how much the exit polls differed from the final results, especially in Ohio. Remember that Ohio uses Diebold voting machines in many areas. These machines have no paper trail. Early in the campaign, Diebold CEO Walden O’Dell, a GOP (Repubblicano, n.d.e.) fundraiser, promised to deliver Ohio to Bush. He later regretted having said that.

Aggiornamento, 6 novembre: Vedi anche “Machine Error Gives Bush Extra Ohio Votes”.

Aggiornamento, 9 novembre: E poi: “Evidence Mounts That The Vote May Have Been Hacked” (sulla Florida) e una raccolta di link pubblicata da Slashdot.

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3 Novembre

Non è cambiato nulla dal 2000

Un anno abbondante di campagna costosissima sullo sfondo di una guerra, dibattiti e parole infinite in TV e su Internet, mobilitazioni di massa e anche film e iniziative mediatiche destinate esplicitamente a modificare il risultato elettorale. E cosa è cambiato sul terreno del voto? Nulla o quasi.

Le similitudini con il 2000 sono infatti incontestabili, e tutto questo attivismo è servito solamente a radicalizzare la divisione tra le due metà del paese ovvero, per essere più precisi, tra le due alleanze tra i vari gruppi in cui è parcellizzata la società americana come tutte le società moderne.

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Scritto alle 20:46 | 1 commento

Brutto risveglio

In questi giorni che girano su un fuso orario del tutto inventato, mi sono ritrovato a dormire gran parte del pomeriggio. Al mio risveglio, le parole di Edwards di ieri sera (“John Kerry ed io abbiamo fatto una promessa agli americani, che ogni voto verrà contato, e combatteremo perché ogni voto venga contato”) erano svanite e Kerry concedeva la vittoria a Bush. Non sapremo mai fino in fondo il risultato dell’Ohio, così come non si è mai saputo fino in fondo il risultato della Florida nel 2000.

La cosa che anche io veramente non riesco a capire delle campagne americane è questo “concedere” le elezioni, come se la carica fosse un obiettivo privato del candidato che può “regalare” e non un affare degli elettori, del partito, della nazione. Comunque, i Democratici non hanno fatto quello che avevano promesso, combattere fino all’ultima scheda, e queste elezioni potrebbero essere una vera e propria sconfitta storica.

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A che punto siamo della notte

Calma e gesso. Il conto, per ora è Bush 254 - Kerry 252, quando tre stati non sono ancora stati assegnati: si tratta di Ohio (20 voti), Iowa (7), New Mexico (5). Visto che il quorum magico è 270 è evidente che di Iowa e New Mexico possiamo anche dimenticarcene, chi conquista l’Ohio vince.

Suona familiare? Suona come il 2000? Abbastanza, con l’Ohio al posto della Florida, e Bush in vantaggio solido (circa 136mila voti) ma con tanti provisional ballots da verificare.

D’altro canto, era tutto così prevedibile: si diceva che chi vinceva due su tre tra Pennsylvania (presa da Kerry), Florida (Bush) e Ohio (in bilico) avrebbe conquistato la Casa Bianca, che 9 presidenti su 10 hanno avuto bisogno dei voti dell’Ohio e che in questo caso erano probabili problemi e ricorsi. Come si vede…

Scritto alle 13:56 | nessun commento

Mentre Jeb lavora

Tornato da Sala Borsa, che si è rivelato essere un evento un po’ poco eccitante, visto che tutte le notizie che sono arrivate prima delle 5 erano note da almeno un mese: Pennsylvania e New Jersey a Kerry, Virginia a Bush, frodi in Florida, casini in Ohio. La notte purtroppo è ancora lunga.

Aggiornamento, ore 9 : e rieccoci, tutto dipende dall’Ohio, e c’è il rischio che non si sappia il risultato finale per dieci giorni! Altrimenti Bush deve vincere tutti i restanti, New Mexico, Wisconsin e Iowa (dove pure ci sono problemi).

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2 Novembre

Bologna, Massachusetts

Siccome le elezioni si guardano in Piazza, questa sera sarò nella piazza coperta di Bologna, la Sala Borsa, a seguire le elezioni americane insieme a Enrico Deaglio (direttore di Diario, politologi e tutti i bolognesi che hanno il fegato di affrontare una notte molto lunga…

Io in realtà avrei un appuntamento domattina alle 11, mi sa che non sarà finita per allora.

Scritto alle 20:21 | 1 commento

Mentre leggete, scrivete

Mentre compulsate nervosamente i siti dedicati alle elezioni americane potete scrivere per partecipare al primo BlogRodeo della nuova stagione.

Scritto alle 12:35 | nessun commento

1 Novembre

Non me l’aspettavo!

Chi ha seguito il questo webblog negli ultimi mesi sa che ho dedicato un’attenzione quotidiana al sito www.electoral-vote.com, fonte di dati, commenti e ottime interpretazioni delle elezioni presidenziali americane. Ho sempre pensato che il gestore di quel sito fosse una persona intelligente e preparata, ma non mi immaginavo che il Votemaster fosse addirittura Andrew Tanenbaum, un’autorità nel campo dell’informatica, sui cui libri abbiamo tutti studiato e l’autore del seminale MINIX. Sono commosso ed ammirato.

Scritto alle 18:24 | 2 commenti

Le regole del gioco

Mancano ormai poche ore alle elezioni presidenziali americane, e se le televisioni tutte spendono ore di commenti sui possibili scenari sono tuttora stupito di quanto poco spieghino del meccanismo dell’elezione. Il mito dell’elezione diretta del Presidente degli Stati Uniti fa peraltro gioco a chi vorrebbe adottare procedure americane anche nella nostra politica.

Il sistema è però molto più complesso, e le elezioni del 2004 lo metteranno a dura prova, con il rischio che non finisca affatto la mattina del 3 novembre. Alcune di queste complicazioni sono insite nella lettera della Costituzione, altre nascono invece dalla pratica della politica americana.

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Scritto alle 11:57 | 21 commenti

31 Ottobre

Toglietemi tutto ma non questo

La richiesta degli “alleati” di un vasto rimpasto di governo, o addirittura del passaggio formale di un “Berlusconi II” (ovvero III, contando il mandato del 1994) è un qualcosa che il Cav. Banana non potrà mai accettare. Non solo per il concreto rischio delle “crisi pilotate” che quasi sempre finiscono sugli scogli, ma perché il Presidente del Consiglio vuole arrivare alle elezioni del 2006 come l’unico capo di governo ad avere guidato un esecutivo di legislatura per tutti i cinque anni del mandato, e su questo “successo” costruire la campagna elettorale.

Un risultato che sarebbe effettivamente rimarchevole, se non fosse la maschera ad un governo che da un paio d’anni litiga su tutti e che perde pezzi uno dopo l’altro senza però che nulla sia autorizzato a cambiarne la natura. Ben diversa allora la serie di governi guidati da De Gasperi che ogni anno cambiava squadra dei ministri senza che la guida e la direzione sfuggissero al suo controllo: anche Tony Blair rinnova ciclicamente il suo esecutivo, ma la prassi britannica non considera questo come un cambio di governo.

Il politico che nel 2001 fece campagna elettorale attraverso addirittura un “contratto” (iniziativa con qualche aspetto interessante non fosse stato per l’evidente impatto demagogico) ora si ritrova ad aggrapparsi a pochi elementi simbolici per tentare di mantenere la presa sul potere, presa che mese dopo mese si fa sempre più effimera.

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30 Ottobre

Numeri e ancora numeri

È un po’ che non scrivo sulle elezioni americane, ormai a distanza ravvicinata: probabilmente perché passo il tempo libero a leggere articoli e blog sul voto che verrà e quindi mi manca quasi automaticamente il tempo di scrivere (a differenza di quel che sostiene qualche “guru”). Inoltre, è difficile orientarsi nella miriade di sondaggi che non si capisce come facciano a contraddirsi così tanto se fatti secondo un momento scientifico, ma che in realtà contengono ambiguità di metodo tali da rendere problematico affidarsi a l’uno o all’altro.

Riguardo ai sondaggi, ho ripetuto diverse volte che il sondaggio nazionale è abbastanza inutile per pronosticare l’esito delle elezioni, dato il sistema elettorale americano. E però su un dato interessante diversi commentatori e sondaggisti sembrano concordare: l’incumbent, ovvero il presidente in carica, non prende mai nel computo finale una percentuale maggiore di quella che gli assegnava l’ultimo sondaggio prima delle elezioni. Questo perché i voti degli indecisi vanno in massima parte (pare per due terzi) allo sfidante, così se il presidente in carica viaggia sotto il 50% nei sondaggi, sarà difficile che arrivi alla maggioranza dei suffragi nell’election day, maggioranza inutile ai fini pratici ma che consente di non dover arrivare testa-a-testa come nel 2000. Questa regola è stata confermata in ogni elezione degli ultimi vent’anni, e Bush viaggia intorno al 47%…

Un post su Macchianera invitata ad indicare in anticipo il pensiero sul risultato finale, anche se gran parte delle risposte tendono all’umoristico. Il mio pronostico? Kerry 279, Bush 259.

Kerry dovrebbe vincere Wisconsin, Michigan, Iowa, Ohio, Pennsylvania (essenzialmente il midwest industriale) mentre Bush Colorado, New Mexico, Arizona e anche la Florida. Si parla naturalmente dei soli battleground states e speriamo bene non servano i voti della Florida! La previsione di electoral-vote.com è un po’ diversa, ma in evoluzione giorno per giorno.

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28 Ottobre

Intraducibile

Battuta definitiva sul caso Buttiglione:

Mr Barroso, the former Portuguese prime minister, was caught, in the words of one Euro-wit, between Rocco and a hard place.

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24 Ottobre

Solo buone parole

L’accoglienza fortemente negativa del film di Michele Placido Ovunque sei alla proiezione per la stampa durante il festival di Venezia non è stata evidentemente presa bene e i produttori sono passati al contrattacco: il battage pubblicitario è aumentato così come il numero di trailer, anche al di fuori degli spazi soliti, e critici, attori e altre macchiette non fanno altro che osannarlo, addossando tutta la colpa ai critici che non l’hanno capito.

Mi è anche capitato di vedere sabato sera uno spezzone del “programma” di Marzullo dove è andata in onda una santificazione annunciata (si tratta comunque di distribuzione 01 ovvero RAI) ma alquanto imbarazzante nei modi. Si è anche scomodato un imbalsamato Rondi per fargli dire che la critica non ha capito il rapporto tra vita e morte che affronta il film…

Aldilà di ogni discussione puramente cinematografica (il film non l’ho visto, ma a questo punto non è nemmeno rilevante), il tema è ormai pertinente per lo stato dei rapporti dell’industria culturale italiana.

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22 Ottobre

Padri nobili

“When the President does it, that means that it’s not illegal.”

Una frase che potrebbe essere presa come spiegazione della psicologia di Bush, Blair, Berlusconi… La citazione è guarda caso di Richard Nixon.

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Da Baghdad a Washington, D.C.

This is the moment where, in a perfect world modelled on Bollywood movies, I would break into song and dance; my chorus boys would be the beautiful boys in turbans and beards brandishing their “axis of evil” passports and I would look as fabulous as Kylie Minogue while singing: “What do I have to do to get the message thru? I am Iraqi, Iraqi!” It would be a hit with everyone at the airport and I would be escorted by adoring fans to the limousine waiting outside.

Salam Pax in visita in America.

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