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Duro discorso del premier per i 10 anni di Forza Italia
Retromarcia sull'euro, attacchi a toghe e opposizione
Berlusconi riscende in campo
"Contro comunisti e giudici"

"Alla sinistra il lifting non è riuscito: nessun compromesso possibile"

Silvio Berlusconi
 
ROMA - Discorso da battaglia elettorale, quello che Silvio Berlusconi fa all'Eur, per il decimo compleanno di Forza Italia. Praticamente una ripetizione di quello della celebre 'discesa in campo' del 26 gennaio del '94, ugualmente violento nei toni verso ''i comunisti'' e i loro alleati, la loro concezione dello Stato e della democrazia, quella parte della magistratura ''usata dal centrosinistra per combattere gli avversari politici''.

Chi sono i "nemici"? I soliti. La sinistra fatta di "comunisti" e i magistrati. "In troppi, a sinistra, hanno l'idea che, per alcuni popoli, sia meglio un regime autoritario. Me lo sono sentito dire io. Per loro, democrazia e libertà non devono essere diffusi" dice il premier.

Giustizia. Per l'attacco a Mani Pulite e alla "giustizia iniqua" Berlusconi sceglie Baget Bozzo e cita interamente un suo articolo. "Il fascismo mi parve meno odioso di questa burocrazia togata" scrive l'ex europarlamentare socialista che definisce l'opera di Mani Pulite come qualcosa da sottolineare con il "negro lapillo" in quanto esempio di "giustizia iniqua". Fischi della platea per Di Pietro, Borrelli, Colombo e Boccassini. "Stiamo trasformando la giustizia da strumento di lotta di una parte a strumento di garanzia e di libertà di tutti", scandisce il premier tra gli applausi.

Guerra civile. Un paese "avvelenato e insanguinato da una guerra civile permanente e cinquantennale". Silvio Berlusconi descrive così l'Italia prima della sua dicscesa in campo nel 1994. E spiega: "Mi riferisco non solo al bagno di sangue consumatosi dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma anche alla seminazione dell'odio ideologico e agli eventi successivi". In particolare, "un flash sul terribile periodo tra il 1960 e il 1980, quando in Italia ci furono più di 12000 attentati e atti di violenza politica, con più di 300 morti e più di 400 feriti". Praticamente "un atto di violenza ogni giorno, come nessuna democrazia occidentale ha conosciuto, continuato ben oltre il 1980 e che è costato al paese in termini di vite umane ma anche in termini econonomici e di credibilità internazionale".

I comunisti
. "Eccessiva presenza dello Stato, un peso improprio dei sindacati, un eccessivo assistenzialismo, infiltrazioni di uomini comunisti in tutti gli organi dello Stato a partire dalla magistratura e infine anche la tentazione dell'Italia di giocare su vari tavoli di politica estera, minacciando così anche l'Alleanza atlantica". Questi sono per Silvio Berlusconi solo alcuni degli effetti della presenza in Italia del più grande partito comunista d'Europa. E non si tratta solo di storia passata. I comunisti ci sono ancora. Quelli "palesi" come Rifondazione e quelli "che si sono fatti il lifting ma non gli è riuscito". Con loro, urla il premier, "mai nessun compromesso".

Euro. La retromarcia del premier è completa. Dopo le critiche alla moneta unica e l'intervento di Carlo Azeglio Ciampi, il premier è costretto a tirare il freno: "Cercare di capire l'impressionante effetto dell'euro sul carovita non significa combattere l'euro, non significa disconoscere i vantaggi che ci sono, significa cercare di capire per frenare i prezzi e, soprattutto, non significa essere euro-scettici".

Tensioni nel centrodestra. "I nostri elettori non ci perdonerebbero se non riuscissimo ad andare d'accordo e a tenere unita la squadra di governo". Berlusconi invita gli alleati a evitare "polemiche inutili". "I nostri elettori non ci perdonerebbero se abbandonassimo il lavoro e l'impegno comune".

Nessun rimpianto.
Finale in crescendo, con una sorta di karaoke con la platea. ''Era indispensabile la discesa in campo? Avete fatto bene a seguire la mia visionaria follia? E' valsa la pena impegnarsi in questi dieci anni? Credete che questi dieci anni non siano trascorsi invano? Vale la pena di proseguire? Lo rifareste?" chiede il Cavaliere e a ogni domanda la platea risponde ''sii''. "Anche io rifarei tutto quello che ho fatto, nonostante le sofferenze sono convinto che non ci sia nulla di più bello che battersi per il proprio paese e per la libertà. E sono fiero di farlo con voi" con queste parole Berlusconi chiude il suo intervento. 83 applausi in 102 minuti.

Il bagno di folla. Silvio Berlusconi, al termine del suo discorso, è sceso dal palco per stringere la mano ai presenti che lo hanno tirato a sé. Quindi ha accettato di scendere in platea, ma è stato letteralmente travolto dalla folla. Dopo un breve tragitto, protetto dalla guardie del corpo, è quindi risalito sul palco per salutare. E dalla platea c'è stato anche chi ha gridato "l'ho toccato, l'ho toccato!".

(24 gennaio 2004)

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