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E sull'Onu: si lavora a una risoluzione, ma non cambierà le cose
Iraq, da Berlusconi no al ritiro
"La nostra missione non cambia"

Fini: "Non accettiamo ultimatum dagli sciiti"
Domani Franco Frattini riferirà alla Camera

Silvio Berlusconi
a Porta a Porta
 
ROMA - Prima Antonio Martino: "Non è questo il momento della debolezza". Poi il premier Silvio Berlusconi: "La nostra missione non cambia". Con queste parole il governo, in una giornata tesissima, mentre in Iraq infuria la rivolta e negli scontri sono coinvolti anche i militari italiani, annuncia che non c'è "alcuna ipotesi" di ritiro per le truppe del nostro Paese.

Sulla stessa linea c'è anche il ministro degli Esteri Franco Frattini e l'intera maggioranza di centrodestra, mentre il vicepremer Gianfranco Fini commenta gli ultimi sviluppi in Iraq dicendo che "non possono essere accettati ultimatum che condannino gli iracheni ad un avvenire di disperazione e di guerra civile". E, ancora, Fini auspica un' assunzione di responsabilità da parte delle Nazioni Unite, ma aggiunge: "Qualora ciò non dovesse avvenire, nessuno può assumersi la responsabilità di ritirare le truppe e di girare la testa da un'altre parte senza condannare quel popolo a condizioni ancora peggiori".

Insomma, il governo parla all'unisono: si resta in Iraq. "Non contempliamo neppure l'eventualità di un ritiro", aveva detto in mattinata Martino, per spiegare poi che non c'è necessità di aumentarne il numero dei nostri militari in Iraq: "Per il momento non vediamo la ragione di farlo". E lo stesso ministro aveva aggiunto che quella italiana è "una missione di sostegno alla popolazione irachena, di aiuti umanitari, di garanzia della sicurezza".

Nello stesso tempo il ministro degli Esteri Frattini, che riferirà domani alla Camera, faceva sapere di aver parlato telefonicamente con la governatrice della amministrazione provvisoria a Nassiriya, Barbara Contini, e diceva che la stessa Contini "è ferma e determinata a proseguire il lavoro per migliorare le condizioni di vita della popolazione".

Poi, le parole del presidente del Consiglio, di nuovo ospite stasera di Porta a Porta. "Una nostra fuga lascerebbe il Paese nel caos: non cediamo alle milizie armate - ha detto il capo del governo - e nonostante tutto credo che non cambi il senso della nostra presenza in Iraq". Per poi aggiungere che "si sta preparando una risoluzione perchè l'Onu ritorni sul posto, che tuttavia non cambierebbe la situazione del paese, e penso che il Parlamento ci confermerà il mandato fino a quando la missione non sarà portata a termine, anche oltre il 30 giugno".

In Parlamento, An e Udc difendono la nostra presenza nella regione. "Mai come in questo momento le nostre truppe devono restare in Iraq", dice il capogruppo di An alla Camera Gianfranco Anedda, mentre il senatore dell'Udc Maurizio Ronconi definisce "sciagurato" chiedere oggi il ritiro dei militari italiani, perchè ciò è "pura strumentalizzazione politica, con la quale si mettono in pericolo i militari stessi incoraggiando il terrorismo iracheno a forzare con le manifestazioni e con le violenze".

(6 aprile 2004)

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