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Zitti al cinema.

venerdì, 16 dicembre 2005


If you should go skating
on the thin ice of modern life



Post sotto l'albero 2005

l'ha scritto marquant | 19:47 | xlink | commenti (10)

mercoledì, 14 dicembre 2005


Desperate Felicity

Qui c'è il trailer di Transamerica, con Felicity Huffman (Lynette Scavo di Desperate Housewives) che interpreta, si direbbe molto bene, il ruolo di un transessuale. In Italia credo a febbraio, evviva.


l'ha scritto marquant | 23:38 | xlink | commenti (5)

venerdì, 09 dicembre 2005


Heart attack

A fini puramente statistici, mi piacerebbe sapere se ricordate qual è il "lavoretto" più inutile ed eco-insostenibile che abbiate realizzato all'asilo o alle elementari in occasioni di festività quali: Natale, festa del papà, festa della mamma.

Io: un portapenne fatto con mollette da bucato di legno, tenuto insieme da abbbbondante colla vinilica  e ripassato con due mani di Vernidas, sostanza stupefacente che ha notoriamente spaccato i neuroni e le coronarie di diverse generazioni (anche d'insegnanti).

Ogni relazione tra questa seria indagine sociologica e la discreta mostra di Keith Haring vista ieri è puramente casuale.


l'ha scritto marquant | 13:10 | xlink | commenti (42)

giovedì, 01 dicembre 2005


Ogni cosa è incasinata

A riprova che il passato cammina al nostro fianco, e non ce ne fa passare una liscia, ho appena scoperto di aver perso la mia copia di Ogni cosa è illuminata, romanzo da cui è stato tratto il bel film che ho visto ieri sera.
Proprio perché il film mi è piaciuto-ma-tanto, ho pensato stamattina che fosse giunto il momento di riconciliarmi col signor Jonathan Safran Foer, il cui libro d'esordio acquistai d'impulso un paio d'anni fa perché: 1) mi colpì il titolo; 2) mi colpì la somiglianza tra la foto dell'autore e alcune mie foto di gioventù (lui è più carino); 3) ero all'Esselunga nel tipico stato "questa vita non mi soddisfa nonostante il 3x2 sulle lasagne, io mi darò di più".
Ebbene, il libro poi non lo lessi. Ci provai e ci riprovai. Ma, ammetto, confesso e me ne dolgo, all'altezza della decima pagina venivo colto ogni volta da improvviso torpore, senza peraltro aver capito nulla di ciò che mi veniva raccontato. Archiviai il caso nell'apposito scaffale "libri acquistati d'impulso in stato depressivo", e non ci pensai più. Ogni tanto, qualcuno di passaggio lo vedeva nella libreria e mi chiedeva com'era-se-l'avevo-letto. Mugugnavo.
Sono passati molti mesi. Safran Foer è diventato famoso, ha scritto un altro libro di cui tutti hanno detto meraviglie, e le sue foto assomigliano sempre meno alle mie. Adesso è uscito questo film, di cui penso meraviglie: ben fatto, ben dosato nei toni comici e no, facce e parole scelte e dette nel modo giusto.
Nasce il consueto dilemma: merito di chi ha scritto il libro, o del regista che l'ha riletto? Proprio per cercare di capire, stamattina ho cercato la mia copia di Ogni cosa è illuminata, là dove credevo di averla lasciata a trasformarsi in un allevamento di acari. Non c'è. Sparita. Dubito di averla prestata a qualcuno (interrogate telefonicamente, persone amiche mi ricordano senza rancore che no, non è mio costume). Dubito di averla gettata, se è vero che in libreria conservo opere terribili di cui non ho mai avuto cuore di sbarazzarmi. Dov'è finita? Non lo so.
La molto rigida ricerca continua. Ma mi piace pensare (non avendo di meglio al momento) che il libro si sia dissolto nel nulla questa notte, prevedendo il mio improvviso interesse nei suoi confronti e, perciò, desiderando punirmi per averlo finora trascurato. Il passato che ritorna, insomma. Solo che, nel mio caso, non illumina un bel niente. Spegne le luci, e se ne va.

Quanto al film, il commento di Rodolfo è superiore.

Per Natale, regalatemi una testa di Ilai-aah Vud sotto vetro.


l'ha scritto marquant | 13:40 | xlink | commenti (24)

mercoledì, 23 novembre 2005


Se non altro stavolta non soffre di scialorrea
(Segnalazione)

Personalmente ritengo che la cosa più gigante e spaventosa del nuovo King Kong sia il profilo del naso di Adrien Brody. Ho visto il trailer al cinema, giorni fa, e mi sono sentito personalmente minacciato. Ma, sfidando il pericolo,  il film andrò a vederlo, quantomeno per curiosità.

Detto ciò, segnalo volentieri la nascita di FanaticaboutKong.com, il sito italiano ufficiale dei kong-fanatici: promette novità, retroscena e un magico Quiz Kong che permetterà ai più preparati di partecipare all'anteprima-evento del film (Roma, 14 dicembre).  Nelle sale il film esce il 16 dicembre.


l'ha scritto marquant | 18:54 | xlink | commenti (11)

martedì, 22 novembre 2005


Colore sempre vivo (almeno lui)

Per la cronaca, il mio nuovo televisore è arrivato portandosi dietro buona parte dello splendore del Cinemascope. Produce immagini e suoni così avvolgenti che ieri sera, subito dopo che l'anestesista di Trapped - 24 ore aveva iniettato quella robaccia nelle vene di Courtney Love, mi sono addormentato io.
Qualcuno mi sa dire com'è finito?
(Cioè, perché il rapitore ce l'aveva proprio con quella famiglia là? E ditemi, vi prego, che il personaggio di Dakota Fanning muore tra gli spasmi. Vale inventare.)


l'ha scritto marquant | 16:15 | xlink | commenti (12)

venerdì, 18 novembre 2005


Offette che non buoi rrifiutare
Nuove frontiere del telemarketing

Premetto: anch'io da giovine ho lavorato nel telemarketing. Perciò, quando mi telefonano per propormi abbonamenti a Internet, piani telefonici, camionette di surgelati, olio d'oliva, disinfettanti per materassi, depuratori per l'acqua potabile e via dicendo, tratto sempre gli operatori con solidale cortesia. O, se non altro, li lascio parlare senza interrompere: piuttosto poso la cornetta, vado a farmi un tè, poi riprendo il telefono e rispondo dispiaciuto che no, non m'interessa. E se loro non insistono almeno un po', ci rimango quasi male: penso che no, dai, non puoi arrenderti così, torna all'attacco, convincimi, ce la puoi fare, non te l'hanno detto che bisogna provarci almeno tre volte? Poi, però, se desistono e riattaccano, meglio così, ci mancherebbe.
Insomma, non sono il tipo da lamentarsi con l'operatore di turno perché stavo cenando o perché qua o perché là, né provo un gusto particolare a mettere in difficoltà il poverino o la poverina in questione, che sta già scontando eventuali colpe facendo il lavoro che fa. Cerco, soprattutto, di non sovrapporre l'identita della persona che mi chiama con quella dell'azienda per cui ha la sfortuna di lavorare.

A meno che.

A meno che non sia l'operatore stesso a rivelarsi fastidiosamente identificato con il suo datore di lavoro. Poco fa, per esempio, una ragazza mi ha telefonato per conto di Telecom Italia, per chiedermi se ero interessato a ricevere "una visita gratuìta" (sic, con l'accento sulla "i") di un loro consulente che mi avrebbe illustrato "le nuove offerte apprezzistracciati".
Stava andando tutto benissimo: io che sento la parola "Telecom" e resisto alla tentazione di riattaccare urlando, per rispetto nei confronti della persona-operatrice. Lei che parte col suo monologo mentre io  mi organizzo mentalmente l'agenda dei prossimi sei mesi e penso che sì, dovrei fare una manicure. Tutto come da copione. Senonché, a un certo punto la ragazza s'infervora e, senza che io avessi mosso obiezioni di alcun tipo, si accartoccia in un periodare convulso, dicendo cose come "cioè, capisce? non è che il consulente viene lì per obbligarla,  cioè mica la costringe, cioè, non è che le dice: tu devi fare il contratto con Telecom, no, se ti sta bene lo fai, se no non lo fai, capisce? cioè non ci sono problemi, capisce?". E lì non ce l'ho fatta: ho tagliato corto. Questa l'escalation finale della conversazione, che riporto senza ulteriori commenti.

- Senta, mi spiace, non ho tempo e non m'interessa. Comunque con Telecom mi sono sempre trovato malissimo.
- Ma è proprio per que-esto che il consulente viene a proporle nuove offerte apprezzistracciati.
- Mi spiace, non ho tempo.
- Mad-dai, per 10 minuti non muore nessu-uno.
- Mi spiace, non ho tempo.
- Mad-dai, non ci cre-edo.
- La saluto.
- Be'. Se ne pentirà.


l'ha scritto marquant | 20:39 | xlink | commenti (21)


Sapessi com'è strano farsi mezza Parigi contromano

Questo l'avete visto, sì?

l'ha scritto marquant | 09:40 | xlink | commenti (16)

mercoledì, 16 novembre 2005


Casalingo, disperato

In un eccesso di identificazione con Susan Mayer, ho appena rischiato di far saltare in aria la casa. Stavo accendendo la tv, che si è subito oscurata. Sullo schermo, nero, è rimasto solo un alone luminoso, a forma di teschio. Incurante del messaggio premonitore, ho provato di nuovo accendere l'apparecchio. Ancora niente, ma stavolta la tv ha cominciato a sprigionare fumo e odore di bruciato.
Del tutto ignorante circa i meccanismi che regolano la vita e la morte all'interno di un moderno televisore, ho telefonato all'ingegnere per sapere quanto tempo avevo prima di morire in un incendio che, ne ero certo, stava per scoppiare. Prima di telefonare ho staccato la corrente, certo, ma solo perché temevo che il guasto della tv potesse coinvolgere il lettore dvd e lo stereo. Tipo un virus. L'ingegnere si è rapidamente consultato con un comitato scientifico riunito a pranzo. Ricevute indicazioni contrastanti: sposta la tele sul balcone, no, potrebbe esploderti in faccia, stai lì a guardarla e se vedi una fiamma gettale addosso una coperta. Ringrazio e riattacco. Perché mai, mi chiedo, coccolare con una coperta un televisore, per di più rotto? So' strani, 'sti ingegneri. E poi, non lo sanno che oggi-come-oggi nelle case ci sono solo plaid Ikea fatti esclusivamente con materiale infiammabile? Cioè, insomma, rischi di buttar via anche la coperta.
Comunque, poco dopo la tv ha smesso di fumare. Io no, e non perché fossi agitato. Confesso, invece, che l'idea di comprare finalmente una tv nuova non mi dispiace (a proposito, consigli?). Mi pregustavo, quindi, la scelta del nuovo apparecchio. Ed è stato allora che, preso da  inconsapevole voglia di brindare (il televisore è morto, viva il televisore),  ho stappato una bottiglietta di Coca-Cola. Appena comprata. Evidentemente scossa dal tragitto supermercato-casa. Non ancora raffreddata.
Esplosa.
Coca-Cola ovunque: sul divano, sul pavimento, sul tavolo. Ovunque, tranne che sul televisore rotto.
Casalingo, disperato.

(Forse continua)


l'ha scritto marquant | 14:48 | xlink | commenti (12)

martedì, 15 novembre 2005


Incentìvami questo

700 euro di bonus per chi rottama l'auto e s'iscrive al car sharing.
Io, come sapete, ho già dato (sine incoraggiamento aliquo, ahimè).

l'ha scritto marquant | 19:49 | xlink | commenti (5)

sabato, 05 novembre 2005


Impigliati



Si sta come d'autunno
sugli alberi i palloncini.

l'ha scritto marquant | 17:35 | xlink | commenti (31)

lunedì, 24 ottobre 2005


New York Sightseeing Tour
Thank you for waiting

Chiedo scusa per il silenzio, ma nella foga di recuperare il jet lag (mioddio, quanti anni erano che sognavo di dirlo) ho sbagliato per eccesso.  Attualmente viaggio sugli orari di Pechino e ho attacchi combinati di fame e sonno cui non riesco a dare una priorità.
In attesa di non so ancora cosa, vogliate gradire alcuni appetizers dalla città più bella del mondo, ritagliati dagli scatti fotografici che presto imporrò con spietato entusiasmo.



Ecco dunque il MoMa, il Museum of Modern Art, e due delle sue opere simbolo: Oh My God! (a sinistra) e Unbelievable! (a destra).




Questi due invece sono  Times Square, quella del capodanno con i coriandoli rettangolari. Qui, tra mille luci e migliaia di persone c'è sempre qualcosa contro cui andare a sbattere.




Alla vostra sinistra, l'intramontabile Statua della Libertà.




E qui, invece, il doveroso Ground Zero.




Ma su con la vita, ecco il placido Central Park.




Senza dimenticare uno sguardo sui quartieri alti: questo è Park Avenue




e questa è la mitica Fifth Avenue.




E per finire, l'imprescindibile Empire State Building. Come potete vedere, è davvero molto alto.


Per ora è tutto. Il peggio deve ancora venire.

l'ha scritto marquant | 20:00 | xlink | commenti (35)

giovedì, 13 ottobre 2005


Vedo, prevedo, stravedo (per Lost)

Ieri era il 12 ottobre. (Ma va'?!?) Se ieri sera Raidue avesse mantenuto il proposito di inizio stagione di trasmettere la prima puntata di Lost, oggi nei blog non si parlerebbe d'altro. Chi ha già visto la prima stagione su Sky o per altre vie, avrebbe detto: "Avevo ragione o no? Bello, vero?". Chi sta già guardando le puntate della seconda stagione, se la sarebbe tirata un po'. Chi non ha mai visto nulla, avrebbe detto: "Cavolo, bellissimo!", oppure "Be'? Tutto qui? Pensavo meglio". Chiaramente i diversi concetti sarebbero stati espressi con maggiore proprietà di linguaggio, ma era per sintetizzare. Invece, com'è noto, Raidue ha deciso qualche settimana fa che le Desperate Housewives e quelli dell'Isola dei famosi tirano già abbastanza. Perciò, di Lost se ne riparla a marzo.
Io mi ero preparato tutto un discorso per la circostanza. Avrei raccontato di quei dieci giorni dello scorso mese di luglio in cui ho visto tutta la prima serie di fila, venticinque puntate col fiato sospeso approfittando di ogni pausa dal lavoro e trascurando anche qualche impegno sociale. Di come mi sono appassionato alle vicende di questi sopravvisuti a un disastro aereo che si ritrovano su un'isola sperduta in cui ne succedono di ogni. Di quanto mi sia piaciuto, nelle primissime puntate, il modo in cui è descritta - senza volerlo - la nascita del leader (o dei leader) all'interno del gruppo. E del meccanismo per cui, puntata dopo puntata, di ciascuno dei personaggi principali viene raccontato il passato, e di come questo passato si lega al presente determinando le reazioni e le scelte di ognuno. Per poi soffermarmi sui continui depistaggi che rendono ogni cosa diversa da ciò che sembra. E così via.
Ah, poi, avevo in serbo tutta una teoria - neanche tanto originale, ma secondo me c'entrava - sul rapporto tra gli americani e la menzogna, sul fatto che certe volte sembrano preferire il peggio delinquente al più innocente dei bugiardi.
Tutto questo l'avrei fatto solo ieri, perché in fondo sono nazionalpopolare nell'anima, e mi sarebbe piaciuto parlarne solo nel momento in cui tutti avessero potuto annuire o dissentire, ma comunque capire. Perché immagino quanto possa essere irritante girare per blog e vedere gente che farnetica (lo dico in senso buono) di numeri e botole, e dice e non dice, e non si capisce di cosa stia parlando. E' stato lo stesso per me, prima di luglio. Ma poi ho visto, e ho capito. E per questo avrei consigliato a tutti di non perdersene neanche un fotogramma. Ma siccome Raidue non lo permette, ne riparliamo a marzo.
Perché questo sproloquio notturno? Per due motivi. Primo, per dire che a me mancano un casino, ma proprio tanto, gli eventi televisivi di una volta, quei film o telefilm che tutti vedevano lo stesso giorno alla stessa ora sapendo che tutti gli altri lo stavano facendo, e il giorno dopo ne parlavano in coro. Adesso no: uno guarda solo anteprime scaricate, un altro ne parla un mese dopo perché suo cugino gliel'ha masterizzate, l'altro ancora arriva a ruota perché le han passate su Sky, e quando arrivano sulle reti in chiaro è già roba vecchia. Sarò fatto all'antica, o forse sto solo rimbambendo, ma a me piaceva la sacralità del film del lunedì sera o, per dire, dello sceneggiato del venerdì, più di 'sta babele di cavi, parabole, anticipazioni e palinsesti. Fine dello sfogo.
Il secondo motivo è, evidentemente, che non ho sonno. Fra meno di tre ore devo uscire per prendere un aereo, e in qualche modo dovevo ingannare l'attesa. Ci si rivede il 22. Nel frattempo, se riesco, la nuova puntata di Lost me la guardo direttamente a New York. Fate i bravi. 


l'ha scritto marquant | 03:48 | xlink | commenti (31)

martedì, 11 ottobre 2005


Recensione criminale
(Un tanto al grammo, tagliata con residui di spoiler)

Romanzo criminale, in quanto storia tratta dal romanzo: non ho letto il libro, che dicono tosto (e tosto l’ho ordinato), ma il plot pare solido e ben ancorato al verosimile. Voto: 8.

Titoli di testa: molto Milano-spara-Palermo-risponde, belli. Però ingannevoli nel simulare un recupero del film sparacchione anni '70 via Tarantino. Voto: 6.

Titoli di mezzo (quelli che introducono due dei personaggi): altrettanto ingannevoli nell'evocare un gioco di flashback circolari alla Tarantino che poi non c'è. Voto: 4.

Colonna sonora: tipicamente Settanta-Ottanta ma, ancora una volta, ingannevole e anche un po' troppo furbacchiona (se avessi dieci anni di meno direi “paracula”). Voto: 6.

Favino-Santamaria-Rossi Stuart: bravi ed efficaci, ognuno a suo modo. Pier Francesco Favino non mi è mai stato molto simpatico e non ci riesce neanche stavolta, il che è un merito: è l'unico che non si sforza di mostrare lati piacevoli del personaggio. Claudio Santamaria, con il suo occhio spento, ha gioco facile nel dare al suo Dandi la connotazione di coglioncello senza scrupoli. Kim Rossi Stuart, se lo sai prendere, riesce ogni volta a scaricarti addosso i suoi tormenti; chi dice che questo è il suo miglior film dovrebbe rivedere con meno pregiudizi alcuni dei precedenti. Voto: 8.

Riccardo Scamarcio: il suo personaggio mi è sembrato un po' sacrificato, lui è il solito Scamarcio. Voto: 6.

Stefano Accorsi: geneticamente di segno opposto a Rossi Stuart, riesce con poco a rendere pretestuoso ogni personaggio e prive di interesse le sue sorti. Fateci caso: appena lui entra in scena, dopo che ha ansimato un paio di volte, cacciato due urli e gettato lo sguardo verso orizzonti imprecisati, l'inquadratura si allarga fino a includere microfoni, fondali, l'intero set. La finzione diventa tangibile, la poesia passa. Voto: 5.

Jasmine Trinca: la sorte continua a destinarle ruoli deprimenti e battute atroci (io la frase "rapporto-basato-sulla-menzogna" non la sentivo da dodici anni, e non mi mancava). Qualcuno la salvi, o la faccia ridere. Voto: 6, di incoraggiamento.

Anna Mouglalis: funziona. Non ho capito perché era doppiata finché non ho letto (dopo) che è la ex ragazzina di Grazie per la cioccolata, quindi francese. Scelta bizzarra, in un film in cui ci si premura di sottolineare che il commissario Scialoja viene da Bologna per rassicurare sull'accento nordico di Accorsi. A ogni modo, come forse ha già detto qualcuno, il doppiaggio della Mouglalis è l'unico vero omaggio a certo-cinema-italiano degli anni '70. Quindi, diciamo: 7 all'attrice e 8 alla sua doppiatrice.

Immagini di repertorio: non mi è piaciuto il modo di legarle alle immagini filmate. Di dubbio gusto (estetico) il passaggio dalle sequenze dei tg sulla strage di Bologna a Kim Rossi Stuart virato in bianco e nero che cammina sulla luna. Un po’ già-vista la sequenza degli eventi-che-hanno-fatto-la-nostra-storia. Oltretutto sembra che la nazionale di calcio abbia vinto i mondiali dell’82 con il concorso dei servizi segreti. Voto: 5

Finale: per quanto mi riguarda il film finisce con la promozione di Accorsi e il suo ordine di coprire il cadavere. Gli scarti di lavorazione montati alla fine sono chiaramente frutto di un errore del proiezionista. Voi non li avete visti e quindi non mi crederete, ma c'erano persino dei poliziotti che correvano al rallentatore sulla spiaggia all'inseguimento di quattro ragazzini, e tutti erano ripresi in controluce sullo sfondo di un tramonto sul mare. Voto: 3.

Michele Placido
: stile registico tra lo scolastico e l’improvvisato. Non un guizzo, una trovata, una chiave, uno sguardo, un punto di vista, nulla. Aveva a disposizione un’ottima storia e ottimi attori, ma se l’è cavata raccontandola con la verve di un verbale dei carabinieri. Peccato. Voto: 5

Media: se non ho sbagliato i conti, fa 5,9. Che faccio, arrotondo? Ma no, lasciamo così. Tutto sommato, anche se per quistioni più che altro di forma, a me il film è dispiaciuto.


l'ha scritto marquant | 22:46 | xlink | commenti (34)

martedì, 04 ottobre 2005


Se le persone non cambiano,
possono le persone cambiare il mondo?


La domande sorge marzulliana,  alla fine di Noi, un romanzo di Richard Mason che ho da poco finito di leggere. Sorge perché una volta sciolto tutto quello che c'era da sciogliere (un intreccio di ricordi adolescenziali dei tre protagonisti, per tacer del quarto), e assodato che no, anche da adulti non ce la si fa a scollarsi di dosso quel che i geni e l'ambiente hanno scelto per te (almeno, i tre del libro non ce la fanno),  l'occhio cade su un paio di testi che chiudono il volume ma non c'entrano niente col romanzo. Il primo è una lettera di Desmond Tutu, indirizzata a  Mason.  L'altro è  un  invito dello stesso  autore a sostenere la Kay Mason Foundation che, leggo, si propone di aiutare i ragazzi poveri del Sudafrica che non possono pagarsi gli studi. Scrive Mason: "L'esempio di Desmond Tutu mi ha insegnato che le persone possono cambiare il mondo". Da qui il quesito marzulliano. Che, per sua stessa natura, è bene lasciar cadere nel vuoto. Parliamo del romanzo.

Il cui la quale, tutto sommato, è gradevole, soprattutto per il modo in cui è costruito. La storia è raccontata direttamente da tre dei quattro personaggi principali, le cui voci si alternano lungo tutto il libro. Nella prima parte (intitolata "Io") i monologhi sono un po' più lunghi, dalla seconda parte in poi ("Ieri", "Noi" e "Oggi") l'alternanza si fa più rapida e il punto di vista cambia continuamente anche all'interno della stessa scena. Non sempre è facilissimo capire subito chi sta parlando, ma credo faccia parte del gioco. Il tutto è molto costruito, ma mi pare che funzioni: il ritmo c'è, la curiosità di voltare pagina non cade mai.

Ma di che parla il libro? Racconta di quattro ragazzi piuttosto diversi tra loro che si trovano a condividere alcuni anni di college e relative esperienze: semplificando, abbiamo l'intelligente-ma-sfigato, l'ipersensibile-e-tormentata, la ricca-e-fighetta e il complessato-ma-intraprendente. Tre di loro (quelli che raccontano) giungono puntuali, almeno una volta, all'appuntamento con la Grande Occasione: il possibile amore della vita, l'indipendenza mentale e fisica dall'ambiente di provenienza, o i soldi e il successo. Tutti colgono l'occasione al volo, ma questo non farà di loro degli adulti diversi dalle persone che l'infanzia e la famiglia avevano già modellato. Nel frattempo, si crea anche un torbido intreccio di incomprensioni, scherzi macabri e propositi di vendetta che vede entrare in gioco anche un quinto personaggio: semplificando, il bastardo-e-antipatico. Tutte persone che, loro malgrado, non cambiano mai. Quanto al cambiare il mondo, credo che il pensiero nemmeno li sfiori.

Di questo romanzo ho sentito parlare pochissimo, e non conosco nessuno che l'abbia letto. Ma, nel caso, mi farebbe piacere conoscere altri pareri: "Per capire, per capirsi e forse anche per capirci". Buonanotte.


l'ha scritto marquant | 01:26 | xlink | commenti (21)

 

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