Lo scorso 30
novembre la Borsa
Italiana, in particolare il listino Techstar (che ha preso il
posto del Nuovo Mercato nata sull’onda dell’euforia della new-economy di fine
millennio), ha registrato un debutto importante: quello della società friulana
Eurotech. Importante perché si tratta della prima azienda italiana di alta
tecnologia a rompere il ghiaccio della quotazione e a presentarsi alla Borsa
dopo oltre quattro anno dall’ultima quotazione di una società tecnologica.
L’evento è significativo
perché contribuisce a dimostrare che la fiducia verso l’alta tecnologia da
parte del mondo della finanza sta tornando. È importante per i venture capital
che vedono proprio nella quotazione in Borsa una delle strade principali per
ritornare dei loro investimenti ed è importante soprattutto perché i titoli di Eurotech,
che costruisce supercomputer e micro computer, compreso un sofisticato e
interessante modello da polso che ha presentato in anteprima in occasione di
Percorsi dell’innovazione (l’area dedicata all’innovazione realizzata in
occasione dell’edizione 2005 di Smau con la collaborazione di Nova24 Il Sole 24
Ore e della Camera di commercio di Milano), si sono resi protagonisti di un
successo strepitoso.
Il primo giorno
di quotazione il titolo ha guadagnato il 27%. Nell’ultimo mese la crescita è
stata del 67,18%. Ma c’è di più. I titoli della società pare siano al momento oggetto
di frequenti e intensi scambi con gli investitori che comprano e acquistano con
rapidità. Il 28 dicembre 2005 sono stati scambiati oltre 10 milioni di titoli, pari
a circa il 60% del capitale totale, valore molto vicino all’intero flottante
della società (18,6 milioni di azioni). Oggi il titolo viaggia tra poco più di
8 e poco meno di 9 euro, mentre la capitalizzazione sfiora i 156 milioni di
euro.
Eurotech ha un
business solido e grandi capacità di sviluppo tecnologico e innovazione.
Capacità che le consentono di essere praticamente l’unico costruttore italiano
di supercomputer ad alta capacità di calcolo, settore dove operano giganti come
Ibm e Nec, e di poter dedicare risorse allo sviluppo di soluzioni pensate per
le più diverse applicazioni: dal computer da polso (della famiglia dei wearable
computer) che può essere utilizzato in situazioni come, per esempio, la
gestione delle emergenze o per migliorare le operazioni legate alla logistica,
a sistemi per ottimizzare la gestione delle connessioni a larga banda per
rendere più efficace l’utilizzo di Internet nelle aziende e nelle
organizzazioni, e ai nano-pc (system-on-a-chip) pensati per essere integrati in
veicoli, aeromobili, treni.
Ore c’è da
augurarsi che il successo di Eurotech possa essere di esempio per altre realtà
italiane delle tecnologie e delle telecomunicazioni che sono già pronte per il
debutto in Borsa. Attendono solo il momento più propizio che forse è finalmente
arrivato.