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Rompete le righe!

La logica del potere è il numero. "Più di centomila contatti al giorno!" E il blog relativo diventa potente.
E temuto. E rispettato. E strumentalizzato ( specie da chi lo fa ).

Ho notato che un blog tende ad assecondare le derive populistiche ( di chiunque ).

Per bloccarle sul nascere, questo blog torna a essere slow e one-to-one.

Io torno a studiare. Appuntamento qui fra dieci anni.

Grazie a tutti. Ciao.

Daniele

info@danieleluttazzi.it

Il Tour "COME UCCIDERE CAUSANDO INUTILI SOFFERENZE"

Anteprime di gennaio:
CASTELLANA GROTTE BA ( 23 )
CHIETI ( 24 )
S.STINO DI LIVENZA VE ( 26 )

Prima nazionale:
BOLOGNA (27 )
CASALE MONFERRATO AL ( 28 )



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Unipol

Scorso settembre, Festa Nazionale dell’Unità, Palamazda, Milano. 5mila persone. Dico:

-Caso Unipol. Pubblicate le prime intercettazioni telefoniche, c’è chi specula cercando di tirare in ballo Fassino perchè telefonava a Consorte. Una mossa squallida: Fassino è onesto, può telefonare a chiunque. Ha telefonato anche a me: aveva sbagliato numero.

Oh, il progetto è lungimirante. Creare la banca delle Coop: paghi due mutui, ne prendi tre. No? Eh, già…

La questione Unipol, prima che morale, è gastrica: Unipol vuole papparsi la BNL, che è 4 volte più grossa. Il topolino vuole mangiarsi l’elefante. Avete idea di quanto verrà a costare solo di alka-seltzer?

Per non parlare del rutto.-

Il rutto è arrivato.

Discorsetto di inizio anno

E’ bello quando i fan ti scrivono e-mail. Nel vecchio sito, molti volevano che abbandonassi il Flash in modo da permettergli di copiare i miei testi per spedirli agli amici. Io rispondevo sempre:
-Grazie del gentile interessamento, cercherò di rimediare.- Ma nella mia testa pensavo:-Succhiatemi il cazzo.-

Poi una di voi mi ha convinto altrimenti. Anche se non so nulla di computer, per fortuna ho un amico che è come Keanu Reeves in Matrix; ed eccomi qua.

Dopo due mesi di prova, un primo sommario dell’avventura: confusione, complimenti e critiche, tutte cose che non si possono mettere in lavatrice.

Come tutte le innovazioni di successo, internet ha raggiunto le proporzioni attuali lucrando su un bisogno ancora non soddisfatto dal mercato: quello di un modo più efficiente per inviare posta indesiderata e ricevere foto di minorenni prosperose che fanno sesso anale non protetto. ( Sul web incontri di tutto. Scrivi su Google: “sesso+gruppo+mucche morte incinte”, Google prontamente ti chiede:”specificare tipo di mucca.” )

Su questo blog ( nella chat, nelle lettere ) alcuni di voi ultimemente invocano un mio aiuto su decisioni politiche (movimenti di controinfo, lotte ecc.) ed elettorali ( chi votare? ). Addirittura c’è anche chi ha pensato di coinvolgermi per usare la mia notorietà come “testimonial” durante azioni sul territorio.

Io diffido della massa e del suo bisogno di un capogruppo, di un leader. Strano che accada sul web: la rete è orizzontale e interconnessa. Sono i partiti politici ad avere una struttura piramidale top-down. Per un cybernauta, la pretesa dei leader di ergersi a capo dovrebbe essere irritante. Figuriamoci fomentarla. Eppure.

La satira, per definizione, è contro il potere. Contro ogni potere. E’ una combinazione di ribellione e irriverenza e mancanza di rispetto per l’autorità.

Come si uccide la satira? Dandole potere. Per questo l’attenzione che i media riservano alla satira va temuta come una malattia incurabile. O come un elogio di Marcello Dell'Utri.

(Daria Bignardi:-Chi stima fra i giovani giornalisti?-
Dell'Utri:-Luca Sofri e Filippo Facci.-)

Un autore satirico deve saper resistere alla tentazione del potere. Certo, ogni battuta contiene una piccola verità, è questa che ci fa sorridere; ma se cominci a pensare che il tuo compito di autore satirico sia quello di “dire la verità”, hai già ceduto alla tentazione del potere.

A poco a poco, quasi senza accorgertene, ti dimentichi della satira e finisci per concentrarti sulla “denuncia”. Che fra l'altro è un giochino più facile ( la satira è un’arte, la denuncia la sanno fare tutti ) e dà soddisfazioni più grossolane.

Mammamaria, in chat, ha commentato:-Daniele non è un leader.- Alcuni hanno obiettato, altri convenuto. A nessuno è venuta in mente la terza ipotesi: che in realtà c’è chi non vuole esserlo, un leader.

E’ una lusinga ( quella del potere ) che identificai quando l’Espresso mise la mia foto in copertina all’epoca di Satyricon e a cui cerco di resistere il più possibile. ( Oggi mi ha cercato Conti del Corriere della Sera. Non risponderò. )

La satira è esercizio di libertà. La libertà è qualcosa che tu hai già, non sono altri a dartela. Per questo, nessuno può vantarsene (come fa sempre Berlusconi:-Nelle mie reti c’è la massima libertà!-). Per questo ha commesso un grosso errore chi è andato da Celentano a farsi dare il microfono.

La libertà al massimo possono togliertela. Foucault, il pensatore del potere, sottolineava come il potere si nutra proprio della libertà degli uomini.

A un leader viene riconosciuta di solito una eccellenza particolare, fra i cui connotati uno dei più importanti è l’assenza di contraddizioni. -E' senza macchia!-

La satira, che è libertà, è il contrario: la sua forza è proprio la contraddizione, il riconoscere che la natura umana è contraddittoria. E’ la lezione di Lenny Bruce: un autore satirico non è migliore dei suoi bersagli. Nessuno è senza macchia. Quando Bruce attaccava il card. Spellman, gli strali erano un tutt’uno col racconto della propria miseria umana, ne erano il sottotesto costante.

Come direbbe Foucalt, non esiste un fuori dal potere.
Ma anche se non siamo padroni di noi fino in fondo, possiamo cercare di resistere al dominio. Chi crede di essere migliore; e addita il malcostume altrui con piglio da Savonarola; e accetta investiture popolari ( la “democrazia dal basso”, massì ); e si fa leader; e lascia che l’establishment dell’informazione lo tratti come tale; chi accetta tutto questo ha già ceduto alla tentazione del potere.

Talia, dea della comicità, dopo un po’ lo abbandona. Alla lunga, il satiro potente finisce nella polvere, come tutti i potenti.

Il vostro compito? Aiutare me, e gli altri che potrebbero cascarci, a non cedere a questa lusinga. La satira dev'essere contro ogni potere, anche contro il potere della satira.

Il card. Spellman è morto, Lenny Bruce vive.

( Ho provato questo discorsetto per tre settimane davanti al mio cane. Per cui quando ho finito non applaudite. Venite qui ad annusarmi il pacco. )

Buon anno!

 



 

Storace metterà mano alla legge 180. E alla legge 194. Farà la legge 374: l'obbligo per i feti abortiti di essere internati in manicomio.



Stanno distruggendo il bosco di Gioia

Ricevo da Michele questa mail:

Cari amici,
è con grande tristezza che vi annuncio la distruzione del Bosco di Gioia.

La Soprintendenza di Milano ha dichiarato il 20 dicembre, in seguito ad un sopralluogo e ad una lettera della Soprintendenza Regionale del 28/9/04 che dichiarava che il bosco non aveva interesse ambientale, di essersi sbagliata e che il Bosco non ha interesse monumentale, se non i muri di confine della
casa di Giuditta Sommaruga su via Melchiorre Gioia.

Infrastrutture Lombarde, la società della Regione che sta gestendo l'appalto della nuova sede della Regione, ha a questo punto incaricato ditte specializzate di trasferire gli alberi maggiori e di tagliare il resto tra il 27 dicembre e fine anno, approfittando del periodo natalizio in cui molti oppositori sono fuori Milano.

Il 27 dicembre mattina le ditte specializzate sono entrate nel Bosco scortate da Polizia e Carabinieri.

Sto organizzando un presidio per impedire fisicamente il trasferimento delle piante e la distruzione del Bosco.

Michele Sacerdoti

Consorte

Solo per dirti che sono la donna più felice del mondo, perché ho te AMORE MIO GRANDE TI AMOOO, capito?
Sms di Anna Falchi a Stefano Ricucci, la Repubblica, 6 agosto 2005

Con chi hanno avuto contatti Abete e Della Valle, molto attivi nel contrastare il progetto Unipol? Sarebbe interessante conoscere anche queste conversazioni, se non altro per non subire un'asimmetria informativa, da cui discende poi una asimmetria di giudizio e di valutazione sulle opzioni in campo.
Piero Fassino, la Repubblica, 15 agosto 2005

Consorte indagato. Tempesta giudiziaria sui vertici dell'Unipol.
L'Unità, 8 dicembre 2005

***

28 giugno, ore 16,10.
Anna Fassino telefona a Della Valle.
Anna: ” Piero passa ore a tagliare buoni sconto dalle riviste, poi li usa per comprare dozzine di cose che non ci servono e si vanta di aver risparmiato 4 euro! (…) Quando si rompe qualcosa, lo mette da parte per i “ricambi”, non si sa mai. La cantina è un cimitero di elettrodomestici rotti. Tv, radio, frigo, lavatrici, tostapane. (… ) In cucina è sempre lì a dirmi:-Aspetta. Lascia che ti mostri come si fa.- Se sto sbucciando un'arancia o sbattendo delle uova, lui deve mostrarmi che ha un modo migliore. Più efficiente. Più facile. Mi fa infuriare. Rilava piatti che ho già lavato, riorganizza scaffali che ho già ordinato, riempie cassetti che ho già vuotato. Una volta ho spostato una caffettiera per avere più spazio per cucinare. Cinque minuti dopo, l'aveva già rimessa al suo posto. (…) Al momento del dolce, devo scucchiaiare il gelato dalla terrina in modo che la superficie resti orizzontale, niente buche o collinette. (…) Mi prepara la lista della spesa ogni mattina. Poi la firma con le sue iniziali. PF. Come se altrimenti non sapessi chi l'ha scritta. (… ) Deve verificare tutto quello che dico. Mi chiede:-Il latte è finito?- Rispondo di sì. Ma lui guarda lo stesso nel frigo. Dico che sta piovendo, va a vedere alla finestra se è vero. Mi chiede cosa sto cucinando, ma non gli basta che glielo dica. Guarda nella pentola. (…) Non riesce a rilassarsi. E' sempre lì a scrocchiarsi le nocche, tamburellare con le dita, giocherellare coi pollici, piegare le ginocchia, rigirarsi l'anello, aggiustare la cravatta. Non sta fermo un attimo, neppure nel sonno. Rilassarsi lo rende nervoso. E se gli faccio un complimento, scoppia a piangere.”

Ore 17.15
Linda D'Alema telefona ad Abete.
Linda: ” Massimo i suoi vestiti li allinea per tessuto e colore. I suoi fazzoletti, le sue cravatte: tutto è in perfetto ordine. Se una camicia è appesa nel posto sbagliato, dà in escandescenze. Non esce se le sue scarpe non sono lucidate di fresco. La casa puzza del suo lucido da scarpe e siamo sempre in ritardo. Hanno tutte la loro forma di legno e ogni paio è ricoperto da un panno. “

Ore 19,50.
Giovanna Petruccioli telefona a Della Valle.
Giovanna: ” Claudio conserva le cose. Amava il suo certosino, così ha conservato alcune delle sue palline di pelo. Quel gatto è morto da dieci anni. Lui ha ancora le sue palline di pelo nel comodino. (… ) Quando gli viene un raffreddore anche minimo, si mette subito a letto sotto le coperte, rannicchiato come un bambino bisognoso di affetto, in attesa che “mamma” lo faccia stare meglio. Ma non prende aspirine, perché mascherano i sintomi. Che elenca in dettaglio man mano che si sviluppano. (…) Fa docce molto lunghe, durano anche più di mezz'ora. Non so perché. Né voglio verificare. Temo di beccarlo mentre è impegnato in qualcosa di 'personale'”.

29 giugno. Ore 18,20.
Barbara Palombelli telefona a Della Valle.
Barbara: “ Francesco fa continuamente giochi di prestigio, ovunque siamo. In fila alla cassa del supermercato, nella sala d'aspetto del dentista, in spiaggia, in treno. Cava un euro dall'orecchio di qualcuno, ne trova un altro nel naso di qualcun altro. Tiene nel portafoglio una lista di barzellette. Gli servono quando vuole essere simpatico. Comunque la situazione è migliorata. Una volta faceva le imitazioni.”

3 luglio. Ore 15,20.
Lella Bertinotti telefona ad Abete.
Lella: ” Ti ho detto che Fausto gioca al Lotto? E' il suo piano pensionistico. “

Ore 16.40
Abete telefona a Della Valle.
Abete: “ Lei gli spruzza il proprio profumo negli armadi. Ecco perché tutto quello che indossa Bertinotti sa di Caleche.”

Ore 17,10.
Sandra Mastella telefona a Della Valle.
Sandra: ” Clemente fa i gargarismi tutte le mattine. E' il suono al quale mi sveglio. Ho detto tutto. “

Ore 17,55.
Della Valle telefona a Carlo Rossella.
Della Valle: “ Sandra tiene i suoi gioielli sparsi per tutta la casa. Lui li trova nella doccia. Nel letto. Nella dispensa. Nel forno. Poi lei va nel panico perché non li trova, sicura com'è che glieli abbiano rubati. “

Ore 18,05.
Lucrezia ( un flirt di Cacciari ) telefona a Della Valle.
Lucrezia: “ In questo momento, Massimo è in piedi davanti allo specchio, a provare il suo 'sguardo sexy' ”.

8 luglio, ore 11.35
Dirce Marini telefona ad Abete.
Dirce: ” Franco non pulisce mai l'auto. E' piena di ciarpame. Non oso entrarci perché le mie scarpe si appiccicherebbero al tappetino. Cartine di caramelle, mozziconi di sigari, bottiglie di gazosa, stecchini di chupa chups. L'ultima volta che ho guardato c'erano dodici tramezzini smangiucchiati. Ci stava crescendo sopra la muffa. D più: c'era della muffa sulla muffa! (… ) Certi giorni non si lava i denti. Se gli chiedo perché, risponde che li sta facendo riposare. (…) Colleziona la sporcizia del suo ombelico. Se la toglie ogni sera, a letto. All'inizio la teneva in un bicchiere di carta. Quando il bicchiere si è riempito, è passato a un sacchetto di plastica. Ormai deve avere messo da parte qualche etto di quella roba. (…) “

Ore 12.
Franco Marini telefona ad Abete.
Abete: “ Cosa vuoi, con mia moglie tutto dev'essere sterile. Una volta ha pulito una gabbietta con l'ammoniaca e ha ucciso il criceto. “

11 luglio, ore 9.50.
Flavia Prodi telefona a Della Valle.
Flavia: “ Quando litighiamo, Romano diventa passivo-aggressivo. Non mi parla più. Mi ignora. Non sono mai esistita. Poi mi giro di scatto e lo becco che mi fa le smorfie alle spalle. “

Ore 10.40.
Romano Prodi telefona a Della Valle.
Prodi: “ E' sempre convinta che ci sia qualcosa che non va. Le dico che non c'è nulla che non va. E lei:-C'è qualcosa. Lo sento.- Finisce che mi invento qualcosa giusto per accontentarla. Faccio lo stesso con Parisi. Smorfie comprese. ”

Il male

 



 

Silvio Berlusconi:-La sinistra è il male.-
La sinistra si è scusata di aver provocato questo commento.



No Tav

I sindaci della Val di Susa denunciano alla Procura di Torino il ministero degli Interni e il governo. -Vogliamo capire,- hanno detto, -come sia possibile sottoporre un'intera valle a un regime di occupazione militare, tanto che i cittadini sono privati di alcuni dei loro più fondamentali diritti, ad esempio quello di spostarsi come vogliono da casa al lavoro, dalla messa domenicale al bar...-

Il filosofo Paul Virilio ha fatto notare come l'invenzione di ogni tecnologia sia anche l'invenzione dell'incidente ad essa relativo. L'invenzione del treno, ad esempio, è anche l'invenzione dell'incidente del treno. La storia della tecnologia moderna è tutta una storia di accelerazioni continue. Le invenzioni vengono fatte per accelerare: gli uomini, le cose, le informazioni. La conseguenza pratica è devastante. Il diritto è innanzitutto luogo di diritto: nel momento in cui la società delle comunicazioni sempre più veloci annulla le differenze tra gli Stati, e gli Stati stessi, di conseguenza annulla anche i luoghi, e il diritto in essi rappresentato.

Vuol dire che ci restano diritti da deportati, in quanto non c'è più territorio. Ecco spiegata la nonchalanche con cui la politica nazionale arriva a imporre a una intera valle megaopere quali la Tav fregandosene del parere degli abitanti e del giudizio negativo degli esperti. Ecco spiegati i sentimenti di ribellione che si scatenano in una popolazione trattata in questo modo, col ministro delle Infrastrutture e delle Trivellazioni che fa il capataz:-Si mettano il cuore in pace, tanto l'opera si farà.- C'è un motivo valido? A ben vedere, non c'è. Ah, sì: i miliardi in ballo.

Senza dimenticare che tra Torino e Lione esistono già una ferrovia e un'autostrada appena terminata, entrambe largamente sottoutilizzate: sulla tratta ferroviaria transitano ogni anno 8 milioni e mezzo di tonnellate di merci, mentre la linea attuale può arrivare tranquillamente a 20. Con la Tav si arriverebbe a 60, ma il traffico merci atteso al 2015 è di 20 milioni di tonnellate, e questo solo disincentivando ogni camion che passa dai tunnel alpini con una tassa di 100 euro. Di fatto la linea sarà utilizzata solo per un terzo. C'è chi la pensa diversamente: sono le ditte interessate.

Ho capito che i valsusini si sarebbero ripresi Venaus quando ho letto questa cronaca: “ Circolava una specie di leggenda metropolitana a Venaus, in questi giorni di presidio. -Ogni volta che arrivano le forze dell'ordine, stranamente i telefonini funzionano male, i computer si bloccano e le comunicazioni diventano difficili.- Non a caso i No Tav si erano organizzati bene: le campane della chiesa, la sirena dei pompieri, e qualcuno pronto a salire a piedi sui sentieri di montagna, per raggiungere una zona coperta dal segnale. Così è stato. Le campane hanno suonato alle 4 del mattino. (…) Alle 5, tirate giù dal letto c'erano già 200 persone a fronteggiare lo schieramento delle forze dell'ordine. “ ( la Repubblica, 7 dic 05 )

Il popolo della valle chiamato a raccolta con le campane: queste non sono più solo notizie, questo è Tolkien. E Sauron Pisanu non ha speranza, contro Frodo.

Le Fs nel frattempo hanno spiegato i vantaggi dell'Alta velocità: i treni arriveranno sempre in ritardo, ma più velocemente.

Tutt'altro che la verità

RaiSat Extra ha trasmesso la presentazione del libro “Nient'altro che la verità” di Giulia Bongiorno, ( palazzo Wedekind, Roma, il 5 dicembre scorso ). Pippo Baudo, Francesco Cossiga e Cesare Romiti, seduti a destra della Bongiorno, ne hanno approfittato per assolvere Andreotti dal reato di partecipazione all'associazione a delinquere Cosa nostra, facendo finta che la Bongiorno avesse vinto la causa relativa.

L'avvocatessa Bongiorno, spiega Pippo Baudo, lesse ogni carta processuale ben 5 volte ciascuna ( -E sono decine di migliaia!- ) per comprendere appieno il loro significato. ( Le avesse lette 6 volte, magari ci arrivava davvero, al loro significato: Andreotti, fino all'80, ha fatto parte dell'associazione a delinquere Cosa nostra. E' stato provato infatti che Andreotti incontrò i capi dell'ala moderata della mafia, Bontate e Provenzano, tramite Salvo Lima, che era capo della sua corrente in Sicilia. Andreotti “dialogava coi mafiosi”, “chiedeva loro qualche favore”, “ inducendoli a fidarsi di lui e a parlargli di fatti gravissimi come l'assassinio di Mattarella nella sicura consapevolezza di non essere denunciati.” Fino all'80, quando della mafia nessuno sapeva nulla, dato che Buscetta cominciò a parlare con Falcone a partire dall'85.

Il processo non era quindi basato su teoremi, come la tv e la stampa di regime hanno sostenuto. Solo che il reato commesso è caduto in prescrizione. Con coerenza, qualcuno si è incaricato poi di fare una legge per impedire al giudice Caselli, che istruì il processo, di diventare capo della Superprocura antimafia !

Andreotti, con la stessa faccia con cui negava di conoscere i Salvo, andò in tv a parlare di manipolazione dei pentiti ( falso: nessun pentito che lo accusa è stato denunciato per calunnia ); e a dire che la Cassazione non poteva annullare la prescrizione ( falso: poteva annullarla, come fece nel caso Pecorelli. Invece ha confermato. )

Cossiga, per non essere da meno, attacca Rita Borsellino! -Sciascia mi spiegò i professionisti dell'antimafia. E qui taccio perché è un fatto di queste ore. Adesso non abbiamo solo l'ucciso, ma anche la sorella dell'ucciso. Poi avremo il nipote dell'ucciso e così via.- Baudo, che ha appoggiato pubblicamente la Borsellino, tace, ma fa una faccia come se avesse in bocca un bignè di diarrea.

( Avessi un mio programma tv, parlerei volentieri di queste cose, ma non è più possibile. Cossiga disse di Satyricon:- La storia dello spettacolo non potrà mai giustificare la volgarità e la violenza politica e morale di un varietà indecente come quello condotto dal signor Luttazzi. -)

Romiti spiega invece perché il libro non lo ha scritto Andreotti: perché "Andreotti sente così aliena da sé l'intera vicenda che è come se fosse capitata a un altro". ( ! )

Andreotti, che sembra sempre arrivato giovedì scorso, se la godeva, seduto in prima fila. Se pensate che una sentenza come quella che lo riguarda basti a smontarlo, vi sbagliate di grosso. Nei perigli, ha un asso nella manica: Ercole Aldrovandi. Pingue, rubizzo, tonante, Aldrovandi ha tutto l'aspetto di un principe del Foro: e lo è. Classe 1920, bolognese, da più di 30 anni è il talento comico nascosto dietro le battute più belle del Divo Giulio. Avete presente “ Il potere logora chi non ce l'ha?” E' sua.

Come ha cominciato, avvocato Aldrovandi?

Ercole Aldrovandi: Non ricordo.

Ah, ah, ah! Questa è buona!

EA: Vero? L'ho fatta dire ad Andreotti vent'anni fa al maxi-processo di Catanzaro. Funzionò a meraviglia. Rischiammo grosso, però. Andreotti infatti avrebbe voluto pronunciarla accompagnandosi con tutta una serie di smorfie tipo Petrolini nello sketch di Nerone. “Non ricordo. Bravo! Grazzie!” Io invece ritenevo indispensabile un'interpretazione più adeguata ai tempi: labbra irrigidite sulle gengive, sguardo sfuggente, corpo immobile, secondo il modello di Archie Rich nel finale dell'Entertainer di Osborne. Per fortuna riuscimmo a convincerlo.

Riuscimmo chi?

EA: Io e Walter. ( Walter Chiari, per il quale Aldrovandi scrisse fra l'altro la scenetta del Sarchiapone e la commedia musicale "Non è vero che tutto fa brodo", NdR. ) A proposito di Walter, vorrei ricordare un episodio. Nel film Il signore sì che se ne intende, che è del '57, gli facevo fare la parte di un presidente del Consiglio che invitato a un ricevimento dal dittatore dell'Argentina ci va pensando a una festa con mille invitati e invece vi incontra due sole persone: Peròn e il capo della P2, che Walter scambiava per il presidente della Permaflex. Quando, più di vent'anni dopo, Andreotti si cacciò in un guaio simile, per allontanare tutta la cattiva stampa che gli si accaniva contro mi fu sufficiente fargli riciclare quella vecchia gag.

E quando, con prova fotografica, lo hanno accusato di aver incontrato uno dei cugini Salvo…

EA: … Andreotti dice che l'aveva scambiato per il direttore dell'albergo. Esatto, la gag è la stessa.

Quali comici la divertono?

EA: Danny Kaye. Tutti i film di Danny Kaye sono variazioni sul grande tema del doppio. Ogni volta che sono un po' in difficoltà, tiro fuori Danny Kaye.

Infatti quando hanno rinfacciato ad Andreotti la sua amicizia pericolosa con Sindona, lui ha risposto…

EA: …”C'è un Sindona 1 e un Sindona 2. Io ho avuto rapporti col Sindona 1.” Sì, questo è puro Danny Kaye.

E se per caso mi accusano di conoscere Salvo Lima, figlio del boss mafioso Vincenzo Lima, appoggiato da Stefano Bontate e legatissimo ai cugini Salvo, mi basterà rispondere che conoscevo Salvo Lima l'europarlamentare.

EA: Il Salvo Lima 1. Vedo che sta imparando.

In passato, c'è chi ha ipotizzato anche un Andreotti vero capo della P2 che bloccò la liberazione di Moro perché questi stava denunciando gli affari di Andreotti, come sarebbe attestato dai verbali delle Brigate rosse finiti in mano a Mino Pecorelli e al generale Dalla Chiesa, entrambi assassinati, il primo dalla banda della Magliana, il secondo dalla mafia. Un medico di Rieti, Adriano Monti, che partecipò al golpe Borghese, ha rivelato a Giovanni Minoli ( La storia siamo noi, Raitre, 5 dicembre 05 ) che se il golpe fosse andato in porto, il capo del governo militare sarebbe stato Andreotti, su indicazione della CIA. ( -Sono stati gli americani,- commenta Andreotti parlando del suo processo per mafia. Una coincidenza? ) Stando al memoriale postumo di Antonio La Bruna, ufficiale del Sid, Andreotti approvò la ripulitura dei nastri magnetici in cui alcuni protagonisti parlavano del golpe Borghese, di Licio Gelli e di ufficiali piduisti che partecipavano a riunioni Nato. La contromossa?

EA: Categorica smentita di Andreotti:-Non sono Andreotti.-

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