Credevo di aver già visto il peggio in Kirby.
Ma sono sempre stata una tale ottimista.
Ieri mentre andavo in pausa sono passata nella Sala Meeting, la sinagoga da dove viene promulgato il verbo del kirbymarchètting, ogni mattina di lunedì, mercoledì e venerdì. La speranza è trovare tracce della catechesi appena svoltasi, segni leggibili delle regole di turlupinazione diretta del consulente Shark. La fortuna mi assiste, ha ragione Woody Allen, meglio aver culo che talento.
Troneggia sul palchetto-altare il leggìo sacro della definizione degli obiettivi aziendali, una lavagna a fogli mobili con una incantevole rivelazione sulla pianificazione mensile.
| consulente | obiettivo | premio | punizione |
| SharkPeterSeller | 20 kirby | 1000 euro+ un kirby | tingersi di biondo |
| SharkTomTopFucker | 15 kirby | diventare teamleader | vestirsi da donna e andare al centro commerciale |
| SharkJohnHouseWifeLier | 10 kirby | viaggi a Marbella | offrire la pizza a tutto il reparto venditori |
Non credo ai miei occhi, o almeno non vorrei.
Questi poveracci, complici semicoscienti di BillGheiz , hanno un alto obiettivo prefissato, che se raggiungono ricevono l'incentivo prescritto, come accade a noi telefoniste.
Ma - diversamente da noi - se non lo raggiungono devo subire una pubblica umiliazione, a quanto pare non simbolica. Andare in giro vestito da donna al centro commerciale. Offrire la pizza a tutti e cinquantadue i collusi colleghi. Tingersi di biondo come Vialli ai bei tempi sampdoriani. Solo che Vialli i capelli se li tinse perchè lo aveva vinto, lo scudetto. Curioso che non abbiano ancora pensato a un bel cartello al collo con su scritto "Sono una merda di perdente, sappiatelo tutti".
Mi domando che succede se per caso non fanno la punizione prescritta, che probabilmente saranno stati sollecitati ad autosuggerirsi, in modo simpaticamente masochista. Così non si può dire che sia stronzo BillGheiz, dopo tutto il pegno te lo sei autocomminato.
"Sì, ne ho venduti diciannove anzichè venti, sono una merda umana, ma non per questo intendo fare il travestito davanti alla mia città all'ora di punta. Cosa mi fate? Mi sodomizzate con il Kirby che monta l'accessorio per sturare i lavandini?"
Mi si paventa innanzi la prospettiva che un sistema del genere possa essere esteso anche al reparto telefonico. Oltre al premio, la penitenza. Dire, Fare, Baciare. Cosa mai potrebbe inventarsi Hermann per noi? Pulire l'ufficio per tot settimane, così possono liquidare la donna delle pulizie, che scommetto ci ha pure lei il contratto a progetto? Mica male, tanto qualcuna ogni mese perde sempre la sua scommessa con l'obiettivo aziendale, la sfigata del mese.
Perchè non scavare una buca senza feritoie nel terreno, con un solo telefono collegato, da dove lavorare in perfetto isolamento con il kinder bueno che ti viene passato dalla botola all'ora convenuta? Ma anche saltare la pausa per scrivere sulla lavagna a fogli mobili: "Non ce l'ho fatta, Non ce l'ho fatta, Non ce l'ho fatta"?
Solo Kubrik nel suo delirio arrivò a tanto.

Alcuni amici, solleticati dalla pittoresca descrizione della dimostrazione del Kirby, sarebbero quasi tentati di accettarla in casa, tanto per vedere dal vivo il teatrino in cui Shark interpreta il ragazzo delle consegne del buono omaggio.
La dinamica è sempre la stessa.
"Salve signora, sono venuto a consegnarle quel buono omaggio per la pulizia gratuita. Cosa vuole che le igienizzi?"
Dopo mezzora di impegno su venti cm quadri di tappeto:
"Signora, temo che ci vorrà più tempo del previsto, almeno tre ore... facciamo che vengo un'altro giorno e intanto già che ci sono le mostro le funzioni del Kirby?"
E la signora accetta, spaventata dall'ipotesi di far bivaccare Shark per le successive tre ore sul suo salotto ormai scopertamente lurido.
Ma se la signora invece dicesse di no? Se dicesse: "No, caro Mr Shark, mi avete detto che mi avreste pulito gratis il tappeto e io vi ho fatto venire solo per quello. Adesso se non le dispiace vorrei vederlo pulito davvero, oppure dovrò pensare che mi avete preso per i fondelli. E lo farò presente a tutte le mie amiche".
L'incubo per Shark comincia lì, quando il trucchetto si rivela un boomerang. Pulirà il tappeto, non può fare diversamente, ma lo consola la prospettiva che questa fatica indegna verrà ripagata dalla valanga di nomi che otterrà, sperabilmente tutto l'albero genealogico della stronzissima massaia. Naturalmente alla fine la scaltra signora dirà che il Kirby è splendido, però non ha uno straccio di nome da dare perchè ha fatto un voto a padre pio di non fare più una cosa del genere e il consulente non vorrà mica mettersi contro padre pio?
E Shark se ne va, dopo aver pulito il tappeto come aveva detto la Kirby alla signora. E dopo aver raccolto l'interessantissimo parere della casalinga, che la telefonista aveva detto essere l'unica cosa che interessa all'azienda. Signora bella, siamo pagati solo per conoscere la sua opinione.
Se volete davvero una dimostrazione Kirby in casa, questo è il metodo per trarre il massimo beneficio per voi e limitare ai minimi termini il danno che loro possono fare.

BillGheiz mi ha chiesto perchè non raccolgo l'invito a mercificare le mie conoscenze personali per proporgli il Kirby. Cercare di spiegarglielo è come cercare di far passare il pezzo a forma di sfera nel buco a forma di triangolo, in quei giochi per bambini da zero a tre anni. La sua forma mentis gli impedisce di afferrare il concetto "Non mi interessa fare soldi a ogni costo".
Per capire di cosa parlava basti sapere che c'è un invito, tra le proposte spaccarecord che decorano le pareti dei loculi del reparto telefonico:
"Fissa dodici appuntamenti con persone di tua conoscenza in un weekend a tua scelta. Avrai in premio 250 euro più 150 euro per ogni vendita eventualmente realizzata. (più in piccolo, c'è scritto questo) La telefonista deve partecipare alla demo."
Per le altre telefoniste questo è oro, lo hanno fatto tutte, alcune più volte. Io ho giurato a me stessa che piuttosto mi accoppio a pagamento con un autotrasportatore in tangenziale. Il motivo è molto semplice: dodici appuntamenti fissati in un contesto lavorativo normale mi fruttano la bellezza di 12x5eurolordi= 60 euro lordi. Perchè lo stesso numero di appuntamenti fissato con persone di mia conoscenza mi frutterebbe più del quadruplo anche se non si vende nulla?
E perchè devo essere presente?
E' evidente che l'incidenza della vendita su questo tipo di "referenza" del dipendente è 4 volte più efficace di qualunque altro appuntamento preso su referenza del cliente normale. Su dodici appuntamenti di questo genere uno Shark adeguatamente lanciato può realizzare una vendita ogni tre visite. Quattro Kirby piazzati in partenza.
Ecco perchè questa manfrina è pagata tanto: avrei la certezza di far fottere una mia conoscenza su quattro. Mi pare di vedermi, novella Giuda, che bacio la mia amica sulla soglia della porta, indicandola con il dito al consulente assatanato di clientela facile: "prendetela, è lei".
BillGheiz pensa che io non abbia ben capito a cosa sto rinunciando. Gli faccio candidamente credere che le mie uniche conoscenze personali le ho lasciate giustappunto in Kenya dove ho vissuto la mia infanzia rapita dal branco di macachi che mi ha allevato. Mi guarda con l'occhio vispo, la s doppiosbarrata incisa nell'iride. Tanto per essere sicuro che io sappia contare, mi fa anche la divisione: "Un appuntamento di questo tipo ti viene pagato più di 20 euro... non so se mi spiego" e guardandolo capisco che lui ha fatto di peggio per cifre inferiori. Sarà difficile accompagnarlo al concetto che ci sono cose che non si fanno per soldi a questo mondo. Getto la spugna prima di cominciare.
Ultimamente mi giungono comunicazioni di persone che sono interessate alle vicende che sto scrivendo qui dentro, pare che sia un esempio emblematico di lavoro precario. Qualcuno mi fa: "è una storia davvero esemplare sul lavoro giovanile. Perchè è terribile dover lavorare così, senza nessuna certezza professionale, con l'etichetta di precario perennemente addosso..." . Sorrido e fingo di assentire, ma dentro di me penso che il precariato in questa situazione è la sola cosa che mi dia speranza. L'idea di fare la telefonista alla Kirby in maniera stabile è una prospettiva da reparto psichiatrico. L'unico pensiero positivo di questa situazione è che - appunto - è instabile, transitoria. Mi daranno il premio Nobel per il precariato. Per poi levarmelo dopo due mesi.
C'è qualcosa di imprevedibilmente divertente nel fatto che qualcuno veda in me la giovanna d'arco dei precari, la pasionaria delle vittime della flessibilità biagiana, la vendicatrice degli schiavi del co.co.pro. Ho sempre saputo che qui in Kirby Co.co.pro. vuol dire Collaboro Consapevolmente Prono e la flessibilità indica solo la diversa inclinazione del pronarsi. Ho firmato io quel contratto e sapevo esattamente dove mi stavo andando a ficcare. Però mi resta la speranza che qualcuno che potrebbe farlo inconsapevolmente possa passare prima da qui.
E' una strana forma di riscatto, a ben vedere. Ma io sono sempre stata una romanticona.

Oggi mi sono finta fortemente interessata a comprare un Kirby.
Quasi tutti i capoccia di un reparto di produzione Kirby si sono comprati il Kirby, unica eccezione è Laverne, l'addestratrice.
BillGheiz consiglia calorosamente di provvedere, dopo un periodo di permanenza congruamente lungo rispetto ai tempi Kirby, ovvero trenta giorni. Una sorta di circoncisione del portafogli, la prova che sei davvero della squadra. "Non puoi aspettarti che qualcuno compri qualcosa che tu non hai comprato per primo. Crederci per essere Credibili, ragazze mie!" Peccato che non dica mai che se i 52 pseudo dipendenti comprassero tutti il Kirby, lui avrebbe fatto il fatturato di un trimestre. E comunque ecco il motivo per cui i risultati di Laverne sono in trend negativo: non si è comprata il Kirby, la sua non è una autentica conversione!
Io ovviamente non comprerei mai il Mostro da lui a 3000 euro quando - ad esser tanto masochisti da volerlo - lo si trova su E-bay alla metà della metà della metà. Li vendono gli Shark pentiti che hanno un campionario di troppo di cui disfarsi, con garanzia ancora da intestare. E' un modo interessante di gettare il cadavere nel fiume e la dice lunga sul fatto che manco chi l'ha venduto alla fine decide di tenerselo, se non altro come risarcimento danni.
Però effettivamente fingermi potenziale cliente mi ha fruttato qualche interessante scoperta.
Mi rivolgo a Borsellina, la responsabile dell'istruttoria delle pratiche di finanziamento, che se vanno a buon fine assumono il pomposo nome di GoldCard.
"Borsy, senti... se uno vuol comprarsi il Kirby che tipo di dilazione esiste?"
"Guarda, abbiamo tre possibilità. O in contanti, o con la Stro&Zini, o con la Cravattari&Co".
"E che differenza c'è?" <assumo aria sprovvedutissima, da giovane fanciulla vergine ai misteri del mercato del finanziamento. Borsy, aiutami tu che ne capisci>
"La Stro&Zini ti fa il 14% e la Cravattari&Co ti fa il 19%". E sti cazzi. Alla faccia della dilazione.
"Azz, cinque punti percentuali non è mica poco... come mai tanta differenza?"
"La Cravattari è di proprietà della Kirby e sicuramente ci mangiano sugli interessi, infatti noi dell'ufficio l'abbiamo comprato tutti con la Str&Zini."
Conversazione stuzzicante, ma troppo generica. Voglio sapere con esattezza quanto vicino arriva quel nominale 19% ai tassi di usura stimati dalle leggi vigenti.
http://www.consultantiusura.it/pdf/tegm/05/ott-dic%2005.pdf
Potrei divertirmi molto. Ma non sono così ingenua da pensare che siano così ingenui da non pensare che qualcuno sia così ingenuo da non pensarci.
Nel parco dei clienti Kirby c'è di sicuro almeno un avvocato tributario che li avrebbe già smutandati settanta volte sette, se il tasso non fosse al di sotto del limite di legge.
Ma credo che, se è al di sotto, Mr "Marbella" Kirby lo sfiori con il toupè quando c'è vento. Perchè non dirlo che se dilazioni il pagamento finirai per pagare il Mostro uno sproposito vicino ai 3100 euro?
"Borsy, ma i clienti non si lamentano del tasso?"
"Beh... se se ne accorgessero. Ma comunque si tratta di gente che ormai ha deciso che lo vuole. Se non può comprarlo in contanti, comunque accetterà la dilazione. Capita anche che qualcuno receda, comunque. Tu vuoi comprarlo in contanti?"
Nicchio come ben so fare.
"A dire il vero sì, ma aspetto la liquidazione del lavoro precedente. Mi secca regalare via gli interessi, se posso evitarlo. Devo rivolgermi a te eventualmente?"
"No, a BillGheiz. E' lui che disbriga le pratiche dei dipendenti. <abbassa il tono di voce> Magari te lo lascia a prezzo di costo, se è di buon umore..."
Prezzo di costo. Mitico.
"Dai, tipo quanto?"
"Anche 700 euro!"
Ma porca pupazza!
BillGheiz dice che il prezzo di costo è 700 euro. Io, che parlo il paraculese evidentemente meglio di Borsy, sento 700 e capisco 400.
Il Monster-K costa al massimo 400 euro.
E poi quella senza pudore sono io.

Il rito settimanale della riunione motivazionale si è consumato con pieno successo, come tutte le cose già decise prima. Hanno tante qualità, questi kirbyani, ma non la fantasia. E' come vedere la serata dei telegatti in tv, una settimana dopo che sui giornali è già uscito chi ha preso i premi. L'unica cosa che può interessarti è vedere i vestiti delle starlette di turno. Però questi scorci di microcosmo da marciapiede soddisfano l'entomologo che vive in me, affamato come una tènia.
BillGheiz Sommo Sacerdote, bonario e saggio in completo di velluto a coste color crema, ha premiato la miglior telefucker del mese, quella che ha dimostrato di capire davvero il telemarchètting e di perseguire con piena consapevolezza gli Abiettivi Aziendali (no, non è un refuso). Duecentocinquanta euro di premio per aver fatto concretizzare il maggior numero di appuntamenti in assoluto, circa un centinaio. Sommati al fisso e alla corresponsione di ogni singolo appuntamento fa più di mille euro. BillGheiz ci ha guardate tutte, sollevando un sopracciglio con aria vincente e consapevole: "Beh, ragazze... per 4 ore non è mica poco, o no?". Ovviamente ci sono ragazze che per 4 ore al giorno prenderanno 350 euro scarsi, ma se qualcuna osasse farlo notare, immagino che si sentirebbe dire che la colpa è della telefonista, non della Kirby. In altre parole, se prendi tanti soldi è merito nostro che retribuiamo il vincente, se ne prendi pochi è colpa tua che sei perdente.
Vabbeh, io prenderò le mie trenta monete dal Sommo Sacerdote e tacerò, perchè le cose che devo sapere di questo mondo sono ancora troppe per rinunciare ad arrivare fino in fondo. Voglio la laurea in Kirbyologia, con specializzazione in teleturlupinazione, centodieci, lode e calcio in culo accademico.
Il momento più significativo è stata l'intervista alla nuovissima telefonista, una delle dieci arrivate in questo mese dopo di me.
"Come ti trovi, Centesima?"
"Mi pare bene, ci sono solo da due giorni, eppure me ne avevano parlato male..."
"Ah sì? E cosa ti hanno detto?"
"Che le telefoniste erano pagate poco... che era un brutto lavoro... "
"C'è differenza tra dire che è un brutto lavoro e dire "io non sono stata capace di farlo". E' qualche tua amica che ha lavorato qui?"
"Sì... tre mesi"
"Non voglio sapere il nome (n.d.r. E te credo, ne sono passate duecento negli ultimi dodici mesi, non se lo ricorderebbe comunque), ma scommetto che ora è a casa che non lavora o se lavora fa la commessa o la cameriera, perchè gente così non ha voglia di lavorare e a quarant'anni starà ancora cercando mestiere!"
Hai capito, Centesima?
Se la tua amica dopo tre mesi se ne è andata, è perchè era una perdente e questo lavoro da vincenti non fa per lei. Ora che ha smesso con il telemarchetting come minimo starà facendo qualche lavoro infamante tipo la cameriera, la commessa o già che ci siamo, la prostituta. E' sempre così umano, il buon BillGheiz, con chiunque faccia un lavoro diverso dal suo. Immagino che se fosse veramente una religione a questo punto di parlerebbe di eresia e scomunica.
Se le presenti alla surreale conversazione hanno capito la manfrina, va da sè che un futuro da commesse è il naufragio della realizzazione femminile, una prospettiva da cameriere è la concretizzazione dell'infamia professionale. La puttana magari meno, quello va fatto con il cuore. Ma perchè devi farlo a piedi e camminando al freddo per strada, se puoi farlo seduta al caldo con una cuffia all'orecchio?

Oggì è venerdì. E' il giorno motivazionale per eccellenza.
Talmente motivazionale che oggi due mie colleghe hanno ricevuto "la lettera", termine codificato che indica l'incipit del countdown di dieci giorni per raggiungere - a scelta - un risultato adeguato o la porta. Questi prossimi sette giorni saranno il loro miglio verde.
In questo clima serenissimo mi predispongo all'incontro del pomeriggio, in cui verranno tirate le somme di gennaio, premiate le telefoniste in pole position e annunciati gli obiettivi di febbraio.
In realtà ognuna di loro conosce già di che morte deve morire. Ma sapere che ci sarà un luogo e un tempo celebrativo-denigrativo dei loro risultati le mette in fibrillazione.
Per conto mio mi aspetto lodi e - visto che negli ultimi due giorni la mia media è scesa - anche il domandone esistenziale: "Che cosa è successo, Camy?". Signora, come mai? Che cosa la fa esitare?
Delle mille risposte possibili, potrei sparare una cazzata adeguata alla situazione, tipo che pago il peso della pressione psicologica di essere stata indicata come la donna da battere nelle ultime due riunioni motivazionali. Qualcosa di credibile come "ho la fobia del risultato, per timore che possiate usarmi ancora per cazziare le altre, generando intorno a me l'ostilità delle mie colleghe".
Ma so benissimo che mai Hermann e BillGheiz accetterebbero di mettere in discussione questo sistema. E' troppo collaudato. Già venerdì scorso il Self-Made-Shark aveva evidenziato come negli altri callcenter tutti usino le nostre stesse telefonate con risultati migliori, segno che chi non funziona non è il sacro sistema della competizione psicologica, ma noi. BillGheiz ragiona sull'assioma che, se funziona con lui, deve funzionare con tutti.
Dopo trenta giorni potrei già cominciare a gettare la maschera, almeno un pochino. Ma sento che ancora non è il momento. Farò la mammola per un altro pò, fingendo di cascare dalle nubi e di non capire perchè mai quelle imbambolate delle casalinghe si rifiutino di ammirare per un'ora e mezza l'oggetto del desiderio per antonomasia, che se parlasse lo prenderebbe da solo, l'appuntamento. E' l'unica funzione che gli manca, a sentire Hermann, il telefonare da solo.
La capisco, povera Hermann. E' alle strette, perchè la sua sedia poggia esattemente in corrispondenza delle nostre. Il barracuda è pronto a divorare, non per fame, ma per non essere divorato a sua volta. Però il mio cuore tenero non giunge fino a farmi sentire solidale, perchè questa è gente che ha la presunzione di operare in modo commercialmente efficace. Invece, mentre il trend degli appuntamenti del reparto telefonico è in caduta libera, l'unica risposta che loro riescono a dare sono le lettere di via. Se questo non vogliamo sbilanciarci a chiamarlo sonno della ragione, perlomeno è il sonno della ragioneria.
I motivi per cui il reparto telefonico non funziona sono gestionali, non personali del singolo.
Non ho mai fatto marketing. Ma basta un pò di buon senso per intuire che l'insuccesso collettivo non può avere una causa solo nel singolo.
Specie se il singolo fino a ieri invece raggiungeva l'obiettivo.

"Accetta la competizione, solo così potrai sentire il brivido della vittoria!"
Una chicca di oggi.
"Signora, preferisce domani o dopodomani?" (implacabile)
"Nessuno dei due, io il suo Kirby non lo posso proprio vedere."
"Come mai, signora? Cosa la fa esitare?" (instancabile)
"Nulla, semplicemente non lo posso vedere, il Kirby!"
"C'è un motivo particolare, signora mia? Posso saperlo?" (invincibile)
"Certo che c'è: non posso vederlo perchè sono cieca. E' soddisfatta ora o ha qualche altra domanda stupida?"
Imperdibile. I ciechi sono l'unica categoria di persone al mondo che del Kirby può percepire solo il rumore.
Molte persone hanno una naturale ritrosia a sbattere il telefono in faccia alla gente. Da quando lavoro alla Kirby, io il mio riguardo in merito l'ho perso tutto, son diventata immune all'educazione che poi viene usata contro di me. Però per alcuni resta una resistenza forte e può rimanere quel certo senso di colpa, la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato che poi li renderà più fragili alla prossima telefonata commerciale.
Se quindi proprio non si vuole chiudere la telefonata bruscamente esiste un'altra tattica per scoraggiare la telefonista dal proseguire l'ingaggio verbale.
Io la chiamo la tecnica ebraica.
Leggenda vuole che gli ebrei rispondano sempre a una domanda con un'altra domanda.
Perchè lo fanno?
Beh, perchè non dovrebbero?
Nella comunicazione commerciale chi domanda comanda.
La telefonista farà sempre in modo di concludere ogni sua frase con una domanda. Se volete darle il panico, fate altrettanto.
"Lei è la signora Incorruptibilis?"
"A che proposito?"
Così è costretta a dirti perchè ti sta chiamando, ma non è a sua volta sicura che sia proprio tu il suo target e rischia di bruciare la telefonata. Per cui già da subito è sulle spine.
Pertanto tende a riformulare il quesito d'apertura.
"Nulla di urgente, vorrei parlare direttamente con la signora se è possibile. E' in casa o chiamo più tardi?"
"No, se non mi dice a che proposito non richiami neppure. Tanto al telefono rispondo comunque io. Per cui perchè non dice a me, semplicemente?"
Dieci a uno che a questo punto chiude, perchè non ha idea di che approccio tenere se non sa chi ha davanti. Le conviene comunque ritentare tra tre giorni, quando magari risponde proprio la sua preda.
"Capisco, signora... lei lavora molto lontano da casa, quindi?"
"Che differenza fa per lei?"
Questa è micidiale. Differenza ne fa moltissima, a dire il vero. Ma lei non può dirtelo manco morta, per cui lì la risposta dipenderà dalla sua presenza di spirito. Ma intanto ha già capito che le domande che tendono ad assumere informazioni personali sono out. E senza informazioni aggiuntive la sua telefonata perde di efficacia.
"Crede che se ci fosse stato qualcosa da acquistare il Signor Bastardis mi avrebbe dato il suo numero, Signora Lungimiranti?"
"Perchè, signorina, a lei non capita mai di fare una cosa stupida senza volerlo?"
Però se trovi una telefonista decisa e con le idee chiare può darsi che ti risponda per le rime, costringendoti a dire qualcosa che in realtà non vorresti dire. Tipo dare del pirla al tuo amico. E ovviamente deve farlo sempre con una domanda, per reimpossessarsi della conduzione della conversazione e riportarla al suo scopo primario: fotterti.
"Signora, lei lo conosce meglio di me, le sembra così sprovveduto il signor Bastardis?"
Rivoltargliela contro è la più grande soddisfazione.
"Dipende da cosa intende lei per sprovveduto. Cosa intende, signorina?"
In un mondo ipotetico, la telefonista non può dribblare anche questa domanda. Sarebbe scortese e lei non può essere mai scortese, per contratto. A dire il vero ti manderebbe volentieri a quel paese, a questo punto. Ma con tutta probabilità ha la sua Hermann a due-dico-due metri di distanza che ascolta ogni sillaba.
"Beh... è una persona che fa cose un pò ingenuamente... però a fin di bene e in buona fede."
"Cioè uno sprovveduto è una brava persona che viene presa per il culo e convinta a fare a fin di bene cose che non sono veramente a fin di bene?"
Non può dire di no, perchè ha appena detto che il senso è quello; e se dice sì, implicitamente ammette che il tuo amico è stato preso per il culo per dar loro il tuo numero.
L'unica via di uscita onorevole è chiudere. Oppure cercare il calcio d'angolo. Ma la telefonista che a questo punto desidera ancora stare al telefono con te la devo ancora conoscere.
C'è un limite a tutto.
E' la domanda che salverà il mondo.
Qualcuno, leggendo questi stralci di conversazioni telefoniche, può provare la tentazione di ingaggiare a sua volta il duello verbale con la prossima telefonista che chiamerà, tanto per vedere chi la spunta.
Beh, la spunterà lei.
Sia che diciate sì, sia che diciate no, la telefonista vince sempre.
Se vi porta a dire vaffanculo e vi contrappone la sua estrema surreale gentilezza, otterrà come risultato quello di farvi sentire delle merde perchè state facendo i cafoni con una persona gentile. E vi resterà la sensazione di essere stati troppo bruschi senza motivo, perchè in fondo la signorina non ha colpa, sta solo facendo il suo lavoro, etc... e altre menate varie, che vi frulleranno in testa fino alla prossima telefonata. In questa successiva chiamata una collega della precedente signorina vi proporrà la stessa cosa e voi finirete a dire di sì perchè avete qualcosa di intimo che richiede compensazione: la sensazione bruciante di dovervi far perdonare, irrazionale, ma reale. I primi a non voler addosso l'immagine di persone maleducate siamo proprio noi. Se dite vaffanculo una volta, dovete essere pronti a ripetere la performance sempre, senza lasciarvi dominare da insensati pensieri colpevolistici.
La signorina, verissimo, non ha fatto niente di male, ma solo perchè il tuo vaffanculo non gliene ha dato il tempo.
Sta solo facendo il suo lavoro, verissimo. Ma il suo lavoro è fottere la gente per telefono.
Accettare la telefonista come interlocutore significa salire su un ring in cui lei è una lottatrice professionista e voi siete capitati lì per caso.
Qualunque motivazione possiate opporre al prosieguo della conversazione potrà essere usata contro di voi, se la telefucker è abbastanza brava.
L'unico modo per non subire questa forzatura è rifiutare il dialogo alla pari.
Il trucco per sopravvivere è ricordarsi sempre alcuni assiomi fondamentali.
"Come mai non le interessa, cosa la fa esitare?"
"Signorina non credo di doverle dare nessuna giustificazione in merito ai miei interessi. Buongiorno." click.
"Sarebbe solo per farci lavorare, noi siamo pagati solo per questo."
"Ah, siete pagati per lavorare, che bella novità. E da quando sono responsabile di mantenere il lavoro di un perfetto estraneo? Buongiorno." click.
Non ci sono altre vie d'uscita.

Tornando al target maggioritario della Kirby, rifocalizzo la casalinga nelle sue due tipologie inquadrabili a scopo di mercato: Maria e la Moglie di Mario.
Per chi si fosse perso di cosa sto parlando, il post relativo alla distinzione è questo: http://ilmondodevesapere.splinder.com/post/7020743.
Resta inteso che sono idee mie, frutto dei miei deliri esperienziali.
Maria di solito è più giovane della Moglie di Mario e ha una istruzione medio-alta. Questo si può capire già dalle prime due risposte della telefonata.
E' pazzesco quante cose la gente ti fa sapere di sè in modo del tutto inconsapevole. Giuro che quando mi chiamano io sto molto più attenta di queste incaute reginette della casalinghità.
"Pronto, sono Camilla della Kirby, lei è la signora Maria?"
"Sì, sono io."
"Non ci conosciamo personalmente, Signora Maria, io e lei..." <sorridere e lasciare qualche secondo di tempo per un eventuale commento che serve a sentire di nuovo la voce.>
Se la signora si intuisce vecchia, a questo punto scatta il dribbling del fuori target.
"Ma lei è la Signora Maria de Filippi?"
"No, assolutamente! Io sono la Signora Maria Goretti!"
"Mi scusi tanto allora, ho sbagliato numero..." e chiudo. Non saprà mai quanto è stata fortunata.
Uno si domanda come fare a capire la cultura media. E' in realtà estremamente semplice. La prima fase della telefonata del buono omaggio ha una tagliola lessicale formidabile.
"La sto chiamando, signora, perchè lei è stata selezionata tra dieci fortunate famiglie per ricevere un buono omaggio per un servizio di <lentamente> IGIENIZZAZIONE... "
"Percheccosa?!?"
E così hai inquadrato il tipo. "Per una P-U-L-I-Z-I-A gratuita, signora, niente di cui preoccuparsi!" <ridere>
Se invece non da segno di reagire, stimabilmente ha capito che è una pulizia, oppure non ha capito e non vuole dirtelo per non sembrare ignorante. In entrambi i casi la telefonista qui deve trovare il non facile equilibrio di essere allo stesso tempo familiare come se stesse parlando con una pescivendola e professionale come se si rivolgesse al suo commercialista.
Maria spesso lavora fuori casa. La Moglie di Mario invece quasi mai, ma se per caso lavora, quasi certamente è un'insegnante. Non so perchè, ci deve essere un trait-d-union tra le due cose che mi sfugge, però questa cosa è verissima.
Al telefono entrambe dicono cose come:
"Guardi, non ho assolutamente tempo!".
Allora scatta la risposta per capire meglio:
"Certo, Signora, ovviamente avrà già degli impegni... lavora lontano da casa?" <sposto l'attenzione sul DOVE, ma in realtà non so ancora SE. Così se risponde mi dà due informazioni invece di una>.
Maria: "Esatto, faccio l'impiegata e torno a casa nel tardo pomeriggio, quindi come immaginerà ho da fare sin sopra i capelli!"
Moglie di Mario: "No, lavoro in casa, ma ho due bambini e come immaginerà ho da fare sin sopra i capelli!"
In entrambi i casi la teleterminator ha già capito con chi ha a che fare e quali ore può proporre per l'appuntamento.
"Guardi signora, siccome ho capito che lei ha poco tempo ed è sicuramente prezioso, le vengo incontro e cerchiamo di accordarci per un'orario a lei più favorevole. Preferisce:
Maria: domani alle 18.30 quando torna dall'ufficio o sabato mattina alle 10.30 che è più libera e non ha l'assillo dell'ufficio?
Moglie di Mario: domani alle 10.30 quando i bambini sono a scuola o dopodomani alle 18 prima di cena, così non le siamo di impiccio e andiamo via alle settemassimo, settemezza?"
Qui, se non c'è il sì, scatta in genere la seconda obiezione-ostacolo. Ma la signora non può più far finta che il problema sia il tempo. Deve inventarsi qualcos'altro.
"No, perchè comunque non mi interessa, signorina."
Questa obiezione è falsa ed è ineludibile in sè, perchè non è razionale. Nasconde sicuramente un altro timore. La psicotelefucker lo sa bene e assume i panni dell'amica che ha capito, con un sorriso allusivo, mentre pensa "come fa a non interessarti se non sai manco cosa devo dirti, dovevi dire vaffanculo prima di arrivare qui, adesso sei mia." Mai chiedere perchè comunque. La persona si irrigidisce e spara risposte come: Perchè no. E lì la telefonata è finita. Molto meglio una domanda più soft.
"Come mai signora, c'è un motivo particolare? Cosa la fa esitare?"
Adesso di solito salta fuori il vero motivo:
Maria: "Non voglio dimostrazioni, ho talmente tanto poco tempo che quello che mi resta non lo regalo a voi. Mi scusi tanto, ma devo prepararmi il pranzo perchè poi esco di nuovo." Questa telefonata è finita.
La Moglie di Mario: "Perchè tanto non compro niente". Fantastico. Questo è un apperònoncompro, cioè una vendita quasi certa. Se è vero che la signora non vuole comprare, concedere l'appuntamento non comporta alcun rischio. Ma se dice che non vuole che entriamo in casa perchè teme il tentativo di vendita, il retroscena è che paventa la possibilità di venire convinta all'acquisto.
Qui la telefonista dà il meglio di sè:
"Assolutamente no, signora mia, chi le ha detto che deve comprare? A noi interessa solo il suo giudizio spassionato sull'efficienza del macchinario! Anche negativo, signora mia, per noi è comunque importante perchè la nostra azienda ci paga solo per raccogliere un parere! Allora che dice, domani o dopo?".Oscar per la miglior FacciaDaCulo Protagonista.
La Moglie di Mario, l'unica rimasta al telefono sino a ora, azzarda una domanda ulteriore:
"Potreste venire domani mattina allora... Ma di che cosa si tratta?"
Ormai la signora è alle corde, non ha molte altre scuse da usare per svicolare. Le resta solo l'ultima possibile.
"E' un macchinario... blabla... la Nasa... blabla... settantafunzionidiverse...blabla..."
"Ma io ho già il vaporetto/folletto/mimosa/philips/rowenta. E' tutto pulitissimo, non vedo su cosa lo potreste usare..."
Anche questo è un passo falso. Quando Shark entrerà dentro casa sua (perchè a questo punto è già con un piede dentro e sta in groppa al furioso Kirby acceso) la prima cosa che domanderà alla signora sarà di portare il suo Vaporetto e di fargli vedere come funziona sul tappeto, dove lui poi ripasserà con il Kirby, rivelando che il mendace Vapocoso non è bastato a pulirlo, infingardo.
"Signora mia, sicuramente è così, ma le assicuro che si stupirà. Il consulente le mostrerà funzioni del macchinario che la incuriosiranno molto, a noi basta molto poco per avere un suo giudizio." Questa frase non è una risposta, non ha alcun contenuto ulteriore e ha il solo scopo di riportare la conversazione sulla chiusura dell'appuntamento. L'orario è già stato fissato, manca il passo finale.
"Allora, io ho questi dati, signora... via col vento, numero 34... è difficile da raggiungere? Cosa c'è nei pressi per fare sì che non ci perdiamo?"
L'attenzione della signora si sposta quindi da quello che le da ansia (aver fissato l'appuntamento) alla descrizione logistica di ambienti familiari. Allo stesso tempo la casalinga realizza che domani qualcuno seguirà quella strada per arrivare a casa sua e sarà più difficile dimenticarlo o rimuovere . Possono saltare fuori altre domande, ma ormai il sì è detto. La casalinga dentro di solito chiede cose come: "ma non consuma molto, vero?" "no signora, consuma meno del suo phon!" "ma non è che mi rovina il divano?" "per carità signora, veniamo per lavorare e secondo lei le causeremo un danno che poi dovremmo ripagare? Si figuri, stia tranquilla!" etc etc etc etc. Non sono vere domande. La signora ci sta semplicemente supplicando di confermarle che non ha fatto una cazzata. Ovviamente sì, ma che senso ha dirglielo ora? Sarebbe inutilmente crudele e anche le telefoniste hanno un cuore, lo ha detto Hermann che questo è un lavoro che va fatto con il cuore.
Rimane da scolpire l'epitafio finale dell'ultimo anelito di libero arbitrio della povera donna. Il congedo.
"La ringrazio molto, signora mia, lei ci ha aiutato molto nel nostro lavoro. Ci vediamo domani alle 10.30 in via.... Buona Giornata a lei, signora Moglie di Mario!" . click.
Se qualcuno si domanda se mi vergogno a fare bene questo, la risposta è ovvia.
Come una biscia.
Ho concluso la carrellata di target di nicchia, prendendo come modello di telefonata sempre il fantomatico BUONO OMAGGIO, dato che è quello che faccio io, amichevolmente detto "cavallo di Troia" perchè si entra tra le mura nemiche travestiti da qualcosa d'altro.
Il Buono Omaggio è considerato in Kirby la telefonata più difficile, perchè il contatto è "a freddo", la persona non ti ha mai sentito nominare e non hai il grimaldello psicologico della referenza di un bastardo di conoscente che ti ha dato il numero della signora. La telefonista alle prime armi deve anzittutto prendere confidenza con questa tele-trappola, "selezionando" i nominativi fortunati dall'elenco telefonico, partendo dalla A fino alla Z. Alla Kirby sono democratici, possono vincere tutti. "Caspita, signora, ma lo sa che lei è stata selezionata tra cento famiglie della sua provincia?" Perchè nessuna si chiede mai come sia possibile selezionare qualcuno su un numero fisso come cento, visto che nella mia provincia le famiglie saranno almeno 200 mila? Prima ne selezionano cento e poi tra queste selezionano me? Che culo. Poi ovviamente la signora presto o tardi scoprirà che la telefonata l'ha ricevuta anche la sua vicina di casa, quando si dice la fortuna...
Quando la telefonista ha raggiunto un grado di confidenza adeguato con il buono omaggio, dimostrando di avere una certa vocazione alla teleturlupinazione, viene promossa alla sezione referenziati, dove si suppone che farà risultati migliori, avendo tra le sue armi l'impatto psicologico del terzo nome che fa da apripista tra sè e l'ignara casalinga.
Io però di fare il referenziato mi vergogno come una biscia. Non riesco a dire a una signora che la sua collega è stata così stronza da dare il suo numero di cellulare a un venditore di oggetti aspiranti. Mi vengon fuori frasi come "ci ha dato il suo nome in buona fede", il che sottintende che c'è qualcosa di losco, ma quella cerebrolesa impicciona della sua amica non lo ha capito e ci ha dato il suo nome per questo. Non riesco a prendere appuntamenti con il referenziato perchè la verità è che io non darei mai appuntamento a chi mi chiama per motivi commerciali spendendo il nome di un altro. Chiudo la telefonata e poi cancello dalla rubrica il nome dell'invadente referente. Ho sempre lo scrupolo che quelle due persone per colpa mia interromperanno i rapporti.
Tra l'altro è il testo della telefonata dove si infilano più menzogne. "Se ci fosse stato qualcosa da acquistare la signora Infami non ci avrebbe mai dato il suo numero, non crede?". Ovviamente è una cazzata, perchè la signora Infami che ha ospitato la dimostrazione sa benissimo che lo scopo finale è la vendita, anche se poi lei non ha comprato. L'esordio poi è sempre ambiguo. "Mi manda sua sorella, Lorella Ficcanasi". Sembra quasi che la sorella abbia cercato sulle pagine bianche il nome della Kirby giustappunto per indirizzarla a casa dell'altra figlia di sua mamma. Lo scopo è indurre la casalinga ad avere l'impressione, se dice di no alla telefonista, di fare uno sgarbo personale a sua sorella.
Io ho fatto referenziati per due giorni, senza riuscire a prendere un solo appuntamento a causa delle mie resistenze mentali in proposito. La coscienza è un impiccio, in questi casi. Alla fine ho chiesto ad Hermann la possibilità di fare solo Buoni Omaggio, cosa che mi è stata concessa, tra l'incredulità delle mie colleghe. Infatti io faccio più appuntamenti di loro, pur facendo una telefonata a minore probabilità di efficacia.
Però poi gli appuntamenti presi non sono tutti uguali, nemmeno con il buono omaggio. Alcuni hanno una probabilità più alta di saltare per ripensamento. Io li ho suddivisi così:
Ci sono altri motivi per cui poi una persona ti da un appuntamento, per esempio se hai trovato la persona che soffre di allergia da acari e cercava proprio uno strumento mirato a quel tipo di igienizzazione. Ma diciamocelo, sono un caso su mille chiamate. Il resto è fuffa, gente a cui il Kirby non serve più del folletto, ma questo non sarà un motivo che impedirà loro di acquistarlo comunque.
Ci è consentito prendere appuntamenti anche in altri due casi, che non siano con casalinghe.
La figlia che si occupa dei genitori anziani, per cui è solitamente una signorina di una trentina d'anni che dispone di autonomia economica o di libertà gestionale sul denaro di una presumibile pensione e/o accompagnamento del genitore. In tal caso, oltre a fornire referenze, la signorina può essere un target di vendita nella misura in cui recepisce il Kirby come un alleviamento alle sue fatiche domestiche. Ma ci vuole davvero un consulente molto bravo per far credere a una donna intelligente che quel coso con 64 arnesi componibili sia una cosa che fa risparmiare tempo.
Altro target ambitissimo è il prete. Il prete non compra mai il Kirby. Ma da un casino di nomi. E vorrei che provaste a sentire quanto in fretta ti dice di sì la casalinga parrocchiana quando sente che il suo nome te lo ha dato Don Perignon. E' l'unico caso in cui non mi viene mai fatta alcuna obiezione e quell'appuntamento non salta mai.
Con il prete le telefonata è brevissima ed efficace. Buono omaggio e sondaggio sono molto relativi, l'argomento principe è "ci aiuta a lavorare". Il prete può essere anche un grandissimo bastardo e fregarsene altamente del lavoro giovanile. Ma comunque non ci tiene a dimostrarlo apertamente, per cui un buco di un'ora tra una messa e l'altra lo trova comunque, tanto per chiudere la questione. Di solito il consulente si ritrova a igienizzare sacrestie o ambienti dove già massaie intransigenti si adoperano nel tempo libero per rendere asettica la casa del Signore. Per cui anche la dimostrazione ha valore relativo, l'importante è farsi cacciare tanti, tanti nomi.
Nel Nome del Kirby.

Il Single che è tale dopo una convivenza o un matrimonio, salvo i rarissimi casi in cui è vedovo, è una categoria che subisce un approccio diverso.
Intanto è quasi sicuramente meno giovane del single al suo primo tentativo di indipendenza.
Non è un autodidatta dell'igiene, è anzi uno che per molto tempo ha condiviso in qualche misura il lavoro domestico con la sua compagna.
Non ci sono approcci ammiccanti in questo caso. Mi piacerebbe dire che è per rispetto, ma la verità è che non funzionano. Quest'uomo ha nei confronti delle donne un atteggiamento molto più guardingo dell'altro tipo di single.
Fondamentale è quindi distinguerli. Di solito è lui stesso a rivelarlo, in modo più o meno chiaro.
"Buongiorno, sono Camilla della Kirby di Paperopoli. Posso parlare con la signora Ipotetis?"
"La signora Ipotetis chi?" (vuole accertarsi che io non abbia semplicemente sbagliato numero. Allo stesso tempo però mi sta rivelando che esiste la possibilità che ce ne siano più di una, o nessuna.)
"La padrona di casa."
"Ha sbagliato numero, signorina. La signora Ipotetis non vive più qui."
Questa è la frase tipo. Ma qualcuno è più esplicito, dice "mia moglie non vive più qui." Ho avuto da certi ex mariti persino i numeri di telefono delle nuove abitazioni delle ex mogli. Però tendenzialmente a questo punto la persona che era neutra quando ha risposto, adesso è ostile, tesa, crede che quello che sto per dirgli abbia a che fare con l'argomento tabù: la sua compagna. Moltissime telefoniste a questo punto chiudono la chiamata, semplicemente.
"Capisco..." <breve pausa, come di imbarazzata incertezza> "guardi, allora forse è meglio che dica a lei, perchè in effetti io ho il suo numero qui davanti, non vedo perchè non dovrei dirlo a lei..." <vaghissima. è lui che deve praticamente estorcermi il perchè della mia chiamata>
"Dica pure, allora. Per cosa chiamava?"
"La chiamo perchè stiamo facendo una campagna promozionale nel suo quartiere/paese, per far conoscere un nuovissimo macchinario americano multifunzione. La nostra azienda ci retribuisce per raccogliere giudizi sull'efficienza delle sue funzioni in ambito domestico. Per questo l'abbiamo selezionata per offrirle un buono omaggio per una pulizia gratuita di un suo elemento d'arredo, così lei vede come funziona, ci da un giudizio e in cambio le igienizziamo il suo divano, così ci da l'opportunità di lavorare. Gradisce darci questa opportunità, Signor Singles, domani o dopodomani?"
Il tono deve essere compitissimo, quasi schivo, dar l'impressione di chiedere un favore, di scusarsi per starlo facendo. Notare come il buono omaggio sia passato in seconda battuta rispetto alla campagna promozionale, al sondaggio. Il maschio non è sensibile agli omaggi e agli sconti, pensa sempre che ci sia una controparte che vale tre volte tanto. Tanto vale dirgliela subito.
Il single in quel momento è tendenzialmente sollevato dall'aver realizzato che la telefonata è innocua. Deh, vogliamo solo appioppargli una dimostrazione, non c'entra niente la moglie. Sembra quasi di sentirlo, quel pensiero più rilassato. E' molto più ben disposto, ma non per questo concederà l'appuntamento.
"Di cosa si tratta esattamente? Non voglio farvi perdere tempo..."
"Non perdiamo assolutamente tempo, siamo pagati apposta, per mostrarglielo e per informarla delle sue funzioni... che sono settanta... blabla. Come vede non c'è nulla di impegnativo, le porteremo via un'orettamassimoun'orettamezza e in cambio lei ci avrebbe fatto una grandissima cortesia. Che dice, domani o dopodomani?"
Tendenzialmente la risposta a questo punto è sì. Ma ricordandomi sempre che quest'uomo mi sta facendo un favore personale, non è un qualunque appuntamento. Significa che al minimo imprevisto questo appuntamento salterà e non verrà pagato alla telefonista.
Dopo aver fissato l'appuntamento la telefonista può cercare di capire se l'uomo ha qualcuno che gli bada alla casa e che mestiere fa. Ma senza prolungare la chiamata, altrimenti l'impegno rischia di essere ritrattato nell'arco della medesima telefonata. Tendenzialmente quest'uomo può sia comprare che dare molti nomi interessanti, se la Kirby riesce ad agganciarlo.
Però in questo giochetto psicologico io - lo confesso - sono di quelle che chiude la chiamata appena realizza con chi ha esattamente a che fare.
Non credo che un uomo che ha già le sue rogne personali abbia bisogno che io gliele aggravi proditoriamente con il Kirby, fosse anche solo per un'ora e mezza. E' uno dei pochi casi in cui preferisco il rimpianto al rimorso.

Giustamente Sbtalmr (acronimo misteriosissimo che non mi sbilancio a interpretare) mi fa notare che oltre alla classica donna di casa, Maria o Moglie di Mario, ci sono altre categorie di persone che si occupano della dimora e che possono per la Kirby costituire un target. Queste categorie sono:
Questi sono i cosidetti target di nicchia, poco numerosi ma dannatamente preziosi, anche se non sempre per vendere semplicemente il Kirby.
Sono invece considerate fuori target le persone con più di 65 anni, non importa il sesso. Il motivo è che in caso di acquisto non otterrebbero mai il nulla osta della finanziaria alla dilazione in rate. A capire con chi si ha a che fare è sempre la telefonista, che ha il compito del cecchino: inquadrare l'obiettivo. Il proiettile è Shark in giacca e cravatta con il Kirby acceso in mano, ma questo il signor Single ancora non lo sa.
Il single che non ha mai convissuto con una compagna è solitamente un autodidatta dell'igiene domestica ed è mediamente giovane. Costui non comprerà mai il Kirby. L'uomo in questione può spendere 3000 euro per comprarsi uno schermo al plasma senza fiatare, ma non spenderà in nessun caso la stessa somma per comprare un arnese che usa una volta alla settimana per dieci minuti, controvoglia e bestemmiando. Perchè mai fare un investimento economico a lungo termine laddove a breve termine è sperabile che ci sia una donna a fare più spontaneamente gli stessi lavori, gratis? Il Kirby e la donna sono intercambiabili in rapporto alle pulizie domestiche e la donna ha il vantaggio che non fa tutto quel rumore. Prendere appuntamento con questo scapolone pro tempore è vantaggioso solo perchè frutta delle interessanti referenze, solitamente colleghi di lavoro sposati o persone sulle quali, a seconda del mestiere che fa, il suo nome può avere una qualche valenza persuasiva. Per esempio un single medico che ti da i nomi dei pazienti vale oro.
La tattica della telefonata in questo caso è semplice.
"Buongiorno, sono Camilla della Kirby di Paperopoli, posso parlare con la signora Futuribilis?"
<pausa imbarazzata> "Non c'è. Sono solo" (qui è terreno minato, fare domande dirette può portare a risposte devastanti, come "mia moglie è morta" o "è scappata con un altro" o anche "non sono cazzi suoi". Si sta sul generico.)
"Capisco. Posso chiamare più tardi, la trovo?"
"No, perchè non sono sposato. Le hanno dato il numero sbagliato, probabilmente." E si capisce che in realtà la cosa gli dispiace già.
E' il momento dell'attacco.
"No, guardi, allora mi hanno dato il numero giusto. Le posso dire di cosa si tratta, così ci capiamo." (queste frasi senza senso sono bellissime, chiudono i discorsi con la stessa lapidaria banalità dei testi de Le Vibrazioni. Che replica può esserci a un insensato "così ci capiamo"?).
"Certo... dica pure." (una donna mi avrebbe già sfanculato, è evidente che non so chi sto cercando e che lui mi si è appena servito su un piatto d'argento. la maggior parte dei maschi quando sente la voce di una donna al telefono dice tendenzialmente sì a tutto).
"E' lei che si occupa della cura e dell'igiene della casa, signor Pollastri?"
"Esatto, sono io."
"Oh, ma che cosa bella, un uomo che sa cavarsela tra le mura domestiche è prezioso quanto raro <sorriso - quasi sempre lui ride a sua volta e spesso commenta a sua volta. Quando finisce il teatrino occorre incalzare.> io la sto chiamando perchè il suo nominativo è stato selezionato dai nostri database per ricevere una pulizia gratuita di un suo elemento d'arredo, un divano, un tappeto o un materasso. Immagino siano cose che non ha l'occasione di igienizzare spesso, non è vero? Un uomo che lavora... " (lasciare la frase aperta. C'è la possibilità di scoprire l'occupazione della persona)
"Allora guardi, capitiamo proprio a fagiolo, come si suol dire. Veniamo a casa sua domani e le diamo una bella pulita al divano. In cambio lei deve solo darci un suo giudizio perchè noi ragazzE siamo pagate solo per raccogliere i pareri delle persone che vedono il macchinario. Che dice, Signor Pollastri, facciamo alle 18 o alle 21? Più tardi no, perchè altrimenti ci fermiamo anche a cena <ridere>"
Di solito in questa telefonata il soggetto dall'altro capo del filo parla 4 volte e tutte le volte apre la bocca per dire sì e per ridere. Convinto di aver praticamente appuntamento con Giorgia Palmas, si ritroverà l'indomani in casa l'agguerritissimo Shark pronto a prendere in ostaggio tutto il suo arredo sinchè lui non caccerà almeno dieci nomi buoni per proseguire la catena di sant'antonio.
La prostituzione è un mestiere dai molti ambiti.
Molti sono convinti che la casalinga sia un obiettivo sessuale tipico. Un topos erotico maschile riconosciuto.
A parte che io il maschio che trova eccitante la casalinga lo devo ancora conoscere. Però la do per buona, tanto nel mondo dei gusti sessuali c'è posto per tutto e l'anti-tutto. Considerando che Hermann ci ripete ogni giorno che siamo anzitutto psicologhe, azzardo a dire che - visto che la massaia è solitamente un essere ibrido tra Mrs Doubtfire e la signora Coriandoli - l'uomo che trova la casalinga sexy ha in realtà un complesso di Edipo non superato. E con questa performance potrei anche considerare concluso il mio contributo alla scienza, per oggi.
Però, siccome questa cosa mi incuriosisce, ho chiesto. Pare che la casalinga sia sexy perchè ha attorno a sè l'aura della donna repressa, assatanata, trascurata dal marito, fondamentalmente insoddisfatta. L'immagine geniale che mi è stata suggerita è quella di una miniera abbandonata dove c'è ancora l'oro.
E questo incompreso Klondike suscita turbe nello zio paperone che c'è dentro a ogni uomo. La signora scarmigliata che apre la porta al postino in vestaglia di flanella sotto la quale si intravede l'improponibile assume così il fascino del mondo segreto da scoprire, dove quel cornuto del marito ha al massimo piantato la bandierina di rivendicazione proprietaria, senza ben conoscerne la geografia. A tutto beneficio dell'idraulico, del tecnico del gas, del corriere dell'SDA, dell'elettricista e di tutti quelli che sognano di trombarsi la vicina di casa sulla lavatrice accesa, quei vecchi modelli zoppas che quando finivano il ciclo di lavaggio te le ritrovavi tre metri più in là.
Sono sicura che al vertice delle scelte di marketing qualcuno tiene in considerazione questo fatto, non può essere un caso se il reparto telefonico è composto esclusivamente da donne e quello di vendita diretta quasi totalmente da uomini. Nei call center delle compagnie telefoniche mi capita molto spesso di sentire anche voci maschili, ma è perchè il contratto viene concluso per telefono, direttamente. Mi sono fatta l'idea che se il target è una donna, tendenzialmente la vendita sarà conclusa da un maschio, qualunque sia il prodotto da piazzare. Questo viaggio nella banalità dell'immaginario erotico collettivo mi serve per capire qual'è la pulsione segreta e inconfessabile che spinge una donna apparentemente sana di mente ad acquistare un Kirby.
Sono giunta alla conclusione che di casalinghe ce ne sono di due tipi:
Le prime sono quelle che si occupano della casa perchè qualcuno deve pur farlo, le donne che nella vita magari avrebbero volentieri fatto altro se gliene fosse stata data l'opportunità. Cucinano, lavano, stirano, spolverano. Ma non si identificano con quello che fanno. A queste donne non sarà possibile in nessun caso vendere il Kirby. Solo vedere i suoi 124 accessori smontabili e proboscidati fa capire che ci vuole un'ora in più per montarlo e trascinarlo per casa. Questo tipo di donna - che anche se non compra il Kirby magari si tromberebbe il buon Shark - lo chiameremo convenzionalmente con il suo nome proprio: Maria.
Le seconde invece sono un target molto più interessante sul piano Kirby. Sono le "casalinghe dentro", quelle che per qualche mistero emotivo hanno contratto un matrimonio indissolubile con la propria casa, assai più stabile delle altre nozze. Questa femmina farebbe qualsiasi cosa per la sua dimora, se gli si dà un buon motivo per pensare che ne valga la pena. Per pagare le rate del Kirby potrebbe anche rinunciare al cibo, se adeguatamente motivata a crederlo indispensabile. Questa donna la chiameremo convenzionalmente con un titolo relazionale: la moglie di Mario. Ritengo infatti che questa signora tenda a definire la propria identità in ragione di quella altrui. Potevo anche scrivere: la madre di Franco. Il concetto non cambia. Inevitabile pensare alle donne della mia famiglia, certamente rientranti in questa categoria. Non a caso, prima di mostrare loro il mostro, la Kirby dovrà passare sul mio cadavere.
Vale la pena rifletterci ancora, tanto per ricordarmi che nel momento esatto in cui smetto di telefonare a casa della massaia, anche io divento un possibile target.

Domani compio il mio primo Kirby-mese.
In queste situazioni sarebbe il caso di dire che si devono tirare le somme, solo che io ho il terrore dei conti di fine mese e così le tiro tutti i giorni, per prepararmi psicologicamente. Questo blog è la mia prima nota, in effetti.
Ho sempre trovato curioso quando qualcuno mi diceva: "ci serve un periodo di riflessione", facendomi capire che c'è un tempo per pensare e uno per non farlo.
Io, come tutti i pigri, faccio le cose un pò per volta. Poi a pensare tutto assieme mi stancherei.
A proposito di pensieri quotidiani, sono certissima che domani qualcuno in ufficio, appositamente preposto, avrà per me un augurio e un piccolo pensiero per festeggiare i miei primi 30 giorni come un evento degno. Per loro un pochino lo è, perchè comunque 2/3 delle telefoniste che vengono a fare il colloquio non resistono poi 30 giorni. Sono una sopravvissuta e domani è il mio day after.
Tendono sempre a creare un legame che vada apparentemente oltre il lavoro. Infatti in questo posto non ti è permesso farti i cazzi tuoi. Prima o poi devi condividere con la tua grande nuova famiglia i risvolti della tua vita personale, perchè noi qui ti si vuole bene e ci preoccupiamo tutti per te, che tu ti senta a tuo agio e che ti senta accolta. Ecco perchè al colloquio ho subìto tutta una serie di domande personali a cui ho sistematicamente mentito. Se hai marito, figli, famiglia, hobby... hai motivazioni su cui fare leva.
Diventi anche ricattabile sul piano emotivo.
Ma - per quanto ne sanno loro - io ho la vita sociale di una disadattata, praticamente non ho nulla di nulla da perdere se perdo questo lavoro. Alla voce hobby ho scritto: scacchi. Nubile, senza figli nè animali domestici, non fumo, non bevo, non faccio volontariato, non amo viaggiare, detesto la musica, non vado al cinema, non ho genitori, sono stata adottata, ma non ricordo da chi. Ho la ricattabilità emotiva di un poggiapentole. Immagino si siano convinti che faccio la telefonista perchè non saprei con chi altri parlare. Il telefono, la mia voce. E va bene così.
Anche l'arredamento qui è un ricatto emotivo. A partire dai poster motivazionali che costituiscono un vero e proprio assalto all'io, nel momento più delicato dell'orario lavorativo: la pausa.
E' li che le tue difese sono più basse, mentre sbucci il mandarino o sgranocchi il kinder bueno fumandoti la sigaretta. E l'occhio distratto vaga sulle pareti, adeguatamente sfruttate come vetrine subliminali su un altro mondo possibile, ovviamente migliore del tuo. Credi di non vederli, come credi di non vedere gli spot alla tivù mentre fai zapping. La verità però apparirà chiara al supermercato, quando davanti al bancone comprerai proprio quello che pensavi di non aver nemmeno visto.
Faccio un esempio ragionato, con relativa traduzione.

Alla riunione motivazionale-processuale di venerdì scorso BillGheiz ha detto una cosa che merita una riflessione a parte.
"Se non volete farlo per la mia azienda, fatelo almeno per voi stesse! Se vi chiedono che lavoro fate nella vita, potete rispondere: "faccio la telefonista, però ogni tanto mi faccio anche un viaggio". Ragazze mie, ma quante sono le aziende che vi regalano un viaggio a niujork o a marbella in un albergo a sei stelle solo perchè fate il vostro dovere? Credetemi, nessuna! Queste sono le cose importanti della vita, quelle che sarete orgogliose di raccontare ai vostri figli! Fatelo almeno per amor proprio!"
E qui mi vedo matriarca vicino al camino, con la mia discendenza intorno raccolta che mi ascolta incantata mentre racconto dei bei tempi, quando feci un viaggio da sogno di 4 giorni, sola con la mia kapòtelefonista in un posto dove non sarei mai andata di mia sponte, circondata da un centinaio di fortunati best-kirby-pushers da tutto il mondo. Meraviglioso ricordo quello del party intorno alla piscina dove costoro elegantissimi si scambiano generosi consigli per restare sulla cresta dei diagrammi di vendita, sullo sfondo musicale di we are the champions my friends, mentre io in abito da sera comprato usato su e-bay mi domando come cacchio sono finita in mezzo a questa massa di sfigati dall'incerta vita sessuale. E mentre sputo il seme dell'oliva dentro il martini, come minimo fuori piove che Dio la manda. Che tempi, ragazzi miei... Queste sono le cose importanti della vita, cribbio. E meno male che ci sono aziende che ci offrono queste opportunità, altrimenti che cosa racconteremo mai alla nostra progenie davanti al camino.
Però il vero tocco di classe è il senso profondo del dialogo simulato.
"faccio la telefonista, però ogni tanto mi faccio anche un viaggio".
Deh, si parla tanto di comunicazione subliminale, di messaggi indiretti... poi arriva questo autogoal.
Non so come l'avranno letta le altre, ma io l'ho tradotta così: "ragazze care, fate un lavoro talmente di merda che almeno cercate di dargli una giustificazione con un valore aggiunto di altra natura, altrimenti dovrete vergognarvi di ammettere cosa fate: le telefoniste". Con una magistrale gaffe il Self-Made-Shark dice addio a tutti i tentativi di Hermann di farci credere che siamo delle psicopubbliconsulenti.
Ed ecco che entra in gioco Marbella, il luogo della nostra redenzione professionale, il posto dove tutte le minchiate che diciamo alle casalinghe trovano il loro perchè. Un pò come se una puttana dicesse: si, vabbeh, batto. ma però ci ho la mercedes. C'è di che sentirsi orgoglioni.
Perchè nessuno chiede mai A ME se lo trovo motivante?
Scaltrissimi. Ma tanto prima o poi glielo dirò.

DAL LIBRO DELLE ESPERIENZE DI HERMANN.
"I miei primi 40 appuntamenti e le stronzate delle casalinghe che non volevano darmeli".
Prese per stanchezza.
"Signorina Rompicazzis, ma mi avete chiamato 10 volte in 10 giorni, come è possibile che chiamiate sempre me? Ne ho le palle piene della vostra pulizia gratuita!"
Guardi, Signora Esasperini, evidentemente lei ha molte amiche che fanno sempre il suo nome, noi siamo tante e una non può sapere chi sta chiamando l'altra. Faccia così, ci dia il consenso a farle la pulizia gratuita almeno una volta, così è sicura che non la richiamiamo più. Preferisce sabato sera alle 22 o domenica mattina alle 6.20?
"Se è per farvi smettere, accetto."
Prese per il culo.
"Signorina Importunis, ma è domenica e sto pranzando! Voi telefonate anche di notte, non avete mai tregua?"
Signora Ingenuis, noi siamo così innamorate del nostro lavoro che veniamo a farlo anche di domenica spontaneamente, perchè non possiamo tollerare che qualche persona sventurata si perda l'opportunità di poter vedere il nostro straordinario macchinario americano solo perchè lavora tutti gli altri giorni della settimana e non c'è mai possibilità di trovarlo a casa. Che ne dice, Signora mia, stasera alle 21 a casa sua? Lei così da un senso alla mia domenica, sa? E' come una buona azione quotidiana.
"Beh... in effetti di domenica è l'unico giorno in cui sono libera. Facciamo di sì, se però ve ne andate in un'ora massimo d'accordo?"
Prese per disperazione.
"Signorina Invadenti, mio marito non tollera queste dimostrazioni perchè una volta vennero quelli del folletto e stettero 3 ore rivoltando la camera da letto come un guanto e facevano un rumore terribile. Da quel giorno non viene più nessuno a casa nostra!"
Signora Traumatizzatis, facciamo così, le manderò UNA consulente simpaticissima che saprà conquistare anche l'attenzione di suo marito con le funzioni del macchinario che possono interessare un uomo, come il compressore, o il vernicia-svernicia. Vedrà, suo marito la ringrazierà. E non durerà più di un'orettamassimo, un'orettamezza.
Prese per sfida.
"Signorina Perculanti, guardi che comunque io non acquisto nulla!"
Signora Illusionis, non deve assolutamente acquistare nulla, il suo parere per noi è già importantissimo, perchè siamo pagati solo per raccogliere giudizi. Però le dico una cosa: se dopo la dimostrazione vengo a sapere che lei ha poi acquistato qualcosa, le prometto che la richiamo per chiedergliene conto! <risata divertita>
"E vabbeh, scommettiamo di no! Venite, dai!"
Prese per sceme.
"Ho due bambini piccoli, non posso distrarmi per un'ora, chi li tiene i miei diavoletti?"
Signora Chioccias, lei non sa cosa mi sta dicendo! I bambini vanno matti per il Kirby, con tutte le lucine e gli accessori è per loro una cosa curiosa e molto accattivante! Non vorranno più che il consulente lo spenga, vedrà! Veniamo tra un quarto d'ora e si risparmia anche di portarli alla ludoteca, le assicuro."
"Dice?" <speranzosa>
Mi dirà poi se non era vero, signora mia!
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Sono alcune chicche dalla riunione motivazionale con simulazione di due venerdì fa.
Hermann da telefonista prendeva 15 appuntamenti al giorno in 4 ore di lavoro, praticamente uno ogni 4 telefonate.
Un kamikaze del fucking-by-phone.
Le altre telefoniste la guardano come si guarda la statua della libertà, simbolo di ogni liberazione da scrupoli e pudore di sorta, denudata da quella dignità fuori luogo che ti impedisce soverchiamente di prendere l'appuntamento. Lei invece ci guarda con l'occhio materno di una coccodrilla (che come è noto si mangia la prole), saggiamente spietata, archetipo del femminismo d'assalto:
"Le obiezioni della casalinga non sono veri rifiuti, al contrario manifestano un interesse latente. La signora vi sta dicendo in realtà: "dammi un motivo che possa giustificare davanti agli altri il perchè vi sto facendo entrare in casa, altrimenti mi prenderanno per scema." E voi dovete capire quale può essere la motivazione-grimaldello di quella particolare situazione! Non siete telefoniste, ragazze mie: siete PSICOLOGHE!". <sbatte la mano sul leggio, con mimica consapevolezza>
Lampante, almeno per me, è che questo discorsetto ha esattamente la stessa genesi delle repliche-gioiello che Hermann dava alle massaie ignare.
Consulenti pubbli-psicologiche.
Pubblicitarie psico-consulenti.
Psicologhe pubbli-consulenziali.
Hermann e la metasemantica.
Fosco Maraini era un analfabeta a suo confronto.
Hermann e le nuove figure professionali.
Marco Biagi è morto, ma il suo spirito vive.

Nanni Moretti guardava D'Alema in tv supplicandolo di dire qualcosa che fosse più di sinistra.
Io guardo nell'acquario Kirby sperando che qualcuno dica qualcosa di meno sinistro.
Perchè alla fine ha ragione Stephen King, l'orrore è nel quotidiano, non è nel mostro che viene dallo spazio, è nella tazzina da caffè che non hai bevuto perchè ha squillato il telefono.
Ma se invece l'avessi bevuta? Vabbeh, non pensiamo male, che poi si fa il peccato di averci anche azzeccato.
A proposito di orrori quotidiani, qualche giorno fa Laverne, l'addestratrice di telefuckers, mi ha dato prova di come i trucchetti psicologici di BillGheiz ed Hermann funzionino, su menti adeguatamente piccole.
Avevo accennato che - mentre il Dominatore degli Aspirapolveri licenziava JessicaRizzo nel suo ufficio davanti alle altre due - io sono stata lasciata sola con le due neofite della telecircuizione, Candida e Ingenua. "Camilla, le due ragazze nuove per ora stanno con te e fai loro vedere il buono-omaggio".
Io mi sono guardata intorno, visto che a parte le due novelline c'ero in effetti solo io, con chi altro Hermann voleva che stessero? E' come arrivare quarta su quattro concorrenti.
Oh, ma io le capisco sempre dopo queste astuzie del kirby-pensiero. Lo scopo era mettere peperoncino sotto il culo di Laverne, farle intendere con quella mossa che se non si muove ci mettono zero secondi netti a dare il suo posto a un'altra più abile o presunta tale. E il richiamo della foresta ha avuto l'effetto desiderato, su questa vecchia jena della jungla Kirby.
Candida - al telefono con il suo pesce all'amo - osa farmi una domanda timidissima. "Camy, domani posso prendere un appuntamento per le 10.30 a ForcaCaudina?".
Io, stupidamente e semplicemente, guardo il planning e poi rispondo: "Sì, certo, li sto prendendo anche io".
Apparentemente nessun danno devastante. Dopo circa sei minuti di finte telefonate nei loculi circostanti sento le rotelle dello scranno di Laverne che si agitano in modo inconsueto. La jena si è girata verso me e Candida. Ma non è a me che si rivolge, troppo bene conosce l'arte di intortare la massaia per non provarci anche con me. Con chiunque, suppongo.
"Candida, comunque se ti viene un dubbio puoi chiederlo a me, sono io la responsabile dell'istruzione delle nuove telefoniste, ok?" <sorride, splendente come le stelle che si vedono dopo un pugno in pancia>
E Candida che deve dire, se non sissignorsì signora. Io taccio. La meccanica di dire le cose alla nuora perchè le intenda la suocera la conosco anche io.
"Adesso comunque richiami la signora e annulli l'appuntamento, perchè venerdì non prendiamo appuntamenti di mattina." <sorride di nuovo>.
Io provo l'impulso di dire che l'appuntamento è a ForcaCaudina, dove siamo in trasferta di qualche giorno, quindi anche di mattina, contrariamente alle norme che regolano i giorni di appuntamento normali. Un pò come Giacomo quando Aldo e Giovanni dicono una cosa non vera e lui si precipita a correggere. Però mi freno in tempo. Lascio che Candida obbedisca e annulli l'unico appuntamento buono che ha preso oggi, senza un gesto.
Dopo parlo.
"Laverne, scusami è colpa mia. Sono io che le ho detto di prenderlo per la mattina perchè lo ha fissato a ForcaCaudina". <sorrido, debitamente contrita> traduzione: "è colpa mia se la ragazza ha preso un appuntamento buono nel posto dove doveva prenderlo, meno male che ci sei tu che glielo hai fatto annullare, cosa faremmo tutte noi senza il tuo occhio vigile".
Se lo sguardo potesse uccidere, sarei arsa viva sulla mia postazione come un fiammero svedese. Ma sorride anche lei, qui si fa così.
"Oh... beh... non importa, la settimana prossima magari la richiama. L'importante è che sappia dove rivolgersi se ha un dubbio." traduzione: "dell'appuntamento non me ne frega un cazzo, l'importante è che tu sappia quale è il tuo ruolo qui. Ben distinto dal mio."
Hermann segue la scena con occhio apparentemente distratto, lo so io e lo sa Laverne.
Alla fine ad Hermann non importa di chi dice cosa a chi. Conta che un appuntamento è stato sacrificato sull'altare dell'orgoglio di Laverne.
Di questo non si dimenticherà sicuramente. Però sorride sagace, guardando lo schermo del suo pc dove sta probabilmente giocando a Spider, contenta che i suoi trucchetti di psicostimolazione funzionino. Quello che Laverne non farà per amore di sè stessa lo farà per paura di me.
A me verrebbe voglia di dire brava ad Hermann. Quando qualcuno nel suo essere viscido riesce a dimostrare quel minimo di creatività che lo eleva dal suo stato di verme normale per sfiorare i cieli della sua pozzanghera, provo l'impulso perverso di applaudirlo. Lei è così: nel suo puttanesimo è un genio. Ma il verme non diventa farfalla, per quanto sbuchi fuori dalla melma. Quasi quasi vorrei avere l'inconsapevolezza di Laverne per lasciarmi manipolare senza comprendere.
Invece mi tocca il ruolo di testimone, che poi nei film fa sempre una fine ingloriosa.
Tutto questo comunque è dannatamente trash.
Nel senso di spazzatura.

La cosa veramente sconcertante della riunione-processo di ieri era che le ragazze piangevano.
Questi fiori d'acciaio, non-telefoniste-ma-consulenti-pubblicitari, pettoruti panzer che affrontano mariti sospettosi e rudi casalinghe senza mai un cedimento, piangevano e facevano il mea culpa con una facilità che aveva qualcosa di schizofrenico. Erano tutte pentite, al termine della Norimberga settimanale che le vedeva accusate di crimini contro la Kirbità.
Dopo le scudisciate, SadoHermann le ha poi blandite, suadente come un rotolo di carta vetrata.
"Ragazze, questo è un lavoro che va fatto con il cuore. Se non avete cuore, fate un altro lavoro, di quelli che si possono fare con i piedi, con le mani... ma non questo". Deh, qui ci vuole il disegnino come nelle icone di msn, come nei diari delle adolescenti. Perchè stiamo raschiando il fondo delle tecniche retoriche di manipolazione.
Con il
.
Se non prendi appuntamenti, sei senza
e puoi anche andare a fare un altro lavoro, magari l'infermiera, che va fatto solo con le mani.
La telefottitrice no, per quello ci vuole anima, perchè la stai mettendo in vendita. Quanto
ci vuole per far credere alla casalinga che anche tu hai due figli come lei, a cui devi dar da mangiare proprio con i soldi che ti pagheranno per il suo appuntamento? Che se ha perso il marito anche tu sei vedova e sai come soffre, ma un'oretta per noi la può sempre trovare così la tiriamo su? Ci vuole un casino di
per far credere alla signora che a sua cognata la dimostrazione è piaciuta talmente tanto che un altro pò e ci chiedeva di cresimarle il primogenito.
Hermann ha nozioni anatomiche disastrate; confonde il cuore con il fegato.
Poi BillGheiz, ligio al suo ruolo hutchinsoniano di ammortizzatore delle frustate di Hermann, ha posto la solita domanda periodica, il magico "perchè fate questo lavoro". Se uno ti chiede che misura porti di seno in una sedicente riunione di lavoro, lo denunci per molestie nel migliore dei casi. Invece queste ragazze permettono tranquillamente al Re degli Squali di domandare loro la misura delle loro aspirazioni, come fosse normale.
So già che a me non verrà chiesto. Al momento usare i miei motivi contro di me non gli occorre. Basterà una settimana sbagliata e me la sentirò porre, questa esosa richiesta intima. Ma per ora, qualunque sia la corda che mi fa vibrare, a lui va benissimo non saperla.
Le altre non hanno questa fortuna.
Le ascolta una ad una. Ogni battito di ciglia è un drin al registratore di cassa che ha in testa, mentre una dopo l'altra gli gettano i proprio sogni sul tavolo, con una ingenuità che mi fa venire voglia di urlare, di dire loro di smetterla di essere così oscene, così nude dentro, così puttane.
Non capisco. A loro, come a me, è stato insegnato che quando la casalinga fa resistenza, il modo migliore per farle dire di Sì è sapere prima con precisione che cosa la spinge a dire No. Ma non per rispettarlo. Per demolirlo. La corazza altrui che diventa la nostra arma.
Ed è esattamente quello che lui sta facendo, catalogando i loro desideri per usarli come carburante per i loro risultati. Le tasse scolastiche dei figli, le rate dell'utilitaria, il sogno del viaggio di nozze mai fatto. BillGheiz vuole che ognuna di loro, davanti alla vetrina dove ci sono gli stivali che desidera, non pensi "costano 100 euro". Vuole che pensino "costano 20 appuntamenti".
E' la nuova unità di misura del sogno altrui. Dei sogni piccoli, si intende. Lui misurerà le cose in numero di Kirby venduti, ha grandi sogni, il self-made-man. Chissà quanti Kirby costa il suo Cayenne. La filosofia del prezzo io la chiamo puttanesimo. E' uno stile di vita, non un mestiere che si fa per strada.
Il testimonial del Puttanesimo il mio sogno non lo saprà mai.
Di tutto il mondo che ho dentro, non c'è una sola porzione che possa essere quantificata in appuntamenti.
Che piangano pure le altre, piangano pure di fegato.
Ops, volevo dire di cuore.

Ci siamo.
Sono qui da un mese netto e sono già una vincente.
Lo hanno deciso BillGheiz e Hermann, dichiarandolo alla riunione motivazionale di oggi.
La piccola sceneggiata aveva il sapore familiare dei siparietti alla Stursky e Hutch, dove uno faceva il poliziotto buono e l'altra quello cattivo. HermannStursky si è lanciata in una filippica volta a tutto il reparto telefonico, perchè a suo avviso quelle smorfiose mangiapane a tradimento non si adoperano abbastanza per la ditta. "A Voi non ve ne frega un cazzo della Società, basta che abbiate in tasca i vostri 4 soldi e di prendere un appuntamento in più smettete di preoccuparvi! E poi non c'è alcuna adesione all'offerta di lavorare la domenica!".
Eccole, le tre mortali infrazioni al decalogo aziendale, i peccati che gridano vendetta al cospetto di James Kirby:
"Ora, dopo avere tentato con le buone, smettiamo i panni della vostra difesa e da questo momento le regole cambiano." E via tutta una serie di restrizioni draconiane che toccano un pò tutti gli ambiti del lavoro, a partire dal numero stabile di appuntamente richiesti al giorno, disatteso il quale, dopo un periodo di osservazione, le traditrici dell'obiettivo aziendale verranno invitate a disegnare altrove i loro orizzonti limitati.
"E comunque sono molto delusa, perchè sapevate che era in gioco il mio posto di lavoro. E se BillGheiz non fosse la grande persona che è io adesso sarei senza impiego. Per colpa vostra!"
E lo sapevo io che si sarebbe arrivati alla resa dei conti sulla questione "Obiettivo non raggiunto=Hermann licenziata".
BillGheiz ha un rigurgito di dignità e scopre le carte, casomai qualcuno ancora non avesse fiutato il bluff: "Noi si fa di tutto per motivarvi a lavorare, anche questi trucchetti da asilo che non dovrebbero essere necessari. Ovviamente non licenzio una persona che fa il suo lavoro per colpa di chi invece non lo fa". Insomma, avete tentato di prenderci per il culo. Evvabeh, non è che lo si fosse capito adesso. Ma il punto è: come è possibile credere che sia motivante per la mia produttività il fatto che la mia scassacazzissima capotelefonista perda il posto se io non arrivo al risultato? Se avevo in mente di spaccare ogni record, quel mese incrocio le braccia appositamente!
Prima spingono la gente a mangiarsi pezzo per pezzo la poltrona altrui per avanzare anche di poco nella gerarchia e poi una dovrebbe sacrificarsi per permettere a un altro di tenere sotto il culo la poltrona più ambita? Hanno studiato psicologia su Focus e marketing su Millionaire.
Qualche telefonista azzarda una minima autogiustificazione. Subito troncata sul nascere.
"Se è vero quello che dici, perchè CAMILLA fa appuntamenti? He? perchè prende appuntamenti con il buono omaggio, che è più difficile?"
Hermann annuisce, serissima, mentre BillGheiz-Hutch mi usa come oggetto contundente sull'ego altrui. Adesso capisco anche il secondo fine della mia esaltazione. Non semplicemente far sentire le altre delle nullità parassitarie, pari all'acaro per la casalinga. Hermann mi sta usando anche per pararsi il culo. Se una - solo una - raggiunge l'obiettivo, allora la colpa è delle altre che non lo raggiungono. Se nessuna fa risultati, invece la colpa è sua.
La lode a me ha il doppio scopo di umiliare le altre e corazzare Hermann nelle inevitabili diatribe nascoste che ci sono al vertice, perchè ovviamente questa riunione è gemmazione esatta di un'altra in cui lei è stata rivoltata come un guanto per i pochi risultati del reparto di cui è convinta gerarca. E il tono da Darth Vader con cui ci minaccia è anche a beneficio di BillGheiz. "Ammira come mi adopero per il raggiungimento dell'aziendal meta!"
Per tre volte il mio nome è servito in questa conversazione per prendere i due piccioni.
Immagino non serva dire che per le mie colleghe, alle quali già stavo sui maroni con dovizia, sono diventata amabile quanto una supposta di marmo.

Stamattina una signora mi ha rifiutato l'appuntamento per paura.
Ha detto proprio così.
"Assolutamente no, vi ho già fatto venire sei mesi fa ed è stato traumatizzante. Il tipo che è venuto mi ha fatto una cosa orribile al materasso, mettendo alla luce tutti i terribili animaletti che ci vivono. Mi ha fatto poi vedere delle figure (ndr. evidentemente Shark usa un supporto visivo per avvalorare il suo terrorismo psicologico sulla povera Marge) dove si vedevano gli animali che dormono con me. E sa una cosa? Non riuscivo più a dormire! Ho dormito due settimane sul divano perchè avevo paura che mi entrassero nei polmoni quei cosini, come mi ha detto lui che mi sarebbe successo..."
eccetera.
Facendo il punto, Shark arriva e comincia il suo teatrino rivelando a Marge il mondo misterioso che bivacca spassandosela nel suo materasso, mangiando a sbafo le sue cellule morte (mangiano le mie squame! - sbraitava la signora al telefono con me).
Non faccio fatica a immaginare quali orizzonti apocalittici vengono paventati alla sconvoltissima massaia che assiste atterrita. "Signora, ma si rende conto con cosa dorme lei ogni notte? Non avverte un senso di soffocamento quando cerca di prendere sonno? Ma lo sa che tutti questi milioni di acari le posson provocare malattie di ogni genere, asma, bronchite, cistite, epatite, tumore e anche sifilide, a causa di questa promiscuità? Defecano di continuo dove lei posa il viso, il suo letto è la loro fogna! Alcuni studiosi ipotizzano persino che l'acaro possa essere veicolatore di AIDS, signora mia...".
La casalinga media, completamente stordita dalla rivelazione visibile degli acari morti sul suo materasso, accetta qualunque verità pseudo scientifica pontificata da questo novello Alberto Angela. Il tocco di classe è quando il consulente fa annusare alla signora la pezza su cui ha fatto accumulare gli acari morti. "Senta questo odore, signora. Mi dica... lo riconosce?". La signora annuisce, turbata, incapace di negare che i-tu-sai-chi sappiano inequivocabilmente di tu-sai-cosa. "E' carne morta. Sa di gallina bruciata." Sancisce il consulente, funereo, fissando la signora con sguardo tra il compatimento e il desiderio di riscatto. Sembra dirle: "poverina, non lo sapevi. ma io ti salverò".
In realtà la signora non dovrebbe preoccuparsi più di tanto; un uomo nel letto sporca molto più di un esercito di acari, provoca malattie anche peggiori (l'AIDS non è solo una ipotesi scientifica), ma è più rumoroso, più visibile e spesso dormirci e basta non è sufficiente a placarlo. Per cui alla fine l'acaro sarebbe un male minore, a ben pensarci. Però non esiste ancora un Kirby per la lotta all'uomo, per cui alla fine ti accanisci contro quello su cui puoi avere la meglio, si chiama ottimizzazione dello sforzo.
E l'acaro da quel momento non avrà più scampo, divorato dalle fauci ruggenti del mostro.
Confesso, un pò mi sento solidale con quella bestia invisibile. 
Accennavo al concetto del paradiso-Kirby.
Più ci sto, più intravedo i tratti di una filosofia di vita di stampo misticheggiante, una sorta di bricolage religioso dove il Kirby è il Verbo, ma tu sei Sacerdote, Profeta e alla fine anche TerraPromessa di questo simbolico Esodo da casalinga in casalinga. L'autorealizzazione è l'equivalente Sharkiano della redenzione. Sarebbe sbagliatissimo supporre che questo paradiso sia posto solo in termini materialistici, di cose, soldi, viaggi a quel paese e distintivi paccottiglia.
C'è molto di più. Purtroppo.
La Kirby non promette ai suoi collaboratori di diventare semplicemente persone più ricche. Promette loro di diventare anche persone MIGLIORI.
Cito testualmente dal sito ufficiale, alla voce "Opportunità per chi lavora con noi":
Ora, tralasciando il fatto che io sono convintissima - per motivi tutti miei - che questa per me sia una esperienza unica e indimenticabile, restano da sviscerare con occhi un pò puliti le tre affermazioni secondo le quali diventerei una persona migliore lavorando in Kirby:
James Kirby, Ora pro nobis.

Non c'è avanzamento gerarchico
Non c'è obiettivo significativo raggiunto
Non c'è record frantumato
...che non venga celebrato con un distintivo.
In Kirby il distintivo è uno status symbol, un oggetto del desiderio. Trattasi di oggettini grandi grosso modo come un bollino chiquita, quadrati o ovali, nel cui arcano spazio domina incontrastata la K aziendale, circondata da una sequenza geroglifica di pietrame più o meno prezioso, suppongo scarti che non possono diventare altro che kirbate. Il possessore di questo amuleto del successo, dal design a metà tra il portafortuna di wannamarchi e la bijoutteria da bancarella, lo sfoggerà in ogni occasione possibile. Credo che per direttiva aziendale siano persino obbligati a indossarlo sul lavoro.
Ma questi non c'è bisogno di obbligarli. Lo metterebbero comunque, perchè il paradiso Kirby ha i suoi sacramenti e i suoi segni. Tutti devono poter vedere a quale stadio del cielo sei arrivato.
Io non fatico a immaginare Hermann in vacanza, d'estate, con due distintivi Kirby apposti sul pezzo superiore del bikini a mò di capezzoli, con il tipico piglio da manager sadomaso di vecchioniana memoria. Il bikini è nero, perchè così il metallo e la polvere di pietruzze spicca bene.
Ma ora che ci penso Hermann non va in vacanza.
"Guarda, PeterSeller ha i quattro rubini sangue-di-piccione! L'hanno promosso Best-Housewife-Fucker!"
"Oddio, ma guarda JhonnyBeGood! Ha i 3 smeraldi con lo zircone! E' stato promosso Cool-Seller-Chairman of the year!"
I titoli della gerarchia sono sempre in inglese. Anzi, in americano. Fa fico, come dire che il Kirby è un macchinario che viene dall'America.
Negli occhi di questa gente i cui genitori parlavano solo il dialetto c'è l'ombra dello skyline di New York, l'orizzonte dove vorrebbero specchiarsi.
Hanno sogni americani, credo.
Io, che nella guerra fredda parteggiavo per la Russia, ho i miei problemi con questo american-distintivo.
Mentalmente lo associo a due cose:
Ora mi domando, questa gente con il distintivo è più poliziotto, più cane fedele o più cane-poliziotto?
La risposta sarebbero comunque chiacchere.
E distintivo.

Oggi, tra le varie cose, ho scoperto che il prezzo del Kirby è un argomento... flottante. Ovvero, il Kirby non ha un prezzo stabile.
Chiamavo fuori zona, in tutt'altra provincia.
La signora mi confessa con candore di aver appena ricevuto la visita per il buono omaggio di un consulente della vicina Topolinia.
"Guardi, sono appena venuti... tre giorni fa. Era una cosa bellissima (ndr. la casalinga nella sua profetica ignoranza si riferisce sempre al Kirby chiamandolo "la cosa") ma costava troppo... esagerati, 4000 euro!"
Cado dalle nubi.
"Ma come, signora, 4000 euro? Ma guardi che si sbaglia, il prezzo del Kirby non è assolutamente quello!"
"No, no... altrochè, è quello eccome. Certo, poi mi faceva lo sconto di 400 euro, ma sempre di 3.600 euro stiamo parlando..."
Mentre mi volto verso Hermann per denunciarle l'anomalia della telefonata, la vedo già che mi fa cenni vorticosi di chiudere la comunicazione.
Obbedisco.
"Non preoccuparti, sarà l'ufficio di Topolinia che lo vende a quella cifra. Quando è così tu dì sempre che veniamo noi a farglielo vedere e che le faremo senza dubbio un prezzo migliore, molto molto migliore. Accennale a possibilità di sconto anche del 40%. Non dare però mai agli altri degli imbroglioni, evita di riferirti all'altra organizzazione."
United Kingdom of Kirby.
Comincio a capire, faticosamente.
L'organizzazione di network marketing (evoluzione del famigerato multilevel marketing) attraverso cui si esprime la Kirby ha un certo margine di libertà in merito al prezzo dell'oggetto-mostro. Perchè la sua vendita deve coprire molti più costi di quello della semplice produzione dell'elettrodomestico. Ogni Kirby paga, a salire in modo verticistico, tutti i livelli dell'organizzazione di distribuzione, in una piramide remunerativa che parte dalla telefonista fino all'amministratore delegato della Kirby International, nella sua mega villa di Marbella.
Per cui non c'è nulla di strano che il Kirby possa costare, 300 km più a nord, 1000 euro di più che da noi. Evidentemente quella struttura ha attualmente costi molto elevati. O una gran voglia di guadagni ampi. Peccato che sia un prezzo talmente inaccessibile da bruciare la piazza a loro e predisporre la casalinga ad acquistare da chiunque spari un prezzo inferiore per lo stesso prodotto, alias la Kirby di Paperopoli con cui delinquo io.
Rimane però la domanda importante.
Quanto ca**o costa VERAMENTE il Mostro?
p.s.
Su Ciao, sito satellite di e-bay dove vengono giudicati i prodotti di ogni categoria, ho trovato una opinione interessante di una ex consulente. La Shark pentita dichiara che il Kirby costerebbe al massimo 150 € http://www.ciao.it/Aspirapolvere_Kirby__Opinione_653948. Una considerazione da verificare.
A questo proposito mi viene in mente che i consulenti hanno, tra i possibili premi aziendali, anche il Kirby stesso. Perchè mai uno dovrebbe voler vincere l'oggetto che vende? Ed è una promozione permanente... ah, non ci dormirò la notte, ma lo scoprirò.
Ha ragione Silvia. Scopo poco.
E' ben curioso che in questo blog non ci sia nemmeno una immagine del Kirby, no?
Il motivo è che immagini del Kirby non se ne trovano. E' davvero una impresa repererirne una che dia una idea vicina alla realtà del mostro.
Solo oggi sono riuscita a scovarne una, in un sito amatoriale che si occupa di censire i robot casalinghi. Eccolo.
Ora si comprende perchè il Kirby non diffonde foto sue.
Nel nostro ufficio, per esempio, ci sono cartelli motivanti pieni di slogan ispirati alla più squallida e banale retorica. Ma non c'è nemmeno una immagine dell'oggetto attorno a cui ruota tutto il magna magna. Persino nel sito ufficiale dell'elettrodomestico non ci sono foto intere del mostro. Il motivo è evidente: il Kirby somiglia a una lucidatrice obsoleta fine anni 80, con appeso al manico il suo bel sacchetto fantasia che ricorda tanto gli interni del modello base della Panda. Non ha affatto l'aria avveniristica e futuribile che gli si vorrebbe attribuire. Poichè tutto il sistema di vendita della Kirby si basa sulla dimostrazione diretta, non c'è modo di scoprire come è fatto il mostro se non ospitandolo direttamente a casa propria e consentendo a Shark di fare il suo piccolo teatrino turlupinatorio.
A che scopo diffondere le immagini, se puoi contare sull'effetto Kinder-sorpresa? Il consulente arriva con le borse-scatola chiuse e scure. Ed estrae i pezzi uno alla volta con religioso, studiato rituale. La signora deve avere l'idea che questo oggetto misterioso non abbia nulla in comune con l'innocente aspirapolvere che pensava di stare ospitando in casa. Questo, Signora mia, viene da un altro mondo, altro che folletti. Lo ha sempre sognato, vero? Eh, Signora cara, i sogni son desideri, non se li neghi...
Il sito ufficiale esprime questo concetto in un modo che, al di là della apparente rusticità del webdesign, denota una scaltrezza da faìna. Al posto delle foto c'è un piccolo filmato in flash composto da una mezza dozzina di immagini di particolari del Kirby, sempre cromati e inquadrati da punti di visione impossibili da riconoscere, tanto che il Kirby potrebbe essere indifferentemente grande come un frigo o piccolo come un walkman. Non serve per capire come è fatto, ma per dare l'idea di una misteriosa cosa figa il cui arcano potrà essere svelato solo dal sacerdote-consulente che ne conosce gli anfratti avveniristici.
"No, signora mia...a lei lo posso confessare ora che siamo solo io, lei e il suo materasso... non lo abbiamo veramente COSTRUITO. Lo abbiamo in realtà CATTURATO, insieme a quei geniacci della NASA, mentre vagava tra gli astri aspirando senza conseguenze la polvere delle stelle".
Immagino di mettere in sequenza un filmatino soft di foto mie fuori contesto, tipo occhi + bocca + piedino36feticcio + seno + caviglia + sedere. Chi non potrebbe far credere che trattasi di Velina ultrafiga, bionda o bruna non importa, che al momento giusto salta fuori dalla torta di compleanno vestita solo di panna e smarties? Poi se somiglia più alla Sconsy che alla Canalis a quel punto fa poca differenza. Il maschio è già in ginocchio.
Tutto sembra grande, se si sta in ginocchio.
Giornata densa, di quelle dove impari cose che ti fanno rimpiangere l'ignoranza.
Dubito che questo post possa strappare un sorriso.
Tutto vero come sempre, comunque.
Io l'ho capito che sono arrivata in questa organizzazione in un momentaccio.
La riunione motivazionale, gli incentivi spinti, tutto l'organigramma in subbuglio...
Infine doveva arrivare la mannaia a colpire l'anello debole che ha la colpa imperdonabile di essere il perdente del mese.
La puzza di morto si sentiva attorno a una telefonista specifica, ma anche il reparto Squali in Campo ha avuto la sua parte.
Dopo venti minuti di lavoro stamattina Hermann interrompe: "Laverne, PeggySue e JessicaRizzo a rapporto da BillGheiz.
Tu Camilla stai pure dove sei e occupati di queste due nuove ragazze, Candida e Ingenua, fagli sentire il buono omaggio come funziona."
Rimango sola con le due novelline e sfoggio la migliore delle telefonate possibili, mentre le mie colleghe sfilano nel corridoio come il condannato di Dead Man Walking. Venti minuti, poi tornano tutte in perfetto silenzio e JessicaRizzo si raccoglie le cose. Piange.
"Ciao Camy, dammi almeno un bacio...". Realizzo che non sta uscendo per comprarsi il pranzo.
L'abbraccio. Jessica ha fatto un anno di lavoro qui alla settimana scorsa.
Hermann vigila come un mastino, pronta a smorzare il minimo segno di commozione umana, perchè poi l'umore cala e si sà, di cattivo umore non si telefona bene. Quando lo strazio dell'addio si protrae, emette un grugnito "Jessy, mò basta, dai...". Jessica esce e chi si è visto si è visto.
Le due novelline capiscono poco, ma non ci vuole la laurea in psicologia per capire che è stata appena tirata la catenella. Scommetto che poi Hermann ci spiegherà che Jessica e BillGheiz hanno deciso di comune accordo che lui non voleva più che lei lavorasse qui.
Me la segno. Io non sono stata chiamata. Scommetto con te, Silvia, che venerdì mi tocca il portachiavi del successo.
Una epurazione per alzare la tensione e far capire che qui si fa sul serio, che cazzo, mica siamo dentro per giocare.
Adesso il copione prevede che ci debba essere anche la carota, il piccolo premio per far capire anche che non siamo in fondo stronzi, è che ci disegnano così. A chi se lo merita diamo anche i giusti riconoscimenti, eccheccavolo. Tieni il portachiavi, Camilla, te lo sei proprio meritata. Applauso, Grande Camy!
E' mercoledì. Venerdì vedremo se ho capito la manfrina o se devo smettere di bere latte di vipera al mattino e fare invece più sesso.
Però, se Atene piange, Sparta non ride di certo. Anche qualche consulente oggi ha, suo malgrado, "restituito il campionario".
Da leggersi come: "Perdente, non vendi, dacci il mostro indietro, bestia che non sei altro, come fai a non vendere una cosa che se parlasse si venderebbe da solo? Non vedi che gli manca solo la parola?".
Guarda caso è il consulente per cui lavorava JessicaRizzo (alle telefoniste viene affidato solitamente uno specifico consulente, per pianificare la sua giornata con i suoi nomi referenziati. Io faccio buono omaggio, sono un battitore libero).
Non so in che termini sia stato concluso il rapporto lavorativo, ma fatto sta che il poveraccio quando è uscito era talmente sconvolto che ha avuto un collasso nervoso ed è stato necessario chiamare l'ambulanza per soccorrerlo. Fuori dall'ufficio le luci lampeggianti del Soccorso illuminavano uno spettacolo veramente pietoso, soprattutto perchè nessuno è sceso, di quelli dell'amministrazione, a vedere che cavolo stesse succedendo.
Io e altre due ci siamo trattenute perchè stavamo appena finendo il turno, altrimenti sono certa che avrebbero cercato di scoraggiarmi a scendere. E lì sì che avrei riso davvero. Ma l'occasione di metterli alla prova non c'è stata, stavo già scendendo per fine turno.
Come rapportarmi a tutto questo? Immagino che dire "me lo avevo detto" sia superfluo.
Che tipo di violenza emotiva, che pressione psicologica bisogna fare su un uomo di 30 anni per farlo arrivare a vomitare in strada piangendo?
Quanto deve arrivare a sentirsi una merda un povero cristo perchè non vende abbastanza aspirapolveri?
E mi sembra di vederli alla finestra dell'ufficio a guardare fuori, mormorando tra sè che quella è la fine dei perdenti, dietro il vetro specchiato che è la versione light del Pupillo che ci aspetta. Alla ragazza nuova che stava vicino a me ho detto: "Guarda bene. Se resti non permettergli mai di ridurti a pensare che vali solo quello che ti pagano." Spero per lei che abbia afferrato il concetto.
Da oggi per me diventa più difficile.

L'approccio con il marito è il mio preferito.
Quando chiamo e risponde un uomo, io non dico che sono "Camilla della Kirby di Paperopoli".
Dico che sono Camilla e basta. E che vorrei parlare con la Signora Obiettivo.
Lo scopo è ovviamente indurlo all'equivoco che possa trattarsi di una conoscente della consorte.
I mariti hanno tre tipi di reazione standard che è possibile statisticizzare:
1) L'uomo che non deve chiedere mai. Muore dalla voglia di sapere che cacchio vuoi da sua moglie, chi diamine sei, come hai avuto il loro numero (e anche quanti anni hai e se sei sposata). Ma se lo chiede fa la figura di quello che non conosce i fatti della moglie. Per cui di solito fa un attimo di silenzio, poi dice: "Gliela passo subito..." con il tono esitante di chi comprende che qualcosa di importante gli sta sfuggendo. Questi sono la maggior parte. In parte esulto, ma un pò mi dispiace per l'occasione persa per ridere.
2) Luigi XVI. Questo non si vergogna a chiedere perchè vuoi parlare con MarieAntoinette. A quel punto non c'è scampo, glielo devi dire che la moglie non ti conosce, che non è niente di urgente e che si tratta di una cosa che riguarda la padrona di casa.
E lì scatta il plurale majestatis: "Non Vogliamo Niente". Bellissimo.
Lui non vogliono niente. Essi non ha bisogno di nulla.
Provo a replicare, debitamente docile, con quella sfumatura di voce tra il conciliante e l'imbarazzato che usano le femmine quando devono parlare del ciclo e c'è un uomo davanti. "Non le ho offerto nulla, volevo solo parlare con la sua signora a proposito di una questione che riguarda la cura e l'igiene della casa". Cose di donne, insomma.
Lui ribadisce, pluralissimo e lapidario: "Le ho già detto che non compriamo niente e non ci interessa".
Lui non comprano niente. Loro non è interessato.
Fa ridere, ma io un uomo che mi toglie la soddisfazione di dire vaffanculo di persona non lo vorrei. Certe libertà non fanno parte della comunione dei beni.
3) Otello. "Chi è lei" (niente tono interrogativo. è più una affermazione). "Sono Camilla di Paperopoli, cercavo la signora Desdemona." "E cosa vuole da mia moglie?". Capisci subito che non è un semplice "Perchè". Non è il cosa voglio la cosa che conta. E' il "mia". C'è tutto un mondo che si svela, che si intuisce angusto e sospettoso. Terreno minato. Sminare subito: "Niente di urgente, signor Ostacolo. Se crede posso richiamare, oppure se vuole dico a lei, tanto a lei o a SUA moglie non fa differenza, per me, è una cosa che riguarda la casa, che è di entrambi...". A questo punto Otello molla le resistenze, perchè se puoi dirlo anche a lui, allora non è necessario che lo sappia. E' se non avessi potuto che era invece indispensabile saperlo.
Ovviamente le risate me le faccio quando si esce fuori da questi tre stereotipi.
Oggi uno mi ha ripagato di anni di delusioni in campo maschile, con una telefonata fulminante che la metà delle risate che mi sono fatta bastava.
"Pronto, sono Camilla di Paperopoli. Posso parlare con la Signora Caius?"
"Quella puttana se ne è andata ieri con un altro. Le darei il numero di cellulare solo per il gusto di romperle le palle, ma tanto la stronza non risponde. Se la rintraccia mi faccia sapere." Click.
Sono soddisfazioni.

Spingere a livelli da assassinio la competitività professionale all'interno del dipartimento telefonico è deleterio.
Me ne rendo conto ogni giorno, mi domando se lo realizzi anche l'Olimpo del Regno Kirby.
Tutte le telefoniste hanno preso coscienza che prendere molti appuntamenti è una idiozia.
Nel Vangelo secondo BillGheiz è così affermato:
"L'obiettivo raggiunto di oggi è la base di partenza per quello di domani."
Pertanto si vola il più basso possibile, in quella zona grigia che permette la sopravvivenza minima economica e garantisce allo stesso tempo l'aura di necessaria mediocrità per non primeggiare mai più di due giorni consecutivi sulle altre. E' infatti innegabile che il livello di popolarità di una telefonista tra le colleghe sia inversamente proporzionale al numero di appuntamenti che riesce a prendere in più di loro. Il frutto bacato dello spirito Kirby è proprio questo: chi primeggia è odiato, perchè il fantino costringe anche i brocchi a correre come stalloni per raggiungere il traguardo, ogni giorno più distante.
Dopandoli a dovere con premi e cotillons.
Per me è un problema.
Essendo ormai divenuta quasi padrona delle tecniche di stupro al telefono, le casalinghe non sanno più dirmi di no. Al massimo mi dicono forse. Però si sa, quando una donna dice forse, vuol dire sì. Certo, quando dice "affanculo", allora magari è davvero un no. Ma non succede spessissimo. Ho calcolato che la mia media - con il buono omaggio - è di un sì ogni nove chiamate.
Drammatico per la mia vita sociale in ufficio. Ma tanto anche quella sta per subire un giro di vite mica da niente.
La notizia del giorno è che a breve il nostro ufficio sarà teatro di una delle più indiscrete intrusioni nella vita umana generate dalla tecnica delle telecomunicazioni.
L'equazione è di quelle che mettono i brividi:
(Tecnologia+bastardaggine di Hermann)= Pupillo.
Codesto oggettino, sfornato dalla compagnia telefonica 3, riesce ad essere inquietante quanto il Kirby, ma fa meno rumore.
Hermann ci ha comunicato che, a causa dei lunghi periodi di assenza che sia lei che BillGheiz sono costretti a fare dall'ufficio per mantenere il contatto stabile con la casalinga in carne e ossa, saremo messe sotto controllo con questo oggetto-cam, un piccolo mostro guardone che sembra un ovetto pasquale e si aziona a distanza con una semplice chiamata da un cellulare.
Saremo spiate.
L'oggetto si accenderà e mostrerà a Mamma-Hermann e a Papà-BillGheiz che cosa fanno le loro figliolette quando non ci sono loro.
Saremo le star del loro personale reality show. George Orwell era un ottimista.
Se chiaccheriamo, lo sapranno.
Se ci infiliamo le dita nel naso, non sarà più una pruriginosa rivelazione intima.
Se abbiamo l'abitudine di masticare il tappo della penna aziendale, non ci sarà più verso di dare la colpa alla collega del turno prima.
Se non telefoniamo a raffica, gli strali dell'occhio elettronico di BillGheiz lo registreranno inesorabilmente.
Non potremmo nemmeno mettere, come nei film di genere, una foto statica dell'ufficio con noi che ci esibiamo nel nostro massimo momento di produzione:
il Pupillo trasmette anche l'audio.
Non sarà più consentinta la minima debolezza, la minima distrazione, il minimo cedimento.
Me li immagino questi due, in qualche aereoporto dove attendono il cargo-kirby per il meeting aziendale nazionale, che chiamano furtivamente il vigile Pupillo con aria a metà tra Daria Bignardi e Pietro Pacciani, per carpire l'istante di non produttività e sanzionarlo a suo tempo, saggiamente.
Non posso non chiedermi se i consulenti-Shark saranno dotati di un braccialetto elettronico che rilascia una scossa elettrica quando non si presentano all'appuntamento fissato, qualunque sia il motivo. Oppure saranno dotati di un pupillo portatile che consentirà al Controllo di verificare se stanno davvero brutalizzando il materasso-divano-tappeto della massaia e non semplicemente prendendo, umanamente, un caffè.
Benvenuti al Grande Fratello.



La riunione motivazionale del venerdì somiglia un pò a un varietà televisivo per pensionati buonisti, sul genere di "Il Treno dei desideri", con un BillGheiz in versione AntonellaClerici che realizza il sogno della Peggy Sue di turno, offrendole il mirabile portachiavi griffato Kirby, tra la gioia (poca) e l'invidia (tanta) del resto del pubblico non pagante, ovvero noi. Interruzioni pubblicitarie non ce ne sono, è tutto un immenso spot.
Niente di meno mi aspettavo da questo scorso venerdì.
Invece questi mattacchioni del Kirby World mi hanno preso di sorpresa.
Questa riunione motivazionale infatti aveva più i tratti di una commedia americana brillante, alla Harry ti presento Sally.
Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita effettivamente Meg Ryan che simula l'orgasmo nel ristorante pieno di gente.
Simulazione. Ecco la parola chiave.
Intanto BillGheiz non c'era, era fuori in missione.
Per cui niente premio, ma una Hermann in abito da esperta della circuizione casalinga che ci ha fatto scuola di telesodomizzing per due ore.
Talvolta interpretava la casalinga indomita che dovevamo intortare, talvolta era la telefonista-rambo che dovevamo imitare.
Mi sono goduta una sequenza di simulazioni di telefonate-tipo che praticamente prevedevano ogni obiezione partoribile non solo dalla casalinga nella media, ma anche da quella al di sopra e al di sotto. Da manuale.
Il bello è che poi il manuale ce lo hanno anche dato, il kit della piccola telefonista pieno di perle della psicologia del venditore scoscienziato.
"Mai porre una frase in modo negativo. La parola NO non deve mai comparire in nessuna delle sue varianti. Non chiedete: "Non le verrebbe bene, signora, domani pomeriggio?". La risposta ovvia è: "No, non mi viene bene affatto!". Dite invece: "Signora, le viene meglio domani pomeriggio o dopodopomani mattina?". Così, con due alternative che sottendono comunque un sì, il no viene decisamente più complicato." Me ne ricorderò, quando Hermann per farmi lavorare nel week end mi chiederà se preferisco fare il turno di sabato o quello di domenica.
Le scienze umane della psicologia sociale in mano a questa gente diventano armi di distruzione di massa.
Alcune di queste tecniche invitano esplicitamente alla menzogna. Per esempio questa finta compartecipazione.
"Quando la signora espone un suo dubbio o problema, dichiarate esplicitamente di condividerlo, perchè vivere le stesse situazioni avvicina le persone e la signora deve vedere in voi un'amica che la capisce. "Non ho tempo, ho due bambini piccoli..." "La capisco, signora, anche io ho un bimbo piccolo e so quanto poco tempo mi lascia... <sorriso complice, la signora lo sente>... per questo cercheremo di venirle incontro con l'orario, per esempio in un mattinata quando i bambini magari sono alla scuola materna, tanto è solo un'orettamassimo, un'orettamezza. Che ne dice signora, domani mattina o dopodomani mattina?"
Sorvolando sul fatto che non ho un figlio piccolo, c'è da considerare che le idee di Diabolik a confronto del Kirby-pensiero sono fantasie da bimbo ingenuo.
E la cosa inquietante è che funzionano. Siamo davvero così manipolabili, è evidente. Perchè mentre noi non pensiamo minimamente a quello che diciamo, c'è chi dall'altro lato del telefono ha già pensato a tutte le possibili obiezioni e sa come prevenirle con abili dribbling verbali. Così ci ritroviamo a dire sì senza nemmeno sapere perchè lo abbiamo fatto.
Però ci sono obiezioni assolutamente imprevedibili, che riducono la telefonata-trappola a pochi minuti di goduria nei quali è la telefonista che non vedrà l'ora di chiudere, scommettiamo. Ovviamente bisogna fare in modo che, oltre a chiudere, non richiami mai più.
Maialate casereccie:
"Signorina, stavo facendo l'amore con quello stallone di mio marito e ho risposto al telefono per puro istinto. Sta in linea mentre finisco o mi richiama tra due ore?"
Dieci a uno che non richiama.
Approccio funebre:
"Mi scusi, ho la salma di mio suocero ancora tiepida in casa e credevo fosse l'agenzia funebre."
Il click della missionaria della Kirby è pressochè immediato.
Centro di Igiene Mentale:
"Chi è?" - sono Camilla della Kirby, signora... - Chi??? Ma dove ha preso il mio numero??? - dall'elenco telefonico, signora... - "Ma chi è?" - Camilla, signora, della Kirby... - "No, no no.... io l'ho capita, lei mi sta prendendo in giro, è l'infermiera del CIM, vero? Brutte stronze, smettetela di trattarmi come una pazza, BASTA!!"
E giuro, questa mi è successa davvero.
Certo, c'è anche l'intramontantabile ed efficacissimo vaffanculo, ma in certe situazioni si può anche dare spazio a una maggiore creatività.
Casalinga Kirby:
"Ho già il suo meraviglioso Kirby e sono soddisfattissima. Siete dei geni della tecnica del pulito, andate avanti così!"
Anche questa ha il suo perchè, se una proprio non ci tiene a passare per pazza o per maniaca sessuale.
Casalinga imprenditrice porno:
"Signorina, che bella voce ha... non ha mai pensato di fare la telefonista erotica? Sa, mio marito ha un centro di hardcalling, se vuole fare un provino..."
Chi domanda comanda, questa è la prima regola del marketing.
Anche l'approccio lesbo può dare i suoi frutti. Ma lì bisogna stare attenti, perchè tanto non è la telefonista che va a fare la dimostrazione, per cui può anche bastardamente mandarci la signorina Shark per il puro gusto di metterla in una situazione imbarazzante.
Quasi quasi chiamo a casa di Silvia per sentire che scusa mi caccia...
