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Scusa, c'hai mica un cicchino?

sabato, 11 febbraio 2006

La giornata di un'ipocondriaca

Siccome che - alla romana - in questi due giorni ero libera, ho avuto un bell'attacco di ipocondria. Mi succede spesso quando non sono oberata di impegni. Un piccolo trucco che anche voi dovreste imparare per non godervi appieno la vita.
Sveglia alle 11, da vacanza. Pessimo umore: sdraiata nel letto controllo i dolori, in particolare quello all'anca. Non c'è? Non c'è. Bene, si può cominciare la giornata. Oh, cosa devo fare oggi? Ah già, un tizio mi ha telefonato ieri per farmi un'offerta di lavoro. Bene, trucchiamoci e vestiamoci che tanto sarà un'offerta del cazzo, lo so già, ma sono comunque curiosa di sentire cosa mi propone. Del resto se non fossi stata un po' curiosa non avrei fatto la giornalista. Del resto, se i sapiens non fossero stati curiosi, sarebbero rimasti habilis o erectus. Poi se mi vuole parlare vuol dire che pensa che sono brava. Alle brutte mi prendo una minidose di complimenti e vengo via. L'appuntamento è a mezzogiorno.
Ore 12. 10: Meno male sono brava sennò lo dovevo pagare io, cazzo. Mi ha offerto un compenso così basso che poco ci manca non aprivo la mia boccuccia di rosa per il solito rutto. (più rutti per tutti). Ma perchè nella vita non si può dire quello che si pensa? perchè l'ipocrisia è un valore? perchè non mi sono potuta alzare per offenderlo, umiliarlo, picchiarlo, fargli ingoiare la cravatta? Mi fa male l'anca, cazzo. Mamma, scusa se ti disturbo, com'è il numero dell'ortopedico?
Ore 13. Passo da casa per controllare l'esima volta la data dell'ultimo rx all'anca. Settembre. Settembre-febbraio sono cinque mesi. Se era davvero grave, ero già morta. Ragionamento mentale rassicurante rivolto a me stessa: maria vittorina se tu hai fatto l'rx vuol dire che ti faceva male l'anca, se tu avessi avuto qualcosa all'anca si sarebbe visto. Ma se l'rx è sbagliata? Se hanno confuso le mie lastre con quelle di qualcun altro? Se il radiologo pensava all'amante e ha sbagliato? sì, e se la mi'nonna c'aveva le ruote ed era un carretto? Maria vittorina a volte sei veramente insopportabile anche per me che ti adoro e ti conosco da trent'anni. (ormai parlo a me stessa come se fossi un'altra persona, sono in pieno delirio). Almeno devo far vedere le lastre a qualcuno. Qui ci vuole uno specialista.
ore 13.20. Incontro sotto casa il Gala, giornalista e medico, nonchè fratellone. Gala mi fa male l'anca icchè sarà? Gala, con faccia professional, dove? Qui, faccio con il ditino, sentendomi una completa idiota. Ma qui c'è l'intersezione della testa femorale e giù una lezione di anatomia alla Gala che ha sistematicamente l'unico effetto di terrorizzarmi. Comunque Mavina sono tranquillo - conclude quella merda del Gala - I dolori alle ossa sono sì sintomo di un tumore, ma devono essere protusivi protosblinda e continui... In quel preciso momento il mio dolore comincia a essere protosblinda. Maledetto Gala.
Ore 13.30. In macchina sull'autostrada, il dolore è fortissimo. Cazzo, sento pulsare l'anca. Cazzo, c'è anche l'irradiazione di calore. cazzo cazzo cazzo. Telefonata. Pronto Fabio? Aiutami, c'ho un attacco di ipocondria. Facciamo il punto: allora io ho fatto la lastra a settembre se avevo qualcosa si vedeva vero? O Mavina mia adorata ci risiamo!!! Mi sei entrata in devastazione percettiva... Cosa è successo? Parliamone.... Fabio cazzo non è successo nulla c'ho solo paura dell'anca... Vabbè ti fo sapere dopo, vai. Chiamo la clinica più cara di Firenze: voglio fare una risonanza magneitica all'anca. Bene signora: quando vuole l'appuntamento? Ora. Bene tra due ore c'è posto. Costo: 336 euro.
Ore 14: Casa editrice per il libro. Devo spiegare che qui è un casino, gli avvocati non vogliono che le loro clienti finiscano nel mio libro. Dal marketing ne convegnono e rilanciano: ok ci pariamo il culo. Ma te devi scrivere un altro libro. E poi devi fare la curatrice di collana. Sì, e poi vi devo fare anche un pompino. Comunque non mi duole più l'anca. Alè, miracolo. Chiamo la clinica: vorrei disdire l'appuntamento grazie. Risparmio 336 euro che mi ci vuole una settimana di maxi culo a guadagnarli. (Trascuro la vocina che mi dice: disgraziata ma la salute non ha prezzo!)
Ore 16.30. finito con la casa editrice. Mi duole di nuovo la cazzo di anca. Ma domani è sabato non posso stare così in paranoia fino a lunedì. Aiuto.
Ore 17. sono davanti al bancone alla clinica, bianca come uno svedese sull'orolo di uno svenimento. Scusate posso fare la risonanza lo stesso anche se ho disdetto? Signorina, mi capisca, sono un po' terrorizzatina. Non è possibile? A va bene capisco... Posso farla domattina? Ah, bene grazie. Ma c'è un dottore per darmi subito la risposta?
Ore 17.30. Telefono. Sì, buona sera vorrei prenotare una visita ortopedica... Guardi c'è un posto libero tra trenta minuti... ecco la svolta che attendevo. Bene grazie, lei è un angelo.
ore 18. Sdraiata sul lettino, osservo l'ortopedico che osserva le mie gambe perfettamente depilate ed esprime parole rassicuranti. Niente risonanza magnetica.
Ore 19. Davanti al bancone dell'Ambasciata di Marte mi godo il meritato riposo insieme al mio vicino di casa preferito, Florian. Incontro un delizioso giovane che mi confida
 di avere in comune la passione per la cacca e di essere afflitto da ipocondria. Colgo l'occasione per salutarlo.
Ore 19.30. Sono al secondo Salt dog, un coctelino - bella la grafia eh? - a base di vodka.  Mi sento ganza, felice e viva. Flo mi racconta storie di gente spappolata per i più vari motivi, ventenni drogati, carcerati indiani, medici cocainomani e io mi sento una privilegiata. Anche se l'aviaria incombe su di noi.
Ore 20. Buco, causa collasso da termine di scarica adrenalinica, la cena dei bloggher fiorentini. Mando un messaggio per avvertire ma chissà perche sbaglio numero e lo invio all'addetto stampa della Asl.

 

Postato da: mavimavi a 13:15 | link | commenti (9) |

giovedì, 09 febbraio 2006

 

Nuntio magno gaudio.... habemus merdam!!! E come per magia, il buonumore è tornato. Grazie a tutti i saggi che mi hanno consigliato in questi momenti difficili.

Postato da: mavimavi a 14:39 | link | commenti (12) |

Sento arrivare l'alta marea dell'ipocondria. In particolare, sono tormentata da un dolorino all'anca destra, che si somma pericolosamente a un bruciore diffuso alla scapola. Il Novafibra funziona, ma fino a un certo punto, non so se mi spiego. Ho comprato il Vernacoliere, come ho sempre fatto nei momenti critici della mia vita: chissà se le avventure del Troio riusciranno ad allontanare questa profonda inquietudine. Ah, naturalmente ho resistito senza fumare cinque, forse sei ore, ma non ho detto niente per far desistere i creditori che, come avvoltoi, avevano scommesso sul mio insuccesso. Intanto gli avvocati delle donne assassine che ho contattato al fine di pararmi il culo da querele milionarie stanno prendendo di mira la mia mail: la diffidiamo dal pubblicare il ritratto della mia assistita sul suo libro... Come se non bastasse, c'ho una bolla sulla fronte. Ho smesso di nuovo di farmi le docce. Vagheggio di fare sport, ma mi fa fatica anche salire tre piani di scale. E se continuo mi sembra davvero di essere Paperon de'Paperoni quando i Bassotti gli rubano nel deposito.

Postato da: mavimavi a 13:15 | link | commenti (4) |

martedì, 07 febbraio 2006

Oggi, dopo tanto tempo, torno a parlare del mio argomento preferito. In barba a oscurantismi e proibizionismi che tanto, si sa, fan venire voglia di trasgredire. Voglio che sappiate che sto prendendo Novafibra, una fibra liquida vegetale al sapor di mela verde. Non so come sia potuto accadere che una fan dell'avacuazione come me, si sia ridotta in tale stato. Ma credo che le dodici ore al giorno - più o meno - davanti al computer e l'assenza di sport non aiutino. Ecco, la cosa che mi piace di più di Novafibra è l'etichetta, con quel tono dolce e suadente teso a ridimensionare il problema, pur mantenendo la consapevolezza che il lettore, tapino, sta letteralmente scoppiando di merda. Allora esordisce il bugiardino: "in situazioni di stress o ansia" - e uno dice sìsisisì sono io chi è più stressato di me - "quando si segue un'alimentazione disordinata" - e uno dice sìsìsì son quei panini di merda che mi strafogo il giorno tra una corsa e un'altra - "l'intestino diventa più sensibile" - e ti vengono le lacrime agli occhi pensando all'intestino bistrattato - e reagisce a queste situazioni - e qui la fantasia è libera di correre a briglie sciolte immaginando di tutto a seconda delle conoscenze anatomiche più o meno sviluppate. Poi uno ingurgita il beverone ed è libero di sognare una nuova vita, in campagna, con il panorama verde dalla finestra e le mucche che cacano a tutto spiano. Buone cose a tutti.

Postato da: mavimavi a 10:53 | link | commenti (22) |

lunedì, 06 febbraio 2006

L'angolo della poesia ermetica

Sento
nell'aria
odore
di primavera
peccato
faccia
un freddo
birbone

Per farla diventare maledetta: aggiungere turpiloquio finale contro la divinità (maomettani permettendo)
Per farla diventare stilnovista: aggiungere aulente dopo primavera
Per farla diventare pre-stilnovista, tipo dei notai siciliani: aggiungere un minchia ad libitum
Per farla diventare surrealista: azzardare una sinestesia iniziale "origlio nell'aria"
Scusate devo andare in bagno 

Postato da: mavimavi a 10:27 | link | commenti (14) |

venerdì, 03 febbraio 2006

Il compleanno del Bencio

Per introdurre voi, novellini della disorganizzazione, alla grandeur caotica di questo personaggio, mi vedo costretta a raccontare come fu che il Bencio, pacifista e antimilitarista convinto, si ritrovò un bel giorno, completamente rasato, a marciare nelle file dell'Esercito italiano. All'epoca trascorrevamo i nostri pomeriggi nel chiostro della facoltà di lettere perlopiù immersi in profonde riflessioni filosofiche su cosa puzzasse di più tra il piede destro e quello sinistro, ma non disdegnavamo altresì erudite incursioni nel delicato campo della controversa etimologia del vocabolo poppò. Il Bencio partì per un viaggetto-premio ad Amsterdam, ma al suo ritorno, nel corso di una convulsa telefonata, scoprì di aver dimenticato, nell'affannosa e frentica corsa dal suo letto al barettino di lettere a un praticello fiorito, un particolare non proprio trascurabile: il rinvio del militare ( da pronunciare alla Fantozzi). A comunicarglielo, nel corso della succitata telefonata, fu un certo Marti, degno compare e amico fraterno con cui, da anni, il Bencio aveva ingaggiato una pericolosissima gara a chi arrivava con più ritardo in qualsiasi posto. Eravamo tutti in uno stato di tale onnipotenza temporale - l'idea che gli anni passano veniva bollata come pensiero gretto e meschino - che non ci incazzavamo neppure, ma trovavamo anzi esilarante il fatto di attendere per ore quelle due fave. Per far comunque comprendere a tutti voi il livello di assunzione di responsabilità di questi due elementi, la leggenda vuole che, dopo una sfilza di bestemmie tipicamente toscane, uno dei due si sia rivolto disperato al padre dicendo: babbo, cazzo, bestemmia, perchè 'un temmelai ricordato? Dopo due giorni, via i capelli lunghi, via i vestitacci. Il Bencio era bello che sul treno diretto, se non erro, a Pordenone. Oggi è il suo compleanno. Io gli auguro solo di non cambiare mai.

Postato da: mavimavi a 00:00 | link | commenti (14) |

mercoledì, 01 febbraio 2006

C'è grandissima fibrillazione nel mercato nero delle scommesse di Firenze e provincia. E le inevitabili ricadute sulle altre piazze non si sono fatte attendere. Del resto la posta in gioco è altissima, la percentuale di successo inesistente. Sarà questo meccanismo perverso ad attirare scommettitori a frotte? La Mavi, per la trecento milionesima volta, ha annunciato che da stamani ha smesso di fumare. Questa volta, però, sembra fare sul serio. Ha anche cominciato a rileggere, per la trecento milionesima volta, il libro dal folgorante titolo "E' facile smettere di fumare se sai come farlo" di Alan Carr. Ormai lo sa a memoria. Se la Mavi incontrasse Alan Carr, la prima cosa che farebbe, sarebbe quella di infilargli una sigaretta su per il deretano. (Non ho detto culo, non ho detto culo). Se avete pazienza, dopo aver fatto il mio dovere, vi spiegherò in cosa consiste questo metodo rivoluzionario in modo che possiate trarne giovamento.

Postato da: mavimavi a 13:19 | link | commenti (18) |

martedì, 31 gennaio 2006

Buongiorno, carissimi. Stanotte, in sogno, mi è apparso un grande angelo con delle grandi ali bianche. Era avvolto nella tipica nuvola rosa dei beati. Mi ha guardata, sorridendo benignamente. Poi, in un modo che ancora non riesco a spiegarmi, mi ha invitato ad andare a prendermelo nel culo.

Scuse

A distanza di qualche ora, mi vedo costretta a porgere le mie scuse a tutti quanti voi per quanto scritto questa mattina in preda, a quanto si evince, a un raptus. Perchè in realtà, quando mi sono seduta davanti alla tastiera, non avevo assolutamente intenzione di scrivere niente di volgare. Ma poi sono cominciate a piovere telefonate su telefonate, è scattata l'ora x del giro di nera e io, per non lasciare la pagina bianca, ho lasciato il posto alla parte oscura che, sempre più evidentemente, alberga in qualche anfratto della mia anima candida. Vi assicuro che non ho sognato niente di tutto questo. Semplicemente un diavoletto, che non ha niente di socratico, mi ha suggerito quell'accostamento stupido e irriverente, oltretutto insensato. L'angelo che mi manda a cacare, in realtà, non è mai esistito, neppure nella mia affollata dimensione onirica: è semplicemente saltato fuori così all'improvviso. Ripeto non so come possa essere accaduto, mi rivolgerò di nuovo allo psicologo. (il prossimo post lo scriverò dal reparto malattie mentali) A pensarci bene, però, io di questi accostamenti me ne faccio a centinaia al giorno per intrattenermi e rilassarmi. Soprattutto mentre vado in motorino: tra le visioni preferite, autorità e massime cariche istituzionali che sorridono tutti compiti e poi, all'improvviso, emettono improbabili flautolenze e pronunciano parole irripetibili. Poi rido da sola come una cretina. Me ne scuso con tutti voi. Davvero. Forse non succederà più.

Postato da: mavimavi a 10:55 | link | commenti (35) |

lunedì, 30 gennaio 2006

Vi informo che ho cominciato a farmi la doccia regolarmente. In barba agli scrupoli ambientalisti, lo scroscio d'acqua sui muscoli indolenziti dalle posture scorrette che assumo a giornate intere è un autentico toccasana. Ma di vestirmi bene e, soprattutto, di truccarmi non se ne parla proprio. E non è solo una questione di pigrizia. Se mi metto in tiro, la gente, semplicemente, non mi riconosce. Ci pensavo ieri sera. Una volta dovevo andare in prefettura, conferenza stampa seria. Quindi, mi infilo una deliziosa gonnellina cucita dalla mamma, tacchi, e camicetta bianca. (Niente di che, ma sempre meglio della solita mise: jeans, maglietta e maglione a penzoloni). Approfittai di quello stato di grazia per spuntarmi i capelli, farmi fare le sopracciglia e ordinare una passata di fard sulle mie guance di solito smunte e pallide, ma di quel pallore che non ha niente di aristocratico, ma vira piuttosto sul verde. La parrucchiera, che come tutte le addette ai lavori dell'estetica non si fa una ragione del mio sciattume, volle aggiungere di sua iniziativa - aggratisse - una minuscola correzione del taglio dell'occhio, che invece vira al pesce lesso/pecora e una passata di gloss sulle labbra, come dicono sulla rubrica bellezza di Vanity fair. Compiacendomi del risultato, ancheggiai fino alla prefettura. Parcheggio e urto leggermente il culo di un tizio che riconosco essere un mio ex. Siamo stati amici per cinque anni, poi lui ha avuto la malaugurata idea di mettersi insieme e ci siamo scannati per ulteriori tre anni. Lui mi guarda semi-folgorato, mi si avvicina e mi tende la mano: è un piacere fare un incidente con lei. Quando ho capito che non stava scherzando, gli ho sibilato un rancoroso: "testa di cazzo sono la mavi!" e me ne sono andata. Salgo le scale della magnifica prefettura che sta in Palazzo Medici Riccardi. Entro in sala riunioni. E il prefetto mi si avvicina, con la manina tesa per presentarsi chiedendo all'addetta stampa: chi è questa bella giornalista? Prefetto sono la maria vittoria, ho replicato ormai scoraggiata. Ma anvedi sta ragazzina! fa lui. Segue coro di colleghi più addetta stampa che deprecano la mia scarsa propensione a valorizzare le poche grazie che mi ritrovo. Per miracolo non si sono beccati un mega rutto con boato rinascimentale.

Postato da: mavimavi a 12:53 | link | commenti (14) |

sabato, 28 gennaio 2006

Il fascino sottile della provincia

Volete provare l'emozione di sentirvi davvero dei forestieri? Avere gli occhi puntati addosso, percepire nell'aria un certo imbarazzo misto a curiosità, accorgervi che alcune frasi vengono taciute e altre pronunciate in virtù della vostra presenza? Bene, allora fumatevi un cicchino davanti a una casa del popolo di un paesino alle porte del Chianti. Io l'ho fatto, giusto ieri sera. Per assistere al concerto di un gruppetto jazz, con xilofono incorporato. La casa del popolo di Cerbaia ti accoglie con lo squallore tipico delle costruzioni anni Sessanta. Poi, però, dentro c'è una saletta niente male che funge da balera e da auditorium. (Per chi fosse interessato, stanno cercando danzatori per mettere su un corpo di ballo). La vita che ruota intorno a questo loco - reminiscenza dantesca - è quella classica della provincia. Letteratura pura. I vecchietti giocano a carte e attendono con ansia, anzi con la bocca aperta, l'estrazione del numerino che decreta il vincitore della serata. (O tempora o mores, niente spalle di prosciutto, ma un cd come premio). I giovani pascolano fuori fumando una sigaretta dietro l'altra. Io ne scrocco una e mi piazzo lì, davanti a loro, appoggiata al muro, osservandoli spudoratamente. Loro sono evidentemente incuriositi dalla mia presenza, ma non mi vogliono dare soddisfazione. Quindi, grandi occhiate di sotterfugio. Cerco di mimetizzarmi per assaporare il quadretto, la verità storica della serata. E piano piano, una boccata dopo l'altra, entro a far parte del quadro. Ed è solo grazie a quest'operazione mimetica che riesco a godere delle autentiche perle. Il tizio che passa con il macchinone e i maschi che gli sparlano dietro. La tizia che scende dal macchinone e si becca inevitabilmente della troia. L'infamata ai danni di un certo Meo che evidentemente ha cambiato aria: ora esce con quelli che si ritrovano al bar duecento metri più avanti. Gli ultimi aggiornamenti sulle corna di tal Cioppi, anche la sua fidanzata rimedia un bel troia. Il femminismo, qui, sono le pischelle che fumano le sigarette e dicono le parolacce come i maschi. Solo chi, come me, è cresciuto in provincia, può assaporare la rassicurante clausura di tutte le province. Dove le esistenze delle generazioni passate si confondono in un grande e tiepido calderone di abitudini, di riti, di convenzioni. E dove la gabbia, a forza di starci, diventa il nido più comodo del mondo.

Postato da: mavimavi a 12:08 | link | commenti (10) |

giovedì, 26 gennaio 2006

A tutti coloro che meditano il suicidio

Tutti, nella vita, abbiamo meditato di toglierci la vita. Personalmente, intorno ai 17 anni, ero particolarmente attratta dalla prospettiva di evitare l'inevitabile sofferenza del mondo tramite sonnifero. E, come sempre mi capita, mi crogiolavo nei precedenti letterari dell'azione che andavo meditando: in quel caso, il paladino era Seneca. Poi, dato che non c'erano Neroni all'orizzonte, ho cambiato idea. Ora l'ipotesi di un suicidio mi pare un'enorme stronzata. Anzi, guardo con orrore tutti coloro che dicono "meglio morto che paralizzato". Per quanto mi riguarda, credo che, se non potessi più muovermi, dopo una sequela di maledizioni, mi butterei a capofitto nella lettura. Comunque a parte questo, ora a Firenze in una settimana ci sono stati tre tentativi di suicidio; due riusciti e uno fallito. Dicono, gli esperti, che si tratta di un effetto di emulazione. Il cosiddetto effetto Wertheriano (cfr. il buon vecchio Goethe). Naturalmente, è colpa dei giornali, che hanno riportato la cosa. Ora io dico a tutti quelli che meditano il suicidio: non lo fate, perchè, io, ad avervi sulla coscienza non ce la faccio proprio.
Chiunque ravvisi in quest'appello della superficialità, o una mancata comprensione della disperazione delle persone che arrivano a compiere gesti estremi, si sbaglia. O forse ha ragione.

Postato da: mavimavi a 15:23 | link | commenti (16) |

mercoledì, 25 gennaio 2006

Se i rispettabilissimi ladri di qualsivoglia nazionalità si mettono un attimo tranquilli al calduccio invece di svaligiare uffici postali e cantieri edili, vi racconto il mio sfavillante incontro con Jimmy Choo stylist provider cooler trendy designer super capsula.

Postato da: mavimavi a 14:26 | link | commenti (17) |

martedì, 24 gennaio 2006

Ho una conoscente che militava in Gladio
Passa giornate intere nascosta in un armadio

Mi sentivo con un tizio che stava nelle Br
un giorno mollò tutto e andò alle Cinque terre

 

Postato da: mavimavi a 10:46 | link | commenti (14) |

lunedì, 23 gennaio 2006

Tra la Love parade e la festa di Pefozza? Non c'è mica paragone.

Intanto ho capito una cosa fondamentale: i bambini sono autentiche star, naturalmente portati al comando e all'esibizione incondizionata di sè. Non a caso Freud parlava dell'onnipotenza che ci accompagna negli anni infantili. (Poi le testate nel muro ci ridimensionano subito). E non a caso gli attori consigliano di non esibirsi mai accanto a un bambino o a un animale perchè rubano la scena. Che siano loquaci o non aprano mai bocca, i piccoli hanno sempre gli occhi puntati addosso. Prendiamo Tommasino, il nipote. Ieri si è addormentato alle diciassette. Di conseguenza, senza che nessuno osasse mettere in discussione la cosa, la festa di Peffozza è stata rimandata di due ore. Se mi fossi addormentata io, mi avrebbero svegliata a calci in culo. (Dite che non posso competere, a 31 anni suonati e la mia faccia a sberle, con un batuffolo di tre che manda baci a tutto spiano con la manina? Beh probabilmente avete ragione, ma non riesco a rassegnarmi alla perdita di certi privilegi). Quelle due ore comunque sono state un autentico incubo. Perchè la figlia deliziosa che sono aveva imbastito una caccia al tesoro megagalattica e le buste erano disseminate in tutta la casa. Pefozza, però, non riesce a stare tranquillo dieci minuti con le manine sante in tasca. E quindi, mi è toccato seguirlo ovunque come un cagnolino per evitare che scoprisse tutto. Intanto lui manifestava un'insofferenza crescente per la mia vicinanza. "Maicchettuvoi? Maicchettucciaioggi? Via, vai un po' a crivere! O maia vittoia, sei tritte?". Io mi sentivo una martire dell'affetto filiale. La sofferenza e le offese sono state ripagate dai quei quindici minuti di caccia. In cui Peffozza si è trovato a dover indovinare i nascondigli e ha rivelato la, solita, consueta mancanza di fantasia. Una gran soddisfazione. Per Tommasino, quella di ieri, è stata la prima caccia al tesoro della sua vita. Ho adoprato la tecnica dell'imprinting, in modo da associare per sempre la favolosa scoperta ludica al sintagma "zia Mavi". Così quando cresce, sarà costretto a ricordarsi di me, a considerarmi un totem della sua infanzia e a commuoversi pensando alla mia grandezza di zia.

Postato da: mavimavi a 10:47 | link | commenti (9) |

domenica, 22 gennaio 2006

relax

Diciamo che stiamo cercando un po' tutti di rilassarci. Io, la Mavi, tutti i suoi alter-ego e i suoi amichetti immaginari. Relax, ok? Tanto per cominciare, come ho appurato con sommo sollievo, non sono stata io a commettere l'errore di attribuire a un anziano magistrato un nome da donna. (l'effetto suonava tipo un Antonia Di Pietro, ecco). Sono innocente come un fringuello svolazzante. E di conseguenza, svolazzo.
Intanto, approfittando dell'assenza dell'inquilino, mi sono concessa un pizzico di mondanità. Venerdì sera mi sembrava doveroso ubriacarmi un po’, giusto per staccare il cervello, come dicono in Brianza già dalla mattina presto. Quindi sono andata in un locale, vicino alla Fortezza da Basso, per raggiungere lo scopo. Al bancone, ci siamo presentati in cinque: un leguleio, due banca-man in rapida ascesa, un espertaccio di marketing e un potenziale genio che, in quanto genio, ha capito che nella vita basta e avanza un lavoro come impiegato in un posto qualsiasi, poi il pomeriggio si mangia un piattone di pasta, ci si schiaffa nel letto e ci si sveglia la sera per uscire con gli amici. Forse, si tromba anche. Insomma, la genialità si esprime in tanti modi.
Bancone, shottini di vodka. Quello del giro di shottini per me è sempre stato un momento imbarazzante. Perché io non riesco assolutamente a vuotare il bicchiere in una botta sola, avverto un bruciore all’esofago che mi terrorizza. Di solito, la gente, impegnata nelle proprie prodezze alcoliche, non si accorge che io sorseggio lentamente per i fatti miei. Invece l’altra sera sono stata scoperta e additata al pubblico ludibrio; avendo una reputazione trasgressiva da difendere, mi sono vergognata moltissimo, ma vuoi mettere una sana presa di culo sugli shottini – che naturalmente ha finito per coinvolgere tutto il locale, baristi compresi - rispetto alla cattiverie vere? Autentico relax. La serata è finita all’insegna della mondanità più sfrenata: cinque imbecilli sdraiati sul divano di Guidone a guardare vecchie puntate dei Simpson, naturalmente archiviate in modo maniacale. Il mio ruolo era quello di imboccare i presenti con il gelato: un cucchiaio per uno, come fanno gli amici nelle pubblicità.
E insomma, come un in uno spot del Mulino Bianco, mi scopro a gioire delle cose vere, semplici. Del solo fatto che esistono e sono alla portata dei miei cinque sensi. Così godo del gatto Birba - anche se è terrorizzato dalla mia persona e sgomma sulle quattro zampe motrici appena infilo la chiave nella porta - del nipotino Tommaso - anche se, chissà perchè, non apprezza la mia fantasia nell'escogitare scherzi e dispetti a suo carico. E godo anche perchè mi accorgo che sono così giocherellona perchè anche mio padre è un inguaribile giocherellone e io sono stata la bambina più bersagliata di dispetti della storia. Oggi nella casa genitoriale, si festeggia peffozza e i suoi sessant'anni. Mia madre è in ansia da prestazione, è da stamattina che pulisce la casa e come al solito arriverà all'appuntamento con gli ospiti senza un briciolo di polvere, ma con un periglioso mal di testa e una stanchezza devastante. "Che ci vuoi fare, sono sapiens, sono in devastazione percettiva" direbbe il mio amico medico-pisco-sessuologo. Da ore, la genitrice si affanna intorno a una torta, ogni tanto la tira fuori dal forno, la osserva ed esclama che non è cotta. Mio padre, ha preparato un biglietto e lo ha infilato con uno stecchino sulla superficie. C'è scritto sopra: "Non sono pronto". Il dolce.

Postato da: mavimavi a 11:49 | link | commenti (7) |

 

Eccomi


Sono Mavicontrotutti. Tutti ce l'hanno con me. Il che mi autorizza ad avercela con loro.

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