Interviste random 2

Intervista a Luttazzi di Emanuela Marmo (marzo 2004):

Ci sono sviluppi dopo il tourbillon scatenato dal tuo racconto su Moro?

La Procura di Genova ha acquisito il materiale relativo (testo scritto dello spettacolo e videocassetta della serata) e prima o poi si pronuncerà in merito (“oscenità”). L'Ordine dei giornalisti, che aveva aperto un'inchiesta dopo le notizie date da certi giornali e telegiornali, l'ha archiviata dopo aver esaminato le prove. Però (siamo in Italia) chi mi ha diffamato in quel modo non ha subito lo stesso rigore da parte dell'Ordine (può un critico teatrale formulare giudizi su uno spettacolo che non ha visto e continuare lo stesso a fare il suo lavoro? Può un direttore del tg2 in quota AN attaccarmi in un editoriale delle 13 e 30 senza aver assistito al fatto e, una volta rivelata la bufala, non chiedermi come minimo scusa?)

Censurare la satira è censura di libertà di pensiero e di opinione, che ciò avvenga dimostra che i mezzi di comunicazione di massa non sono veramente della massa. Credo che il seguito che le tue trasmissioni ottenevano, abbia dimostrato che la censura alla tua libertà di pensiero e di opinione ha reciso la nostra libertà di scelta. E dunque la censura non è una pena inflitta a un singolo, ma è una castrazione collettiva. Cosa succede, quando a un punto di vista non si vuole concedere la comunicazione e dunque la memoria? Ed è veramente possibile censurare la libertà di pensiero?

La libertà di pensiero è l'unica cosa che è possibile censurare. Una volta (e ancora oggi, altrove) ti impedivano fisicamente di lavorare (vessazioni fisiche, carcere, confino). La censura di nuovo tipo consiste nel negarti l'accesso alla comunicazione di massa. Faccio monologhi in teatri da 1000-2000 posti. Per arrivare ai 7 milioni di spettatori che raggiungevo istantaneamente con una sola puntata di Satyricon mi ci vorrebbero più o meno 35 anni. Mi difendo concentrandomi sul mio lavoro (scrivere battute) e mantenendomi curioso di tutto.

Quali sono, secondo te, la forza e le caratteristiche dell'impatto della satira nella coscienza della persona che legge o in quella che assiste allo spettacolo? In cosa essa si differenzia dalla comicità?

Ogni autore (comico o satirico) intende suscitare la risata più grande possibile. La comicitàha più a che fare col corpo (la meccanicità di Bergson), la satira con le idee (il Super io di Freud è all'origine dell'umorismo e della satira, in quanto espressione dell'istanza parentale).

Mi spiego meglio: la satira si serve del corpo ridicolo come strumento per dire altro (cfr Rabelais), mentre la comicità è solamente un corpo ridicolo (cfr Mr. Bean). La liberazione maggiore viene dalla satira: la comicità non intacca i tuoi valori, la satira invece può convertirti all'ignoto. La satira esprime un giudizio, la comicità no. È il motivo per cui alcuni spettatori si rifiutano di ridere a battute su temi per loro sensibili, temi cioè che riguardano la struttura del loro mondo di valori.

Lenny Bruce diceva: «La realtà è quello che è, non quello che dovrebbe essere». Le ideologie, gli -ismi, le religioni vertono su “quello che dovrebbe essere”. La satira si occupa di ciò che è. Dal contrasto fra i due punti di vista nasce la risata. O l'offesa.

Quando la satira poi riesce a far ridere su un argomento talmente drammatico di cui si ride perchè non c'è altra soluzione possibile, si ha quella che nei cabaret di Berlino degli Anni '20 veniva chiamata la “risata verde”. È opportuno distinguere una satira ironica, che lavora per sottrazione, da una satira grottesca, che lavora per addizione. Questo secondo tipo di satira genera più spesso la risata verde. Ne erano maestri Kraus e Valentin.

La risata del pubblico è anche un modo con cui esso comunica all'autore che non è complice dei personaggi che egli mette alla berlina. Nella risata alla battuta satirica, più che un segno di godimento, si trasmette una partecipazione più profonda con cui il pubblico merita la sensazione di essere riscattato dall'autore da ciò che egli condanna. Senti questa specie di “solidarietà” con il tuo pubblico?

Elencarli, i motivi per cui si ride è inutile e non lo faccio mai. Ed è inutile perchè (questo è il vero segreto) non si ride dei contenuti di una battuta, ma della tecnica retorica di una battuta o di una scena. È la tecnica a far scattare la risata. Ecco perchè, quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, questa non ti fa ridere: il giornalista, con la sua approssimazione, ha rovinato il meccanismo. La realtà storica e le contingenze servono invece a spiegare perchè NON si ride, e questo è tutto un altro discorso.

Nella distinzione che poni tra satira ironica, per sottrazione, e satira grottesca per addizione, a quale senti più vicina la tua? Pensi che ci siano argomenti particolari, più tagliati per l'una che per l'altra?

L'intensità di un comico è nell'ampiezza del suo spettro. L'ironia è la norma, il grottesco è una perversione del gusto ed è più raro. Io ce li ho entrambi. L'unico argomento del grottesco è il dolore.

Non sono molti i contributi critici dedicati alla satira. Non sono del tutto persuasa che la volgarità a cui ricorre questo genere sia una motivazione che possa bastare a spiegare la “distanza di sicurezza” che separa la critica dalla satira. Forse, una ragione più vicina alla realtà è che essa stessa è critica e quindi l'opera satirica non è considerata come “testo” da interpretare, spiegare, commentare, quanto piuttosto da condividere o biasimare. Pensi che lo stesso possa dirsi per la critica giornalistica? O ci troviamo in una situazione diversa e di fronte a motivazioni diverse?

La satira è di gran lunga superiore al giornalismo, richiede arte. Incide sulle dinamiche psicologiche e se ne serve. Sfrutta le strutture antropologiche dell'immaginario per contribuire all'elasticità dello spirito con una vera e propria sociatria. Non se ne scrive perchè è sottovalutata, come tutto ciò che muove al riso.

La satira è stata definita “persuasione negativa”, ovvero come un procedimento retorico che utilizza le medesime regole del discorso persuasivo, ma con fini rovesciati rispetto, ad esempio, all'oratoria dei politici. Come commenteresti questa definizione?

Se il fine dell'oratoria politica è persuadere la gente sulla bontà dell'invasione in Iraq, la satira che vi si oppone è “persuasione positiva”, secondo me. La retorica è una. Quello che cambia è il punto di vista.

Quali sono i requisiti fondamentali che un testo satirico deve avere per raggiungere il suo scopo?

Deve essere spietato, ma con una grazia tutta sua .

A volte si osserva con preoccupazione un fenomeno: opere giudicate sovversive, impudiche, rivoluzionarie vengono presto integrate nella cultura ufficiale. Come fa la satira a resistere a questo assalto? Un espediente che ho giudicato interessante - nelle modalità con cui vi ricorre la rivista satirica «Private Eye» - è la manipolazione del nome di persona. Il nome di persona è quasi un'icona, la lettura della sua configurazione grafica immediatamente reca l'immagine che su quel nome il politico ha costruito e consegnato alla gente. Quindi alterare il nome proprio è il primo passo per destabilizzare l'autorità e la credibilità che su di esso si sono edificate.

La prima cosa che ha fatto Emilio Fede dopo Satyricon è stata chiamare Marco Travaglio “Tramaglio”, e me “Luzzetti”. Così come Forattini adopera tutte le tecniche della satira per dare addosso agli avversari di Berlusconi, realizzando un esempio squisito di satira da lacchè. Il fenomeno nuovo è che in Italia, con Berlusconi, sono cadute le distinzioni fra Re e giullare. Il Re fa il giullare per confermare il proprio potere assoluto. Il che lo rende ancora più odioso. La censura gli serve per evitare che il vero giullare gli faccia da specchio, evocando la sua finitudine. E quindi l'illusorietà del suo potere.

Quello che viene integrato, sempre, è il cadavere della satira. Di Lenny Bruce parlano compiacenti solo adesso che è morto. Da vivo dava fastidio. La satira quindi resiste all'assalto in un solo modo: restando viva.

Esiste un bersaglio contro il quale la satira si muove, ma esiste anche un pubblico di destinatari che assiste. In base alla tua esperienza, quali argomenti o quali contesti incontrano le maggiori resistenze da parte del pubblico?

La satira, dai tempi di Aristofane, si occupa di quattro temi principali: politica, sesso, religione, morte. Ed è dai tempi di Aristofane che questi temi incontrano le maggiori resistenze da parte del pubblico.

I palinsesti televisivi sono pieni di programmi dedicati alla comicità. Pensi si tratti di intrattenimento o di satira?

Non esprimono punti di vista, quindi sono mero intrattenimento: l'equivalente spettacolare dello zucchero filato. Di una dieta a base solo di zucchero filato si muore.

Come nasce un tuo testo?

L'arte consiste nel nascondere l'arte. Un testo, una battuta, un disegno , comportano tecnica e amore. Alla fine del lavoro, solo l'amore si deve vedere.

Scrivo tutti i giorni dalle 9 di mattina, dopo la lettura dei giornali, alle 6 di sera. Mentre scrivo un racconto, mi vengono in mente altre idee, che appunto su un quadernetto. Quando devo scrivere un testo nuovo, apro il quadernetto per vedere se c'è qualche idea buona. Ho un armadio pieno di quadernetti.

Qual è stato il tuo percorso formativo?

Educazione cattolica rigorosa (i miei erano dirigenti dell'Azione cattolica negli Anni '50), capo scout con incarichi nazionali nelle riviste dell'associazione. Liceo classico, poi medicina. Due anni di lavoro gratis in un policlinico universitario in attesa del bando di concorso per ricercatore in immunologia. Una paralisi esistenziale che mi avviliva. Un pomeriggio leggo Tropico del cancro e decido di cambiare totalmente la mia vita. Ci sono riuscito e ogni mattina mi sveglio felice e riposato.

In che modo è cambiato il tuo lavoro rispetto agli inizi?

Non è cambiato affatto.

La satira fa riferimento a fatti specifici, di cui col tempo si può perdere la memoria. La distanza geografica o temporale dal reale svolgimento dei fatti può condizionare la reazione di riso alla battuta. Pensi che questo ne diminuisca l'importanza rispetto ad altre forme espressive? Pensi che il contesto attraverso cui un'opera satirica veicoli incida sull'efficacia della sua ricezione?

Il contesto incide senz'altro: in una dittatura, una battuta appena allusiva pesa di più. Col tempo, il riferimento storico si perde e la battuta smette di far ridere. Che importa? Lo spirito si mantiene intatto nei secoli. Lo spirito che animava Aristofane è identico a quello di Woody Allen. Gli uomini passano, l'umanità resta.

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Ed ecco la famosa intervista a Rolling Stone. La parte in rosso venne censurata per parare il culo a qualcuno.

Intervista a Rolling Stone (novembre 2004):

Partiamo dalla fine: ci hai lasciato scrivendo a Dagospia: "La mia collaborazione con Rolling Stone è terminata a causa di un'intervista-marchetta a Carlo Rossella".

Possiamo davvero parlare di questo?

Tentiamo.

Ah, caspita: con piacere. Ecco, a mio giudizio quell'intervista, in un numero speciale su Bush, non toccava una questione chiave. Ovvero: Carlo Rossella è un responsabile indiretto della guerra in Irak. Perché ricevendo nell'ottobre 2002 un falso dossier sullo scambio di uranio tra Irak e Niger, invece di appallottolarlo e buttarlo nel cestino come doveva fare, lo passò all'ambasciata americana a Roma. Bush subito iniziò a usare l'argomento come buona ragione per invadere l'Irak. Il Los Angeles Times rivelò l'abbaglio nel luglio 2003. Marzo 2004: Colin Powell dice che la CIA aveva messo in guardia Bush della bufala. Luglio 2004: Bush ammette che era incorso in un errore, ma dà la responsabilità alla CIA. Solo che ormai eravamo in guerra da più di un anno.

L'intervista a Rossella da noi pubblicata risale all'estate 2004.

Quindi era già nota la smentita. E a maggior ragione era un'intervista molto sbagliata, perché in un numero sulla guerra non puoi chiedere a Rossella solo qual era il suo gruppo preferito negli anni '60 o che donne frequentava in Russia. Quando sfiori i problemi, per me stai facendo una marchetta.

Tu lo hai fatto notare all'autore?
Ho scritto a Rolling Stone una mail per spiegare perchè avevo deciso di andarmene. L'autore mi ha risposto che non avevo capito, che era una cosa ironica. Per me era ruffiana e insopportabile. Soprattutto in un numero su Bush. Nel momento in cui uno dei capi del potere giornalistico in Italia viene blandito, e un giornale giovane, che si rivolge a ragazzi che vogliono informarsi, dà ai suoi lettori una pagina da Verissimo, beh, scusate ma a me non va bene. Ci fu poi uno scambio di mail interno -doveva restare segreto, ma si è scoperto per caso-in cui l'autore ammetteva che si sarebbe trovato in tv con Rossella nella giuria di un premio. Quindi non mi ero sbagliato, il tono affettuoso aveva un motivo. Su Dagospia ho solo risposto alla domanda di un lettore, che non aveva capito perchè me ne fossi andato. Sono pronto a tornare, se la situazione viene ripulita.

Così ora lavori con Maxim. Come ti trovi?

Benissimo. Il direttore è Andrea Monti, col quale ho già lavorato in piena libertà su GQ. In America, i giornali maschili sono stati fondamentali per la satira: su Playboy hanno scritto tutti i grandi, da Lenny Bruce in poi.

Però per Il Foglio non hai voluto scrivere.

Ferrara mi ha cercato, anche se all'epoca di Satyricon sparò a palle incatenate contro di me. Lui, come Rossella, è uno dei giornalisti italiani che hanno scelto per sé un ruolo particolare nel sistema informativo italiano, quello di fare da propagandista del Premier e della sua forza politica.

Ferrara, che non è grasso, è pieno di sé, rientra nella categoria del libertinaggio intellettuale. Si diverte ad assumere una posizione, anche quando sa che è immorale, per vedere fino a che estremi può essere portata, gli piace vedere se il gioco regge. Quando mi ha offerto uno spazio sul Foglio io gli ho risposto che per me il contesto è importante. La sua mossa era furba: se avessi accettato, da quell momento non sarei stato più credibile come antagonista di Berlusconi.

Ma al tempo in cui tu sparavi “palle incatenate” sul Premier, pubblicavi per la Mondadori.

Con le aziende di Berlusconi i problemi cominciano quando lui entra in politica. Da quel momento, lui usa le sue aziende a scopi di propaganda e non tollera
le voci contro. Avevano un'opzione sul mio nuovo libro. Dovevano pubblicare Satyricon nel maggio 2001.Ma scoprono che ci sono le elezioni, e decidono di pubblicarlo dopo, a luglio, che è un modo per ucciderlo, editorialmente. E togliendo dal retrocopertina una frase.

Ovvero?

"Luttazzi è un cretino". Detta da Marcello Dell'Utri al Messaggero. Mi hanno detto: "L'abbiamo tolta, ma che fastidio ti dà? Era una frasetta". Ed io: se è una frasetta, lasciatela. Ma loro sapevano che non era una frasetta. Così me ne sono andato.

Te ne vai spesso. Anche da Mediaset. Tra l'altro, dopo che sei andato via hai detto: "Chi lavora a Mediaset è complice".

Ci ho lavorato fino al 1997. Non era ancora emerso nulla di quanto si è saputo poi, grazie alla mia intervista a Marco Travaglio e alla cronaca seguente. Nel 1999, Berlusconi poteva ancora dire: "Di All Iberian, di sistemi off-shore alle Bahamas non so assolutamente nulla". Solo nel 2001 il suo avvocato inglese, Mills, ha rivelato che i soldi per All Iberian venivano dalla Silvio Berlusconi Finanziaria in Lussemburgo. Mediaset è parte della macchina mediatica al servizio della politica, e chi sta lì può essere strumentalizzato. Quando Berlusconi dice: "I nemici ce li ho in casa", e cita Costanzo, le Iene, Striscia la notizia… Beh, loro ci fanno la figura delle foglie di fico. La mia non è un'accusa a chi ci lavora, ma uno spunto di riflessione.

E' un buffo club, quello degli epurati. Tu, Biagi, Santoro... E ora Mentana. E' strano sentirvi sempre evocati insieme.

Santoro ha detto che saremo legati a vita. Non ci frequentiamo, ma dopo il famoso diktat bulgaro del Premier è nato un rapporto di solidarietà. Mentana non c'entra nulla, con gli epurati. Mentana è uno che ha fatto gli interessi del padrone fino all'ultimo e continua a farli. Ora fa finta di aggiungersi all'elenco perché gli conviene. Anche a sinistra hanno detto: "Giù le mani dall'indipendenza di Mentana"... Me la ricordo bene, all'epoca di Satyricon, la sua indipendenza: sulla mia schiena.

Un comico, cioè Benigni, ha causato problemi a un giornalista, cioè Biagi. Un giornalista, cioè Travaglio, ha causato problemi a un comico, cioè tu. Incrocio curioso, no?

Non del tutto. Intanto Benigni non è un semplice comico, ma un grande autore satirico. E la satira è un'espressione giornalistica perché commenta i fatti quotidiani. Uno dei più grandi autori satirici di tutti I tempi, Karl Kraus, era anche un grandissimo giornalista ed editore. Ciò che dà fastidio nella satira, come abbiamo visto anche in passato con Fo, Grillo, la Guzzanti, è proprio che la satira si soffermi sui fatti, li ricordi alla gente. Hanno censurato Blob che si era limitato a mostrare le frasi dette da Berlusconi negli ultimi 10 anni: per lui è pericoloso che il pubblico le ricordi.

Però è anomalo che un comico intervisti un giornalista.

In Italia, forse. Ma Barracuda e Satyricon sono talk-show all'americana. Io ho introdotto questo genere in Italia. Genere che prevede un conduttore -comico che faccia monologhi sull'attualità, e che poi intervisti chi gli pare. Ho intervistato Anna Falchi, e il Corriere della Sera mi ha accusato di volgarità perché ho annusato i suoi slip. E ho intervistato Travaglio, perché ho letto il suo libro e diceva cose clamorose. Ogni invito aveva una sua logica all'interno del filone affrontato in quella particolare puntata.

Io ho cose da dire, e le dico come meglio credo. C'è chi dice che gli artisti devono stare zitti e non intervenire. A me piace che uno si impegni, che mostri le sue idee, e ci si possa confrontare. A me non piace il piccolo cabotaggio. Né mi piace che si dica "Non bisogna demonizzare Berlusconi" quando lui sta cannoneggiando in ogni modo, lavorando per eliminare fisicamente ogni possibile ostacolo, gridando al complotto contro di lui.

C'è o c'è stato un politico che tu hai stimato?

Adriano Olivetti. Imprenditore visionario, che ha ideato una fabbrica a misura d'uomo. Un luogo di lavoro ma anche di elevazione della persona. Fu avversato dai colleghi e dalla Democrazia Cristiana. Mi viene in mente lui perché ora siamo agli antipodi. Per gli imprenditori di oggi il lavoro è merce. E al governo c'è un imprenditore.

Quella copertina dell'Espresso, con la scritta "Vota Luttazzi"… Ci hai fatto un pensiero, a candidarti?

No, io faccio quello che sono in grado di fare, e che mi piace fare. Poi, quella copertina era preoccupante, perché evidenziava l'assenza della sinistra dalla campagna elettorale. D'Alema fu il primo a prendere le distanze da me. Io faccio satira, ho certe idee, e se uno ha certe idee le deve esprimere. Io credo in una democrazia informata, in cui la gente riceve informazioni. Nelle ultime elezioni la gente ha votato senza interrogarsi su quanto stava facendo.

Ma possiamo ancora dire che se la gente si comporta in un certo modo è perché non è informata?

Sto portando in teatro un nuovo monologo, Bollito misto con mostarda. Ci ho messo un anno e mezzo a scriverlo. Rivedendo il materiale su cui l'ho costruito, mi sono reso conto che c'erano notizie di un anno fa che avevo già dimenticato. E seguire l'attualità è il mio mestiere: figurati la gente che non lo fa. Notizie che un telegiornale dopo l'altro sovrappone, rimuove, minimizza. Ma ti posso fare un altro esempio. Ho tradotto i vecchi libri di Woody Allen e sono stato intervistato in proposito da Alain Elkann. Che mi ha chiesto: “Ma lei perché non fa più televisione?” Mi sono ritrovato a raccontargli tutta la faccenda, Travaglio, il Premier che chiede la mia testa dalla Bulgaria eccetera. E lui fa: “Ah. Ma davvero?” Ti sto parlando di un consigliere del ministro Urbani, uno scrittore e giornalista. Un uomo che si occupa di comunicazione. E non era informato!

Ma come mai uno con la tua padronanza dialettica ha offerto il fianco agli attacchi con le parole “Quest'Italia di merda”?

La frase che citi è quella con cui congedai Travaglio al termine della nota intervista: “A questo punto mi chiedo in che Paese viviamo. Comunque volevo ringraziarti perché scrivendo questo libro e parlando come fai, dimostri di essere un uomo libero. E non è facile trovare un uomo libero in questa Italia di merda”. Mi hanno denunciato per vilipendio alla Nazione e la Procura di Roma ha aperto, d'ufficio, un fascicolo, archiviato nell'ottobre 2002 perché per il giudice "la frase, di contenuto certamente greve, va inserita nel contesto della trasmissione che Luttazzi stava conducendo e - come lui stesso ha precisato al pm e in una successiva puntata del programma incriminato - tendeva a stigmatizzare i fenomeni di affarismo e contiguità al crimine organizzato che si stavano illustrando: si può essere politicamente d'accordo o in radicale contrasto con le tesi che l'autore ha palesato, ma la sua rimane manifestazione di libera espressione di pensiero costituzionalmente garantita". Non saprei dirlo meglio. Qualunque cosa, estrapolata dal suo contesto, può essere strumentalizzata. In quel contesto, era una frase pertinente ed efficace, quella che volevo dire.

Ogni tanto la tua posizione sembra: se non vi piace, è perché non capite - oppure non siete liberi. Tendi a contrattaccare.

Io quello che faccio lo faccio perché mi diverte. Poi se qualcuno mi attacca sul piano intellettuale, ho qualche strumento per difendermi. La gente si diverte con le cose che faccio, viene a vedermi da anni. Non penso che lo faccia pensando: "Stasera non ho voglia di ridere: andiamo a vedere Luttazzi, va' ".

Ora però vieni seguito non solo perché fai ridere, ma perché fornisci argomenti - politici - a chi non ha la tua abilità dialettica e la tua capacità di documentare.

La satira non è mai solo questione di ridere. Offre un punto di vista.

Ma quando dici "Io faccio quello che mi diverte", includi la scena del tuo spettacolo col cadavere di Moro e Andreotti che sogna di penetrarne i buchi delle pallottole?

Quella scena, l'hai vista? Neanch'io. Infatti non c'era. Ma alcuni giornali l'hanno raccontata prendendo spunto da un'agenzia ANSA fasulla, in cui si parlava di una fantomatica scena di sodomia! In realtà era un racconto di satira grottesca letto in proscenio da un attore. L'obiettivo del grottesco è far percepire l'orrore di una vicenda. Non è la satira cui siamo abituati in Italia: la si ritrova nel cabaret degli anni '20 e '30, poi è stata cancellata dal carico di sofferenze della guerra. Aggiungo che io avevo spiegato in apertura di serata che ci sarebbero stati momenti di satira molto diversi. Satira ironica, che fa ridere, e satira grottesca, che può far male. Perché porta alla risata della disperazione, dell'impotenza. La risata verde. Era forte, perché coinvolgeva in un colpo solo tutti i cardini satirici: politica, religione, sesso e morte. Quello che ho fatto è stato accentuare l'interazione tra gli elementi. Non era di buon gusto? Rabelais e Swift, che hanno esplorato questi lati oscuri della nostra personalità, non si sono mai posti il problema del buon gusto.

Certo tu te lo poni raramente. E in certe cose che hai scritto pare emergere una fascinazione per le secrezioni.

Ho una predilezione per il comico grottesco. E poi, in genere, la satira ha a che fare col corpo.

Chi ti piace dei comici venuti fuori negli ultimi anni?

Molti di loro non dicono assolutamente nulla. Sono televisivi. Cercano la fama con un vestito buffo e un tormentone. In Barracuda avevo ideato un personaggio, Elver il clown, che piombava in trasmissione e ripeteva solo il tormentone “Sì o no? Sì o no?” Era una parodia di quello che stava arrivando. Anni dopo, a Mai dire Gol è apparso il personaggio di un clown che aveva solo un tormentone. L'hanno tolto quando gli hanno ricordato il precedente di Elver.

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Intervista per un quotidiano sardo ( giugno 2005 ):

Racconta in sintesi "Bollito misto..."

Sono 370 pagine di divertimento assoluto. Satira, grottesco, umorismo, comicità pura, slapstick sono impiegati con dovizia e maestria per raccontare nell'ordine: il mio viaggio in Iraq ( missione: intrattenere le truppe al fronte ); l'orrore della situazione politico-sociale-economica-religiosa italiana; e come convertirsi alla kabbalah con Madonna e i suoi amici.
Insomma, è un libro imperdibile.

Quante copie ti aspetti di vendere?

Tutte.

Un critico ha detto che sei un tipo pericoloso...

Sono solo un ragazzo gentile con una luce satanica negli occhi.

Dici che c'è una recrudescenza reazionaria in Italia? Perché?

Lascio che a questa domanda risponda la Chiesa e vado al mare.

Berlusconi è bravo come playboy?

Così com'è bravo a onorare il patto con gli italiani.

Cofferati al rave party...

C'è una foto di Cofferati al rave in cui accenna un sorriso. Quindi quella sera era letteralmente strafatto di exctasy.

Che effetto ti ha fatto la resurrezione di Bossi?

La domanda è: che effetto ha fatto a Luisa Corna.

Un politico che ti piace.

Perché dargli questo vantaggio?

Un'idea che non ti piace.

La guerra per esportare la democrazia.

Fai i nomi per un Governo ideale...

Se scegliessimo a casaccio i ministri fra i passanti che pagano le tasse, avremo già un governo più credibile.

L'Italia si salverà?

No. Leopardi l'aveva già capito secoli fa.

Cosa ti preoccupa maggiormente?

La vigliaccheria della massa.

Il tuo filosofo di riferimento.
Hume.

Dove vai in vacanza?

In una acciaieria di Piombino.

Come ti difendi dal caldo?
Mi insinuo nel gelo che c'è fra Veronica e Silvio.

Possiedi un i-pod? Se sì, cosa c'è dentro?

Ne ho quattro: uno per il jazz, uno per il pop, uno per la classica e uno per gli effetti sonori di frenate automobilistiche.

Tre libri da leggere in spiaggia.

“Bollito misto con mostarda” di Luttazzi, “ Ulisse “ di Joyce e il menù della Baia a Torvaianica.

Giochi al Sudoku?

Mi rifiuto di perdere tempo con le boiate. Il mio gioco preferito è rimorchiare pallavoliste brasiliane.

Soldi, sesso, successo, cosa ti eccita di più?

Il sesso. Soldi e successo li lascio volentieri a Briatore e bin Laden.

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Maxim intervista Luttazzi ( novembre 2004 ):

“Bollito misto con mostarda”. Di che parla?

Satira d'attualità. Commenterò quello che sta capitando in Italia e nel mondo: guerra, terrorismo, religione e ciò che succede quando la politica è in mano a reazionari del calibro di Bush, Blair e Berlusconi. I quali si stanno dando un gran daffare per risolvere la guerra in Irak. O almeno, il gran daffare di chi se ne sbatte delle sorti del mondo.

Pigi Battista sulla “Stampa” ti ha dato del “manganellatore”.

Dall'epoca di Satyricon, appena faccio qualcosa di nuovo, i tromboni ne approfittano per ergersi a difensori del buon gusto. La satira non ha niente a che fare col buon gusto. Come dice Mel Brooks, se non è eccessiva non fa ridere. Ma il loro scopo è un altro: strumentalizzare il tutto per mettermi a tacere.

Perché Berlusconi si è lamentato del Grande Fratello, che lui stesso manda in onda?

Berlusconi teme i reality show, perché sono una concorrenza sleale. La grande operazione di Berlusconi è quella di isolare l'opinione pubblica dai fatti che a lui non conviene far sapere. Riduce il parlamento a un consiglio d'amministrazione che deve solo ratificare la sua volontà. Fa passare leggi in suo favore, come la Cirami o la Gasparri, o lo scandaloso condono edilizio tombale che sana la sua villa in Sardegna. E racconta bubbole. In Italia, secondo lui, le cose sono migliorate da quando è al governo, e miglioreranno sempre di più. E dato che i fatti non confermano questo assioma, Berlusconi semplicemente nega i fatti, dando la colpa alla stampa comunista. Come se i fatti fossero comunisti. Ma esiste Internet, e un'Europa dove l'informazione è libera, e Berlusconi non riesce più a nascondere i disastri che sta combinando.

Questo cosa c'entra con il Grande Fratello?

Nel Grande Fratello a un certo punto i concorrenti possono essere eliminati col voto. Berlusconi ha fatto approvare una riforma della Costituzione in base alla quale il premier diventa un sovrano assoluto. E difficilmente potrà essere cacciato. Quindi capisco che non voglia più il Grande Fratello: perché la gente si ricorderebbe di come funziona una democrazia.

...doh!

... il mio povero neurone malsano si è fermato qui :

"Cosa ti preoccupa maggiormente?"

"La vigliaccheria della massa."

...una verità talmente cruda che colpisce come un pugno.

Grazie Daniele.

anch'io devo smettere di guardare i simpsons....

li danno su mediaset....

....non solo....

....anche su Fox....doh!

A proposito di blob censurato...

... puntata che sono riuscito a vedere grazie la rete, ma che ne è stato del famoso contratto con gli italiani firmato da berlusca, "dove al termine dei cinque anni di governo se almeno quattro dei cinque traguardi non fossero stati raggiunti silvio berlusconi si impegna formalmente e solennemente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche"?

Daniele tu ne sai qualcosa?

bye

Semplicemente

Il contratto con gli Italiani è la minore delle balle dette dal nano.

Sei un grande!!!!!!!!!!!!!

un mega saluto a tutti
eremitadellagrotta

Berlusconi e il Grande Fratello

Ho letto la parte delle interviste, in cui Daniele parla del timore di Berlusconi e dei reality ..... e mi è venuto in mente che ....

Qualche anno fa nella "mitica" collana Urania venne pubblicato il racconto di fantascienza UN BIGLIETTO PER TRANAI di Robert Sheckley.
Si parlava di un pianeta leggendario dove la società aveva risolto quasi tutti i problemi (di fatto poi non era così...), vi risparmio il resto, mi interessava esporvi il modo con cui era stato risolto il problema politico e di governo.
Le elezioni al contrario, ovvero chiunque pensasse di essere in grado, poteva autonominarsi ministro o capo del governo, veniva così dotato di un medaglione simbolo del suo ruolo.
All'interno del medaglione una piccola carica esplosiva.
I cittadini, ogni volta che il governante in questione, faceva/diceva/agiva in modo non gradito, o contrario agli interessi pubblici (ma anche privati tutto sommato), potevano entrare in una "cabina elettorale" e schiacciare il pulsante corrispondente al tizio. Quando questi "contro-voti" raggiungevano una certa quota, la carica all'interno del medaglione, esplodeva e il politico era eliminato.

.......
Una riforma elettorale sicuramente estrema, però.....
.......
ma questa è solo fantascienza.

BAST
la dea-gatto

Gadda

è uno dei miei preferiti, mi ha stupito piacevolmente vedere qui il suo nome.
pur leggendo moltissimo per me esiste un pre e un post lettura de La cognizione del dolore...

chi mai risponderà

Effetto recency. Dove è possibile trovare informazioni sulla nuova riforma costituzionale?E' un anno che seguo la cosa con sacro terrore, ma in effetti mi pare che manchino un approfondimento e una guida tecnica in questo senso accessibile ad un pubblico mediamente impedito col burocratichese. Si tratta di una delle idee più pericolose tra le tante create dalla 'fertile' mente del nostro (sigh) governo che vedo in circolazione e una di quelle che vedo in generale essere meno trattata dai media (già, grazie al..). Insomma, sono sicuro che Daniele ha trattato l'argomento...ma dove?

domanda numero due: com'è avvenuto il passaggio dal tuo rigore cristiano alla tua attuale disposizione in merito al cattolicesimo..fulminazione sulla via del Golgota o evoluzione lenta da cui ti ritieni tuttora influenzato..? Beh, immagino che nessuno risponderà a questa domanda.. eppure è una delle prime cose che mi sono chiesto da quando ho saputo della derivazione dell'attuale Luttazzi dall'Ac..(!)

Dossier Riforma Costituzionale

Se usassi di più un motore di ricerca...

Vabbè: Dossier Repubblica e un articolo de l'Unità.

Ti aggiungo una guida critica alla nuova costituzione , ovviamente contraria allo scempio che faranno della carta costituzionale (speriamo che il referendum spazzi via la nuova costituzione).

Ciao.

grazie

ovviamente hai ragione...purtroppo in generale io e il computer abbiamo un rapporto di amore-odio determinato dal mio poco tempo e dalla mia totale incapacità (le notizie in merito che avevo mi derivavano dai comitati costituzionali);)

Ti ringrazio moltissimo per gli approfondimenti, che adesso vado subito a guardare. Quello che cercavo era però in particolare un commento di Luttazzi al riguardo, visto che gli avevo scritto in merito per l'appunto un anno fa e nonostante non mi avesse mai risposto ero sicuro avrebbe trattato a modo suo la questione.

E grazie anche e soprattutto per la guida critica, che ora mi stampo e faccio girare un po'!

Hasta la metastasi, siempre.

Miller, moonlight serenade

anche io ho letto Tropico del Cancro ma a differenza tua non mi ha cambiato la vita, ti dico la verità, non mi è piaciuto (nella mia vita solo 2 libri ho terminato contro voglia, questo e "il manoscritto di Brodie"), probabilmente non avevo lo stato d'animo necessario per la lettura (la mia ragazza mi aveva appena lasciato per un altro, o altri boh), è un libro particolare da non leggere quando il livello umorale è basso (quindi sconsigliato durante il governo berlusconi) altrimenti si rischia di fare il "bung jumping senza corda"(o con la stessa taccata al collo). Baricco non mi dispiace invece, gusti diversi evidentemente. Comunque a H.Miller (al quale potrei invidiare la "vita spericolata") preferisco Glenn immolatosi nei cieli britannici sulle note di "In the mood".
Linea Gotica