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Blog di Bibl'aria


Iniziato lunedì 8 settembre 2003

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mercoledì, 03 maggio 2006

   3 MAGGIO 
Giornata Internazionale della Libertà di Stampa


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Reporters sans frontiers (http://www.rsf.org/) è un'autorevole associazione che da 18 anni si occupa di difendere la libertà di stampa e i giornalisti imprigionati, discriminati, licenziati solo per aver fatto il loro lavoro. Ogni anno pubblica un rapporto sulla libertà di stampa in vari paesi (167 in quello del 2005).
Il rapporto 2005 vede l'Italia al 42esimo posto, dietro il Costa Rica, ultima tra tra le nazioni dell'Europa Occidentale e considerata, a livello di libertà d'informazione, solo "parzialmente libera". Il rapporto è disponibile a questo indirizzo:
http://www.rsf.org/rubrique.php3?id_rubrique=554
L'Italia era 39sima nel 2004, 53sima nel 2003 e 40esima nel 2002.
(in corso di pubblicazione)

postato da: biblaria | 22:58 | commenti

BIBLIOTECA & CITTADINO




[Binario 9 e 3/4]

Il Binario 9 ¾ alla stazione di London King's Cross


 

Binario 9 ¾

Il binario 9 ¾ è un binario immaginario della stazione ferroviaria londinese di King's Cross dal quale, nella serie di Harry Potter, parte il treno Espresso di Hogwarts, completamente rosso, diretto al villaggio magico di Hogsmeade con cui gli studenti si recano alla scuola di Hogwarts.

Per accederci gli studenti passano attraverso un muro posto tra i realmente esistenti binari 9 e 10, reso invisibile agli occhi dei babbani. Gli studenti devono stare molto attenti a non farsi vedere dai babbani mentre attraversano il muro.

In tutte le storie di Harry Potter almeno un capitolo è dedicato a questo magico binario.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


PALERMO

  Biblioteca Universitaria della facoltà di Economia 
BIBLIOTECARIA- GIORNALISTA INCOLPATA DAL RETTORE PER ESERCIZIO DI LIBERTÀ DI STAMPA  E DI ESPRESSIONE RISCHIA IL LICENZIAMENTO.

CONTESTATO IL SECONDO PROCESSO «SIA NELLA FORMA SIA NELLA SOSTANZA».
LA COLLEGA DISERTA L'AUDIZIONE DEL 19 APRILE E INVIA UNA MEMORIA TRAMITE IL SUO AVVOCATO.
DOPO LA FARSA IL SILENZIO: ANCORA NESSUNA "SENTENZA" HA REINTEGRATO LA BIBLIOTECARIA NELLE SUE FUNZIONI.
Se qualcuno all'ateneo di Palermo aveva sognato di prendere un treno al «binario 9 e ¾» si svegli in fretta. Non porta da nessuna parte.



Riassumiamo il «caso» che ha portato il Rettorato di Palermo sotto i riflettori dell'opinione pubblica nazionale e internazionale. Francesca Patanè, con un articolo sul periodico online "Ateneo palermitano" da lei diretto in qualità di giornalista pubblicista, ha informato i suoi lettori dell'inchiesta penale a carico di due noti docenti della facoltà di Agraria di Palermo nell'ambito di un'indagine nazionale sui concorsi truccati per posti di ricercatore e altri incarichi universitari. Ma a Palermo nessuno deve osare parlarne, tanto meno se lavora all'università, e Francesca è bibliotecaria alla facoltà di Economia. Da qui l'avvio di un procedimento disciplinare che risolva la questione alla radice: «incompatibilità» con lo status di dipendente e licenziamento in tronco!

Sul Biblog ne abbiamo già parlato in precedenti articoli e commenti e in una recente intervista  rilasciata a Bibl'aria da Francesca Patanè.

Di seguito diamo conto delle novità sul secondo processo disciplinare del 19 aprile e riportiamo una dichiarazione della collega palermitana sulla sua decisone di non presentarsi all'audizione confutandone con una memoria la forma e la sostanza.

La persecuzione inquisitoria contro Francesca Patanè deve terminare con un gesto di scuse nei suoi confronti.  Questo l'unico esito onorevole che ci si aspetta dall'Università di Palermo e che chiediamo anche noi del Gruppo Bibl'aria.



Cosa è successo in seguito alla nuova convocazione per il 19 aprile
Palazzo Steri, «binario 9 e 3/4». L'imputata non si presenta e smonta la forma e la sostanza della convocazione. Saltata l'audizione-farsa, tutto tace da due settimane. Ma attorno al caso ora cresce anche la vergogna e il ridicolo.

AGGIORNAMENTI E NOVITÀ


Palermo. Il 19 aprile allo Steri, sede del rettorato dell'Università, era stata prevista un'altra riunione della commissione disciplinare per una nuova audizione della collega Francesca Patanè.  In realtà a questa nuova audizione (la prima si era tenuta il 3 aprile) la bibliotecaria-giornalista ha ritenuto di non dover partecipare ma attraverso il suo avvocato, il giorno precedente, ha fatto pervenire una nuova memoria difensiva. Non sappiamo se  la riunione ha avuto corso anche in assenza dell'`imputata' (riteniamo di sì) e non ne conosciamo i contenuti. In attesa di saperne di più, riassumiamo i fatti.

La collega era stata convocata con una lettera (del 7 aprile, pubblicata  QUI  sullo stesso blog di Bibl'aria) che le contestava degli addebiti del tutto diversi da quelli che le erano stati formulati in precedenza. In particolare, ora –apparentemente– le si addebita (soltanto) l'ultima frase dell'articolo "incriminato",
dove si esortava genericamente la magistratura a fare chiarezza anche sui concorsi per tecnici amministrativi, ma senza nessun specifico riferimento a Palermo. L'accusa è che quella frase POSSA danneggiare l'Ateneo palermitano. E l'Ateneo convoca la collega  per il 19 aprile a "discolparsene" in quanto sua dipendente (come bibliotecaria della facoltà di Economia). Di fatto la convocazione è per un altro processo, del tutto NUOVO.  Anche noi, come voi, abbiamo letto (e pubblicato   QUI  ) la lettera di contestazione  – la prima, quella vera dell'8 marzo – e pertanto ribadiamo quanto abbiamo già scritto su questo procedimento: si tratta di un caso davvero irrituale e per così dire "creativo". Fatta cadere (ripetiamo, apparentemente) la prima ipotesi di "colpa" in quanto palesemente insostenibile se ne crea una nuova. Una ruota di scorta accusatoria che però ha un difetto più sinistro: conduce a un processo alle intenzioni sulla base di un'ipotesi di possibile danneggiamento che quella frase potrebbe arrecare. Un tentativo ineffabile di passare dal mondo del reale (confutabile) al regno del possibile, che notoriamente è tanto inconfutabile quanto insostenibile se non in una logica da Tribunale dell'Inquisizione. La ratio sembra proprio quella, che ancora aleggia dalle scritte lasciate dagli inquisiti sui muri delle segrete di Palazzo Steri, ma naturalmente saremmo a una sua riedizione farsesca, più sulle orme di La scritta del binario 9 ¾Harry Potter e degli apprendisti maghetti dell'Hogwarts Express. Come se all'ateneo di Palermo per uscirsene da questo spinoso caso qualcuno avesse sognato di prendere un treno al "binario 9 e 3/4". Ma per chi si ispira al diritto positivo e non è dotato di poteri magici (gli umani normali che la Rowling nei suoi romanzi chiama "babbani") questo magico binario non esiste, e cercarlo non porta da nessuna parte. Per questo condividiamo a pieno la decisione della collega Patané di non presentarsi all'audizione del 19 aprile contestandola in toto tramite la memoria difensiva.

Due passi dell'intervista che ci aveva rilasciato la mattina del 19, prima dell'inizio della riunione fissata per quel giorno, chiariscono il clima inquisitorio – ma anche il giochetto – che la collega ha ritenuto opportuno evitare con la sua presenza di avallare in qualche modo.

Nel rispondere a una nostra domanda sullo svolgimento dell'audizione del 3 aprile alla quale aveva partecipato, la collega Patanè ha rivelato fra l'altro un particolare significativo e singolare (per non dire sconcertante) dell'atteggiamento tenuto dalla Commissione nei suoi riguardi: «Il 3 aprile ha detto — il mio avvocato ha sintetizzato la memoria difensiva depositata agli atti a fine seduta, e quando io ho avuto l'opportunità di aggiungere qualcosa ho chiesto alla Commissione disciplinare chiarimenti in merito ai capi d'accusa. Desideravo cioè che mi si spiegasse esattamente in quali "passaggi" del mio articolo avrei offeso i docenti e diffamato l'Ateneo. Il presidente mi ha risposto che "non avevo diritto di fare domande alla Commissione"».
E quando le abbiamo chiesto di commentare la nuova via contestativa contenuta nel verbale allegato alla seconda convocazione presso il Rettorato ci ha detto:
«La nuova convocazione fissata per oggi, 19 aprile, muove formalmente – secondo quanto si legge sulla lettera inviatami con il verbale della scorsa audizione – dalla necessità di fornirmi chiarimenti in merito al capo d'accusa indicato sul verbale: quell'ultima frase del mio articolo che l'Ateneo ritiene "possa determinare danno grave all'Amministrazione (quanto meno alla sua immagine)": di fatto un nuovo "processo", stavolta alle intenzioni, e sulla base di un'ipotesi».

Successivamente a quell'intervista abbiamo chiesto a Francesca le ragioni della sua decisione di non presenziare alla riunione del 19 aprile. «Il 19 — ci ha precisato la collega — ho ritenuto opportuno non andare all'audizione e mi sono affidata a un'ennesima memoria difensiva (recapitata attraverso il mio avvocato), con la quale ho confutato la nuova audizione sia nella forma sia nella sostanza».

Sono passate due settimane, le feste e i ponti, ma la "sentenza" non è arrivata e non c'è alcuna novità se non, appunto, quella che tutto tace. Il silenzio potrebbe effettivamente essere indicativo di un'assenza di soluzioni: è il problema del binario 9 e 3/4. Può darsi però che abbiano già scritto, e che a causa dei giorni di festa la lettera non sia ancora stata recapitata. La aspettiamo anche noi con l'unico esito possibile: l'archiviazione del caso e il pieno reintegro materiale e morale della collega. Non ci sono altri modi accettabili per chiudere un processo così ingiusto e già tanto impantanato in una deriva dell'assurdo.

Il Gruppo Bibl'aria
<biblaria@virgilio.it>


  QUI 
L'INTERVISTA
A  Francesca Patanè
(19 aprile 2006)



RdB-CUBRdB-CUB Università sta conducendo una campagna nazionale di denuncia e sostegno. Ha prodotto due volantini e un modello di messaggio di protesta da inviare al Rettore di Palermo. Bibl'aria sostiene questa iniziativa e nei prossimi giorni ci ripromettiamo di predisporre una modalità di partecipazione parallela anche tramite il Biblog.



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postato da: biblaria | 07:30 | commenti

venerdì, 28 aprile 2006

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postato da: biblaria | 17:09 | commenti

mercoledì, 26 aprile 2006

ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE E DEI MEDIA

   25 APRILE  

...(preview)....

pagina 12

 
25 APRILE
Rappresaglie da talk show
«Via Rasella la storia mistificata» di Rosario Bentivegna. Il carteggio del comandante dei Gap con Bruno Vespa per ribattere le falsità che hanno accompagnato quell'azione partigiana fatte proprie dal conduttore televisivo. Un libro importante perché svela come la vulgata antipartigiana venga eletta a verità storica per delegittimare la Resistenza e l'opposizione al berlusconismo
ALESSANDRO PORTELLI


[copertina libro]Mi diceva qualche anno fa Rosario Bentivegna, medico del lavoro, gappista romano, protagonista della battaglia di via Rasella: «Dopo la guerra, il partito disse sempre la verità su via Rasella e sulle Fosse Ardeatine; quello che non fece, fu di confutare le menzogne e le mistificazioni che erano state diffuse su quegli avvenimenti». Le menzogne e le mistificazioni le sappiamo tutti: la falsa notizia secondo cui, dopo l'azione partigiana in Roma occupata in cui morirono 33 componenti di un battaglione di polizia aggregato alle SS, i tedeschi avrebbero messo cartelli per tutta Roma invitando i «colpevoli» a consegnarsi per evitare [...]

postato da: biblaria | 20:27 | commenti

martedì, 25 aprile 2006

    25 aprile 2006  

[vignetta Vauro 25-04-2006 sul Manifesto]

  La vignetta di Vauro su "Il manifesto" di oggi 

postato da: biblaria | 15:12 | commenti (2)

domenica, 23 aprile 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO


GIORNATA INTERNAZIONALE DEL LIBRO

Pubblichiamo un "quasi-inedito"



[Savino 1965]

Frontespizio del libriccino di G. Savino stampato a Pistoia nel 1965.






Il testo di Giancarlo Savino sulla Biblioteca Pubblica che riproduciamo di seguito, dal libriccino stampato nel 1965, ci sembra attualissimo e aggiornatissimo nelle linee di fondo da cui parte e che sviluppa. Un testo asciutto e lucido che non ci pare necessario di ulteriori commenti. L'autore non si occupa più di questa tematica e si dedica ai suoi studi storici. Basterebbe questo tuttavia a sottolineare quanto sono inediti certi testi già editi e quanto poco sia maturato, nel mondo bibliotecario italiano, il dibattito sui problemi posti da Savino in questo testo di quarant'anni fa. Perlomeno il riferimento alla Costituzione, da cui partiva Savino, è caduto totalmente, nel dibattito successivo e odierno, mentre siamo diventati abilissimi a parlare di marketing, di indagini e statistiche sugli utenti, di promozioni della lettura varie. Evidentemente abbiamo parcellizzato il lettore-utente (o cliente?), per cui finché è "piccolo" si fa di tutto per coinvolgerlo, quando "cresce" poniamo vincoli e lo si allontana. Deve entrare nella casta-status degli "studiosi", altrimenti è un tipo da tenere distante, un figuro che può solo danneggiare i testi antichi (e non solo). La cultura di fondo della biblioteconomia italiana, il pensiero forte e dominante che l'incardina e la tramanda, rimane quella additata da Savino: il lettore come "distruttore" e la biblioteca come trincea di "conservazione". Il profondo rinnovamento auspicato da Savino non c'è stato, un'idea astratta e destoricizzata della cultura continua a essere la bandiera dei guardiani della tradizione, come testimoniano i regolamenti di gran parte delle nostre "biblioteche storiche", statali, regionali e anche locali.
La redazione




GIANCARLO SAVINO


BIBLIOTECA DI CONSERVAZIONE

B I B L I O T E C A   P U B B L I C A

O  BIBLIOTECA  BIBLIOTECA?







1965
_________________________________
  Pistoia  — Tipografia Pistoiese



  
  La programmazione, i fini che
sottendono all'ordinamento delle
Regioni, e, soprattutto, per quello
che più da vicino concerne la vita
degli Enti locali, i principi cui
s'ispira l'art. 117 della Costituzione
Repubblicana, sono entrati anche
nelle Biblioteche, senza indugiare,
per dir così, sull'uscio, ma
superando di buon passo la soglia
col seguito di una moltitudine di
buoni propositi.
  Al Congresso dell'Associazione
Italiana Biblioteche, che si è tenuto
a Spoleto nei giorni 8 e 9 maggio
1964, è stato affrontato il problema
della Biblioteca pubblica in Italia, e
calorosamente discusso il piano di
lavoro esibito ai bibliotecari italiani
dalla « Commissione di studio
per l'esame di un nuovo
ordinamento delle Biblioteche degli
Enti locali in rapporto al
funzionamento delle Regioni ».
La discussione è stata lunga,
combattuta, non priva di asprezze.
Ma vi hanno preso parte, oltre ai
bibliotecari, per la prima volta e
davvero in maniera responsabile
anche amministratori locali; perciò,
al di sopra di inevitabili personalismi e

  
faziosità, resta il significato di un
tentativo valido e intelligente con
cui si è cercato di delineare, per
un'attuazione prossima nel tempo,
la figura di una Biblioteca civica.
  Si deve onestamente riconoscere
che fino ad oggi non è
stato fatto molto, in Italia, perchè
venisse cancellata l'immagine di
una Biblioteca ridotta a un museo,
e tenuta aperta solo per la buona
volontà e il disinteresse di qualche
professore inteso a dedicarvi tutto
il suo tempo libero. Questo stato di
cose davvero deplorevole per un
paese che trova modo di
sbandierare, ad ogni piè sospinto,
le tradizioni secolari della propria
cultura, è stato effetto di diverse
cause. Tra queste, anzitutto una
insufficiente e inefficiente
legislazione che conchiude in
quelle poche genericissime righe
emanate il 24 aprile 1941 i magri
provvedimenti per le Biblioteche di
Comune capoluogo di provincia. Si
aggiunga un'assenza totale di
collaborazione, nel quadro della
istruzione pubblica, tra Scuola e
Biblioteca. Assenza che si è fatta
sentire in particolar modo nel-

— 3 —


   le città che non sono sedi
   universitarie; dove cioè l'istruzione
   si configura, in genere, nel
   triangolo docente-discepolo-libro di
   testo. Mi è capitato spesso di sentir
   dire da insegnanti medî che i
   ragazzi vanno in Biblioteca a
   perder tempo, a distrarsi, o tutt'al
   più a eludere la serietà della Scuola
   con l'abuso dei traduttori. E, per
   finire, una mancanza di interesse
   verso le Biblioteche da parte delle
   Amministrazioni locali. Non è stato
   poi tanto infrequente il caso che
   una Biblioteca sia servita ad una
   Amministrazione Comunale o
   Provinciale solo per relegarvi
   dipendenti in malferma salute,
   quando non elementi che si fosse
   giudicato opportuno allontanare da
   altre mansioni per incompetenza o
   per scarso rendimento. Orbene,
   una configurazione chiara e
   consapevole della Biblioteca e dei
   compiti che le spettano nella
   società di oggi, non poteva essere
   accolta che con i sentimenti di una
   sincera soddisfazione e di una viva
   speranza.
      Gli argomenti proposti e discussi
   nel Congresso di Spoleto discendono
   dalla premessa che « non può
   esistere democrazia senza
   cultura diffusa e senza
   informazione oggettiva ».
   Pertanto, se « è compito della
   Scuola fornire ad ogni individuo le
   premesse dell'educazione e della


   cultura, un sicuro possesso
   dell'alfabeto, la capacità di
   esprimersi e di leggere, e una certa
   idea generale della conoscenza,
   l'istruzione scolastica non potrà mai
   fornire il bagaglio di informazioni —
   politiche, economiche e culturali —
   di cui ogni uomo ha bisogno lungo il
   cammino della vita ». La Scuola
   dovrà perciò considerarsi come
   propedeutica assolutamente
   indispensabile — specie per la
   struttura etica che deve dare
   all'istruzione — non mai tuttavia
   come surrogato di una cultura che
   si definisce e si sviluppa come
   « processo autonomo, libero e
   permanente che non può farsi se
   non attraverso i libri e quindi per
   mezzo delle Biblioteche ».
      Principio che aumenta di valore
   quando non si dimentichi che in
   una società ancora povera come la
   nostra, i libri non hanno, ad onta
   delle fascette colorate che
   declamano tirature vertiginose, una
   diffusione neppur sufficiente, in
   rapporto a quello di molti altri paesi,
   e perciò devono essere offerti con
   insistenza, con tutte le tecniche
   della penetrazione culturale. « Solo
   un efficiente sistema di Biblioteche
   pubbliche può assolvere questo
   compito ».
      Nel documento che ci è stato
   sottoposto dalla Commissione, si
   legge che « anche se la Biblioteca
   di un
— 4 —

                       
   Ente locale può avere una sezione
   più o meno ricca di manoscritti, di
   incunaboli e di opere rare e
   pregevoli, e se per la tutela e l'uso
   di questo materiale deve adottare
   tutte la cautele e le provvidenze già
   suggerite, o che saranno suggerite
   in futuro, dalle leggi dello Stato,
   tuttavia il compito preminente di
   quasi tutte le Biblioteche degli Enti
   locali deve essere quello di
   documentare la cultura
   contemporanea nel suo quotidiano
   divenire e di fornire, a tutta la
   popolazione di un ambito
   territoriale determinato, la più
   ampia possibilità di partecipare al
   godimento e al processo di
   formazione di quella cultura. Pertanto
   il modello da elaborare o
   da proporre all'attenzione degli Enti
   locali deve essere, non quello della
   Biblioteca di conservazione e
   della Biblioteca di alta cultura e di
   ricerca ma quello della Biblioteca
   pubblica, cioè di un ben definito
   istituto capace di offrire a tutti il
   maggior numero di argomenti sia a
   fini di cultura e di elevazione
   spirituale sia a fini di informazione
   o di formazione autonoma culturale,
   professionale e critica o di
   semplice svago ».

      Questo piano di rinnovamento si
   riassume nella formula convenzionale
   di *Pubblica lettura*. L'espressione
   non è nuova, ma era già in uso


   in Francia molti anni fa, quando da
   noi si parlava di  «Biblioteca
   popolare»  non senza avvertire,
   con un certo disagio, che il termine
   sembra contenere in sè qualcosa
   di dispregiativo. Nuovo semmai è il
   fervore con cui si mira
   all'attuazione del disegno. E ne
   abbiamo già un esempio illustre,
   all'Archiginnasio di Bologna, nel cui
   regolamento nuovo di zecca si
   legge che la Biblioteca opera su
   due piani distinti
   « di conservazione e ricerca
   scientifica l'uno; d'informazione, di
   divulgazione e di aggiornamento
   culturale l'altro ».
      Così, intorno alla Biblioteca del
   capoluogo, sorgono, e più ne
   sorgeranno in avvenire, filiali
   periferiche collegate
   sistematicamente col centro per
   un continuo rapporto culturale e
   incremento bibliografico. Il
   decentramento bibliografico è
   d'importazione straniera, specie
   americana: negli Stati Uniti il
   sistema della diffusione dei libro è
   pervenuto a risultati eccezionali. Ma
   val la pena di ricordare che presso
   di noi non è mai stata questione di
   sistemi da importare, bensì solo di
   interesse e di buona volontà da
   praticare a casa nostra. Già nel
   lontano 1901, per iniziativa del
   ministro Baccelli, si tentava
   l'esperimento delle « Biblioteche
   viaggianti, che per insuffi-
— 5 —



cienza di mezzi e confusione e discontinuità di propositi non approdava a nulla. E riferiremo, a titolo di curiosità, delle «Biblioteche someggiate», raccoltine di libri che intorno agli anni venti, per iniziativa dei Rotary Club di Torino, furono fatte pervenire a dorso di mulo in paesucoli dimenticati da Dio.
  Il disegno di una Biblioteca pubblica aggiornata ed efficiente, non solo noi lo approviamo con entusiasmo, ma lo raccomandiamo con calore alle autorità, agli amministratori, ai funzionari, a tutti i cittadini, perchè entri subito a far parte del loro programma di lavoro.
  Non sarei tuttavia sincero se non manifestassi qualche preoccupata riserva per quella distinzione rigorosa, a cui si è intesi pervenire, tra Biblioteca  «di conservazione»  e  «pubblica lettura». Io non riesco a non avvertire nella formula  «Biblioteca di conservazione»  il peso di una definizione negativa atta a provocare, con una operazione chirurgica poco riguardosa, l'isolamento dell'attività speculativa su documenti del passato in una zona fuori del mondo attuale e avulsa dagli interessi della nostra società; non solo, ma addirittura a ridurre quei documenti al rango di gioielli che una nobildonna attempata

tiene chiusi in cassaforte ed esibisce alla prima di un'opera.
  La Commissione non transige quando dichiara, senza uso di mezzi termini che «la Biblioteca pubblica non ha il compito di custodire le memorie del passato o di raccogliere i documenti del presente per trasmetterli al futuro»;  anche se dopo è costretta ad ammettere, quasi a denti stretti, che « essa può naturalmente custodire ed accrescere alcune sezioni di conservazione, come la sezione della storia locale o la sezione del diritto di stampa o la sezione dei libri antichi o rari», salvo poi a concludere, con una proposizione assai lontana dalla chiarezza, che «il compito fondamentale della Biblioteca pubblica resta quello di far lavorare i libri per l'uomo».  La qual cosa significa per me aver posto in termini perentori la pregiudiziale di un dualismo insormontabile: esistono libri che possono esser letti da molti, e libri che necessariamente solo pochi o addirittura nessuno legge, i primi «di divulgazione», da accogliere in massa, i secondi  «di alta cultura», e perciò da rifiutare o da ricevere a puro scopo conservativo, saltando a piè pari il problema se sia bene o no, ammesso che la distinzione corrisponda a verità assoluta, cer-


— 6 —


care o meno che di questi ultimi il numero dei lettori aumenti. Si sa  che la cupiditas rerum novarum è, in ogni occasione, proclive a certi eccessi.  Ma aver escluso ogni interesse per la Biblioteca cosiddetta  " di alti studi " – meglio sarebbe stato evitare distinzioni troppo nette – significa aver dato un giudizio negativo di merito su un aspetto fondamentale della cultura che proprio noi bibliotecari dovremmo  cercar di rimettere nella sua giusta luce, collaborando attivamente con quei pochi superstiti, specie maestri di scuola, che cercano di arginarne il penoso decadimento. Non sarebbe stato male, una volta che  si eran varcate le frontiere del   paese in cerca di buoni esempi da imitare, guardar semplicemente cosa fanno le Biblioteche straniere, specie quelle francesi e inglesi,  ma anche le svizzere, le americane, le sovietiche. Mi torna spesso alla mente il racconto di un illustre libraio fiorentino, che trovandosi a  un'asta, non perdeva d'occhio un  giovinotto distinto, sconosciuto a  lui e ai colleghi, che riusciva ad  accaparrarsi ogni pezzo importante, alzando senza indugio la mano ad aumentare le offerte dichiarate dal banditore. Alla fine gli fu chiesto chi fosse, e il giovinotto rispose che rappresentava la Biblioteca Nazionale di Parigi, ed era stato mandato lì con carta bianca 

purché non si lasciasse sfuggire nessun pezzo ragguardevole. Non dovremo perciò essere accusati di miope nazionalismo se deploriamo la fuga all'estero di tanti documenti insigni della nostra storia, che vanno ad arricchire continuamente le pubbliche Biblioteche straniere o le raccolte di qualche bibliofilo facoltoso e non sempre mecenate. Ma non solo di questo si tratta. A mio giudizio il problema si agita con alla base ben più importanti principi. Diffusione della cultura non deve essere di proposito volgarizzazione della cultura, ma pro pedeutica e incentivo ad un continuo miglioramento, in via qualita- tiva meglio che quantitativa, del livello intellettuale del nostro popolo.
  Informazione e formazione possono andare a braccetto, ma non sono la stessa cosa, e la prima non avrà alcun valore se non come momento prelimi- nare dell'altra, la quale sarà mero dilettantismo e sterile anche se sano passatempo, se si tolga all'uomo ogni esigenza etica di ricevere insegna- mento dal passato. Né istituire delle caste incomunicanti gioverà alla cultura giustamente intesa come impegno sociale, come rapporto dialettico tra
— 7 —


      uomo e uomo, come conquista di
      libertà. Perciò noi rifiutiamo la
      pregiudiziale di una distinzione che
      in fondo rimane equivoca, e non
      sappiamo rinunciare ad una
      Biblioteca pubblica che tra
      presente e passato ponga i termini
      di un giusto equilibrio, che sia la
      sede unica, indivisibile e in
      dinamico e consapevole
      progresso, di una comunità in cui
      le esigenze spirituali della
      minoranza devono essere accolte
      e corrisposte con lo stesso rispetto
      con cui si ascoltano le richieste dei
      più, una comunità che attraverso

      la libera. scelta delle letture, il
      nascere di nuovi interessi, assolva
      il compito di migliorare se stessa.

         Diamo pure alla pubblica lettura
      il valore di svago, e certamente
      avremo escogitato per il nostro
      prossimo il sistema migliore per
      svagarsi. Ma avremo anche
      obbedito a un'idea astratta della
      cultura, dimenticando che non
      esiste una cultura che non si
      costituisca come disciplina storica,
      cioè a dire adeguata
      consapevolezza che l'uomo ha di
      sè e dell'esistenza dei suoi simili.





— 8 —


La proprietà intellettuale del testo surriprodotto appartiene all'autore G. Savino.


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postato da: biblaria | 23:14 | commenti (13)

mercoledì, 19 aprile 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO




[Francesca Patanè]
Francesca Patanè





[copertina Mila 1988]

Massimo Mila,
Lettura del «Don Giovanni» di Mozart
Piccola Biblioteca Einaudi, 1988.

Nella IV di copertina di questo famoso volume del 1988, la nota biografica sull'autore così comincia:

Massimo Mila (1910 - 1988), docente di Storia della Musica al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, è stato professore incaricato nell'Università di Torino, dove fondò l'Istituto di Storia della Musica. Bocciato nel concorso nazionale per titoli a una cattedra ordinaria, fu accademico di Santa Cecilia e accademico delle Scienze.
[...]

———
Non può non colpire l'orgoglio con il quale Mila aveva certificato la sua bocciatura alla cattedra di ordinario, il che la dice lunga e pesante sui criteri con i quali spesso i candidati vengono valutati. La sua esclusione, a suo tempo, aveva suscitato scandalo. Persino uno studioso del calibro di Massimo Mila (uno dei massimi musicologi italiani) incappò in una valutazione negativa a un concorso per ordinario e lui fece vanto di quella bocciatura, tanto da inserirla con orgoglio nel suo breve curriculum inserito nella quarta di copertina del suo volume... e farne un atto di accusa contro il mondo accademico.


    INTERVISTA  
A FRANCESCA PATANE'


Bibl'aria: Il "caso" che ti coinvolge e per il quale è stato chiesto dall'"accusa" il tuo licenziamento come funzionaria della Biblioteca centrale della facoltà di Economia dell'Università di Palermo nasce da un articolo a tua firma apparso on line su "Ateneo palermitano". Ci dici qualcosa su questa testata, su come si caratterizza, sui suoi lettori e sul tuo rapporto con essa?

Francesca: "Ateneo Palermitano" è una testata giornalistica di informazione universitaria, ad iniziativa privata, registrata a mio nome presso i competenti Uffici del Tribunale di Palermo. Un giornale "libero" di cui, come si sa, sono anche direttore responsabile.
E questa è l'unica verità assoluta e incontestabile. Qualsiasi altro ragionamento è frutto di convinzioni personali non suffragate dai fatti.

B: In una tua pagina Web personale tu dici di avere "due anime", quella di bibliotecaria e quella di giornalista. Noi di Bibl'aria – dalla nascita stessa del nostro gruppo che si caratterizza proprio come "interprofessionale" aderendovi bibliotecari, giornalisti, archivisti e altri professionisti dell'informazione e della documentazione – sosteniamo che l'approccio e la professionalità di chi tratta l'informazione "calda" e di chi tratta l'informazione "fredda" usano metodi e strumenti "di genere" che sono specifici ma hanno un campo comune dove il loro incrocio non soltanto è possibile e complementare ma può portare a un esercizio più avanzato, consapevole e responsabile di entrambi i "mestieri". Tu ti trovi da anni su questo crocevia, a condividere il lavoro di bibliotecaria universitaria e quello di giornalista pubblicista nei confronti di una comunità di utenti di riferimento che è sostanzialmente la stessa.  A noi sembra che un duplice impegno di questo tipo sia convergente anche dall'ottica specifica di entrambe queste professioni: il fornire un importante servizio di natura culturale e sociale. Ora però ti si addebita una specie di inevitabile "divergenza" tra i due che, se passasse, ci allarma per le sue implicazioni a favore delle separatezze e delle chiusure illiberali e neocorporative. Insomma un "vade retro" rispetto alle correnti più vive della cultura contemporanea e delle stesse culture professionali che stanno tutte vivendo un processo di ridefinizione e di rinnovamento per inclusioni e non per esclusioni. Da questo punto di vista, pare che a te si voglia addebitare un tale "conflitto di funzioni". Che cosa ne pensi?

F: E' vero, sulla pagina introduttiva del mio sito personale ho scritto di avere due anime, e ho anche scritto che le due anime non sono in antitesi. Lo ribadisco ora: entrambe sono da anni al servizio dell'Informazione, ma quella vera, l'unica "deontologicamente" possibile. Le "chiusure illiberali e neocorporative" di cui parli appartengono ad altra storia e non possono essere espressione di una società libera e democratica.

B: Veniamo ora al caso concreto degli addebiti che ti sono stati contestati. Ci riassumi cos'è avvenuto nell'audizione della commissione disciplinare del 3 aprile presso il Rettorato di Palermo?

F: Gli addebiti sulla lettera di contestazione, come si sa, sono due: il primo muove dalla pubblicazione sul numero di gennaio 2006 di "Ateneo Palermitano" di un articolo il cui contenuto è apparso "offensivo nei confronti dei docenti menzionati e, in generale, di carattere diffamatorio per l'Ateneo"; il secondo è relativo alla mia attività di giornalista pubblicista, ritenuta dall'Amministrazione "incompatibile con lo status di pubblico dipendente". Non è necessario, ritengo, precisare i particolari, noti ormai sia a livello nazionale, sia a livello internazionale.
Il 3 aprile il mio avvocato ha sintetizzato la memoria difensiva depositata agli atti a fine seduta, e quando io ho avuto l'opportunità di aggiungere qualcosa ho chiesto alla Commissione disciplinare chiarimenti in merito ai capi d'accusa. Desideravo cioè che mi si spiegasse esattamente in quali "passaggi" del mio articolo avrei offeso i docenti e diffamato l'Ateneo. Il presidente mi ha risposto che "non avevo diritto di fare domande alla Commissione". 

B: E come si è conclusa l'audizione?

F: Mi è stato detto che da lì a qualche giorno avrei ricevuto per iscritto le loro decisioni.

B: Dunque, se abbiamo capito bene, non c'è stato come esito né un tuo "proscioglimento" né un provvedimento a tuo carico, insomma nessuna "sentenza". Ma neppure un'archiviazione. Invece, a seguito del clamore mediatico nazionale che c'è stato sul caso, l'Ateneo - ci dicevi - ha intrapreso una nuova via contestativa inviandoti un verbale che sembra contenere una parziale "retromarcia". E' così?

F: Nessun provvedimento, ancora, a distanza di oltre quindici giorni dall'audizione. Nel frattempo mi è stato inviato il verbale di quella seduta, dov'è scritto che l'oggetto della contestazione riguardava esclusivamente un'altra parte dell'articolo, quella finale in cui esorto genericamente la Magistratura a fare chiarezza anche sui concorsi per il personale tecnico amministrativo; che la lettera di contestazione non annunciava "alcuna anticipazione finale del giudizio, come erroneamente sostenuto dalla parte" e che i punti della mia memoria difensiva riguardanti la presunta diffamazione e l'offesa dei due docenti "appaiono pertanto fuori luogo". Non so se, come tu dici, il clamore mediatico abbia avuto un peso in tutto questo, è possibile. Io comunque registro i fatti.

B: Insomma, la precedente lettera di contestazione addebiti NON conteneva quello che tutti abbiamo letto!...

F: Già. Secondo l'Ateneo non conteneva quei capi d'accusa indicati e nemmeno la citazione della lettera d) comma 6 dell'art. 45, quella del licenziamento senza preavviso. Inoltre, cambiate in corsa le imputazioni, la mia memoria, appunto, "appare fuori luogo".

B: Ma noi abbiamo pubblicato i documenti e ora leggendo questa nuova lettera ci pare che, dopo l'autogoal di una tesi accusatoria del tutto insostenibile, l'Ateneo abbia deviato il tiro e cambiato (apparentemente) l'accusa ma non l'obiettivo....

F: La nuova convocazione fissata per oggi, 19 aprile, muove formalmente – secondo quanto si legge sulla lettera inviatami con il verbale della scorsa audizione – dalla necessità di fornirmi chiarimenti in merito al capo d'accusa indicato sul verbale: quell'ultima frase del mio articolo che l'Ateneo ritiene "possa determinare danno grave all'Amministrazione (quanto meno alla sua immagine)": di fatto un nuovo "processo", stavolta alle intenzioni, e sulla base di un'ipotesi.

B: Se non fosse tragico chiedere oggi di licenziare una stimata bibliotecaria universitaria sarebbe un balletto comico… ma tutto ciò ci conferma che la vicenda nata attorno al tuo articolo nasca da lontano e voglia avere un significato intimidatorio verso chiunque osi rompere la consegna del silenzio e dell'omertà sugli illeciti delle mafie accademiche e in particolare sui concorsi truccati, come dice il prof. Quirino Paris sul caso palermitano e più in generale il volume sotto pseudonimo di Parlachiaro che abbiamo presentato contestualmente sul blog di Bibl'aria. Ed è questa la ragione per cui abbiamo anche riproposto l'inchiesta televisiva di Riccardo Iacona andata in replica lo stesso giorno della tua audizione a Palazzo Steri. A noi pare questo l'aspetto che emerge in modo più inquietante dalla vicenda che oggi ti vedrà di nuovo "imputata" in quello che fu il Palazzo dell'Inquisizione di Palermo. Tu pensi che ci siano altre "spiegazioni" meno pesanti a quanto ormai appare un intento davvero irragionevole?

F: Le inchieste in corso che coinvolgono il mondo accademico nazionale e su cui giornali e televisioni hanno puntato i loro riflettori, sono fatti reali e incontestabili e se le responsabilità saranno accertate sarà l'intera società civile a subirne un danno e il concetto stesso di Cultura, nel senso più nobile e completo del termine, ad esserne oltraggiato.


19/04/2006



RdB-CUBRdB-CUB Università sta conducendo una campagna nazionale di denuncia e sostegno. Ha prodotto due volantini e un modello di messaggio di protesta da inviare al Rettore di Palermo. Bibl'aria sostiene questa iniziativa e nei prossimi giorni ci ripromettiamo di predisporre una modalità di partecipazione parallela anche tramite il Biblog.



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martedì, 18 aprile 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO





Candido o del porcile dell'Università italiana
di Ernesto Parlachiaro
(85 p., Limina, 2006 - € 13,5)




L'Università italiana, per chi vuole intraprendere la carriera universitaria, è l'appuntamento puntuale con un muro di corruzione e favoritismo clientelare. Il libro vuole esserne una amara e rabbiosa testimonianza.


C'è un luogo, in Italia, nel quale il valore e il merito professionale contano meno di nulla: questo luogo è l'Università, specialmente le facoltà umanistiche. In Italia «è più facile che un asino passi per la cruna di un ago, che un nuovo Kant possa diventare, senza un padrino, dottore di ricerca in filosofia»: un paradosso che è tutto il senso di questo incredibile racconto. Incredibile, ma vero.
Benché scritto sotto la forma leggiadra di una favola volterriana, Il porcile dell'Università italiana è infatti tratto da una vicenda reale e denuncia con spietata lucidità la corruzione che regna sovrana nel reclutamento di ricercatori e docenti dell'Università italiana. Lo stile della narrazione è spigliato, ironico e accattivante, ma la sostanza è di un'attualità scottante e il retrogusto della lettura amarissimo. Se non pretende certo di cambiare la realtà che descrive, questo libro intende quantomeno far emergere impietosamente le brutture del nostro mondo accademico, finora scandalosamente nascoste all'opinione pubblica e alla magistratura solo grazie ad una rete capillare, perversa ma efficientissima, di connivenze mafiose. Esso vuole inoltre dare voce alle centinaia di «vittime innocenti» di questo sistema marcio e dimostrare quanto sia controproducente, oltre che immorale, per una società moderna e civile, continuare a tollerarlo.

Ernesto Parlachiaro
è lo pseudonimo di un insegnante di lettere nei licei e noto studioso di filologia e letteratura. Sotto il suo vero nome ha pubblicato, presso prestigiose collane e riviste, diversi lavori specialistici (articoli e saggi) di riconosciuto valore scientifico. È inoltre autore apprezzato di libri scolastici e di pamphlet sui problemi della nostra istruzione secondaria.

PALERMO

  Biblioteca Universitaria della facoltà di Economia 
BIBLIOTECARIA- GIORNALISTA INCOLPATA DAL RETTORE PER ESERCIZIO DI LIBERTÀ DI STAMPA  E DI ESPRESSIONE RISCHIA IL LICENZIAMENTO.

DOMANI IL SECONDO PROCESSO.



Francesca Patanè, con un articolo sul periodico online "Ateneo palermitano" da lei diretto in qualità di giornalista pubblicista, ha informato i suoi lettori dell'inchiesta penale a carico di due noti docenti della facoltà di Agraria di Palermo. L'indagine della magistratura, che verte sui concorsi truccati per posti di ricercatore e altri incarichi universitari, riguarda anche altri atenei. Ma a Palermo nessuno deve osare parlarne, tanto meno se lavora all'università e perdipiù con funzioni di bibliotecaria.

La collega ne ha scritto pubblicamente e, secondo il Rettore, questo tipo d'informazione (l'articolo)  avrebbe un contenuto «offensivo nei confronti dei docenti menzionati e, in generale, di carattere diffamatorio per l'Ateneo»
. Ma poiché si ammette che tale attività non ha  «rilevanza penale» (l'addebito riguarda un articolo di correttissimo giornalismo) non rimane che sanzionarne la «incompatibilità» (generale) con lo status di dipendente dell'Università e risolvere la questione alla radice: licenziamento in tronco!
Ma non si pensi che si tratta semplicemente di un ridicolo esercizio di zelo o di un caso di allucinazione amministrativa. Alle origini del meccanismo ritorsivo e intimidatorio messo in atto (e tuttora aperto nei suoi esiti) c'è una situazione talmente grave e diffusa di concorsi truccati che il silenziamento dell'informazione e il mantenimento dell'omertà è, come per tutte le mafie davvero potenti, un terreno irrinunciabile di preservazione e riproduzione del sistema (nepotismo, corruzione, scalate di potere e interessi connessi). «Sarebbe il caso che la Magistratura facesse finalmente chiarezza», aveva scritto la collega nel suo articolo. Ma quale sia il contesto in cui la stessa magistratura si trova ad operare lo testimonia il volume Candido o del porcile dell'Università italiana che presentiamo a lato. Il libro (uscito da poco e finora acquisito da pochissime biblioteche) descrive la corruzione che regna sovrana nel reclutamento di ricercatori e docenti dell'Università italiana, ma soprattutto fa capire come tale stato di cose sia tenuto nascosto all'opinione pubblica e alla magistratura «solo grazie ad una rete capillare, perversa ma efficientissima, di connivenze mafiose».  Un clima tale che l'autore stesso ne scrive sotto pseudonimo, che il prof. Quirino Paris (che ha fatto aprire l'inchiesta sul caso di Agraria a Palermo) denuncia e scrive dalla sua università californiana, che la bibliotecaria-giornalista di Palermo scrive dell'esistenza di un'inchiesta penale e si ritrova subito un preannuncio di licenziamento nella buca delle lettere.

Di seguito diamo conto delle novità sul processo disciplinare alla collega palermitana e domani pubblicheremo una intervista che ci ha rilasciato.


DOMANI 19 APRILE si tiene alle 12 la seconda udienza del "processo" disciplinare. La persecuzione inquisitoria contro Francesca Patanè deve terminare con un gesto di scuse nei suoi confronti.  Questo l'unico esito onorevole che ci si aspetta dall'Università di Palermo e che chiediamo anche noi del Gruppo Bibl'aria.


[lettera convocazione F. Patanè per 19-04-06]

Questa lettera riporta la data del 7 aprile 2006 e contiene la convocazione di Francesca Patanè per il nuovo "processo" del 19 aprile. In allegato il verbale con le nuove contestazioni.
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

LA NUOVA LETTERA DI CONVOCAZIONE PER L'AUDIZIONE DEL 19 APRILE.

Il 3 aprile è iniziato il processo inquisitorio a carico della collega Francesca Patané sulla base di quanto contestatole nella lettera dell'8 marzo che abbiamo pubblicato Qui.

A sinistra (cliccare sull'immagine) la lettera del 7 aprile con cui viene convocata per una nuova audizione sulla base di una riformulazione degli addebiti contestateli l'8 marzo e discussi nell'audizione del 3 aprile. In allegato a questa nuova lettera il verbale con i nuovi addebiti di cui viene chiamata a rispondere. In realtà un nuovo processo. Morta un'accusa viva l'accusa! Che cosa non si fa per difendere l'onorabilità dell'Università di Palermo.


Il 29 MARZO la Repubblica ha dato la prima notizia del caso con un riquadro in cronaca di Palermo e il 3 aprile un dettagliato servizio di Antonello Caporale pubblicato su Repubblica.it [QUI] ha portato il caso all'attenzione nazionale rimbalzando su altri siti e testate giornalistiche.


Come si è arrivati alla nuova audizione del 19 aprile
AGGIORNAMENTI E NOVITÀ

Dopo il terremoto mediatico di questi giorni, l'Ateneo ha deviato il tiro e cambiato (apparentemente) l'accusa. Questa la prima novità. Sul verbale recapitato il 7 aprile a Francesca Patanè, sta infatti scritto che la lettera di contestazione addebiti (datata 8 marzo) NON conteneva quello che tutti abbiamo letto (!) e di cui la bibliotecaria s'è difesa nell'audizione del 3 aprile. Per cui i punti della sua memoria difensiva riguardanti la presunta diffamazione e l'offesa dei due docenti «appaiono pertanto fuori luogo».  Una bella capriola, ma i documenti sono stati pubblicati e non dicono che siamo tutti analfabeti!
Ma proseguiamo. Forse l'Ateneo voleva togliersi d'impaccio e archiviare il caso come frutto di un equivoco su una ipotesi di colpa, poi chiarito in fase di "dibattimento"? Poteva ma non sembra sia questa la via scelta.

In una nuova lettera di convocazione (datata 7 aprile, vedi sopra) si imputa ora l'ultima parte dell'articolo firmato dalla collega in qualità di giornalista, quella sui concorsi per tecnici amministrativi, dove si esorta genericamente la magistratura a fare chiarezza, ma senza nessun specifico riferimento a Palermo. Ecco la frase lesiva per cui andrebbe licenziata:
E a proposito di concorsi pilotati e di regolarità di procedure, sarebbe il caso che la Magistratura facesse finalmente chiarezza anche sui concorsi destinati al personale tecnico amministrativo, sia su quelli "esterni", sia su quelli riservati a chi è già in servizio e finalizzati agli avanzamenti di carriera e all'assegnazione di posti dirigenziali.
Non si può dire o l'Ateneo di Palermo mostra una suscettibilità questa sì sospetta? Sta di fatto che il nuovo addebbito è proprio e soltanto questo: si sostiene che quello che ha scritto –quell'ultima frase– PUO' danneggiare l'Ateneo palermitano.
La convocano pertanto per un'audizione che in realtà è un altro processo del tutto NUOVO. Un caso davvero irrituale e creativo. Ma a quanto pare a Palazzo Steri i cerchi che non quadrano devono quadrare lo stesso, con le buone o con le brutte maniere, e così la collega viene convocata per la sacrosanta necessità di doverle dare chiarimenti in merito alla contestazione!  L'infedele non aveva capito la vera natura della sua colpa e anche la sua difesa era andata fallacemente "fuori luogo", pertanto va illuminata, prima di somministrarle la meritata sentenza. Ci piacerebbe che questa rimanesse soltanto una battuta per un regime che ancora non c'è, ma i prodromi sono inquietanti.

Dunque domani 19 aprile la nuova audizione: in pratica un processo alle intenzioni sulla base di un'ipotesi di possibile danneggiamento. Che brutta sensazione! Non erano forse questi i metodi e le procedure usati dall'Inquisizione per istruire i suoi processi? Purtroppo gli ultimi si celebrarono a Palermo proprio in quel Palazzo, ma sarà meglio ricordare che in genere quando la storia si ripresenta lo fa sotto forma di farsa.

Il Gruppo Bibl'aria
<biblaria@virgilio.it>


DOMANI
L'INTERVISTA
A  Francesca Patanè.


RdB-CUBRdB-CUB Università sta conducendo una campagna nazionale di denuncia e sostegno. Ha prodotto due volantini e un modello di messaggio di protesta da inviare al Rettore di Palermo. Bibl'aria sostiene questa iniziativa e nei prossimi giorni ci ripromettiamo di predisporre una modalità di partecipazione parallela anche tramite il Biblog.



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giovedì, 13 aprile 2006

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sabato, 08 aprile 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO




[Repubblica PA 29-03-06, p. VII ]
la Repubblica Palermo 29 marzo 2006, pag VII

PALERMO

  Biblioteca Univ. di Economia 
BIBLIOTECARIA- GIORNALISTA INCOLPATA DAL RETTORE PER ESERCIZIO DI LIBERTÀ DI STAMPA  E DI ESPRESSIONE RISCHIA IL LICENZIAMENTO


È funzionaria della Biblioteca centrale della facoltà di Economia di Palermo e si chiama Francesca Patanè.  Con un articolo sul periodico di cui è direttore responsabile ha informato dell'inchiesta penale a carico di due noti docenti della facoltà di Agraria. L'indagine, che verte sui concorsi truccati per posti di ricercatore e altri incarichi, è condotta da diverse Procure italiane.

«Sarebbe il caso che la Magistratura facesse finalmente chiarezza», così la collega di Palermo concludeva il suo articolo dello scorso gennaio. Ma fare i nomi eccellenti degli indagati e auspicare che la giustizia faccia il suo corso contro le mafie accademiche che mortificano la ricerca italiana sarebbe, questo, per il rettore di Palermo, un atto "lesivo" del prestigio dell'Ateneo – e non l'omertà su una situazione a tutti nota, in Italia e all'estero. Cosicché la "rea" di tale libertà di informazione ed espressione, giornalista pubblicista, va additata come una dipendente «incompatibile» con lo stesso ateneo e licenziata in tronco dal suo lavoro di bibliotecaria universitaria. Ma da tutta Italia e dall'estero le giungono a Palermo lettere, firme e manifestazioni di solidarietà e sostegno.
Bruttissima vicenda e pessima pubblicità per il maggiore ateneo siciliano, c'è un solo modo di uscirne: la collega bibliotecaria-giornalista va immediatamente e pienamente reintegrata, materialmente e moralmente, nel suo posto di lavoro. In attesa delle decisioni a seguito dell'udienza del "processo" disciplinare svoltasi il 3 aprile, è questo l'unico esito che chiediamo anche noi del Gruppo Bibl'aria.


[lettera rettore, p.1] [lettera rettore, p.2]

Questa lettera si può leggere anche sul sito Sicilia Millennium a corredo di un articolo del direttore Enza Garipoli [qui] che riporta anche una lettera del prof. Quirino Paris dell'Università della California, Davis.

Il 3 aprile è iniziato il processo inquisitorio a carico della collega Francesca Patané sulla base di quanto contestatole in questa lettera dell'8 marzo qui a sinistra (cliccare sull'immagine).

Il 29 MARZO la Repubblica Palermo ha dato la prima notizia del caso con un riquadro in cronaca [figura in alto accanto al titolo] e il 3 aprile un dettagliato servizio di Antonello Caporale pubblicato su Repubblica.it [QUI] ha portato il caso all'attenzione nazionale rimbalzando su altri siti e testate fra cui Indymedia, il Barbiere della sera e altri.


LA VICENDA del licenziamento della funzionaria di biblioteca e pubblicista Francesca Patanè, voluto dal Magnifico rettore dell'Università di Palermo
e discusso il 3 aprile 2006 in prima audizione, ha giustamente suscitato un grande clamore per la pretestuosità delle motivazioni, essendosi resa responsabile, secondo l’ineffabile rettore e i dirigenti dell’Università palermitana, di "comportamenti che pur non costituendo illeciti di rilevanza penale, sono di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro": cioè di aver denigrato e offeso alcuni docenti, ovvero di aver dato conto, in un articolo apparso sul giornale on-line diretto dalla stessa collega Patanè, dell’indagine dei magistrati di Firenze su due docenti palermitani accusati di aver "pilotato concorsi per l'assegnazione di incarichi di insegnamento universitario" (l’articolo incriminato è leggibile più avanti insieme con un articolo di denuncia sull’argomento pubblicato da Repubblica.it).

   La vicenda pare si stia già ridimensionando, ma rimane comunque gravissima e di evidente matrice censoria; una storia bruttissima che non avremmo mai voluto vedere iniziare. E’ sempre più chiaro che alla gravità della situazione che ne è all'origine – i concorsi truccati e le mafie accademiche che li gestiscono scientificamente – corrisponde in modo funzionale e imprescindibile una consegna di omertà che non ammette la più piccola smagliatura: e infatti ogni tentativo di portare alla luce e alla pubblica discussione tali comportamenti, operato negli anni passati anche da docenti universitari con libri e articoli su riviste, è sempre caduto nel vuoto pressoché assoluto e l’andamento dei concorsi universitari ha continuato a percorrere le stesse strade, favorendo “amici e parenti”, discepoli, cordate. La magistratura non può essere (almeno si spera) fermata ma l'informazione va intimidita e imbavagliata affinché su questi fatti (i concorsi truccati e i meccanismi di selezione e controllo) non sia suscitata e non nasca nessuna opinione pubblica né una coscienza e riprovazione manifesta.

   Su questo argomento lo scorso 3 aprile è andata in onda sulla Terza Rete della Rai una eloquentissima inchiesta di Riccardo Iacona dal titolo W LA RICERCA che ancora una volta ha dimostrato come il malcostume, l’omertà, l’arbitrarietà che circondano i concorsi universitari siano cosa purtroppo comune e generalizzata. Nel corso della trasmissione si è potuto persino vedere e sentire un docente che ha pubblicamente e candidamente dichiarato che è normale che i meccanismi di accesso all’università siano arbitrari e basati sul volere indiscusso e indiscutibile dei commissari e che questi possano prescindere da qualsiasi valutazione minimamente scientifica dei titoli presentati dai candidati: è normale che vinca il candidato della commissione, anche se questi ha un curriculum scientifico e professionale di bassissimo livello qualitativo e quantitativo a paragone di altri, più titolati, concorrenti.

   Perciò non soltanto esprimiamo la nostra solidarietà e completo sostegno per un pieno reintegro (materiale e morale) della collega nelle sue funzioni di bibliotecaria universitaria, ma desideriamo rilanciare ed evidenziare i temi e i contenuti più profondi che hanno portato alle misure ritorsive. Le implicazioni della vicenda ci sembrano infatti tante: da quelle già evidenziate nella rubrica "Piccolaitalia" di Repubblica.it dall'articolo di Antonello Caporale [ QUI ] e nella sua risposta alla successiva lettera di "precisazione" del Rettore Silvestri [ QUI ], a quelle più profonde e celate di natura costituzionale (diritti fondamentali del cittadino e della collettività in materia di espressione e informazione) fino agli aspetti di tutela professionale sia del bibliotecario che del giornalista e di una loro difesa anche con la voce e gli strumenti sindacali e delle Associazioni di categoria, che dovrebbero intervenire con forza e decisione su questa vicenda a tutela non solo della singola interessata ma della stessa libertà di espressione e di informazione.
   E’ evidente che la vicenda palermitana si lega strettamente al tema della “fuga dei cervelli” di quei numerosi ricercatori che emigrano o lasciano del tutto la ricerca non trovando “sbocchi” in Italia: per mancanza di fondi, per il “blocco” delle assunzioni, per i meccanismi poco limpidi (per usare un eufemismo) di reclutamento e il sigillo omertoso su di essi imposto, di cui ha dato uno sconfortante spaccato la ricordata inchiesta televisiva di Iacona ( QUI  IL VIDEO INTEGRALE IN FORMATO WMV PER Windows MediaPlayer).  Viene da tale contesto la connotazione che rende più inquietante il caso: respingerla senza scorciatoie al mittente è un impegno che riteniamo debba coinvolgere tutti coloro che hanno davvero a cuore il prestigio dell'Università e la sopravvivenza della ricerca in Italia.

Il Gruppo Bibl'aria
<biblaria@virgilio.it>


RdB-CUBRdB-CUB Università sta conducendo una campagna nazionale di denuncia e sostegno. Ha prodotto due volantini e un modello di messaggio di protesta da inviare al Rettore di Palermo. Bibl'aria sostiene questa iniziativa e nei prossimi giorni ci ripromettiamo di predisporre una modalità di partecipazione parallela anche tramite il Biblog.


 La Repubblica
MERCOLEDÌ 29 MARZO 2006
Pagina VII - Palermo
      IL CASO     

Un testo sull´inchiesta ad Agraria inguaia funzionaria dell´Ateneo
Scrive sul sito, rischia il licenziamento

Si chiama Francesca Patanè, è funzionaria di biblioteca dell´Università di Palermo. Sul sito www. ateneopalermitano. it ha scritto un articolo sull´indagine penale nei confronti di due docenti della facoltà di Agraria. Notizie già pubblicate dai quotidiani in precedenza e riprese dal sito. Per questa ragione Patanè è finita sotto procedimento disciplinare. «Io mi sono limitata a narrare i fatti - racconta - ho scritto di un´apertura di indagini, e cioè di una notizia di cronaca reale e già diffusa dai media, e non ho espresso giudizi di colpevolezza né commentato alcunché. Temo il licenziamento e mi sembra a questo punto che è a rischio la libertà di espressione»


Riproduciamo di seguito l'articcolo «incriminato» nella sua veste originale come pubblicato in <www.ateneopalermitano.it/4906/art01.htm>.


gennaio 2006 numero 49

attualità


Indagati due docenti dell'Università di Palermo

L'accusa: associazione a delinquere e abuso d'ufficio.
L'inchiesta, iniziata a Firenze, passata ora alla Procura di Trieste

di  Francesca Patanè


nella foto: La Facoltà di Agraria dell'Università di Palermo









[logo]

Due nomi eccellenti dell'Ateneo palermitano: Salvatore Tudisca, preside della Facoltà di Agraria e Antonio Bacarella, ordinario di Economia agro-alimentare della stessa Facoltà.
Entrambi indagati a Firenze per associazione a delinquere e abuso d'ufficio.
L'accusa: aver pilotato concorsi per l'assegnazione di incarichi di insegnamento universitario.
Il magistrato fiorentino - Francesco Pappalardo - ha pure chiesto l'interdizione temporanea dal servizio con sospensione degli incarichi.

L'inchiesta parte dal caso di un concorso a un posto di ricercatore di Economia agraria vinto nell'ottobre del 2002 da Nicola Marinelli, figlio del rettore dell'Ateneo fiorentino, che all'epoca non aveva ancora conseguito il dottorato di ricerca e aveva all'attivo solo due pubblicazioni, ma si estende anche ad altri concorsi e a un intero "sistema".
Ad essere coinvolti nel terremoto clientelare, oltre ai due notabili palermitani - Tudisca nella Commissione del concorso fiorentino era addirittura il presidente - anche docenti della stessa area di altri Atenei italiani.
Questi i nomi degli illustri prof che fanno compagnia ai due palermitani: Mario Prestamburgo, presidente della Società italiana di Economia agraria (Sidea) e segretario alle Politiche agricole nel Governo Dini, che insegna a Trieste; Marta Cosmina e Gianluigi Gallenti, anch'essi docenti a Trieste, e Vasco Boatto dell'Università di Padova.

L'incarico di dipanare l'ingarbugliata matassa che ha squassato gli ambienti accademici nazionali - in un primo tempo appannaggio della Procura del capoluogo toscano - ora è passato a Trieste.
A deciderlo il Gip Anna Sacco, che si e' dichiarata incompetente territorialmente e ha rinviato gli atti a Pappalardo, disponendone il trasferimento alla Procura del capoluogo friulano.

L'indagine, condotta in prima battuta dalla Guardia di Finanza, è partita dall'esposto di un docente di Economia agraria dell'Università della California - Quirino Paris, settant'anni - che due anni fa aveva denunciato in Italia, nello specifico settore, l'esistenza di un "gruppo di potere" in grado di monopolizzare - pilotando i concorsi - il reclutamento di docenti e ricercatori, allo scopo di assegnare i posti a parenti e amici.
I siluri del docente californiano - approdati ai tavoli di varie Procure tra cui quella di Milano - Pm Grazia Pradella - parlano di "colonizzazione" della disciplina e dell'attivita' di ricerca attraverso Commissioni di concorso compiacenti; di "santini", e cioè di bigliettini distribuiti con le "indicazioni" di voto per addestrare selezioni e risultati; di candidati scoraggiati fino al ritiro dalle prove, magari con consigli "benevoli" a non rovinarsi la carriera con ricorsi e prove di forza, per favorire i prescelti.

E vanno oltre, spifferando anche, papale papale, di stroncature pilotate di carriere a persone poco gradite al gruppo, come quella che nel 2003 portò alla mancata conferma dell'incarico di professore straordinario all'Università della Calabria di uno dei migliori e più titolati economisti agrari d'Europa.

Gli accusati - i due docenti palermitani e tutti gli altri - in un primo tempo si sono avvalsi della facoltà di non rispondere; ora cercano di rintuzzare le pesanti contestazioni a colpi di memorie difensive e dichiarazioni di sconcerto: "E' impossibile pilotare i concorsi".

Ma mostrare di vivere nel mondo delle favole, qualche volta serve a poco.
Perché, a voler fare degli esempi (pubblicati anche sull'Espresso del 19 dicembre scorso) di come funziona il sistema ora sotto accusa e per il quale sono scattate perquisizioni in mezza Italia, e tanto per restare nell'ambito dei due docenti palermitani inquisiti, Anna Maria Di Trapani - ricercatrice alla Facoltà di Agraria dell'Università di Palermo - è la moglie di Salvatore Tudisca; e pure ricercatori nella stessa Facoltà sono la figlia di Antonio Bacarella, Simona, e suo nipote Luca Altamore.
Ma le parentele non si fermano all'ambito della docenza: Rosalia Bacarella, qualche anno fa all'Università di Palermo vincitrice di concorso a un posto di coordinatore EP per le Biblioteche nell'area di Agraria e attualmente in servizio all'Ufficio di Coordinamento Area delle Biblioteche della Facoltà, è sorella di Antonio Bacarella.

Ma se questa è la realtà (incontestabile), le deduzioni spettano solo ai giudici: è loro il compito di distinguere regolarità di procedure da ipotesi di reato.

E a proposito di concorsi pilotati e di regolarità di procedure, sarebbe il caso che la Magistratura facesse finalmente chiarezza anche sui concorsi destinati al personale tecnico amministrativo, sia su quelli "esterni", sia su quelli riservati a chi è già in servizio e finalizzati agli avanzamenti di carriera e all'assegnazione di posti dirigenziali.








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Altri link:
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:: "L'inquisizione di Palermo" / E. Garipoli in Il Barbiere della Sera
:: Sicilia Millennium
:: (in composizione)

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postato da: biblaria | 13:11 | commenti (1)