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Iniziato lunedì 8 settembre 2003

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domenica, 03 dicembre 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO


   

     RAI3   
   
Prima Pagina


lettura e commento dei giornali
a cura di Loris Campetti


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BIBLIOTECHE D'INVERNO
  Rilanciamo la denuncia della «Assolettori» di Firenze

Rispondiamo all'invito contenuto nella lettera che ci ha inviato Pola Poletto, coordinatore dell'Associazione dei lettori della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, che abbiamo pubblicato il 1° dicembre (leggi).


Sulle chiusure estive delle grandi biblioteche italiane sono apparsi dal 2004 diversi articoli di denuncia sulla stampa nazionale e allo stesso tema era dedicata la serie di inchieste radiofoniche realizzate da Giorgio Zanchini per il Gr2 Cultura nell'estate del 2004 (vedi sul Biblog agosto 2004). Ma a giudicare da quanto pubblicato con evidenza pochi giorni fa da una testata nazionale (vedi) alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nulla è cambiato. E preoccupante rimane la situazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze anche dopo la lettera al ministro Rutelli inviata dalla «Assolettori» e le assicurazioni (per la verità vaghe) date dallo stesso ministro alla fine della sua visita alla Biblioteca per le celebrazioni del 40° anniversario dell'alluvione, riprese da un tg della Rai la sera del 4 novembre («Occorre voltare pagina e lo faremo»).

Situazione pesante per un paese come l'Italia depositario di un patrimonio librario e documentario unico e tra i più ricchi del pianeta. Il ministro Rutelli ha dichiarato tutta la sua sensibilità e attenzione per la diffusione della cultura e della storia dell'arte nel nostro Paese (riproduciamo sotto la sua intervista a Repubblica del !° novembre). Ci sembra un lodevole cambiamento di indirizzo rispetto a quella prospettiva da Italia Spa, cara ai precedenti ministri di centrodestra del governo Berlusconi, che è stata materia di un corrosivo libro del prof. Salvatore Settis (oggi al fianco di Rutelli). Lasciamo perdere in questo momento di sottolineare che se non si manifesta un analogo atteggiamento di risipiscienza verso la cultura scientifica e la storia della scienza si rischierà un altro grave e anacronistico strabismo, e limitiamoci a una domanda. Le nostre città d'arte non sono quelle stesse città tesoro di libri che il resto del mondo valuta e apprezza (forse con uno sguardo meno circoscritto del nostro) e ci invidia? Ma tant'è, il circuito bibliotecario italiano rimane out of the stream. Che ne pensa il nuovo ministro dei beni culturali del governo di centrosinistra? Piacerebbe saperlo anche a noi di Bibl'aria. Perché abbiamo, e pubblichiamo sotto, cifre tutt'altro che incoraggianti per il futuro immediato di tutte le biblioteche pubbliche statali. Sono le cifre dei tagli alle risorse ordinarie 2007 per le biblioteche, tagli programmati in questi giorni. Uno per tutti: 40 per cento in meno della spesa 2005 per l'acquisto di libri. Tre milioni e trecentomila euro che non andranno in libri e cultura per tutti ma che in realtà più che tagliati è giusto dire che verranno dirottati nelle casse degli editori sotto forma di royalties sulla lettura delle opere date in prestito dalle biblioteche. Infatti è già sicuro (approvato) che quasi sei milioni di euro sono in transito nei prossimi due anni dalle biblioteche agli editori per pagare questa nuova tassa. E i numeri sono numeri: per il 2007 sono previsti a questo scopo proprio tre milioni di euro. In una situazione di tagli drammatici per l'ordinario funzionamento delle nostre biblioteche pubbliche (comprese le grandi biblioteche nazionali) questa notizia sembrerebbe una bufala diffamatoria a danno del nuovo governo, ma non lo è come abbiamo documentato per primi sul Bibl'og (leggi). Il Senato ha approvato nel recente decreto fiscale (23 novembre) l'istituzione della tassa sul prestito dei libri in biblioteca e un fondo di accantonamento per pagarla agli editori. Per i prossimi due anni sarà a carico dello Stato, cioè di tutti i cittadini che in questo modo avranno meno libri e servizi più ridotti nelle biblioteche, e dopo il 2008 si vedrà.

Intanto il governo continua a tagliare in maniera insostenibile i fondi per il Ministero dei Beni culturali, come più volte pubblicamente e autorevolmente denunciato dal prof. Settis sulla stampa nazionale, pregiudicando delicati e complessi compiti istituzionali quotidiani. Gli Archivi di stato sono lasciati letteralmente senza soldi per pagare persino le bollette del telefono; le soprintendenze arrivano ad avere finanziamenti per il funzionamento ordinario che a malapena coprono le spese sino a ottobre di ciascun esercizio. Da alcuni anni in qua le biblioteche sono pure prive di soldi per procedere alla rilegatura dei libri moderni, dei periodici e dei giornali. Nell'anno di grazia 2006 la disponibilità effettiva dei fondi (tagliati) stanziati per l'anno corrente è arrivata soltanto negli ultimissimi mesi dell'anno, e in alcune Biblioteche statali alla data del 5 dicembre non sono stati ancora materialmente accreditati i fondi per poter pagare gli acquisti di libri, periodici ecc.
La situazione dei beni culturali in Italia nel loro complesso è realmente scandalosa e il Ministero, mai come ora, si trova ai limiti del collasso. Occorre una forte e netta discontinuità che ne rilanci ruolo e funzioni, magari cominciando a limitare le esose e fameliche mire in materia di diritti d'autore e di riproduzione da parte di quella corporazione neo-medievale che è diventata in Italia la Siae.

A quelli (come noi di Bibl'aria) che lavoriamo come professionisti delle biblioteche e dell'informazione gli amici lettori di Firenze chiedono di fare la nostra parte per evitare un inquietante "inverno delle biblioteche". Hanno ragione. (pt)

[La Repubblica 01-11-06 p.39]
La Repubblica, 1° novembre 2006.
Nel paginone culturale (pag. 39) l'intervista a Francesco Rutelli.
Alle domande dell'intervistatore sui tagli alle biblioteche il ministro Rutelli non risponde.

(sotto il testo integrale dell'intervista)
  Le cifre dei tagli alle biblioteche 

Nella tabella sotto un raffronto per alcune macro-

voci tra rendiconto 2005 e programmazione 2007.

Si noti che le cifre indicate riguardano la programmazione ordinaria e non i progetti finanziati con fondi speciali (ad es. la Biblioteca digitale italiana), e che la voce conservazione comprende in realtà per più del 70% interventi relativi al funzionamento (impianti, pulizie ecc.).


2005         2007         Variazione
------------ ------------ ----------------

8.063.275,00 5.535.886,00 -32%
Funzionamento
7.873.466,00 7.504.349,00 -4% 
Informatica
3.789.900,00 3.190.617,00 -16% Promo. libro
4.535.879,95 2.780.237,00 -39% Conservaz.
8.263.311,00 4.960.656,00 -40% Acq. libri
2.352.000,00 2.352.000,00  =   B.N.C. Roma
1.103.000,00 1.125.000,00 +2%  ICCU
  877.976,00   877.976,00  =   Disc. Stato


Stante la complessità di questi macrodati (diffusi sulla lista aib-cur) vi ritorneremo, ma essi chiariscono l'assoluta insufficienza delle risorse destinate alle biblioteche, in particolare per le voci: funzionamento, conservazione, acquisto libri; tali da mettere a rischio i livelli minimi di servizio, determinando situazioni dannose (acquisto libri) che si ripercuoteranno nel futuro.


Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica di mercoledì 1° novembre.

la Repubblica
 mercoledì 1 NOVEMBRE 2006, pag. 39

       CULTURA        
PIÙ STORIA DELL'ARTE NELLE SCUOLE
INTERVISTA A FRANCESCO RUTELLI

"Vorrei creare, oltre quelli del cinema, un festival del teatro.
Come Edimburgo e Avignone"
"La Tv di oggi è afflitta da un degrado crescente.
Che voto merita? Insufficiente"
"Festeggeremo i 150 anni dell´Unità nel 2011, una data fondamentale per l´identità nazionale" "Diceva Argan: anche se antica, l´opera d´arte è qualcosa che accade sempre nel presente"

Il ministro per i Beni culturali parla del nostro patrimonio, del paesaggio aggredito e delle risorse finanziarie
 

ROMA
Francesco Rutelli cita Giulio Carlo Argan: «Quale che sia la sua antichità l´opera d´arte è sempre qualcosa che accade nel presente». La cultura è cioè "materia viva", è fruizione, conservazione, passione, sono la storia e la realtà che si fondono. Parte da qui, ricordando le parole di uno dei più grandi critici d´arte del Novecento, il vicepremier e ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, per spiegare e raccontare cosa vuol dire oggi amministrare un paese, l´Italia, che ha il patrimonio artistico più ricco del mondo, un´industria cinematografica che celebra grandi maestri e scopre nuovi talenti, la straordinaria tradizione dell´opera lirica, il teatro, antico e moderno, ma dove spesso musei, compagnie e orchestre hanno le casse vuote e i conti in rosso. Un territorio stretto e lungo, dove ogni cosa si intreccia all´altra, i lavori della metropolitana con i ritrovamenti archeologici, gli antichi borghi con l´alta velocità, la necessità di tutelare con quella di conservare, gli interessi del turismo e l´usura delle opere d´arte.
Nella sua prima intervista a tutto campo sul ruolo del suo ministero, Rutelli chiarisce subito un punto "politico": «La cultura è una missione pubblica e per il centrosinistra un obiettivo primario. È finita la lunga illusione del berlusconismo in cui si è pensato che anche tutto questo potesse essere privatizzato. L´intervento privato è un elemento di civiltà che integra, mai sostituisce». Francesco Rutelli parla di arte e pittura, di cinema e di teatro. Con dichiarata passione. E affida a Repubblica l´annuncio di un grande evento. «Nel 2011 festeggeremo l´anniversario dei 150 anni dell´Unità d´Italia, un appuntamento fondamentale per confrontarsi sul senso di identità nazionale».
Cosa vuol dire concretamente "cultura come missione pubblica"?
«Faccio subito un esempio. Bisogna tornare ad insegnare la storia dell´arte nelle scuole, è incredibile che in un paese come l´Italia questa materia sia ridotta a pochissime ore di lezione nei licei classici, e sia del tutto assente in molti indirizzi scolastici. Ho già parlato con i vertici del ministero dell´Istruzione, e credo ci siano le possibilità per dare un seguito concreto alla proposta. I ragazzi devono poter capire il contesto culturale in cui vivono e crescono».
Un insegnamento della storia dell´arte quindi che esca dalle aule e si sposti fuori, nelle piazze, nei musei, nei luoghi dell´arte?
«Sì, ma per questo non bastano le tradizionali gite scolastiche. Penso, invece, a un nuovo tipo di "regionalismo", all´insegnamento della cultura alta e di quelle del territorio, che porti i giovani a scoprire prima di tutto il patrimonio artistico che li circonda. Un ragazzo che vive a Spello deve saper leggere la piazza di Spello, un giovane calabrese deve conoscere Sibari e sapere che cos´è stata la Magna Grecia. Essere cioè consapevoli di dove si vive e si cresce, chi ha disegnato le strade che percorriamo e che cosa era il contesto oltre il palazzo che vediamo tutti i giorni. Questo è una necessaria "formazione alla fruizione", che deve passare anche attraverso un altro veicolo fondamentale, e cioè la televisione».
Un´impresa non facile, a giudicare dagli orari impossibili nei quali la televisione pubblica relega i programmi culturali...
«Proprio per questo stiamo rinegoziando il contratto di servizio con la Rai, perché venga assicurato più spazio e più qualità alla cultura. Del resto per anni ci siamo battuti perché la fruizione dell´arte diventasse "per tutti", oggi che questo obbiettivo viene raggiunto, dobbiamo prenderci più cura di chi spende il proprio tempo e il proprio denaro per andare ad una mostra o entrare in un museo».
Scusi ministro che voto darebbe alla tv di oggi?
«C´è stato un degrado crescente, negli ultimi anni, una rincorsa a programmi più uguali e più poveri. Di notte c´è qualche occasione che merita otto, ma oggi la media la darei sul cinque. Ho fiducia, tuttavia, che nei prossimi anni si inverta la rotta».
E le risorse? Come si fa a coniugare la missione pubblica della cultura con il taglio di 12 milioni di euro del decreto Bersani, che ha colpito soprattutto gli archivi e le biblioteche? Ci saranno i fondi per portare a termine i grandi cantieri di Brera, degli Uffizi, la risistemazione di Capodimonte e delle Gallerie dell´Accademia a Venezia?
«Quei tagli sono stati dolorosi ma necessari e hanno riguardato tutti i ministeri, anche se forse per noi sono stati più dolorosi, visto il disastro degli anni del centrodestra. Gli Uffizi sono un grande cantiere, così come le Gallerie dell´Accademia: teniamo conto che si procederà con i musei aperti al pubblico e questo rende tutto più difficoltoso. Il problema di Capodimonte è la mancanza di personale, e lì bisogna agire al più presto. So che è in programma l´istituzione di navette che portino i visitatori dalla galleria Principe di Napoli al museo, per rendere più facile l´accesso a Capodimonte. Per quanto riguarda Brera, dove i problemi della pinacoteca si intrecciano a quelli dell´accademia, sarò a Milano nelle prossime settimane. Aggiungo però che bisogna spendere meglio le risorse del ministero».
Perché, ci sono fondi bloccati?
«In alcune soprintendenze ci sono soldi stanziati per interventi o restauri che non sono stati spesi, o lo sono stati tardivamente, e per questo abbiamo iniziato un monitoraggio capillare di verifica. In molti casi avviene per colpa del taglio del personale tecnico, scientifico, amministrativo, che ha indebolito il ministero. Vorrei aggiungere però che con la Finanziaria abbiamo ottenuto 90 milioni di euro in più, che ci permetteranno a gennaio di lanciare, finalmente, nuovi concorsi. Altrimenti l´attuale generazione di dirigenti finirà con l´andare in pensione senza aver consegnato il proprio sapere a chi verrà dopo».
Parliamo del Maxxi. Il museo nazionale per le arti contemporanee è in perenne crisi di fondi. Si riuscirà a chiudere il cantiere per cui sono stati stanziati soltanto 17 milioni di euro in tre anni?
«Il Maxxi non si ferma, è un mio impegno. Con gli emendamenti alla Finanziaria abbiamo stanziato altri 24 milioni di euro, quindi i lavori continuano. Il museo dovrebbe essere ultimato nel 2008».
A proposito di arte contemporanea. Ha avuto qualche pentimento sull´Ara Pacis? Fu proprio lei, quando era sindaco di Roma, a dare l´incarico per la nuova teca all´architetto Meier.
«No, nessun pentimento. Il cambio della teca era assolutamente necessario, ed è naturale che l´architettura contemporanea faccia discutere. Del resto quella piazza è stata più volte smembrata e ricostruita. Fu totalmente distrutta da Mussolini. Io trovo che la costruzione di Meier sia perfettamente riuscita all´interno, fa più discutere all´esterno. Un impatto che migliorerà con la risistemazione della piazza, progetto per il quale è già partito il concorso. Consiglio di andare sul tetto, e affacciarsi sul Tevere e le cupole barocche: Roma ha un grande luogo di cultura in più».
Per concludere la parentesi sui numeri. Che cosa è stato previsto per il Fondo Unico per lo Spettacolo?
«Una rivoluzione rispetto all´era Berlusconi. Con i fondi del governo di centrodestra oggi ci sarebbero soltanto 294milioni di euro, mentre adesso il "Fus" può contare su 444milioni di euro, che diventeranno 540 entro il 2008. Una prospettiva dignitosa e stabile, che va associata alle riforme del cinema e dello spettacolo dal vivo».
Ministro, si è da poco conclusa la Festa del Cinema di Roma. Lei crede che due festival possano convivere?
«Sì, senza dubbio. Anzi, ritengo che in Italia gli appuntamenti siano tre. La mostra internazionale di Venezia, che è dello Stato; la festa di Roma, che può rappresentare anche una seria opportunità di business, e Torino, per le opere prime, i cortometraggi e la sperimentazione. Ma è mia intenzione creare in Italia anche un grande festival del teatro, sul modello di Edimburgo e Avignone».
Lei pochi giorni fa è stato a Monticchiello, dove sindaci, cittadini, amministratori locali, hanno lanciato un grave allarme sul nuovo sacco edilizio. Cosa può fare il ministero?
«Il codice dei beni culturali prevede che ogni regione faccia i propri piani per il paesaggio, e che in questa fase vengano interpellate anche le soprintendenze. Alcune regioni sono già in regola, altre no. Quello che noi vorremmo è utilizzare proprio la Toscana come regione pilota di questa "collaborazione". Per poter prevenire le brutture cementizie piuttosto che scoprire che è impossibile abbatterle dopo. Aggiungo anche dolorosamente che gli architetti del paesaggio scarseggiano nel nostro ministero».
Torniamo all´annuncio di partenza, il "Giubileo dell´unità d´Italia" del 2011. Quali saranno le prime tappe?
«Intanto, l´istituzione di un comitato che dal 2007 inizi a progettare l´evento. Ma quello che serve è l´apertura di un grande dibattito, che colgo l´occasione di lanciare attraverso Repubblica sul significato del 2011, sul senso di identità di un paese che è orgoglioso della sua immensa cultura nazionale, ma anche delle sue diversità. Il 2011 sarà però l´arrivo, perché le celebrazioni inizieranno prima e coinvolgeranno quelle che furono le "capitali" degli antichi stati, Firenze, e poi Torino, Roma. Un percorso, un cammino di quattro anni che richiamerà la trasformazione dell´Italia tra il 1911 e il 1961, e i traguardi di una nazione del ventunesimo secolo che guarda dentro se stessa. In profondità».


 [pubblicato su l a Repubblica,  1/11/2006, pagina 39]
 


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"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 20:59 | commenti

venerdì, 01 dicembre 2006

  LETTERA APERTA DELL'ASSOCIAZIONE LETTORI DELLA BNCF 
«Ministro Rutelli, per la Biblioteca nazionale di Firenze ci vuole un intervento straordinario, subito».

PUBBLICHIAMO IL TESTO DELL'APPELLO INVIATO ALLA STAMPA NAZIONALE INSIEME ALLA LETTERA A BIBL'ARIA CON CUI IL COORDINATORE DELL'ASSOLETTORI DI FIRENZE CE L'HA INVIATO.


      Leggi sotto la lettera al ministro Rutelli    


   Firenze 13 novembre 2006   

 

Gentile e cara BIBLARIA,

 

ti scrivo accompagnando la lettera al Ministro, debitamente firmata da molti utenti ed inviata al destinatario, che abbiamo già inviato a vari giornali: Nazione, Repubblica, Corriere, Sole24ore, Messaggero, Unità e Manifesto. Sull’argomento ho potuto parlare alla Prima Pagina della Radio3 lo scorso 4/11 con L. Campetti del Manifesto.

Ricorderai che tempo addietro ti ho mandato gli esiti del QUESTIONARIO agli utenti, che la nostra Associazione ha promosso, distribuito ed elaborato. Adesso stiamo cercando di aggiornare lo stesso questionario per somministrarlo agli utenti in rete, dato che la Direzione ci ha proibito di distribuirlo entro le sacre mura della Biblioteca (con altri interventi, dovrebbe far parte di un numero monografico di una rivista).

Tanto i problemi son sempre gli stessi, casomai peggio.

 

Come i miei colleghi, sono imbestialita per queste ridicole commemorazioni dell’alluvione. Le costose commemorazioni vanno bene quando il necessario è stato già fatto, ma qui è il contrario.

 

-        Il personale esistente copre la metà dell’organico, e non fa e non può fare il servizio necessario. Son così pochi che è difficile pretendere che facciano quel che pur dovrebbero e potrebbero anche in queste condizioni.

-        I servizi vengono continuamente decurtati: DISTRIBUZIONE dai magazzini solo la mattina, PRESTITO 2 volte alla settimana per 2 ore la mattina, APERTURA tutti i giorni fino alle 7 di sera ed il sabato fino all’una: ti sembrano servizi da Biblioteca Nazionale?

Ce n’è ancora sui servizi, ma passiamo ad altro.

-        Non c’è e non si fa l’ELENCO DEL MANCANTE, non si fa il RIORDINO periodico dei libri sugli scaffali dei magazzini, non si sollecitano gli editori a fornire le COPIE D’OBBLIGO.

Ma hanno fatto una mostra sulla CIOCCOLATA! Su un ATTORE scespiriano inglese di fine secolo! Adesso c’è la mostra sull’alluvione, con le ZOLLETTE di fango d’epoca (per me, vuol dire che non si è ancora pulito il fango di quarant’anni fa, e difatti).

-        riguardo a qualunque ipotetico finanziamento (che NON esiste), l’intenzione proclamata ripetutamente apertis verbis dalla Direzione è di usarlo per passare tutto su supporto elettronico, mettere tutto in rete, chiuder casa e chiamarsi “Archivio del Libro”: non vogliono utenti tra i piedi. Così si forma una CORRENTE DI PENSIERO biblioteconomico e si propala tra gli addetti ai lavori in modi che noi non conosciamo.

Quindi, in un certo senso non lamentiamoci se il denaro manca! se ci fosse, verrebbe usato per SBATTERCI FUORI.


Bisogna anche ricordare la parte “servizi a pagamento” della corrente di pensiero ricordata sopra: concettualmente è risibile ma in forte crescita, viene giustificata come compenso per diritti d’autore, e servirà a dissuadere l’utente medio gradualmente e fortemente: lo studente, il privato, l’indipendente privo di un’istituzione che paghi la sua iscrizione.

 

Allora arriva la data fatale del 3-4 novembre con la commemorazione.

Hanno invitato “gli angeli del fango”, hanno regalato a tutti un libro prodotto allo scopo, hanno fatto un esercizio con i vigili del fuoco penzolanti dalla torre del Palazzo Vecchio, organizzato una specie di parata della Protezione Civile in piazza S. Croce con tende, ambulanze, camionette, mezzi anfibi e canotti gonfiabili, pranzo tipo festa dell’Unità sotto un tendone (solo per gli angeli ed i vip minuscoli locali invitati, più il Ministro), pomeriggio in Nazionale con Ministro e discorsi:

 

-        hanno invitato tutti salvo che noi (l’unica Associazione di utenti di biblioteca in Italia, ed a maggior

ragione l’unica che abbia fatto mai qualcosa) e la Prevenzione dell’Asl competente per territorio (che in fin dei conti è la prima a trovarsi sul posto, in caso di bisogno);

-        con tutto quel che hanno speso, affittavano un paio di impiegati per un anno, che era sempre meglio di niente dal nostro punto di vista, ma certo era meno televisivo.

 

Chi sono “loro”? loro sono la Regione Toscana, il Comune di Firenze, la Biblioteca. Vedi perché sono imbestiata? Danni, beffe e tutto quanto.

Quanto è lontano il movimento Fabiano, che impose alla fine dell’Ottocento l’apertura gratuita dei musei e delle biblioteche statali in Gran Bretagna, perché la cultura era per tutti ed il grande Impero inglese doveva poterselo permettere! (ricordi la collana Everyman, capostipite di tutte le economiche, Barion, Sonzogno, BUR? sono gli anni d’oro della mia amata LSE di G.B. Shaw, dei coniugi Webb, di L. Robbins e Lord Passfield e molti altri. Voglio dire che là fioriva tutto un movimento di vere idee: non di scemenze cattive come qui adesso).
 

Preciso che questa lettera di accompagnamento non è stata concordata con i miei colleghi dell’Associazione ed esprime il mio personale pensiero sulla vicenda; alcuni rifiuterebbero di esprimersi con la mia immediatezza, altri farebbero di più; sulla sostanza credo che siamo tutti d’accordo.

La nota per il Ministro invece ci vede del tutto concordi, e come ti dicevo è stata sottoscritta da moltissimi utenti. 

 

Cara BIBLARIA, tu già esponi molte altre informazioni sulla qu estione ospitandoci spesso e volentieri (speriamo!) insieme al più regolare contributo del nostro collega ed amico B. Simone. 

Spero che il nostro caso continui ad interessarti, perché tu sei un importante sito di informazione che noi tutti amiamo ed apprezziamo. Ci aiuterebbe a penetrare il muro di gomma di mancate risposte, dilazioni, insulti, diffide, indifferenza, e di tutte le disposizioni contrarie fino ad ogni minutissimo interesse dell’utente.

 

         Confidando nella tua cortese risposta,
         Con cordialissimi saluti

                                                        Dott. Pola Poletto M.Sc. (LSE)                 

                                                     Coordinatore della Associazione Lettori       
                                                   della Biblioteca Nazionale Centrale Firenze   


 LETTERA APERTA

Al Ministro per i Beni e le attività Culturali On. Francesco Rutelli

Signor Ministro,

la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la maggiore Biblioteca italiana di conservazione, versa in uno stato di degrado insostenibile. Anni di colpevole disattenzione da parte di vari governi stanno portando l'Istituto a una riduzione di servizi che lascia presagire una inarrestabile paralisi. Le ragioni di questa profonda crisi, che corre il rischio di divenire irreversibile, si spiegano con poche cifre e qualche constatazione. Il personale è ridotto all'osso, 225 unità contro le 500 previste. Da venticinque anni non vengono fatte nuove assunzioni: perciò l'Istituto, che conserva circa sei milioni di volumi, non può fare fronte in modo adeguato alle richieste degli studiosi di tutto il mondo che affollano le sue sale. Ancora, la perdita progressiva del personale, per via di pensionamento e senza possibilità di ricambio, lascia intravedere il pericolo di una vera e propria scomparsa della memoria interna. Perché le competenze degli addetti non possono trapassare nel patrimonio conoscitivo dei nuovi: condizione irrinunciabile, questa, per garantire la continuità e il futuro del servizio. Gli stanziamenti ministeriali, costantemente diminuiti negli ultimi anni, sono ridotti a due milioni di euro. L'entità della cifra risulta assolutamente sproporzionata se confrontata con il bilancio di biblioteche di pari grado: la Bibliothèque Nationale di Parigi può contare su 140 milioni di euro, la British Library di Londra su 120 milioni di euro. L'edificio della Biblioteca, che risale agli anni Trenta, presenta cornicioni fatiscenti che, pochi giorni fa, hanno provocato la chiusura momentanea. Si tratta di una spia significativa che dimostra come l'intera struttura necessiti di interventi di restauro. I lavori di consolidamento dell'ala nuova, previsti per accogliere l'espansione delle collezioni della Biblioteca per qualche anno, sono inspiegabilmente bloccati. Per la ristrutturazione dell'ex-caserma di via Tripoli, che dovrebbe ospitare i quotidiani e i periodici sistemati provvisoriamente a Forte Belvedere, manca addirittura il progetto. La Biblioteca attualmente non possiede, caso davvero singolare, un servizio di ristoro: fino a poco tempo fa, funzionavano macchine distributrici automatiche, ora chiuse, perché i locali sono risultati infestate dai ratti. A causa delle annose e persistenti difficoltà, non si sono potute sanare del tutto le ferite dell'alluvione del 1966. La mancanza di mezzi ha impedito, per esempio, di completare il restauro dei volumi danneggiati a suo tempo: 17 mila libri e trentamila miscellanee sono inconsultabili perché ancora incrostati di fango. Potremmo continuare, ma crediamo che il catalogo risulti eloquente. A questo punto, sembra superfluo rammentare che la Biblioteca, ricca di collezioni straordinarie e deposito della cultura nazionale, costituisca un luogo di riferimento obbligato e imprescindibile per ogni ricerca scientificamente fondata. È dunque indispensabile che il Ministero da Lei presieduto riesca in tempi brevissimi a provvedere con stanziamenti straordinari, in modo da risolvere immediatamente una situazione indilazionabile. Al dovere di questo intervento di urgenza il Ministero è tenuto a causa di uno stato di necessità che ogni giorno si aggrava. Di più, l'interessamento è imposto al Governo appena insediato dal suo stesso programma elettorale: che promette per l'appunto la valorizzazione della ricerca in tutte le sue forme. La lodevole intenzione è destinata però a rimanere lettera morta se non si traduce nel sostegno a Istituzioni prestigiose e insostituibili come la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Sicuri del Suo immediato interessamento, ci attendiamo da Lei interventi celeri e funzionali.

Associazione dei Lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze


postato da: biblaria | 21:26 | commenti

sabato, 25 novembre 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO

  BIBLIOTECHE, PRESTITO GRATUITO ADDIO.
  E SI PAGHERÀ UNA GABELLA SULLE FOTOCOPIE DI ARTICOLI 

Il Senato approva. Col decreto fiscale del 23 novembre, istituito il fondo per il pagamento agli editori dei "diritti di prestito" delle biblioteche
e discoteche pubbliche dello stato e degli enti locali. Il fondo sarà gestito dalla Siae e costerà ai cittadini circa 6 milioni di euro fino al 2008. Poi si vedrà. Esentate dal prestito a pagamento solo le biblioteche universitarie e le scolastiche.
Con una variazione alla legge 633/1941 sul diritto d'autore viene cancellato nel nostro Paese il diritto di prestito pubblico.


Dal 2004 Bruxelles chiedeva al governo Berlusconi (ministri competenti prima Urbani e poi Buttiglione) di "difendere" la legge italiana sul diritto d'autore, che esentava le biblioteche dal versare diritti per il prestito pubblico, in quanto "imputata" dalla Commissione di essere in contrasto con una direttiva Ue del 1992. In assenza di qualsiasi risposta o iniziativa da parte del precedente governo, la procedura d'infrazione per tale "inadempienza" è così giunta lo scorso 26 ottobre, senza colpo ferire, alla condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia dell'Aja. Un esito scontato che l'attuale governo ha fronteggiato nel decreto fiscale appena approvato dal Senato.
C'è poco da rallegrarsi, il diritto di prestito pubblico italiano è stato stracciato. Anzi, per come sono andate le cose, c'è da aggiungere il rammarico che una "mano" di centrosinistra ha eseguito ciò che una "mente" di centrodestra (e le sue lobbies editoriali, con la Mondadori di Berlusconi in testa) aveva lasciato che divenisse "inevitabile", cioè istituire una tassa pubblica sulla circolazione dei libri e della cultura. Ma tant'è.
Ora occorrerà chiedere a gran voce che la direttiva europea 92/100/CEE del 1992 («assurda» secondo intellettuali prestigiosi come Tullio Gregory, direttore della Biblioteca digitale italiana: leggi) sia riesaminata, o quanto meno la sua interpretazione applicativa "restrittiva" che è stata adottata nell'accogliere i ricorsi contro diversi Stati giudicati a vario titolo egualmente inadempienti.  La questione non interessa solo l'Italia, ma anche la Spagna e altri Paesi dell'Unione (compresi quelli di nuova adesione).
Dall'attuale sconfitta della battaglia contro il prestito a pagamento va dunque tratta una più matura consapevolezza che porti le forze progressiste, culturali e politiche, italiane ed europee a rilanciare con risolutezza il tema della libera e gratuita circolazione dei libri, della cultura e della conoscenza. Difendendo la possibilità di ciascun Paese di mantenere la propria tradizione culturale e giuridica di esercizio di tale diritto. E opponendosi viceversa a una "armonizzazione" delle diverse normative in chiave neoliberista e privatistica che di fatto restringe un essenziale diritto culturale a vantaggio di interessi mercantili  assunti come superiori.
(pt)


Pubblichiamo il testo dell'articolo 32 (commi 132, 133 e 134) del decreto fiscale approvato dal Senato il 23 novembre, con le nuove misure che introducono il prestito a pagamento nelle biblioteche pubbliche.

Articolo 32
Articolo 32

       132. In recepimento della direttiva 92/100/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1992, al fine di assicurare la remunerazione del prestito eseguito dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, è autorizzata la spesa annua di 250.000 euro per l’anno 2006, di 2,2 milioni di euro per l’anno 2007 e di 3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008 per l’istituzione presso il Ministero per i beni e le attività culturali del Fondo per il diritto di prestito pubblico. Il Fondo è ripartito dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) tra gli aventi diritto, sulla base degli indirizzi stabiliti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentite la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e le associazioni di categoria interessate. Per l’attività di ripartizione spetta alla SIAE una provvigione, da determinare con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, a valere sulle risorse del Fondo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai prestiti presso tutte le biblioteche e discoteche di Stato e degli enti pubblici, ad eccezione di quelli eseguiti dalle biblioteche universitarie e da istituti e scuole di ogni ordine e grado, che sono esentati dalla remunerazione dei prestiti. All’articolo 69, comma 1, alinea, della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, le parole: «, al quale non è dovuta alcuna remunerazione» sono soppresse.

        133. All’onere di cui al comma 132, pari a 250.000 euro per l’anno 2006, a 2,2 milioni di euro per l’anno 2007 e a 3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2008, si provvede quanto a euro 250.000 per l’anno 2006, euro 1,2 milioni per l’anno 2007 ed euro 3 milioni a decorrere dall’anno 2008 mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate derivanti dal presente decreto e quanto a euro 1 milione per l’anno 2007 mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, utilizzando per l’anno 2007 la proiezione dell’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

        134. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


  
  E ARRIVA ANCHE LA GABELLA SULLE FOTOCOPIE DI ARTICOLI DI GIORNALI E RIVISTE 

A quanto previsto in materia di prestito pubblico nelle biblioteche, il decreto fiscale del 23 novembre aggiunge una ulteriore misura nella stessa direzione per il pagamento di royalties sulle fotocopie o altre riproduzioni, anche parziali, di articoli di riviste e giornali. Anche in questo caso il regalo agli editori inserito tra le pieghe di questo decreto legge introduce una rilevante modifica alla legge sul diritto d'autore finora vigente, aggiugendovi ex novo un intero comma che comprime con una nuova e anacronistica gabella economica la circolazione delle informazioni, delle idee e delle conoscenze nella loro forma più viva, gli articoli.

Di seguito il testo integrale del comma 1 dello stesso articolo 32 del decreto fiscale che contiene la nuova disposizione.

Articolo 32.

(Riproduzione di articoli di riviste o giornali)
   
        1. All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è inserito il seguente:

        «1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».


Fonte dei testi riportati: Senato della Repubblica

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giovedì, 16 novembre 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO





[Roma, BncR - uffici]La Biblioteca nazionale centrale di Roma, gli uffici. Per visitare il sito ufficiale clicca qui.



 



ROMA

  Biblioteca Nazionale Centrale 
L'UTENTE (S)PERDUTO


n. 273 del 18-11-06 pagina 31

Biblioteca nazionale l’inferno quotidiano del lettore sperduto
- di Giuseppe Iannaccone
 
Per il condannato a percorrere il girone infernale della Biblioteca Nazionale di Roma, il lunedì e il giovedì rappresentano i giorni della speranza. Solo allora, lo studioso o il semplice lettore godono del privilegio di poter richiedere libri in consultazione anche il pomeriggio, addirittura fino alle 17,30. Nel resto della settimana, alle 14 la distribuzione è interrotta e chi s'è visto s'è visto. Ci si accontenta di sfogliare i volumi lasciati in deposito con lodevole lungimiranza nei giorni precedenti o di ritirare fotocopie pagate a peso d'oro.
Ma il lunedì e il giovedì si possono sparare tutte le cartucce bibliografiche gelosamente predisposte in settimane di sovietica programmazione. Tre libri per volta (questo è il massimo consentito) e richieste da scaglionare un'ora dopo l'altra. Ma la fiducia nella tempestiva consegna del volume è destinata ben presto a naufragare e l'ignaro esploratore delle spaziose sale di Castro Pretorio scopre che l'attesa promessa di un'ora si dilata, quando va bene, almeno del doppio. Gli habitué convinceranno il neofita a non dirsi sfortunato: ...
leggi tutto - leggi in pdf


CATTOLICA ERACLEA, AG
      Biblioteca  Comunale     
LA BIBLIOTECA ABBANDONATA A SE STESSA

Pù sotto l'eloquente video di denuncia girato nella sede della biblioteca comunale di Cattolica Eraclea il 13 otttobre.


(Su Google Video qui )

Diamo conto di due degli ultimi esempi di utente (s)perduto nelle biblioteche pubbliche del nostro Paese, l'Italia che dovrebbe essere patria ospitale di arte e cultura.Le due situazioni, quella della storica Nazionale di Roma, nella capitale, e l'altra in Sicilia nella lontana e piccola Cattolica Eraclea (città fondata dai Greci e famosa per le sue vestigia di quella civiltà), non sono di per sé paragonabili. Nondimeno, hanno in comune il medesimo problema di fondo, che nelle regioni del centro-sud si manifesta più acutamente: un «deficit» nell'offerta di fruizione che gli utenti sperimentano — dove più dove meno — nelle nostre biblioteche pubbliche. Ci sono casi emblematici come quelli ripetutamente rilevati in grandi biblioteche storiche come le Nazionali di Roma e Firenze e in molte altre (periodicamente denunciati anche sulla grande stampa) e poi ci sono i casi estremi come quello della Comunale «abbandonata» di Eraclea che affida ad un video la richiesta di essere riconsegnata ai suoi lettori. Ma al di là degli aspetti locali anche diversissimi quello della "fruizione bibliotecaria" è in Italia un problema generale, «sistemico».

Lo abbiamo trattato più volte in questa rubrica del Bibl'og.....



   in corso di edizione  
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martedì, 14 novembre 2006

  BIBLIOTECHE FUORI LEGGE!  
TULLIO GREGORY INTERVIENE IN DIFESA DEL PRESTITO GRATUITO NELLE BIBLIOTECHE PUBBLICHE.
[articolo T. Gregory sul Sole 24ore 12-11-2006]«
La finanziaria
non faccia
piangere i lettori
»
SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO

LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'AJA HA SENTENZIATO CHE LE BIBLIOTECHE PUBBLICHE ITALIANE DEVONO INTRODURRE IL PRESTITO A PAGAMENTO IN QUANTO L'ATTUALE PRESTITO GRATUITO VIOLA UNA DIRETTIVA EUROPEA DEL 1992. INSOMMA SONO FUORI LEGGE.


E IL GOVERNO STORNA 3 MILIONI DI EURO NELLA FINANZIARIA 2007 PER UN FONDO CHE PAGHI  QUESTA NUOVA TASSA  SULLA CULTURA.
SOLDI PUBBLICI DI TUTTI I CITTADINI CHE ANDRANNO ALLA SIAE E DA DA  LÌ AI GRANDI GRUPPI EDITORIALI E AGLI AUTORI  PIÙ NOTI E AFFERMATI SUL MERCATO. MENTRE VENGONO SOTTRATTI ALLE BIBLIOTECHE CHE AVRANNO ANCORA MENO RISORSE PER I SERVIZI AI LETTORI, L'ACQUISTO DI LIBRI E RIVISTE E LA PROMOZIONE DEGLI AUTORI MINORI E NON ANCORA AFFERMATI.

Anche la Spagna è stata condannata dalla Corte dell'Aja per la stessa inadempienza contestata all'Italia. Vedremo come si muoverà il governo Zapatero. Da parte sua il governo italiano si è inserito nel solco tracciato dal governo Berlusconi che, con il ministro Urbani, ha lasciato che il procedimento avviato a Bruxelles nel 2003 arrivasse senza colpo ferire alla sentenza dei giorni scorsi. Il precedente governo infatti non ha preso alcuna iniziativa in nessuna direzione ma si è limitato ad avanzare più volte l'intenzione di risolvere in qualche modo il pagamento di questa nuova tassa agli editori. E tra i beneficiari maggiori naturalmente gli editori maggiori, quindi lo stesso ex presidente del Consiglio. Ma trattandosi di una tassa la cui introduzione da parte del governo era sgradita ad alcune forze della coalizione di destra (come AN), il precedente governo ha lasciato tutto a bagnomaria (ha ignorato anche le richieste di chiarimento provenienti dalla Commissione europea e non ha mai tentato una difesa della normativa italiana sul diritto di prestito pubblico) preferendo che arrivasse una (in tal modo inevitabile) condanna dall'Aja a "obbligarlo". Ma Berlusconi non è succeduto a sé stesso e quindi le conseguenze di quel comportamento sono state raccolte dal governo Prodi, che tuttavia non ha tentato di prendere un'iniziativa presso la Corte europea per quanto in extremis.  Così mentre all'Aja si procedeva senza alcun contrasto verso la condanna dell'Italia, a Roma si predisponeva la stessa soluzione concepita dal passato governo. Infatti, nel Disegno di Legge finanziaria per il 2007 [qui in PDF] il governo prevede l’istituzione di un “Fondo per il diritto di prestito pubblico” con una dotazione di 3 milioni di euro (annui? non è specificato), che verrebbe gestito dalla Siae, incaricata di ripartire i fondi tra gli aventi diritto, in base a indirizzi da stabilirsi con Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali. Il prestito effettuato dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici rimarrebbe in tal modo “gratuito“ per gli utenti finali.

«Ma chi sono gli utenti finali — si chiedeva "Frontiere digitali" in un intervento del 27 ottobre —, se non i contribuenti che quei 3 milioni di euro hanno pagato di tasca propria attraverso le tasse? Cosa pensate del fatto che i soldi pubblici vadano spesi per arricchire i grossi editori, le multinazionali dell’intrattenimento e gli autori in testa alle classifiche delle collecting society?».

Nel frattempo è arrivata la sentenza di condanna della Corte di Giustizia europea e la stessa proposta contenuta nella Finanziaria attualmente in discussione arriva fuori tempi massimi. In altre parole non impedirà che l'Italia subisca le salatissime multe (a partire da 20 milioni di euro) che una tale condanna in genere comporta.  Se dunque la concretizzazione del prestito a pagamento nelle biblioteche si pensava di attuarla con un articolo di legge finanziaria che in realtà modifica – alla chetichella – un aspetto distintivo e progressivo della vigente normativa sul diritto d'autore elidendo d'un colpo un importante diritto culturale, in quanto pressati dall'urgenza del processo in corso all'Aja e nella speranza di poterne anticipare le decisioni ed evitare la condanna, questo obiettivo (o scusante?) il 2 novembre si è dissolto. Sarebbe quindi il caso che il governo riesaminasse la sua posizione sul prestito bibliotecario a pagamento, considerando tutti i pro e i contro della strada che fino a ieri dichiarava necessario intraprendere anche suo malgrado (così una dichiarazione del ministro Rutelli, qualche giorno fa a Raiuno).

Ha ragione "Frontiere digitali" a domandare: «Quali sono i rischi che il Governo provi a proporre questa privatizzazione della conoscenza? Non si potrebbero spendere quei soldi per promuovere iniziative che contribuiscano alla diffusione della cultura, alla promozione della lettura in una società impoverita dalla televisione?».  Ma ora ai 3 milioni da stornare per il fondo speciale si aggiungerebbe anche  la super-multa Ue, al danno (culturale ed economico) si sommerebbe una beffa ancora più grave tutta da pagare con un ulteriore esborso dalle nostre tasche pubbliche. C'è dubbio che su una situazione del genere occorre rifare il punto ripartendo proprio dal fatto che il prestito pubblico gratuito è un punto irrinunciabile della nostra civiltà culturale e democratica e come tale è riconosciuto da organismi mondiali quali l'Unesco e l'Ifla? A noi pare che sia questa la strada e che quindi vada subito ripreso un dialogo a livello di organismi e istituzioni dell'Ue per una interpretazione meno nordista della direttiva europea che ci ha "condannato" (la 92/100/CEE) o meglio per una sua revisione.  (pt)





L'estensione del copyright al prestito bibliotecario è solo l'ennesimo tassello (e non sarà l'ultimo) di un processo di mercificazione e predominio monopolistico sulla cultura iniziato e guidato dagli Stati Uniti negli ultimi vent'anni. La prima tappa è stata l'estensione del copyright da 50 a 70 anni dalla morte dell'autore (vedi nel precedente articolo sul Bibl'og il video realizzato da Monica Mazzitelli). Ora le conseguenze di questo regime del copyright si estenderanno anche alle biblioteche che fanno il servizio di prestito pubblico dei libri. Così se una biblioteca ha acquistato poniamo due copie dell'Ulisse di Joyce, pagando ovviamente i diritti d'autore inclusi nel prezzo di vendita, continuerà a pagare diritti all'editore del libro ogni qualvolta un suo lettore lo prenderà in prestito. Fino al 2011, perché Joyce è morto nel 1941.  Non è un bel segnale per la biblioteca che cura ogni giorno la vita e la circolazione pubblica di quelle due copie del capolavoro di Joyce. E non è un segnale che promette bene. Oggi la biblioteca pagherà tramite la cassa dell'apposito fondo ministeriale per il prestito (previsto nella Finanziaria per il 2007) ma cosa accadrà se nei prossimi anni questo fondo venisse "tagliato"? Dovrebbe pagare direttamente la biblioteca? La biblioteca istituirebbe un ticket direttamente a carico dell'utente che chiede il prestito? Difficile ipotizzare che forme assumerebbe il concretizzarsi di un simile scempio. Ma la conseguenza più prevedibile è che la libera circolazione dei libri e della conoscenza, cardine della nostra civiltà e presupposto del suo sviluppo ulteriore, non esisterebbe più e le biblioteche sarebbero disincentivate (piuttosto che incentivate) a promuovere tale circolazione e ad alimentarla ogni giorno con i loro servizi al pubblico. E a quel punto...
Fermiamoci qui, meglio impegnarsi oggi affinché questi scenari rimangano solo materia per racconti di social horror.

Un fantasma si aggira per le biblioteche, ed è ricercato.
E' il fantasma del defunto Prestito Gratuito. Ma non provate ad avvicinarlo, è molto arrabbiato e non gradisce. Infatti...
(Non guardate questo video se siete impressionabili)

(Su YouTube qui)



Riproduciamo di seguito l'articolo di Tullio Gregory apparso sull'inserto domenicale del Sole 24 Ore del 12 novembre, in prima pagina, Tullio Gregory parla della direttiva europea sul prestito a pagamento, definita «assurda», e della recente condanna dell'Italia da parte della Corte Europea di Giustizia. Gregory difende il diritto al prestito gratuito dei libri da parte delle biblioteche pubbliche e si augura che la misura prevista da un emendamento alla Finanziaria, «un fondo destinato al rimborso forfettario dei diritti d'autore, senza gravare sui lettori», sia approvata.

Il Sole 24 Ore, 12 novembre 2006, "Domenica" p.1
La finanziaria
non faccia
piangere i lettori


di Tullio Gregory

Una direttiva dell'Unione europea (n.92/100 Ce del 1992) ha imposto alle biblioteche pubbliche di far pagare una tossa, in conto diritti d'autore, ai lettori che prendono in prestito un libro sotto diritti (come noto, tale diritto si estende a 70 anni dopo la morte dell'autore).
   Non sappiamo se la direttiva sia stata imposta dalla lobby deli editori, che in questo caso avrebbero dato prova di grande miopia non comprendendo che la diffusione della lettura attraverso la rete delle biblioteche costituisce un veicolo privilegiato per incrementare la vendita dei libri.  Più prohabilmente sarà stato un depresso funzionario di Bruxelles che ritiene la lettura un fatto di ricchi, quindi da perseguire con specifica tassazione.
   Inutile dire quanto sia assurda una simile direttiva che limita di fatto la circolazione dei libri e l'aumento dei lettori. L'Italia per fortuna non ha reso operante la direttiva (pur recepita), ma è stata per questo sottoposta a procedura di infrazione nel 2003, ai sensi dell'articolo 226 del Trattato Ce, ed è stata condannata con sentenza del 26 ottobre 2006.
   Oggi, costretta a renderla esecutiva, l'Italia trova nel Ministro Rutelli un convinto sostenitore di una politica che favorisca la diffusione del libro e della lettura: egli ha opportunamente proposto, d'accordo con gli editori, un emendamento alla Finanziaria (n. 163) per istituire un fondo destinato al rimborso forfettario dei diritti d'autore, senza gravare sui lettori, già tanto scarsi nel nostro Paese.
   Ci auguriamo che il Ministro venga seguito dai suoi colleghi di Governo e dal Parlamento; dovrebbe comunque essere unanime la condanna di una direttiva la quale, per modesti interessi di bottega, ostacola la diffusione del prestito librario mettendo in crisi tutte le iniziative per aumentare il numero dei lettori, nelle quali sono impegnati tanto gli editori, qumto gli Enti locali e in primis il ministero per i Beni e le atiività culturali.
   Per singolare coincidenza, di lettura, anzi di etica della lettura, ha parlato ieri a Bologna, presso il Mulino. Ezio Raimondi, maestro di studi filologici e letterari: ove etica non sottolinea soltanto il valore morale del leggere, ma il dovere di promuovere la lettura come uno dei grandi fattori di incivilimento, di crescita responsabile di ogni società.
   Lepgere ascicura la continuità della memoria, nell'assiduo processo di conoscenza, assimilazione e traduzione nella nostra coscienza —individuale e collettiva— di quelle che sono le testimonianze, le esperienze di vita e di pensiero compiute nel succedersi delle generazioni. Leggere è dialogo che supera tempo e spazio in una comunità di spiriti ove ciascuno ritrova se steso confrontandosi con gli altri; è civile conversazione fra antichi e moderni.
  Leggere è «esperienza di libertà»: per questo una politica di diffusione del libro è dovere primario di una società aperta; non a caso le repressioni. le censure, i roghi di libri hanno sempre caratterizzato le dittature. Interessi economici o politici che introducano misure restrittive alla circolazione del libro —che trova nelle biblioteche i punti fondamentali di snodo— è da respingere come segno di rozzezza e sopraffazione, negazione di quell'etica della lettura ai cui valori Ezio Raimondi ci ha richiamati.

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venerdì, 10 novembre 2006

  BIBLIOTECHE FUORI LEGGE! 
LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'AJA HA SENTENZIATO CHE LE BIBLIOTECHE PUBBLICHE ITALIANE DEVONO INTRODURRE IL PRESTITO A PAGAMENTO IN QUANTO L'ATTUALE PRESTITO GRATUITO VIOLA UNA DIRETTIVA EUROPEA DEL 1992. INSOMMA SONO FUORI LEGGE.
E IL GOVERNO STORNA 3 MILIONI DI EURO NELLA FINANZIARIA 2007 PER UN FONDO CHE PAGHI  QUESTA NUOVA TASSA  SULLA CULTURA.
SOLDI PUBBLICI DI TUTTI I CITTADINI CHE ANDRANNO ALLA SIAE E DA DA  LI' AI GRANDI GRUPPI EDITORIALI E AGLI AUTORI  PIù NOTI E AFFERMATI SUL MERCATO. MENTRE VENGONO SOTTRATTI ALLE BIBLIOTECHE CHE AVRANNO ANCORA MENO RISORSE PER I SERVIZI AI LETTORI, L'ACQUISTO DI LIBRI E RIVISTE E LA PROMOZIONE DEGLI AUTORI MINORI E NON ANCORA AFFERMATI.




  iN CORSO DI EDIZIONE 

L'estensione del copyright al prestito bibliotecario è solo l'ennesimo tassello (e non sarà l'ultimo) di un processo di mercificazione e predominio monopolistico sulla cultura iniziato e guidato dagli Stati Uniti negli ultimi vent'anni. La prima tappa è stata l'estensione del copyright da 50 a 70 anni dalla morte dell'autore. Nel delizioso e curatissimo video (qui sotto) realizzato da Monica Mazzitelli della Wu Ming Foundation e presentato pochi giorni fa in Svezia, la storia e le conseguenze di questa "trappola". Che ora scatta anche per le biblioteche che fanno il servizio di prestito pubblico.

The Disney Trap: How Copyright Steals our Stories


(presentato su YouTube qui)


Riproduciamo di seguito l'articolo di Wu Ming 2 scritto subito dopo il convegno nazionale contro il prestito a pagamento tenutosi nel febbraio del 2003 a Cologno Monzese. In quell'occasione i Wu Ming annunciarono la loro iniziativa di pubblicare nei libri un'apposita dichiarazione di rinuncia ai proventi del prestito bibliotecario (poi adottata nei loro volumi) e Bibl'aria presentò (come ricordato qui da WM 2) la campagna di firme sotto un appello al presidente della Commissione europea (che allora era Prodi) .

Biblioteche fuorilegge

di Wu Ming 2

Era forse il nostro incubo peggiore. Il mostro cattivo evocato mille volte, in articoli e dibattiti sulla proprietà intellettuale. La Biblioteca Fuorilegge.

Immaginate un mondo in tutto e per tutto identico al nostro, con la sola differenza che non esistono collezioni di libri aperte al pubblico e consultabili gratuitamente. Immaginate che qualcuno proponga di introdurle. Credete che i colossi dell'informazione e dell'intrattenimento resterebbero a guardare? Ne dubito. Subito nascerebbero decine di limitazioni e balzelli per ostacolare quello che oggi consideriamo non soltanto un diritto, ma anche uno degli strumenti che ha permesso alla cultura occidentale di trasmettersi, conservarsi e progredire.

Per farsene una piccola idea, basta considerare quello che accade con la musica e i film: le biblioteche prestano anche videocassette e CD, ma a condizione che non si tratti di uscite recenti (cioè degli ultimi 18 mesi). Come mai per saggi e romanzi non vale ancora questa distinzione? Primo, perché gli strumenti per riprodurli (le fotocopiatrici) non sono diffusi tra i privati tanto quanto masterizzatori e videoregistratori. In questo modo, copiare un libro diventa più difficile ed è più facile sanzionare o tassare chi ci prova - vedi l'inconcepibile 'decima sulla cultura' che siamo costretti a versare alla SIAE tutte le volte che varchiamo la soglia di una copisteria con un libro in mano. Secondo, la veneranda età e i decenni di stimato servizio del prestito librario hanno fatto da diga per simili restrizioni. Una diga debole, purtroppo. Tanto che persino questa pratica, di recente, è finita sotto accusa.

A sferrare l'attacco è la Commissione europea, che minaccia di sanzionare alcuni paesi dell'Unione, tra cui l'Italia, per non aver recepito in maniera corretta una direttiva comunitaria del '92. Questo capolavoro giuridico introduceva il concetto di 'giusta remunerazione' per i titolari del diritto d'autore anche in caso di semplice prestito (e non solo di noleggio a pagamento) delle opere in questione.

In sostanza, se tu vai in biblioteca e prendi un'opera di Tizio, Tizio ha diritto a un compenso. In realtà, il prestito gratuito è già un compenso per gli autori, molto più interessante di quei pochi spiccioli, perché facilita l'incontro con un lettore, cioè con una potenziale, efficacissima macchina da propaganda. Certo, se il libro è pessimo, pochi lettori lo consiglieranno e regaleranno in giro, ma in quel caso l'autore deve lamentarsi solo con sé stesso per la sua giusta remunerazione. Senza contare che il libro di Tizio potrebbe non essere disponibile nella libreria più vicina, dato che la permanenza media di un volume sugli scaffali è di pochi mesi soltanto. Addirittura: il romanzo di Tizio potrebbe essere fuori catalogo, non più ristampato da anni. Ma forse, proprio grazie a quel volume introvabile, l'utente della biblioteca si convincerà a comprare l'ultimissima uscita dello stesso autore e a parlarne agli amici e a regalarla ai parenti.

Qualcuno potrebbe obiettare, a questo punto, che la direttiva europea lascia molta libertà ai singoli Stati: di indicare l'entità del compenso, le modalità per ridistribuirlo e le istituzioni pubbliche esonerate dal pagamento. Nel settembre 2002, però, la Commissione ha 'denunciato' come eccezione troppo ampia l'escludere in blocco tutte le biblioteche pubbliche. Cosa farà l'Italia? Con l'aria che tira, ci sono tutti i requisiti per una restrizione nel diritto di accesso alla cultura, di pari passo con quanto accade per la musica, i film e il software. Ciò non significa che le biblioteche finiranno per funzionare come semplici noleggi: paghi e ritiri. Non credo si arriverà a una tassazione 'diretta', a carico dell'utente. La provocazione sarebbe eccessiva. E come dimostra la crisi irreversibile del mercato discografico, inimicarsi il pubblico non è una buona strada. Meglio indorare la pillola.

In Francia, ad esempio, la legge che deve entrare in vigore prevede un pagamento da parte delle biblioteche in base al numero di iscritti e al volume del prestito. Come a dire che più una biblioteca lavora bene, più deve pagare.

In Svezia, invece, esisteva già un contributo statale per l'editoria e la promozione della letteratura nazionale. Il pagamento per il prestito è stato in qualche modo 'dissolto' dentro quella cifra, che il governo svedese era già abituato a pagare, con particolare attenzione per i piccoli editori. E questa, di tutte le operazioni di maquillage per un provvedimento comunque ingiusto, mi pare in assoluto la più innocua.

In Finlandia ci si chiede con insistenza se il gioco vale la candela, dal momento che il sistema per la remunerazione costa il 60% della remunerazione stessa, più un 20% che se ne va in tasse. La montagna partorisce un topolino.

Il problema del nostro paese è che non abbiamo un governo e quando ce l'abbiamo, la politica culturale è l'ultimo impegno dell'agenda. Lo scenario più credibile, pertanto, vedrebbe le biblioteche obbligate a pagare una certa somma e una società come la SIAE delegata a distribuirla, come accade per la musica, in base a criteri incomprensibili, statistiche fumose, spartizioni poco trasparenti che finiscono per privilegiare grandi gruppi editoriali e autori già affermati. D'altra parte, per un paese come il nostro, sia che paghino le biblioteche, come in Francia, sia che paghi lo Stato, come in Svezia, il meccanismo si tradurrebbe comunque in una minore disponibilità economica per l'intero settore, cioè meno acquisizioni di libri, meno iniziative e convegni, meno servizi a favore dei lettori . E con la scusa del 'giusto prezzo per un servizio migliore', che invece dovrebbe essere garantito e gratuito, non ci vorrebbe molto a far passare l'iscrizione a pagamento per tutte le biblioteche del territorio.

L'aspetto più fastidioso per chi fa il mio mestiere, è che tutti questi provvedimenti tirano in ballo l'autore e le sue necessità. Se non può guadagnarsi da vivere col lavoro creativo, si dice, egli smetterà di beneficiare la comunità con le opere del suo ingegno. Quindi: paga per fotocopiare il libro, ché l'autore deve mangiare. Paga per accedere alla biblioteca, ché l'autore deve comprarsi la casa. Paga per leggere questa favola a un gruppo di bimbi, ché l'autore non arriva a fine mese. Balle. Se un autore vende, non sono certo i soldi del prestito a fargli la differenza. Se vende poco - perché ha un piccolissimo editore, perché si rivolge a un pubblico ristretto, perché non sa scrivere - non è giusto che si rifaccia sulle biblioteche, che sono tra le poche a dargli una mano. Poi c'è un'altra questione. Qui rischio di essere ripetitivo, ma si sa che i grandi spazi vuoti facilitano l'eco: poche ma significative esperienze – tra cui quella del collettivo Wu Ming, di cui faccio parte - dimostrano che la riproduzione di un'opera narrativa, con qualsiasi mezzo, purché non a scopo di lucro, non nuoce in alcun modo alle vendite in libreria dell'opera stessa e semmai contribuisce alla notorietà dell'autore. Uno scrittore affermato non ha niente da temere da un simile uso, semmai il contrario. E se il discorso vale per la copia, vale per il prestito a maggior ragione. Un autore poco noto non ha che da guadagnarci maggiore visibilità, lettori, diffusione. Il sistema opposto, invece, sottrae fondi alle biblioteche. Meno fondi alle biblioteche significa meno acquisti di libri. Meno acquisti significa sempre meno spazio, sugli scaffali, per libri ricercati, autori di nicchia, piccole case editrici. E meno fondi significa anche meno presentazioni di libri, che sono oggi il veicolo principale di promozione editoriale. Non so i miei colleghi, ma io preferisco senz'altro poter incontrare una comunità di lettori in cambio del rimborso spese, di una pizza e quando va bene di un gettone di presenza, piuttosto che vedermi recapitare un pugno di euro come 'remunerazione per il prestito', privando però le stesse biblioteche della possibilità di invitarmi.
Dunque la si smetta di chiamarci in causa. Quando il presidente del Sindacato Nazionale Scrittori (???) dice che " il diritto a leggere non deve ricadere sul diritto degli autori, poiché molti scrittori vivono del diritto d’autore" o non sa di cosa parla o è del tutto in malafede.

Per uno scrittore, ciò che davvero conta è la certezza di essere pagato per lo sfruttamento commerciale del proprio lavoro. Che c'entra il prestito gratuito? Ogni ulteriore restrizione dell'uso è a esclusivo vantaggio degli enti parastatali per la tutela del diritto d'autore e delle major dell'editoria. Ma anche queste ultime, in realtà, possono benissimo sostenersi coi diritti esclusivi di sfruttamento commerciale delle diverse opere, senza mettere in campo odiosi stratagemmi per lucrare un surplus sulla pelle dei lettori.

Contro il provvedimento della Commissione europea, per fortuna, si sono levate molte voci in diversi paesi. In Spagna è in corso una grande mobilitazione. In Italia siamo ai primi passi, ma ci si muove. Non a caso, parliamo di paesi dove il numero di lettori è bassissimo e le biblioteche svolgono un ruolo di primaria importanza. L'associazione di categoria Bibl'aria ha prodotto un appello da sottoscrivere e spedire al presidente Prodi. La biblioteca civica di Cologno Monzese ha organizzato una giornata contro il prestito a pagamento, che ha avuto un notevole successo lo scorso 21 febbraio. Un editore come Minimum Fax ha dato il suo sostegno alla campagna "Non Pago di Leggere".

Si attende una presa di posizione degli autori, che senz'altro potrebbero chiedere a chi li pubblica di inserire nei contratti, e sui libri, una clausola che autorizzi il prestito bibliotecario gratuito. Giusto a scopo preventivo. Perché va bene discutere del rapporto tra letteratura e realtà, ma soprattutto, per evitare figuracce, tutte le volte che la realtà chiama sarebbe indispensabile farsi trovare pronti.

E ricordare due aspetti, all'inizio dell'ennesima battaglia.

Prima di tutto, che non si tratta di una provocazione isolata. E' giusto mobilitarsi volta per volta, qui e ora, a seconda delle necessità e delle tematiche del momento, ma non bisogna dimenticare il contesto generale, altrimenti anche le vittorie diventano episodiche e poco efficaci. Chi rimane scandalizzato di fronte all'eventualità del prestito a pagamento, non può fare a meno di riflettere sull'intero problema della proprietà intellettuale, con le sue molte storture. Non si può restare indifferenti davanti all'attacco contro il file sharing e poi inorridire per altre facce della stessa medaglia. In un mondo dove lo scambio tra privati di brani musicali è sanzionato da leggi sempre più severe, e la "pirateria" viene utilizzata come emergenza per restringere i diritti degli individui e invaderne la privacy, è perfettamente normale che qualcuno debba pagare per tenere in vita il prestito di libri.

In seconda battuta, è molto importante non cadere in una logica puramente difensiva, attribuendo all'avversario una sorta di onnipotenza. Ancora una volta, le reazioni scomposte, isteriche, ingiustificabili, stanno a dimostrare che l'esercito nemico è già inciampato nella sua Stalingrado. Il numero delle defezioni aumenta di giorno in giorno: alienarsi le simpatie del pubblico è una strategia perdente anche sul breve periodo. Le nefandezze delle squadracce del copyright non fanno che arruolare sempre più partigiani nelle file di chi lotta per un sistema di proprietà intellettuale più rispettoso dei diritti del singolo e della promozione culturale.

Non è la comunità degli utenti a doversi difendere.
Abbiamo di fronte truppe disorientate, che fuggono sparando a casaccio.
Oltre le prime colline, c'è già Berlino.

Bologna, 25 febbraio 2004
Ringrazio il dott. Marco Marandola per alcuni dati e chiarimenti giuridici.

Indirizzi utili:

www.nopago.org

biblaria-blog.splinder.it

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Omnia sunt communia
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mercoledì, 08 novembre 2006

  LA POLEMICA  

   40 ANNI DOPO L'ALLUVIONE DI FIRENZE 
  
LO SPIRITO TRADITO DEGLI «ANGELI DEL FANGO»

  ACCEDERE AI LIBRI NELLE BIBLIOTECHE STORICHE ITALIANE 
  RIMANE UN DIRITTO RISERVATO A POCHI. PERCHE'? 

Riproponiamo un filmato dell'Istituto Luce realizzato nel dicembre del 1966, a un mese dall'alluvione di Firenze, e delle foto di allora che testimoniano lo straordinario impegno profuso dagli «Angeli del fango» per salvare il patrimonio librario e di opere d'arte che l'Arno aveva sommerso. Senza la loro opera volontaria poco o nulla di quell'inestimabile patrimonio di decine di migliaia di volumi rari e antichi e opere spesso uniche sarebbe arrivato fino a noi ritornando nelle biblioteche, archivi, musei e chiese che li custodivano.
Ma a quarant'anni dal loro salvataggio, oltre 17.000 di quei volumi alluvionati non sono stati ancora restaurati. Lo ha dichiarato pochi giorni fa alla televisione la direttrice della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Antonia Ida Fontana, nella trasmissione de "La storia siamo noi" dedicata all'alluvione del '66 a Firenze. Perché? La madre di tutte le risposte è sempre la stessa: si tratta di restauri lunghi e complessi, occorre personale altamente specializzato e i fondi messi a disposizione dal Ministero (Beni culturali) sono insufficienti, anzi nel corso degli ultimi anni sono stati ulteriormente tagliati. Il neo ministro dei beni culturali Rutelli, in visita alla storica biblioteca nazionale fiorentina proprio lo scorso 4 novembre, ha promesso che si volterà pagina, ma i dati dei tagli previsti dalla finanziaria 2007 sono sotto gli occhi di tutti.

Archivio Luce

Guardando il filmato e le foto che ritraggono le migliaia di giovani accorsi a salvare i libri dal fango, e poi anche a Roma  agli Archivi di stato per le prime operazioni di asciugatura – come mostra il filmato sopra dell'Archivio Luce –, ci si deve porre però un'altra domanda. Quanti dei coetanei di oggi di quegli "angeli del fango" che allora sottrassero alla scomparsa libri antichi, rarissimi esemplari e manoscritti unici, potrebbero oggi accedere alle biblioteche cui li restituirono? E in che modo sarebbero accolti? La risposta è inquietante. Sarebbero ben pochi, incontrerebbero un gran numero di difficoltà e restrizioni e ancora di meno – una ristretta élite di studiosi "presentati" e ben identificati da una speciale tessera – potrebbero riavere tra le mani quei libri rari e antichi che gli studenti, i giovani e tutti gli altri volontari salvarono con le loro mani, con la mente e il cuore in nome di un'appartenenza universale e del diritto di tutti a potere continuare a fruirne.

C'è una responsabilità politica ben distribuita a tutti i livelli (centrale e locali) in questo tradimento dello spirito degli "Angeli del fango" perché la scarsa sensibilità del nostro ceto politico verso i "beni librari" si è sempre accompagnato ad un atteggiamento di deferente sudditanza verso le biblioteche "templi della cultura" e le loro vestali depositarie di un sapere e di un linguaggio speciale, quasi sacerdotale. Ma questa malintesa sacralità "dei libri", che molto spesso è anche frutto di scarsa frequentazione degli stessi e  soprattutto delle biblioteche pubbliche, è stata ed è anche un alibi per relegare i suddetti "templi" a continuare una sorta di esistenza separata, abbastanza segreta e incomprensibile ai non addetti, per la quale possono bastare le elemosiniere, diversamente dalla grande politica, dai beni culturali più visibili, mostre, eventi di richiamo ecc.

Però lo "spirito tradito" degli angeli del fango richiama un'altra responsabilità non meno grave e influente di quella a carico della politica. E' la responsabilità degli stessi addetti ai lavori, i "grandi bibliotecari" e i teorici della biblioteconomia italiana con cui i politici hanno a che fare, e che fanno da "esperti" nelle sedi ministeriali, negli assessorati alla cultura e negli altri luoghi istituzionali dove si producono gli orientamenti, i regolamenti e le politiche reali delle biblioteche pubbliche dello stato e degli enti locali.
Se la situazione è questa, come Bibl'aria sostiene e denuncia da alcuni anni, certi nuclei e presupposti della dottrina biblioteconomica ufficialmente "professata" in Italia vanno rivisti criticamente o del tuttto abbandonati. Non è una battaglia facile perché i "papi" di questa biblioteconomia difficilmente accetteranno che un'operazione di laicizzazione piena e democratizzazione metta in discussione alcuni fondamenti della disciplina (e conseguentemente della prassi) bibliotecaria istituzionale. Ma anche altre spinte di grande forza e parimenti ineludibili verso un'inovazione radicale, come quelle che provengono dalla ricerca informatica e dall'«intelligenza artificiale» applicata alla digitalizzazione dei documenti, rendono necessario e urgente per i bibliotecari uscire dalla buccia. Occorerebbe un radicale riposizionamento della teoria e della prassi della professione bibliotecaria perché in Italia il ritardo accumulato nell'aggiornare lo sguardo di questa professione verso il patrimonio librario da un lato e la nuova utenza (attuale e potenziale) dall'altro è particolarmente grande (la responsabilità di un immenso e prezioso patrimonio storico ha giustificato oltre misura il perdurare di una tradizione "difensiva" conservatrice, anche in tanti che soggettivamente e politicamente sono su posizioni democratiche e progressiste).

Chi allora può contribuire affinché questa svolta inizi e con essa sia possibile avviare una discussione ampia, aperta (anche verso l'esterno: utenti comuni, autori, intellettuali, professioni contigue ecc.), senza né pregiudizi né toni da duelli di paladini contro infedeli? Lo sforzo di un piccolo gruppo come Bibl'aria non può bastare, questo è sicuro, ma avere posto la questione pubblicamente continua a costituire una rottura dei ranghi cui i nostri colleghi dovrebbero guardare senza troppe diffidenze. Infatti in passato (ma anche non tanto) di pietre individuali nello stagno ne sono state lanciate diverse e non senza peso, ma sono rimaste isolate e risucchiate. Un collettivo come Bibl'aria invece ha una storia e una memoria collettiva (anche le pagine di questo Biblog) e ciò può aiutare a fare esprimere anche altre voci.  Di sicuro quelle di altri  colleghi e professionisti come già è avvenuto (ma pochi rispetto ai tanti indecisi sull'opportunità di uscire allo scoperto), ma altrettanto importante (o di più) dare voce agli utenti in prima persona. La collaborazione con l'Associazione dei lettori della BNCF, la pubblicazione degli interventi e degli articoli di Berardino Simone e di altri ha il senso di un importante riconoscimento: l'utente non è (o non soltanto) quello di cui parlano i testi italiani di biblioteconomia e i loro docenti, è quello di cui parla egli stesso: in genere un cittadino e una cittadina con molti problemi di rapporto con le biblioteche, spesso sentito addirittura come "surreale", e molte cose scomode da fare ascoltare.

Lanciamo una "provocazione" nello spirito degli Angeli del fango affinché in occasione di questa 40esima ricorrenza si affianchi alla bella celebrazione offerta dalla città di Firenze una specifica e significativa  iniziativa da parte dei bibliotecari che alla fine dello scorso ottobre si sono riuniti nel congresso nazionale dell'Aib, la maggiore delle associazioni del settore, senza dedicare alcun spazio a tematiche fondamentali per gli utenti di questa professione (che sono i lettori e non i libri) quali una liberalizzazione democratica dell'accesso pubblico alle collezioni "storiche" e alle raccolte "speciali"
del nostro patrimonio librario; e quella vera e propria emergenza costituita dalla prevista introduzione del "prestito a pagamento" anche per le biblioteche pubbliche. L'Aib decida di aprire un microfono (almeno nel suo congresso del 2007) agli utenti e alle associazioni dei lettori, e ascolti ciò che diranno. L'alluvione in realtà non è ancora finita e questo sarebbe quindi un buon segnale (pt).

Pubblichiamo sotto un filmato realizzato a Firenze lo scorso 4 novembre in occasione della celebrazione del 40° anniversario dell'alluvione.

FIRENZE, 40° anniversario dell'alluvione del 1966




    IN CORSO DI PUBBLICAZIONE  



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sabato, 04 novembre 2006

  FIRENZE - 4 NOVEMBRE 2006 

   FIRENZE CELEBRA GLI «ANGELI DEL FANGO» 
   MA ACCEDERE AI LIBRI NELLE BIBLIOTECHE STORICHE ITALIANE 
  RIMANE UN DIRITTO RISERVATO A POCHI. PERCHE'? 

ANTICIPIAMO LA PUBLICAZIONE DI UN ESTRATTO DA UN ARTICOLO DI PROSSIMA USCITA A CURA DI BIBL'ARIA CHE CONTIENE UNA CRITICA DOCUMENTATISSIMA QUANTO IMPIETOSA DI UN UTENTE «CONTRO LA BIBLIOTECONOMIA ITALIANA » CHE 40 ANNI DOPO LA MOBILITAZIONE DEMOCRATICA DI MASSA CHE PERMISE DI SALVARE UN PATRIMONIO DI VOLUMI UNICI E RARI DALL'ALLUVIONE CONTINUA A NEGARE IL DIRITTO DI TUTTI DI ACCEDERVI NELLE BIBLIOTECHE E DI FRUIRE DEMOCRATICAMENTE DI QUEL PATRIMONIO.

Il 1966 non è stato un anno come gli altri, le spinte e i fermenti culturali, teorici e politici che due anni più tardi incendiarono il mondo confluedo nei movimenti del '68 (irruzione sulla scena della democrazia dal basso, antiautoritarismo, critica radicale del capitalismo e nascita di una "nuova sinistra" alcuni degli elementi unificanti) erano già in avanzata gestazione. Con lo sguardo del poi sappiano che quelle spinte a partecipare e a "esserci", nel mondo e nella vita sociale con le proprie gambe e la propria testa, erano già presenti nei luoghi ove si lavorava, si studiava o si produceva cultura, musica, ricerca scientifica. Si possono citare un gran numero di esempi nei più diversi campi ma ciò che contraddistinse quanto avvenne a Firenze per salvare i libri e le opere d'arte non fu soltanto quel "clima" di condivisione e di spontanea ma consapevole solidarietà e altruismo che visse un'intera città insieme a chi vi accorse, cioè una forte dimensione umana collettiva in cui si sgretolarono tutte le barriere e le tradizionali diffidenze (di ceto, di cultura, di professione, di provenienza geografica) e che sarebbe poi divenuta una cifra del '68; ciò che fu straordinariamente anticipato nella risposta all'alluvione del '66 è che tutto ciò accadeva – in un miscuglio di lingue e di dialetti diversi – per un sentimento-ragione profondo che prese corpo come al richiamo di un gong "antropolitico": la cultura, i suoi testi, le sue opere, non sono un bene per pochi che riguarda pochi, sono di tutti, un patrimonio che ci appartiene: se è in pericolo, se un grande rischio lo mette a repentaglio conta poco in che lingua un libro ci parli o quanto vicino o lontano dalla nostra sensibilità o al nostro interesse sia un dipinto rinascimentale o un manoscritto scientifico, siamo chiamati in prima persona a fare quel che serve per salvarlo. Perché il patrimonio culturale ci appartiene – a tutti e a ciscuno – come specie umana.  Tutti i fatti che lo riguardano ci riguardano, perché si tratta dei nostri "beni culturali". Una qualsiiasi perdita cancella un tassello di passato della nostra memoria di specie, diminuisce la nostra intelligenza futura. Noi siamo e saremo la nostra cultura. Il valore politico (attualissimo) che sta dentro l'esperienza degli "Angeli del fango" consiste nell'avere affermato questo principio incidendolo in una pagina indelebile di storia vissuta, con un grande evento collettivo spontaneo. Cosicché se oggi permangono — come spiega un utente costretto a diventare studioso di fruizione bibliotecara, nell'articolo di cui anticipiamo un estratto — atteggiamenti, atti e prassi (ma anche una dottrina giustificatoria) che non hanno ancora recepito il valore di quella pagina di storia (e forse neppure di quella dell'89, 1789) c'è poco da essere pazienti e indulgenti. Al di là di ogni odierna celebrazione lo spirito degli Angeli del fango è stato tradito.
O mai davvero capito e accettato? Sarebbe ancora peggio.


 

Pubblichiamo sotto un estratto da uno studio "Contro la biblioteconomia italiana - Per la fruizione dei beni librari" di Berardino Simone.


    ESTRATTO  

Purtroppo in Italia la biblioteconomia non solo ha suggerito ai bibliotecari come soffocare quella auspicabile riforma delle biblioteche, ma ha anche insegnato come scoraggiare i curiosi, gli utenti “impropri”, e tenerli lontani dalle biblioteche “riservate” alle persone più erudite degli altri o presunte tali. Ancora oggi la gran parte dei bibliotecari “di conservazione” delle circa cinquanta “biblioteche pubbliche statali”, insieme a quelli delle ben più numerose biblioteche storiche italiane, si comportano come se il loro compito si esaurisse nell’essere di supporto agli “studi di alta cultura”, quando addirittura non assumono comportamenti anacronistici ed antidemocratici che sembrano voler contrastare il “volgarizzarsi della cultura” [Geretto, A5]. Ancora oggi le tradizionali prassi organizzative dettate dalla biblioteconomia che, come abbiamo esemplificato, si possono riconoscere nei recenti regolamenti contra legem, testardamente fanno sì che i potenziali nuovi lettori che si avvicinano alle biblioteche pubbliche storiche vengano abusivamente respinti come “nemici” [Eco, A7], o “riorientati” [Ridi, A3] —come fossero bambini che rischiano di farsi male con un gioco per grandi— verso le biblioteche “di tipologia inferiore”, a partire da quelle dette “pubbliche” o “aperte al pubblico”. Oppure, “ammesso che ci entrino, usufruendo in modo puntiglioso e antipatico di un diritto” [Eco A7], possano al massimo accedere nella “Sala Lettura”, dove tradizionalmente è disponibile una quota minima del patrimonio librario custodito, i soli libri moderni.

Tutto il nostro patrimonio storico artistico librario ancora oggi non è fruibile dai cittadini perché i bibliotecari conservatori lo tengono “nascosto” nelle elitarie Sale di Consultazione delle biblioteche storiche, perché vogliono, arbitrariamente, che resti “riservato” esclusivamente ad “un ristretto gruppo di cittadini” [Montecchi A4] (che può facilmente sconfinare nella “erudita” cerchia delle amicizie personali). Le persone a cui il bibliotecario conservatore – con la sua odiosa azione di selezione dell’utenza – “concede” il permesso di accesso o la tessera d’ingresso sono quelle alle quali, in qualche modo, egli attribuisce l’opinabile e mai oggettivamente definito status di “studioso serio” [Geretto, A5]. Il fortunato lettore, non di rado, viene in pratica cooptato nelle nostre biblioteche storiche (che dovrebbero essere per tutti) attraverso la pretesa di discutibili ma indispensabili “lettere di presentazione” – vere e proprie raccomandazioni – redatte da “studiosi” già riconosciuti tali dal bibliotecario conservatore [Maltese, A20].

Anche un tale uso di queste “lettere” è il risultato di un processo di eterogenesi dei fini, di una distorsione della biblioteconomia contemporanea italiana.... (leggi tutto)




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venerdì, 03 novembre 2006

   FIRENZE - 4 NOVEMBRE 2006  
   RADUNO INTERNAZIONALE DEGLI «ANGELI DEL FANGO» 

40 ANNI DOPO L'ALLUVIONE TORNANO A INCONTRARSI A FIRENZE I RAGAZZI E LE RAGAZZE CHE ALLORA SALVARONO (TRA L'ALTRO) I SEI CHILOMETRI DI LIBRI, MANOSCRITTI E DOCUMENTI RARI E UNICI CHE L'ONDA DELL'ARNO AVEVA TRAVOLTO E SOMMERSO.  FURONO LORO GLI «ANGELI DEL FANGO».

Vennero da tutte le regioni d'Italia e del mondo e per capirsi nella gestione delle operazioni di soccorso e salvataggio (per es. negli scantinati della Biblioteca Nazionale invasi dal fango) adottarono i simboli internazionali della segnaletica stradale e un semplice linguaggio di segni per le istruzioni dirette sul campo. Fu così che la gran parte di quel patrimonio di cultura, memoria e civiltà che stava per andare disperso o irreparabilmente danneggiato potè essere messo al sicuro strappandolo all'acqua e al fango. E si trattava del venti per cento dell'intero patrimonio librario e documentale custodito nei magazzini della Biblioteca nazionale fiorentina, senza contare gli Archivi storici custoditi agli Uffizi, alluvionati anch'essi, le opere d'arte e i beni privati. Ma quaranta anni dopo ancora quel lavoro di restauro dei libri alluvionati e salvati non è stato del tutto completato.

Lo spirito universale di quei giorni ha segnato un'intera generazione nel mondo intero, fu raccolto dal movimento del '68 ed è arrivato fino a noi di Bibl'aria, come memoria collettiva consapevole e attraverso le le storie personali di chi allora vide e sentì e capì, magari anche solo attraverso le immagini della televisione in bianco e nero. Così nel nostro Dna c'è un gene che viene dai ragazzi andati a Firenze per l'alluvione del '66 a salvare i libri e le opere d'arte. Non è un qualcosa che si manifesti solo "di testa", è la cultura vissuta anche soggettivamente come partrimonio collettivo, universale, in una dimensione e visione pienamente democratica al di là di ogni discriminazione o esclusione. Gli angeli del fango hanno rifondato sul piano soggettivo di massa la cognizione intellettuale di patrimonio dell'umanità. E' accaduto a Firenze 40 anni fa ma da allora il "gene" nato in quei giorni è diventato un meme, si è ripetuto e si è trasmesso, nello spazio e nel tempo, e poi anche nel Web! Spetta a tutti alimentarne la memoria e continuare a trasmetterne il contagio contro ogni spinta a ritornare nel passato, a una cultura d'élite senza vere possibilità di fruizione per tutti. E se ne ricordino soprattutto gli addetti ai lavori delle istituzioni culturali. In particolare – per quanto ci riguarda professionalmente più da vicino – non dimentichino il significato e l'insegnamento degli angeli del fango quei bibliotecari che ancora oggi considerano gli utenti dei "disturbatori" o addirittura dei nemici da allontanare dai libri.

Riproduciamo sotto la pre-home (CLICCABILE) del sito ufficiale degli Angeli del fango da cui domani potrà anche essere seguito in live tv l'evento del raduno internazionale di Firenze. Questa l'URL: <
http://www.angelidelfango.it/>.



Angeli del fango - sito ufficiale Scrivi a... Elenco alberghi convenzionati per l'evento Guarda la diretta su intoscana.it. Clicca qui

postato da: biblaria | 21:10 | commenti

lunedì, 19 giugno 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO




[rattus]

Et sententia fuit

Emanato il provvedimento disciplinare: dal licenziamento in tronco a due giorni di sospensione dal servizio e dallo stipendio
di  Francesca Patanè



numero 53, 2006
Vergogna Internazionale
Numero speciale interamente dedicato al micidiale boomerang che ha messo al tappeto in Italia e all'Estero l'immagine di chi l'ha lanciato, l'Università di Palermo




 
[Univ. Palermo, Agraria]
Indagati due docenti dell'Università di Palermo
L'accusa: associazione a delinquere e abuso d'ufficio.
L'inchiesta, iniziata a Firenze, passata ora alla Procura di Trieste

Da AteneoPalermitano,
gennaio
2006, n. 49.


PALERMO

  Biblioteca Universitaria della facoltà di Economia 
BIBLIOTECARIA–GIORNALISTA INCOLPATA DAL RETTORE PER ESERCIZIO DI LIBERTÀ DI STAMPA  E DI ESPRESSIONE: DALLA MINACCIA DI LICENZIAMENTO ALLA SOSPENSIONE DI DUE GIORNI DAL SERVIZIO E DALLO STIPENDIO.

CONCLUSO IL «PROCESSO» DISCIPLINARE A FRANCESCA PATANÈ CON UNA SANZIONE INTIMIDATORIA. INACCETTABILE E DA RESPINGERE. LA COLLEGA IMPUGNERÀ LA SENTENZA.

«Un'azione prevaricatrice inaccettabile»
IL SINDACATO RdB-Cub Università E Bibl'aria LANCIANO UNA INIZIATIVA NAZIONALE DI PROTESTA E DI SOLIDARIETÀ CON LA COLLEGA INGIUSTAMENTE E ILLEGITTIMAMENTE "SANZIONATA":

UN Euro NOMINALE  contro le prevaricazioni del Rettorato di Palermo!

Riassumiamo il «caso» che ha portato il Rettorato di Palermo sotto i riflettori dell'opinione pubblica nazionale e internazionale. Francesca Patanè, con un articolo sul periodico online "Ateneo palermitano" da lei diretto in qualità di giornalista pubblicista, ha informato i suoi lettori dell'inchiesta penale a carico di due noti docenti della facoltà di Agraria dell'Università di Palermo nell'ambito di un'indagine nazionale sui concorsi truccati per posti di ricercatore e altri incarichi universitari. Ma a Palermo nessuno deve osare parlarne, tanto meno se lavora all'università, e Francesca è bibliotecaria alla facoltà di Economia. Da qui l'avvio di un procedimento disciplinare con il quale si intendeva risolvere la questione alla radice: «incompatibilità» con lo status di dipendente e licenziamento in tronco! Ma la grande mobilitazione e risonanza attorno al clamoroso caso hanno presto trasformato quel disegno in un boomerang. E non è ancora finita...

La prevaricazione contro Francesca Patanè deve terminare con un atto di scuse nei suoi confronti.  Questo l'unico esito onorevole che può davvero chiudere il «caso» e questo chiediamo anche noi del Gruppo Bibl'aria invitando a partecipare massicciamente all'iniziativa nazionale di protesta e mobilitazione presentata di seguito che promuoviamo congiuntamente al sindacato RdB-Cub Università.


[RdB-Cub]

RAPPRESENTANZE SINDACALI DI BASE
CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE RdB/CUB

RdB/CUB PUBBLICO IMPIEGO
Settore
Università
e
Bibl'aria
"aria nuova in biblioteca"

 [Bibl'aria]


Università di Palermo e minaccia di licenziamento

          della bibliotecaria-giornalista Patanè.         

Come è finita. Per ora… 

Il procedimento disciplinare alla collega Francesca Patanè – come si può leggere sul numero di “Ateneo Palermitano” attualmente in linea –, si è concluso con una sanzione “punitiva” di due giorni di sospensione dal servizio e dallo stipendio.  

Se il licenziamento ch'era stato anticipato sulla lettera di contestazione degli addebiti dunque non c’è stato,  i motivi – come dice la collega Patanè – sono da ricercare altrove, non certo nella convinzione dell’Amministrazione di avere sbagliato. 

Al di là della conferma di stima e rispetto per il lavoro di informazione che Francesca Patanè svolge come giornalista pubblicista oltre che come bibliotecaria universitaria, registriamo il primo successo ottenuto dai messaggi di solidarietà – quasi settemila! – giunti da tutta Italia e anche dall'estero. Un grande ringraziamento è stato rivolto da parte di Francesca Patanè a questi settemila colleghi a cui volentieri ci associamo. Ancora grazie! Questi messaggi sono infatti la risposta concreta all’iniziativa promossa da RdB e sostenuta con forza da Bibl'aria, e sono arrivati al Rettore dell’Università di Palermo e alla stessa collega per chiederne la piena riabilitazione e le scuse formali e scritte a cui, in quanto incolpevole, avrebbe avuto pienamente diritto. Un successo di partecipazione straordinaria che risulta, purtroppo, ancora parziale.  Ma solo per il momento… 

La collega Patanè ha naturalmente rigettato il provvedimento disciplinare che, ne siamo certi, è destinato a risolversi a suo pieno favore, anche nel caso estremo di ricorso giudiziario. 

Tuttavia, pur avendo piena fiducia nell’azione riparatrice della Magistratura, non possiamo ritenerci pienamente soddisfatti. La tracotanza del verdetto "punitivo" avallato dal Rettore Silvestri va stigmatizzata. E' inaccettabile che una sanzione di bavaglio (qualunque sia la sua "entità") venga applicata a una collega non per qualche addebito nell'àmbito del suo servizio ma per avere esercitato come giornalista il diritto a fornire una informazione corretta e completa. Ed è ancora più inaccettabile che con tale sanzione si cerchi di nascondere l'unica e autentica vergogna che mina alla radice l'onorabilità e il rispetto dell'università italiana: lo scandalo dei concorsi truccati su cui finalmente la Magistratura sta indagando per gravissimi reati penali. Con nomi e cognomi di idagati che appartengono anche al corpo docente dell'ateneo di Palermo, il quale però non trova di meglio che "salvaguardarsi" punendo la bibliotecaria-giornalista che ha osato farne menzione in un articolo.

Poiché riteniamo l’azione dell’Ateneo una prevaricazione indegna di un’Amministrazione Pubblica corretta e trasparente, ci facciamo promotori di un’azione dimostrativa, un’iniziativa di protesta simbolica, ma di grande significato:  

inviamo un messaggio alla collega e manifestiamole la nostra solidarietà “versandole” (SOLO VIRTUALMENTE) 1 Euro per contribuire alla reintegrazione  dei due giorni di stipendio che l’Università di Palermo le ha abusivamente, arbitrariamente e illegittimamente sottratto.  

UN Euro NOMINALE  contro le prevaricazioni del Rettorato! 

(N.B.: nessun versamento materiale è richiesto, a nessun titolo) 

Dimostriamo ancora una volta a Francesca Patanè di non essere sola, e all’Università di Palermo che il nostro Sindacato e i bibliotecari-giornalisti di Bibl'aria non intendono abbassare la guardia!!!  

Questo il messaggio, da inviare all’indirizzo: francescapat@gmail.com:    «– clicca

Io sottoscritto/a ………………………. verso alla collega Francesca Patanè 1 Euro per contribuire alla reintegrazione dei due giorni di stipendio che l’Università di Palermo le ha abusivamente, arbitrariamente e illegittimamente sottratto.
Città, Data


Roma e Palermo,  19-06-2006

 RdB/CUB Università                                         Gruppo Bibl'aria

              sito Web                                                                                    sito Web


Sul Biblog abbiamo già parlato del caso in precedenti articoli e commenti e in una recente intervista  rilasciata a Bibl'aria da Francesca Patanè.

  QUI 
L'INTERVISTA
A  Francesca Patanè
(19 aprile 2006)


Il Barbiere della Sera
02.06.2006
Paris e le sette querele
di Francesca Patanè

Prima udienza del processo a Quirino Paris , il professore trentino che dalla California, dove vive e lavora, si è messo in testa di fare chiarezza sui concorsi accademici italiani


Per commentare sul Biblog basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.

postato da: biblaria | 21:43 | commenti