A 60 anni dalla morte e a 100 dalla nascita di Camillo Berneri (parte terza)

di Claudio Strambi

 

Il ruolo di Berneri nella rivoluzione spagnola

 

Che Berneri sia stato molto critico rispetto alla linea politica, portata avanti dai dirigenti della Cnt (1) e della Fai spagnola dopo il 19 luglio '36 (2), è incontrovertibile. Opinioni assai diverse invece ci sono tra gli storici, sul fatto se il dissenso di Berneri fosse sull'impianto complessivo di quella politica, cioè la collaborazione governativa con il Fronte Popolare in funzione antifascista, oppure se Berneri accettò sostanzialmente l'impianto e si limitò a lamentarsi degli effetti inevitabili di quella politica (3). L'estrema varietà di opinioni tra coloro che maggiormente hanno studiato il problema, impone prudenza di giudizio ed in ogni caso ciò che interessa a questo articolo è di cercare di estrarre il valore metodologico dell'azione di Berneri nella rivoluzione spagnola.

Per Beneri qualsiasi processo rivoluzionario non poteva avere un carattere lineare in senso comunista libertario e l'ordine post-insurrezionale non poteva che essere un ordine misto, frutto inevitabile delle contraddittorie dinamiche sociali e della pluralità di espressioni politiche delle masse popolari. In questo senso l'ordine social-politico della prima fase della rivoluzione spagnola, con il socialismo libertario realizzato in vaste zone del paese, con il popolo in armi, con uno stato ridotto enormemente nei suoi poteri reali e con gli anarchici come forza maggioritaria, corrispondeva in qualche modo alle sue concezioni. E' probabile da parte sua una sottovalutazione della sopravvivenza dello Stato ed in ogni caso lui non ha mai negato le esigenze unitarie della guerra anti-fascista. Di fronte al progressivo coinvolgimento governativo della Cnt-Fai (4), è presumibile che la sua posizione fosse contraria. A parte la testimonianza di Marzocchi (5), proprio il suo concetto di ruolo propulsivo degli anarchici nella rivoluzione (che per sua natura non è mai interamente anarchica) non era compatibile con la scelta governativa. Tuttavia le sue critiche alla linea prevalente, pur se acute e competenti, appaiono per molti aspetti interne ad una logica (6). Berneri attaccò duramente e senza peli sulla lingua il Pc spagnolo, la Terza Internazionale e la loro linea contro-rivoluzionaria (difesa della proprietà privata, trasformazione delle milizie in esercito regolare, attacco ai comitati di autogestione,ecc.), ma rispetto alla linea tenuta dagli anarchici, le sue proposte pur se alternative, non sembrano comunque uscire dalla gestione semi-statale. Difficile stabilire quanto fosse tattica e quanto condizionamento ambientale. Quel che è certo è che il fatto che lo preoccupava di più era la constatazione della fragilità politica dell'anarchismo spagnolo. Alla vecchia linea del Piave della tattica politica, cioè il non coinvolgimento istituzionale, si stentava a definirne un'altra. Sul piano ideologico c'era una paurosa perdita di identità. Sul piano sociale si permetteva che i ceti medi guidati dal Partito Comunista arrestassero il processo rivoluzionario. Sul piano della conduzione della guerra non si era in grado di fare alcuna proposta politicamente qualificante. In realtà quando Berneri chiedeva il controllo della base sull'operato dei dirigenti anarchici in seno agli organi governativi, quando proponeva una gestione internazionale della guerra basata sulla dichiarazione di autonomia marocchina e sul fomento della rivolta anti-coloniale del mondo islamico, quando chiedeva il mantenimento o il ripristino dell'eleggibilità dei comandanti nell'esercito, quando affermava che "per noi la lotta intavolata è tra il fascismo ed il comunismo libertario", quando chiedeva alla Montseny (7), cosa realmente stesse a fare nel governo e la invitava a chiamare le masse a giudicare, Berneri diceva che il patto politico e sociale, sancito con il governo Caballerro, non serviva alla vittoria della guerra anti-fascista, affondava la più grande esperienza di socialismo mai realizzata e portava il movimento anarchico più forte del mondo alla morte politica. E che quel patto doveva essere rotto.

 

La sua fine, il suo mito

 

Berneri, per noi libertari, è certamente anche un mito. Ha ragione chi afferma che Berneri va ricordato per ciò che ha fatto e detto in vita, ma nondimeno il modo con cui è morto pesa.

Il mito è una dimensione forse non insopprimibile, ma certamente oggi reale, con una sua funzione storica. La cosiddetta "fine del comunismo", così come in passato "l'esistenza del comunismo realizzato" ci mostrano come con il mito bisogna farci i conti. Il mito è una dimensione pericolosa perchè irrazionale. Ma c'è mito e mito. Rosa Luxemburg che con l'ordine che sta per Regnare a Berlino, rifiuta di mettersi in salvo, perché rifiuta i privilegi dei capi, ha una funzione educativa ben diversa dal Signor Acciaio dai grandi baffi, che con il suo braccio potente guida l'Esercito proletario internazionale.

In questo senso Berneri, vittima dei sicari staliniani, rappresenta l'intelligenza contro la brutalità, la complessità contro le semplificazioni, la limpidezza contro l'intrigo.

 

NOTE

1. La Cnt era la Confederation National de el Trabaio, organizzazione di massa anarco-sindacalista, mentre la Fai era la Federazione anarchica Iberica, organizzazione anarchica specifica. Entrambe le organizzazioni sono tutt'ora esistenti.

2. Il 19 luglio una sollevazione militare ispirata dal Generale Franco viene sconfitta, in tre quarti della Spagna, dai lavoratori in armi. E' l'inizio della Guerra civile e della rivoluzione. Per una storia sintetica della rivoluzione spagnola del '36, vedi il numero speciale di "Comunismo Libertario" del luglio '96, dove è descritta nelle note un'ampia bibbliografia.

3. Vedi ad esempio la differenza di giudizio tra quello di F. Madrid Santos nel suo libro e quello dello storico italiano G. Cerrito in "Atti...".

4. Il 26 settembre del '36 gli anarchici entrano nel governo catalano ed il 5 novembre entrano nel governo centrale presieduto dal socialista Caballero.

5. Intervista a Marzocchi (militante anarchico, combattente in Spagna, figura importante dell'anarchismo italiano del secondo dopoguerra) in "Memoria antologica...", pag. 47.

6. Per un idea generale sulle critiche di Berneri ai dirigenti spagnoli, vedi la raccolta di articoli "Camillo Berneri-Guerra di classe in Spagna 1936-37".

7. Federica Montseny una delle massime esponenti della Cnt-Fai e Ministro della Sanità del Governo Caballero. La "Lettera aperta alla compagna Federica Montseny" è la denuncia più aperta della politca governista dei dirigenti anarchici spagnoli e rappresentò probabilmente la definitiva condanna a morte di Berneri da parte della Terza Internazionale.