Cineritratti
Di Mario Verdone
Un interessante, anche se infrequente, filone della attuale produzione cinematografica fa rivolgere l’attenzione al “ritratto” biografico di personaggi contemporanei.

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30 Giugno 2003

Cineritratti Di Mario Verdone

Un interessante, anche se infrequente, filone della attuale produzione cinematografica fa rivolgere l’attenzione al “ritratto” biografico di personaggi contemporanei. Lo spettatore è invitato a visionare film che non hanno niente in comune con le abituali storie malandrine, “horror” o fantascientifiche, che spesso sanno di stantio, ed i quali presentano invece la vita com’è e gli uomini come sono; quasi riconquistando lo spazio perduto da una attraente attività di documentazione che spesso si rivela efficacmente istruttiva. I risultati non sono sempre gli stessi ma talvolta il prodotto offerto, se realizzato con scrupolo e amore della verità ha aspetti accattivanti perché mostra a nudo l’ “anima”. È il caso di “Fellini: sono un gran bugiardo” di Damian Pettigrew, dove è il discorso stesso del maestro, non di rado affascinante, quasi cesellato nella scelta delle parole, attraverso interviste registrate un anno prima della morte, che offre un eccezionale documento biografico, descrive la “verità” di Fellini che può coincidere con falsità, bugia, artificio, in una confessione da non perdere: la quale svela i segreti del suo pensiero e del suo operare, e spiega il mistero della creatività di un artista.

Altro ritratto incontriamo in “Un mondo d’amore” di Aurelio Grimaldi, ove sono rievocati gli anni di Casarsa del giovane docente Pier Paolo Pisolini, travolto poi dallo scandalo e costretto ad emigrare a Roma, dove maturerà il suo talento di scrittore. Il regista, valendosi di un misurato interprete, non può che descrivere le crudezze dell’esistente, ma lo fa con rispetto.

“L’anima di un uomo – The Soul of a Man” di Wim Wenders è la rievocazione, con materiali originali o ricostruiti, di campioni americani del “blues” in tre ritratti bio-musicali dedicati a Spike James, Blind Willie Johnson (il cieco), J. B. Lenoir.

In “Pollock” l’attore-regista presenta con impegno e comprensione la vita del pittore espressionista-astratto statunitense, nel mondo di Paggy Guggenheim e dei critici che hanno frequentato la cultrice dell’arte e collezionista.

Nel film-intervista dedicato a Fellini appaiono anche altri personaggi: lo scrittore Italo Calvino, che parla dell’uso della verità e dell’artificio nella scrittura letteraria; l’attore Donald Sutherland (il quale impersona Casanova) che dice di detestare la scena della realtà e di preferire l’atmosfera del “set”; lo scenografo Dante Ferretti, Giulietta Masina, lattore Merende Stamp, il direttore della fotografia Giuseppe Rotunno, il pittore Geleng di cui si ricorda un bel ritratto pittorico del regista. E tutti danno vivaci testimonianze della frequentazione di Fellini.

Non è “ritratto” soltanto il film-intervista o la ricostruzione biografica. Per esempio Geleng venne ripreso da Raffaello De Sanctis in quello che si può definire il “Ritratto” di una via: cioè “Via Margotta”, cortometraggio sponsorizzato da un Comitato che vuole celebrare la famosa via come appartenente al patrimonio culturale dell’umanità. Nel breve film appaiono pittori, scultori, decoratori, scrittori, corniciai, artigiani di varie specialità. Riprende il tema già svolto da Raffaello Saitto decenni fa per la Settimana Incom, in un filmato ora appartenente all’Istituto Luce. Vi si rievocavano artisti come Mafai, Guttuso, Afro. Il “Luce” possiede ora una bella e rara sequenza di “ritratti”, ripresi a Via Margotta: il poeta Augusto Jandolo è con Trilussa e Ceccarius. Si vedono nello studio di Jandolo: sono i fondatori di quell’almanacco, ormai sessantennale, che si chiama la “Strenna dei Romanisti”, vera e propria enciclopedia della vita e dell’arte di Roma.

 
 
 
 

 


 
     
 
 
 


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