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DUE CT IN LOTTA: DUNGA VUOLE STRAPPARLO A DONADONI

L’oriundo Amauri
tra Brasile e Italia

30/10/2006
di Marco Ansaldo



Amauri
L’Italia e il Brasile non litigheranno per Amauri ma il fatto che Carlos Dunga abbia deciso di convocare nella Seleçao l’attaccante del Palermo conferma che anche in Sudamerica era arrivata la voce che Donadoni avrebbe potuto ripetere con lui quanto fece il Trap con Camoranesi: chiamarlo in azzurro come oriundo. «Ho completato le pratiche per ottenere la cittadinanza dal momento che sono qui da più di 5 anni - ha spiegato Amauri, nato 26 anni fa a Carapiquiba, Stato di San Paolo -. Aspetto che me la riconoscano». A quel punto potrebbe giocare in Nazionale visto che in Brasile lo hanno sempre ignorato. Ieri, a Firenze, c’era a vederlo Sergio Buso, uno dei collaboratori di Donadoni, Dunga invece lo ha seguito in tv perché Fiorentina-Palermo è stata diffusa in Sudamerica, però ha giocato di anticipo. Non si sa mai, in questi tempi poveri di talenti e di novità: il ct brasiliano vorrebbe evitare lo scherzo toccato agli argentini che hanno visto uno dei loro, Camoranesi appunto, diventare campione del mondo ma per un altro Paese.

In 3 mesi a Palermo Amauri si è fatto conoscere più che nei 6 anni trascorsi dall’arrivo in Italia, a Napoli, dopo un breve parcheggio al Bellinzona dove l’aveva portato Grimaldi, il suo procuratore, per ambientarlo all’Europa. Aveva 20 anni, era un perfetto sconosciuto, uno di quei brasiliani dispersi in club ai margini del grande calcio: il suo si chiamava Santa Caterina e per farlo vedere agli italiani i mercanti di uomini e sogni lo avevano inserito in una selezione ad hoc per giocare il Torneo di Viareggio. Era piaciuto abbastanza. Non un fenomeno per cui svenarsi, però un centravanti alto, mobile, con piedi buoni. Tutto cominciò con quel viaggio. Il resto è stato un percorso tortuoso, nel quale Carvalho de Oliveira Amauri ha rischiato anche di perdersi. Napoli, Piacenza, Messina. Poca roba, poche presenze e soprattutto pochi gol per una prima punta.

Al Chievo le cose sono filate via un po’ più lisce. Non subito però. Due anni con poche reti, l’ultimo finalmente da cannoniere, 11 gol in 37 partite. Così Zamparini l’ha portato a Palermo, spendendo quanto non aveva mai sborsato per nessuno, neppure per Toni: 8 milioni di euro più Godeas per strapparlo all’Udinese. «Se il Milan per Oliveira ha speso 20 milioni, Amauri ne vale 40 ma io non lo cedo», ha detto il patron dei siciliani. Siamo convinti che se qualcuno arrivasse da lui con 25 o anche meno, glielo incarterebbe e spedirebbe a casa. Ciò che importa, però, è il rendimento dell’attaccante che ha già segnato 5 gol e regalato assist a Di Michele, con cui si intende alla perfezione. Avrebbero potuto stare insieme anche in Nazionale, ma è un progetto abortito sul nascere, a quanto pare.

«Ho segnato 2 gol - ha detto Amauri, che a Palermo vive in una zona appartata di Mondello, con la moglie in attesa del secondo figlio - ma non li ho fatti né per Guidolin né per Donadoni o Dunga. Appartengono alla gente di Palermo e alla mia famiglia». Quanto all’Italia e al Brasile, Amauri si mantiene prudentemente ambiguo. «Sarebbe un onore giocare in qualsiasi delle due, anche se il Brasile è sempre il mio Paese». Buffon gli ha consigliato di scegliere «secondo le ragioni del cuore». Lo farà. Aspetta solo che Dunga si faccia vivo.

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