La Mansarda di Miele
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Milo Manara




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Milo Manara nasce a Luson, in provincia di Bolzano, nel 1945.
All’inizio si dedica alla pittura e alla pubblicità, poi nel 1969 esordisce come disegnatore di Genius, una serie noir che sfrutta il successo di classici del genere come “Satanik”, o “Kriminal”.
In seguito si cimenta su “Jolanda”, fumetto softcore, e “Telerompo”, mensile satirico.
Dopo questo lungo apprendistato approda al Corriere dei Ragazzi, dove, in mezzo a moltissimi “liberi”, disegna su testi di Mino Milani una serie di processi a grandi personaggi della storia.
La svolta è nel 1976. Abbandona i fumetti per ragazzi, e su Alter, mensile di fumetti sperimentali associato a Linus, pubblica la sua versione di un classico della letteratura cinese, “Lo scimmiotto” (su testi di Silverio Pisu).
Nel 1978 per la rivista francese "A Suivre" crea il personaggio di Giuseppe Bergman, che riutilizzerà più volte nel corso degli anni, spostandolo da un capo all’altro del pianeta.
Gli anni ’80 lo vedono artista ormai affermato, tuttavia la consacrazione ad autore di culto si ha con ”Il gioco”, una storia che parla di una macchina capace di trasformare qualsiasi donna in una ninfomane scatenata.
Il gioco avrà edizioni popolari, di lusso, tre seguiti, e addirittura l’onore di diventare un film, prodotto in Francia.
Manara ormai è un autore cult. E’ conosciuto in tutto il mondo. La Francia lo considera uno dei disegnatori più importanti del mondo.
Anche il mercato americano, notoriamente restio ad accettare autori da fuori, deve riconoscere la sua bravura.
La sua predilezione per il genere erotico però gli sbarra la strada a lavori oltreoceano. Una delle pochissime collaborazioni con case editrici americane sarà la copertina per la variant version di “Verotik Illustrated 3”, dove Manara da’ la sua versione dei personaggi della casa editrice di Glenn Danzig.
Inutile dire che l’albo in questione è introvabile, ed ha raggiunto quotazioni allucinanti nel mercato dei collezionisti.
Manara a un certo punto ha deciso di fare tutto da solo, testi e disegni, e a parte due proficue collaborazioni con Hugo Pratt che portarono alla realizzazione di “Tutto ricomincio un’estate indiana”, e “Il Gaucho”, da anni è lui a scrivere i testi delle sue storie.
La critica spesso ha detto che le storie di Manara in realtà non esistono, ma sono solo pretesti più o meno velati per esibire le nudità delle sue protagoniste. Lo stesso Manara in più di un’occasione ha mostrato il fianco a queste accuse, affermando che secondo lui la sincerità tra autore e lettore doveva spingersi fino al punto di offrire al lettore quel che si è realizzato, senza preoccuparsi di “rifinire” il proprio lavoro. Se sono riuscito a fare questo, ti do questo. Punto.
Qualcuno invece diceva che il dovere di un autore è di offrire dei prodotti validi, non quello che esce in prima battuta dalla mente o dalla matita, punto e basta.
E che una maggiore revisione e controllo delle sceneggiatore male non gli avrebbe fatto. Ma le chiacchiere stanno a zero.
Manara è uno degli autori più famosi, se non il più famoso, presente sul mercato. Lui viaggia su un altro livello.
Non a caso è l’unico autore italiano che pubblichi i suoi volumi quasi esclusivamente per la Mondadori, ossia la casa editrice più grande del paese.
E il pubblico lo segue, anche se le storie non sono proprio questi capolavori. Manara piace perché è un erotismo raffinato.
Un po’ come quando Playboy divenne uno status symbol per l’intellighenzia radical-chic americana.
Sì, sono donne nude, ma sono disegnate tanto bene.

Alessandro Bottero


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