Information Safety
and Freedom

web magazine sugli attacchi alla libertà di stampa nel mondo
         

 

Dedicato a tutte le giornaliste e scrittrici a cui i vari governi del mondo impediscono la libertà di espressione


 

Il video "Women in Art", è uno splendido inno consacrato alla storia dell'arte attraverso l'immagine della donna
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In stampa

Sotto pressione
Il giornalismo in Colombia prigioniero di guerriglia, narcotraffico, paramilitari e governo

a cura di Stefano Neri e Martin E. Iglesias

Il volume nasce dalla collaborazione di Information Safety and Freedom con l'Osservatorio Informativo Selvas.org e l'associazione Traduttori per la Pace
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condannato a morte in Afghanistan giovane reporter
 

La forca per una fotocopia
Il giovane reporter Parwiz Kambakhsh scarica dal web un articolo che discute alcuni dettami del Corano: arrestato e condannato a morte per «blasfemia»...

Aderisci alla campagna per l’immediata liberazione del giovane giornalista afghano Parwiz Kambakhsh 
Appello dell'Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane (Rawa)
 
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novità in libreria



 

Prigioniera di Teheran
di Marina Nemal
pagg. 317 - € 17.00
Cairo Publishing ed. (2007)
Questa storia di violenza, annientamento e rinascita comincia in Iran, una fredda sera di gennaio del 1982, quando i guardiani della Rivoluzione arrivano a casa di Marina Nemat per arrestarla. In quel momento nella vita di una spensierata sedicenne si apre uno squarcio, un abisso in cui solo vent'anni dopo quella ragazza diventata donna riuscirà a gettare lo sguardo.
 
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   Archivio

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in evidenza (video)


Per ricordare la giornalista afghana Zakia Zaki
Grazie all’associazione AINA, un documentario che presenta il talento e il coraggio della giornalista Zakia Zaki, è disponibile su You Tube. La Zaki da sei anni dirigeva la radio privata locale 'Radio Pace'. E' stata uccisa nella sua abitazione l'8 giugno.
 
AFGHANISTAN
La situazione della stampa nel Paese

Intervista di Rai News 24 a Mir Haidar Mutahar, giornalista afghano, direttore del giornale di Kabul 'Arman-e-Millie' (l'Ideale della nazione) e membro del consiglio direttivo dell'Associazione dei Giornalisti Afghani
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per non dimenticare



 

Anna Politkovskaya: "io vivo la vita e scrivo ciò che vedo"
Ricordo della splendida coraggiosa giornalista russa uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006



 

Hrant Dink: martire europeo
Ricordo del giornalista di origine armena, direttore del settimanale ‘Agos’. Proprio davanti alla porta del giornale, nel quartiere  Sisli di Istanbul, il giornalista viene assassinato il 19 gennaio 2007 con tre colpi alla testa.
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Cina: "nessuna manifestazione senza autorizzazione", i Giochi olimpici sono sempre più vicini
14.03.2008 - Il sindaco aggiunto di Pechino, Liu Jingmin, ha ricordato il 12 febbraio, nel corso di una conferenza stampa tenuta a margine della sessione annuale della 'Conferenza consultiva politica del popolo cinese', la volontà delle autorità cinesi di controllare tutte le manifestazioni che potrebbero aver luogo durante i Giochi olimpici. "Per organizzare qualsiasi manifestazione, una domanda dovrà essere depositata presso la polizia municipale che deciderà se dare o no l'autorizzazione secondo le leggi cinesi", ha precisato Liu Jingmin. Di fatto, la polizia cinese non rilascia quasi mai autorizzazioni per manifestazioni pubbliche, in particolare quando riguardano aspetti che potrebbero coinvolgere il governo. Queste dichiarazioni chiariscono una volta di più l'intenzione delle autorità di prevenire i desideri di gruppi locali o stranieri di usare l'esposizione mediatica offerta dalla competizione sportiva per richiamare la comunità internazionale sui diritti dell'uomo in Cina, la libertà di espressione e la situazione nel Tibet. (Fonte: RSF)

«È filo-Hamas», Israele dichiara guerra ad 'Al Jazeera'
14.03.2008 - Lo Stato ebraico prova a mettere il bavaglio alla tv più odiata dai regimi arabi: niente più interviste dal governo e in futuro stop agli accrediti...

SIRIA: ALLA SBARRA GIOVANE BLOGGER, RISCHIA fino a 5 ANNI PER CRITICHE VIA WEB
14.03.2008 - Sarà processato lunedì di fronte all'Alta Corte di Sicurezza di Stato il giovane blogger siriano Tariq Biyasi, accusato di "minare il sentimento nazionalistico" e di "diffondere notizie infondate". Il 22enne blogger, originario di Tartus, sulla costa siriana, è stato arrestato lo scorso luglio e rischia fino a cinque anni di carcere dopo aver pubblicato su siti internet alcuni commenti critici nei confronti delle autorità di Damasco. Del caso si è occupata anche l'organizzazione Reporters sans frontières (RSF) che ha definito l'arresto di Biyasi "arbitrario", ed ha lanciato una campagna per la sua liberazione. RSF ricorda che "il partito Baath controlla la maggior parte dei mezzi di informazione" e che "cresce di giorno in giorno la repressione esercitata sugli internauti, tanto che la Siria è diventata la più grande prigione del Medioriente" per chi viola le norme fissate per Internet. Anche l'organizzazione Human Rights Watch (HRW) ha chiesto alla Siria di fermare gli arresti degli attivisti per la pubblicazione di commenti su internet e di porre fine all'oscuramento dei siti web. (Fonte: ADN Kronos International)

Sudan: di nuovo la censura 
14.03.2008 - Il governo di Khartoum ha deciso di ripristinare la censura preventiva ai danni dei media di proprietà privata. La decisione è stata presa dopo che numerosi quotidiani e televisioni avevano sottolineato il supporto che il governo locale stava fornendo ai ribelli del Chad nella loro offensiva contro la città di N’Djamena. Un ufficiale non identificato delle forze di sicurezza (NSS) ha dichiarato alla Reuters che la censura preventiva era stata ripristinata, confermando l’impressione ricevuta da numerosi media con base a Khartoum, perseguitati nell’ultimo mese dalla polizia politica.

Canada: negata copertura mediatica 
14.03.2008 - Quattro organizzazioni che si occupano di informazione, di origine statunitense e canadese, si sono appellate contro la decisione di una corte dell’Ontario di impedire la copertura mediatica dell’interrogatorio di 17 persone arrestate nel 2006 perché sospettate di aver preso parte ad atti terroristici. Secondo Reporters sans frontières “queste organizzazioni stanno solo cercando di esercitare il loro diritto di informare ed essere informate. È difficile capire perché una corte voglia impedire al pubblico di capire le ragioni, magari legittime, che hanno portato all’arresto e al rilascio di alcuni di questi individui. Gli appelli sono stati presentati dalla Canadian Broadcasting Corporation (CBC), dalla CTV television, dal “Toronto Star” e dalla Associated Press, l’agenzia di stampa USA. 

PARIGI-DANIMARCA: TORNANO LE caricature di Maometto
14.03.2008 - La pubblicazione nel 2006 di caricature di Maometto sul settimanale satirico francese «Charlie Hebdo» non costituirebbe offesa nei confronti dei musulmani. Lo ha stabilito la Corte d'appello di Parigi, confermando l'assoluzione del direttore della pubblicazione, Philippe Val, decisa il 22 febbraio dal tribunale. Contro la sentenza di primo grado si era appellata l'Unione delle organizzazioni islamiche di Francia e la Lega islamica mondiale, costituitesi parti civili. Intanto, il primo ministro danese Rasmussen ha esortato l'UE (che si riunisce oggi a Bruxelles) a serrare i ranghi nella difesa della libertà d'espressione, dopo l'annuncio della diffusione del film di propaganda anti-Islam dell'estrema destra blasfema olandese. Le polemiche erano riesplose in Danimarca dopo la riproposizione in 18 testate di una caricatura di Maometto. Ieri la polizia pachistana ha disperso circa 800 manifestanti radunatisi in tre quartieri di Peshawar per protestare contro le vignette islamofobe. In alcuni paesi musulmani è ripartito il boicottaggio di prodotti danesi. (Fonte: Peace Reporter)
 



campagna internazionale per liberare i quasi cento giornalisti e cyberdissidenti, attualmente in carcere nel Paese che ospiterà le prossime Olimpiadi

Il dossier di ISF: gli attacchi alla  libertà di stampa e di espressione in Cina
Cronaca di una repressione che non conosce limiti

 
Protesta virtuale nelle piazze «proibite»: da Tienanmen a Rangoon gli avatar partecipano alle manifestazioni
13.03.2008 - Sono 63 i cyberdissidenti attualmente in carcere in giro per il mondo. Persone che hanno l'unico torto di aver espresso liberamente la propria opinione utilizzando il web. Sorte analoga è toccata a 2.600 siti web e blog, chiusi nel corso del 2007 per lo stesso motivo. Sono i primi risultati dello studio annuale sullo stato della libertà di espressione redatto da Reporters sans frontières, organizzazione internazionale a difesa della libertà di stampa...

Cina, Stati Uniti e Diritti Umani 
di Roberto Reale (segretario di Information Safety and Freedom)
13.03.2008 - “Condanne a morte inflitte con riti sommari, torture per estorcere confessioni, uso massiccio dei  lavori forzati, forme di repressione sempre più dure per controllare i media e Internet e per reprimere le minoranze religiose”.  E’ questo il ritratto della Cina 2007 tracciato dal Dipartimento di Stato Americano. E’ la raffigurazione, in linea di massima fedele, di un paese dove i diritti umani continuano a essere pesantemente calpestati a dispetto delle molte rassicurazioni fornite dal regime in vista delle Olimpiadi 2008 di agosto a Pechino. Ma la notizia vera è un’altra. Malgrado questa analisi formalmente durissima, gli Stati Uniti hanno deciso che la Cina non è più nella lista nera  dei dieci paesi “più feroci” del pianeta. Un elenco che sarebbe invece formato da Corea del Nord, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Eritrea e Sudan. Guarda caso si tratta di un gruppo di nazioni che hanno tutte pessimi rapporti con le autorità americane.  Proviamo ad  avanzare una domanda. Siamo poi sicuri che in Bielorussia i cittadini siano oggi trattati dal potere peggio degli abitanti di Iraq, Pakistan, Arabia Saudita? C’è qualcosa di terribilmente ipocrita in queste classifiche dei cattivi, dei paesi canaglia, formulate a Washington e dintorni. Lo ha fatto notare la sezione americana di Amnesty International che ha puntualmente denunciato come venissero dimenticati abusi e violenze commesse da paesi alleati degli Stati Uniti.  Non è andato sul leggero Larry Cox, direttore esecutivo di Amnesty Usa, che ha parlato di un rapporto scioccante alla luce dei comportamenti tenuti dall’amministrazione nella cosiddetta guerra al terrore e alle  torture praticate negli interrogatori effettuati nei paesi coinvolti nel programma di “extraordinary renditions” promosso dalla Cia per estorcere, con il supporto di governi complici, confessioni  a terroristi veri o presunti. Ma torniamo alla questione Cina. Perché questo “trattamento di favore” riservato a Pechino? Nella conferenza stampa di presentazione del rapporto Jonathan D. Farrar, assistente segretario di Stato per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, è stato tutto sommato quasi sincero. “Vorrei dire che la Cina fa parte sicuramente della sezione dei paesi autoritari ma è in una fase di riforma economica – ha affermato rispondendo ai giornalisti -  non c’è stato però ancora un corrispondente processo di democratizzazione politica”. Tradotto in concreto: con la Cina si fanno ottimi affari, è un gigante economico dal quale non si può prescindere, le libertà politiche prima o poi arriveranno e comunque non sono oggi una priorità. E’ indubbiamente quanto le autorità comuniste di Pechino vogliono sentirsi dire (malgrado le reazioni sdegnate  di facciata sui contenuti del rapporto) preoccupate come sono per il buon esito delle Olimpiadi di agosto. Per Reporter sans frontières questo atteggiamento vuol dire rinunciare a forme concrete di pressione proprio in un momento nel quale la repressione si abbatte su centinaia di monaci tibetani, su giornalisti e blogger che vorrebbero raccontare quanto accade nel paese. E in effetti le prossime olimpiadi paiono sempre di più una sorta di spartiacque. Tutti quei soggetti che “sono in affari con Pechino” ( grandi multinazionali ma anche istituzioni sportive e governi come quello inglese e ora quello americano) appaiono sempre più disposti a chiudere entrambi gli occhi sul tema dei diritti umani in Cina. Una questione che riguarda un quinto dell’umanità e che tocca da vicino il nostro futuro perché il liberismo senza democrazia è una formula politica che piace ai potenti di ogni parte del mondo, Occidente incluso.

Crisi umanitarie dimenticate dai mass media italiani. La denuncia di Medici senza frontiere
13.03.2008 - I media italiani coprono sempre meno le crisi umanitarie del globo. E' quanto risulta dal rapporto presentato da Medici senza frontiere (Msf) sull'attenzione posta dai telegiornali italiani durante il 2007 alle crisi umanitarie. L'analisi, condotta sulle edizioni diurne e serali dei tg Rai e Mediaset, ha mostrato una riduzione delle notizie sulle crisi durante tutto l'arco dello scorso anno: se, nel 2006, le crisi coprivano il 10 percento dell'offerta informativa, nel 2007 la percentuale è scesa all'8 percento, ovvero a 6426 notizie su 83200. Nella top ten delle 'dimenticate' troviamo la Somalia, lo Zimbabwe, la tubercolosi, la malnutrizione infantile, lo Sri Lanka, la Repubblica Democratica del Congo, la Colombia, il Myanmar, la Repubblica Centrafricana e la Cecenia. Nella zona est della Repubblica Democratica del Congo le violenze proseguono, ma i media italiani vi dedicano in un anno solo cinque notizie. E la situazione peggiora per quanto riguarda il conflitto della Repubblica Centrafricana, combattuta tra esercito e milizie ribelli a scapito dei civili, che non viene trattato neppure una volta. Secondo Msf i media italiani tendono a esaminare i contesti delle crisi solo quando riguardano eventi e personalità italiane o occidentali. La crisi somala viene analizzata in occasione dei vertici politici cui partecipa il governo italiano e i telespettatori vengono a sapere degli scontri tra esercito e Tigri Tamil, in Sri Lanka, solo in riferimento all'ambasciatore italiano. Mentre la crisi tra governo colombiano e guerriglieri delle Farc si esaurisce al rapimento di Ingrid Betancourt. Solo il Darfur ha avuto una maggiore copertura mediatica rispetto al 2006, ma si trattava soprattutto di notizie riguardanti le visite delle star o le iniziative per la raccolta di fondi. Solo diciotto notizie sono state dedicate alla malnutrizione che ogni anno uccide 5 milioni di bambini sotto i 5 anni. (Fonte: Peace Reporter)

India: inaugurato portale dedicato ai diritti dei disabili
13.03.2008 - Il primo portale internet indiano dedicato ai diritti dei disabili e a informazioni per loro utili è stato inaugurato in questi giorni dall’agenzia governativa ‘Concilio dell’India per la riabilitazione’; secondo stime ufficiali sarebbero 21 milioni le persone con disabilità nel paese, ma le organizzazioni non governative ritengono che siano almeno il doppio. Il sito include un blog e un forum in cui gli utenti potranno scambiarsi opinioni e segnalare esigenze. (Fonte: Agenzia Misna)

Pakistan: giornalista liberato, ma altri due reporter dello stesso giornale continuano a essere scomparsi
11.03.2008 - Khalil Khosa, giornalista del quotidiano 'Azadi', che non aveva dato più notizie di sè dal 29 febbraio 2008, è stato liberato. Il giornalista era scomparso mentre si stava dirigendo verso una conferenza stampa nella città di Nasirabad (sud del Paese). I rapitori lo hanno rilasciato dopo averlo ripetutamente minacciato di morte se avesse continuato la professione di reporter. La redazione del quotidiano è sempre senza notizie di due altri suoi giornalisti. Hameed Baloch, scomparso il 3 marzo 2008, e Javed Lehri, che non è stato più visto dal 30 novembre 2007. (Fonte: RSF)

Cecenia: il presidente ceceno Kadyrov entra a far parte dell'ordine nazionale dei giornalisti russi!
di Maria Magarik
11.03.2008 - “Il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov ha dato un contributo significativo alla libertà di stampa, allo sviluppo dei mass-media indipendenti a Grozny. Per questo Kadyrov dovrebbe far parte dell’Ordine nazionale dei giornalisti russi”.  Con questa richiesta un gruppo di giornalisti del Caucaso si è rivolto al Direttivo dell’ordine professionale di Mosca. Detto fatto. La tessera è stata consegnata con tutti gli onori al presidente. Tanto per rammentare chi sia Ramzan Kadyrov basta ricordare un solo nome: Anna Politkovskaja. La coraggiosa giornalista russa, assassinata  il 7 ottobre 2006 a Mosca, che denunciava  le scorribande delle milizie dell’attuale leader ceceno. Più volte Kadyrov  minacciò la Politkovskaja. L’omicidio di Anna rimane tuttora impunito. La travagliata inchiesta  non è arrivata a scoprire il mandante e forse non ci arriverà mai. Il direttore di 'Novaja gazeta', per il quale Anna lavorava, ha deciso per protesta di lasciare l’Ordine. Assieme a lui, un paio di  autorevoli colleghi di Mosca. In questi giorni Ramzan  Kadyrov è all’apice del successo politico. I rapporti con il Cremlino sono ottimi. I cittadini ceceni hanno votato in massa alle presidenziali del 2 marzo scorso con  percentuali da record. E a Mosca ne sono felici. Nelle sue mani girano milioni di dollari che il governo centrale aveva stanziato per la  ricostruzione post-bellica in Cecenia. A cosa serve a Ramzan la tessera dell’Ordine dei giornalisti? Un altro capriccio del tiranno? L’Ordine dei giornalisti ha ritrattato dopo qualche giorno la propria decisione. La motivazione è stata che secondo lo statuto “ possano far parte dell’Ordine esclusivamente le persone che esercitano il giornalismo” e non perché in Cecenia gli operatori dell’informazione da anni vengono minacciati, rapiti, fatti tacere per sempre. (Fonte: Articolo 21)
 
IRAN: ANNULLATA CONDANNA A MORTE PER IL GIORNALISTA CURDO ADNAN HASSANPOUR, PREVISTO UN NUOVO PROCESSO, COSI' COME PER IL COLLEGA HIWA BOUTIMAR
E' salva la vita di Adnan Hassanpour
(nella foto), il giornalista curdo che lo scorso 7 luglio era stato condannato a morte assieme al collega Hiwa Boutimar. Un nuovo processo esaminerà infatti le accuse rivolte al giornalista, che in un primo momento era stato definito 'mohareb', ossia nemico di Allah, e di conseguenza condannato alla pena capitale. La decisione di annullare la sentenza di morte contro Hassanpour è stata comunicata dall'Autorità Giudiziaria a uno dei legali del giornalista, l'avvocato Saleh Nikbakht. Anche il caso di Boutimar, secondo quanto aveva deciso a gennaio l'ayatollah Mohammad Hashemi Shahroudi, capo dell'Autorità Giudiziaria, sarà  riesaminato nei prossimi mesi.Contro la pena di morte per i due giornalisti si erano mobilitate, per prime, due associazioni italiane, Information, Saftey & Freedom e Articolo21. All'appello lanciato dalle due associazioni avevano aderito oltre 80 deputati del parlamento, un centinaio di giornalisti e migliaia di cittadini. Il governo italiano aveva condannato la sentenza di pena capitale per i due giornalisti, provocando anche una nota di protesta del governo iraniano, che per bocca del portavoce del suo ministero degli Esteri aveva accusato il premier Romano Prodi di ''indebita interferenza nella politica interna iraniana''. Accusa che era stata respinta dal primo ministro italiano. Adnan Hassanpour e Hadi Boutimar lo scorso novembre avevano ricevuto a Siena il premio per la libertà di stampa che viene assegnato ogni anno dal Comune della città toscana e da ISF ai giornalisti stranieri che si battono per la libertà d'informazione. (Fonte: ADN Kronos International)

I commenti
Due vite salvate: ovvero la forza degli eventi che non fanno notizia di Stefano Marcelli
Dare una notizia può concorrere a salvare una vita di Roberto Natale

leggi l'intera documentazione della campagna internazionale per salvare Adnan e Hiwa dal boia
 

archivio alerts 2008

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ultimi articoli recensiti

Parvin Ardalan: la mia lotta per la democrazia in Iran
10.03.2008 - Intervista di Marina Forti a Parvin Ardalan, 36 anni, caporedattrice del sito web WeChange, arrestata nel giugno 2006 per aver organizzato una manifestazione pacifica nella quale si chiedeva una riforma delle leggi discriminatorie verso le donne in Iran. A lei è stato assegnato in Svezia, per il 2008, il premio Olof Palme (che viene dato a personalità che si contraddistinguono per la loro difesa dei diritti dell'uomo) ma il governo iraniano le ha impedito di andarlo a ritirare...

Mettere il bavaglio ai media arabi
10.03.2008 - Il nuovo codice di regolamentazione della televisione satellitare, recentemente approvato dalla Lega Araba, rischia di rappresentare un duro colpo alla libertà di stampa ed al pluralismo dell’informazione nel mondo arabo. Esso può infatti aprire la strada all’adozione di provvedimenti seriamente restrittivi nei confronti di un settore – quello dei canali satellitari – che ha avuto un ruolo chiave nell’aumentare il livello di trasparenza nell’informazione e nel dare spazio alle voci del dissenso nel mondo arabo…

le nostre ultime pubblicazioni

L'ultima primavera
La lotta per la libertà d'informazione in Iran
a cura di Ahmad Rafat
pagg. 160 - € 14
Polistampa Editore (2006)
 intervista all'autore

Ultime notizie
Indagine sulla crisi dell'informazione in Occidente. I rischi per la democrazia
di Roberto Reale
pagg. 380 - € 14
Nutrimenti Ed. (2005)

 

Live News - Guida alla sicurezza dei giornalisti
La traduzione italiana del manuale realizzato dall'International Federation of Journalists (2004)

 

segnalazioni

RAPPORT ANNUEL 2008
Nel suo Rapporto annuale, reso pubblico il 13 febbraio 2008, l'organizzazione denuncia l´impotenza, la viltà e la doppiezza dei «difensori ufficiali» della libertà di espressione.

A chi si occupa nel mondo e nel web di attacchi alla libertà di stampa 52 Years Gallery
(1955-2007)
World Press Photo of the Year
8 marzo 2007, giornata internazionale delle donne: aumento delle violenze contro le giornaliste
Aumentano sempre più nel mondo le giornaliste uccise, arrestate e minacciate. Questo è legato al numero crescente di donne che oggi esercitano la professione giornalistica e realizzano inchieste spesso considerate ‘fastidiose’ dalle autorità dei loro paesi .


immagini e documenti dell'edizione 2006 realizzata in collaborazione con Information Safety and Freedom
La tutela dei reporter di guerra
tesi di laurea di Nazzara Pederzani
Università per Stranieri di Perugia
Facoltà di Lingua e Cultura Italiana
Corso di Laurea in Comunicazione Internazionale



Information Safety and Freedom

associazione a difesa della libertà di stampa e di espressione nel mondo
sede: piazza Massimo D'Azeglio 18 - 50121 Firenze - tel. 0039 055 2001649
 

per scriverci: direttore.isf@libero.it