Anno XX, n. 3/ottobre 2001, N. 17

Carla Michelli Giaccone - PAPA BONIFACIO VIII BENEDICENTE (San Giovanni in Laterano)

Il frammento di affresco, protetto da vetro e posto all'interno della Basilica di S.Giovanni in Laterano, sulla parete del primo pilastro della navata laterale destra, celebra, secondo un prima ipotesi, la promulgazione del Giubileo dell'anno 1300 da parte di Papa Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani di Anagni, pontefice tra il 1294 ed il 1303. Bonifacio VIII è raffigurato in atteggiamento benedicente tra due ecclesiastici all'interno di una struttura architettonica; un ecclesiastico a sinistra del pontefice reca un cartiglio con le prime parole della decretale sul giubileo (Antiquorum habet), un personaggio dotato di barba si intravede a destra tra due colonne. Due stemmi gentilizi della famiglia Caetani, senza insegne pontificali, affiancano l'umbraculum, che era il simbolo della dignità imperiale, posto sul parapetto del loggiato.
L'affresco, che in origine faceva parte del ciclo pittorico della Loggia delle Benedizioni, fatta costruire da Papa Bonifacio VIII sul fianco settentrionale dell'Aula dei Concili, è l'unico frammento superstite delle tre pitture murali riportate dal Panvinio raffiguranti: la Promulgazione del Giubileo, il Battesimo di Costantino e la Costituzione della Chiesa. A causa degli scavi fatti eseguire da Sisto V (1585-90) per la costruzione del nuovo Palazzo Lateranense, iniziati nel giugno 1585 ad opera dell’architetto Domenico Fontana, l'antica Loggia delle Benedizioni e l'Aula dei Concili furono demolite; ci é però pervenuto un disegno che ritrae l'originario aspetto esterno della Loggia delle Benedizioni eseguito dal pittore olandese Martin Van Heemskerk nel 1536.
L'affresco superstite fu fatto trasferire da Fulvio Orsini, canonico lateranense e consultore di Sisto V, nel chiostro della Basilica. Successivamente, nel 1786, Pio VI lo fece collocare, a cura della famiglia Caetani, nell'attuale posizione.
La configurazione originale dell'opera appare da un disegno della Biblioteca Ambrosiana pubblicato da E. Muntz. Essa si divideva in due zone: in quella superiore è raffigurato Bonifacio VIII sulla Loggia in atto di promulgare il Giubileo attorniato dalla sua corte, nella parte inferiore si accalca un gran numero di personaggi di ogni condizione e abbigliati in varie fogge, tutti intenti ad assistere alla sacra cerimonia (fig. 2).
Gli studiosi non sono d'accordo nè sull'epoca in cui fu eseguita l'opera né sull'attribuzione precisa a Giotto. Si parla della mano di Cimabue e anche di Giottino, ma soprattutto si parla di Giotto, che avrebbe dipinto questo affresco tra il 1300 ed il 1304. Secondo questa ipotesi il dipinto rimanderebbe ai modi ed al momento di Giotto ad Assisi. Qui il pittore, molto più di qualsiasi insegnamento di tecnica e di mestiere che potevano venirgli dalla pittura contemporanea, fosse anche quella di Cimabue, deve aver fatto tesoro della lezione di un Nicola pisano, che si era appropriato di una configurazione della statuaria classica o di un Arnolfo di Cambio, concittadino, che lavorava sin dal 1276 a Roma con il monumento Annibaldi e con i due cibori di S.Paolo (1285) e di S.Maria in Trastevere (1293), contemporaneo ai primi affreschi di Giotto sulle volte di Assisi. A Roma si trovava poi la forte personalità di Pietro Cavallini, intento ai mosaici di S.Maria in Trastevere, datati 1291; così come il Torriti, che decorava nello stesso anno l’abside di S.Giovanni in Laterano e si preparava ai mosaici di S.Maria Maggiore del ’95. Una strana città la Roma del Trecento, con appena 30.000 abitanti, la metà di Firenze; ma dentro un Papa, Bonifacio VIII, ed un Curia rivolti alla città di Assisi verso cui andavano molti degli aiuti del pontefice, a dimostrazione di una vittoria dei "conventuali" francescani (la famosa bolla di Niccolò IV del 1288 parlava già di aiuti per la costruzione della basilica di Assisi). Giotto dunque fa tesoro di questo rinnovato ambiente culturale, proveniente da Roma, già prima dei lavori di Assisi, evidenziando un precoce umanesimo e l’appropriazione di un nuovo e moderno classicismo.
Una seconda ipotesi collocherebbe l'affresco al 1297, dopo la presa di possesso del Laterano da parte del Pontefice Bonifacio VIII in seguito alla sua elezione che sconfigge definitivamente l'opposizione dei Colonna, i quali ne contestavano la legittimità. La figura barbuta alla destra del papa allora si identificherebbe con Celestino V, sancendo la regolarità dell'elezione.
Una terza ipotesi avanzata dal Boskovits propone una datazione al 1295, anno in cui Bonifacio VIII riaffermava la superiorità della Basilica Vaticana su quella lateranense: il personaggio barbuto alla destra del papa sarebbe in questo caso Matteo Orsini, a quel tempo cardinale arciprete di San Pietro. Questa datazione insieme all'analisi stilistica porta ad un'attribuzione a Pietro Cavallini.
A seguito del recente restauro eseguito tra il 1994 ed il 1999 dopo i danni dell'attentato del luglio 1993, si parla invece di un ignoto pittore della cerchia del Cavallini che avrebbe dipinto l’immagine di Bonifacio VIII benedicente in occasione del Giubileo del 1300 nei primissimi anni del secolo XIV.

DIDASCALIE
Foto. N.1 : Papa Bonifacio VIII benedicente, attribuito a Giotto (sec. XIV)
Foto N.2 : La promulgazione del primo Giubileo del 1300 , secondo l'affresco originale attribuito a Giotto dal Codice della Biblioteca Ambrosiana.