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16 Marzo 2009

Strane cose a Palermo

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E' disponibile il TERZO DVD di Passaparola: "MAFIOCRAZIA"

Sommario della puntata:
Le telefonate tra Cuffaro e Berlusconi
Non aprite quei cassetti
Una “curiosa” perquisizione
Un reato inesistente
I presunti abusi d'ufficio
Il telefonino di Mastella
Indagato per non aver commesso il fatto

Testo:
"Buongiorno a tutti.
Ricominciano a succedere strane cose a Palermo. Lo sapete se avete letto Repubblica, che è l'unico giornale, credo, che se ne sia occupato; o se avete letto il blog di Grillo: il presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini, Forza Italia, è indagato per una brutta storia – presunta naturalmente, infatti per il momento è soltanto indagato – di riciclaggio del denaro della famiglia Ciancimino, cioè del vecchio sindaco mafioso legato al clan dei Corleonesi di Palermo.
Quel Ciancimino che poi gestì la trattativa, insieme a due ufficiali del ROS, durante le stragi e dopo le stragi fino al giorno della cattura di Riina, della mancata perquisizione del covo di Riina.
Insomma, chi segue i nostri blog e le nostre attività, di questo sicuramente qualcosa ricorda.
Bene, la procura di Palermo è impegnata in questa indagine, che non è un'indagine nuova: semplicemente i magistrati hanno aperto qualche armadio rimasto chiuso sotto la vecchia gestione del vecchio procuratore Grasso, e hanno scoperto che c'erano delle interessantissime notizie di reato – intercettazioni e altro – che non erano mai state valorizzate o trascritte dalle quali, tra l'altro, risultavano questi rapporti d'affari tra il clan Ciancimino e alcuni politici tra i quali Vizzini, che è uno dei più importanti uomini di Forza Italia; ed era anche uno dei più presentabili.
Insieme a Peter Gomez lo avevamo inserito nel libro “Se li conosci li eviti” tra gli esempi virtuosi; è vero che in Forza Italia per trovare un virtuoso ad alto livello bisogna andare col lanternino, però aveva fatto una proposta molto importante, in commissione antimafia, quella per monitorare le candidature ed escludere gli indagati. Adesso vedremo se quella regola che aveva proposto per gli altri vale anche per lui.
Perché ho detto questo? Non perché voglia parlare di questa indagine, non è il caso di fare le indagini o di anticiparle, poi io non ne so nulla: per fortuna i magistrati tengono bene il segreto quando non ci sono deviazioni come quelle che abbiamo visto a Catanzaro dove c'erano fughe di notizie istituzionali.

Le telefonate tra Cuffaro e Berlusconi

Ne parlavo perché proprio in questo momento in cui la procura è impegnata su questi rapporti tra la politica e Ciancimino ed è impegnata a riscontrare le clamorose dichiarazioni del figlio di Ciancimino sul “papello” di Riina e su tutto quello che ruota intorno – il papello è un po' la carta fondante della Seconda Repubblica, per chi ha studiato la storia e non l'ha dimenticata dal 1992 ad oggi – parte, a freddo, un attacco politico-mediatico al procuratore capo di Palermo Francesco Messineo.
E' una persona molto riservata, poco appariscente, non l'avete credo mai visto in televisione. E' un magistrato vecchio stampo, conservatore, che lascia lavorare i suoi colleghi e i suoi Pubblici Ministeri e ha riportato la concordia in una procura che ai tempi di Grasso era spaccata a metà e ha riportato soprattutto quel principio della circolazione delle informazioni che è il principio base sul quale nacque il pool antimafia di Falcone e Borsellino.
Questo procuratore, da molti dipinto come un vecchio conservatore che non vuole noie, ha avuto il coraggio di andare in aula davanti al Gip di Palermo, due anni fa appena insediato, per chiedergli di revocare l'ordinanza con cui aveva disposto la distruzione delle famose telefonate fra Cuffaro e Berlusconi, telefonate che la procura del procuratore Grasso aveva pensato di far distruggere ritenendole irrilevanti: erano le telefonate in cui Berlusconi diceva di avere parlato col ministro Pisanu a proposito dei processi a Cuffaro e che quindi c'era da stare tranquillissimi. Nessuno ha mai capito a quale titolo il presidente del Consiglio dell'epoca – siamo nel 2004 – parlava in piena indagine Cuffaro col ministro dell'Interno e poi avvertiva Cuffaro, e dato che l'inchiesta sulle talpe nella procura di Palermo che poi ha portato al processo a Cuffaro, Aiello, al maresciallo Ciuro, al maresciallo Riolo, a Borzacchelli – chi ha letto un po' dei nostri libri un'idea se l'è fatta – si era sempre dovuta fermare di fronte all'ultima fonte che conosceva in anticipo le mosse degli inquirenti e che quindi avvertiva una volta Aiello, una volta addirittura il boss di Brancaccio Guttadauro, su dove erano piazzate le cimici e su quando bisognava parlare al telefono e quando no.
Quest'ultima fonte i magistrati l'avevano sempre individuata in una fonte romana, che però non aveva mai avuto un nome o un volto: forse quelle telefonate tra Cuffaro e Berlusconi dove si parlava di un giro di informazioni non proprio regolare, visto che erano tutte notizie coperte dal segreto, poteva far luce ma, invece di svilupparle, il procuratore Grasso chiese di distruggerle.
Quando poi arrivò Messineo andò in aula e chiese di revocare l'ordine di distruzione. Purtroppo non si poteva più farci nulla e quelle bobine, piuttosto preziose secondo me, furono distrutte e nel frattempo Grasso diventò procuratore nazionale antimafia, anzi gli fecero una legge apposta per levargli di mezzo il suo concorrente più temibile, Caselli.

Non aprite quei cassetti

Bene, oggi se voi guardate sui giornali, nel mentre che stanno avvenendo queste indagini delicatissime intorno al mondo Ciancimino, trattative, mandanti occulti, stragi, c'è un attacco improvviso, a freddo, al procuratore Messineo. Perché? Per una storia che era già nota due anni fa quando è stato nominato dal CSM a procuratore capo, cioè che suo fratello è sotto processo per truffa a Palermo, cioè la stessa procura di Messineo sta sostenendo l'accusa e sta chiedendo la condanna del fratello del procuratore, e perché suo cognato – il fratello di sua moglie – dieci o venti anni fa ha avuto delle indagini perché aveva dei rapporti con un vecchio capomafia, un tale Bonanno, e adesso viene fuori che al figlio di questo Bonanno il cognato del procuratore aveva suggerito, tramite la moglie di questo figlio di Bonanno, di cambiare aria visto che questo tizio era piuttosto nervoso e temeva di finire stritolato nelle guerre per bande che si sono scatenate in Cosa Nostra.
Dato che non è reato dire a uno di cambiare aria, non ci sono indagini nuove e quelle vecchie erano state a suo tempo in un caso archiviate in un altro finite in assoluzione – quindi questo fratello della moglie, per quanto abbia delle amicizie discutibili, non è indagato né per mafia né per altro -; il fratello viene processato per truffa alla Regione, credo, con la procura che chiede la condanna. Cosa ci possa fare Messineo di quello che fa suo cognato è evidente che è incomprensibile.
Eppure, giornalisti che non hanno mai scritto una riga su certe indulgenze della vecchia procura nei confronti del potere politico, anzi hanno sempre coperto quelle indulgenze, improvvisamente si scatenano contro Messineo e adesso, grazie a questo scatenamento, prontamente il CSM si sta interessando della vicenda e il centrodestra, soprattutto, sta cercando di far fuori questo procuratore che ha il grave torto di avere consentito ai suoi collaboratori di aprire certi cassetti e certi armadi per riscoprire quella stagione di processi sui rapporti mafia-politica che negli ultimi anni sembrava essersi completamente esaurita.
Perché pare che esistano ancora rapporti fra mafia e politica, questo ve lo voglio dire con una certa sicurezza.

Una “curiosa” perquisizione

L'altra cosa stravagante che accade a Palermo – diciamo stravagante per non dire di peggio perché qua, come dice giustamente l'interessato, c'è da ridere per non piangere – è la perquisizione del Ros nella casa e negli uffici di Gioacchino Genchi.
Gioacchino Genchi è un dirigente della Polizia di Stato che da anni era in aspettativa sindacale per poter svolgere a tempo pieno, con la sua società, consulenze informatiche, telematiche e telefoniche per decine e decine di procure. Anche qui, chi segue il blog è abituato a conoscerlo, è inutile presentarlo di nuovo.
L'hanno perquisito per un intero pomeriggio e una parte della notte, con tre accuse piuttosto curiose, lo dicevo proprio per evitare termini offensivi nei confronti di chi le muove. Limitiamoci a dire che sono curiose.
Ho qua i due decreti di perquisizione, vorrei esaminarli con voi non per fare l'indagine in presa diretta, l'indagine la fa la magistratura ed è giusto così, ma perché vi rendiate conto della sproporzione che c'è tra lo scatenamento contro Genchi e le cose che gli vengono contestate.
Badate, la sproporzione che c'è anche nel caso in cui le cose che gli vengono contestate fossero vere. Poi non sono vere, come vedremo, ma anche se fossero vere vi rendereste conto che stiamo parlando di fesserie in base alle quali, però, questo signore è stato trasformato in un mostro e rischia di non lavorare più, perché è ovvio che se tutti i giornali continuano a scrivere che è un mostro sarà difficile che qualche magistrato si azzardi ancora a dargli delle consulenze. Gli ultimi che gliele hanno date, cioè De Magistris e la procura di Salerno, si sono ritrovati paracadutati e catapultati fuori dai loro uffici e sputtanati sulla pubblica piazza.
La prima contestazione che c'è nel decreto di perquisizione la trovate sul nostro blog, voglioscendere.it: sono due i decreti di perquisizione perché due sono i procedimenti a carico di Genchi alla procura di Roma... che non si vede bene che cosa c'entri, tra l'altro, visto che Genchi abita e lavora a Palermo ed è accusato di avere fatto delle cose nella sua qualità di consulente della procura di Marsala, che è in provincia di Trapani e della procura di Catanzaro, che è in provincia di Catanzaro, non di Roma. Forse perché Genchi ogni tanto va a Roma a visitare qualche museo, chi lo sa?
Scrive la procura: “Rilevato che, come emerge dall'informativa dell'Agenzia delle Entrate e in particolare dall'esame del tabulato afferente circa 2600 interrogazioni all'anagrafe tributaria effettuate da Genchi Gioacchino, utilizzando l'abilitazione – cioè la password – del comune di Mazara del Vallo, l'indagato avrebbe fatto accesso a tale sistema informatico acquisendo, elaborando e trattando dati ben oltre i termini e le finalità per i quali aveva conseguito l'abilitazione. Attese le, a volte anche reiterate, interrogazioni riguardanti soggetti residenti in località diverse e non prossime a Mazara Del Vallo quali ad esempio Milano (13 soggetti), Parma (16 soggetti), Roma (14 soggetti), ritenuti quindi sussistenti gravi indizi di reati di cui sopra per avere l'indagato, pur avendo titolo per accedere al sistema, agito per finalità diverse da quelle consentite”.
Qui siamo a Marsala, ci sono indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone, la bambina di Mazara Del Vallo che da anni manca all'appello della povera madre. Genchi era il consulente della procura quando c'era il vecchio procuratore, che è cambiato poi per scadenza nell'ultimo anno.
Cosa fa Genchi, naturalmente? Si tracciano i tabulati di tutti i parenti, amici, persone che hanno avuto a che fare con la famiglia perché si brancola nel buio. Non c'è neanche un indiziato, è il classico delitto contro ignoti, e si comincia a prendere i tabulati per vedere se ci sono rapporti sospetti, movimenti sospetti in modo da cercare di trovare questa bambina.
E' ovvio che una ciliegia tira l'altra e nei tabulati, ogni volta che si trova qualcosa da verificare in un telefono e nei rapporti tra un telefono e altri telefoni, si prendono i tabulati di questi altri telefoni, poi i tabulati di quelli che sono in comunicazione con quei telefoni. Insomma, si fanno queste indagini a raggiera di cui Genchi ha spiegato molte volte, anche ieri sera a La7.
Che senso ha contestargli di avere interpellato l'anagrafe tributaria per identificare delle persone che non abitano a Mazara Del Vallo? Voi pensate davvero che per fare un'indagine su un fatto avvenuto a Mazara Del Vallo si debbano controllare soltanto persone residenti a Mazara Del Vallo e sia strano controllarne 13 a Milano, 16 a Parma e 14 a Roma? Qui sembra di essere in un cartone animato, anche di scarso spirito.

Un reato inesistente

Il problema è un altro, è quello della password: quando indaga sul caso di Denise Pipitone, Genchi scopre che c'è un sistema molto facile per risalire da un nome al suo stato di famiglia, al suo indirizzo, al suo codice fiscale, cioè a quei dati caratteristici che ti danno la certezza che stai veramente inseguendo quella persona e non un omonimo e per capire cosa fa quella persona.
Il sistema è quello di accedere all'archivio dell'Agenzia delle Entrate dell'anagrafe tributaria e prendere l'indirizzo, lo stato di famiglia e il codice fiscale. Da quel momento, non solo si fa abilitare a entrare nella banca dati dalla procura di Marsala per cui sta indagando su Denise, ma anche da tutte le altre procure per le quali lavora perché è, appunto, uno strumento di lavoro avere la banca dati dell'Anagrafe Tributaria.
Così, mentre lavora a quell'indagine lavora anche a molte altre, mentre ha acceso il computer ed è entrato nell'Anagrafe Tributaria deve controllare le posizioni di 100 persone, una che fa parte di un'indagine che sta seguendo a Milano, una a Parma, una in Calabria, una Catanzaro, una in Puglia, una in Sardegna e quella di Mazara Del Vallo e le fa tutte con la stessa password, mi sembra ovvio.
E' semplicemente assurdo che uno per accedere a una banca dati cambi password ogni volta che deve accedere per fare un controllo: intanto perde tempo, poi che senso ha? L'importante è essere autorizzati dall'autorità giudiziaria ad accedere a quella banca dati per fini di giustizia.
Certo, se avesse controllato delle persone che interessavano a lui senza autorizzazione sarebbe scorretto, ma lui controllava persone che gli servivano nelle sue indagini per una serie di procure d'Italia e usava una sola password perché quella aveva per entrare, in quel momento. Ma era autorizzato da tutte le procure che gli avevano dato la consulenza a utilizzare la banca dati dell'Anagrafe Tributaria.
Questo gli viene contestato come reato di accesso abusivo a sistema informatico: per farlo bisognerebbe che ci fosse un dolo, che lui avesse la volontà di violare la legge o fare del male a qualcuno. Immaginatevi a chi fa male uno che per controllare un codice fiscale usa una password anziché un'altra, tutto autorizzato, tra l'altro: usa la password che gli hanno dato per l'indagine di Marsala per controllare uno che gli interessa per l'indagine di Catanzaro o di Milano. Che reato è? Che senso ha una cosa di questo genere? Ma per questo l'hanno perquisito.
Tra l'altro la procura di Roma dice di averlo perquisito facendo portar via al ROS soltanto le carte relative a “Why Not”; in realtà Genchi sostiene che gli hanno portato via tutto: i file relativi a consulenze che stava facendo per molte altre procure, per casi di omicidio, per strage, suoi documenti difensivi. Questa è naturalmente la versione di Genchi, vedremo chi ha ragione.
La cosa simpatica è che, a Palermo, il ROS era famoso per le sue non perquisizioni visto che era riuscito a non perquisire il covo di Riina nel 1993, a non perquisire quello di Provenzano nel 1996, tant'è che c'è il processo all'ex capo del Ros, il generale Mori per questa ragione. Stavolta il ROS è riuscito a perquisire casa Genchi, forse è stato l'entusiasmo per essere entrati finalmente a fare una perquisizione che li ha portati a esagerare un po' sulle cose da portar via.
Resta da capire come abbia saputo, la procura di Roma, che Genchi aveva interpellato l'Anagrafe Tributaria per posizioni diverse da quelle dell'inchiesta su Denise Pipitone, perché come fanno all'Agenzia delle Entrate a sapere chi sono le persone controllate per l'inchiesta su Denise e quelle per un'altra indagine?
Gli unici che potevano saperlo erano quelli della procura di Marsala, tant'è che all'inizio l'Ansa aveva scritto che era stata proprio la procura di Marsala a denunciare Genchi a Roma. Il nuovo procuratore di Marsala è il famoso Alberto Di Pisa, un noto nemico di Giovanni Falcone contro il quale disse delle cose molto pesanti davanti al CSM. Era quello che era stato accusato addirittura di avere scritto le lettere anonime del Corvo di Palermo, poi invece era stato assolto in appello.
Invece Di Pisa ha smentito, ha detto che non ha fatto nessuna segnalazione quindi ne dobbiamo prendere atto, anzi io l'avevo scritto nel mio blog e raccolgo volentieri la sua rettifica.
Resta da spiegare, questi dell'Agenzia delle Entrate come hanno fatto a sapere che tizio che stava a Parma non era seguito per l'inchiesta su Denise ma per le inchieste di Catanzaro o chissà dove. Boh, mistero.
In ogni caso resta da capire dove diavolo sia il reato, visto che tutti quegli accessi erano autorizzati dalla magistratura.

I presunti abusi d'ufficio

Ma andiamo a vedere gli altri due capi d'accusa. Gli altri due capi d'accusa sono abusi d'ufficio, cioè Genchi, che quando diventa consulente di una procura assume le vesti di pubblico ufficiale – intanto è pubblico ufficiale perché è un poliziotto, poi lo è perché è un consulente - quindi ha l'obbligo di verità. Ha l'obbligo di dire la verità e di depositare tutto ciò che trova, non soltanto le prove favorevoli all'accusa. In quella veste avrebbe abusato del suo ufficio, lavorando nell'inchiesta Why Not insieme a De Magistris, per acquisire illegalmente tabulati di telefoni che appartengono o appartenevano a parlamentari e a esponenti dei Servizi Segreti.
Infatti qua si dice: “Delitto di cui all'articolo 323 c.p. Perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso – pensate che roba – nella sua qualità di pubblico ufficiale quale consulente tecnico del PM di Catanzaro Luigi De Magistris, operando in violazione delle disposizioni di cui […] - e qui si riferisce alla legge Boato, quella che stabilisce che per usare un'intercettazione di un delinquente che parla con un parlamentare ma anche per acquisire il tabulato del telefono di un parlamentare, ci vuole prima "la preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza per l'acquisizione di tabulati di comunicazione di membri del Parlamento”.
Ecco, lui in barba a questa norma, scrivono i giudici di Roma Rossi e Toro, “acquisiva, elaborava e trattava illecitamente i tabulati telefonici di utenze in uso a numerosi parlamentari, intenzionalmente arrecando agli stessi un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni telefoniche, in assenza di vaglio e autorizzazione preventivi delle Camere di Appartenenza e perciò in violazione delle garanzie riservate ai membri del Parlamento all'articolo 68 della Costituzione.”
Praticamente avrebbe violato l'immunità parlamentare acquisendo tabulati su telefoni dei parlamentari che, questa è l'ipotesi che fanno i magistrati di Roma, lui già sapeva essere in uso a parlamentari, altrimenti come faceva ad aver commesso intenzionalmente un fatto senza volerlo?
Poi, stessa cosa, altro abuso d'ufficio perché sempre “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso […] acquisiva i tabulati telefonici relativi a utenze in uso ad appartenenti ai servizi di sicurezza, senza il rispetto delle relative procedure con danno per la sicurezza dello Stato”.
Qui avrebbe addirittura minacciato il Segreto di Stato acquisendo i tabulati di telefoni usati da uomini e da dirigenti dei Servizi Segreti e addirittura dall'allora capo del Sismi, il generale Nicolò Pollari, quello che è stato rinviato a giudizio per avere partecipato o favoreggiato il sequestro di persona di Abu Omar, fatto per cui è sotto processo a Milano, molto ben protetto dai politici di destra e di sinistra.
Ecco, queste sono le due accuse di abuso. Naturalmente presuppongono che Genchi sia lo Spirito Santo, quindi quando chiede alla Tim, alla Wind o alla Vodafone il tabulato di un telefonino, già sappia di chi è quel telefonino. Cioè, tu hai un numero e dal numero capisci, perché sei lo Spirito Santo, che quel numero corrisponde a quella persona.
Di solito, i comuni mortali, per sapere di chi è un numero chiedono il tabulato e poi fanno delle analisi: vedono intanto se è intestato a qualcuno; di solito è intestato a società o a enti. I parlamentari raramente usano telefoni intestati a se, perché raramente pagano le proprie bollette, quindi di solito li hanno intestati o a qualche ente o a qualche ministero o a qualche ufficio pubblico.

Il telefonino di Mastella

Qui si sta parlando del telefonino famoso di Mastella, anche se non l'hanno voluto scrivere. Forse non l'hanno voluto scrivere perché se no avrebbero dovuto ammettere, la procura di Roma, non solo di essere incompetenti a giudicare su questo caso ma anche che questa indagine è il duplicato esatto di quella che ha appena concluso la procura di Salerno.
La procura di Salerno si è occupata dell'acquisizione dei tabulati del telefonino in uso a Mastella e ha stabilito che De Magistris non sapeva niente prima di chiedere il tabulato, soltanto dopo era emerso che quel telefono era in uso a Mastella perché in realtà il telefono era intestato alla Camera dei Deputati e poi al DAP, al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria. Mai alla persona di Mastella. E Comunque era emerso anche che Mastella, i telefoni che aveva in uso lui li passava al figlio, per esempio, che non essendo parlamentare naturalmente non era coperto da nessuna immunità parlamentare.
La procura di Salerno, questo è il problema, ha stabilito che De Magistris quel reato non l'ha commesso e ha chiesto l'archiviazione a Salerno per quel reato che non è stato commesso a Catanzaro. Ora la procura di Roma indaga Genchi per avere fatto, insieme a De Magistris, una cosa che la procura competente ha stabilito che non è stata fatta, allora di Mastella qua non si parla.
La cosa interessante è questa: come nasce la faccenda del telefono di Mastella. E' molto semplice: ai primi di aprile del 2007, due anni fa, De Magistris nell'indagine Why Not deve verificare con chi sta scambiando degli SMS Saladino, il capo della Compagnia delle Opere della Calabria e principale indagato. Il telefono di Saladino ce l'hanno già, hanno i tabulati, gli sms. Devono capire chi sta dall'altra parte che risponde, quindi chiedono il tabulato di un telefonino col prefisso 335.
Naturalmente, il 20 aprile del 2007 cosa succede? Che la Wind comunica il tabulato di quel secondo telefonino, che comunica con Saladino, e anche che quel tabulato è un'utenza del DAP, quindi può essere di una guardia carceraria, di chiunque. Di Mastella nessuno sa niente.
Dall'elaborazione di quel tabulato, vedendo con chi parla e dove si trova, si progredisce ma non si riesce ancora a scoprire che quel tabulato intestato al DAP è di Mastella. Nel mese di maggio 2007 arrivano anche le informazioni dalla TIM, perché quel telefonino prima di essere volturato alla Wind era su TIM ed era intestato alla Camera dei Deputati all'epoca in cui, lo sappiamo adesso, Mastella era parlamentare e non ancora ministro. Quindi mai nominativamente quell'utenza è stata intestata a Clemente Mastella, quindi era assolutamente impossibile attribuirla non soltanto a Mastella ma a un parlamentare. Questo l'ha già scoperto la procura di Salerno, ha già chiesto l'archiviazione per De Magistris liberandolo da ogni sospetto e dimostrando che il ROS, che sosteneva il contrario cioè che fin dall'inizio si sapeva che quel telefono era di Mastella, aveva preso una cantonata clamorosa.
La procura di Roma cosa fa? La stessa indagine contro Genchi, manda lo stesso ROS che ha preso la cantonata epocale a perquisire Genchi.
Ora, se fosse vero che Genchi ha preso il telefono di un parlamentare sapendo che era di un parlamentare, almeno sarebbe reato, ma abbiamo visto che quando ha preso quel tabulato non sapeva che quel telefono era di un parlamentare dunque il reato, se è vero quello che ha scoperto Salerno, non c'è.

Indagato per non aver commesso il fatto

Invece, ancora più bella è la vicenda che riguarda i tabulati di appartenenti ai servizi segreti, perché nemmeno se Genchi avesse saputo che quei telefoni erano di appartenenti ai servizi segreti avrebbe commesso un reato acquisendo il tabulato, in quanto l'immunità parlamentare non copre i membri dei servizi segreti! Copre i parlamentari, a saperlo prima, ma non copre i membri dei servizi segreti, quindi sia che tu lo sappia sia che tu non lo sappia non cambia nulla, perché la legge italiana non proibisce di acquisire tabulati di membri dei servizi segreti!
Dico di più: la legge italiana non impedisce nemmeno di intercettarlo, un membro dei servizi segreti, tant'è che nella relazione del Copasir presieduto da Rutelli, in evidente conflitto di interessi visto che Rutelli era in rapporti con Saladino e in qualche modo Genchi si stava occupando di lui e ora è Rutelli che si occupa di Genchi, c'è scritto che c'è una specie di vuoto di legge e che quindi bisogna cambiare la legge per tutelare meglio gli appartenenti ai servizi segreti che oggi possono essere tranquillamente intercettati, nonché può essere acquisito il tabulato dei loro telefonini.
D'altra parte, ce lo siamo già detto, è vietato dalla legge per un membro dei servizi segreti parlare di segreti di Stato al telefono, quindi se poi viene intercettato, il reato di violazione del segreto di Stato non l'ha commesso il magistrato che l'ha intercettato ma lo spione che non doveva parlare al telefono di un segreto di Stato!
Anche se Genchi avesse saputo, e non lo sapeva, che certi telefonini erano in uso a esponenti dei servizi segreti non era vietato dalla legge acquisire quei tabulati, quindi non si capisce dove sia l'abuso d'ufficio nell'acquisire dei tabulati di persone che sono come me e voi, non hanno nessuna immunità e possono essere controllati, nei loro tabulati e nelle loro telefonate, senza alcun limite.
Poi è chiaro che, a posteriori, quando si scopre che c'è stato un argomento che riguarda il segreto di Stato lo spione può dire “qui c'è segreto di Stato”, ma non è che preventivamente tutto quello che fa uno spione è coperto da segreto di Stato, o almeno la legge così non prevede.
Come abbiamo visto, Genchi è stato perquisito ed è indagato per non aver commesso il fatto.
Passate parola."

Ps. Apprendo ora che la Procura di Palermo ha smentito la notizia riportata da alcuni giornali e ripresa anche da me all'inizio di questo Passaparola: e cioè che il senatore Carlo Vizzini sia stato già iscritto sul registro degli indagati per la vicenda del ririclaggio del tesoro di Ciancimino. Vizzini dunque, almeno per il momento, non risulta indagato nè per riciclaggio nè per altri reati. Marco Travaglio

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Tags: Berlusconi, Cuffaro, Genchi, Marco Travaglio, Mastella, Palermo, Passaparola, passaparola-travaglio, Pisanu

15 Marzo 2009

Vieni avanti, Vizzini!

Carlo Vizzini
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Vieni avanti Vizzini!
Chi è Carlo Vizzini? E' uno indagato nel 1993 per finanziamento illecito di 300 milioni per lo scandalo delle tangenti Enimont. Uno condannato in primo grado con il reato che si estinse in appello per prescrizione. E' uno che faceva il segretario del PSDI. Vi ricordate Longo faccia di pongo, tessera 926, e i grembiulini della P2? E' uno che fa una vita splendida in Parlamento dal 1976. Uno che è stato deputato o senatore per otto legislature.
E' uno accusato da Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito che fu condannato a tredici anni di reclusione per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa. Uno che, secondo Ciancimino, era una sorta di socio occulto della Sirco Fingas, società usata per il riciclaggio del patrimonio accumulato dal padre. E' uno che, sempre secondo Ciancimino, ha intascato 900.000 euro consegnati da lui a Roma e a Palermo dentro una valigetta. Cadeau. Vizzini è uno dei tanti che dovrebbe rassegnare le dimissioni domani mattina. Uno che ha passato la sua vita nella mangiatoia di Stato.
Uno che è presidente della 1ª Commissione permanente del Senato che si occupa di Affari Costituzionali. Uno che si rifiuta di mettere in discussione la proposta di legge popolare Parlamento Pulito. E' uno che insulta con la sua indifferenza 350.000 firmatari e due milioni di cittadini scesi in piazza l'otto settembre 2007. Uno che non risponde alle mail di sollecito che gli ho inviato. Uno che è uguale agli altri suoi compari della Commissione. Stanno zitti, fanno i pesci in barile. Solo i due membri dell'Italia dei Valori hanno risposto appoggiando la proposta. Senza però fare un solo passo avanti.
Vizzini è il simbolo del disprezzo dei politici verso i cittadini. Parlamento Pulito voleva un massimo di due legislature, nessun condannato e la preferenza diretta per il candidato. Vizzini è in Parlamento da 33 anni, è prescritto, è stato nominato senatore dallo psiconano. Lui deve decidere se e quando mettere in discussione la proposta di legge Parlamento Pulito? Ho inviato un giornalista per intervistarlo più volte a Roma. Non ci è mai riuscito.
Vizzini, voglio fare una promessa. Se non discuterà la legge in Commissione verrò a Roma entro la fine della primavera. Davanti al Senato. I 350.000 firmatari se vogliono potranno raggiungermi. Le darò un appuntamento. Non porterò nessuna valigetta, ma lei si faccia trovare preparato.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Membri della Commissione che deve esaminare la proposta di legge Parlamento Pulito.

Ps. Apprendo ora, lunedì 16/3, attraverso Marco Travaglio, che la Procura, di Palermo ha smentito la notizia riportata da alcuni giornali che il senatore Carlo Vizzini sia stato già iscritto sul registro degli indagati per la vicenda del ririclaggio del tesoro di Ciancimino. Vizzini per il momento non risulta indagato nè per riciclaggio nè per altri reati.


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Tags: Carlo Vizzini, Ciancimino, Parlamento Pulito

14 Marzo 2009

Sicilia

Sicilia
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La Sicilia è la regione italiana più povera. Ha la disoccupazione più alta. La Sicilia è il nostro Far West Oscuro. In Sicilia ci sono i fichi d'india, i cannoli e i morti ammazzati. Gli eroi italiani sono spesso siciliani. I mafiosi non sempre sono siciliani. L'elenco degli eroi siciliani del dopoguerra è sterminato. Una mattanza. Mi domando talvolta se Borsellino (siciliano) e Falcone (sicilano) sarebbero ancora vivi se la Sicilia fosse una nazione indipendente. Il tritolo per Borsellino arrivò dal continente. Gli spostamenti di Falcone furono tracciati da Roma. La Sicilia in povertà, soggetta alla criminalità, è un serbatoio di elettori. Chi controlla il pacchetto di voti controlla la politica nazionale. E' successo con Andreotti e il suo referente Lima. Più tardi vi furono 61 seggi su 61 assegnati a Forza Italia. Una percentuale imbarazzante persino per Ceaucescu. La Sicilia è il banco del Parlamento italiano. Una strana condizione. Gli equilibri della politica nazionale sono influenzati dalla regione ultima per reddito pro capite. Il valore del siciliano è nell'urna. La Sicilia ha più abitanti di Irlanda e Norvegia. Mussolini inviò il prefetto Mori in Sicilia. La trattò come una colonia. Qualche risultato lo ottenne, ma si fermò di fronte ai notabili. Stabilì con loro un patto di non belligeranza. La seconda guerra mondiale in Sicilia la vinsero in due: gli Stati Uniti e la mafia americana. L'esercito alleato fece una passeggiata in Sicilia. Una gita in confronto alla resistenza che incontrò dopo. Qualcuno gli consegno le chiavi dell'isola ed ebbe molto in cambio. Ammistrazioni locali, posti in Parlamento. La Sicilia ha avuto l'intelligenza di Majorana e la profondità di Pirandello, la ferocia di Riina e la gestione del potere di Provenzano. La Sicilia è eterna. E' crudele. E' indefinibile. E' ovunque ci sia un siciliano. Per chi vi è nato Palermo è il centro del mondo. La Sicilia ha tutto. Sole, mare, paesaggi, arte, storia, agricoltura. La Sicilia non ha niente. Inceneritori, emigrazione, criminalità. E' una chimera nata con l'Unità d'Italia. Una Nazione? Stato? Regione? in crisi di identità o, forse, con identità multiple. In Sicilia si dice ancora cattivo come un piemontese. I libri di Storia raccontano la favola di mille camicie rosse che liberano un'isola di milioni di persone. Quell'isola è in catene. E' autonoma, ma senza autonomia. Ricca, ma povera. Ha il maggior numero di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO in Italia. Catania e Palermo sono sommerse dai debiti. L'Italia non ha fatto bene alla Sicilia. Forse, da sola, la Sicilia può risorgere. Con l'Italia, questa Italia, può solo affondare. U pisci feti da testa. E la testa è a Roma.

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13 Marzo 2009

Lazzaretto Italia

Una stagione all'inferno
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Un bambino italiano che frequenta l'asilo deve essere vaccinato. Un immigrato clandestino che entra in Italia non può essere curato. Il medico deve denunciarlo. Il clandestino spesso preferisce morire che essere espulso. Una ragazza nigeriana che si prostituiva è morta di tubercolosi ieri a Bari. Era in uno stadio avanzato con alta possibilità di contagio. I clienti e le persone che ha incontrato nelle ultime settimane potrebbero essersi ammalati del mal sottile. E' sufficiente un colpo di tosse.
L'emendamento della Lega che obbliga alla delazione il medico che visita un clandestino è una legge tafazzi. Una legge lazzaretto che ci riporta alla peste del Manzoni. Per scoprire un clandestino si mette a rischio la salute degli italiani. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Tra le malattie d'importazione vi sono tbc, scabbia, aids, colera, malaria, lebbra. Nei Paesi di origine degli immigrati la profilassi spesso non esiste, alcune malattie scomparse da noi, lì sono endemiche. La Lega è il partito dei nuovi untori. I monatti, quelli che portano via le carrette dei cadaveri per strada, sono invece del PDL.
Hanno inventato le malattie clandestine. In Italia ci sono migliaia di casi di tbc, una malattia diffusa in Romania e Bulgaria, Paesi comunitari. Va introdotto il passaporto sanitario per gli immigrati dai Paesi a rischio e fatto emergere il fenomeno della clandestinità. Chi è clandestino deve avere l'opportunità di curarsi. Il suo problema è il nostro. Il virus che ospita è un killer. Altro che stupri.
I bambini italiani sono vaccinati contro il morbillo e dall'est arriva la tbc senza controlli alla frontiera. Le porte della stalla Italia sono sempre aperte ai virus e il Governo riesce sempre a peggiorare la situazione. E' più forte di loro, in fin dei conti il vero virus degli italiani è in Parlamento.

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Tags: immigrazione, Lega, tbc

12 Marzo 2009

Lettera a un ragazzo del 2009

What a wonderful world
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"Caro ragazzo, cara ragazza del 2009,
sono un ex ragazzo degli anni ’60, mi chiamo Beppe Grillo, ho sessant’anni. Faccio parte della generazione che ti ha fottuto. Il tuo futuro è senza pensione, senza TFR, senza lavoro. Il tuo presente è nelle mani di vecchi incartapecoriti, imbellettati, finti giovani. Quando ero bambino l’aria e l’acqua erano pulite, il traffico era limitato, la mia famiglia non faceva debiti e tornavo a scuola da solo a piedi. Non c’erano scorte padane e neppure criminali stranieri in libertà. I condannati per mafia non diventavano senatori.
Le stragi di Stato non erano iniziate, Piazza Fontana a Milano era solo un posto in cui passavano i tram. Le imprese erano gestite da imprenditori. E’ strano dirlo ora, ma c’erano persone che investivano il loro denaro per sviluppare le aziende. E manager che vedevano lontano. Enrico Mattei dell’ENI, ucciso in un attentato, Adriano Olivetti, Mondadori, Ferrari, Borghi e cento altri che non ricordo. Intorno alle città c’erano i prati e non i cimiteri di cemento che chiamano unità residenziali. La bottiglia di latte la riportavo al lattaio e non costruivano inceneritori. La televisione era un servizio pubblico in cui lavoravano anche veri giornalisti come Enzo Biagi, e con solo un quarto d’ora di pubblicità al giorno. Quando si parlava si usava il tempo futuro. Il presente e soprattutto il passato erano verbi di complemento. I giardini pubblici erano puliti e sui marciapiedi si camminava senza doversi destreggiare tra le macchine parcheggiate. Le persone erano più gentili, spesso sorridevano. Sul Corriere della Sera scrivevano Montanelli, Buzzati e Pasolini.
I genitori sapevano che i loro figli avrebbero avuto un futuro migliore. Solo dal punto di vista economico, ma questo non potevano prevederlo. I fiumi erano puliti e si poteva fare il bagno nel fine settimana che non si chiamava ancora week end. L’unico problema era rappresentato dagli imprendibili tafani. Le spiagge erano libere e il mare quasi sempre verde azzurro. La P2 era una variabile al quadrato e non ancora l’antistato progettato da Cefis. Gelli non aveva arruolato il novizio Berlusconi con la tessera 1816. L’Italia era una e indivisibile e Bossi studiava alla scuola per corrispondenza Radio Elettra. Si lavorava duro, ma si poteva risparmiare e la pensione era un approdo sicuro. Era un piccolo Eden, ora perduto. Non sapevamo di averlo. Molti lo disprezzavano. Negli ultimi sessant’anni abbiamo avuto uno sviluppo senza progresso. E ora non ci resta neppure lo sviluppo.
Le generazioni che ti hanno preceduto meriterebbero un processo da parte tua, caro ragazzo e cara ragazza. Sono colpevoli di averti rubato il futuro. Loro vivono nel presente con la seconda casa, le pensioni senza base contributiva. Loro ti governano. L’Italia ha la coppia di cariche dello Stato Presidente/Primo ministro più vecchia del mondo. Loro usano la Polizia contro gli studenti e i precari. Loro hanno ucciso la democrazia e le aziende come Tronchetti e Geronzi, i brizzolati di successo.
Caro ragazzo e cara ragazza, non potete più stare a guardare, la vita vi scivola tra le mani. Voi, invece di lasciarla scivolare, trattenetela. Io non sono in grado di dare lezioni a nessuno. Ho fatto troppi sbagli e sono troppo vecchio (anche se non dimostro i miei anni, belin). Ma ho vissuto un tempo più bello, più vero, più colorato, più umano. E so che è possibile anche per voi.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.” Beppe Grillo

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Tags: Beppe Grillo

10 Marzo 2009

Ucci, ucci sento odore di Gabriella Carlucci

La legge Carlucci e il controllo della Rete
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Dopo Levi, Cassinelli, D'Alia è arrivata anche Gabriella Carlucci. La Rete va messa sotto controllo con ogni legge, con ogni scarto umano parlamentare. La scelta su chi deve fare la proposta di legge non è casuale. Meno sanno di Internet, meglio è. Se non sanno nulla, meglio ancora. Infatti, se discutere con una persona informata è un esercizio possibile, farlo con un idiota è sconsigliabile. Chi osserva da fuori vede due idioti che farneticano.
Ogni settimana un nuovo tentativo di imbavagliare, normalizzare, far sparire la Rete. E, ogni settimana, dovremmo confutare, spiegare, dimostrare, comparare, denunciare. Scusate la volgarità, ma questi hanno rotto il c...o. L'Italia ha milioni di disoccupati e i nostri dipendenti d'oro si preoccupano di applicare la censura all'unico strumento di informazione esistente. Pagati da noi, con leggi che non stanno né in cielo, né in terra. Gabry, la meno intelligente, delle sorelle Carlucci e per questo eletta nel PDL, vuole vietare a chiunque di immettere in maniera anonima in rete contenuti in qualsiasi forma. Dobbiamo discutere con quest'ammasso di pochi neuroni e cellulite? Con D'Alia che vuol far chiudere i siti d'autorità dal Ministero dell'Interno per presunti reati senza un giudizio della magistratura? Con la Carlucci che si occupa degli interessi delle corporation? Di una compagine di Governo nanotelevisiva con Mediaset che gli frana addosso giorno dopo giorno? Di Confalonieri che cita YouTube per 500 milioni di euro?
Chi scrive su un muro non è rintracciabile, chi scrive in Rete quasi sempre lo è. Il suo IP lo è. Nella maggior parte dei casi la Polizia Postale è in grado di identificarlo. Questi stanno delirando. La legge Pisanu chiede la carta di identità a chi si collega in Wi Fi. Nei parchi di New York, di Londra, di Parigi, di Madrid ci si collega a decine di reti Wi Fi da una panchina o sdraiati su un prato. Siamo l'unica nazione del mondo che è riuscita a invertire l'accesso a Internet. Nessuno è stato capace di tanto. Neppure la Cina o la Birmania. Il numero di famiglie che si collegano in Italia è diminuito nell'ultimo anno. In migliaia di comuni non arriva l'Adsl o, se è presente, ha la velocità di un doppino. Abbiamo investito miliardi nel digitale terrestre, una tecnologia morta, invece di diffondere Internet nelle scuole e nella pubblica amministrazione.
Se passano queste leggi mi rivolgerò all'Europa, le denuncerò per violazione dei diritti civili. Non mi fermerò. Non ci fermeranno.
Loro non molleranno mai ( ma gli conviene?). Noi neppure.

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16 Marzo 2009

Là dove c'era una rosa, ora c'è un broccolo


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Michelle Obama trasforma i roseti della Casa Bianca in orti. Petali in zucchine. Orti di pace. Vantaggi indiscutibili: verdura fresca, nessun costo di trasporto, meno CO2, divertimento. Si mangerà local. La battaglia delle carote contro il petrolio. Il local food contro la global shit. E' la fine del pomodoro cinese e della bistecca argentina. Là dove c'è il cemento ci sarà un orto di quartiere. Michelle, ma belle...

La Settimana - Vol. 4 N°10

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La linea tracciata da Veltroni continua anche dopo di lui. Se Topo Gigio era la dimostrazione del vuoto, Franceschini è la rappresentazione del nulla. E’ l’antimateria della politica...

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