Zu, letture e riletture...
La lettura: un piacere dell'essere intero, l'intensità prolungabile all'infinito.

Parole parole parole...

Quando quelle degli altri diventano un po' anche nostre.


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Letture e riletture
Dico sostengo e sento che la lettura è un piacere dell'essere intero, l'intensità prolungabile all'infinito. Anche la rilettura, però, sa profondere le sue grazie avviluppandoci per di più nella goduria "sicura". Alle volte il bisogno di rifugiarsi in qualcosa di già noto, già apprezzato, prevale sul desiderio di esplorare. La rilettura, però, non è solo una fuga. Non più di quanto lo sia il riascolto di un disco, l'ennesima degustazione della nostra pietanza preferita, la ricerca dell'accoppiamento con la stessa persona per anni e anni.
I libri sono molto più numerosi di quanto pensiamo: ognuno di essi si moltiplica per il numero di lettori che lo sfoglierà trovandoci qualcosa di proprio, un aspetto, un sapore o una peculiarità sfuggita ad altri o semplicemente non apprezzata allo stesso modo. Non solo: a ogni rilettura il libro rivelerà qualcosa di nuovo anche al medesimo lettore, che quasi sicuramente sarà cambiato dall'ultima volta in cui l'aveva prelevato dallo scaffale.
E così, non serve sentirsi in colpa temendo che le riletture vadano inevitabilmente a scapito di nuove scoperte, perché la capacità di scoprire è in noi e si può esplicare anche nella ripetizione, purché consapevole.

Atteggiamento sommamente equilibrato, comunque, sarà quello di accostare una lettura (Diario di un killer sentimentale, di Luis Sepúlveda) a una rilettura (Punti di fuga, di Pino Cacucci)...

Luis Sepúlveda, Diario di un killer sentimentale, 1996
L'ho sorbito d’un fiato nella traduzione di Ilide Carmignani (Guanda, 1998). Divertente e spiritoso, ma un po’ troppo fumettistico nella trama, bidimensionale nei personaggi e caricaturale nel trattamento. Scivola via molto piacevolmente, ma con poca pregnanza. Da segnalare però i dialoghi allo specchio di questo solipsista della vita mercenaria.

Pino Cacucci, Punti di fuga, 2000
Anche qui abbiamo a che fare con un sicario (un “killer per bisogno”, come dice l’autore nell’imperdibile Postfazione), ma testo e contesto sono di tutt’altra categoria. L’ambientazione è reale (se ne percepisce fisicamente la concretezza), i personaggi hanno un passato di uno spessore che si fa sentire anche nei velati e vaghi accenni, le vicende e le problematiche coinvolte hanno un sapore più vero. La scrittura si appiccica alla pelle e talvolta riesce anche a scavare dentro. È come un film girato in soggettiva, ma con una cinepresa in grado di captare e trasmettere anche odori e umori, sensazioni tattili e interiori, raccontando di vite dalle fioche speranze e dai molti tremori.

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Massimo Carlotto, La verità dell'Alligatore, 1995
A distanza di due soli anni, l'ho riletto. Sì, lo so, ci sono migliaia di libri da leggere, centinaia di 'buchi' da colmare, decine di autori da conoscere, innumerevoli nuove leve da scoprire, però ne avevo proprio bisogno. In questi giorni, un po' di malinconia è bastata a dirigermi verso qualcosa che sapevo già avvincente, ben scritto e in grado di "intaccarti l'anima", come fa il blues con il protagonista di questo giallo/noir: un investigatore 'maledetto', già condannato ingiustamente e stroncato sentimentalmente. Sfiduciato nei confronti del sistema giudiziario e dell'amore, agisce ai margini della legalità e anche oltre, trovandosi a scoperchiare il marciume che alligna tra i gangli del potere reale, quello dell'intrallazzo protetto dalla facciata della rispettabilità.
Una volta immersi nelle sue movimentate vicende, sarà difficile staccarsi dall'Alligatore e non seguirlo anche nei successivi romanzi (Il mistero di Mangiabarche, Nessuna cortesia all'uscita, Il corriere colombiano).

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Robert McLiam Wilson, Eureka Street, 1996
Questo l'ho divorato (nella bella traduzione dall'inglese di Lucia Olivieri): è un libro denso e divertente, drammatico e romantico, tragico e comico ad un tempo. Più o meno come la vita.
Ambientato a Belfast, il romanzo si dipana su uno scenario permeato di violenza e crudezza, ma non tradisce il suo incipit: "Tutte le storie sono storie d'amore." I personaggi non dimenticano di essere vivi e non si fanno dimenticare dal lettore, che fatica a separarsene anche dopo aver girato l'ultima pagina.

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Pino Cacucci, La polvere del Messico, 1996
Avevo appena iniziato questo libro preso in prestito dalla solita biblioteca rionale quando una ragazza messicana incontrata a
Radio Popolare corroborò l'impressione da me ricavata già dopo le prime pagine: "Questo sì che è buono, non è roba per turisti!"
Al termine della lettura aggiungo solo che il narrare di Pino Cacucci è quello di un viaggiatore vero, che oltre a individuare ed esplorare percorsi, luoghi e ambienti inusitati, riesce a coglierne quanto va al di là di una percezione da estraneo. Si immerge e ci fa immergere nell'enorme ricchezza di sensazioni regalate da un paese che è tutto un mondo e che può essere tutto il mondo. "Uno di quei luoghi dove si comincia a capire qualcosa solo quando si rinuncia a capire."

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Kurt Vonnegut, Slaughterhouse-Five, 1969
Mi hanno restituito un libro che avevo letto qualche anno fa:
Slaughterhouse-Five (Mattatoio n. 5 nella traduzione italiana di Luigi Brioschi). È un capolavoro di genialità, un romanzo decostruito sull'incredibile figura del protagonista: ex-prigioniero di guerra durante il bombardamento di Dresda, ora è uno stralunato viaggiatore nel tempo (della sua vita) e nello spazio (viene rapito dai Tralfamadoriani che gli insegnano una diversa visione delle cose). Come sempre, Kurt Vonnegut riesce a divertire anche quando tratta temi devastanti. Più o meno come il suo grottesco alter ego Kilgore Trout, scrittore di fantascienza con una parte nelle vicende narrate.

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Silvio Mignano, Una lezione sull'amore, 1999
Una felice scoperta pescata dagli scaffali della biblioteca rionale. Un giallo letterario: l'investigatore scartabella tra libri e manoscritti nel tentativo di risolvere il caso affidatogli. Un libro molto ben scritto, colto ma non pesante, fedele al genere di cui accoglie con ironia alcuni stereotipi, frantumandoli però nel raffinato doppio strato narrativo.

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Annie Messina, La principessa e il wâlî, 1996
Quattro racconti alla mille e una notte, attraverso i quali emerge prepotente la forza della passione assoluta, inspiegabile e irragionevole che assume diverse forme, ora violente ora delicatissime, ma sempre con grande intensità. A prevalere sarà in ogni caso l'amore totale, intrecciato però indissolubilmente all'inesorabile.

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Nadia Fusini, Due volte la stessa carezza, 1997
Un romanzo pieno di luce abbagliante, eppure offuscata da una penombra malinconicamente pervasiva. Il piano narrativo si sdoppia come la vita della protagonista, quasi una volontaria reincarnazione che sfiora l'annullamento della personalità. Sensualità, attesa, trascendenza e carnalità si mescolano in un raccontare che volentieri si fa impalpabile e ricercato.

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Jean-Claude Izzo e l'amore
Soprattutto leggendo Le soleil des mourants ho ammirato l'insegnamento dell'amaro narratore marsigliese scomparso nel 2000 all'età di 55 anni: l'amore può esistere in qualsiasi condizione, riesce con la sua forza a crearsi una nicchia per respirare, vivere e vivificare anche nelle situazioni apparentemente impossibili o avverse.
E nei romanzi di Izzo, la capacità di tradurlo in parole che gli è propria è tanto più apprezzabile in quanto inserita in contesti tutt'altro che mielosi.
Ecco una battuta da Marinai perduti (Les marins perdus, 1997), romanzo crudo, profondo e avvincente:
"Chiaro, le donne che amiamo sono per forza belle. Se no mica ci andremmo a letto insieme! Più belle di Céphée ce n'è a migliaia, lo so benissimo. Ne ho viste in tutti i porti del mondo... Ma lei... Quello che aveva negli occhi era solo per me. È così l'amore."

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