LA OLIMPIADA

 

Personajes

LICIDA

MEGACLE

ARISTEA

ARGENE

AMINTA

CLISTENE

ALCANDRO

Supuesto Príncipe de Creta

Amigo de Licida, Enamorado de Aristea

Hija de Clistene, Enamorada de Megacle

Dama Cretense, Enamorada de Licida

Tío de Licida

Rey de Scio

Secretario de Clistene

Contralto

Soprano

Contralto

Mezzosoprano

Soprano

Barítono

Bajo

 

La acción se desarrolla en Olimpia, Grecia, en época mítica.

 

ATTO I                                                                                           


Scena Prima 

(Fondo selvoso di cupa ed angusta valle, adombrata 
dall'alto da grandi alberi, che giungono ad intrecciare 
i rami dall'uno all'altro colle, fra' quali è chiusa) 

LICIDA
Ho risoluto, Aminta;
più consigli non vuo'.

AMINTA
Licida, ascolta.
Deh, modera una volta
questo tuo violento
spirito intollerante.

LICIDA
E in chi poss'io
fuor che me più sperar? Megacle istesso,
Megacle m'abbandona
nel bisogno maggiore. Or và, riposa
sulla fè d'un amico.

AMINTA
Ancor non dèi
condannarlo però. Breve cammino
non è quel che divide
Elide, in cui noi siamo,
da Creta, ov' ei restò. L'ali alle piante
non ha Megacle al fin.
In tempo giungerà. Prescritta è l'ora
agli olimpici giuochi
oltre il meriggio, ed or non è l'aurora.

LICIDA
Sai pur che ognun, che aspiri
all'olimpica palma, or sul mattino
dèe presentarsi al tempio. 
Il grado, il nome,
la patria palesar; 
di Giove all'ara giurar 
di non valersi di frode nel cimento.

AMINTA
Il so.

LICIDA
T'è noto
ch'escluso è dalla pugna
chi quest'atto solenne
giunge tardi a compir?
Dunque, che deggio
attender più, che più sperar?

AMINTA
Ma quale sarebbe il tuo disegno?

LICIDA
All'ara innanzi
presentarmi con gli altri.

AMINTA
E poi?

LICIDA
Con gli altri
a suo tempo pugnar. 
Se a noi qui fosse
Megacle giunto, a tai contese esperto,
pugnato avria per me: ma, s'ei non viene,
che far degg'io? Non si contrasta, Aminta,
oggi in Olimpia del selvaggio ulivo
la solita corona. Al vincitore
sarà premio Aristea, figlia reale
dell'invitto Clistene, onor primiero
delle greche sembianze: unica e bella
fiamma di questo cor; benchè novella.

AMINTA
Ed Argene?

LICIDA
Ed Argene
più riveder non spero. Amor non vive,
quando muor la speranza.

AMINTA
E pur giurasti tante volte...

LICIDA
T'intendo. In questa fole,
finché l'ora trascorra,
trattener mi vorresti. Addio.

AMINTA
Ma senti.

LICIDA.
Non, no.

AMINTA
Vedi che giunge...

LICIDA
Chi?

AMINTA
Megacle.

LICIDA
Dov'è?

AMINTA
Fra quelle piante
parmi... No... non è desso.

LICIDA
Ah, mi deridi:
e lo merito, Aminta, lo fui sì cieco,
che in Megacle sperai.

(Volendo partire) 

Scena Seconda


MEGACLE
Megacle è tecco.

LICIDA
Giuste dei!
MEGACLE
Prence.

LICIDA
Amico.
Vieni, vieni al mio seno. Ecco risorta
la mia speme cadente.

MEGACLE
E sarà vero
che il Ciel m'offra una volta
la via d'esserti grato?

LICIDA
E pace, e vita
tu puoi darmi, se vuoi.

MEGACLE
Come?

LICIDA
Pugnando
nell' olimpico agone
per me, col nome mio.

MEGACLE
Ma tu non sei noto in Elide ancor?

LICIDA
No.

MEGACLE
Quale oggetto ha questa trama?

LICIDA
Il mio riposo. Oh Dio!
non perdiamo i momento. Appunto è l'ora
che de' rivali atleti
si raccolgono i nomi. Ah, vola al tempio;
di' che Licida sei. La tua venuta
inutile sarà, se più soggiorni.
Vanne. Tutto saprai, quando ritorni.

MEGACLE
Superbo di me stesso,
andrò portando in fronte
quel caro nome impresso,
come mi sta nel cor.
Dirà la Grecia poi
che fur comuni a noi
l'opre, i pensier; gli affetti,
e al fine i nomi ancor.

(Megacle parte)

Scena Terza

LICIDA
Oh generoso amico!
Oh Megacle fedel!

AMINTA
Cosi di lui non parlavi poc'anzi.

LICIDA
Eccomi al fine
possessor di Aristea. Vanne, disponi
tutto, mio caro Aminta. Io con la sposa,
prima che il sol tramonti,
voglio quindi partir.

AMINTA
Più lento, o prence,
nel fingerti felice. Ancor vi resta
molto di che temer. Potria l'inganno
esser scoperto; al paragon potrebbe
Megacle soggiacer. So ch'altre volte
fu vincitor; ma un impensato evento
so che talor confonde il vile e'l forte;
né sempre ha la virtù l'istessa sorte.

LICIDA
Oh sei pure importuno
con questo tuo noioso,
perpetuo dubitar. Vicino al porto
vuoi ch'io tema il naufragio? A' dubbi tuoi
chi presta fede intera,
non sa mai quando è l'alba o quando è sera.

Quel destrier, che all'albergo è vicino,
piè veloce s'affretta nel corso;
non l'arresta l'angustia del morso,
non la voce, che legge gli dà.
Tal quest'alma, che piena è di speme,
nulla teme, consiglio non sente;
e si forma una gioia presente
del pensiero che lieta saprà.

(Licida parte) 

AMINTA
Pria dell'esito ancor lieto si finge
nell'ardente desio l'incauto amante;
ed io per lui pavento,
nella già ordita frode,
qualche sinistro, e periglioso evento.

Il fidarsi della speme,
è un cercar affanni, e pene:
ci lusinga, e poi ci inganna.
Dell'inganno se ne accorge,
benché tardi, l'alma afflitta;
se ne pente, e se ne affanna.

Scena Quarta

(Vaste campagna alle falde d'un monte, sparsa di 
capanne pastorali. Ponte rustico sul Fiume Alfeo, 
composto di tronchi d'alberi, rozzamente commessi. 
Veduta della Città d'Olimpia in lontano, interrotta 
da poche piante, che adornano la pianura, ma non 
l'ingombrano. Argene, in abito di pastorella, sotto 
nome di Licori, tessendo ghirlande. Coro di Ninfe 
e Pastori, tutti occupati in lavori pastorali, e poi 
Aristea con seguito) 

CORO
Oh care selve, 
oh cara felice libertà!

ARGENE
Qui se un piacer si gode,
parte non v'ha la frode,
ma lo condisce a gara
amore e fedeltà.

CORO
Oh care selve, 
oh cara felice libertà!

ARGENE
Qui poco ognun possiede,
e ricco ognun si crede:
né più bramando, impara
che cosa è povertà.

CORO
Oh care selve,
oh cara felice libertà!

ARGENE
Senza custodi o mura
la pace è qui sicura,
che l'altrui voglia avara
onde allettar non ha.

CORO
Oh care selve, 
oh cara felice libertà!

ARGENE
Qui gl'innocenti amori
di ninfe...

(s'alza da sedere) 

Ecco Aristea.

ARISTEA
Siegui, o Licori

ARGENE
Già il rozzo mio soggiorno
torni a render felice, o principessa?

ARISTEA
Ah fuggir da me stessa
potessi ancor, come dagli altri! Amica,
tu non sai qual funesto
giorno per me sia questo.

ARGENE
È questo un giorno
glorioso per te. Di tua bellezza
qual può l'età ventura
prova aver più sicura? A conquistarti
nell'Olimpico agone
tutto il fior della Grecia oggi s'espone.

ARISTEA
Ma chi bramo non v'è. Deh si proponga
men funesta materia
al nostro ragionar

(sede Aristea) 

Siedi, Licori:
gl'interrotti lavori
riprendi, e parla. Incominciasti un giorno
a narrami i tuoi casi. Il tempo è questo
di proseguirli. Il mio dolor seduci;
raddolcisci, se puoi,
i miei tormenti in rammentando i tuoi.

ARGENE
Se avran tanta virtù, senza mercede
non va la mia costanza.

(Siede) 

A te già dissi
che Argene è il nome mio, che in Creta io nacqui
d'illustre sangue, e che gl'affetti miei
fur più nobili ancor de' miei natali.

ARISTEA
So fin qui.

ARGENE
De' miei mali
ecco il principio. Del cretense soglio
Licida il regio erede
fu la mia fiamma, ed io la sua. Celammo
prudenti un tempo il nostro amor; ma poi
l'amor s'accrebbe, e, come in tutti avviene,
la prudenza scemò. Comprese alcuno
il favella de' nostri sguardi: ad altri
i sensi no spiegò; di voce in voce
tanto in breve si stese
il maligno romor, che il re l'intese:
se no sdegnò, sgridonne il figlio; a lui
vietò di più vedermi, e col divieto
gliene accrebbe il desio.
Ebro d'amore
freme Licida, e pensa
di rapirmi e fuggir. Tutto il disegno
spiega in un foglio: a me l'invia. Tradisco
la fede il messo, e al re lo reca. È chiuso
in custodito albergo
il mio povero amante. A me s'impone
che a straniero consorte
porga la destra. Io lo ricuso.
Altro riparo
che la fuga o la morte
al mio caso non trovo. Il men funesto
credo il più saggio, e l'eseguisco. Ignota
in Elide pervenni. In queste selve
mi proposi abitar. Qui fra pastori
pastorella mi finsi, e or son Licori.

ARISTEA
In ver mi fai pietà. Ma la tua fuga
non approvo però. Donzella e sola
cercar contrade ignote,
abbandonar...

ARGENE
Dunque dovea la mano a Megacle donar?

ARISTEA
Megacle! 

(fra sé) 

Oh nome!

(in alta voce) 

Di qual Megacle parli?

ARGENE
Era lo sposo
questi, che il re mi destinò. Dovea
dunque obbliar...

ARISTEA
Ne sai la patria?

ARGENE
Atene.

ARISTEA
Come in Creta pervenne?

ARGENE
Amor vel trasse,
com'ei stesso dicea, ramingo, afflitto.
Nel giungervi fu colto
da stuol di masnadieri; e oppresso ormai
la vita vi perdea. Licida a sorte
vi si avvenne, e il salvò. Quindi fra loro
fidi amici fur sempre. Amico al figlio,
fu noto al padre; e dal reale impero
destinato mi fu, perchè straniero.

ARISTEA
Ma ti ricordi ancora le sue sembianze?

ARGENE
Io l'ho presente. Avea
bionde le chiome, oscuro il ciglio, i labbri
vermigli sì, ma tumidetti, e forse
oltre il dover; gli sguardi
lenti e pietosi: un arrossir frequente,
un soave parlar... Ma... principessa,
tu cambi di color! Che avvenne?

ARISTEA
Oh Dio!
Quel Megacle, che pingi, è l'idol mio.

ARGENE
Che dici!

ARISTEA
Il vero. A lui,
lunga stagion già mio segreto amante,
perché nato in Atene,
niegommi il padre mio, né volle mai
conoscerlo, vederlo,
ascoltato una volta. Ei disperato
da me parti; più nol rividi: e in questo
punto da te so de' suoi casi il resto.

ARGENE
In ver sembrano i nostri
favolosi accidenti.

ARISTEA
Ah s'ei sapesse
ch'oggi per me qui si combatte!

ARGENE
In Creta
a lui voli un tuo servo: e tu procura
la pugna differir.

ARISTEA
Come?

ARGENE
Clistene è pur tuo padre:
ei qui presiede eletto
arbitro delle cose; ei può, se vuole...

ARISTEA
Ma non vorrà.

ARGENE
Che nuoce,
principessa, il tentarlo?

ARISTEA
E ben, Clistene vadasi a ritrovar.

(S'alzano) 

ARGENE
Fermati; ei viene.

Scena Quinta

CLISTENE
Figlia, tutto è compito. I nomi accolti,
le vittime svenate, al gran cimento
l'ora prescritta; e più la pugna ormai,
senza offesa de' numi,
della pubblica fé, dell'onor mio,
differir non si può.

ARISTEA
(fra sé)
Speranze, addio.

CLISTENE
Ragion d'esser superba
io ti darei, se ti dicessi tutti
quei, che a pugnar per te vengono a gara.
V'è Olinto di Megara,
v'è Clearco di Sparta, Ati di Tebe,
Erito di Corinto, e fin di Creta
Licida venne.

ARGENE
Chi?

CLISTENE
Licida, il figlio del re cretense.

ARISTEA
Ei pur mi brama?

CLISTENE
Ei viene con gli altri a prova.

ARGENE
(fra sé)
Ah, si scordò d'Argene!

CLISTENE
Seguimi, o figlia.

ARISTEA
Ah, questa pugna, o padre, si differisca.

CLISTENE
Un impossibil chiedi: dissi perché. 
Ma la cagion non trovo di tal richiesta.

ARISTEA
A divenir soggette
sempre v'è tempo. È d'Imeneo per noi
pesante il giogo; e già senz'essi abbiamo
che soffrire abbastanza
nella nostra servil sorte infelice.

CLISTENE
Dice ognuna cosi, ma il ver non dice.

Del destin non vi lagnate
se vi rese a noi soggette;
siete serve, ma regnate
nella vostra servitù.
Forti noi, voi belle siete,
e vincete in ogni impresa,
quando vengono a contesa
la bellezza e la virtù.

(esce) 

Scena Sesta

ARGENE
Udisti, o principessa?

ARISTEA
Amica, addio:
convien ch'io siegua il padre. Ah tu, che puoi,
del mio Megacle amato,
se pietosa pur sei, come sei bella,
cerca recarmi, oh Dio, qualche novella.

È troppo spietato
il barbaro Fato:
mi cruccia, m'affanna
la sorte tiranna.
E dentro il mio petto
più pace non v'è.
Se vedi l'amante,
pietoso il tuo core
dell'alma costante
palesi il dolore,
e sappia che eterna
gli serbo la fé.

(esce)

Scena Settima

ARGENE
Dunque Licida ingrato
già di me si scordò! Povera Argene,
e che mai ti serbar le stelle irate!
Imparate, imparate,
inesperte donzelle. Ecco lo stile
de' lusinghieri amanti. Ognun vi chiama
suo ben, sua vita e suo tesoro: ognuno
giura che, a voi pensando,
vaneggia il di, veglia le notti. Han l'arte
di lagrimar, d'impallidir. Tal volta
par che sugli occhi vostri
voglian morir fra gli amorosi affanni:
guardatevi da lor. Son tutti inganni.

Più non si trovano
fra mille amanti
sol due bell'anime,
che sian costanti,
e tutti parlano
di fedeltà.
E il reo costume
tanto s'avvanza,
che la costanza
di chi ben ama
ormai si chiama
semplicità.

(Parte) 

Scena Ottava 

MEGACLE
Licida.

LICIDA
Amico.

MEGACLE
Eccomi a te.

LICIDA
Compisti...

MEGACLE
Tutto, o signor. Già col tuo nome al tempio
per te mi presentai. Per te fra poco
vado al cimento. Or fin che il noto segno
della pugna si dia, spiegar mi puoi
la cagion della trama.

LICIDA
Oh, se tu vinci,
non ha di me più fortunato amante
tutto il regno d'Amor.

MEGACLE
Perché?

LICIDA
Promessa
in premio al vincitore
è una real beltà. La vidi appena,
che n'arsi e la bramai. Ma poco esperto
negli atletici studi...

MEGACLE
Intendo. Io deggio
conquistarla per te.

LICIDA
Sì. Chiedi poi
la mia vita, il mio sangue, il regno mio;
tutto, o Megacle amato, io t'offro, e tutto
scarso premio sarà.

MEGACLE
Di tanti, o prence,
stimoli non fa d'uopo
al grato servo, al fido amico. Io sono
memore assai de' doni tuoi; rammento
la vita che mi desti. Avrai la sposa;
speralo pur. Nella palestra elèa
non entro pellegrin.

LICIDA
Oh dolce amico!

(abbracciandolo) 

Oh cara sospirata Aristea!

MEGACLE
Che!

LICIDA
Chiamo a nome il mio tesoro.

MEGACLE
Ed Aristea si chiama?

LICIDA
Appunto.

MEGACLE
Altro ne sai?

LICIDA
Presso a Corinto
nacque in riva all'Asopo. Al re Clistene
unica prole.

MEGACLE
(fra sé)
Ahimè! Questa è il mio bene.

(A Licida) 

E per lei se combatte?

LICIDA
Per lei.

MEGACLE
Questa degg'io conquistarti pugnando?

LICIDA
Questa.

MEGACLE
Ed è tua speranza e tuo conforto sola Aristea!

LICIDA
Sola Aristea.

MEGACLE
(fra sé)
Son morto.

LICIDA
Non ti stupir. Quando vedrai quel volto,
forse mi scuserai. D'esserne amanti
non avrebbon rossore i numi istessi.

MEGACLE
(para sí)
Ah così nol sapessi!

LICIDA
Oh, se tu vinci!
Chi più lieto di me? Megacle istesso
quanto mai ne godrà! Dì; non avrai
piacer del piacer mio?

MEGACLE
Grande.

LICIDA
Il momento,
che ad Aristea m'annodi,
Megacle dì, non ti parrà felice?

MEGACLE
Felicissimo. 

(fra sé) 

Oh dei!

LICIDA
Tu non vorrai
pronubo accompagnarmi
al talamo nuzial?

MEGACLE
(fra sé)
Che pena!

LICIDA
Parla.

MEGACLE
Sì; come vuoi. 

(fra sé) 

Qual nova specie è questa di martirio, d'inferno!

LICIDA
Oh quanto il giorno
lungo è per me! Che l'aspettare uccida
nel caso, in cui mi vedo,
tu non credi, o non sai.

MEGACLE
Lo so, lo credo.

LICIDA
Senti amico. Io mi fingo,
già l'avvenir: già col desio possiedo
la dolce sposa.

MEGACLE
(fra sé)
Ah questo è troppo!

LICIDA
E parmi...

MEGACLE
Ma taci: assai dicesti.
Amico io sono;

(con impeto) 

il mio dover comprendo; ma poi...

LICIDA
Perché ti sdegni?
In che t'offendo?

MEGACLE
(fra sé)
Imprudente, che feci!

(si ricompone) 

Il mio trasporto
è desio di servirti. Io stanco arrivo
dal cammino lungo: ho da pugnar: mi resta
picciol tempo al riposo, e tu mel togli.

LICIDA
E chi mai ti ritenne di spiegarti fin ora?

MEGACLE
Il mio rispetto.

LICIDA
Vuoi dunque riposar?

MEGACLE
Sì.

LICIDA
Brami altrove meco venir?

MEGACLE
No.

LICIDA
Rimaner ti piace qui fra quest'ombre?

MEGACLE
Sì.

LICIDA
Restar degg'io?

MEGACLE
No.

(con impazienza; e si getta a sedere) 

LICIDA
(fra sé)
Strana voglia!

(A Megacle) 

E ben, riposa: addio.

Mentre dormi, Amor fomenti
il piacer de' sonni tuoi
con l'idea del mio piacer.
Abbia il rio passi più lenti;
e sospenda i moti suoi
ogni zeffiro leggier.

(parte) 

Scena Nona 

MEGACLE
Che intesi, eterni dei! Quale improvviso
fulmine mi colpi! L'anima mia
dunque fia d'altri! E ho da condurla io stesso
in braccio al mio rival! 
Megacle ingrato,
e dubitar potessi? Ah, se ti vede
con questa in volto infame macchia e rea,
ha ragion d'abborrirti anche Aristea.
No, tal non mi vedrà. 
Altro non temo
che 'l volto del mio ben. Questo s'eviti
formidabile incontro. In faccia a lei,
misero che farei! Palpito e sudo
solo in pensarlo, e parmi
instupidir, gelarmi,
confondermi, tremar... No, non potrei...

Scena Decima 

(entra Aristea) 

ARISTEA
(senza vederlo in viso)
Stranier.

MEGACLE
Chi mi sorprende?

(rivoltandosi e riconoscendosi reciprocamente) 

ARISTEA
(fra sé)
Oh stelle!

MEGACLE
(fra sé)
Oh Dei!

ARISTEA
Megacle! Mia speranza!
Oh caro! Oh tanto
e sospirato e pianto
e richiamato invano! Udisti alfine
la povera Aristea. Tornasti: e come
opportuno tornasti! Oh Amor pietoso!
Oh felici martiri!
Oh ben sparsi fin or pianti e sospiri!

MEGACLE
(fra sé)
Che fiero caso è il mio!

ARISTEA
Megacle amato,
e tu nulla rispondi?
E taci ancor? Che mai vuol dir quel tanto
cambiarti di color? Quel non mirarmi
che timido e confuso? E quelle a forza
lacrime trattenute? Ah più non sono
forse la fiamma tua? Forse...

MEGACLE
Che dici!
Sempre... Sappi... Son io...
Parlar non so. 

(fra sé) 

Che fiero caso è il mio!

ARISTEA
Ma tu mi fai gelar. Dimmi: non sai
che per mi qui se pugna?

MEGACLE
Il so.

ARISTEA
Non vieni ad sporti per me?

MEGACLE
Sì.

ARISTEA
Perché mai
dunque sei così mesto?
Ma guardami, ma parla,
ma di...

MEGACLE
Che posso dir?

ALCANDRO
(uscendo frettoloso)
Signor, t'affretta,
se a combatter venisti. Il segno è dato,
che al gran cimento i concorrenti invita.

(parte) 

MEGACLE
Assistetemi, o numi. Addio, mia vita.

ARISTEA
E mi lasci così? Va; ti perdono,
pur che torni mio sposo.

MEGACLE
Ah si gran sorte
non è per me!

(in atto di partire) 

ARISTEA
Senti. Tu m'ami ancora?

MEGACLE
Quanto l'anima mia.

ARISTEA
Fedel mi credi?

MEGACLE
Sì, come bella.

ARISTEA
A conquistar mi vai?

MEGACLE
Lo bramo almeno.

ARISTEA
Il tuo valor primiero hai pur?

MEGACLE
Lo credo.

ARISTEA
E vincerai?

MEGACLE
Lo spero.

ARISTEA
Dunque allor non son io, caro, la sposa tua?

MEGACLE
Mia vita … Addio.

Ne' giorni tuoi felici
ricordati di me.

ARISTEA
Perché così mi dici,
anima mia, perché?

MEGACLE
Taci, bell'idol mio.

ARISTEA
Parla, mio dolce amor.

MEGACLE
Ah, che parlando,

ARISTEA
Ah, che tacendo,

A DUE
oh Dio!
tu mi trafiggi il cor.

ARISTEA
(fra sé)
Veggio languir chi adoro,
nè intendo il suo languir!

MEGACLE
(fra sé)
Di gelosia mi moro,
e non lo posso dir!

A DUE
Chi mai provò di questo
affanno più funesto,
più barbaro dolor!
ACTO I  


Escena Primera

(un valle estrecho y boscoso, bajo la sombra 
de grandes árboles, cuyas ramas se entrelazan, 
entre las dos colinas que cierran el valle)

LICIDA
Estoy decidido, Aminta;
no quiero más consejos.

AMINTA
Licida, escucha.
Vamos, calma un poco
tu violento
e intolerante espíritu. 

LICIDA
¿Y en quién puedo poner mi esperanza 
sino en mí mismo? 
Megacle, incluso, me abandona
cuando más lo necesito. 
¡Ésa es la fidelidad de un amigo!

AMINTA
Aún no deberías condenarlo. 
No es corto el camino que lleva
de la Hélade, donde estamos,
a Creta, donde él quedó. 
Después de todo, Megacle, 
no tiene los pies alados. Llegará a tiempo. 
Pasado el mediodía, quedó fijada la hora 
para el comienzo de los Juegos Olímpicos...
¡Aún está amaneciendo!

LICIDA
Pero sabes que todo aquel que aspire
a la palma olímpica, por la mañana,
debe presentarse en el templo. 
Ante el altar de Júpiter debe declarar 
su rango, nombre y patria...
Así mismo, debe jurar que no usará
malas artes en la competición.

AMINTA
Lo sé.

LICIDA
¿Y estás al tanto
de que se excluye de la lucha
a quien a este acto solemne
llegue con retraso?
Entonces...
¿qué debo esperar?

AMINTA
¿Pero cuál es entonces tu plan?

LICIDA
¡Yo mismo me presentaré ante el altar
junto con los demás!

AMINTA
¿Y luego?

LICIDA
Llegado el momento, 
lucharé contra todos ellos.
Si Megacle, experto en la competición,
llega a tiempo, luchará en mi lugar; 
mas si no viene... ¿qué puedo hacer? 
Hoy en Olimpia no se compite, Aminta,
sólo por la corona de acebuche. 
El premio para el vencedor será 
la princesa Aristea, 
hija del invicto Clistene, 
honor supremo de las bellezas griegas; 
la única y hermosa llama que arde en mi corazón.

AMINTA
¿Y Argene?

LICIDA
A Argene no espero verla más. 
El amor no puede vivir
cuando la esperanza muere.

AMINTA
Y sin embargo, le juraste tantas veces...

LICIDA
Ya comprendo... 
Con toda esta charla me quieres entretener
hasta que pase la hora... ¡Adiós!

AMINTA
¡Pero escucha!

LICIDA
¡No, no!

AMINTA
¡Mira quién llega!...

LICIDA
¿Quién?

AMINTA
¡Megacle!

LICIDA
¿Dónde está?

AMINTA
¡Entre aquellos árboles!...
Pero... no... no es él.

LICIDA
¡Ah, te burlas de mí!... y lo merezco. 
Aminta, ¿cómo estuve tan ciego
como para confiar en Megacle?

(quiere irse)

Escena Segunda

MEGACLE
Megacle está a tu lado.

LICIDA
¡Cielo justo!

MEGACLE
¡Príncipe!

LICIDA
¡Amigo!
¡Ven, ven a mi pecho!
He aquí que renace mi esperanza caída.

MEGACLE
¿Y será cierto que el cielo me ofrece 
una oportunidad de mostrarte 
mi agradecimiento?

LICIDA
¡Es la paz, es la vida, lo que puedes darme!
Si quieres...

MEGACLE
¿Cómo?

LICIDA
Luchando 
en la arena olímpica
bajo mi nombre.

MEGACLE
Pero, ¿no te conocen en Hélade?

LICIDA
No.

MEGACLE
¿Qué objeto tiene esta trama?

LICIDA
Mi descanso... Pero...
¡Oh dioses, no perdamos ni un momento! 
Es casi la hora en la que los atletas competidores
deben dar su nombre. 
¡Ah, vuela al templo y di que eres Licida!
Tu venida habrá sido inútil si llegas tarde.
¡Ve, lo sabrás todo cuando vuelvas!

MEGACLE
Lleno de orgullo competiré 
llevando tu querido nombre 
impreso en el corazón.
Dirá Grecia entonces
que son comunes a nosotros
las obras, los pensamientos, 
los afectos y al fin, incluso, 
el nombre.

(Megacle sale)

Escena Tercera

LICIDA
¡Oh, amigo generoso!
¡Oh, fiel Megacle! 

AMINTA
Hace poco, de él no hablabas así.

LICIDA 
Heme al fin poseedor de Aristea. 
¡Ve, dispónlo todo, querido Aminta!
Que con mi esposa,
antes de que se ponga el sol,
quiero partir de aquí.

AMINTA
Sé más cauto, príncipe, en ver hecha tu felicidad. 
Todavía queda mucho que hacer. 
Podría el engaño ser descubierto 
o en la lucha, podría Megacle ser vencido. 
Sé que otras veces fue el vencedor, 
pero un suceso imprevisto 
puede confundir tanto al vil como al fuerte.
No siempre tiene la virtud suerte.

LICIDA
¡Oh, qué inoportuno eres
con tu odiosa y perpetua duda!
¿Junto al puerto quieres que tema al naufragio? 
Quien preste oído a tus dudas,
no sabrá 
si es de noche o de día.

El caballo que está próximo a la cuadra,
acelera la carrera y no lo frena 
ni la angustia del bocado ni la voz del jinete.
A mi alma le sucede igual pues, 
llena de esperanza,
no teme a nada ni escucha consejos;
se llena de alegría 
con sólo pensar en lo que vendrá.

(Licida sale) 

AMINTA
El amante incauto, en su ardiente deseo,
se imagina feliz antes de alcanzar el éxito.
Mas cualquier suceso imprevisto
puede dar al traste con esta trama,
aunque esté arreglada.

Quien sólo confía en la esperanza
busca preocupaciones y problemas:
presume y después se decepciona.
Si del engaño se da cuenta demasiado tarde,
el alma afligida 
se arrepiente y sufre.

Escena Cuarta

(Extensa campiña en la falda de un monte 
donde se ven cabañas de pastores. Puente 
rústico sobre el río Alfeo. Vista de la ciudad 
de Olimpia a lo lejos, interrumpida por unos 
pocos árboles, que adornan el plano sin 
cubrirlo. Argene, disfrazada como una 
pastora llamada Licori, tejiendo guirnaldas.
Coro de doncellas y pastores, ocupados en 
sus tareas, y Aristea con su séquito)

CORO
¡Oh, queridos bosques!
¡Oh, querida y feliz libertad!

ARGENE
Aquí disfrutamos del auténtico placer,
pues el engaño no tiene parte
y sólo estamos acompañados
del amor y la fidelidad.

CORO
¡Oh, queridos bosques!
¡Oh, querida y feliz libertad!

ARGENE
Quien poco posee,
es rico si así lo cree;
y no deseará saber jamás
que es la pobreza.

CORO
¡Oh, queridos bosques!
¡Oh, querida y feliz libertad!

ARGENE
Sin soldados ni murallas
aquí reina la paz,
pues la codicia ajena
no tiene nada que la atraiga.

CORO
¡Oh, queridos bosques!
¡Oh, querida y feliz libertad!

ARGENE
Los inocentes amores
de las ninfas...

(se levanta) 

¡Aquí llega Aristea!

ARISTEA
Continúa, Licori.

ARGENE 
¿Quizás vienes en este día triste
para hacerme feliz, oh princesa?

ARISTEA
¡Ay, si huir de mí misma pudiera, 
como de los otros! 
Amiga, no sabes cuan funesto
es también para mí este día.

ARGENE
Pero hoy es un día glorioso para ti. 
De tu belleza
¿qué duda cabrá en los tiempos futuros?
Hoy se reúne en la arena olímpica,
para conquistarte,
toda la flor de Grecia.

ARISTEA
Pero el que yo deseo, no viene. 
Mas dejemos de hablar
de este asunto tan triste...

(Aristea se sienta) 

Siéntate, Licori,
reanudemos aquella charla interrumpida.
Cuéntame...
Un día comenzaste a relatarme tu caso. 
Este es el momento de proseguir.
Calma mi dolor y alivia, si puedes,
mis tormentos, recordando los tuyos.

ARGENE
Te los confiaría
aun sin recompensa

(Se sienta) 

Ya te dije que mi nombre es Argene.
Nací en Creta, de sangre noble, 
y mi amor aspiró a más nobleza 
que la de mi nacimiento.

ARISTEA
Hasta aquí sé.

ARGENE
De mis males este es el principio. 
El heredero del trono de Creta, Licida,
fue mi pasión... y yo la suya. 
Prudentes escondimos por un tiempo 
nuestro amor; 
pero la pasión fue creciendo y, 
como sucede siempre,
la prudencia disminuyó.
Alguien leyó el lenguaje de nuestras miradas,
sospecharon de nuestros sentimientos 
y de boca en boca se extendió
el rumor malsano hasta que llegó al rey.
Éste se indignó, reprendió a su hijo
y le prohibió volver a verme...
¡Pero esto sólo acrecentó nuestro deseo!
Ebrio de amor, Licida, 
pensó en raptarme y huir juntos. 
Todo el plan me lo explicaba en una carta
que el traidor mensajero entregó al rey. 
Prisionero y en lugar bien custodiado
quedó mi pobre amante. 
A mí se me obligó 
a tomar un esposo extranjero.
Lo rechacé...
La única solución era la fuga o la muerte
Opté por lo menos malo y quizás lo más sabio.
Desconocida llegué a Hélade. 
En este bosque me propuse habitar.
Entre los pastores fingí ser pastora
y ahora soy Licori.

ARISTEA
Ciertamente todo eso me produce lástima,
pero tu fuga no acabo de aprobar. 
Eres doncella y estás sola en un país extraño.
Abandonar...

ARGENE
¿Aunque tuviera que dar mi mano a Megacle?

ARISTEA
¡Megacle!

(para sí) 

¡Ese nombre!

(en voz alta) 

¿De qué Megacle hablas?

ARGENE
Era el esposo
que el rey me designó...
¿Debería entonces olvidar...

ARISTEA
¿No sabes su patria?

ARGENE
Atenas.

ARISTEA
¿Y cómo llegó a Creta?

ARGENE
Como él mismo dijo,
el amor lo trajo allí, errante y afligido.
A su llegada fue asaltado por unos bandidos 
y estuvo a punto de perder la vida. 
Licida, por suerte, llegó y lo salvó. 
Desde ese momento 
fueron amigos inseparables. 
Como amigo del hijo lo conoció el padre
y por orden real me fue destinado.

ARISTEA
¿Recuerdas sus facciones?

ARGENE
Como si estuviera presente...
Pelo rubio y ojos oscuros.
Labios rojos, carnosos, quizás en exceso.
La mirada lenta y piadosa.
Se ruboriza con frecuencia, voz suave... 
Pero... princesa, ¡has cambiado de color! 
¿Qué ocurre?

ARISTEA
¡Oh, dioses!
¡Yo amo a ese Megacle!...

ARGENE
¿Qué dices?

ARISTEA
¡Es cierto! 
Él fue durante mucho tiempo 
mi amante secreto, pues al ser ateniense,
mi padre rehusaba conocerlo, verlo y
ni siquiera escucharlo quería. 
Desesperado se alejó 
y nunca mas volví a saber de él...
hasta hoy... al escuchar tu narración.

ARGENE
Es ciertamente increíble 
nuestro fabuloso caso.

ARISTEA
¡Ah, si él supiese
que es por mí por quien se lucha hoy!

ARGENE
A Creta
envía enseguida un sirviente,
a la vez que intentas retrasar el combate.

ARISTEA
¿Cómo?

ARGENE
Clistene, tu padre,
preside como árbitro la lid.
Si quisiera, él podría...

ARISTEA
Pero no querrá.

ARGENE
¿Qué tiene de malo
intentarlo, princesa?

ARISTEA
¡Está bien, vayamos en busca de Clistene!

(Se levantan) 

ARGENE
¡Silencio!... Aquí llega.

Escena Quinta

CLISTENE
Hija, todo está listo. 
Registrados los nombres y hechos los sacrificios,
ha llegado la hora para el acontecimiento.
La pugna no se debe retrasar,
pues se ofendería a los dioses,
a la fe pública y a mi honor.

ARISTEA
(para sí)
¡Adiós, esperanza!

CLISTENE
Motivo tienes para estar orgullosa
si te dijera todos los que han venido 
a competir por ti.
Está Olinto de Megara,
Clearco de Esparta, Atis de Tebas,
Erinto de Corinto, y al fin, 
de Creta ha venido Licida.

ARGENE
¿Quién?

CLISTENE
Licida, el hijo del rey de Creta.

ARISTEA
¿Él me desea?

CLISTENE
Él ha venido a competir como los demás.

ARGENE
(para sí)
¡Ah, se olvidó de Argene!

CLISTENE
Sígueme, hija.

ARISTEA
Padre ¡ojalá esta lucha se retrasara!

CLISTENE
Pides un imposible, ya te dije por qué.
Mas no entiendo el motivo de tal deseo.

ARISTEA
Para ser sometida siempre hay tiempo. 
La boda es para las mujeres 
un pesado juego.
Incluso sin ella debemos sufrir
nuestra infeliz suerte de siervas.

CLISTENE
Eso decís las mujeres, pero no es verdad.

No os quejéis del destino
por estar subordinadas a nosotros.
Siervas sois, pero reináis
en vuestra condición.
Nosotros fuertes, vosotras bellas...
En cualquier caso siempre vencéis
cuando compiten
belleza y virtud.

(sale) 

Escena Sexta

ARGENE
¿Lo oíste, princesa?

ARISTEA
¡Adiós, amiga! 
Conviene que siga a mi padre. 
Y tú, si eres tan compasiva como bella,
de mi amado Megacle,
cuéntame ¡oh, dioses! cualquier novedad.

Es demasiado cruel
el bárbaro destino;
y la suerte tirana
me tortura y me hace desesperar.
¡Dentro de mi pecho
no queda paz!
Si ves a mi amado,
que tu piadoso corazón
le revele la pena
de mi alma constante,
y sepa que eterna
será mi fidelidad.

(sale) 

Escena Séptima 

ARGENE
¡Así que el ingrato Licida ya me olvidó!
Pobre Argene,
¿qué te habrán reservado las airadas estrellas?
Aprende, aprende, inexperta doncella. 
Éste es el estilo de los mentirosos amantes. 
Todos te llaman
su vida, su bien y su tesoro;
todos juran que, pensando en ti,
deliran de día y velan de noche.
Tienen la habilidad de llorar y de palidecer,
de tal forma que, ante tus ojos
quieren morir de amoroso afán.
¡Guárdate de ellos, son todo artificio!

No se encuentran
entre mil amantes
más de dos almas 
bellas y constantes,
aunque todos hablan
de fidelidad.
Y estas costumbres
son tan comunes,
que a la constancia
del que bien ama
ahora se le llama
simplicidad.

(Sale) 

Escena Octava 

MEGACLE
Licida.

LICIDA
Amigo.

MEGACLE
Aquí estoy, contigo.

LICIDA
Hiciste...

MEGACLE
¡Todo, señor!
Bajo tu nombre, en el templo, por ti me presenté;
y muy pronto, por ti, iré a pelear. 
Pero, antes que la señal para el combate se dé, 
¿podrías explicarme el motivo de esta añagaza?

LICIDA
¡Oh, si vences,
no habrá amante más feliz que yo
en todo el reino del Amor!

MEGACLE
¿Por qué?

LICIDA
Prometida está,
como premio al vencedor,
una belleza real. 
Apenas la vi, ardí de deseo por ella. 
Mas soy poco experto en cuestiones atléticas...

MEGACLE
Entiendo...
Y yo deberé conquistarla por ti.

LICIDA
¡Sí! ¡Y podrás pedirme
mi vida, mi sangre y mi reino!
¡Todo, amado Megacle, te ofrezco 
y todo premio escaso será para ti!

MEGACLE
¡Oh príncipe, tales favores no son precisos
para el siervo agradecido, para el amigo fiel!
Conservo la memoria de tus dones 
y aún recuerdo la vida que me diste. 
Tendrás la esposa; tenlo por seguro. 
En la palestra creo
que no soy un novato.

LICIDA
¡Oh, dulce amigo!

(abrazándolo) 

¡Oh, querida y deseada Aristea!

MEGACLE
¿Qué?

LICIDA
Nombro a mi tesoro.

MEGACLE
¿Y se llama Aristea?

LICIDA
Exacto.

MEGACLE
¿No sabes nada más?

LICIDA
Nació cerca de Corinto, 
en la rivera del Asopo;
y del rey Clistene es la hija única.

MEGACLE
(para sí)
¡Ay, ésta es mi amada!

(A Licida) 

¿Y por ella se combate?

LICIDA
Por ella.

MEGACLE
¿Y la debo conquistar para ti, luchando?

LICIDA
A ella.

MEGACLE
Y Aristea ¿es tu esperanza y tu consuelo?

LICIDA
Sólo Aristea.

MEGACLE
(para sí)
Me muero.

LICIDA
No te extrañes. Cuando veas su rostro,
sin duda me entenderás. De este amor 
no se avergonzarían ni los mismos dioses.

MEGACLE
(para sí)
¡Ah, como si yo no lo supiera!

LICIDA
¡Oh, si tú vences!
¿Quién más feliz que yo? 
¡El propio Megacle se alegrará! 
Dime, ¿no te sentirás contento con mi alegría?

MEGACLE
Mucho.

LICIDA
Dime Megacle,
¿no te sentirás feliz
cuando yo me una a Aristea?

MEGACLE
Felicísimo. 

(para sí) 

¡Oh, dioses!

LICIDA
¿Y no querrás tú acompañarme, 
como padrino,
hasta el lecho nupcial?

MEGACLE
(para sí)
¡Qué tormento!

LICIDA
Di.

MEGACLE
Sí; como quieras. 

(para sí) 

¿Qué nuevo martirio, qué infierno es éste?

LICIDA
¡Oh, este día qué largo será para mí! 
El dolor de la espera,
en mi situación,
ni te lo imaginas.

MEGACLE
Lo sé, te creo.

LICIDA
Escucha, amigo. 
Ya me parece disfrutar del porvenir...
Ya me veo junto a mi dulce esposa.

MEGACLE
(para sí)
¡Ah, esto es demasiado!

LICIDA
E imagino...

MEGACLE
¡Calla, ya dijiste bastante!
Tu amigo soy

(agriamente) 

y comprendo mi deber, pero podría...

LICIDA
¿Por qué te enfadas?
¿En qué te he ofendido?

MEGACLE
(para sí)
¡Imprudente, qué has hecho!

(se recompone) 

Mi arrebato es puro deseo de servirte. 
He llegado exhausto del largo camino. 
Debo combatir, me queda poco tiempo 
para descansar... y tú me lo quitas.

LICIDA
¿Y qué te ha impedido explicarme eso antes?

MEGACLE
Mi respeto.

LICIDA
¿Así que quieres descansar?

MEGACLE
Sí.

LICIDA
¿Quieres que vaya contigo?

MEGACLE
No.

LICIDA
¿Te apetece permanecer en esta umbría?

MEGACLE
Sí.

LICIDA
¿Debo quedarme?

MEGACLE
No.

(con impaciencia, se sienta) 

LICIDA
(para sí)
¡Extraño deseo!

(A Megacle) 

Está bien, que descanses. ¡Adiós!

Mientras duermes, 
que el amor incremente el placer de tu sueño
con la idea de mi felicidad.
Que el arroyo corra más lento
y que suspenda su movimiento
hasta el más ligero céfiro.

(sale) 

Escena Novena 

MEGACLE
¡Qué escuché, dioses eternos!
¡Qué imprevisto rayo me golpea! 
¡Mi amada debe ser de otro y yo mismo 
debo conducirla hasta los brazos de mi rival!
Megacle ingrato... ¿puedes dudar? 
¡Ah, si te viera con esta infame y maligna expresión
en el rostro, incluso Aristea 
tendría motivos para aborrecerte!
¡No, no me verá así!
No temo otra cosa más que la mirada de mi bien.
Debo evitar ese terrible encuentro. 
Cara a cara con ella, miserable... ¿qué harías? 
Me estremezco y sudo sólo de pensarlo
y siento desmayo, escalofríos,
me confundo, tiemblo...
¡No, no podré!...

Escena Décima 

(entra Aristea) 

ARISTEA
(sin ver su cara)
Extranjero.

MEGACLE
¿Quién me sorprende?

(dándose la vuelta y reconociéndose mutuamente) 

ARISTEA
(para sí)
¡Oh, cielos!

MEGACLE
(para sí)
¡Oh, dioses!

ARISTEA
¡Megacle! ¡Mi esperanza!
¡Oh, querido! 
¡Oh, tú, por quien he suspirado y llorado
y clamado en vano! 
Escuchaste por fin a la pobre Aristea. 
Volviste; y ¡en qué oportuno momento! 
¡Oh, amor piadoso! ¡Oh, feliz martirio!
¡Oh, bien merecido final de llantos y suspiros!

MEGACLE
(para sí)
¡Qué terrible situación la mía!

ARISTEA
Amado Megacle, ¿no respondes nada? 
¿Callas?...
¿Qué quieren decir esos cambios de color?
¿Y esa mirada tan tímida y confusa? 
¿Y esa lágrima contenida a la fuerza? 
¡Ah! ¿Quizás no sea ya la llama de tu amor?
Quizás...

MEGACLE
¡Qué dices!
Siempre... Debes saber que... Yo soy...
¡No puedo hablar!

(para sí) 

¡Qué terrible situación la mía!

ARISTEA
Pero me haces estremecer. Dime: 
¿no sabes que yo soy el premio del combate?

MEGACLE
Lo sé.

ARISTEA
¿Y no has venido a luchar por mí?

MEGACLE
Sí.

ARISTEA
¿Por qué, entonces,
sigues estando triste?
¡Pero mírame, háblame!
¡Cuéntame!...

MEGACLE
¿Qué puedo decir?

ALCANDRO
(entrado rápidamente)
Señor, apresúrate si viniste a combatir. 
Se ha dado ya la señal 
que llama a los participantes.

(sale) 

MEGACLE
¡Ayudadme, oh dioses! ¡Adiós, vida mía!

ARISTEA
¿Y me dejas así?... Pero ve, te perdono 
si vuelves como mi prometido.

MEGACLE
¡Ah, esa gran suerte
no será para mí!

(en actitud de partir) 

ARISTEA
¡Escucha!... ¿Me amas aún?

MEGACLE
Tanto como a mi alma.

ARISTEA
¿Me crees fiel?

MEGACLE
Sí, tanto como bella.

ARISTEA
¿Vas a conquistarme?

MEGACLE
Eso pretendo, al menos.

ARISTEA
¿Tienes aún tu valor y tu coraje?

MEGACLE
Así lo creo.

ARISTEA
¿Y vencerás?

MEGACLE
Lo espero.

ARISTEA
Entonces, amado, ¿no soy aún tu prometida?

MEGACLE
Mi vida... ¡Adiós!

¡En tus días felices
acuérdate de mí!

ARISTEA
¿Por qué me dices eso,
alma mía, por qué?

MEGACLE
¡Calla, bello ídolo mío!

ARISTEA
¡Habla, mi dulce amor!

MEGACLE
¡Ah, hablando!...

ARISTEA
¡Ah, callando!...

A DÚO
...¡Oh dioses,
me traspasas el corazón!

ARISTEA
(para sí)
Veo languidecer a quien adoro,
¡y no entiendo por qué!

MEGACLE
(para sí)
Me muero de celos,
¡y no lo puedo decir!

A DÚO
¿Quién pudo haber tenido
angustias más funestas
y dolor más profundo?

Acto II

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