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7/2/2010 (7:14) - IL CASO
"Filippini non può segnare di testa"
Zaccheroni incredulo a fine partita
Zaccheroni, 56 anni, era alla seconda panchina con la Juve
FOCUS Qui Juve
Difesa sotto accusa, troppa
libertà alla piccola mezzala
MASSIMILIANO NEROZZI
DALL’INVIATO A LIVORNO
Zac vorrebbe urlare dalla rabbia, appena è finita, poi la buona educazione gli consiglia toni più pacati. Ma i concetti sono mazzate: «Abbiamo preso il primo gol da Filippini, e dietro la Juve ha dei corazzieri: una cosa che non può esistere». Ci sono poche cosa da salvare: «Abbiamo concesso troppi cambi di gioco e abbiamo sbagliato troppo in mezzo al campo». Sarà dura, insomma, non impossibile: «Sono convintissimo di riuscire a risolvere i problemi - spiega il tecnico bianconero - ma non in pochissimi giorni. E con la società sono stato molto chiaro. Ma piccoli miglioramenti li abbiamo mostrati: per esempio è la seconda volta che la Juve rimonta un risultato».

Ci vorrà altro, però, soprattutto per risollevare gli animi. Abbacchiatissimi. Per tutti basterebbe inquadrare la faccia di Chiellini, telegrafico per eccesso di delusione: «Bisogna cercare di fare meglio - dice il difensore scuotendo la testa - e migliorare. Speriamo di vincere la prossima». Altrimenti la Champions si allontanerà sempre più. «Dietro le prime tre - continua Zaccheroni - c’è grande livellamento nella corsa per la Champions, vedi il Palermo, per esempio. Molte squadre si sono attrezzate per sprintare, ci metto anche la Fiorentina. Noi veniamo da un periodo negativo e dobbiamo rimediare». Ieri sera, continua, non era facile: «Il Livorno fa giocar male l’avversario, ma noi sbagliamo molto perché vogliamo strafare, usciamo troppo lentamente dalla nostra area, e loro sono stati più furbi di noi». Così la classifica resta povera: «Non è da Juve, dobbiamo recuperare giocatori importanti soprattutto a centrocampo. In settimana tornano Sissoko e Marchisio, anche con loro contiamo di crescere per esserci al momento opportuno».

Zac vuole di più dalle punte, soprattutto Amauri, che si sta allontanando dal Mondiale, anche se Lippi gli lascia spiragli. Ieri il ct ha serrato le porte agli oriundi, senza però riferirsi allo juventino, quanto piuttosto a Taddei, Ledesma o Thiago Motta, pur non facendo nomi. Amauri è ancora in corsa, ma preoccupa la sua imbarazzante mitezza davanti all’uscio nemico: pure ieri a Livorno zero gol e primo tiro in porta, anzi fuori, nella ripresa. Ricominciando a giocare, l’azzurro sarebbe ancora un colore indossabile, altrimenti in Sudafrica potrebbe andarci soltanto per farsi un safari. Amauri sarebbe comunque l’unico imbucato dentro un gruppo in via di cementazione da tempo. «Tutti i calciatori sono sotto osservazione - ha precisato il ct a Radio1 - ma gli oriundi un po' meno. Sono sufficienti i calciatori italiani». Non molto tempo fa Lippi era stato chiaro: «La sua posizione è diversa, perché con lui il discorso è stato iniziato molto tempo fa». Il problema, semmai, è la stagione dell’attaccante che fin qui ha prodotto 4 gol in 28 partite, tra campionato, Coppa Italia e Champions League. Gli ultimi due il 28 ottobre, un’Era fa. La metà delle reti di Trezeguet (in 17 partite), le stesse di Iaquinta (in 8 presenze). Due settimane fa, ct e giocatore si erano confrontati per pochi minuti a Vinovo, quando Lippi aveva fatto visita al centro tecnico bianconero. Messaggio chiaro: o ti svegli o non posso convocarti.

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