Tsunami in South Asia
Blog di Bibl'aria


Iniziato lunedì 8 settembre 2003

Benvenuto nel blog di Bibl'aria!

Se vuoi saperne di più su chi siamo e sui temi che intendiamo sviluppare clicca sul link FAQ qui a lato e scorri la finestrella dell'INDEX.

Puoi inserire i tuoi commenti direttamente nel blog ...

o mandarli all'email di Bibl'aria: biblaria@virgilio.it

| commenti sul Biblog |

[banner]
       clicca
<— per
       firmare


--

giovedì, 10 maggio 2007

   FIERA DEL LIBRO DI TORINO 

IERI IL DISCORSO INAUGURALE DI UMBERTO ECO
Nel nome del libro:
piaceri, dispiaceri e vizi della bibliofilia.
E poi c'è  la "biblioclastia", che in Italia si pratica spesso anche nelle
biblioteche pubbliche.

[logo Fiera del libro di Torino]

VIDEO - La lectio magistralis di Umberto Eco

 Nel link seguente il filmato (per WMP) con alcuni estratti del discorso (dal sito Web de La Stampa):
<http://www.srweb.it/lastampavideo/umbertoeco.wmv>


Riproduciamo sotto il discorso inaugurale tenuto da Umberto Eco al BookStock Village della Fiera, al Lingotto di Torino, ieri sera 9 maggio.






in corso di pubblicazione












postato da: biblaria | 23:29 | commenti (1)

   CONVEGNO  
Biblioteche scolastiche in discussione: esperienze a confronto
CHIAVARI (GE), 8 MAGGIO 2007


Risoluziome conclusiva

 

    Gli organizzatori, i relatori e i presenti al convegno "Biblioteche scolastiche in discussione: esperienze a confronto" , Martedì 8 maggio 2007 a Chiavari, osservano con soddisfazione gli sforzi che nelle singole scuole vengono fatti per rendere fruibili nelle biblioteche il patrimonio documentario e le nuove tecnologie. Tuttavia rilevano che tali encomiabili iniziative sono realizzate per la buona volontà dei singoli insegnanti/bibliotecari e delle singole scuole, mentre nessun intervento, almeno negli ultimi anni, è venuto dall'Amministrazione scolastica a livello ministeriale.

Senza una politica della biblioteca e senza un piano di sostegno ministeriale, le biblioteche scolastiche vivono (o sopravvivono) nella precarietà e le occasionali buone pratiche sono destinate a venir meno se vengono a mancare le condizioni che le rendono attuabili.

 

    I convenuti ritengono che, per il suo rilevante ruolo nella formazione dei giovani utenti, la biblioteca scolastica deve diventare una realtà istituzionale e per questo sono necessari interventi economici e legislativi volti a istituire la figura del bibliotecario scolastico/docente documentalista, a incrementare il patrimonio bibliotecario -anche dal punto di vista strutturale e infrastrutturale- e ad aumentarne i tempi di fruibilità.

Per questo sollecitano gli Organi preposti a prendere in considerazione un piano organico in sostegno delle biblioteche scolastiche che parta dalle esigenze dell'utente -bambino/adolescente- per accompagnarlo nella formazione personale e culturale.

 

Da parte loro gli organizzatori si impegnano a continuare l'opera di sensibilizzazione nelle e per le biblioteche della Liguria e propongono un premio alla biblioteca scolastica che nel prossimo anno abbia realizzato il maggior numero di transazioni informative e iniziative culturali in rapporto al numero degli allievi. Prevedono quindi un secondo appuntamento nell'autunno 2008 per analizzare quanto è stato fatto e quanto resta da fare.

Appello alle istituzioni pubbliche per riconoscere la professionalità bibliotecaria nelle piante organiche.

Bandire concorsi per bibliotecari.

postato da: biblaria | 15:02 | commenti (4)

martedì, 08 maggio 2007

BIBLIOTECA E SCUOLA


   

     IL PROGRAMMA  
   

[locandina] Locandina del convegno

Clicca sull'immagine sopra per leggere il programma dei lavori ( file pdf )

BIBLIOTECHE SCOLASTICHE IN ITALIA CHI VUOLE SMOBILITARLE?
   UN CONVEGNO A CHIAVARI OGGI 
   FA IL PUNTO DELLA SITUAZIONE 


A CERCARE DI CONTRASTARE IL PROGRAMMA DI SMOBILITAZIONE IN ATTO DELLE BIBLIOTECHE SCOLASTICHE NON BASTA RIAFFERMARNE IL VALORE PER L'INSEGNAMENTO E NELLA FORMAZIONE DEI GIOVANI CITTADINI, OCCORRE RILANCIARNE IL RUOLO E LE NUOVE FUNZIONI NELL'ATTUALE SOCIETA' DELLA CONOSCENZA IN CUI CULTURA, COMUNICAZIONE E DEMOCRAZIA SI PRESENTANO SEMPRE PIU' INTRECCIATE E CONDIZIONATE DALLA TECNOLOGIA.



Riproduciamo sotto la relazione che questa mattina sarà presentata al convegno di Chiavari da Rino Vaccaro, giornalista noto per il suo impegno progressista e la militanza pacifista ma anche per la sua "seconda professionalità" maturata nel corso di una lunga esperienza bibliotecaria regionale in Liguria.

Cosa ostacola la sopravvivenza delle biblioteche scolastiche nel sistema educativo italiano? Per rispondere a tale domanda che nasce osservando il panorama di smobilitazione in atto negli ultimi anni, occorre andare alle radici del problema e interrogarsi in questa ottica -- che a molti risulterà sotto tanti aspetti inedita e stimolante -- sull'evoluzione dell'insegnamento, apprendimento e trasmissione della cultura. Si tratta del futuro già arrivato per la Scuola e la Biblioteca, ed è ad esso che è rivolto l'intervento di Rino Vaccaro che del convegno di Chiavari è stato l'attivo promotore. Anche Bibl'aria, al cui "gruppo storico" lo stesso Rino  partecipa fin dal primo momento, fa i migliori auguri per la riuscita del convegno e per un esito fruttuoso dei suoi lavori.  (pt)


Riproduciamo di seguito l'intervento di Rino Vaccaro che sarà presentato oggi a Chivari.

Convegno sulle Biblioteche scolastiche:
esperienze a confronto
 Chiavari, 8 maggio 2007
       RELAZIONE   

Biblioteche in rete

........... di Rino Vaccaro ..........


 [biblioteca]
           Le riflessioni che seguono  partono da una relazione  della Prof. Corticelli Albertina  dal titolo “Biblioteche in rete” che riguardao anzitutto le  biblioteche pubbliche ma offre spunti per una valutazione delle biblioteche scolastiche del Tigullio; anzi la relazione tra le une e le altre  merita, a mio giudizio, di essere  messa al centro dell’attenzione del nostro convegno.  

            La Prof. Corticelli Albertina che è stata anche la compagna della mia vita era una persona schiva ma fortemente impegnata nel suo ruolo didattico; quando le venne chiesto di occuparsi della biblioteca scolastica nella scuola di Santa Margherita Ligure come impegno aggiuntivo non si è tirata indietro anzi ha cercato di  migliorare la sua professionalità e di partecipare ad un master di perfezionamento presso l’Università di Padova; aggiungo che aveva grande stima per la prof. Lombello e un forte desiderio di migliorare la qualità dell’insegnamento; oltre la biblioteca si interessava di teatro: ricordo ad esempio la rappresentazione della piéce “Alfabeto di Auschwitz“ dove svolgeva  il ruolo di  aiuto regista; premiato alla selezione del teatro scolastico di  S. Remo; lavoro citato anche in una tesi di laurea. 

            Per quanto mi riguarda ho preferito presentarmi a voi non come esperto di biblioteconomia che non mi sento di essere, semmai userei il termine bibliofilia; ho preferito quello di giornalista anche considerando che ormai tra la professionalità del bibliotecario documentarista e quella di giornalista la differenza non è grande, infatti il primo tratta l’informazione fredda propria della sedimentazione del sapere nel tempo mentre il secondo tratta l’informazione calda o meglio quella dell’attualità anche se persiste l’antinomia tra leggere e scrivere. Chi legge molto e magari fa ricerche bibliografiche spesso è restio a scrivere mentre chi scrive molto spesso legge poco; gli operatori dell’informazione in cui rientrano le due professionalità esprimono dunque insieme ad altre i tre tempi del nostro presente: il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro.

          Entriamo nel merito del convegno; è stato predisposto un cd che contiene una prima documentazione relativa alle biblioteche scolastiche che spero sarà utile ai bibliotecari e agli insegnanti.

            Non siamo invece riusciti a presentare una bibliografia ragionata di libri, e altri prodotti multimediali relativi a storia arte e cultura del Tigullio la cui compilazione  avrebbe potuto rappresentare una piccola sfida per una scelta culturale intelligente per il mondo della scuola e non solo; coinvolgendo oltre i bibliotecari anche gli editori, i librai, gli insegnanti e gli studiosi di storia locale.

             Alcuni di questi volumi, con una scelta limitata a 50 titoli, avrebbe dovuto rappresentare l’occasione di un dono ad alcune biblioteche scolastiche. Forse si potrà realizzare questo progetto  nel prossimo anno; sarebbe la prima volta che  si realizza un impegno collettivo per una bibliografia; un obiettivo difficile per i problemi semantici, linguistici biblioteconomici, culturali ma possibile in un territorio così ricco di storia e di testimonianze.

            Al di là dell’occasione che l’ha determinata  la compilazione di una Bibliografia relativa al Tigullio quale riferimento territoriale per saggistica e narrativa, sia quale riferimento agli autori  che hanno avuto un rapporto  non episodico con il nostro territorio dovrebbe comprendere non solo i comuni della costa ma anche  le valli dell’entroterra:  Fontanabuona, Aveto, Sturla e Petronio.

            Come  primo contributo per la discussione è stato predisposto un primo un elenco di volumi  tratto dai cataloghi on line degli editori liguri e dal catalogo (opac/ sbn) della Regione Liguria.

            Inizialmente si  dovrebbero comprendere sia  i volumi in commercio (tramite la collaborazione dei librai del Tigullio eventualmente disponibili) sia i volumi reperibili solo in biblioteca.

            Per il libro antico  i problemi sono più complessi ma, con la collaborazione di   biblioteche pubbliche e private e di cultori privati, si può pensare ad un significativo arricchimento culturale della Bibliografia.

            Altrettanto non siamo riusciti a realizzare una piccola rassegna espositiva degli editori liguri simile a quella di Peagna, con una particolare attenzione alla scuola e neppure  una iniziativa collaterale  di book-crossing sotto i portici del centro storico; e infine, quello che mi stava più a cuore, una esposizione tramite pannelli ,a cura delle scuole e biblioteche, delle pubblicazioni e depliant’s delle varie iniziative adottate;  per valorizzare quella biblico-creatività che è così importante espressione di  una cultura diffusa.

            Non è stato facile neppure  ricostruire una mappa attendibile delle biblioteche scolastiche esistenti sul territorio per vari motivi ;anzitutto  sembra che non siano  del tutto note all’autorità scolastica regionale  il patrimonio librario presente nelle scuole, la funzionalità  e la qualità dei locali ,le professionalità possedute per garantire un minimo di operatività anche se penso che ,in occasione del programma ministeriale Bibliomediascuole, si è dovuto capire dove erano ubicate tali biblioteche ,la quantità del personale impegnato per  selezionare i progetti di intervento e per finanziarli;la presenza al nostro convegno e la collaborazione dichiarata  da parte dell’autorità scolastica regionale ci fanno sperare in una inversione di tendenza per il prossimo futuro.

            Le risposte pervenute tramite un questionario sono disponibili nella documentazione distribuita e una prima valutazione quali-quantitativa verrà  presentata da Marina Pianu.

            E’ l’inizio di un lavoro che non dovrà andare disperso  e la mappa conoscitiva dovrà estendersi alle biblioteche civiche  pubbliche e private del Tigullio  perché solo una conoscenza approfondita ,non meramente statistica, ci consentirà di capire quali sono le relazioni  attuali tra biblioteche e  che cosa è possibile fare per costruire una rete che comprenda scuole  e territorio  e consenta di fare un salto di qualità ormai possibile e necessario.

            Chi governa il sistema? Non certo i bibliotecari che non hanno autonomia gestionale e di bilancio mentre  bilanci e programmi esecutivi di gestione / PEG sono correlati alla valutazione dei risultati e dovrebbero accompagnarsi alla conclamata  autonomia scolastica; una autonomia  che dovrebbe coinvolgere  insegnati e studenti e non restare un paravento burocratico magari per la ricerca di finanziamenti privati che difficilmente però sarebbero neutrali  e potrebbero al contrario non coadiuvare ma snaturare la funzione pubblica della scuola.

L’obiettivo non è la  competizione  ma la cooperazione tra biblioteche

Dei progetti appena avviati con questo convegno  forse si potrà parlare in futuro;me lo auguro magari con una rassegna biennale che interessi tutte le biblioteche della nostra Regione; e tale impegno abbiamo voluto riprendere nella risoluzione  conclusiva del convegno.

            Secondo il Codice dei Beni Culturali (Allegato 1): Si intende per "biblioteca" una struttura permanente che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura  la consultazione alfine di promuovere la lettura e lo studio.

            E nel "Manifesto IFLA/Unesco (Allegato 2) sulla biblioteca scolastica" si legge:

            La biblioteca scolastica fornisce informazioni e idee fondamentali alla piena realizzazione di ciascun individuo nell'attuale società dell'informazione e conoscenza...... offre agli studenti la possibilità di acquisire le abilità necessarie per l'apprendimento lungo l'arco della vita, di sviluppare l'immaginazione, per diventare cittadini responsabili”.

            E ancora, a proposito della missione della biblioteca scolastica, ”..... fornisce servizi, libri e risorse per l'apprendimento che consentono a tutti i membri della comunità scolastica di acquisire capacità di pensiero critico e di uso efficace dell'informazione in qualsiasi forma e mezzo”.

            La biblioteca scolastica dunque si collega con il più ampio sistema bibliotecario e informativo secondo i principi del Manifesto Unesco sulle biblioteche pubbliche

            Voglio citare anche  la Prof. Ida Salviati che ha colto un aspetto essenziale del problema: le biblioteche scolastiche sono un tipo speciale di biblioteca, ha scritto, che ha bisogno certamente di riflessioni specifiche (estranee al dibattito biblioteconomico; per dire solo la più  evidente: il rapporto con la didattica), ma che ha altrettanto bisogno di relazioni e di collegamenti con il mondo della biblioteca pubblica, con la quale condivide una parte significativa dei suoi problemi.”

            Per dare un carattere concreto al nostro convegno  vorrei iniziare dunque  dalle intenzionalità  dalle quali siamo partiti. Dunque quali sono i punti salienti?

            Anzitutto occorre chiedersi quale importanza viene data alla  presenza di  biblioteche scolastiche e se il ruolo delle stesse sia ritenuto qualificante  anche per le finalità didattiche; la domanda non riguarda solo le autorità scolastiche (sembra addirittura che molti Dirigenti scolastici abbiano scoraggiato ogni tentativo di progettualità nel merito).

            Sono i docenti bibliotecari che continuano impavidi a frequentare corsi e a programmare attività in attesa che finisca la lunga notte dell’indifferenza; quindi il problema riguarda direttamente  gli insegnanti, ma anche gli studenti, le famiglie, le istituzioni.

            Mi chiedo anche perché sono tollerate tante lacune  nella conoscenza dello stato di fatto,intendo riferirmi non solo alle statistiche (anche al fine di consentire la comparabilità e l'armonizzazione delle statistiche culturali a livello europeo)ma alle risorse impegnate, alla professionalità degli insegnanti-bibliotecari e più in generale all’impianto culturale che dovrebbe caratterizzare la scuola.

            Occorre una ventata di novità e modernità, una vera e propria rinascita dei valori civici e culturali. In una logica di cooperazione e non di competizione, come detto sopra, di differenziazione e di complementarietà; questa logica di rete è resa più pressante dal web e dovrebbe riguardare anzitutto la rete tra biblioteche scolastiche e poi con tutto il sistema .

            In termini industriali si parla di innovazione di processo e di prodotto , nella scuola di prodotti per l’apprendimento e processi per l’insegnamento, di funzione documentaristica e didattica ma anche di creatività e per questo sarebbe importante un confronto continuo di esperienze in modo da diffondere le esperienze più avanzate.

            L’ultima iniziativa a sostegno delle biblioteche scolastiche è stata Bibliomediascuole (allegato3) un progetto, di durata triennale, che ha  coinvolto circa 500 Istituti Scolastici in tutta Italia, selezionati in base a criteri di ricchezza del posseduto librario, di presenza di personale in possesso di specifiche competenze biblioteconomiche, di locali e attrezzature idonee al progetto; un numero come si vede molto esiguo.

            Mi chiedo e chiedo a voi: è ammissibile che solo 500 biblioteche scolastiche abbiano avuto un piccolo  intervento di sostegno e poi il vuoto?

            Segnalo tuttavia la Campagna per l'Accessibilità delle Biblioteche in rete e anche il Protocollo d'Intesa tra il Ministro della Pubblica Istruzione e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome in materia di biblioteche, in particolare per favorire lo sviluppo della cooperazione bibliotecaria includendo le biblioteche scolastiche.

 Il testo dell'intesa (pubblicato in "Regioni.it", n. 896, 21 marzo 2007) è reperibile nel sito: <http://www.regioni.it/mhonarc/details_misc.aspx?id=4800>.

            Ultimamente, vorrei essere smentito, abbiamo verificato come nella  finanziaria non ci sia nulla; certo si possono comprendere le note ristrettezze di bilancio ma se parliamo di  scelte che penalizzano la scuola e le biblioteca scolastica in particolare sono proprio queste scelte che vorremmo discutere; a fronte, lasciatemelo dire, di uno spreco  intollerabile di risorse  per non parlar d’altro  nelle armi  e nelle missioni militari. Un carro armato costa come una biblioteca scolastica! Non è questo un luogo comune ma, di fronte all’anacronismo e all’assurdità della guerra e della corsa agli armamenti, mi sembra questa una battaglia di civiltà ancora da fare, urgente!

             Le guerre: quelle umanitarie, quelle chiamate, per cinica ironia, di peace keeping, quelle dei volenterosi e quelle infinite sono da contestare  per la menzogna che le accompagna in un mondo di povertà crescenti e di disastro ambientale in atto.

[Bibl'aria]               Mi auguro su questo punto un consenso alle mie parole da parte dell’ Aib anche se esprimo questi giudizi a titolo personale e anche di Bibl'aria, una associazione di bibliotecari pacifisti che hanno messo al centro del loro impegno il rapporto tra cultura e pace. 

            I bibliotecari, a mio giudizio, possono stare da una parte sola :quella della pace  e non possono che rilevare amaramente che per le cause positive: quelle del recupero e della difesa del patrimonio storico artistico e naturale del paese non ci sono mai risorse; risorse che zampillano copiose invece per ogni business di distruzione ambientale e di offesa umana; si dirà che le prime attingono al pubblico e le seconde alla libertà del privato investitore ma sappiamo che non è così o che così comunque non dovrebbe essere. Chissà che il mondo non venga salvato dai bambini!

 

            Ritornando ai temi del convegno uno dei problemi non eludibili riguarda  la catalogazione e i vari software di riferimento. Noi viviamo in uno strano paese dove il Ministero dell’Università e della ricerca, quello della PI , quello dei beni culturali e ambientali/MBCA non dialogano neppure nella costruzione delle architetture di rete: abbiamo così SBN dell’ICCU (Istituto centrale del catalogo unico) che unico non è; Winiride in uso nella scuola, Aleph nell’Università; per non parlare di Regioni, province e comuni (allegato 4)

            La regione Liguria ad esempio per il CBL utilizza SBN mentre la Provincia utilizza Sebina. Anche a livello cartografico i sistemi informativi territoriali (SIT) spesso non consentono una omologazione dei dati, protocolli condivisi, una certificazione e una inter-operabilità tra sistemi diversi, persino nei rapporti con le istituzioni comunitarie prevale la babele informatica (e questo interessa non solo i professionisti o gli studiosi ma anche le scuole); pensate che è stato persino difficile trovare una carta tematica del Tigullio con l’ubicazione delle scuole e delle biblioteche (come potete verificate dalla documentazione distribuita; ci sono le scuole ma non le biblioteche…… e i musei? saranno altrove….).

            Un secondo problema riguarda l’uso di sistemi open source per la scuola, Linux in particolare (allegato 5) che consentirebbe anche un miglior uso delle scarse risorse disponibili (Negli allegati alla relazione vedi infra: sono state inserite citazioni da Wikipedia, l'enciclopedia che costruisce un sapere collettivo in rete).

            Ma anche gli strumenti comunicativi oggi possibili sono quasi inutilizzati: pensate alla semplice posta elettronica (e-mail) che sembra non avere ancora diritto di cittadinanza nelle scuole ma anche nelle istituzioni. Molte delle e-mail pubblicizzate sui siti  web sono inagibili e sarebbe meglio che venissero cancellate per non ingannare i cittadini (in compenso molti call center stressano milioni di utenti con le loro trappole psicologiche e i tempi di attesa indecenti), facilitare la comunicazione è possibile ma non è voluto, non conviene in una logica aziendalistica che assedia da tempo i valori e i diritti pubblici.

            Tra i siti web segnalo quello di Bibliomax (allegato 6) il sito delle biblioteche scolastiche.

            Tra i nuovi strumenti comunicativi segnalo Skype e  altri sistemi di  trasmissione telefonica via web, i sistemi wireless, l’I-pod; Web 2.0 etc. (allegato 7).

            Penso alla possibilità concreta di far almeno ascoltare buona musica nella biblioteca della scuola in assenza dell’insegnamento della materia, di far ascoltare un audio-libro a bambini ed anziani ad esempio…… e l’elenco potrebbe continuare.

            Infine le tecnologie e-learning (allegato 8) anche per la formazione a distanza del bibliotecario scolastico o per integrare la lezione cattedratica a beneficio degli studenti (anche per singole specifiche esigenze, non necessariamente per corsi monografici di lunga durata. Tutto questo potrebbe valere anche per l’educazione degli adulti (la domanda esiste, e come….).

            Oggi la scuola si occupa di infanzia e adolescenza ma non sarebbe vietato un ruolo nuovo per la popolazione adulta e anziana ( in una società che dovrebbe fornire meno oggetti di consumo e più servizi, anche culturali ovviamente .

 Certo dovrebbero cambiare molte cose.

            Un altro problema riguarda il rapporto tra programmi ministeriali, uso dei libri di testo e  pluralità culturale della biblioteca

            Un altro problema  riguarda la professionalità dei bibliotecari scolastici e in particolare  il ruolo docente e quello bibliotecario; su questo sentiremo presto la prof. M.T. De Nardis.

[banner NoPago / Bibl'aria 2003]            Un aspetto non secondario riguarda il copyright e le nuove normative con la limitazione delle fotocopie e soprattutto per il prestito del libro a pagamento che penalizza certamente le scuole e le biblioteche e che ha dato luogo alla campagna AIB / Bibl'aria / NO PAGO.

            Si veda anche l’evoluzione  dei creative commons; solo alcuni diritti riservati anziché tutti ( allegato 9)

         Naturalmente la ricchezza argomentativa, il contesto culturale,  le connessioni logiche e storiche hanno un valore determinante ma la nostra sollecitazione va anzitutto ai problemi di fondo per individuare qualche risposta condivisa….  e per questo si è anche pensato ad una risoluzione conclusiva che rimetto all’attenzione dei presenti (allegato10).

            Prima di concludere vorrei dare notizia di un recente dibattito sulle biblioteche scolastiche  nella mailing list dei bibliotecari italiani AIB-CUR aperto dalla Prof. Lombello:

...…In attesa di un'audizione al Ministero, e/o alla  Commissione Cultura e Istruzione della Camera continuiamo a lavorare per costruire il futuro delle biblioteche e dei bibliotecari scolastici: formando i nostri studenti (per la maggior parte insegnanti di domani della scuola dell'infanzia e della scuola primaria) sul ruolo educativo della biblioteca scolastica, sulla metodologia della ricerca dell'informazione secondo i modelli diffusi/accreditati oltre che sulla promozione della lettura e della letteratura per ragazzi; continuando a formare docenti bibliotecari nel corso di perfezionamento "Formazione del docente documentalista scolastico" e nel master di I livello "Bibliotecario documentalista nei servizi scolastici, educativi e museali"; organizzando convegni nell'ambito del Gruppo di ricerca sulle Biblioteche scolastiche dell' AIB Sezione Veneto-Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Padova”; credo sia già importante creare una consapevolezza (e una competenza) "alla base" anche se certo che ci vuole il ruolo del bibliotecario scolastico, per un lavoro sistematico e "legittimato"!

             Un esempio positivo che vorrei segnalare  è senz’altro quello di Vicenza dove esiste  un  sito relativo ad  una rete di biblioteche scolastiche (40 Istituti con 53 biblioteche sc.), in collaborazione con il circuito di biblioteche civiche della provincia di Vicenza che rende un servizio ai cittadini con il prestito interbibliotecario.
Qualche
dato:
- operatori RBS attualmente attivati 130;
- ore di formazione annue 50h;
- mail di consulenza a cui il coordinatore ha risposto nel 2006, circa 30 al giorno;
- media ore di apertura delle biblioteche: 16 ore settimanali;
- records bibliografici complessivi: notizie referenziate 122.000 - testi 166.200;
- nuovi acquisti 2006: 9188;
- prestiti (a.s. 2005/2006) e ancora :
- Testi interni prestati ai propri utenti 32000
- Testi interni prestati a Biblioteche scolastiche 800
- Testi interni prestati a Biblioteche pubbliche 170
- Prestiti provenienti da Biblioteche scolastiche esterne 680
- Prestiti provenienti da Biblioteche pubbliche esterne 620;
- collegamento internet obbligatorio: catalogazione partecipata e derivata con catalogo e gestione prestiti on-line;
- con l'iniziativa di rete non ci saranno biblioteche scolastiche che chiudono in questo territorio.
La situazione del vicentino è fotografata dal questionario di rilevazione sulla situazione delle biblioteche scolastiche e sull'attività di promozione della lettura nelle scuole promosso da Rbs e CSA i cui risultati sono nel sito.

Una speranza e un progetto che vorremmo imitare anche nel Tigullio.

  Rino Vaccaro
  casarossa.rino@libero.it


Indice allegati


      1  Codice dei beni culturali

            2  Manifesto IFLA/Unesco sulla biblioteca scolastica

            Il Progetto Biblioteche nelle Scuole/bibliomediascuole

             4  SBN e altri sistemi e software

             5  Linux e open source

             6   bibliomax/ sito web biblioteche scolastiche

               Skype, Podcast

              E-learning

              9  creative commons

            10  bozza risoluzione conclusiva


(8 maggio 2007)
 [pubblicato sul Bibl'og,  8/05/2007, QUI]


Per commentare sul Biblog basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.

"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 09:20 | commenti

        CONVEGNO       

[biblioteca]

Biblioteche scolastiche: esperienze a confronto
in memoria della prof.ssa Albertina Corticelli

 
martedì 8 maggio Biblioteca della Società Economica di Chiavari (Ge)

 

[locandina]

Abbiamo chiesto a Rino Vaccaro, che del prossimo convegno di Chiavari sulle biblioteche scolastiche è stato l'infaticabile promotore, di anticipare per i lettori del Bibl'og il significato dell'iniziativa. Questa la sua risposta:


"Per dare un carattere concreto al nostro convegno vorrei partire dalle intenzionalità  dalle quali siamo partiti.

Naturalmente la ricchezza argomentativa, il contesto culturale, le connessioni logiche  e storiche hanno un valore determinante ma la nostra sollecitazione va anzitutto   ai problemi di fondo per individuare qualche risposta condivisa……   e per questo si è anche pensato ad una risoluzione conclusiva che  rimetterò all’attenzione dei presenti".


Dunque quali sono i punti salienti?

"Inzitutto se interessa avere biblioteche scolastiche funzionanti e se il ruolo delle stesse è importante, anche ai fini didattici;

Infatti bisogna domandarsi: perché tante lacune nella conoscenza dello stato di fatto, le statistiche, le risorse impegnate, la professionalità degli insegnanti bibliotecari?

E' ammissibile che solo 500 BS abbiano avuto un intervento ormai molti anni or sono e poi  il vuoto?

E poi sulla finanziaria: certo ci sono  ristrettezze di bilancio e scelte che penalizzano la scuola e le BS ma sono proprio queste scelte che vorremmo discutere; a fronte,  lasciatemelo dire, di uno spreco intollerabile di risorse nelle armi e nelle missioni militari.


Certo le guerre...

Sì le guerre: quelle umanitarie, quelle chiamate per ironia di peace keeping, quelle dei volenterosi e quelle infinite sono da contestare per la menzogna che le accompagna in un mondo di povertà crescenti e di disastro ambientale in atto.

Mi auguro su questo punto un consenso da parte di Aib anche se esprimo questi giudizi a titolo personale e li porterò però anche a nome di Bibl'aria, in quanto associazione di bibliotecari pacifisti che hanno messo al centro il rapporto tra cultura e pace.


Beh, ci ricordiamo tutti che Bibl'aria è nata proprio alla vigilia dell'aggressione militare all'Iraq chiedendo che sulla guerra dalle biblioteche venisse una parola chiara, senza ipocrisie di neutralistiche, come infatti poi è successo negli Usa con la coraggiosa posizione presa dall'associazione americana delle biblioteche...

"I bibliotecari possono stare da una parte sola: quella della pace e non possono condividere certo che per le cause positive: quelle del recupero e della difesa del patrimonio storico artistico e naturale del paese non ci sono mai risorse; risorse che zampillano copiose invece per ogni business di distruzione ambientale e di offesa umana; si dirà che le prime attingono al pubblico e le seconde alla libertà del privato investitore ma sappiamo che non è così o che così non dovrebbe essere."


Rino Vaccaro
via aurelia 75
16043 Chiavari/Ge
tel/fax 0185 318190
casarossa.rino@libero.it 

postato da: biblaria | 04:40 | commenti (5)

mercoledì, 25 aprile 2007

   25 APRILE  2007 

62° anniversario dell'insurrezione contro il nazifascismo
e della Liberazione dall'occupazione delle truppe tedesche in Italia





in corso di pubblicazione




postato da: biblaria | 22:23 | commenti

lunedì, 23 aprile 2007

BIBLIOTECHE DIGITALI


   

     L'ARTICOLO   
   


[Business Week, April 9, 2007]Cover: RKO/Neal Peters
La copertina di Business Week del 9 aprile 2007 si chiede "Who's Afraid Of Google?"

CHI HA PAURA DI GOOGLE?
   MICROSOFT ATTACCA GOOGLE: 
   "VIOLA IL COPYRIGHT DEI LIBRI" 


A CERCARE DI CONTRASTARE IL PROGRAMMA DI BIBLIOTECA DIGITALE UNIVERSALE DI GOOGLE SONO SCESI IN CAMPO PER PRIMI I GRANDI
EDITORI E LE LORO LOBBIES. ORA ANCHE MICROSOFT SPARA A ZERO ADDITANDO IL PERICOLO CHE LA DIGITALIZZAZIONE DI LIBRI CHE GOOGLE HA IN CORSO VANIFICHI NON POCO LA PROTEZIONE ASSICURATA DAL COPYRIGHT AI MONOPOLI DEL MERCATO CULTURALE.



Riproduciamo sotto un recente articolo, dedicato allo stato della contesa che vede Microsoft passare apertamente all'attacco di Googlee accusata di massicce violazioni del copyright nella digitalizzazione di libri e nel renderli "cercabili" su Internet con il suo motore di ricerca "Book search". A buon titolo l'impero di Bill Gates si è quindi schierato nella lista del "Chi ha paura di Google?" stilata da
Business Week del 9 aprile.

Cosa ostacola il programma di digitalizzazione di libri (sia antichi che moderni, esauriti nei depositi editoriali o in circolazione) avviato nel 2004 da Google? Fino dall'inizio c'erano pochi dubbi: il grande nemico di una biblioteca universale digitale, accessibile da chiunque da ogni parte del mondo tramite Internet, è il copyright. Ma la proposta di Google, sostenuta da una capacità finanziaria e tecnologica che nessun altro attore possiede sull'intero scenario mondiale (neppure le grandi entità statali come Usa e Unione europea), offre e sta realizzando un modello di accesso alla conoscenza (fruizione culturale) che comporta uno scossone senza precedenti al tradizionale modello di business editoriale basato sullo sfruttamento del copyright attraverso la vendita dei libri come prodotti di consumo, ovvero merci sul mercato della cultura. Il dominio del copyright, sul finire del '900, è stato potenziato ed esteso secondo una logica di superprotezionismo delle rendite editoriali estendendo fino a settanta anni la esazione dei diritti economici sulla pubblicazione e riproduzione di opere degli autori non più viventi. Questo trend, iniziato negli Stati Uniti ove tale estensione ha garentito grandi rendite come quelle che continuano ad essere assicurate agli eredi di Walt Disney, è stato imposto dall'inizio degli anni '90 anche nei paesi dell'Ue ove è stata anche emanata la famigerata direttiva che impone alle biblioteche pubbliche il pagamento di un balzello per il prestito dei libri al pubblico (il cosiddetto "prestito a pagamento").

Con l'articolo che riproduciamo sotto, riprendiamo quindi il filo delle considerazioni che facevamo già subito dopo il primo annuncio del "visionario" programma di biblioteca digitale universale avviato dai Google boys della Silicon Valley in collaborazioni con alcune delle maggiori biblioteche americane (rileggi qui il pezzo del 16/12/2004). Le tradizionali obiezioni sulle violazioni del copyright che avevano impedito fino ad allora di anche solo concepire la fattibilità reale di un'impresa del genere (non certo per motivi tecnologici, ma giuridici in primo luogo e poi culturali, di mercato e naturalmente finanziari) portarono a una immediata e violenta reazione da parte dei grandi gruppi editoriali Usa e a un diffuso scetticismo anche da parte del mondo bibliotecario, sebbene a fare partire la prima fase operativa del programma (l'avvio delle digitalizzazioni di libri) siano stati proprio gli accordi firmati da Google con alcune grandi e prestigiose istituzioni bibliotecarie statunitensi (private e pubbliche). Google fino ad ora è riuscita a mantenere ferma la sua "visione" difendendola in giudizio anche  in numerosi tribunali e soprattutto accrescendo, con una innovativa quanto accorta politica di accordi con i vari soggetti che detengono i diritti editoriali, il consenso attorno al suo programma di digitalizzazione e al motore di ricerca in grado di "pescarvi" dentro. Così l'iniziativa si è allargata trovando nuovi partner, e anche tra gli editori (oltre che tra gli autori senza ancora un editore) il fronte dei contrari va perdendo strada facendo consensi e affiliati a partire dagli editori minori che cominciano piuttosto a scoprirne certi vantaggi. E' quanto sta avvenendo anche in Italia come ci riferisce Anna Marullo nella breve inchiesta di Repubblica Affari & Finanza che abbiamo riprodotto nel pezzo precedente. Da essa apprendiamo quali editori hanno già fatto il "grande passo" di entrare nella biblioteca digitale di Google, chi potrebbe farlo a sua volta a breve e chi invece mantiene al momento un atteggiamento di diffidenza e di preoccupazione. Il nodo su cui verte il dibattito è 'quanta parte' di un libro si rende disponibile on line. Per Google non dovrebbe essere meno del 20 per cento. E questo per i lettori, per la promozione del libro e per una più estesa e democratica fruizione della cultura e del sapere sarebbe già un risultato che, a poterne liberamente disporre sui nostri pc, sembrava utopico fino solo a ieri. 
(pt)


Qui sotto i link per leggere gli articoli di Business Week sul "Web Giant" Google:

ISSUE DATE: April 9, 2007
International Business News, Business News, Technology Industry News
COVER STORY

Is Google Too Powerful?
As the Web giant tears through media, software, and telecom, rivals fear its growing influence. Now they're fighting back
COVER IMAGE: 
Who's Afraid Of Google?
GRAPHIC:  Google By The Numbers
Too Powerful? Us? Surely You Jest
ONLINE EXTRA:  Slide Show: The Many Faces Of Google
ONLINE EXTRA:  Poll: Do You Think Google Is Too Powerful?

Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica.it Tecnologie & Scienze di martedì 6 aprile.

la Repubblica.it  Tecnologie & Scienze
 martedì 6 marzo 2007
       SCIENZA & TECNOLOGIA      

Il motore di ricerca di Mountain View: "Rispettiamo tutte
le leggi internazionali. Ne risultano più guadagni per tutti"

Microsoft attacca Google
"Viola il copyright dei libri"

Entrambi i colossi informatici stanno lavorando alla creazione
di biblioteche web, ma seguendo regole e criteri diversi
 



<B>Microsoft attacca Google<br>"Viola il copyright dei libri"</B>
NEW YORK- E' scontro frontale tra i due colossi statunitensi di internet. Microsoft accusa Google di violare "sistematicamente" il copyright nell'uso dei libri online per raccogliere le inserzioni pubblicitarie. In un testo preparato per un convegno della Association of American Publishers, che raggruppa gli editori americani, Thomas Rubin, legale del gruppo informatico di Redmond, parla senza mezzi termini di violazione dei "diritti d'autore", che comporta la perdita di milioni di dollari per le case editrici. "Le società che non producono contenuti e fanno soldi alle spalle dei contenuti realizzati da altri incassano miliardi di dollari grazie alle entrate pubblicitarie", osserva Rubin.

A stretto giro, la risposta di Google attraverso il suo avvocato David Drummond: "L'obiettivo del motore di ricerca e di prodotti come Google Book Search e YouTube - scrive in una nota - è solo quello di aiutare gli utenti a trovare le informazioni che cercano da fornitori di contenuti di ogni tipo. Facciamo tutto rispettando le leggi internazionali e il risultato è la generazione di maggiori ricavi per autori, editori e fornitori di contenuti".

Sia Microsoft sia Google sono al lavoro su due progetti per realizzare biblioteche virtuali, con la pubblicazione dei libri sui rispettivi siti web, anche se seguono strade diverse. Il colosso mondiale dei software mette in rete testi che non sono più coperti da diritti d'autore o, in alternativa, con il permesso di autore ed editore. La compagnia di Mountain View, invece, lavora al progetto di biblioteca virtuale pensando anche all'uso dei libri coperti da copyright, ritenendo corretta e "utile" la pubblicazione di brani.

"Questo vuole dire - osserva Rubin - che tutto può essere copiato gratuitamente, salvo che autori ed editori non mettano esplicitamente nero su bianco il diniego alla pubblicazione". Google, rileva Rubin, dice agli autori: "Potete fidarvi di noi, siete protetti. Noi ci limitiamo a pubblicare soltanto brani del libro. Non c'è volontà di danneggiare, vi vogliamo promuovere". L'esperienza di YouTube, la video community di Google accusata di violare il copyright, "è un precedente che dimostra - conclude - che la capacità di tutela dei diritti d'autore è piuttosto debole".

(6 marzo 2007)
 [pubblicato su Repubblica.it,  6/03/2007, QUI]


Per commentare sul Biblog basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.

"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 22:48 | commenti

giovedì, 19 aprile 2007

BIBLIOTECHE DIGITALI


   

     L'ARTICOLO   
   


[Business Week, April 9, 2007]Cover: RKO/Neal Peters
La copertina di Business Week del 9 aprile 2007 si chiede "Who's Afraid Of Google?"

CHI HA PAURA DI GOOGLE?
COME PROCEDE IN ITALIA IL PROGRAMMA DI BIBLIOTECA DIGITALE UNIVERSALE LANCIATO
TRE ANNI FA DA GOOGLE?
GLI EDITORI COMINCIANO A RISPONDERE E ARRIVANO LE PRIME ADESIONI. LE BIBLIOTECHE PER IL MOMENTO NO.

  Dopo «Business Week» che vi ha dedicato la sua ultima copertina e i servizi centrali, anche «Repubblica» mette Google in primo piano e vi dedica due articoli. Nel primo analizza l'irruzione di Big G nel settore dei media televisivi (vedi qui il pezzo precedente). Nel secondo sono riportati i primi dati sugli editori italiani che sono già entrati nel programma di "Book search" (testi digitalizzati) o vi potranno aderire a breve. Ne riportiamo sotto il testo. 

Riproduciamo sotto anche il secondo articolo, dedicato all'editoria, che è stato pubblicato dal supplemento economico di Repubblica del 16 aprile a seguito dei servizi sul fenomeno Google apparsi sul settimanale Business Week del 9 aprile che vi ha dedicato la sua copertina con il titolo "Chi ha paura di Google?".


Al "mondo Google", e in particolare al suo programma di biblioteca universale basato sulla digitalizzazione di milioni di libri in collaborazione con grandi biblioteche ed editori di tutto il mondo e sul motore di ricerca nei libri "Book search", abbiamo dedicato in passato diversi articoli. Riprendiamo ora il filo delle considerazioni che facevamo già subito dopo il primo annuncio del "visionario" programma di biblioteca digitale universale avviato dai Google boys della Silicon Valley in collaborazioni con alcune delle maggiori biblioteche americane (rileggi qui il pezzo del 16/12/2004). Le tradizionali obiezioni sulle violazioni del copyright che avevano impedito fino ad allora di anche solo concepire la fattibilità reale di un'impresa del genere (non certo per motivi tecnologici, ma giuridici in primo luogo e poi culturali, di mercato e naturalmente finanziari) portarono a una immediata e violenta reazione da parte dei grandi gruppi editoriali Usa e a un diffuso scetticismo anche da parte del mondo bibliotecario, sebbene a fare partire la prima fase operativa del programma (l'avvio delle digitalizzazioni di libri) siano stati proprio gli accordi firmati da Google con alcune grandi e prestigiose istituzioni bibliotecarie statunitensi (private e pubbliche). Google fino ad ora è riuscita a mantenere ferma la sua "visione" difendendola in giudizio anche  in numerosi tribunali e soprattutto accrescendo, con una innovativa quanto accorta politica di accordi con i vari soggetti che detengono i diritti editoriali, il consenso attorno al suo programma di digitalizzazione e al motore di ricerca in grado di "pescarvi" dentro. Così l'iniziativa si è allargata trovando nuovi partner, e anche tra gli editori (oltre che tra gli autori senza ancora un editore) il fronte dei contrari va perdendo strada facendo consensi e affiliati a partire dagli editori minori che cominciano piuttosto a scoprirne certi vantaggi. E' quanto sta avvenendo anche in Italia come ci riferisce Anna Marullo nella breve inchiesta di Repubblica Affari & Finanza che riproduciamo sotto. Da essa apprendiamo quali editori hanno già fatto il "grande passo" di entrare nella biblioteca digitale di Google, chi potrebbe farlo a sua volta a breve e chi invece mantiene al momento un atteggiamento di diffidenza e di preoccupazione. Il nodo su cui verte il dibattito è 'quanta parte' di un libro si rende disponibile on line. Per Google non dovrebbe essere meno del 20 per cento. E questo per i lettori, per la promozione del libro e per una più estesa e democratica fruizione della cultura e del sapere sarebbe già un risultato che, a poterne liberamente disporre sui nostri pc, sembrava utopico fino solo a ieri.

Sulla partecipazione di biblioteche italiane al progetto di digitalizzazione rivolto da Google alle biblioteche non abbiamo invece notizie. E si capisce, dato che il programma ministeriale Biblioteca Digitale Italiana ha cominciato ad aggregare e coordinare le energie nazionali che puntano alla digitalizzazione, grandi partner bibliotecari e soprattutto promette uno stanziamento speciale di fondi pubblici ingentissimo e senza paragoni con la spesa ordinaria prevista per il funzionamento delle biblioteche statali, la quale invece continua a subire tagli che ne pregiudicano la gestione delle raccolte e i servizi di base ai lettori e utenti. (pt)


Qui sotto i link per leggere gli articoli di Business Week sul "Web Giant" Google:

ISSUE DATE: April 9, 2007
International Business News, Business News, Technology Industry News
COVER STORY

Is Google Too Powerful?
As the Web giant tears through media, software, and telecom, rivals fear its growing influence. Now they're fighting back
COVER IMAGE:  Who's Afraid Of Google?
GRAPHIC:  Google By The Numbers
Too Powerful? Us? Surely You Jest
ONLINE EXTRA:  Slide Show: The Many Faces Of Google
ONLINE EXTRA:  Poll: Do You Think Google Is Too Powerful?

Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica AFFARI & FINANZA di lunedì 16 aprile.

la Repubblica  AFFARI & FINANZA
 lunedì 16 APRILE 2007, pag. 6

       PRIMO PIANO      
Ma non tutti sono contrari al ‘Book search’

Ai problemi di copyright sollevati inizialmente ora si affiancano i vantaggi: rende possibile trovare i libri più vecchi
 

ANNA MARULLO

Non tutti gli editori italiani temono Google Book Search, almeno non tutti allo stesso modo. Anche se per la totalità rimane un preoccupante interrogativo in che misura internet e la digitalizzazione del libro cambieranno il mondo dell’editoria, non tutti pensano che le nuove tecnologie decreteranno la fine del libro in formato cartaceo. La opinioni sono discordi e dipendono molto dal genere per cui l’editore deve concepire la strategia di marketing. Un modello di promozione che sembra vincente per chi pubblica la narrativa, può esserlo meno per chi invece edita testi didatticoscientifici.
Il motore di ricerca americano propone oggi agli editori di digitalizzare le loro pubblicazioni e sottoscrivere un accordo che le renda accessibili sulla rete. All’editore spetta poi decidere in che misura: si va dal 20% al 50% dell’opera. L’utente può così attraverso una sfogliata virtuale del testo decidere se procedere o meno all’acquisto dal sito della casa editrice o dai siti di vendita di libri online. I testi degli editori, che invece decidono di non aderire al programma Google, sono inidicizzati dal motore di ricerca ma è possibile visualizzarne solo le informazioni bibliografiche e la copertina.
L’idea piace molto a chi pubblica testi di narrativa. Alberto Castelvecchi dell’omonima casa editrice romana, ha scelto di affidare a Google tutto il suo catalogo: «Per noi è tutta pubblicità. Non è un problema se chi vuole comprare un libro di narrativa, ne sfoglia cinque o sei prima di decidere quale». Per godere poi del libro nella sua interezza, il lettore lo deve acquistare. «Ricordiamoci che possedere un libro è una cosa elettrizzante e lo sarà sempre». Ma che succede se un libro non è solo fonte di godimento, ma di apprendimento? Che succede se un sistema che deve invogliare all’acquisto, invece finisce per inibirlo? Il rischio lo corrono principalmente i libri di carattere scientifico. Avere a disposizione il 20% o il 50% di una pubblicazione che per sua natura non comporta la lettura dell’intero testo, ma la consultazione di parti può essere rischioso. Può essere sufficiente a soddisfare un utente, che magari è interessato solo a una formula o ad una minima parte del testo.
E’ questo l’obiezione che muovono gli editori dei testi didattico scientifici, come la Giuffrè. «Noi siamo molto interessati al sistema di Google book search e alle sue applicazioni, tanto che stiamo valutando se entrare a farne parte», dicono all’editoriale. «La possibilità di cercare parole all’interno di un testo, per esempio, è un servizio molto utile per i nostri utenti. Certo l’idea di mettere su internet il 20% di un libro ci fa un po’ paura, saremmo più propensi a sperimetare una formula in cui sia possibile fare ranking senza però visualizzare tutta la pagina, ma solo la bibliografia del testo». Tra gli editori di libri didattici sono in molti quelli che per ora preferiscono aspettare e vedere come evolverà il sistema nei prossimi anni: la Carocci editore è tra questi. Alla Giunti editore, invece, la proposta di Google non dispiace. «Per ora abbiamo messo a disposizione 1.500 dei nostri titoli», spiega Stefano Pinzauti, responsabile marketing. Probabilmente, come spesso capita, saranno il mercato e il tempo a risolvere la questione. Se gli editori riusciranno a mantenere competitivi i prezzi, probabilmente nessuno rinuncerà al piacere di possedere un libro. In questo caso Google diventerà un volano incredibile per la vendita dei testi. Se al contrario il motore mostrerà di non funzionare, creando disagi per il mercato dell’editoria cartacea, saranno gli editori stessi a recedere dalla partnership che li lega a Google Book Search.

 [pubblicato su Repubblica.it,  16/04/2007, QUI]


Per commentare sul Biblog basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.

"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 13:17 | commenti

SCENARI INTERNET


   

     L'ARTICOLO   
   

[Business Week, April 9, 2007]Cover: RKO/Neal Peters
La copertina di Business Week del 9 aprile 2007 si chiede "Who's Afraid Of Google?"

CHI HA PAURA DI GOOGLE?
  «Business Week» vi dedica la sua ultima copertina.    «Repubblica» lo mette in primo piano sul suo supplemento economico del lunedì, ma rivolta la domanda e racconta che anche in Italia gli editori stanno cominciando ad aderire al programma Biblioteca lanciato un anno fa da Google. E non finisce qui: il numero in edicola di «PcWorld» rilancia l'allarme sul "lato oscuro" di Big G per la privacy

Riproduciamo sotto l'articolo pubblicato sul supplemento economico di Repubblica del 16 aprile a seguito dei servizi sul fenomeno Google apparsi sul settimanale Business Week del 9 aprile che vi ha dedicato la sua copertina con il titolo "Chi ha paura di Google?".


Al "mondo Google", e in particolare al suo programma di biblioteca universale basato sulla digitalizzazione di milioni di libri in collaborazione con grandi biblioteche ed editori di tutto il mondo e sul motore di ricerca nei libri "Book search", abbiamo dedicato in passato diversi articoli. Riprendiamo ora (dopo una pausa di alcuni mesi del Bibl'og dovuta a una involontaria assenza del suo curatore) il filo di quelle considerazioni riproducendo alcuni articoli che fanno un po' il punto delle discussioni e dei punti di vista sul mutamento che Google giorno dopo giorno, lungo un percorso che non finisce mai di sorprendere per i nuovi contenuti e modalità, sta costruendo sotto gli occhi di tutti. Cominciamo dagli articoli pubblicati sul supplemento Affari & Finanza di Repubblica del 16 aprile. Ne riproduciamo sotto il primo e riporteremo (nel prossimo pezzo) anche l'articolo sullo sviluppo del programma rivolto agli editori. Sulla partecipazione di biblioteche italiane al progetto di digitalizzazione rivolto da Google alle biblioteche non abbiamo invece notizie. E si capisce, dato che il programma ministeriale Biblioteca Digitale Italiana ha cominciato ad aggregare e coordinare le energie nazionali che puntano alla digitalizzazione, grandi partner bibliotecari e soprattutto promette uno stanziamento speciale di fondi pubblici ingentissimo e senza paragoni con la spesa ordinaria prevista per il funzionamento delle biblioteche statali, la quale invece continua a subire tagli che ne pregiudicano la gestione delle raccolte e i servizi di base ai lettori e utenti. (pt)

[La Repubblica 01-11-06 p.39]
La Repubblica, 1° novembre 2006.
Nel paginone culturale (pag. 39) l'intervista a Francesco Rutelli.
Alle domande dell'intervistatore sui tagli alle biblioteche il ministro Rutelli non risponde.

(il testo integrale dell'intervista è stato ripubblicato sul Bibl'og)
  Le cifre dei tagli alle biblioteche 

Nella tabella sotto un raffronto per alcune macro-

voci tra rendiconto 2005 e programmazione 2007.

Si noti che le cifre indicate riguardano la programmazione ordinaria e non i progetti finanziati con fondi speciali (ad es. la Biblioteca digitale italiana), e che la voce conservazione comprende in realtà per più del 70% interventi relativi al funzionamento (impianti, pulizie ecc.).


2005         2007         Variazione
------------ ------------ ----------------

8.063.275,00 5.535.886,00 -32%
Funzionamento
7.873.466,00 7.504.349,00 -4% 
Informatica
3.789.900,00 3.190.617,00 -16% Promo. libro
4.535.879,95 2.780.237,00 -39% Conservaz.
8.263.311,00 4.960.656,00 -40% Acq. libri
2.352.000,00 2.352.000,00  =   B.N.C. Roma
1.103.000,00 1.125.000,00 +2%  ICCU
  877.976,00   877.976,00  =   Disc. Stato


Stante la complessità di questi macrodati (diffusi sulla lista aib-cur) vi ritorneremo, ma essi chiariscono l'assoluta insufficienza delle risorse destinate alle biblioteche, in particolare per le voci: funzionamento, conservazione, acquisto libri; tali da mettere a rischio i livelli minimi di servizio, determinando situazioni dannose (acquisto libri) che si ripercuoteranno nel futuro.


Qui sotto i link per leggere gli articoli di Business Week sul "Web Giant" Google:

ISSUE DATE: April 9, 2007
International Business News, Business News, Technology Industry News
COVER STORY

Is Google Too Powerful?
As the Web giant tears through media, software, and telecom, rivals fear its growing influence. Now they're fighting back
COVER IMAGE:  Who's Afraid Of Google?
GRAPHIC:  Google By The Numbers
Too Powerful? Us? Surely You Jest
ONLINE EXTRA:  Slide Show: The Many Faces Of Google
ONLINE EXTRA:  Poll: Do You Think Google Is Too Powerful?

Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica AFFARI & FINANZA di lunedì 16 aprile.

la Repubblica  AFFARI & FINANZA
 lunedì 16 APRILE 2007, pag. 6

       PRIMO PIANO      
L’uragano Google si abbatte sui media, chi attacca, chi si difende e chi ha paura

L’azienda di Mountain View sta conoscendo una crescita sbalorditiva di fatturato e profitti: la sua irruzione diffonde il panico nei settori coinvolti, il più recente e cruciale dei quali è quello televisivo
 

EUGENIO OCCORSIO

Chi ha paura di Google? Chi la invidia o chi la teme. La Viacom per esempio, che osserva preoccupata la capacità di penetrazione presso il pubblico giovanile di YouTube (che a Google appartiene) e la denuncia per violazione di copyright. Ma la invidia anche Rupert Murdoch, che ha promosso con la Nbc un portale in concorrenza allo stesso YouTube, sul quale riversare i suoi contenuti televisivi e cinematografici vendendo anche filmati e video. Ancora: è invidiosa Yahoo, a cui Google ha soffiato il primato fra i motori di ricerca. Poi Microsoft che sta lanciando un servizio di rilevazioni satellitari concorrente del fortunato Google Earth. E di sicuro è oggetto di invidia chi a Google lavora nella sede di Mountain View: stipendi del 2030% più alti, illimitati pasti gratis cucinati da un chef, servizio gratuito di navetta da ogni angolo della Silcion Valley gestito con una flotta di 32 pullman tutti con i sedili in pelle e il wifi a bordo. Ma ci sono anche il meccanico e il carwashing per chi viene con la macchina, e poi il barbiere, il campo di basket, l’ambulatorio aperto 24 ore, tutto in campus così come la parete di roccia su cui esercitarsi al freeclimbing.
E pensare che tutto questo prima del 1998 non esisteva. Oggi Google ha una capitalizzazione di mercato di 145 miliardi di dollari, più di TineWarner, Amazon e Yahoo combinate. Dalla quotazione in Borsa (2004) il valore dell’azione è quadruplicato. Di fronte alle sempre più ricorrenti accuse di aver accumulato troppo potere i fondatori Larry Page e Sergej Brin rispondono: «Troppo potere relativamente a quale realtà? Noi abbiamo creato un mondo tutto nuovo». Probabilmente è vero. Dagli uffici della corporation si ricorda tra l’altro che Google ha versato ai partner di ogni tipo 3,3 miliardi di dollari in diritti. Ma soprattutto ci si concentra sulle novità. Le più significative vanno tutte in direzione della televisione, e così si spiega che chi ha più di tutti paura di Google siano oggi i padroni della tv. Si sta sperimentando per esempio un sistema automatizzato per comprare e collocare gli spot televisivi. Il partner in questo caso è Echostar, un network di 125 canali satellitari americani. Il punto di partenza è AdWords, un metodo già collaudato con successo su Internet. Accade che i computer su cui vengono effettuate le ricerche web vengano memorizzati. Con la consueta abilità nel maneggiare gli algoritmi, Google incrocia i dati sull’identità, le preferenze, le attenzioni di chi ha cliccato certi argomenti, con le necessità delle aziende che operano intorno a quegli argomenti. Se ho cliccato tante volte la voce ‘cane’ o ‘pastore tedesco’, sul mio computer e solo sul mio (e su chi ha analoghi gusti nel mondo) apparirà la pubblicità di aziende che producono cibo per cani.
Google tiene a precisare che non fa contenuti, ma di certo sta contribuendo a cambiare il paradigma di base della comunicazione pubblicitaria, e cioè la diffusione a pioggia indefinita di messaggi verso la generalità. Nella tv via satellite, si sta cercando di memorizzare le indicazioni che vengono dal telecomando, per cui chi vede sempre i cartoni animati comincerà ad essere martellato di spot sui soldatini o i vestiti per le bambole. Un esperimento analogo di personalizzazione pubblicitaria, Google lo sta conducendo sulla piattaforma radiofonica dMaerc, e adesso ne sta avviando di simili per i videogiochi via web (sì, anche lì è possibile ‘personalizzare’) nonché per le minischermate visibili dal telefonino. Insomma, a questo punto ‘nemici’ di Google possono essere tutti e nessuno. Il comune denominatore di tutte queste iniziative può essere il monitoraggio delle abitudini di chi utilizza apparecchi elettronici, e anche la verifica dei risultati. E’ un’evoluzione del meccanismo che originò il payperclick: se apro una schermata Google che contiene un banner di Nokia ma non clicco esplicitamente sul quel banner, la mia ‘apertura’ non viene conteggiata ai fini del pagamento della pubblicità.
Forse più che "chi ha paura di Google?", Business Week avrebbe dovuto chiedersi "di chi ha paura Google?", perché in questo caso c’è una risposta certa: dell’antitrust americano che, a quanto si dice negli ambienti politici di Washington ha drizzato le antenne. Per parare il colpo su uno dei punti a rischio, la privacy, l’azienda ha fatto sapere di aver messo a punto diversi accorgimenti per salvaguardare il diritto alla riservatezza. Così, renderà anonimi o comunque ne renderà impossibile l’identificazione, gli utenti dopo 1824 mesi, anziché tenere i dati per sempre per personalizzarne le abitudini. Limiterà anche il tracciamento di queste abitudini, che si estendono perfino ai cookie cliccati o no. L’azienda introdurrà poi un comando offtherecord per impedire che certe ‘conversazioni’ sul sistema di instant messaging Google Talk vengano registrate. Parimenti, il software Google Desktop, che serve a cercare documenti all’interno del proprio computer, verrà equipaggiato con un comando ‘pause’ che cancellerà certe ricerche. Basterà tutto questo? Si vedrà, di certo l’attenzione sul potere di Goolge è sui livelli massimi. Perché tutti ne hanno paura.

 [pubblicato su Repubblica.it,  16/04/2007, QUI]


Per commentare sul Biblog basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.

"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 13:04 | commenti

domenica, 03 dicembre 2006

BIBLIOTECA & CITTADINO


   

     RAI3   
   
Prima Pagina


lettura e commento dei giornali
a cura di Loris Campetti


ASCOLTA con RealPlayer

BIBLIOTECHE D'INVERNO
  Rilanciamo la denuncia della «Assolettori» di Firenze

Rispondiamo all'invito contenuto nella lettera che ci ha inviato Pola Poletto, coordinatore dell'Associazione dei lettori della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, che abbiamo pubblicato il 1° dicembre (leggi).


Sulle chiusure estive delle grandi biblioteche italiane sono apparsi dal 2004 diversi articoli di denuncia sulla stampa nazionale e allo stesso tema era dedicata la serie di inchieste radiofoniche realizzate da Giorgio Zanchini per il Gr2 Cultura nell'estate del 2004 (vedi sul Biblog agosto 2004). Ma a giudicare da quanto pubblicato con evidenza pochi giorni fa da una testata nazionale (vedi) alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nulla è cambiato. E preoccupante rimane la situazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze anche dopo la lettera al ministro Rutelli inviata dalla «Assolettori» e le assicurazioni (per la verità vaghe) date dallo stesso ministro alla fine della sua visita alla Biblioteca per le celebrazioni del 40° anniversario dell'alluvione, riprese da un tg della Rai la sera del 4 novembre («Occorre voltare pagina e lo faremo»).

Situazione pesante per un paese come l'Italia depositario di un patrimonio librario e documentario unico e tra i più ricchi del pianeta. Il ministro Rutelli ha dichiarato tutta la sua sensibilità e attenzione per la diffusione della cultura e della storia dell'arte nel nostro Paese (riproduciamo sotto la sua intervista a Repubblica del !° novembre). Ci sembra un lodevole cambiamento di indirizzo rispetto a quella prospettiva da Italia Spa, cara ai precedenti ministri di centrodestra del governo Berlusconi, che è stata materia di un corrosivo libro del prof. Salvatore Settis (oggi al fianco di Rutelli). Lasciamo perdere in questo momento di sottolineare che se non si manifesta un analogo atteggiamento di risipiscienza verso la cultura scientifica e la storia della scienza si rischierà un altro grave e anacronistico strabismo, e limitiamoci a una domanda. Le nostre città d'arte non sono quelle stesse città tesoro di libri che il resto del mondo valuta e apprezza (forse con uno sguardo meno circoscritto del nostro) e ci invidia? Ma tant'è, il circuito bibliotecario italiano rimane out of the stream. Che ne pensa il nuovo ministro dei beni culturali del governo di centrosinistra? Piacerebbe saperlo anche a noi di Bibl'aria. Perché abbiamo, e pubblichiamo sotto, cifre tutt'altro che incoraggianti per il futuro immediato di tutte le biblioteche pubbliche statali. Sono le cifre dei tagli alle risorse ordinarie 2007 per le biblioteche, tagli programmati in questi giorni. Uno per tutti: 40 per cento in meno della spesa 2005 per l'acquisto di libri. Tre milioni e trecentomila euro che non andranno in libri e cultura per tutti ma che in realtà più che tagliati è giusto dire che verranno dirottati nelle casse degli editori sotto forma di royalties sulla lettura delle opere date in prestito dalle biblioteche. Infatti è già sicuro (approvato) che quasi sei milioni di euro sono in transito nei prossimi due anni dalle biblioteche agli editori per pagare questa nuova tassa. E i numeri sono numeri: per il 2007 sono previsti a questo scopo proprio tre milioni di euro. In una situazione di tagli drammatici per l'ordinario funzionamento delle nostre biblioteche pubbliche (comprese le grandi biblioteche nazionali) questa notizia sembrerebbe una bufala diffamatoria a danno del nuovo governo, ma non lo è come abbiamo documentato per primi sul Bibl'og (leggi). Il Senato ha approvato nel recente decreto fiscale (23 novembre) l'istituzione della tassa sul prestito dei libri in biblioteca e un fondo di accantonamento per pagarla agli editori. Per i prossimi due anni sarà a carico dello Stato, cioè di tutti i cittadini che in questo modo avranno meno libri e servizi più ridotti nelle biblioteche, e dopo il 2008 si vedrà.

Intanto il governo continua a tagliare in maniera insostenibile i fondi per il Ministero dei Beni culturali, come più volte pubblicamente e autorevolmente denunciato dal prof. Settis sulla stampa nazionale, pregiudicando delicati e complessi compiti istituzionali quotidiani. Gli Archivi di stato sono lasciati letteralmente senza soldi per pagare persino le bollette del telefono; le soprintendenze arrivano ad avere finanziamenti per il funzionamento ordinario che a malapena coprono le spese sino a ottobre di ciascun esercizio. Da alcuni anni in qua le biblioteche sono pure prive di soldi per procedere alla rilegatura dei libri moderni, dei periodici e dei giornali. Nell'anno di grazia 2006 la disponibilità effettiva dei fondi (tagliati) stanziati per l'anno corrente è arrivata soltanto negli ultimissimi mesi dell'anno, e in alcune Biblioteche statali alla data del 5 dicembre non sono stati ancora materialmente accreditati i fondi per poter pagare gli acquisti di libri, periodici ecc.
La situazione dei beni culturali in Italia nel loro complesso è realmente scandalosa e il Ministero, mai come ora, si trova ai limiti del collasso. Occorre una forte e netta discontinuità che ne rilanci ruolo e funzioni, magari cominciando a limitare le esose e fameliche mire in materia di diritti d'autore e di riproduzione da parte di quella corporazione neo-medievale che è diventata in Italia la Siae.

A quelli (come noi di Bibl'aria) che lavoriamo come professionisti delle biblioteche e dell'informazione gli amici lettori di Firenze chiedono di fare la nostra parte per evitare un inquietante "inverno delle biblioteche". Hanno ragione. (pt)

[La Repubblica 01-11-06 p.39]
La Repubblica, 1° novembre 2006.
Nel paginone culturale (pag. 39) l'intervista a Francesco Rutelli.
Alle domande dell'intervistatore sui tagli alle biblioteche il ministro Rutelli non risponde.

(sotto il testo integrale dell'intervista)
  Le cifre dei tagli alle biblioteche 

Nella tabella sotto un raffronto per alcune macro-

voci tra rendiconto 2005 e programmazione 2007.

Si noti che le cifre indicate riguardano la programmazione ordinaria e non i progetti finanziati con fondi speciali (ad es. la Biblioteca digitale italiana), e che la voce conservazione comprende in realtà per più del 70% interventi relativi al funzionamento (impianti, pulizie ecc.).


2005         2007         Variazione
------------ ------------ ----------------

8.063.275,00 5.535.886,00 -32%
Funzionamento
7.873.466,00 7.504.349,00 -4% 
Informatica
3.789.900,00 3.190.617,00 -16% Promo. libro
4.535.879,95 2.780.237,00 -39% Conservaz.
8.263.311,00 4.960.656,00 -40% Acq. libri
2.352.000,00 2.352.000,00  =   B.N.C. Roma
1.103.000,00 1.125.000,00 +2%  ICCU
  877.976,00   877.976,00  =   Disc. Stato


Stante la complessità di questi macrodati (diffusi sulla lista aib-cur) vi ritorneremo, ma essi chiariscono l'assoluta insufficienza delle risorse destinate alle biblioteche, in particolare per le voci: funzionamento, conservazione, acquisto libri; tali da mettere a rischio i livelli minimi di servizio, determinando situazioni dannose (acquisto libri) che si ripercuoteranno nel futuro.


Riproduciamo di seguito l'articolo apparso su Repubblica di mercoledì 1° novembre.

la Repubblica
 mercoledì 1 NOVEMBRE 2006, pag. 39

       CULTURA        
PIÙ STORIA DELL'ARTE NELLE SCUOLE
INTERVISTA A FRANCESCO RUTELLI

"Vorrei creare, oltre quelli del cinema, un festival del teatro.
Come Edimburgo e Avignone"
"La Tv di oggi è afflitta da un degrado crescente.
Che voto merita? Insufficiente"
"Festeggeremo i 150 anni dell´Unità nel 2011, una data fondamentale per l´identità nazionale" "Diceva Argan: anche se antica, l´opera d´arte è qualcosa che accade sempre nel presente"

Il ministro per i Beni culturali parla del nostro patrimonio, del paesaggio aggredito e delle risorse finanziarie
 

ROMA
Francesco Rutelli cita Giulio Carlo Argan: «Quale che sia la sua antichità l´opera d´arte è sempre qualcosa che accade nel presente». La cultura è cioè "materia viva", è fruizione, conservazione, passione, sono la storia e la realtà che si fondono. Parte da qui, ricordando le parole di uno dei più grandi critici d´arte del Novecento, il vicepremier e ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, per spiegare e raccontare cosa vuol dire oggi amministrare un paese, l´Italia, che ha il patrimonio artistico più ricco del mondo, un´industria cinematografica che celebra grandi maestri e scopre nuovi talenti, la straordinaria tradizione dell´opera lirica, il teatro, antico e moderno, ma dove spesso musei, compagnie e orchestre hanno le casse vuote e i conti in rosso. Un territorio stretto e lungo, dove ogni cosa si intreccia all´altra, i lavori della metropolitana con i ritrovamenti archeologici, gli antichi borghi con l´alta velocità, la necessità di tutelare con quella di conservare, gli interessi del turismo e l´usura delle opere d´arte.
Nella sua prima intervista a tutto campo sul ruolo del suo ministero, Rutelli chiarisce subito un punto "politico": «La cultura è una missione pubblica e per il centrosinistra un obiettivo primario. È finita la lunga illusione del berlusconismo in cui si è pensato che anche tutto questo potesse essere privatizzato. L´intervento privato è un elemento di civiltà che integra, mai sostituisce». Francesco Rutelli parla di arte e pittura, di cinema e di teatro. Con dichiarata passione. E affida a Repubblica l´annuncio di un grande evento. «Nel 2011 festeggeremo l´anniversario dei 150 anni dell´Unità d´Italia, un appuntamento fondamentale per confrontarsi sul senso di identità nazionale».
Cosa vuol dire concretamente "cultura come missione pubblica"?
«Faccio subito un esempio. Bisogna tornare ad insegnare la storia dell´arte nelle scuole, è incredibile che in un paese come l´Italia questa materia sia ridotta a pochissime ore di lezione nei licei classici, e sia del tutto assente in molti indirizzi scolastici. Ho già parlato con i vertici del ministero dell´Istruzione, e credo ci siano le possibilità per dare un seguito concreto alla proposta. I ragazzi devono poter capire il contesto culturale in cui vivono e crescono».
Un insegnamento della storia dell´arte quindi che esca dalle aule e si sposti fuori, nelle piazze, nei musei, nei luoghi dell´arte?
«Sì, ma per questo non bastano le tradizionali gite scolastiche. Penso, invece, a un nuovo tipo di "regionalismo", all´insegnamento della cultura alta e di quelle del territorio, che porti i giovani a scoprire prima di tutto il patrimonio artistico che li circonda. Un ragazzo che vive a Spello deve saper leggere la piazza di Spello, un giovane calabrese deve conoscere Sibari e sapere che cos´è stata la Magna Grecia. Essere cioè consapevoli di dove si vive e si cresce, chi ha disegnato le strade che percorriamo e che cosa era il contesto oltre il palazzo che vediamo tutti i giorni. Questo è una necessaria "formazione alla fruizione", che deve passare anche attraverso un altro veicolo fondamentale, e cioè la televisione».
Un´impresa non facile, a giudicare dagli orari impossibili nei quali la televisione pubblica relega i programmi culturali...
«Proprio per questo stiamo rinegoziando il contratto di servizio con la Rai, perché venga assicurato più spazio e più qualità alla cultura. Del resto per anni ci siamo battuti perché la fruizione dell´arte diventasse "per tutti", oggi che questo obbiettivo viene raggiunto, dobbiamo prenderci più cura di chi spende il proprio tempo e il proprio denaro per andare ad una mostra o entrare in un museo».
Scusi ministro che voto darebbe alla tv di oggi?
«C´è stato un degrado crescente, negli ultimi anni, una rincorsa a programmi più uguali e più poveri. Di notte c´è qualche occasione che merita otto, ma oggi la media la darei sul cinque. Ho fiducia, tuttavia, che nei prossimi anni si inverta la rotta».
E le risorse? Come si fa a coniugare la missione pubblica della cultura con il taglio di 12 milioni di euro del decreto Bersani, che ha colpito soprattutto gli archivi e le biblioteche? Ci saranno i fondi per portare a termine i grandi cantieri di Brera, degli Uffizi, la risistemazione di Capodimonte e delle Gallerie dell´Accademia a Venezia?
«Quei tagli sono stati dolorosi ma necessari e hanno riguardato tutti i ministeri, anche se forse per noi sono stati più dolorosi, visto il disastro degli anni del centrodestra. Gli Uffizi sono un grande cantiere, così come le Gallerie dell´Accademia: teniamo conto che si procederà con i musei aperti al pubblico e questo rende tutto più difficoltoso. Il problema di Capodimonte è la mancanza di personale, e lì bisogna agire al più presto. So che è in programma l´istituzione di navette che portino i visitatori dalla galleria Principe di Napoli al museo, per rendere più facile l´accesso a Capodimonte. Per quanto riguarda Brera, dove i problemi della pinacoteca si intrecciano a quelli dell´accademia, sarò a Milano nelle prossime settimane. Aggiungo però che bisogna spendere meglio le risorse del ministero».
Perché, ci sono fondi bloccati?
«In alcune soprintendenze ci sono soldi stanziati per interventi o restauri che non sono stati spesi, o lo sono stati tardivamente, e per questo abbiamo iniziato un monitoraggio capillare di verifica. In molti casi avviene per colpa del taglio del personale tecnico, scientifico, amministrativo, che ha indebolito il ministero. Vorrei aggiungere però che con la Finanziaria abbiamo ottenuto 90 milioni di euro in più, che ci permetteranno a gennaio di lanciare, finalmente, nuovi concorsi. Altrimenti l´attuale generazione di dirigenti finirà con l´andare in pensione senza aver consegnato il proprio sapere a chi verrà dopo».
Parliamo del Maxxi. Il museo nazionale per le arti contemporanee è in perenne crisi di fondi. Si riuscirà a chiudere il cantiere per cui sono stati stanziati soltanto 17 milioni di euro in tre anni?
«Il Maxxi non si ferma, è un mio impegno. Con gli emendamenti alla Finanziaria abbiamo stanziato altri 24 milioni di euro, quindi i lavori continuano. Il museo dovrebbe essere ultimato nel 2008».
A proposito di arte contemporanea. Ha avuto qualche pentimento sull´Ara Pacis? Fu proprio lei, quando era sindaco di Roma, a dare l´incarico per la nuova teca all´architetto Meier.
«No, nessun pentimento. Il cambio della teca era assolutamente necessario, ed è naturale che l´architettura contemporanea faccia discutere. Del resto quella piazza è stata più volte smembrata e ricostruita. Fu totalmente distrutta da Mussolini. Io trovo che la costruzione di Meier sia perfettamente riuscita all´interno, fa più discutere all´esterno. Un impatto che migliorerà con la risistemazione della piazza, progetto per il quale è già partito il concorso. Consiglio di andare sul tetto, e affacciarsi sul Tevere e le cupole barocche: Roma ha un grande luogo di cultura in più».
Per concludere la parentesi sui numeri. Che cosa è stato previsto per il Fondo Unico per lo Spettacolo?
«Una rivoluzione rispetto all´era Berlusconi. Con i fondi del governo di centrodestra oggi ci sarebbero soltanto 294milioni di euro, mentre adesso il "Fus" può contare su 444milioni di euro, che diventeranno 540 entro il 2008. Una prospettiva dignitosa e stabile, che va associata alle riforme del cinema e dello spettacolo dal vivo».
Ministro, si è da poco conclusa la Festa del Cinema di Roma. Lei crede che due festival possano convivere?
«Sì, senza dubbio. Anzi, ritengo che in Italia gli appuntamenti siano tre. La mostra internazionale di Venezia, che è dello Stato; la festa di Roma, che può rappresentare anche una seria opportunità di business, e Torino, per le opere prime, i cortometraggi e la sperimentazione. Ma è mia intenzione creare in Italia anche un grande festival del teatro, sul modello di Edimburgo e Avignone».
Lei pochi giorni fa è stato a Monticchiello, dove sindaci, cittadini, amministratori locali, hanno lanciato un grave allarme sul nuovo sacco edilizio. Cosa può fare il ministero?
«Il codice dei beni culturali prevede che ogni regione faccia i propri piani per il paesaggio, e che in questa fase vengano interpellate anche le soprintendenze. Alcune regioni sono già in regola, altre no. Quello che noi vorremmo è utilizzare proprio la Toscana come regione pilota di questa "collaborazione". Per poter prevenire le brutture cementizie piuttosto che scoprire che è impossibile abbatterle dopo. Aggiungo anche dolorosamente che gli architetti del paesaggio scarseggiano nel nostro ministero».
Torniamo all´annuncio di partenza, il "Giubileo dell´unità d´Italia" del 2011. Quali saranno le prime tappe?
«Intanto, l´istituzione di un comitato che dal 2007 inizi a progettare l´evento. Ma quello che serve è l´apertura di un grande dibattito, che colgo l´occasione di lanciare attraverso Repubblica sul significato del 2011, sul senso di identità di un paese che è orgoglioso della sua immensa cultura nazionale, ma anche delle sue diversità. Il 2011 sarà però l´arrivo, perché le celebrazioni inizieranno prima e coinvolgeranno quelle che furono le "capitali" degli antichi stati, Firenze, e poi Torino, Roma. Un percorso, un cammino di quattro anni che richiamerà la trasformazione dell´Italia tra il 1911 e il 1961, e i traguardi di una nazione del ventunesimo secolo che guarda dentro se stessa. In profondità».


 [pubblicato su l a Repubblica,  1/11/2006, pagina 39]
 


Per commentare sul Biblog basta cliccare sul link (verde) commenti in calce a questo pezzo e scrivere nella finestrella che si apre (o incollarvi un testo già scritto): il commento andrà subito in linea e tutti lo potranno leggere.

"L'Italia degli 8000 comuni dovrebbe essere anche l'Italia delle 8000 biblioteche"
Messaggio del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5 maggio 2003

postato da: biblaria | 20:59 | commenti (1)

venerdì, 01 dicembre 2006

  LETTERA APERTA DELL'ASSOCIAZIONE LETTORI DELLA BNCF 
«Ministro Rutelli, per la Biblioteca nazionale di Firenze ci vuole un intervento straordinario, subito».

PUBBLICHIAMO IL TESTO DELL'APPELLO INVIATO ALLA STAMPA NAZIONALE INSIEME ALLA LETTERA A BIBL'ARIA CON CUI IL COORDINATORE DELL'ASSOLETTORI DI FIRENZE CE L'HA INVIATO.


      Leggi sotto la lettera al ministro Rutelli    


   Firenze 13 novembre 2006   

 

Gentile e cara BIBLARIA,

 

ti scrivo accompagnando la lettera al Ministro, debitamente firmata da molti utenti ed inviata al destinatario, che abbiamo già inviato a vari giornali: Nazione, Repubblica, Corriere, Sole24ore, Messaggero, Unità e Manifesto. Sull’argomento ho potuto parlare alla Prima Pagina della Radio3 lo scorso 4/11 con L. Campetti del Manifesto.

Ricorderai che tempo addietro ti ho mandato gli esiti del QUESTIONARIO agli utenti, che la nostra Associazione ha promosso, distribuito ed elaborato. Adesso stiamo cercando di aggiornare lo stesso questionario per somministrarlo agli utenti in rete, dato che la Direzione ci ha proibito di distribuirlo entro le sacre mura della Biblioteca (con altri interventi, dovrebbe far parte di un numero monografico di una rivista).

Tanto i problemi son sempre gli stessi, casomai peggio.

 

Come i miei colleghi, sono imbestialita per queste ridicole commemorazioni dell’alluvione. Le costose commemorazioni vanno bene quando il necessario è stato già fatto, ma qui è il contrario.

 

-        Il personale esistente copre la metà dell’organico, e non fa e non può fare il servizio necessario. Son così pochi che è difficile pretendere che facciano quel che pur dovrebbero e potrebbero anche in queste condizioni.

-        I servizi vengono continuamente decurtati: DISTRIBUZIONE dai magazzini solo la mattina, PRESTITO 2 volte alla settimana per 2 ore la mattina, APERTURA tutti i giorni fino alle 7 di sera ed il sabato fino all’una: ti sembrano servizi da Biblioteca Nazionale?

Ce n’è ancora sui servizi, ma passiamo ad altro.

-        Non c’è e non si fa l’ELENCO DEL MANCANTE, non si fa il RIORDINO periodico dei libri sugli scaffali dei magazzini, non si sollecitano gli editori a fornire le COPIE D’OBBLIGO.

Ma hanno fatto una mostra sulla CIOCCOLATA! Su un ATTORE scespiriano inglese di fine secolo! Adesso c’è la mostra sull’alluvione, con le ZOLLETTE di fango d’epoca (per me, vuol dire che non si è ancora pulito il fango di quarant’anni fa, e difatti).

-        riguardo a qualunque ipotetico finanziamento (che NON esiste), l’intenzione proclamata ripetutamente apertis verbis dalla Direzione è di usarlo per passare tutto su supporto elettronico, mettere tutto in rete, chiuder casa e chiamarsi “Archivio del Libro”: non vogliono utenti tra i piedi. Così si forma una CORRENTE DI PENSIERO biblioteconomico e si propala tra gli addetti ai lavori in modi che noi non conosciamo.

Quindi, in un certo senso non lamentiamoci se il denaro manca! se ci fosse, verrebbe usato per SBATTERCI FUORI.


Bisogna anche ricordare la parte “servizi a pagamento” della corrente di pensiero ricordata sopra: concettualmente è risibile ma in forte crescita, viene giustificata come compenso per diritti d’autore, e servirà a dissuadere l’utente medio gradualmente e fortemente: lo studente, il privato, l’indipendente privo di un’istituzione che paghi la sua iscrizione.

 

Allora arriva la data fatale del 3-4 novembre con la commemorazione.

Hanno invitato “gli angeli del fango”, hanno regalato a tutti un libro prodotto allo scopo, hanno fatto un esercizio con i vigili del fuoco penzolanti dalla torre del Palazzo Vecchio, organizzato una specie di parata della Protezione Civile in piazza S. Croce con tende, ambulanze, camionette, mezzi anfibi e canotti gonfiabili, pranzo tipo festa dell’Unità sotto un tendone (solo per gli angeli ed i vip minuscoli locali invitati, più il Ministro), pomeriggio in Nazionale con Ministro e discorsi:

 

-        hanno invitato tutti salvo che noi (l’unica Associazione di utenti di biblioteca in Italia, ed a maggior

ragione l’unica che abbia fatto mai qualcosa) e la Prevenzione dell’Asl competente per territorio (che in fin dei conti è la prima a trovarsi sul posto, in caso di bisogno);

-        con tutto quel che hanno speso, affittavano un paio di impiegati per un anno, che era sempre meglio di niente dal nostro punto di vista, ma certo era meno televisivo.

 

Chi sono “loro”? loro sono la Regione Toscana, il Comune di Firenze, la Biblioteca. Vedi perché sono imbestiata? Danni, beffe e tutto quanto.

Quanto è lontano il movimento Fabiano, che impose alla fine dell’Ottocento l’apertura gratuita dei musei e delle biblioteche statali in Gran Bretagna, perché la cultura era per tutti ed il grande Impero inglese doveva poterselo permettere! (ricordi la collana Everyman, capostipite di tutte le economiche, Barion, Sonzogno, BUR? sono gli anni d’oro della mia amata LSE di G.B. Shaw, dei coniugi Webb, di L. Robbins e Lord Passfield e molti altri. Voglio dire che là fioriva tutto un movimento di vere idee: non di scemenze cattive come qui adesso).
 

Preciso che questa lettera di accompagnamento non è stata concordata con i miei colleghi dell’Associazione ed esprime il mio personale pensiero sulla vicenda; alcuni rifiuterebbero di esprimersi con la mia immediatezza, altri farebbero di più; sulla sostanza credo che siamo tutti d’accordo.

La nota per il Ministro invece ci vede del tutto concordi, e come ti dicevo è stata sottoscritta da moltissimi utenti. 

 

Cara BIBLARIA, tu già esponi molte altre informazioni sulla qu estione ospitandoci spesso e volentieri (speriamo!) insieme al più regolare contributo del nostro collega ed amico B. Simone. 

Spero che il nostro caso continui ad interessarti, perché tu sei un importante sito di informazione che noi tutti amiamo ed apprezziamo. Ci aiuterebbe a penetrare il muro di gomma di mancate risposte, dilazioni, insulti, diffide, indifferenza, e di tutte le disposizioni contrarie fino ad ogni minutissimo interesse dell’utente.

 

         Confidando nella tua cortese risposta,
         Con cordialissimi saluti

                                                        Dott. Pola Poletto M.Sc. (LSE)                 

                                                     Coordinatore della Associazione Lettori       
                                                   della Biblioteca Nazionale Centrale Firenze   


 LETTERA APERTA

Al Ministro per i Beni e le attività Culturali On. Francesco Rutelli

Signor Ministro,

la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la maggiore Biblioteca italiana di conservazione, versa in uno stato di degrado insostenibile. Anni di colpevole disattenzione da parte di vari governi stanno portando l'Istituto a una riduzione di servizi che lascia presagire una inarrestabile paralisi. Le ragioni di questa profonda crisi, che corre il rischio di divenire irreversibile, si spiegano con poche cifre e qualche constatazione. Il personale è ridotto all'osso, 225 unità contro le 500 previste. Da venticinque anni non vengono fatte nuove assunzioni: perciò l'Istituto, che conserva circa sei milioni di volumi, non può fare fronte in modo adeguato alle richieste degli studiosi di tutto il mondo che affollano le sue sale. Ancora, la perdita progressiva del personale, per via di pensionamento e senza possibilità di ricambio, lascia intravedere il pericolo di una vera e propria scomparsa della memoria interna. Perché le competenze degli addetti non possono trapassare nel patrimonio conoscitivo dei nuovi: condizione irrinunciabile, questa, per garantire la continuità e il futuro del servizio. Gli stanziamenti ministeriali, costantemente diminuiti negli ultimi anni, sono ridotti a due milioni di euro. L'entità della cifra risulta assolutamente sproporzionata se confrontata con il bilancio di biblioteche di pari grado: la Bibliothèque Nationale di Parigi può contare su 140 milioni di euro, la British Library di Londra su 120 milioni di euro. L'edificio della Biblioteca, che risale agli anni Trenta, presenta cornicioni fatiscenti che, pochi giorni fa, hanno provocato la chiusura momentanea. Si tratta di una spia significativa che dimostra come l'intera struttura necessiti di interventi di restauro. I lavori di consolidamento dell'ala nuova, previsti per accogliere l'espansione delle collezioni della Biblioteca per qualche anno, sono inspiegabilmente bloccati. Per la ristrutturazione dell'ex-caserma di via Tripoli, che dovrebbe ospitare i quotidiani e i periodici sistemati provvisoriamente a Forte Belvedere, manca addirittura il progetto. La Biblioteca attualmente non possiede, caso davvero singolare, un servizio di ristoro: fino a poco tempo fa, funzionavano macchine distributrici automatiche, ora chiuse, perché i locali sono risultati infestate dai ratti. A causa delle annose e persistenti difficoltà, non si sono potute sanare del tutto le ferite dell'alluvione del 1966. La mancanza di mezzi ha impedito, per esempio, di completare il restauro dei volumi danneggiati a suo tempo: 17 mila libri e trentamila miscellanee sono inconsultabili perché ancora incrostati di fango. Potremmo continuare, ma crediamo che il catalogo risulti eloquente. A questo punto, sembra superfluo rammentare che la Biblioteca, ricca di collezioni straordinarie e deposito della cultura nazionale, costituisca un luogo di riferimento obbligato e imprescindibile per ogni ricerca scientificamente fondata. È dunque indispensabile che il Ministero da Lei presieduto riesca in tempi brevissimi a provvedere con stanziamenti straordinari, in modo da risolvere immediatamente una situazione indilazionabile. Al dovere di questo intervento di urgenza il Ministero è tenuto a causa di uno stato di necessità che ogni giorno si aggrava. Di più, l'interessamento è imposto al Governo appena insediato dal suo stesso programma elettorale: che promette per l'appunto la valorizzazione della ricerca in tutte le sue forme. La lodevole intenzione è destinata però a rimanere lettera morta se non si traduce nel sostegno a Istituzioni prestigiose e insostituibili come la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Sicuri del Suo immediato interessamento, ci attendiamo da Lei interventi celeri e funzionali.

Associazione dei Lettori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze


postato da: biblaria | 21:26 | commenti (1)