Paesaggio e Architettura Rurale  
Territorio e ambiente nelle aree rurali

SVILUPPO SOSTENIBILE
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Nelle fasi di crescita industriale dei Paesi occidentali la tutela dell’ambiente è stata considerata un obiettivo secondario rispetto a quelli prioritari dello sviluppo economico e sociale, e ciò ha portato spesso ad un uso improprio del territorio, con un marcato sfruttamento di alcune risorse naturali non controbilanciato da iniziative di tutela o di ripristino.

Anche la politica territoriale, a partire dagli anni ‘70, ha iniziato a spostare la sua attenzione dalle città al territorio extraurbano, interessandosi sempre più alle aree rurali e ai territori a vocazione agro-naturalistica del nostro Paese.

E’ cresciuta così la consapevolezza che un utilizzo controllato e integrato delle risorse dei tre ambiti, urbano, rurale/forestale, e non antropizzato o naturale, potesse permettere un’evoluzione «environment compatible» dell’uso antropico del territorio, in parallelo con un sviluppo accettabile dal punto di vista economico e sociale, e più stabile perché meno soggetto a situazioni di degrado delle risorse naturali.

La pianificazione dell’uso territoriale in un ottica di tutela ambientale diventa in tal modo uno degli strumenti più importanti di una politica di sviluppo sostenibile, intesa come l’insieme delle condizioni tecnologiche, politiche e culturali finalizzate ad una integrazione tra le caratteristiche socio-economiche e quelle ambientali, attraverso:

  • mantenimento e miglioramento del rapporto produzione/servizi (produttività)

  • ricezione del grado di rischio di produzione (sicurezza)

  • protezione del potenziale delle risorse naturali e prevenzione della degradazione dei suoli e della qualità delle acque (protezione)

  • costruzione di una viabilità economicamente valida (viabilità)

  • accettabilità sociale degli interventi sul territorio (accettabilità)

La politica di sviluppo sostenibile di un’area si concreta di fatto nella possibilità di creare e mantenere una situazione di equilibrio economico, ambientale e sociale tale da permettere l’uso delle risorse del territorio per un periodo indefinito di tempo. Il termine sostenibile è stato utilizzato per la prima volta nel 1987 nel Rapporto Burtland, pubblicato dalla Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, che dichiara: sostenibile è quello sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere quelli del futuro.

Vengono conseguentemente definiti non adatti tutti quei fattori o sistemi d’uso che possono provocare un deterioramento severo e/o permanente delle qualità del territorio. E’ infatti necessario mantenere il più possibile intatto il livello qualitativo e quantitativo delle risorse naturali, al fine di preservarle per le generazioni future.

Viceversa la politica territoriale negli ambiti extraurbani in Italia solo di recente ha fatto suoi i criteri della sostenibilità e dello sviluppo nella tutela.

Entro questa visione d’insieme vanno esaminate le linee dell’evoluzione del territorio rurale: alla tutela dell’ambiente e alla sua valorizzazione va accompagnata in parallelo una tutela e una promozione delle funzioni produttive delle unità aziendali agricole e delle attività collegate all’agricoltura (artigianato, piccola industria, commercio).

Su questa linea si sono mossi ad esempio i progetti Leader e Leader II, che tendono ad una valorizzazione armonica delle componenti produttive rurali, nell’ottica di favorire una crescita delle diverse componenti produttive