CARLO FRANCESCO card. CASELLI

(1740-1828)

 

Gabriele Roschini

 

 

Per approfondimenti vedi lo studio del dott. Carlo Piola Caselli :

http://www.brunacci.it/File/Caselli_1976.pdf

http://www.brunacci.it/File/Caselli_1979.pdf

 

 

Nacque a Gamundio (presso Alessandria) il 20 ottobre 1740, da famiglia aristocratica. Entrò fra i Servi di Maria di Castellazzo e a 15 anni prese l'abito dell'Ordine, facendo il noviziato a Bologna. Percorse brillantemente gli studi filosofici e teologici "nelle più dotte città italiane". Nel 1762, dal Convento di S. Salvario di Torino venne trasferito al Convento della SS. Annunziata di Firenze e poco dopo a quello di Pistoia. Venne ordinato Sacerdote nel settembre del 1763. Fu quindi inviato a Roma, nel "Collegio Gandavense" ove, dopo un triennio di perfezionamento, nel 1766 conseguì il grado di Baccelliere in sacra Teologia, e, dopo tre anni di insegnamento, nel 1769, ottenne il grado di Maestro in sacra Teologia. Subito dopo venne inviato come Professore di Teologia a Montecchio (Reggio Emilia). Insegnò Filosofia e Teologia in diversi Studi dell'Ordine (Parma, Bologna e Torino) con l'incarico di Reggente.

Oratore di grido, salì i pulpiti più rinomati d'Italia (Piacenza, Alessandria, Milano, Parma, Roma ecc.).

Nel 1781, dopo 12 anni di insegnamento, venne nominato Segretario Generale dell'Ordine. Quattro anni dopo, nel 1785, venne eletto Provinciale del Piemonte (o di Genova) e Visitatore Generale della Provincia Lombarda. Nel 1789, dal Generale P. Costa, fu inviato nella Svizzera per trattare coi Deputati dei 12 Cantoni del Governo per poter aprire un Collegio con scuole nel Convento di Mendrisio. Nel Capitolo Generale del 3 giugno 1786, venne eletto Procuratore Generale e nel 1792 Generale dell'Ordine (con dispensa, da parte di Pio VI, dalla proibizione di eleggere Generale un Procuratore Generale, senza un interstizio fra l'uno e l'altro ufficio). Si adoperò con tutte le forze per conservare fra i suoi religiosi, in tempi molto critici, lo spirito religioso. Fece una nuova edizione degli Uffici liturgici dell'Ordine. Pio VI lo nominò Consultore della S. Congregazione dei Riti, e Consultore della Santa Romana Inquisizione, valendosi non di rado dell'opera sua, inviandolo in incognito, per vari incarichi, insieme al suo fido Segretario P. Cerasoli (poi suo successore nel Generalato). Pio VI, per ricompensare i suoi grandi meriti, aveva deciso di promuoverlo alla dignità cardinalizia e glielo aveva anche notificato; ma i tristi eventi glielo impedirono.

Pio VII, al quale erano ben note la scienza e la prudenza del P. Caselli, lo assegnò come Teologo Consultore a Mons. Spina (allora Arcivescovo titolare di Corinto e poi Cardinale) il quale era ben noto a Napoleone Bonaparte, per trattare il famoso Concordato tra la S. Sede e la Francia. Partirono, Spina e Caselli, in abiti civili, per la Francia il 20 ottobre 1800 e giunsero a Parigi il 5 novembre, ove ricevettero un'accoglienza  "festosa" da Napoleone, il quale intendeva ottenere dai due negoziatori, e dal Papa, le più ampie concessioni. Le trattative furono delicate, complicate e, a volte, tragiche. Il più grande ostacolo pel Concordato era Talleyrand, Ministro delle relazioni estere, definito dal P. Caselli come "il più implacabile di tutti gli avversari" (cfr. Card. F. D. Mathieu, Le Concordat de 1801, p, 37): autentico ipocrita, Talleyrand si mostrò sempre favorevole in apparenza ma contrario in realtà! Mons. Spina era un tipo molto timido, "un po' lento, un po' impacciato di fronte ai raggiri, un po' maldestro, legato alle tradizioni, essenzialmente circospetto" (cfr. Leflon, M. Emery, II, 11-44). Chi salvò la situazione, in una così difficile congiuntura, fu il suo Teologo Consultore Caselli. Con ragione perciò Dom Garbarmi O.S.B. ha scritto che "a lui (al P. Caselli) si dovette principalmente (il Concordato) per cui, dopo il giro di altri due lustri, si rialzaron gli altari abbattuti nella tremenda Rivoluzione di quel regno infelice" lw. bibl., p. 17). Allorché le trattative pel Concordato raggiunsero il momento più critico, causato da un rabbioso "ultimatum" da parte di Napoleone, il Card. Consalvi, Segretario di Stato, da Roma si recò in fretta a Parigi e propose all'Imperatore un controprogetto, il quale però venne da lui dato alle fiamme. Dopo lunghi, estenuanti dibattiti (i quali si protrassero fino a 20 ore), finalmente gli incaricati giunsero ad un testo definitivo, con un preambolo e 17 articoli. Il Concordato (che servì poi di modello ad una trentina di altri Concordati stipulati nel corso del sec. XIX) venne firmato dal Card. Consalvi, da Mons. Spina e dal P. Caselli il 15 luglio del 1809. Venne poi ratificato il 15 agosto.

Il 23 febbraio 1801, Pio VII, per ricompensare il P. Caselli, lo creò Cardinale riservato in pectore. All'inizio poi del 1802 lo nominò Arcivescovo titolare di Side (in Panfilia) e il 9 agosto dello stesso anno rese pubblica la sua elevazione alla dignità cardinalizia, assegnandogli il titolo di S. Marcello al Corso. Il Governo Francese, a sua volta, nel 1810, lo nominò Senatore dell'Impero (cosa, sembra, che riuscì poco gradita a Pio VII). Fu nominato anche Commendatore della Legion d'Onore e grande Elemosiniere di Madonna Letizia, madre dell'Imperatore. Napoleone Bonaparte, inoltre, gli offrì anche la Sede Metropolitana di Parigi, ma il Caselli la rifiutò.  Accettò, invece la nomina a Vescovo di Parma avvenuta nel Concistoro del 28 maggio 1804, e resse la Diocesi per 23 anni, Partecipò alla solenne cerimonia dell'incoronazione dell'Imperatore Napoleone da parte di Pio VII svoltasi il 2 dicembre 1804 nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Da questa capitale, con Lettera del 25 gennaio 1805, il Card Caselli annunziava al Capitolo della sua Cattedrale la prossima venuta nella sua Sede episcopale. Annunziava anche che la sua partenza da Parigi, verso la metà di febbraio, avrebbe preceduto di qualche giorno quella del Papa onde avere l'onore di "riceverlo con la dovuta profonda venerazione". "Lo faccio - scrisse - con tanto più di soddisfazione, (in) quanto che nel brevissimo mio passaggio per codesta città, accompagnando la Santità di Nostro Signore ebbi motivo di scorgere il parziale loro attaccamento alla mia persona" (Allodi, v. bibl., p. 452). Il ritardo della partenza del Papa ritardò anche il ritorno a Parma del Cardinale Caselli. Fece il suo solenne ingresso nella sua Cattedrale la mattina dell'1 maggio 1805. In quel giorno stesso giunse in Parma il Sommo Pontefice. Il 26 giugno dello stesso anno (1805) giungeva in Parma l'Imperatore Napoleone, acclamato poco prima anche Re d'Italia. Il 24 maggio 1806 il Cardinale Arcivescovo indiceva la Visita pastorale. Ebbe come Segretario il P. Maestro Aliora, suo nipote e fedele collaboratore.

Degno di particolare rilievo è il ruolo svolto dal Card. Caselli nel celebre Concilio nazionale o imperiale di Parigi del 1811. Poco dopo la ratifica del "Concordato", Pio VII si vide costretto a protestare dinanzi all'aggiunta arbitraria, da parte di Napoleone, dei cosiddetti "articoli organici" i quali ne alteravano notevolmente il contenuto. Non basta. Poco dopo l'incoronazione del 1804 alla quale partecipò il Papa (insieme al Card. Caselli), Napoleone violava il Concordato sottoponendo Pio VII a soprusi ed angherie; giunse fino all'occupazione di Roma mediante il Generale Miollis (2 febbraio 1808). Il 16 maggio 1809 Napoleone proclamò l'annessione degli Stati Pontifici all'Impero d'Occidente. In seguito a ciò, Pio VII, il 10 giugno, lanciava la scomunica contro "gli usurpatori" e i loro cooperatori. Il 6 luglio, il Generale Radet, per ordine di Napoleone, arrestò in Quirinale il Papa insieme al Cardinale Pacca. "Il Papa - disse - mi ha scomunicato. E' un pazzo furioso che bisogna arrestare". Dopo lunghe e spossanti peregrinazioni, relegò il Papa a Savona, e poi a Fontainbleau, ove rimase fino al marzo del 1814. Usò tutti i mezzi per piegare - come diceva - "l'imbecille vegliardo". Ma invano. Pio VII si dimostrò tetragono dinanzi a tutto ciò che attentava alla "dignità della Chiesa e del Vicario di Gesù Cristo". Napoleone, nel luglio fece un nuovo tentativo. Avendo saputo che il Papa si era vivamente lamentato pel fatto di vedersi privato dei suoi consiglieri, pensò di inviargli, come consiglieri, due Cardinali: Spina e Caselli (che avevano concretato con lui il Concordato e perciò li riteneva favorevoli alla sua causa). Ma il Papa, per i motivi (troppo facilmente intuibili) pei quali l'Imperatore aveva fatto quella scelta, riserbò una fredda accoglienza ai due Cardinali. E non omise dì far intendere che per trattare con l'Imperatore, Egli desiderava Cardinali liberamente scelti da lui stesso. Napoleone allora decise di convocare un Concilio nazionale. Per preparare però il terreno, nominò un nuovo Comitato ecclesiastico, e vi incluse anche il Card. Caselli. Le risposte date dalla Commissione alle questioni proposte non soddisfecero l'Imperatore. Fece altri tentativi, ma riuscirono tutti inutili, per cui si rassegnò ad indire il Concilio Nazionale. Questo Concilio venne aperto a Notre-Dame di Parigi il 15 giugno 1811: vi parteciparono 6 Cardinali (tra i quali Caselli), 8 Arcivescovi e 81 Vescovi; un totale di 95 membri, dei quali 42 erano italiani. Presiedeva il Card. Fesch, zio di Napoleone, nel quale costui aveva posto tutte le sue speranze per forzare la mano del Papa. "Il nostro Vescovo (il Card. Caselli) - scrisse Dom Garbarmi - impavido vi si recò (al Concilio)..." (p. 28). Fu infatti il Card. Caselli a proporre che venisse messo a verbale il desiderio e la volontà del Concilio sulla deplorevole situazione in cui si trovava il Sommo Pontefice (ibid., p. 30), in vista della sua liberazione. Il Caselli - dice Dom Garbarmi - dai membri del Concilio venne riguardato "come centro" e da essi veniva consultato "come oracolo... come maestro" ed ai suoi "saggi consigli, frutti di raro senno, di lungo studio, di non volgare accortezza, di pietà soda, si abbandonavano interamente"; lo stesso "Dominatore" (Napoleone), aveva asserito, poco prima, che l'esito del Concilio, buono o cattivo, sarebbe dipeso da lui, da Caselli. Per questo il Caselli "ebbe a soffrire colà (a Parigi) dall'irritato Monarca acerbi rimproveri d'ingratitudine". Pel fermo e saggio atteggiamento tenuto al Concilio, nel suo ritorno a Parma, dai suoi diocesani venne salutato "come colonna fermissima della Chiesa". "Egli - dice Garbarmi - è tornato fra noi onusto di belle palme" (p. 31-32).

Anche Mons. Ranieri Mancini, Vescovo di Fiesole, il quale prese parte al Concilio, dichiarò, sia in privato che in pubblico, ch'egli venerava il Card. Caselli "come fermo sostegno di S. Chiesa" (p. 32).
Napoleone, tremendamente deluso, sì vide costretto a sciogliere il Concilio. Ritornato in Diocesi, il Card. Caselli riprese la sua dinamica attività pastorale.

Il 2 marzo 1814 è rimasto "memorando" nella storia di Parma. "Il nostro Cardinale - riferisce l'Allodi (p. 494) - si presentò alle truppe francesi, e coll'autorità del suo grado, la gentilezza dei modi seppe far tanto che distornò quella violenza, che già facea ritenere irreparabilmente alla nostra città un feroce guerresco delitto". Impedì così il tanto temuto saccheggio della sua Città. Si interpose anche per conservare "contro la universale disposizione dell'Impero, l'integrità di due cari Istituti, l'uno a istruzione di abbandonate zitelle, l'altro a sollievo dei poveri" (Garbarini, p. 27).
Durante i lunghi anni del suo Governo pastorale, il Card, Caselli fu il vero "Padre dei poveri". Egli nascose sempre la sua mano benefica, e solo dopo la sua morte si venne a conoscere "il gran numero di mendichi che alimentava, di nobili decaduti cui provvedeva, di vergognose famiglie che sollevava, con mensuale stipendio" (Garbarini, p. 37). Era caro a tutti, stimatissimo da tutti, piccoli e grandi. L'Augusta Sovrana, alla quale fu sempre carissimo, lo dichiarò suo Consigliere, e lo nominò prima Gran Croce del S. A. I. Ordine Costantiniano di S. Giorgio e poi Gran Priore dello stesso Ordine.

Il 12 gennaio 1814, in seguito ai rovesci e al tramonto della sua stella, Napoleone diede ordine di ricondurre il Papa da Fontainebleau a Savona, e il 10 marzo dello stesso anno diede ordine di ricondurlo a Roma. Il 25 marzo Pio VII passò per Parma, accolto col più acceso entusiasmo dal popolo con a capo il Cardinale Caselli. Passò di nuovo per Parma, proveniente da Torino, la sera del 23 maggio 1815. Il 20 agosto 1823 il S. P. Pio VII volò al premio eterno. Il 6 settembre successivo, il Card. Caselli partì per Roma per prender parte al Conclave in cui venne eletto Sommo Pontefice il Card. Della Genga, col nome di Leone XII.

In occasione del Giubileo del 1825, il Card. Caselli mobilitò tutta la Diocesi ottenendo frutti copiosi per cui ricevette vive felicitazioni dal Sommo Pontefice Leone XII pel suo zelo apostolico.
Morì, fra "l'universale compianto" la mattina del 20 aprile 1828, a 87 anni. Lo pianse, in modo particolare, l'Arciduchessa Maria Luisa d'Austria, Sovrana (fin dal 1816) di quegli Stati. Questa piissima Sovrana "l'ebbe sempre - ha scritto l'Allodi - in sommo onore, e lo amò qual tenero padre. Molte furono le non equivoche dimostrazioni che gli diede l'Augusta Dama, così del suo rispetto, come del suo amore, ma la più insigne fu quella di fregiarlo del titolo di suo intimo Consigliere, e di quello di Senatore Gran Croce del S.A.I.O. Costantiniano di S Giorgio, e di conferire a lui e a tutti i Vescovi suoi successori di Parma la dignità prelatizia di Gran Priore dell'Ordine summenzionato" (Allodi, p. 493).

I funerali furono di una solennità eccezionale. Tessè l'elogio funebre il Canonico Teologo Don Francesco Cristani. La Sovrana dispose che il feretro fosse seguito da venti livree di corte e che gli ufficiali delle sue truppe portassero il velo di lutto per tre giorni. Pontificò in Cattedrale e diede l'assoluzione il Vescovo di Guastalla. I musici di corte eseguirono i canti. La venerata salma fu poi sepolta nella Cappella del SS. Sacramento (da lui ornata a sue spese), e gli venne innalzato un cenotafìo di marmo bianco col suo busto nella Cappella del SS. Crocifisso detta del Duca, ed è "uno dei più sontuosi monumenti della Cattedrale" (Allodi, p. 497).


BIBL.: Agostino Garbarini, O.S.B., Orazione in morte dell'Em.mo Card. Carlo Francesco Caselli O.S.M., Vescovo di Parma, Carmignani, 1828; Gian-Alfonso Oldelli, O.F.M., Orazione ringraziatoria per la promozione alla sacra Porpora dell'Em.mo Card. Caselli..., Lugano, Rossi e C, s. a.; Giovanni M, Allodi, Serie cronologica dei Vescovi di Parma, vol. II (Parma, Fiaccadori, 1856) p. 446-499.