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Pubblicazione: 01-03-1993, STAMPA, TORINO, pag.16
 
Sezione: Spettacoli  
Autore: MALTESE CURZIO  
IL DIARIO Sanremo da serie B meglio voltar pagina
AL grido ingiusto <Di Pietro, Di Pietro> e <venduti, venduti>, vibrato nella notte dei fiori da torme di sorcini delusi per il quinto posto di Renato Zero, si e' chiuso in realta' uno dei festival piu' puliti, <perbene> e modesti della storia di Sanremo. Hanno vinto i migliori, o se volete i meno peggio. Primo Ruggeri, unico autore contemporaneo presente. Secondo Cristiano De Andre', figlio d'arte (il padre traduceva Brassens, lui copia Brel). Terze le stupitissime Casale-Di Michele <dio che emozione> <si pensava a uno scherzo>, ecc. Non male la novita' Laura Pausini che ricorda alla lontana la prima Milva, non ancora invasa (invasata) dai tedeschi. Che bellini, sul palco dei vincitori. Un'oxfordiana compagnia della buona morte. Non c'e' trucco, siori, non c'e' inganno. Questo passava il convento e le giurie hanno scelto al meglio, senza pieta' per i molti dietrologi accreditati. L'inghippo semmai e' avvenuto prima, durante la selezione, oppure nella scelta dei brani per la compilation Sanremo '93. Secondo l'ultima gola profonda, patron Bixio ne ha prenotati dieci, che a trecentomila copie vendute (stima bassa), fanno 6-700 milioni di diritti. Ma son scandali da addetti ai lavori. Per il resto, e' stato un festival senza. Senza scalpori, senza canzoni, senza grandi intrallazzi, senza eleganza ne' scandalo, ne' riso ne' pianto. Senza notizie, personaggi. Quando la lista dei cosiddetti Vip comincia col direttore di Canale 5, Giorgio Gori detto Bollicina, e la di lui consorte Cristina Parodi, vuol dire ch'e' venuto il momento di chiedere il visto d'immigrazione in Australia. L'imponente dibattito filosofico intorno al festival, dopo anni di studio, e' approdato alla seguente convinzione: che Sanremo tutti lo criticano, ma tutti lo guardano. Nietzsche non avrebbe saputo far di meglio. Eppure il piu' scalcinato dei pubblicitari, i veri critici televisivi, sa che il festival non e' piu' un buon investimento. Una volta era l'Evento Televisivo dell'annata. Ora, neanche della settimana. Contano di piu' gli otto milioni d'italiani sintonizzati lunedi' sul processo Armanini che non i sedici della finale canterina. Un tempo Sanremo lo seguivano in mondovisione le Russie e le Americhe, ora Cipro e la Slovacchia. E si potrebbe continuare. Ma nessuno vuole continuare. Tutti intendono <voltar pagina>. Cosi' circola, a giorni alterni come le targhe, la voce dell'avvento di messia Berlusconi. Il quale farebbe Sanremo piu' bello e ricco che pria. E' la nota vicenda di guelfi e ghibellini, coppiani e bartaliani. Il duopolio Rai-Fininvest, questo catafalco da ancien regime che si regge su vecchi equilibri politici e non trova confronti nell'Occidente civile, puo' soltanto continuare cosi' com'e' o perire. Qui funziona che la Rai detiene l'organizzazione perche' e' la sola ad avere i mezzi tecnici adeguati e a Tv Sorrisi e Canzoni tocca l'esclusiva per la stampa. Il sistema consente a tutti di campare magnificamente, da Pippo Baudo che guadagna dieci volte piu' di qualsivoglia omologo francese o tedesco, a Gigi Vesigna guru del berlusconismo a mezzo stampa, fino al cameraman sindacalizzato della troupe inviata da Raitre Regione Sicilia (]) che l'altra sera diceva ai compagni di tavolata: <Mi', simo cchiu' al festivallo che a Zafferana Etnea quando ci fu l'eruzione>. Senza escludere noi che veniamo qui perche' <il giornale ci manda>, sospirando di fronte a tanta volgarita', sapesse signora mia, e finiamo puntualmente per dare pubblicita' ai piu' cialtroni e furbastri, da Nek a D'Agostino. Ma se poi vince il migliore e tutto si risolve in una rassegna canora di serie B, davvero: a che serve? Curzio Maltese