Soma, bevanda asiatica dell’immortalità

Soma, Asiatic brew of immortality

Durante il secondo millennio a.C. le popolazioni degli Ari – gli Ariani, appartenenti alle ondate di migrazioni indeuropee – penetrarono dal nord asiatico l’attuale regione del Pakistan, riversandosi nella valle dell’Indo e nell’India del nord. Gli Ari avevano composto degli inni sacri, i Veda, che divennero la letteratura religiosa di riferimento dell’Induismo.

Nel primo dei quattro Veda, il RgVeda, un folto numero di inni è dedicato al dio Soma e alla bevanda del soma, dalla lettura dei quali appare evidente che questa bevanda rientra nel campo delle pozioni visionarie. Prima dell’ipotesi di Robert Gordon Wasson (1968), gli studiosi della cultura vedica avevano considerato il soma come un inebriante alcolico o una pianta di Ephedra (Mahdihassan, 1963; Stein, 1932), o di Sarcostemma, ecc., ma nessuna di queste si adattava alla descrizione del soma data nel RgVeda.

Alcune caratteristiche del soma riportate nella letteratura religiosa fecero riconoscere a Wasson l’Amanita muscaria. Ad esempio, il soma cresceva in montagna, era rosso, succoso e carnoso, non aveva foglie, radici, semi o fiori. “Il soma accresceva la forza, la saggezza e il potere di veggenza, esaltava l’energia fino all’entusiasmo, fino all’ebbrezza sacra”. Un noto inno del RgVeda cantava:

“Abbiamo bevuto il soma, siamo diventati immortali,
Giunti alla luce, abbiamo trovato gli dei.
Chi può nuocerci oramai, quali pericolo può raggiungerci,
O Soma immortale! (..)
Bevanda che è penetrata nelle nostre anime,
Immortale in noi mortali” (RgVeda VIII, 48).

In alcuni inni Wasson individuò riferimenti all’urina in associazione con il soma, un dato che concorda con l’uso come inebriante dell’urina di un uomo che ha consumato agarico muscario. Il soma era paragonato a una mammella (udhan) coperta di schizzi del proprio latte divino (pavamana), descrizione che ricorda le chiazze bianche distribuite sul cappello rosso dell’agarico muscario.

Per quanto riguarda l’impiego dell’agarico muscario – costume caratteristico anche ma non solo delle popolazioni proto-indoeuropee e indoeuropee – queste lo portarono seco nelle loro invasioni territoriali. In più casi l’allontanamento dal territorio originale comportò l’allontanamento dai luoghi di presenza e di reperimento del fungo. Ciò comportò modifiche liturgiche e mitologiche e adozioni di differenti vegetali psicoattivi reperibili nei nuovi territori, prendendo spunti in diversi casi dalle conoscenze sugli inebrianti delle popolazioni autoctone.

Ecco quindi che il soma, così come l’haoma (il corrispondente inebriante divino degli iraniani, tramandato nell’Avesta, un testo ritenuto più antico dei RgVeda; si veda Antiche droghe iraniane) giungono in seguito a rappresentare differenti specie vegetali dotate di proprietà allucinogene, narcotiche o eccitanti (cannabis, efedra, giusquiamo, ecc.), che Wasson definisce “surrogati minori”; nuove culture e nuove ideologie religiose faranno sempre più dimenticare la fonte del soma originario, sino a trasformarlo completamente in emblema astratto degli stati visionari di rivelazione e di illuminazione.

Secondo B.J. Kuiper (1970), al tempo in cui furono composti gli inni dei RgVeda, nel rituale era già utilizzato un surrogato dell’agarico muscario. Recentemente sono state individuate tracce di un culto del soma-Amanita muscaria nelle biografie leggendarie di alcuni adepti buddisti databili fra il II e il IX secolo d.C. (Hajicek-Dobberstein 1995).

Ott (1998), osservando attentamente tutte le ipotesi alternative di identificazione del soma vedico proposte dopo il lavoro di Wasson, fa notare come la maggior parte di queste siano carenti dal punto di vista metodologico, poiché liquidano superficialmente o addirittura escludono senza discuterlo lo studio critico che aveva portato Wasson ad identificare il soma originario come Amanita muscaria.

Gli Indo-Iraniani che raggiunsero la valle dell’Indo e l’Iran avevano portato con se la conoscenza del soma/haoma e sorge il quesito su quale fosse stata la patria originaria di queste popolazioni e del loro enteogeno. Un’ipotesi accreditata vede la loro origine nelle steppe Ponto-Caspiche (Ucraina e il bacino inferiore del Volga). Klejn (1984) fa notare l’analogia fra le nozioni sciamaniche ariane e ugre. Ad esempio, il nome stesso soma potrebbe derivare dal termine finno-ugro soima, “vassoio, recipiente”, che era ristretto dagli Ugri alla connotazione di “sacro vassoio di legno” (mortaio) ed era pronunciato “soma”. Diversi reperti archeologici di quelle regioni – in particolare fra le culture “delle catacombe” nord-pontiche – sono stati interpretati come mortai e pestelli, sacri oggetti del rito vedico della preparazione del soma. Un altro manufatto caratteristico della “Cultura delle Catacombe” è l’imbuto di creta, che può essere identificato con il pavitra ariano, il filtro del soma che doveva essere riempito di lana durante l’uso.

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