Decreto "Valore Cultura": basta la parola?

Scritto da  Simone82 Mercoledì, 07 Agosto 2013 20:00
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Il Ministro della Cultura Massimo Bray

Il decreto di Massimo Bray sul rilancio dei Beni Culturali

Inversione di tendenza. Boccata d'ossigeno. Restituire la dignità perduta. Queste in sintesi le parole chiave deio giornali di partito e dei commentatori che hanno scritto sul decreto legge recentemente approvato dal Governo Letta e ribattezzato dal Ministro Bray "Valore Cultura". Basta la parola? In realtà, a leggere le agenzie di stampa, bisogna rimanere con le antenne dritte: il testo del decreto non mi risulta sia ancora stato pubblicato (e come sempre capita, chissà nell'iter parlamentare cosa accadrà), e la presentazione lascia qualche perplessità, checché se ne dica. Parlando espressamente del settore dei Beni Culturali più specificatamente archeologici, si può notare che:

  • Pompei avrà una sua Soprintendenza, separata da quella di Napoli cui era collegata
  • Ci sarà un team di specialisti coordinati da un Direttore generale a seguire i lavori di restauro del "Grande Progetto Pompei"
  • Gli introiti del merchandising dei musei ritornano al MiBAC (e non più al Ministero dell'Economia come dal 2008)
  • Un tirocinio di 12 mesi per 500 giovani under 35 laureati in seno di BB.CC. in un programma straordinario in inventariazione e digitalizzazione del patrimonio

Sinceramente parlando, non occupandomi io di fondazioni liriche, cinema, arte contemporanea, etc., la parte espressamente relativa al Beni Culturali di tipo archeologico mi pare estremamente ridotta. Eccezion fatta per un riordino amministrativo che coinvolge Pompei (e chissà se sarà a costo zero), nessun investimento vero nel nostro patrimonio: una voce parla di fondi straordinari per i siti culturali che necessitano di interventi urgenti, ma si parla di appena 2 milioni di euro. E noi archeologi? Per ora rimaniamo a bocca asciutta: non ci sono investimenti nel settore e l'esntusiamo del Presidente del Consiglio sul lavoro ai giovani mi pare tanto una trovata giornalistica: un tirocinio di 12 mesi non è un lavoro, è uno stage formativo che poi potrebbe anche portare al nulla. Siamo per altro ben lungi dal sapere come questi 500 giovani verranno selezionati, con quali modalità, e come questo programma di digitalizzazione verrà portato avanti (il progetto pilota partirà nelle regioni Puglia, Campania, Calabria e Sicilia, con i primi 100 ragazzi: alcune perplessità espresse da Salvo Barrano, presidente ANA, sono decisamente condivisibili): temo che la cosa non sarà a breve, e c'è perfino il rischio che diventi una pataccata di dimensioni colossali, per cui si fa il solito intervento tampone per far vedere che si fa qualcosa, ma poi in concreto nulla.

Perché il governo non dà i soldi ai Musei che possano investire in aziende altamente qualificate, pronte di conseguenza ad assumere giovani per portare a termine questo compito di inventariazione e digitalizzazione? Il corollario è che le aziende di settore rimangono senza sbocchi lavorativi, e il progetto annunciato dal Ministro non avrà un reale seguito, giacché poi, finiti i 12 mesi, i musei torneranno a non avere un euro svizzero per ampliare la propria offerta e proseguire il programma. O si spera di fare tutto in questi 12 mesi, e poi comunque questi 500 giovani che si vanteranno di avere questo tirocinio cosa ci potranno fare?

Per il momento rimaniamo alla finestra: non basta la parola per ridare dignità ad un settore da tutti maltrattato da molti anni. Speriamo che almeno Pompei ne trarrà giovamento, sebbene mi chiedo se non bastasse la Soprintendenza unica per garantire i lavori: era proprio necessaria la "solita" commissione ad hoc?

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