«Addio tabarin, paradiso di voluttà», canzone anni
'20; un refrain di successo che evocava atmosfere
peccaminose, sigarette orientali fumate con lunghi
bocchini di giada; smoking e sparati immacolati, ma anche
passi traballanti di uomini in frack appoggiati di notte
ad un lampione reggendo in una mano un calice e nell'altra
una bottiglia di champagne. Questo era in quegli anni
l'Antico Martini, "il più antico locale notturno
italiano" (con ristorante annesso, in campo San
Fantin, a ridosso del Teatro La Fenice), come ama
ricordare il proprietario Emilio Baldi, 67 anni, veneziano
doc, che subentrato al padre nella gestione, trasformò il
locale nei decenni seguendo la moda richiesta dai vari
tipi di clientela, mantenendo per altro stile e classe.
L'avventura dei Baldi, originari della Toscana, inizia
a Venezia nel 1920 circa. Antonio, un giovane che ama
anche l'avventura, dopo aver combattuto sul fronte del
Grappa, si innamora di Venezia e... di Caterina, che
sposa. Dal matrimonio nascono Emilio e le sue due sorelle.
La famiglia di Antonio Baldi è benestante, proprietaria
di vari terreni, così come quella della moglie, figlia di
Alessandro Paganelli, noto produttore di eccellenti vini
nella zona del Chianti. Così Antonio diventa a Venezia
una sorta di sommelier ante litteram e vende i preziosi
prodotti del suocero.
A questo punto accade che fra i clienti di Antonio ci
sia la famiglia Montico, proprietaria del Caffè Martini a
San Fantin, la cui memoria storica si perde nei primi
decenni del '700. I Montico non pagano il vino e alla fine
la querelle si compone nel 1920 con l'acquisto dello
storico locale da parte di Antonio Baldi che intende
restaurarlo per rivenderlo subito dopo.
"Ma il restauro - ricorda il figlio Emilio - prese
per così dire la mano a mio padre. Vi profuse a quel
tempo 600mila lire. Una cifra pazzesca. Vendette i suoi
terreni per far fronte a questi impegni e alla fine non
riuscì a rivendere l'ormai costosissimo locale,
impreziosito da mobili d'antiquariato, vetri di Murano,
dipinti di Giuseppe Cherubini, ferri battuti di Bellotto,
Insomma fu costretto a tenerselo. Ma credo che se ne fosse
ormai innamorato: era il 1922".
Così iniziò lo stile Baldi.
"Sì, perchè papà si attorniò di chef, maitre,
barman, camerieri altamente professionali (e io credo di
aver sempre tenuto a mente questa lezione). Dopo cena i
clienti passavano dal ristorante alla sala degli
spettacoli per ammirare famosi ballerini, prestigiatori,
comici e quant'altro. In quegli anni era aperto un altro
locale simile, all'interno dell'albergo Luna e poi nel
dopoguerra aprirono l'Antico Pignolo, il Bar da Aldo, Il
Papero".
Quando subentrò a suo padre?
"Nel 1953. Avevo 17 anni. Mio padre fece un
infarto e bisognava continuare l'attività. I clienti
erano sempre di classe e molto esigenti. Mi vedevano però
con simpatia. Sembrava che capissero la situazione.
D'altra parte ero aiutato moltissimo dalla professionalità
del personale. Mi ci vollero comunque tre anni per
apprendere il mestiere e altri cinque per conoscerlo bene.
Per me fu una vera impresa, dato che nel frattempo mi ero
anche iscritto a economia e commercio a Ca' Foscari. Però
non riuscii a laurearmi. D'altra parte lavoravo nel locale
sedici ore al giorno.
Le saranno capitati tanti clienti famosi ed episodi
curiosi da raccontare a suo figlio Antonio che ormai
collabora con lei a tempo pieno.
"Tantissimi attori, scrittori, cantanti, attrici,
principi, qualche regina. Ricordo ad esempio con piacere
il grande Charlie Chaplin che venne a pranzo con tutta la
famiglia. Mario del Monaco che dopo aver dichiarato di non
amare Verdi trovandosi al centro della ovvia successiva
contestazone convocò una conferenza stampa al Martini
alla quale si presentò reggendo un grande cartello con la
scritta "W VERDI". Poi ricordo che Eugenio
Montale e sua moglie erano miei affezionati clienti: lei
portava degli spessi occhiali da vista, io ero secco come
un chiodo; chiese se avessimo visto suo marito che era
giunto prima di lei e si era già seduto; l'accompagnai
dal marito e lei si rivolse a un palo e gli disse: Grazie
signor Baldi".
Lei nel tempo ha trasformato i suoi locali. Come mai?
"Direi che il ristorante è rimasto
sostanzialmente sempre lo stesso. Ciononostante ho
avvertito la necessità di avvicinarmi anche a un altro
tipo di clientela più giovane e allora ho aperto anche il
Vino Vino, collegato al complesso del Martini. Una
iniziativa che ha riscosso e continua a riscuotere un
notevole successo. Per quanto riguarda il dancing,
diventato poi night e ora piano bar con tastierista e
cantante, la trasformazione è stata sempre dettata dalla
volontà di offrire al cliente un servizio alla
moda".
I segreti del successo nel suo mestiere?
"Qualità dei prodotti, del servizio, inventiva e
grande educazione".
Erano famosi gli spettacoli di strip tease che si
svolgevano al Martini.
"È vero, però ritengo che abbiano rovinato il
gusto dello spettacolo sano di una volta. A cena, prima
dell'avvento dello strip, venivano famiglie assieme ai
figli in giovane età che poi si trasferivano nella sala
per ammirare magari un famoso giocoliere. L'attività
principale rimane comunque quella del ristorante".
Qualche piatto famoso?
"La sogliola Martini al forno con salsa mornay e
riso pilaf al curry oppure gli involtini di salmone al
caviale".
Di chef ne ha cambiati molti?
"Una decina, tutti bravissimi. L'ultimo, Claudio
Barbiero, è con me da più di dieci anni".
Il rogo della Fenice le ha provocato danni economici?
"Certamente, tuttavia ci siamo ben presto ripresi
e speriamo che il teatro riapra al più presto visto che
in famiglia siamo tutti appassionati della buona musica.
La mia clientela ha risposto in modo commovente. In breve
non mi ha tradito, anzi".
Qualche hobby?
"Un tempo amavo molto sciare, ma ora preferisco
rivolgermi alla filatelia".