"Immagini per Ascoltare"

"Pictures to listen"


PARTITURE SCORES


Sergio Maltagliati




"Musica intorno alla Gabbia"(1985)
"K.1-626 M."(1991)
"Trasparenze Vibrazione 105"(1993)
"Studio Cromatico"(1994)
"Senza Titolo due"(1996)

PER ASCOLTARE
"Senza Titolo due"






"Musica intorno alla Gabbia"(1985)
"Music around the Cage"






"K.1-626 M."(1991)






"Trasparenze Vibrazione 105"(1993)
per immagini e floppy disk
"Trasparences Vibration 105 "
for images and floppy disk






"Studio Cromatico"(1994)
per immagini in trasparenza e floppy disk
"Chromatic Study"
for trasparent images and floppy disk





"Senza Titolo due"(1996)
per floppy disk con suoni e immagini
"Without Title two"
for floppy disk with sounds and images






Sergio Maltagliati

He was born in Pescia in 1960 where he lives and works.After his studies of music he began to paint, creating a new method of writing music where the score becomes a visual composition.In 1985 he made a work for music, art of mime and zoo-anthropomorphous pictures entitled "Musica intorno alla Gabbia" (Music around the cage) whit 170 performers-actors.Aftewards, the visual and sonorous environment has been rebuilt at the "Spedale degli Innocenti" in Florence.
In 1986 he prepared an art exhibition called "Veder Sentire" (Seeing hearing), and following year at the Public Library of Monsummano he made "Viaggio tra suoni a colori" (Trip between sound and colours).
In 1989 he raised a gigantic collage-score with a size of 96x48 m. involving 240 childrens as painters.
In 1990 at the "Teatro Manzoni" in Pistoia the first night of "K1-626M" for chorus-orchestra-tape and objects had place, transforming Mozart works in words-sounds-noises and colours.
In 1991 in Montevettolini, Maltagliati set up "Pieni e vuoti" (Full and empty spaces) and in Montecatini T. he prepared a new art exihbition at the Academy.
On Jannuary 12th 1993 he involved the spectators in his performance "12 Così" with stones and river branches.Now he uses a personal computer to set up interactive works, open compositions where the listener has a predominant and decisive role.
Nato nel 1960 a Pescia, dove vive e lavora. Dopo studi musicali, si occupa di pittura fino a concepire e teorizzare un metodo di composizione musicale, dove la partitura è un elaborato visuale.Nel 1985 realizza l'opera per musica, mimica e figure zoo-antromorfe "Musica intorno alla gabbia" con 170 esecutori-attori.
L'ambiente visuale e sonoro dell'opera è poi ricostruito presso lo Spedale degli Innocenti di Firenze.
Nel 1986 la mostra "Veder Sentire" e un anno dopo, presso la Bibloteca Comunale a Monsummano realizza "Viaggio tra Suoni a Colori ".
Innalza nel 1989 un gigantesco collage-partitura di 96x48 metri, coinvolgendo come pittori 240 ragazzi.
Nel 1990 al teatro Manzoni di Pistoia la prima di "K 1-626 M" per coro-orchestra-nastro magnetico e oggetti, con le opere di Mozart trasformare in parole, suoni, rumori e colori.
Nel 1991 a Montevettolini l'installazione "Pieni e vuoti" e a Montecatini una personale presso l'Accadamemia.
Il 12 Gennaio 1993 coinvolge il pubblico nella performance "12 Così'", con pietre e rami di fiume.
Attualmente usa il computer, che gli permette lavori interattivi, opere aperte dove l'ascoltatore ha una parte decisionale predominante.







Sergio Maltagliati Affetto dai Suoni


di RenzoCresti


E' la musica che va al musicista come l'alba va verso il suo giorno.
Maltagliati fa un lavoro simile a quello del giardiniere che semina eppoi attende, amorevolmente, il fiore. Lo cura perchè sia il più bello possibile, ma il fiore nascerebbe anche senza di lui.
La musica, come il fiore, sta prima e va oltre l'uomo.
Maltagliati dedica al suo operare tutte le sue energie, i momenti migliori della giornata e le ore notturne, quando tutto intorno si fa silenzio e fra lui e la sua opera si può instaurare una profonda simpatia.
La musica è un evento affettivo che chiama a sè, gratuitamente, collegando la contingenza al futuro, evento che mi accade , che tocca-me e che a me tocca realizzarlo.
Fare musica è, per Maltagliati, essere affetto dai suoni, i quali sono la causa efficente che produce il processo dell'affezione, processo attivo che elabora lo spunto di partenza, come se questa fosse una cellula e il suo sviluppo una sorta di DNA.
Maltagliati è un eccellente artigiano, ma il suo fare artigianale sa mettersi a disposizione degli oggetti, l'opera risulta essere un campo di energie messe in moto dalla forza del gesto.
Occorre consacrarsi all'opera: il fatto essenziale non è quello di compiere un'opera, ma di abitare una certa situazione, sentirsi chiamato. La forma dell'ispirazione è il salto, l'essere gettati dal mormorio dei suoni comuni in luogo sacro, dove suoni isolati vagano e attendono un vaso che li raccolga. L'autore altro non è che colui che ha la capacità di raccogliere. Più esso sarà debole con la volontà e più possibilità avrà di farsi contenitore.
I suoni vagano attorno a Maltagliati, divengono occhi che si fissano su di lui e sui quali lui non può distogliere lo sguardo.I suoni errano fino a quando non si sentono accolti, allora placano, si concedono all'opera.
Maltagliati dimostra una naturale disponibilità all'impermanenza , condizione essenziale per accogliere i suoni.
Maltagliati lavora per sorvegliare la particella di moltitudine che è in lui, per morire nella materia e per non sentirsela più appiccicata addosso; ma come può sapere tutte le infinite ragioni, i perchè del suo essere artista? L'unica soluzione è quella di lasciarsi andare verso la sua natura e verso quella dei suoni, in solitudine, cercando, come in deserto, fra le fessure delle rocce ciò che serve alla sua sopravvivenza e a quella della sua arte. Questo dev'essere il credo del Musicista: scrivere ciò che scrivendo si profila , con partecipazione.
L'opera di Maltagliati aspetta se stessa su una soglia enigmatica, dove sta in sè, chiusa nel proprio testo e, al contempo, è tesa verso un luogo altro. L'arte è un essere-possibile, un essere in viaggio,un viaggio particolare, riflessivo, nel quale più si cammina e più ci si addentra all'interno, un esodo dal noi per ritornarci costantemente, un aspettarsi, un attendere il proprio sè al ritorno dal viaggio.
Se il suono poetico è la dimora del dire originario, Maltagliati lo può portare a sè, non col pensiero, ma col gesto. Qualsiasi metodologia concettuale risulta rovinosa per la vitalità del processo meditativo e per la partecipazione. Il gesto tocca l'essenza senza violarla.
Il gesto di Maltagliati è rituale. E' l'evocazione di un nome. Il nominare avvicina ciò che chiama. Chiamare è avvicinarsi. E' un soffio che muovo il suono dalla quite originaria. E' l'evento rischiarante della grazia. Nel gesto regna il mistero, il mistero della sua forza, di quel suo quid che sostiene e mantiene il suono nel suo essere. Maltagliati fa esperienza di una forza che non è possibile pensare.
Dal gesto precipita la musica di Maltagliati.
L'energia interiore del gesto, che incide lo spazio abitabile , libera la potenza della materia, tematizzando il nesso fra gesto\energia\materia: quando si riesce a con-fondere profondamente questi aspetti si ottiene un vero e proprio stato di grazia , uno stato nel quale il Musicista si avvicina al santo, nell'atteggiamento estatico di contemplare un oggetto che non è visibile e tangibile, o meglio, di lasciarsi penetrare da un'assenza apparente.
Lo stato di grazia, che si dovrebbe percepire all'ascolto della musica, deriva dal fatto che il musicista è affetto da un qualcosa che non riguarda il proprio se razionale, che non concerne il soggetto (come ne La rosa di nessuno di Paul Celan, una rosa che sboccia di fronte a nessuno, non abbisogna di essere guardata per fiorire o di un pensiero che la sostanzi).
La musica è un pensiero sui suoni, che si rivolge ai suoni e considera qual'è il modo migliore per organizzarli, è pensiero organizzato in suoni. Vi è indubbiamente quest'aspetto volitivo e razionale nell'atto del comporre, ma se ci ferma all'aspetto strutturale si corre il rischio di dare troppo importanza al pensiero formante, che diviene così autoritario nei confronti dei suoni, i quali vengono intesi quale mero materiale da architettare.
L'anima di un brano musicale non risiede nella struttura, che potremmo considerare l'elemento culturale, ma nella qualità del suono stesso, ovvero nel rispetto che il Musicista ha nei confronti delle ragioni del suono, della sua natura, della sua vita ed energia.
Nella musica di Maltagliati, un suono va verso l'altro, come l' eco dell'altro dentro di sè.;
La musica accoglie, in una superiore dimensione, i procedimenti tecnici, è un di più rispetto alla struttura, è un'estasi spazio\temporale, è un presente\passato\futuro evocativo. Nella temporalità di tipo onirico si perde la direzionalità, il tempo diventa ricurvo, scavato in sè, è una spirale che entra nel profondo, è movimento ch'è destino e creazione.
Ascoltiamo la musica di Maltagliati, come lui ha ascoltato i suoni vaganti e li ha raccolti, ascoltiamo questi suoni ci condurranno verso il nostro destino.


Renzo Cresti
Musicologo operatore culturale
e docente di storia della musica
presso il Conservatorio "Boccherini"
di Lucca.

SERGIO MALTAGLIATI
E-mail:maltaser@logix2.lognet.it
Partiture su:
  • Floppy Disk
  • Carta
  • Audiocassetta
Sono disponibili contattando l'autore.