GLI SCENARI POLITICI TRIESTINI

 

Il secondo dopoguerra fu caratterizzato in realtà più che altrove dalla contrapposizione delle situazioni determinate dal secondo conflitto mondiale.
Le formazioni politiche nazionali, conobbero nel contesto triestino, colpito nel dopoguerra da una fase discendente della sua economia un percorso del tutto specifico rispetto allo scenario italiano.
Da un lato la destra del MSI, che a Trieste conobbe nel corso degli anni un consenso tra i più alti d'Italia, dovuto soprattutto a quella politica di difesa dell'interesse italiano, in città come quello d' oltre confine.
Proprio le situazioni determinatesi a seguito del Memorandum d'Intesa del '54, prima, e poi del Trattato di Osimo nel 1975, furono tra i principali campi dove l'azione politica della destra italiana trovò fra i suoi maggiori consensi.
In realtà la campagna per la difesa dell'italianità di Triste prima, e per la tutela del territorio e istriano e dalmata poi, furono tra le campagne che più di ogni altra permisero al MSI di trovare legittimazione politica non solo a livello locale ma anche in altri contesti, se è vero che certe posizioni venivano di fatto appoggiate seppur, in chiave meno nazionalistica, da parte della DC.
Proprio quest'ultima si contraddistinse per una politica che seppe almeno all'inizio, farsi paladina delle posizioni italiane e dei suoi interessi in sede internazionale, soprattutto tramite l'operato all'inizio degli anni 50 da parte del governo Pella.
In realtà in seguito il prevalere di ragioni di politica estera fecero sì che quanto sostenuto dai vari capi di governo democristiani, da Scelba a Martino, da Moro, Andreotti e Fanfani, venisse difatti mutato dal corso degli eventi e dalla rinuncia alla zona B lasciata alla Iugoslavia.
Ciò non impedì alla Democrazia cristiana di monopolizzare la scena politica fino alla comparsa dirompente della Lista per Trieste negli anni '70.
Ci fu poi la sinistra che ebbe anch'essa in queste terre una sua storia particolare, trovandosi fin dall'immediato dopoguerra nella situazione di essere divisa al suo interno, fra le posizione anti-fasciste, ma non filo-slave, nella misura in cui questo significava assecondare i progetti annessionistici della Iugoslavia, e quelle del PCI. Quest'ultimo poi conobbe una sua declinazione particolare a Trieste, visto che fino al 1957, i comunisti triestini furono divisi dal PCI.
Da quando cioé nell'agosto del '45 il congresso aveva deciso la costituzione del partito comunista della regione Giulia (Pcrg), al 1947 quando venne costituito il Partito comunista del Territorio libero di Trieste, per sancire solo nel 1957 il ritorno nell'alveo del PCI.
Fin da allora questa si fece portatrice della difesa delle minoranze linguistiche e cercò sempre di farsi interprete dell'esigenza di addivenire ad una convivenza basata sulla parità dei diritti di italiani e sloveni.


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