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Corrado Castellari

 

Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Nacci (13-02-2000)

Ho intervistato l'autore a casa sua in un paesino nella provincia di PV, alla presenza della moglie, signora Norina Piras. Ringrazio il signor D'Auria per avermi fornito indicazioni utili a mettermi in contatto col compositore (nda).

LA MIA BIOGRAFIA
Corrado Castellari negli anni '70 all'epoca del suo esordio come cantautore

Anagrafe. Sono nato a Bologna il 23-09. Famiglia. Il nome di mio padre è Carlo, quello di mia madre Gertrude. Ho un fratello, Camillo, e una sorella, Clara, io sono il minore dei tre. Camillo, professore di lettere a Bologna, ha scritto alcuni testi per le mie musiche, lui ha fatto un bel successo con Coraggio e paura, per Iva Zanicchi, del 1972. Il vero nome di mia moglie è Norina Piras ma è sempre stata chiamata Eliana. Corista per lunghissimo tempo, la mia consorte ha inciso alcuni dischi con il futuro marito all'inizio degli anni Sessanta; il nostro duo si chiamava Eliana e Ciro, prodotto da Gianfranco Intra per la Ri-Fi Record. Nostra figlia, che ha fatto parte del gruppo delle Mele Verdi, si chiama Melody. Gioventù. Ammetto di non avere ricordi particolari ma mia moglie ricorda sempre il periodo del nostro incontro: nel laboratorio di un accordatore, un certo Pasquini, io alla chitarra e Norina al pianoforte, accompagnammo la voce di Andrea Costa. Fu il progetto di un gruppo che poi cadde nel nulla. Corrado Castellari oggi, con la sua inseparabile chitarraCurriculum scolastico. Sono geometra, diplomato all'Istituto Pacinotti di Bologna. Mia moglie, invece, è diplomata in pianoforte. Esordio artistico. Fin da giovane mi dilettavo nell'uso della fisarmonica, strumento dalle tradizioni molto forti, per poi passare alla chitarra. E' il momento in cui inizia l'influenza americana di gente come Elvis Presley e i Platters. Dopo il diploma sono andato a suonare con Dino Sarti, per il quale ho firmato quasi tutte le canzoni. Nello stesso periodo mi sono trasferito a Milano, che era l'epicentro del mondo musicale di allora. Carriera. Il sodalizio fra me e mio fratello Camillo, dove io scrivevo la musica e lui i testi, ci ha portato molto successo. Ho scritto anche molti testi e mi sono proposto come cantautore. Il mio produttore storico è Sandro Colombini, lo stesso di Antonello Venditti, Lucio Dalla e Edoardo Bennato. Tornato dal servizio militare e dopo due anni di night club, ho iniziato a spedire le mie creazioni alle varie case discografiche fino ad arrivare alla Ri-Fi, la quale si dimostrò interessata al mio lavoro, era il 1967. Il primo successo fu Susan dei marinai, cantata da Michele. Sono orgoglioso di aver composto la musica de' Il testamento di Tito, celeberrimo successo di Fabrizio De Andrè. C'è poi La frittata, scritta insieme a Mitzi Amoroso, cantata da Nino Manfredi a San Remo. Ho scritto anche per Mina e per Ornella Vanoni. Presentazione. Eccovi il testo della mia presentazione professionale ed umana che circola sul retro delle mie fotografie promozionali: "Corrado Castellari nasce artisticamente come autore-compositore attorno al 1970 e fino a oggi hanno cantato e cantano le sue canzoni artisti come: Mina - Ornella Vanoni - Corrado nel suo studio, ricordando le mitiche sigle dei cartoniLoredana Bertè - Iva Zanicchi - Milva - I Nomadi - Fabrizio De Andrè - Raffaella Carrà - Fausto Papetti - Bruno Lauzi - Stefania Rotolo - Johnny Dorelli - Patty Pravo - Dino Sarti - Carmen Russo - Toto Cutugno - Franco Califano - Amanda Lear - Christian - Albano - Cristiano Malgioglio - Gigi & Andrea - Pippo Franco - Orietta Berti - Tiziana Rivale - Angela Luce - Rosanna Fratello - Dora Moroni - Lara Saint Paul - Rita Pavone - Luciana Turina - Pamela Prati - Giovanna - Nino Manfredi... etc... Ha scritto molte canzoni per il repertorio infantile vincendo alcune manifestazioni dello "Zecchino D'Oro". Ha scritto sigle di cartoni animati (Sandybelle - Ranatan - La principessa Sapphire...). Ha scritto le musiche per una commedia musicale Rock pubblicata su disco Philips dal titolo: Labyrintus. Autore di musiche per pubblicità radiofonica e televisiva. Dal 1988 si dedica anche alla produzione del cosiddetto repertorio melodico italiano ("Liscio") scrivendo per i maggiori esponenti di questo genere (Franco Bagutti - Franco Bastelli - Annalisa Simeoni - Titti Bianchi - Ruggero - Patrizia - Tony Daloja - Enrico Musiani... etc...). Corrado Castellari viene da Bologna, che non è provincia ma nemmeno metropoli. Ha due ritmi di vita nel sangue, dunque, la malizia un po' nevrotica di chi abita nelle grandi città e la lucida tranquillità di chi è un po' defilato rispetto ai "posti che contano", le sue canzoni ne risentono e forse proprio per questo sono diverse, capaci di raccontare tante cose e di sfuggire in fondo ad ogni catalogazione. Corrado ha un suo modo, una sua filosofia, con piccole grandi emozioni da trasmettere e la voglia, quella soprattutto, di parlare e farsi capire dalla gente comune".

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE
La cartolina promozionale di Corrado Castellari

Cosa pensa della sua carriera?

Sono soddisfatto. Mi dispiace aver fatto soltanto tre Lp come cantautore perché, pensando ai miei colleghi di gioventù, ho visto il successo di molti bluff, secondo me ci sono molti più parlatori che artisti, anche tirando fuori nomi grossi. Vorrei che tu mettessi ciò che ho detto. Purtroppo nel mondo musicale bisogna farsi strada spesso a gomitate e, probabilmente, mi è mancata la giusta grinta. Vedo un sacco di gente, ad esempio, che ruba pezzi di musica altrui e mi chiedo se quelli siano artisti.

Mi parla delle sigle da lei realizzate?

Erano carine, fatte bene e prodotte da maestri che oggi sono dei numeri uno, come Vince Tempera o Maurizio Bassi. Tutta gente che è ancora sulla cresta dell’onda. Bassi fa gli arrangiamenti per Ramazzotti, per esempio. Per quelle sigle ci voleva una cura particolare, non si potevano fare così per fare.

Le fa piacere che i bambini di allora, adulti di oggi, si ricordino le sue sigle?

Mi fa molto piacere perché certe canzoni hanno segnato molti di questi bambini. Alcuni miei coetanei, addirittura, ricordano La banda dei ranocchi o La principessa Sapphire. Ovviamente anche gli amici di mia figlia hanno bene in mente quei pezzi.

Secondo lei le sigle delle Mele Verdi erano fatte in modo più economico, a livello strumentale, rispetto a quelle della RAI?

Dipendeva dallo studio. E poi i mezzi non erano enormi. Si incideva sempre: di giorno e di notte. Fino a quando, da un giorno all’altro, al mondo discografico sono stati tagliati i viveri. Alla RAI sicuramente Tempera era avvantaggiato dalla sua capacità al pianoforte e dai bravi strumentisti suoi collaboratori, come Ares Tavolazzi e Ellade Bandini. I loro erano bei dischi con bei suoni.

Si ricorda qualcosa di Albertelli?

Con lui non ho fatto grandi cose però ricordo che era un tipo molto duro sul lavoro, come Enrico Riccardi. Una persona decisa, insomma, ma molto simpatico.

Cosa pensa delle sigle della Mediaset, le uniche, in pratica, che sentiamo oggi in televisione?

Non seguo molto quel settore, oggi. Non so cosa pensare, onestamente. Ufo robot, certamente, era un’altra cosa. Noi davamo quella grinta, nei pezzi, che ai bambini mancava. Mia moglie, per questo, talvolta partecipava ai cori delle Mele Verdi. Si è voluto togliere quella grinta che c’era allora, oggi ci sono pezzi insulsi. Il bambino non è più stimolato dalla melodia, è stata un’involuzione tragica. Le sigle degli anni passati piacevano anche agli adulti; penso, ad esempio, a Lady Oscar.

Cosa pensa del cambiamento del mondo musicale?

Ci sarebbero tremila cose da dire. Come autore ammetto di non riuscire più ad entrare nei grossi giri. Se volessi, per esempio, dare un mio pezzo a Ramazzotti non ci arriverei mai. Ci sono i filtri dei filtri a interrompere la cosa: una volta era diverso, si poteva parlare direttamente con l’artista. I sistemi erano più semplici, oggi è marketing.

Le chiedo qualche dettaglio sulle sigle. Come si divideva il lavoro per le sigle delle Mele Verdi fra lei, Silvano D’Auria e Mitzi Amoroso?

Ci incaricavano di fare le sigle su quei personaggi. Andavamo in alcuni uffici a vedere i filmati originali, a Milano. Si stabiliva come fare il pezzo e poi io curavo la musica, Mitzi i testi e Silvano D’Auria faceva un po’ il supervisore del lavoro. Ricordo che vennero fatte anche delle gare, fra noi e altri, per stabilire quale fosse il pezzo adatto. Pensa che ne' La banda dei ranocchi chi faceva il verso della rana ero io! Quella canzone era bellissima. Piaceva anche a D’Auria il quale, tra l’altro, ha sempre molto apprezzato ciò che facevo, non mi ha mai contestato niente.

Il gruppo era affiatato, insomma.

Certo. Mitzi, poi, scriveva dei testi che non erano stupidi.

Cosa faceva Mitzi Amoroso a livello artistico?

Scriveva i testi, come detto. Nascevano quasi sempre prima le sue parole, che erano molto belle e stimolavano la mia vena creativa.

Se un autore può scrivere un testo in assoluta libertà, in definitiva crea un lavoro migliore?

Esatto, è proprio così. Io mi trovavo bene con Mitzi e le canzoni delle Mele Verdi venivano fatte con la filosofia che hai detto tu.

Qual è il nome per esteso di Mitzi Amoroso?

Maria Letizia Amoroso.

Quando ha conosciuto Silvano D’Auria e Mitzi Amoroso?

Non ricordo. Penso d’aver conosciuto prima D’Auria. Vedevamo un sacco di gente all’epoca.

E’ sparita secondo lei la figura del talent scout nelle case discografiche?

Sì. Probabilmente alle case discografiche manca il direttore artistico interno. D’altra parte non ha neanche molto senso perché ogni cantante ha il suo produttore.

Qual’era, se c’era, il limite nel far cantare dei bambini?

I bambini sono un po’ melensi. C’era da fare un gran lavoro di taglia e cuci in sala di registrazione. Prima, cioè, si doveva far imparare loro la prima voce, per i cori, poi la seconda e così via fino al prodotto finale. Mia figlia ha sempre avuto una certa musicalità nella voce e non ebbe grosse difficoltà. Il lavoro era impegnativo ma divertente. Credo, ad esempio, che in molti ricordino La banda dei ranocchi per quel coro particolare.

Per quanto riguarda, ancora, le Mele Verdi: lei e D'Auria collaboravate già con loro ai tempi in cui il coro partecipò alla canzone dei Barbapapà e a quella di Woobinda?

No, noi siamo partiti con le Mele Verdi con la realizzazione de' La banda dei ranocchi.

Una domanda su La principessa Sapphire. Come mai questo nome, visto che nel cartone animato la protagonista veniva chiamata Zaffiro e la pronuncia inglese era [‘sæfai?*]?

Non so, non mi ricordo. Non credo di aver neppure mai saputo che si dicesse [‘sæfai?*]. In questo pezzo venne prima il testo, di Albertelli, forse ne fece due versioni, una non andava bene.

Nella canzone perché si è firmato con lo pseudonimo Bibap?

Forse non volevo farmi riconoscere come autore di sigle per bambini. Credo di aver fatto male, sarebbe stato meglio firmarmi come Castellari. Ho cambiato spesso pseudonimo. Stessa cosa per Lulac, Baracuda, Nico. Sai, bi-bap, lu-lac, sono tempi musicali.

Chi erano I Cavalieri di Silverland, interpreti della sigla di Zaffiro?

Erano Silvio Pozzoli e Marco Ferradini.

Si ricorda come nacque il pezzo?

Mi sembra che in sala ci fosse Tempera, forse no, probabilmente l’arrangiamento l’ho fatto io. Anzi, eravamo io e Albertelli che facemmo l’arrangiamento, molto semplice tra l’altro. Sono canzoni carine, in fondo, le ricordo davvero molto volentieri, con molta freschezza.

Il bambino che si sente sempre nelle canzoni delle Mele Verdi è ogni volta Paolo Peroni?

Sì, è vero! Ora ricordo bene. Era Paolo, bravissimo! Era molto vivace e vispo in sala di registrazione. Era un po’ il personaggio del gruppo.

A parte il gracidio de' La banda dei ranocchi, era sempre lei a interpretare la voce maschile delle canzoni delle Mele Verdi?

Sempre io. Anche in Ippotommaso, Belfy e Lillibit, eccetera, per questo le canzoni erano così scattanti, c’era un adulto, erano tutte cose molto ritmiche.

Dove registravate i pezzi?

Quasi tutte allo studio Capolinea di Milano.

Che strumenti usavate?

I classici: tastiera, pianoforte, chitarra, basso e batteria. Non ricordo la marca, sinceramente. Per gli archi la Solinas, la prima tastiera che ha sostituito gli archi. Sono comunque domande che dovresti fare a un tecnico, un Tempera, per esempio. Erano comunque pezzi che non necessitavano di grosse idee per i controcanti. Si cercava di far sentire le voci, soprattutto. Ogni tanto ho suonato la chitarra ma non so in quali canzoni. Partecipavano ai pezzi Farina, alla chitarra, Gigi Castellotto, al basso, musicisti bravissimi. Probabilmente c’era anche Ares Tavolazzi.

Sa quanto hanno venduto quei 45 giri?

Dovrei andare a controllare ma sicuramente erano ottime vendite. Oltre le centomila copie, comunque.

Belfy e Lillibit e Gli gnomi delle montagne: qualche ricordo particolare?

Poco…quasi nulla.

E nella canzone fatta per Flash Gordon, cantata da Donno?

La fece la PFM. Era probabilmente il bassista ma non ricordo il nome. Era uno straniero, forse.

Non crede che il testo di questo brano fosse abbastanza audace per essere un testo per bambini? Un verso della canzone diceva addirittura: ”e la tua donna notte calda ti dà”.

Ma sì, Mitzi non era infantile nel fare le cose. Quel pezzo non l’ha contestato nessuno, infatti. E poi c’era la PFM a cui, certo, non potevi far cantare una stupidaggine. Era una canzone da adulti.

Sul retro di quel 45 giri c’era Far Away di Ian Patrick. Era roba vostra?

No, probabilmente era una canzone fatta proprio dalla PFM. Patrick era, probabilmente, il cantante del lato A.

Può dirci qualcosa de' Lo scoiattolo Banner?

Niente. Forse riascoltando la canzone…

In Angie gli interpreti erano Kelly & Kelly ma Silvano D’Auria ci ha svelato che era un solo cantante: un solo Kelly. Si ricorda come si chiamava?

Era un ragazzo piuttosto giovane, un cantante ma non riesco a ricordare il nome. D’Auria lo contattò.

Si ricorda de' La canzone di Rin Tin Tin?

L’ho fatta io? Non mi ricordo. Forse l’ho arrangiata (in realtà è un pezzo di Luigi Piergiovanni, nda).

Spazio 12?

Quella l’ho fatta per l’Ambrogino d’Oro.

Si ricorda Sabato al supermercato?

Vagamente.

Pat la ragazza del baseball.

Sì, è vero! Questo pezzo lo fecero a Roma e io lo arrangiai.

Sandybelle, fatta per la RAI?

Non ricordo, fu, però, una bella cosa. La cantò Stefania, una delle più grandi del coro delle Mele Verdi.

Come mai fu arrangiata da Maurizio Bassi e non da lei?

Probabilmente la canzone era destinata alla Fonit Cetra. Bassi è quello che ha fatto Tarzan boy, grossissimo successo di Baltimora.

Cos’era Fichi e fantasia?

Era uno spettacolo teatrale imperniato sulle canzoni. Sullo sfondo c’era la storia. Veniva eseguito nei teatri della zona di Milano. I testi erano di Mitzi Amoroso, la musica era mia mentre la scenografia apparteneva a mia moglie, che si occupava un po’ di tutto: costumi, paesaggi, poi c’era qualcosa di già fatto. C’erano grandi pannelli per Ippotommaso, per Banner, per Belfy e Lillibit, per Demetan.

Nel 1984 le Mele Verdi hanno fatto Mademoiselle Anne. Gli autori erano Massimo Spinosa e Silvio Pozzoli. Lei ha partecipato, magari come arrangiatore?

Mi sembra proprio di no.

L’ultima sigla delle Mele Verdi è Ikkyusan, il piccolo bonzo, autori Coccia e Rispoli. Sa chi sono?

No. Era ormai finito il momento delle sigle. Mi sembra che anch’io provai a fare la sigla per quel cartone animato ma scelsero quella che tu hai indicato. I circuiti di procacciamento delle sigle erano diventati altri.

Se dovesse indicare la sua sigla preferita fra tutte quelle di cui abbiamo parlato quale direbbe?

La banda dei ranocchi. Anche Sandybelle a dire il vero, ma quella per Ranatan era troppo bella. C’erano delle melodie che oggi, mah, non sanno probabilmente cosa siano. Col computer la testa degli autori è atrofizzata. Si è sacrificata la creatività. Si tende a fare delle frasettine di tre o quattro misure ripetute per tutto il pezzo.

Con l’RCA lei era sotto contratto o indipendente?

Indipendente.

Lei ha fatto qualche altra sigla di cui io non sono a conoscenza?

Tex Willer. Era una cartone fisso, più un fumetto che un cartone animato. L’autore del testo era Pizzamiglio, con cui ancora oggi collaboro. Lavora all’IBM.

Come mai i compositori hanno più difficoltà a restare sulla breccia rispetto ai musicisti?

Sono spariti anche i musicisti, è quello il problema. Io riesco a lavorare ancora molto, ma diversi miei coetanei non si sentono più. Sono pochi anche i nuovi artisti, benché io, ad esempio, apprezzi il rock moderno. Non parliamo poi dei concorsi, nei quali fanno vivere solo quei due o tre che interessano agli organizzatori; non faccio nomi.

Ci sono degli inediti che poi non sono andati in onda?

Ce n’era uno, per un cartone animato…non so quale fosse (era Angie, nda).

Conosce qualche altro autore o interprete di quelle sigle?

Conosco Bruno D’Andrea, il cantante di Na-no na-no, ma gli altri no. Poi, ecco, conosco Bruno Lauzi.

Si ricorda di una festa delle sigle fatta a Pavia al quale dovrebbero aver preso parte anche le Mele Verdi?

Onestamente no.

Lei è soddisfatto, insomma, della sua carriera.

Beh, vinsi un premio come "Autore dell’anno" di canzoni, nel 1975, per aver scritto per gente come Albano, Ornella Vanoni e Iva Zanicchi. Ho solo il rimpianto di non aver fatto molto come cantautore. Oggi mi occupo di musica da ballo, tentando di non scrivere canzoni banali.

Sbaglio o spesso lei, quando ha fatto un pezzo, se lo scorda?

Sempre, inevitabilmente. A volte mi sembra addirittura strano aver fatto una canzone, ad esempio. Bisogna guardare avanti.

Quali sono la sua migliore qualità e il suo peggior difetto?

Mi apprezzano perché so ascoltare, sono un buon ascoltatore. Il difetto è che sono smemorato, disattento per problemi legati alla casa.

Un'immagine di un sognante Corrado Castellari negli anni '70
 

Nota dell'autore: Corrado Castellari va sicuramente ricordato anche per la splendida Cocktail d'amore, canzone realizzata con Mancini e Malgioglio per la compianta Stefania Rotolo nel 1979 e sigla di coda di Tilt, che ammetto essere una delle mie sigle televisive preferite.

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