PAULARO

La necropoli di Misincinis

I ritrovamenti di Misincinis, una frazione del comune di Paularo, situata su di un pendio ben esposto a sud nella conca d'Incaroio, lungo la via che conduce al passo di Lanza, da cui si può giungere sia nella valle del Fella che in quella del Gail, rappresentano pagine di grandissimo interesse per la comprensione ed interpretazione della protostoria dell'intero Friuli ed in particolare per quel periodo, assai oscuro e lacunoso, che precede la fondazione di Aquileia.

I primi materiali affiorarono per caso in seguito a lavori che i coniugi Clama eseguirono intorno alla loro casa.

I successivi tre interventi della Soprintendenza Archeologica e per i B.A.A.A.S. del Friuli-Venezia Giulia misero in luce una necropoli con sepolture ad incinerazione, come d'uso nell'età del ferro nel "Caput Adriae", cioè con ossa combuste deposte in urne di ceramica ma anche in semplici buche scavate nel terreno, contenenti corredi funebri costituiti per lo più da oggetti di ornamento.

Lo scavo

La scoperta della necropoli preromana di Misincinis e la sua esplorazione archeologica sistematica (tra la fine del 1995 e il 1997), hanno quindi offerto per la prima volta l'opportunità di far luce sulla cultura materiale, gli usi e rituali funerari, delle popolazioni preromane della Carnia.

Scavo a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici, Artistici e Storici del Friuli-Venezia Giulia
Direttore della ricerca: Serena Vitri
Operatori archeologici: Susi Corazza, Tullia Spanghero, Flaviana Oriolo, Margherita Catucci, Anna Crismani per Archeometra S.r.L.
Consulenza geologica: Luca Rinaldi
Collaboratori volontari: Rosanna e Manlio Perissutti, Walter Spitz, Rosalba Cariglia, Ottavio Moro, Giuliano Doriguzzi, Rino de Crignis, Ennio Ferrigo per la Società Friulana di Archeologia, sezione carnica
Proprietari dei terreni: Alido Clama e Patrizia Nascimbeni
Collaborazioni: Comune di Paularo
Restauri sul campo: Maria Grazia Martin
Restauri in laboratorio, condotti con la sponsorizzazione del Lions Club di Tolmezzo: Maria Grazia Martin con la consulenza dei tecnici del Laboratorio di restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana
Analisi archeobotaniche: Mauro Rottoli (Museo Civico di Como)
Analisi antropologiche: Francesco Mallegni, Guglielmo Brogi, Riccardo Dei (Università degli Studi di Pisa)

Le sepolture

L'area di scavo aperta è stata di 50 mq, di cui solo 27 mq interessati da sepolture, articolata su tre terrazzi ricavati su un pendio digradante verso sud-ovest.

Le tombe, disposte in una rete fittissima, sono per lo più raggruppate in nuclei e spesso deposte su livelli sovrapposti: ne sono state individuate finora 105, che si possono collocare lungo un arco cronologico che va dal VII al IV secolo a.C.

Sostanzialmente le tombe possono essere suddivise in due gruppi riferibili a due diversi periodi, in cui si può osservare una certa differenza di stile e di cerimoniale. Anche gli oggetti di corredo si diversificano avvicinandosi a modelli diversi.

Stili e cerimoniali

Nel caso delle tombe più antiche sinora individuate (VII-inizi VI sec. a. C.) l'ampia area di riferimento comprende Este nel Veneto euganeo, Hallstatt nel salisburghese, e la Slovenia occidentale.

Il gruppo successivo (avanzato VI- IV sec. a. C. ), il più numeroso, è per lo più composto da materiali la cui diffusione è attestata soprattutto in area alpina e prealpina tra il Trentino-Alto Adige, l'Austria e la Slovenia.

Materiali raccolti in uno strato superficiale, forse derivanti da tombe distrutte più recenti, e databili dal III al I sec. a. C. sono invece inquadrabili in ambito La Tène e sembrano testimoniare contatti con ambienti celtici del medio Danubio e della Carinzia. Dato il mancato ritrovamento di sepolture di questo periodo, risulta però ancora difficile determinare con esattezza le modalità e la cronologia del presumibile insediamento in Carnia di gruppi di Celti transalpini.

Lo scavo non ha ancora messo in luce l'effettiva intera superficie dell'area cimiteriale; sono state inoltre lasciate in situ alcune tombe già individuate, al di sotto delle quali se ne può ipotizzare la presenza di altre, dato che le sepolture sono parzialmente o talvolta completamente sovrapposte le une alle altre.

Dopo lo scavo: la mostra

In una necropoli ad incinerazione protostorica come quella di Misincinis, data la deperibilità di molti dei materiali impiegati o deposti (legno, cuoio, tessuti) e la complessità della stratigrafia, il momento più importante del lavoro di ricerca è - più che in altri contesti archeologici - la lettura di tutte le tracce, oggetti, resti organici che il terreno restituisce. Una mostra inaugurata, nel 1998, ha illustrato alcune delle tappe del percorso seguito - e non ancora concluso - dall'archeologo e da altri specialisti "dopo lo scavo", nel recuperare interpretare tali resti. All'indagine archeologica "microstratigrafica" in cui i dettagliatissimi rilievi di scavo in pianta ed in sezione con riproduzione in scala di strutture e oggetti hanno un ruolo determinante, segue l'interpretazione dei dati e la ricostruzione delle varie azioni che hanno determinato la formazione di un certo strato o di una certa traccia. Ulteriori importanti dati provengono dalle analisi antropologiche delle ossa combuste, dallo studio "archeobotanico" dei resti vegetali carbonizzati, dal restauro e dallo studio tipologico degli oggetti.

Leggere i segni delle culture

Nel caso di Misincinis si sta tentando di ricostruire - utilizzando per confronto anche le testimonianze scritte di altre popolazioni allo stesso livello culturale - le operazioni svolte dagli antichi intorno alle sepolture dei loro morti, di definire cioè il complesso cerimoniale praticato nel momento della separazione da un membro della comunità. Lo spazio e le modalità di deposizione, la consistenza e qualità del corredo sono indicazioni per individuare lo status o il ruolo del defunto e il suo rapporto con il gruppo sociale in cui è inserito. Attraverso la lettura e la decodificazione dei "sistemi dei segni" che la necropoli ci offre, si può proporre la ricostruzione dell'organizzazione sociale di una comunità protostorica.

Mostra promossa da:
Pro Val d'Incarojo con il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione, Comune di Paularo, A.P.T. della Carnia, SocietÀ Friulana di Archeologia sezione Carnica in collaborazione con Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici, Artistici e Storici del Friuli-Venezia Giulia
Coordinamento: Serena Vitri
Progetto grafico, digitalizzazione immagini, realizzazione e allestimento: Domenico Montesano
Testi: Susi Corazza, Maria Grazia Martin, Serena Vitri
Elaborazioni e ideazione immagini: Susi Corazza, Domenico Montesano
Rielaborazione disegni da campo: Martina Bragagnini
Ricostruzioni grafiche: Giuliano Righi
Disegni dei materiali: Giuliano Righi
Fotografie: Giuliano Doriguzzi per la Società Friulana di Archeologia sezione Carnica, Archeometra S.r.L.
Collaborazione: Rosanna Perissutti
I panelli della mostra, conservati dal Comune di Paularo, sono ripresentati periodicamente in iniziative didattiche presso diverse sedi. Una copia informatizzata è conservata nell'archivio della Biblioteca Didattica dell'Archeotopo.

Studi e restauri dei materiali

Una fase di grande importanza "dopo lo scavo" è anche quella del restauro: le operazioni condotte sono infatti funzionali alla conservazione ma anche ad una approfondita conoscenza degli oggetti che accompagnavano il morto nella tomba: le operazioni che vengono condotte sui reperti ceramici e metallici di Misincinis prendono infatti in considerazione lo stato di conservazione ma anche la forma originaria degli oggetti, il modo in cui sono stati fabbricati e successivamente usati.

Il successivo studio tipologico degli oggetti e dei corredi, permette di definire, mediante il confronto con serie note, la cronologia e, mediante l'esame della diffusione degli oggetti, le aree di produzione e le relazioni tra le diverse comunità e i diversi gruppi culturali.

Alcuni degli oggetti rinvenuti nelle prime indagini sono stati presentati già in diverse manifestazioni a Udine, Trento, Innsbruck, Villaco.

Nella mostra del 1998 sono stati proposti, attraverso ricostruzioni grafiche e fotografie i principali risultati dell'analisi di un gruppo completo di tombe, forse corrispondenti ad un nucleo famigliare, e sono stati illustrati i due più importanti corredi funebri sinora scavati, il cui restauro, già presentato in occasione della XIII settimana dei Beni Culturali a Udine, è stato effettuato grazie ad una sponsorizzazione del Lions Club di Tolmezzo.

Tuttavia, data la grande mole di dati e l'alto numero di oggetti raccolti (circa 400) le attività di rielaborazione dei dati degli scavi del 1995-1997 sono appena agli inizi.