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I Bonaparte e Roma
di Maria Elisa Tittoni(*)

 

 

«Roma, la città che Napoleone aveva vagheggiato come coronamento del suo sogno imperiale considerandola seconda solo a Parigi e che, peraltro, mai riuscì a vedere, rappresentò, invece, per molti membri della famiglia Bonaparte il luogo dove si consumò il tempo dell’ombra e della diaspora, definitivamente chiuso, con la sconfitta di Waterloo, il tempo della gloria e dei fasti imperiali. Tuttavia, il rapporto dei Bonaparte con Roma ha inizio agli albori dell’epopea napoleonica, quando, a seguito della vittoriosa Campagna d'Italia condotta dal giovane generale Bonaparte, lo Stato Pontificio è costretto a piegarsi alla pace di Tolentino, a riconoscere la Repubblica Francese ed accettare quale ambasciatore Giuseppe, fratello maggiore di Napoleone.

Giuseppe Bonaparte
Questi, giunto a Roma il 31 agosto del 1797 con la moglie Giulia Clary, dopo un breve soggiorno nella locanda di Monsieur Pio alla salita di San Sebastianello, scelse come sua residenza Palazzo Corsini alla Lungara, dalla elegante facciata settecentesca di Ferdinando Fuga, dove si trasferì il 20 settembre, occupandone il primo e secondo piano. Ben presto il palazzo divenne un centro di propaganda rivoluzionaria, dove in sicurezza potevano incontrarsi i giacobini romani, anche se Giuseppe cercava di non compromettersi apertamente nei piani per rovesciare il governo Pontificio. Nel breve periodo dell'ambasceria di Giuseppe, Palazzo Corsini fu teatro di alcuni significativi episodi quali, ad esempio, l'omaggio reso alla moglie Giulia dalle dame della nobiltà romana guidate da Costanza Braschi Falconieri, moglie di Luigi Braschi nipote di Pio VI, in occasione della presentazione delle credenziali al Papa il 28 settembre 1797 o quello, più gravido di conseguenze, del tumulto dei giacobini romani il 28 di dicembre.
In quel drammatico frangente rimase ucciso il generale Duphot, che proprio a Palazzo Corsini, il giorno seguente, avrebbe dovuto celebrare le sue nozze con Desirée Clary cognata di Giuseppe. Le truppe pontificie per disperdere i rivoltosi guidati dallo scultore Giuseppe Ceracchi, acceso giacobino, violarono la extraterritorialità di via della Lungara: l'intervento di Giuseppe Bonaparte e di Duphot costrinse i pontifici a ritirarsi oltre Porta Settimiana ma un colpo di moschetto colpi a bruciapelo Duphot, uccidendolo.
La sera stessa Giuseppe scrisse una nota di protesta al Cardinale Doria, Segretario di Stato, chiedendo una sua immediata visita a Palazzo Corsini, ma il Cardinale rifiutò; allora Giuseppe, ritenendo offesa la dignità della Francia, stabilì di abbandonare immediatamente Roma, favorendo in tal modo la decisione del Direttorio di occupare la città. Le truppe francesi arriveranno il 10 febbraio 1798 e il 15 verrà proclamata la Repubblica Romana. Con l'elezione di Pio VII nel 1800 e la presa di potere di Napoleone con il colpo di Stato del 18 brumaio, di nuovo membri della famiglia Bonaparte riprendono, per diversi motivi, la strada di Roma accolti con favore e dalla corte pontificia e dalla nobiltà romana.

Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte
Il primo a giungere fu, nel 1802, il Generale Murat, marito di Carolina Bonaparte, in viaggio verso Napoli. Egli soggiornò a Palazzo Sciarra al Corso per breve tempo, godendo di una larga ospitalità da parte del Cardinale Consalvi, dei Torlonia e dei Borghese che in suo onore organizzarono uno splendido convito nella loro villa suburbana, nella sala detta del Lanfranco, adorna dei capolavori della statuaria classica, ora al Louvre.

Cardinale Fesch
Un anno dopo, il 2 luglio 1803, giunse il Cardinale Fesch, fratello di Letizia madre di Napoleone, in qualità di ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, con il compito di aprire la strada presso il Pontefice alle mire regali di Napoleone. All'epoca l'ambasciata francese era a Palazzo Lancellotti ai Coronari, spostata nel 1805 dal Fesch a Palazzo Niccolini (poi Ferraioli) a Piazza Colonna. Tornato a Roma, al crollo della potenza napoleonica, perduta ogni possibilità di ruolo politico, il Cardinale Fesch si ritirò ad abitare nel Palazzo Falconieri a Via Giulia dedicandosi alla sua celebre ed immensa raccolta di opere d'arte andata quasi completamente dispersa alla sua morte.

Luciano Bonaparte
Il 23 aprile 1804 arrivò a Roma Luciano, fratello di Napoleone e grande artefice del colpo di Stato del 18 brumaio. Egli aveva lasciato Parigi per il grave dissidio venutosi a creare con il Primo Console sia per motivi politici, dovuti alle sue convinzioni repubblicane in opposizione alle ambizioni dittatoriali del fratello, sia a causa della ostilità di Napoleone nei confronti del suo secondo matrimonio con Alexandrine de Bleschamp.
In un primo tempo la coppia andò ad abitare a Palazzo Lancellotti, ospite dello zio Cardinale Fesch. Successivamente, grazie alla cospicua somma di denaro ricavata dalla vendita alla madre Letizia del suo elegante palazzo parigino, l'Hotel de Brienne, Luciano poté acquistare il seicentesco Palazzo Nuñez, ora Torlonia, a via Condotti. Entrato in possesso anche delle case circostanti, affidò all'architetto Raffaele Stern i lavori di ristrutturazione dell'edificio. La memoria di questi lavori è purtroppo affidata solo ad una pianta del piano nobile dalla quale si apprende dell'esistenza anche di un piccolo teatro. D'altro canto è ben nota la passione per gli spettacoli teatrali di Luciano che non disdegnava di calcare personalmente la scena. Tuttavia i lavori intrapresi dai Torlonia dopo l'acquisto del Palazzo da Girolamo Bonaparte consentono di attribuire al periodo napoleonico solo le due fontane del cortile, l'apertura del portone su via bocca di Leone nonché un piccolo gabinetto su via Bocca di Leone, dal soffitto dipinto a grisaille, dal pavimento in marmi intarsiati e dal caminetto simile a quelli successivamente realizzati dall'Albacini per il Palazzo del Quirinale. A Palazzo Nuñez, dove aveva sistemato la sua notevole collezione di dipinti il cui catalogo, redatto nel 1808 dal Guattani, annovera 130 quadri disposti in quindici stanze, Luciano conduceva una intensa vita mondana ed intellettuale cui alternava i soggiorni nella quiete tuscolana della sua villa la Rufinella.
Con l'occupazione di Roma nel febbraio del 1808 e la conseguente annessione dello Stato pontificio all'impero francese decretata da Napoleone il 17 maggio 1809, cui seguì la deportazione in Francia di Pio VII, Luciano e la sua famiglia furono costretti ad abbandonare la città. Imbarcatisi a Civitavecchia per gli Stati Uniti furono catturati dagli inglesi al largo della Sardegna e condotti prima a Malta e poi in Inghilterra dove rimasero fino al 1814. Solo la generosità di Pio VII consentì a Luciano di ritornare a Roma nell'agosto del 1814 ma, costretto a vendere per le difficoltà finanziare Palazzo Nuñez e la tenuta della Rufinella presso Frascati, si ritirò nel feudo di Canino acquistato dalla camera apostolica nel 1808, ricevendone dal papa il titolo di principe con chirografo del 18 agosto 1814.

Paolina Bonaparte
Delle sorelle di Napoleone, Paolina, grazie al suo matrimonio con Camillo Borghese celebrato a Parigi nel 1803, poteva vantare il rango di principessa romana. Tuttavia, durante l'impero, ella preferì vivere a Parigi alternando soggiorni a Torino presso il marito, che aveva avuto la carica di Governatore del Piemonte dall'imperatore, assai poco tempo dedicando alla splendida residenza romana di Palazzo Borghese dove peraltro era conservato nella camera da letto di Camillo il celebre ritratto di Paolina del Canova.
Solo dopo la caduta di Napoleone, nel 1815, la principessa si trasferì definitivamente a Roma ma, vivendo praticamente separata dal marito, abitò in un suo appartamento a Palazzo Borghese; nel 1816 volle acquistare per sé la villa presso Porta Pia un tempo appartenuta al Cardinale Silvio Valenti Gonzaga. L’edificio fu allora rinnovato secondo la moda del tempo specie nell'interno: al piano terreno, ad esempio, un ambiente fu decorato all'egiziana con paesaggi nilotici e templi quasi a ricordare la campagna d'Egitto di Napoleone; a questo periodo risale anche la nuova sistemazione del giardino, con il parterre all'inglese, e del parco romanticamente chiuso dalla Mura Aureliane. Il Casino, dalla sobria architettura classica, ha la facciata principale, che prospetta verso via XX Settembre, arricchita da un portico adorno di sei colonne doriche binate di travertino che ne costituisce il monumentale accesso. Non è improbabile che ai lavori di ristrutturazione voluti da Paolina abbia partecipato anche il Canina, architetto di casa Borghese. La principessa avrebbe voluto chiamare la sua nuova proprietà Villa Bonaparte, ma la madre Letizia la sconsigliò per motivi di opportunità e la villa, attualmente sede dell'Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, ebbe il più semplice nome di Villa Paolina. La sua ospitalità era assai considerata, tanto che Lady Morgan, celebre viaggiatrice inglese e grande ammiratrice dei Bonaparte, poteva scrivere: «Di tutte le ville che possiede la famiglia Borghese una sola è abitabile, una sola che offre la proprietà inglese, l'eleganza francese e il gusto italiano, uniti nella maniera più felice; è la Villa Paolina Bonaparte Borghese, ornata, mobiliata e restaurata dalla Principessa.»

Madame Mère
Tuttavia la più importante e famosa delle residenze romane dei Bonaparte può essere considerato il palazzo all'angolo fra via del Corso e piazza Venezia che Letizia, madre di Napoleone acquistò nel 1818 dopo aver venduto le sue proprietà francesi, infatti ancor oggi esso è noto con questo nome. Madame Mère, come veniva chiamata, vi abitò fino alla morte, avvenuta nel 1836, occupando il piano nobile, mentre il secondo piano era a disposizione per quei parenti che periodicamente venivano a farle visita. Il palazzo, un tempo appartenuto ai D'Aste che lo avevano commissionato all'architetto Giovanni Antonio De Rossi nel 1658, e passato in proprietà dei Rinuccini alla metà del Settecento, fu proposto a Letizia dal suo banchiere Duca Giovanni Torlonia perché non eccessivamente grande, ma signorile e decoroso.
Al periodo Bonaparte vanno riferiti alcuni elementi decorativi della facciata come la scritta nel fregio dell'altana o l'aquila imperiale sopra la finestra centrale del piano nobile e, elemento caratteristico e strettamente legato alla memoria di Letizia - soleva trascorrervi il tempo per prendervi l'aria e osservare il passeggio di via del Corso - il balconcino angolare rivestito di legno tinteggiato di verde; anche gran parte della decorazione interna come i pavimenti in battuto veneziano che recano al centro la B, gli eleganti caminetti in marmo di gusto neoclassico o il fregio dell'anticamera, le pitture della Sala dei Ricevimenti, delle Panoplie e le raffinatissime grottesche all'interno del balconcino coperto risalgono a quegli armi. In cima alle scale era collocato il grande modello in gesso della statua dell'imperatore del Canova, donato dallo stesso artista a Letizia.
Gli anni romani trascorsero per la madre di Napoleone fino al 1821 nella ricerca incessante di ogni possibile modo per alleviare l'isolamento e il rigore della prigionia del figlio a Sant'Elena, poi nella quiete della sua cerchia più intima di parenti e amici con l’eccezione di alcuni visitatori inglesi. Nel suo appartamento e in particolare nella sua camera da letto si respirava un'aria di sacrario delle memorie e delle glorie familiari con la presenza di cimeli o immagini che avrebbero dovuto lenire l'angoscia della separazione e della lontananza.

Luigi, Ortensia e Girolamo
La scelta di Letizia di vivere a Roma e la disponibilità del Governo pontificio nei confronti dei Bonaparte, in contrasto con il puntiglioso e a volte anche meschino atteggiamento dei governi della Santa Alleanza, spinsero anche gli altri membri della famiglia a Roma, ma solo Luigi, Ortensia e Girolamo vi presero stabile dimora per alcuni anni.
Nel 1823 giunsero a Roma Girolamo, un tempo re di Westfalia, ed Ortensia di Beauharnais, moglie di Luigi re di Olanda. Il primo, assunto il titolo di Conte di Monfort, acquistò dal fratello il Palazzo Nuñez, mentre la seconda, separata dal marito fin dal 1809, dopo un breve soggiorno si trasferì nel castello di Arenenberg sul lago di Ginevra, per ritornare a Roma di nuovo nel 1826 abitando insieme al figlio Napoleone Luigi e alla nuora Carlotta nella Villa Paolina che la Principessa Borghese, morta l'anno precedente a Firenze, aveva lasciato ai nipoti. Dal 1830 ella si trasferì a Palazzo Ruspoli, mentre il marito Luigi abitava a Palazzo Mancini che, fino alla fine del XVIII secolo, era stato sede dell'Accademia di Francia.

Napoleone e il Palazzo del Quirinale
Non si può, tuttavia, chiudere questo breve excursus sulle dimore dei Bonaparte a Roma senza accennare al Palazzo del Quirinale, scelto come seconda reggia imperiale per accogliere l'imperatore dei francesi, sua moglie Maria Luisa e il loro figlio che aveva ricevuto il simbolico titolo di Re di Roma; questa simbolica scelta, probabilmente suggerita dall'architetto Raffaele Stern, determinò la necessità di intraprendere notevoli lavori per adeguare il palazzo alle esigenze della coppia imperiale in occasione della prevista visita a Roma nel 1812, mai realizzata a motivo della sfortunata campagna di Russia. Grande organizzatore dell'impresa fu l'architetto Raffaele Stern che insieme a Daru, Intendente dei Beni della Corona, scelse gli artisti e i decoratori con larghezza di vedute nel cosmopolita ambiente artistico romano, mentre il programma iconografico venire sottoposto da Canova, Denon e Stern all'approvazione dello stesso Napoleone.
L’idea guida è quella di assimilare l'impero napoleonico a quello romano rievocando i fasti imperiali, la giustizia di Traiano, gli dei protettori di Roma e i geni della guerra e della pace ed esaltare la grandezza di Napoleone effigiando le vicende dei grandi eroi del passato. D'altro canto il possesso di Roma, luogo per eccellenza della memoria storica., rappresentava nella visione politica di Bonaparte un valore di continuità e di legittimazione del potere imperiale. Purtroppo degli appartamenti napoleonici - uno di rappresentanza, uno per l'imperatore, a nord-ovest del vecchio casino di Gregorio XIII, uno per l'Imperatrice nella zona costruita dal Fontana per Sisto V - solo in parte si sono conservate le decorazioni e gli arredi appositamente realizzati. Tuttavia i soffitti dipinti con impetuoso estro da Felice Giani e il fregio con le storie di Alessandro Magno di Thorwaldsen, fra i migliori esempi dello stile neoclassico a Roma, ne lasciano intuire a sufficienza la grandiosità e l'eleganza.
Per chi voglia ripercorrere, invece, sul filo della memoria familiare l'intenso e suggestivo rapporto fra Roma e i Bonaparte è d'obbligo una visita al Museo Napoleonico donato al Comune di Roma dal conte Giuseppe Primoli, discendente diretto per parte di madre, dei Bonaparte "romani" di cui capostipite fu Luciano Bonaparte.»

(*) Il saggio di M.E. Tittoni, direttore del Museo Napoleonico, è stato pubblicato su «Capitolium», 2 (1997), n. 6, p.85-89.


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Napoleone Bonaparte
J. Chabord, Napoleone a cavallo, 1810, olio su tela,  cm 293x224

 

 

 

Carolina
G. Cammarano, La regina Carolina, 1813, olio su tela,  cm 32,7x23,8. MN 1199

 

 

 

Gioacchino Murat
F. De Caro, Vaso con ritratto di Gioacchino Murat,  porcellana di Capodimonte, 1809-12, h. 43 cm.

 

 

 

 

Luciano Bonaparte
F.X. Fabre, Luciano Bonaparte, 1808, olio su tela, cm  71x53,5. MN 528

 

 

 

 

 

Paolina Bonaparte
F. J. Kinson, Paolina Bonaparte, 1808, olio su tela, cm 83x68.

MN 503

 


G. Riveruzzi, Villa Paolina du côté de Porta Pia, 1828 ca., acquerello su carta, cm 26x19,3. MN 1235

 


J. S.  van den Abeele, Un salotto di Villa Paolina, acquerello su carta,  cm 32x18. MN 500

 

 

Letizia Bonaparte
Carlotta Bonaparte, Ritratto di Letizia Bonaparte, 1835, acquerello su carta, cm 26,7x20,3. MN 959

 

Palazzo Bonaparte
Hans Christian Andersen, Palazzo Bonaparte a Piazza Venezia (dimora romana di Letizia Bonaparte), 1834, disegno

 

 

Carlotta Bonaparte
Carlotta Bonaparte, Autoritratto,1834, acquerello su carta, cm 48x37. MN 7087

 

 

 


Ercole e Minerva, due dei sei medaglioni raffiguranti i numi tutelari dell'Impero Romano, affrescati da Felice Giani nel 1812 sul soffitto del Gabinetto Topografico al Quirinale in previsione dell'insediamento di Napoleone nel Palazzo


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