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L’assedio e la battaglia di Torino
Nel 1706, la Guerra per la Successione al trono di Spagna si trascina ormai da 5 anni e l’Europa Occidentale è percorsa da eserciti che la insanguano con cruente battaglie e lunghi assedi.
Da tempo il Re Sole tenta di liberare il fianco sud del suo schieramento togliendo di mezzo il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II e, negli anni precedenti, ha via via espugnato città e fortezze del Ducato.
Ormai solo più la Capitale, Torino, gli sbarra la strada.
E così, nella primavera di quell’anno, un potente esercito varca le Alpi e, ai primi di maggio, pone la Città sotto assedio.
Ben presto l’ostinata resistenza degli assediati (truppe sabaude e imperiali e cittadini torinesi) delude le rosee speranze dell’esercito gallo-ispano. Tutti i tentativi di penetrare nella Città e nella sua munita Cittadella sono sanguinosamente respinti, mentre il Duca, sfuggendo all’assedio, tormenta le retrovie ed ostacola le comunicazioni.
Intanto, in Trentino si forma un’armata imperiale di soccorso che, sotto il comando del Principe Eugenio di Savoia-Soissons, a tappe forzate attraversa la pianura Padana, eludendo i tentativi francesi di bloccarlo.
Ai primi di settembre l’esercito di Eugenio si ricongiunge con le esigue forze di Vittorio Amedeo e, il 7, investe gli assedianti alle porte di Torino mettendoli in rotta.
Gli orgogliosi disegni di Luigi XIV vengono così frustrati: la Francia non oserà più tentare operazioni belliche a sud delle Alpi per tutti gli anni che mancano alla fine del conflitto.
La pace di Utrecht porta al Duca i frutti dell’impegno suo e di tutto il suo popolo, che ha affrontato a piè fermo pericoli e disagi. Nasce un regno, esteso su nuovi territori, che il nuovo Re consolida con una serie di iniziative di avanguardia.

Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica