Mengacci

25/02/2007

 

 

 

 

 

 

 

Avevo notato questo manifesto ormai quasi un mese fa. Poi avevo perso la foto che ieri invece è spuntata miracolosamente in una cartella dimenticata del mio computer. Ma non tutto è perduto! Siete ancora in tempo per andare a Lissone ("capitale del mobile nel cuore della Brianza" come dicono negli spot televisivi di mobilifici) per deliziarvi con questa mostra fotografica di Davide Mengacci.
Non è un omonimia né un nome d'arte. E' proprio lo stesso Mengacci che imperversa in tv tra padelle in piazza e sposini in partenza per la Polinesia.
In tv i tempi sono biblici. Prima che si sia pronti a girare passano ore, i registi sono lenti, i tecnici fumano, le maledette truccatrici intessono infiniti dialoghi sulle proprie pene d'amore con tutti coloro che stanno impiastricciando. Un conduttore cosa può fare nel frattempo? Scattare immagini di "street photography" da raccogliere poi in una mostra sponsorizzata dal comune dell'industre cittadina briantea. Magari Mengacci è anche un buon fotografo. Però mi fa ridere vedere i manifesti con la sua faccia inserita in un contesto non-mengaccesco. E mi fa irritare sapere che ci sono molte persone che magari fotografano meglio di lui, ma che non saranno mai sponsorizzate da alcun comune brianteo solo perché non hanno mai passato le domeniche cucinando fagioli all'uccelletto nella piazza principale di Carvignate di Sotto.

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Consiglio per i Testimoni di Geova.

22/02/2007

 

 

 

 

 

 

 

C'è sempre il citofono, no?

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Il crollo delle ideologie e il vuoto di questi anni

22/02/2007

 

 

 

 

 

 

 

 

"Domani andremo alla Standa", diceva mia mamma e per l'emozione dell'avventura tra luci, commesse e manichini decapitati alle volte dormivo male. Succedeva molti anni fa, quando ancora c'era la Standa e rappresentava il baluardo delle massaie econome, che non badavano alle futilità della moda e preferivano capi classici, praticamente eterni e di autarchica produzione nazionale (quanti sanno che in origine si chiamava "Standard" e che il fascismo italianizzò in "Standa", inventandosi persino un acronimo che iniziava con "Solo Tutti Articoli Nazionali..."?). La Standa era l'antimoda quanto il Coin era roba-da-ricchi.

 

Come posso essermi sentito oggi vedendo questo cartello all'ingresso di un supermercato Standa? Dove sono finite le massaie giudiziose che si fidavano solo del dado Star e dei prodotti Galbani? Tutte con le bacchette in mano? Dopo la fine del comunismo continuano a cadere tutte le speranze e le ideologie, come fossero governi del centro-sinistra...

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Paura.com

22/02/2007

 

 

 

 

 

 

Che cosa avrà mai visto di così orribile Marco Follini da assumere una simile aria terrorizzata?

1. La vignetta che c'era oggi in prima pagina su "Libero" (la trovi sul blog di Luca Viscardi)

2. Il prequel di Hannibal

3. La registrazione di una sua intervista a Studio Aperto

4. Fabio Canino in mutande ("La volgarità di quest'uomo...", mi risponderebbe lui)

5. ???

Si accettano proposte.

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Poche regole, ma ben confuse

21/02/2007

 

 

 

 

 

 

 

 

Un paio di citazioni per inziare, come ama fare Enzo Biagi...

Proudhon diceva che la proprietà è un furto. Questo cartello invece è un crimine contro la nostra lingua.

Guareschi scriveva che non c'è nulla di più sleale del far notare gli errori di grammatica dei propri oppositori. Condivido, ma in questo caso mi appello ad almeno tre giustificazioni.

UNO: il signore proprietario del garage-distributore che ha affisso in più copie questo cartello non solo non è un mio oppositore, ma non lo conosco nemmeno.

DUE: laddove l'oppositore sgrammaticato per Guareschi era il pacioso Peppone nell'Italia arrancante degli anni Cinquanta, qui ci dobbiamo confrontare con un personaggio che ha avuto sicuramente un accesso facilitato alle scuole dell'obbligo, che ogni giorno ha la possibilità di leggere quotidiani anche gratuiti e di vedere che la preposizione articolata "ai" non reca la h. Semplicemente avrà affrontato di mala voglia la scuola e non ha alcun interesse a migliorare la propria preparazione grammaticale, preferendo forse esibirsi in uno scompisciante italo-spagnolo durante le sue trasgressive vacanze a Formentera. E a ogni ritorno settembrino non manca di iscriversi alla solita scuola-truffa di lingue "perché l'inglese è importante oggi come oggi". Quindi non solo è ignorante, ma è anche unico responsabile della sua ignoranza crassamente esibita.

TRE: non è necessario possedere il dono della lingua, non serve sapere infilare una consecutio temporis dopo l'altra o esibire termini desueti dai plurali irregolari. Non tutti guidiamo come Schumacher, ma tutti sappiamo usare la frizione e il freno di una utilitaria. Basterebbe quindi conoscere e rispettare alcune regole basilari di facilità disarmante. Che so... "ho, hai, hanno, ha "recano la h solo quando sono voci del verbo avere. Oppure: le parole che terminano in "zione" non raddoppiano la z. O ancora: l'articolo indeterminativo "un" prende l'apostrofo solo quando precede i sostantivi femminili. Cose inutili, certo. Peccato poi che ignoranti del genere siano gli stessi arroganti pseudolettori di best seller da spiaggia o tram, scritti da bestie come loro, soccorsi però da caritatevoli editor.

Alla fine i danni verrebbe da chiederli a chi ha composto questo bel cartello, a nome dell'Accademia della Crusca.

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Contro la lentezza

14/02/2007

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì 19 febbraio sarà la Giornata della Lentezza. Grandi strombazzamenti mediatici dedicati all'evento. Leggo da Internet: "La giornata è dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta... riappropriamoci del nostro tempo!"

Io sono contro la giornata della lentezza.

"Dov'è la novità?", vi starete domandando. "Questo è sempre contro tutto." In realtà non sono contro tutto, ma solo contro l'ipocrisia. In questo caso più che mai.
Seguitemi: ho iniziato a lavorare il 4 novembre 1985. Da allora non è passato giorno, non c'è stato compito che non fosse introdotto dalla frase: "Abbiamo un budget limitato" e concluso dallo spiritoso invito: "Cerca di sbrigarti perché ci serve praticamente per ieri". Tutto, dalle traduzioni agli articoli, era urgentissimo; le consegne dovevano essere eseguite tassativamente entro il venerdì pomeriggio. Poi i lavori sarebbero rimasti a giacere, trascurati, sulle scrivanie fino al martedì successivo. Ho perso svariati lavori perché non ero riuscito a rispondere entro il terzo squillo di telefono. Quando richiamavo  mi sentivo rispondere: "Troppo tardi, mi spiace." Ricordo tirate d'orecchio e cancellazioni d'ordini fatte da signore inserite-nel-mondo-del-lavoro, sempre esagitate, sempre sbrigative fino alla maleducazione. E adesso questa stessa miserabile classe dirigente scopre la lentezza e vuole impormela con questo evento ipocrita e imbecille allo stesso tempo che pare ideato solo per farsi una sconfortante autopubblicità? Ma quando si decideranno a frequentare un buono psichiatra che ponga rimedio alla loro devastante schizofrenia?

Io lunedì 19 febbraio correrò più che mai.

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Fermiamolo!

09/02/2007

 

 

 

 

 

 

 

Si chiama Alex Carminati. Ha un'inquietante rassomiglianza con Elio delle Storie Tese, soprattutto per quanto riguarda la dotazione monocigliare. Con la sua orchestra "I Follydanza" è il preferito dalle proloco della zona compresa tra Bergamo e Milano nord-est. Non c'è sagra di Pioltello o festival di Trezzo d'Adda che non lo veda protagonista. E' un resident allo Studio Zeta, lapiùgrandediscotecadellalombardia, tempio della line dance: tutti in fila, braccia staccate dal busto, un passo a destra, colpo di piedino, un passo a sinistra, colpo di piedino, again and again.
Alex Carminati impazza anche in tv, in quelle mortali trasmissioni dedicate al "liscio" che però liscio non è. Il liscio è una musica nobile, popolare, fatta di mazurke e valzer, polke e tanghi. Ciò che passa in quelle trasmissioni televisive è un surrogato indigesto del melodico all'italiana, venato di ispirazioni latinoamericane, ballato da tardone in guaine di lurex prossime all'esplosione. E su un ritmo che pare una beguine lenta Alex Carminati propone in heavy rotation il suo successo: "Eravamo in 19". Una "Spigolatrice di Sapri" postmoderna. Una versione da festa patronale di "19" di Paul Hardcastle. Anche qui si parla infatti di giovani soldati e di guerra. Un imbarazzante brano urlato nella peggiore tradizione dei cantanti da balera e dedicato ai 19 caduti di Nassirya. Ritornello: "Eravamo in 19 / Tutti quanti a Nassirya / a portar democrazia". Deve, deve, deve esserci nel codice penale un qualunque articolo impugnabile per fermare Alex Carminati!

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I vantaggi di alzarsi alle 5.30

06/02/2007

Quando dico che tutte le mattine mi alzo alle 5.30 per poter essere in onda alle 7 molti mi guardano con spavento o compatimento. Il più delle volte ricordo che i nostri padri "dai campi e dalle officine" si alzavano a quella stessa ora e persino prima per poi lavorare anche 10 ore di seguito. Ma da oggi ho un motivo in più per apprezzare le mie sveglie antelucane. Proprio grazie al mio impegno quotidiano non potrò presenziare a questo evento cui sono appena stato invitato:

"Con la presente vorrei sottoporre alla Vostra attenzione un invito al party di presentazione del nuovo video del rapper americano Coolio che si terrò (sic!) Lunedì 12 Febbraio 2007 presso l’Old Fashion a Milano. All’evento saranno presenti numerosi VIP tra cui – solo per menzionare alcuni nomi – citiamo: Aida Yespica, Augusto de Megni, Cinzia Molena, Dean e Dan (stilisti di D-SQUARED), Federico Russo, Ivan Cattaneo, Lele Mora, Luca Tommassini, Omar Pedrini, Paola Barale, Raz Degan, Rudy Smaila,  Silvy Lubamba e Vera Gemma. SAVE THE DATE!"

Premetto che estirperei con la mano sinistra le ovaie a chi usa l'espressione "Save The Date".
Ma è la lista dei VIP a farmi paura: Augusto de Megni è VIP in quanto ex rapito o in quanto vincitore del GF6? E come mai Dean e Dan si aggirano liberamente sul territorio senza incappare nelle Guardie Padane? E Federico Russo chi è? Conosco un Federico Russo che abita a Pisa e suona in un gruppo chiamato Novadeaf, ma non credo mi sia diventato VIP da un giorno all'altro. E chi è Cinzia Molena? E Vera Gemma? E il sapere che nello stesso posto sono presenti contemporaneamente Lele Mora, Luca Tommassini, Omar Pedrini, Paola Barale, Raz Degan, Rudy Smaila e Silvy Lubamba non vi terrorizza più del sapere che i vostri vicini sono affiliati di Al Qaeda?
Non vedo l'ora che arrivi il 12 febbraio per andare a letto alle 21.00!

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Scusatemi...

06/02/2007

Questa è una tipica cosa da Internet. Figlia di quell'uso della Rete fatto solo per condividere foto sceme e filmati per adolescenti imbecilli. Ma non ho resistito. Passando da via Feltre, a Milano, l'ho vista e ho scattato con il telefonino. Ora la "mettosuinternet" nella segreta speranza di finire a Studio Aperto. O per lo meno sulla prima pagina de Il Messaggero.

 

 

 

 

 

 

 

Come titolo sceglierei: "Targa... posteriore".

[Perdonatemi]

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Una donna tutta sola

02/02/2007

Come potete pretendere che io non esprima un mio parere sull'affaire che ha tenuto desta l'attenzione degli Italiani tutti negli ultimi giorni, ossia la diatriba epistolare tra la signora Veronica Lario e Silvio Berlusconi. Però non voglio mescolarmi ai banali commenti complottistici, politici o da consulente di coppia che abbiamo letto e ascoltato ovunque. Lascerò dunque al mondo, a suggello di questa storica lite, un doppio commento di natura letteraria.
Primo commento letterario: viviamo anni di concentrazione, di essenzialità, di pragmatismo. Non abbiamo tempo da perdere. Non siamo più nel XVIII secolo quando Choderlos de Laclos utilizzava scenari libertini à la Fragonard e manieri e decine e decine di lettere per scrivere "Les liaisons dangereuses", che i più conoscono solo, ahimè, per aver visto in un pigro sabato sera il film con Glenn Close. Oggi per le "relazioni pericolose" tra Silvio e Veronica bastano due sole lettere e una cena dopo i Telegatti.
Secondo commento letterario: nella sua lettera a "La Repubblica" la signora Lario si paragona alla protagonista di "La metà di niente", romanzo della scrittrice Catherine Dunne. Si tratta di una tipica scrittrice da signora nullafacente e sognante che deve riempire i pomeriggi in cui piove e non si può andare a fare shopping. Veronica Lario, quindi, erede diretta di quelle dame che nei castelli medievali francesi attendevano il ritorno del cavaliere dalle Crociate o dalle lotte contro i draghi e riempivano il vuoto ascoltando i racconti amorosi dei menestrelli, cantati in lingua rustica. Quella lingua contrapposta al "latin" e detta "romanz" da cui poi è nato il termine "romanzo" con cui indichiamo anche i librini da borsetta con cui, come milioni di lettrici dilettanti al mondo, si diletta Veronica Lario in attesa che il suo "Cavaliere" torni dalle Crociate contro le sinistre e dalle lotte contro il vallettume vario.

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Bella l�!

02/02/2007

E' uscito il numero di "Oggi" con un servizio dedicato a Marcella e Gianni Bella. Nulla di strano se non che nella realizzazione di questo servizio c'è anche un po' di me. La giornalista che l'ha realizzato, Dea Verna, mi aveva telefonato disperata perché Gianni Bella voleva farsi fotografare in una cascina e lei non sapeva da che parte cominciare. Abitando in una zona piena di cascine mi ci è voluto poco a trovarne una appena trasformata in agriturismo. Nelle vesti di accompagnatore, ero l'unico che conoscesse la strada, ho così vissuto una meravigliosa gita di un giorno (stare a casa mi sarebbe costato di più!). A volte mi spiace non avere nipoti abeatici cui un giorno poter raccontare di quella volta in cui guidavo un piccolo corteo composto da me, dall'auto di Marcella e da quella di Gianni. E di come a una rotonda i due si persero e iniziò una caccia ai fratelli Bella in tutto il pantigliatese, ritrovandoli nei pressi di un mobilificio, ormai certi di essere vittime di "Scherzi a Parte". E di tutto un pomeriggio tra galline, zucche, crostate all'arancia per scattare tre foto... Momenti indimenticabili, debitamente testimoniati dal mio backstage.
(Non riesco a inserire più di una foto... le altre su richiesta!)

 

 

 

 

 

 

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Zen

02/02/2007

Finita la trasmissione e espletato il gravoso impegno di registrare il podcast con Cianciabella, cerco sempre di restare in redazione per fare un po' di vita-da-ufficio. Dopo cinque minuti, ricevendo meno attenzioni della piantana appendicappotti, raccolgo le mie poche cose e me ne vado. Se non ho altro da fare cerco rifugio in un Mac dove, nelle intenzioni, potrei passare almeno un'ora a scrivere sul mio pc portatile. Non succede mai. Appena apro il computer si raccoglie intorno al mio tavolo la corte dei miracoli di gitane con cartello sgrammaticato, sordomuti con pupazzetti luminosi, punkabbestia con cucciolate maleodoranti, turisti disperati perché non c'è la connessione wireless. Il vero problema è però rappresentato dagli addetti al servizio orientali. Fedeli a una tradizione di calma zen, impiegano almeno quindici minuti per avvicinarsi alla cassa, fraintendere l'ordinazione, litigare con il cassetto dei soldi, sbagliarsi di parecchio nel dare il resto, accorgersi solo dopo una decina di minuti che il succo di arancia è finito.  Ma è soprattutto la preparazione del cappuccino a far buttare via minuti preziosi. Incurante della fila di questuanti e clienti che rumoreggia, l'addetto orientale di Mac si dedica alla decorazione della schiuma con la stessa concentrazione con cui pettinerebbe le sabbie di un giardino zen. Certo, il risultato finale ha il suo fascino. Ma intanto si è fatto così tardi che butto il cappuccino e ordino un menù maxi per pranzo.

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Sembra un musical, invece � una protesta

18/01/2007

A Vicenza continuano a protestare. Magari saranno in pochi a farlo, ma quando gridi i media si accorgono subito di te. Soprattutto quelli che prima godevano nel mostrare "queste frange estremiste che protestano contro il governo di centrodestra" e che oggi godono il doppio nel mostrare "queste frange estremiste che protestano contro lo stesso governo che le accoglie".
Frange estremiste? Dove sono? Credevo fosse un musical.
Con la superficialità che mi contraddistingue non entro nel merito politico della questione e resto sulla mera superficie visiva delle notizie.
Perché non si riesce a far sentire la propria voce contraria semplicemente esprimendo le proprie idee da un giornale, in un dibattito, in un confronto? Perché si deve protestare inscenando spettacolini già visti, indossando costumi che sembrano maschere (felpe con cappuccio, barbette incolte, trascuratezza curata in maniera maniacale). Perché coinvolgere giocolieri che lanciano torce, in un circo che mescola difensori del bio, della rivoluzione palestinese e dei giochi di legno, signori barbuti e anziane permanentate che ci pare di aver già visto nelle manifestazioni contro la TAV, come fossero le solite comparse usate come pubblico ni quiz preserali. Tutti ansiosi di finire sotto l'occhio di quel "grande fratello televisivo" che dichiarano di odiare ma di cui ipocritamente non sanno fare a meno.

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Cominciamo male

15/01/2007

Sì. Cominciamo male perché appena entrato nel blog mi viene proposta una lista di indicazioni da dare per "farmi conoscere meglio". A parte il fatto che io in prima persona NON mi conosco, non riesco a comprendere come io possa dare indicazioni su di me ponendo crocette su poche risposte già preconfezionate. Le solite domande da cialtrone: "Che cucina preferisci?" E seguono sette possibilità dalle quali non si scappa, per di più le solite. E se uno mangia solo crocchette per cani e germogli di soia? Poi l'immancabile "Che vacanze ami?". E manca la casella "Nessuna. Odio le vacanze". Ahimè. Il vero male di questo nostro tempo dolente è la massificazione cui ci si sottopone volentieri. Se non rientri in una delle caselle preimpostate resti lì come un cretino, con la tua crocetta in mano...

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