La battaglia di
Capo Telauda


R.Ct Lanciare in navigazione prima di essere danneggiato

Genesi

L'Amm. Cunningham, dopo la notte di Taranto, volle sfruttare subito la superiorità navale che aveva appena conseguito e organizzò una complessa operazione con lo scopo di rifornire Alessandria direttamente via Gibilterra, e non circumnavigando l'Africa come fino all'ora avevano fatto i rifornimenti per l'Egitto; inoltre in tale operazione si sarebbe inviato alcune navi da guerra da Alessandria a Gibilterra per rinforzare la Forza H, che al momento disponeva di una sola Nb e di una portaerei, visto che la superiorità navale nel Mediterraneo Orientale non era più in pericolo e che i convogli per la Grecia erano ormai al sicuro.
Il Piano prevedeva, che oltre al convoglio composto dai piroscafi veloci Clan Forbes, Clan Fraser ( destinati a Malta ) e New Zealand Star ( destinato a Alessandria ) e da quattro nuove corvette destinate al Mediterraneo Orientale, gli incrociatori Manchaster, Southampton imbarcassero circa 1400 soldati destinati all'Egitto; la scorta era affidata alla Forza H al completo ( Nb Renown, Np Ark Royal, Il Sheffield, Despatch e 9 Ct ) al comando dell'Amm. Sommerville. Incontro a tale convoglio sarebbe andata incontro una aliquota della M. Fleet ( Forza D ) composta dalla Nb Ramillies, dagli Il Newcastle, Conventry, dall' Ip Berwick e da 5 Ct; il punto di riunione per le due formazioni era al largo della Sardegna, una volta riunitisi la Forza H e la Ramillies con il Newcastle e il Conventry avrebbero fatto rotta verso Gibilterra mentre il convoglio avrebbe attraversato il Canale di Sicilia di notte per ridurre il pericolo di "spiacevoli incontri". Sarebbero inoltre stati avviati alcuni convogli dall'Egitto alla Grecia scortati dalle Nb Warspite, Valiant e dalla portaerei Illustrious.

Le prime mosse



Le navi della M. Fleet destinata all'operazione salparono da Alessandria il pomeriggio del 24 novembre, mentre il convoglio passò lo stretto di Gibilterra nella notte tra il 24 e il 25 novembre e fu raggiunto nella mattinata del 25 dalla Forza H.
Supermarina venne a conoscenza di una intensa attività nemica la mattina del 25, quando, da informatori segreti che si trovavano a Gibilterra, fu segnalata la partenza verso ponente della Forza H alle 08:25; lo stesso giorno un aereo della linea civile Italia-Libia aveva comunicato alle 11:30 di aver avvistato una formazione navale composta da 10 unità militari con rotta 330° ( si trattava del gruppo Ramillies ).

Tra le 11:30 e le 12:30 salparono da Napoli:
  • Nb Vittorio Veneto ( A.S. Inigo Campioni ) e Cesare con la 13° Sq Ct ( su 4 unità ) e 7° Sq Ct ( su 3 unità )
  • Ip Pola ( A.S. Angelo Iachino ) con la I Div ( composta soltanto da Fiume e Gorizia poiché lo Zara si trovava ai lavori) con la 9° Sq Ct ( su 4 unità )
    Alle 12:30 salparono da Messina:
  • III Div ( A.D. Luigi Sansonetti ) e 12°Sq Ct ( su 3 unità )
  • le Tp Vega, Sirio, Sagittario, Alcione. ( quest'ultima rientrò a Trapani circa un'ora dopo per avaria )

    Le torpediniere italiane, uscite per rastrellare il Canale di Sicilia, si imbatterono durante la notte nella Forza D proveniente da Alessandria, l'avvistamento fu eseguito dalla Tp Sirio, che attaccò la formazione nemica lanciando due siluri che non colpirono, alle 00:33 del 27 novembre; la formazione britannica non si accorse del pericolo che aveva corso, mentre alle 00:55, terminato l'attacco, la Tp italiana lanciava il segnale di scoperta. Tale segnale fu però ricevuto dalle altre due unità con un certo ritardo, ciò impedì a queste ultime di tentare un attacco.

    La mattina del 27 trovava le due flotte in una strana sensazione: entrambe sapevano che una formazione nemica si trovava nella zona, ma non sapevano dove. In seguito a una serie confusa di avvistamenti l'Amm. Campioni si rese conto di essere troppo ad Ovest e invertì la rotta per tentare di agganciare il nemico; l'Amm Sommerville avuta notizia della presenza di una possente forza navale italiana ordinò, dopo essersi ricongiunto con la formazione proveniente da Alessandria ( non disegnata sulla cartina ), al convoglio di proseguire con la sola scorta dell'Inc Conventry e di tre Ct, radunando il resto delle proprie forze per combattere contro la marina italiana.

    Ora la situazione era radicalmente cambiate, se prima la flotta italiana poteva ritenersi di molto superiore, dopo il ricongiungimento tra la Forza H e la Forza D, si può parlare di sostanziale equilibrio fra le due flotte, anche se la formazione inglese ha nei suoi ranghi una portaerei. Alle 11:55 giunse all'Amm Campioni un messaggio che lo informava della presenza del convoglio e di una seconda Nb con alcuni incrociatori nelle vicinanze della Forza H ( il ricognitore italiano sorvolò le navi provenienti da Alessandria pochi minuti prima che queste si ricongiungessero con il resto della flotta ); l'Amm. ritenendo di non poter prendere parte ad un combattimento in condizione di superiorità decise di ritirarsi e inviò un ordine all'Amm. Iachino alle 12:07. In quel momento la I Div era 24.000 m a poppa delle Nb e la III Div a 8.000 m dalla I Div; le due divisioni di incrociatori aumentarono la velocità a 28 nodi per avvicinarsi alla nave ammiraglia, ma alle 12:15 furono avvistate le prime sagome di navi nemiche.

    Il combattimento

    Regia Marina Royal Navy
    1 Nb con 9 cannoni da 381 mm
    1 Nb con 10 cannoni da 320 mm
    2 Nb con 14 cannoni da 381 mm

    1 Np con 60 aerei
    6 Ip con 48 cannoni da 203 mm 1 Ip con 8 cannoni da 203 mm

    5 Il con 54 cannoni da 152

    1Inc. c.a. con 10 cannoni da 102 mm
    14 Ct 14 Ct


    Alle 12:20 l'Amm Matteucci ( comandante della I Div ) ordinò di aprire il fuoco contro gli incrociatori nemici che in quel momento si trovavano circa a 22.000 metri di distanza, dopo pochi secondi anche gli incrociatori inglesi aprirono il fuoco contro le nostre navi.
    L'azione si svolse prevalentemente con rotta Nord-Est con i nostri incrociatori che, secondo gli ordini ricevuti facevano rotta verso le Nb, spararono quasi esclusivamente con le torri poppiere e con gli incrociatori inglesi che spararono soltanto con le torri prodiere. Da parte italiana il tiro fu intenso e ben diretto sino alle 12:42, quando per effetto di alcune accostate eseguite per disturbare gli aerei nemici che si stavano portando all'attacco ( in realtà gli aerei inglesi attaccarono le navi da battaglia ); il tiro riprese intenso alle 12:49 per ridivenire intermittente alle 12:53, sia per via delle distanze in aumento sia per il fumo e fu cessato alle 13:15.
    Gli incrociatori britannici furono invece molto ostacolati nel tiro dal fumo prodotto dai nostri incrociatori e da una cortina fumogena stesa dalla 9° Sq Ct, le loro salve furono cosi dirette ora su una ora sull'altra divisione italiana ma senza mai una grande precisione; specialmente intenso fu il tiro fino alle 12:40 contro la III Div momento in cui fu spostata sulla I Div, infatti la III Div, essendo composta dai veloci inc classe Trento, riuscì ben presto a aumentare le distanze portando la sua velocità a 34 nodi. Il tiro inglese cessò via via che i nostri incrociatori uscivano dal campo di tiro delle varie navi.
    Le Nb inglesi riusciro a sparare alcuni colpi alla massima distanza di tiro contro i nostri incrociatori: il Renown sparò sei salve dalle 12:24 contro la III Div che però ben presto usci dal proprio campo di tiro, mentre la Ramillies sparò due sole salve alle 12:26 che risultarono molto corte.
    La formazione delle Nb italiane, compiuto un giro su se stesse per attendere gli incrociatori, riuscì a sparare con la sola torre poppiera della Vittorio Veneto dalle 13:00 alle 13:10, infatti gli incrociatori inglesi rimasti senza l'appoggio delle proprie Nb, troppo lente, virarono a dritta e ruppero il contatto.

    Durante la battaglia l'incrociatore pesante Berwick fu colpito due volte da proiettili perforanti dei nostri incrociatori:
  • Alle 12:22, cioè subito dopo l'apertura del tiro, un colpo mise fuori servizio la terza torre da 203 mm uccidendo 1 ufficiale e 6 uomini e ferendone altri 9.
  • Alle 12:35 un secondo proiettile causò avarie al quadrato ufficiali e ai locali adiacenti, ma senza perdite fra il personale.

    L'unica nave italiana colpita fu il Ct Lanciere, capo squadriglia della 12° Sq Ct che si trovava a levante della III DIv, cioè fra gli incrociatori italiani e quelli inglesi:
  • Alle 12:35 un proiettile da 152 mm esplose nel locale delle macchine di poppa che si arrestò immediatamente, la nave riuscì a proseguire con la sola macchina di prora alla velocità di 23 nodi mentre gli altri due Ct della squadriglia stendevano una cortina di nebbia a sua protezione.
  • Alle 12:40 due colpi in rapida successione colpirono la nave senza esplodere, il primo perforò un deposito di nafta mentre il secondo il bagnasciuga di dritta.
    Alle 13:15, quando il contatto con il nemico era già stato rotto, il Lanciere segnalava di essere fermo per mancanza d'acqua e subito la III Div gli si avvicinò per dargli assistenza. Intanto il comandante del Ct, C.V. D'Arienzo, aveva praticato un foro nello scafo per far funzionare le caldaie con l'acqua di mare; il Ct Ascari lo prese al rimorchio mentre un attacco aereo inglese cerca di finire la nave. Il Lanciare giunto in serata a Cagliari proseguirà poi per La Spezia dove fu sottoposto ai lavori di riparazione necessari.

    Il rientro alle basi

    Dopo la fine del combattimento le navi inglesi, come previsto si divisero, la Forza H con i rinforzi ricevuti ( Nb Ramillies, Il Newcastle e il Conventry) fece rotta verso Gibilterra, mentre il resto del convoglio attraverso durante la notte il Canale di Sicilia. Durante la notte le Tp Vega, Sirio, Calliope, Sagittario furono mandate da Supermarina ad attaccare il convoglio nemico ma solo la Calliope riuscì a lanciare i propri siluri che non colpirono nessuna nave nemica. Le navi inglesi non furono più disturbate e poterono raggiungere Alessandria senza tanti patemi d'animo.
    Le Navi italiane procedettero indisturbate e rientrarono tutte ai loro porti di appartenenza con la ovvia eccezione del Lanciere.

    Considerazioni

    Ancora una volta una buona occasione per infliggere perdite rilevanti al nemico era stata persa, ma almeno questa volta le colpe non si possono addossare completamente all'operato dei nostri ammiragli: la ricognizione marittima fu veramente scarsa ( la formazione proveniente da Alessandria e composta da una Nb e da tre incrociatori, non fu mai avvistata prima dello scontro; sarebbe bastato avvistarla per dirigere lì la nostra squadra navale e conquistare una vittoria quasi certa ), l'Amm Campioni non ebbe mai chiaro il numero e la posizione delle navi nemiche, anche se quando la ebbe preferì ritirarsi poiché non riteneva opportuno affrontare i rischi di un combattimento che ci vedeva in una situazione di sostanziale parità: gli inglesi avevano una portaerei ma noi avevamo una Nb, la Vittorio Veneto, di molto superiore alle due vecchie corazzate inglesi senza contare che vi era anche il Cesare.
    Supermarina non approvò tale condotta e a conferma di ciò dopo pochi giorni dalla fine di questa battaglia l'Amm Campioni fu sostituito nel suo incarico dall'Amm Iachino, che invece aveva ben combattuto con i suoi incrociatori.