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RETROTECNOLOGIA - Il mio IPod da 30 giga è un oggetto favoloso, inimmaginabile nella sua sottigliezza, biaffascinante nel suo accostare un lato candido a uno specchiato, miracoloso nel racchiudere 40 anni di esperienze musicali in uno spazio più piccolo di una compact C90. Eppure il registratore a nastro Vanguard 540 della Geloso rappresenta l'idea di musica come nessun IPod sa fare. Forse perché si ha la sensazione di toccare la musica anche solo sfiorando il nastro magnetico. Un file .aac può solo essere immaginato, nessuno l'ha mai visto né toccato. Il fascino dell'UltraVoid nasce anche dalla scomodità: la rigidità della sequenza musicale (shuffle? cosa vuol dire?); l'impossibilità di creare play list per generi o album; la continua, inesorabile consumazione del nastro; il rumore della meccanica che spesso sovrasta quello della musica. Nessuno di questi difetti riesce a spegnere la meravigliosa estetica delle bobine che girano lente e ipnotiche.