di Gabriele | April 2, 2007 - 1:31 pm

Kilpin con la casacca del MilanL’inglese che fu tra i fondatori dell’Internazionale Torino ma, soprattutto, del Milan. Talmente innamorato del calcio, che abbandonò la moglie il giorno del matrimonio per andare a giocare.

“Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”. Così, un ventinovenne tecnico industriale saluta la nascita del nuovo club di calcio di cui è uno dei fondatori, e spiega il perché dei colori sociali. La squadra si chiama Milan Cricket and Football Club, il ragazzo invece è Herbert Kilpin. È inglese, viene da Nottingham e giunge nel nostro paese, a Torino, per lavorare nell’industria tessile. La sua vera passione però è il football, a soli 13 anni gioca nella prima linea del Club Garibaldi, nella sua città natale, per poi passare al Notts Olympic e al St. Andreas, squadra di seconda divisione britannica. Nel capoluogo sabaudo, invece, fonda l’F.C. Internazionale, squadra con maglia a strisce giallo arancio-nere. Lì conosce e fa amicizia con Savage, che della squadra è il capitano. Nel 1898 e nel 1899, Kilpin disputa per due volte la finale del neonato campionato nazionale, ma in entrambe le occasioni viene sconfitto dal Genoa del dottor Spensley.

Giunto a Milano, Kilpin inizia a frequentare l’American bar dove, oltre a parlare di calcio, pare si dedichi anche al whisky, al punto che si tramanda la leggenda per cui si portasse una fiaschetta in campo. Fa –ovviamente- comunella con un gruppo di inglesi e con italiani (alcuni soci della società di calcio ginnico Mediolanum). Si arriva così al famoso 16 dicembre 1899, fiaschetteria toscana di via Berchet (altre fonti dicono la sala da thè dell’Hotel du Nord), è giorno di fondazione: in alto i calici, è nato il Milan! Kilpin è il più esperto, il più autoritario, uno che sa come affrontare gli avversari. È un’epoca davvero pionieristica, le squadre non hanno allenatore e la guida viene data al giocatore più rappresentativo. Per il Milan, ovviamente, questo giocatore è Kilpin. E così, dopo un anno di studio, nel 1901 arriva in modo clamoroso il primo titolo: il Genoa, tricampione in carica, perde sul proprio terreno di Porta Carrega: 1-0 secondo alcune fonti, 3-0 secondo altre. Pare che segni lui, Herbert, il Milan gioca in un campaccio all’Acquabella che non ha niente a che vedere coi morbidi campi inglesi, e a parte il nostro eroe, il resto della squadra è composto di sconosciuti, per questo la vittoria fa ancora più sensazione.

Un altro primo piano di KilpinLa foto di gruppo ritrae uomini austeri, con enormi baffi, che sembrano più vecchi degli anni che portano. Al centro, su un tavolino è posta la coppa per la vittoria del campionato, vicino in completo chiaro il presidente Alfred Edwards. Herbert guarda l’obiettivo, ha la camicia a strisce rossonere col colletto inamidato, i pantaloni lunghi bianchi: il calcio è –ancora per poco- uno sport da Lord inglesi. Intanto, il Milan riconsegna il titolo al Genoa nel 1902, che lo vince ancora per due anni, interrotto dalla prima vittoria juventina. Kilpin resta alla guida del Milan, e c’è un curioso aneddoto di quegli anni: in una partitella di allenamento il campo è attorniato da un nugolo di ragazzini. Kilpin sta per tirare una punizione, quando uno dei piccoli prende la rincorsa e scaglia il pallone lontano. Herbert ha un attimo di sorpresa, poi rincorre il monello e lo prende a calci nel sedere. “Chi l’avrebbe mai detto” dirà poi Kilpin “che avrei preso a calci un certo Renzo De Vecchi, che sarebbe poi diventato il ‘figlio di dio’?”. Altro aneddoto: nel 1905, Kilpin si sposa ma la sera stessa lascia a casa la moglie in lacrime: deve andare a Zurigo, il Milan ha un’amichevole col Grasshoppers. Torna dalla moglie al ritorno dalla Svizzera, dopo aver preso un colpo ha il naso tumefatto ed è quasi irriconoscibile. 

Il Milan intanto si rinforza, e rivince il titolo nel 1906, che terminerà con la polemica rinuncia della Juve di giocare una seconda finale in campo neutro…a Milano! Kilpin quell’anno gioca terzino, ed è l’unico reduce del primo titolo insieme a Colombo. Il Milan conferma la propria superiorità l’anno dopo, questa volta nel gironcino a tre col neonato FC Torino e i genovesi dell’Andrea Doria. I tempi però sono cambiati, e la federazione decide di limitare gli stranieri. Nel 1908 l’ormai trentottenne Kilpin viene messo da parte dal Milan, farà qualche apparizione nel Torino, ma certo il suo unico vero amore rimane quello rossonero. La vita post-calcio di Kilpin rimane avvolta nel mistero. Rimane a Milano? Torna in Inghilterra? Il dubbio resta fino a che non viene scoperta la sua tomba al cimitero Maggiore di Milano, nell’ala riservata ai protestanti. Herbert Kilpin è morto a soli 46 anni, il 22 ottobre 1916, per una malattia forse provocata dalla fiaschetta. Grazie all’interessamento di storici e tifosi milanisti, e della stessa società, i suoi resti sono stati traslati in un colombare del Cimitero Monumentale. Certo, in un luogo più consono a quel che è stato Kilpin per il calcio italiano, e per il Milan in particolare.

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Post inserito il Monday, April 2nd, 2007 alle 1:31 nelle categorie Storia del calcio, I grandi personaggi. Puoi seguire le risposte al post attraverso il feed RSS 2.0 . Puoi rispondere, o effettuare un trackback dal tuo sito.

2 Comments

    April 2, 2007 @ 2:13


    :-) che tipo assurdo, messo da parte a 38 anni. Oggi gli proporrebbero un quadriennale :-D

    Posted by Watergate
    April 2, 2007 @ 2:19


    cattivissimo! beh se non interveniva la federcalcio per limitare gli stranieri…mmmmm basta, questo NON è un blog interista ehehehe

    Posted by Gabriele
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