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RISCHIO VULCANICO

28-01-2005

Vesuvio

STATO DI ATTIVITA'

Il Vesuvio si trova attualmente in uno stato di quiescenza caratterizzato da bassa sismicità, assenza di significative deformazioni del suolo, variazioni del campo gravimetrico e caratteristiche fisico chimiche delle fumarole.
 


Il rischio vulcanico al Vesuvio

 
 
Immagine dell'area vesuviana con i limiti amministrativi dei comuni della zona rossa
 
 
A causa dell'elevata urbanizzazione sviluppatasi negli ultimi decenni alle sue falde, il Vesuvio è oggi uno dei vulcani a rischio più elevato al mondo.
Esso si trova attualmente in uno stato di quiescenza, che vuol dire che sta attraversando un periodo di riposo e potrebbe riprendere l'attività eruttiva in un prossimo futuro.
Nel corso della sua storia, il Vesuvio è stato caratterizzato dall'alternanza tra periodi di attività eruttiva, con il condotto del vulcano aperto, e periodi di riposo, con il condotto ostruito.
I periodi a condotto ostruito sono caratterizzati da assenza di attività eruttiva e da accumulo di magma in una camera magmatica posta in profondità. Tali periodi sono stati sempre interrotti da eruzioni molto energetiche, alle quali hanno fatto poi seguito periodi di attività a condotto aperto con frequenti eruzioni effusive o esplosive di bassa energia.

L'eruzione del 1631 interruppe un periodo di riposo che durava da quasi cinque secoli. Dal 1631 al 1944 le eruzioni si sono susseguite intervallate da periodi di riposo di pochi anni.

Gli studiosi ritengono che l'eruzione del 1944 abbia segnato la fine di un periodo di attività a condotto aperto e l'inizio di un periodo di quiescenza a condotto ostruito. Dal 1944 ad oggi infatti, il Vesuvio ha dato solo attività fumarolica e sciami sismici di moderata energia, senza deformazioni del suolo o variazioni significative dei parametri fisici e chimici del sistema. Alla luce del comportamento passato si prevede che, qualora l'attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe di tipo sub-pliniano, simile a quella del 1631 o del 472.
Lo scenario dei fenomeni attesi prevede in tal caso la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri, la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza, nonché la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del

Epigrafe fatta apporre su una lapide a Portici, dal Vicere di Napoli, dopo l'eruzione del 1631 (trad. it di G.B. Alfano e I. FriedLander)

vulcano per alcuni chilometri.
Sono state così individuate le zone potenzialmente soggette ai diversi fenomeni previsti per le quali è stato elaborato un piano nazionale d'emergenza che prevede azioni differenziate.
 


Il piano nazionale d'emergenza

Le zone a diversa pericolosità
Il piano nazionale d'emergenza, elaborato sulla base dello scenario dei fenomeni più probabili, fornito dalla comunità scientifica, individua tre aree a diversa pericolosità definite: zona rossa, zona gialla e zona blu.

Carta delle zone a diversa pericolosità

Zona Rossa
La zona rossa è l'area immediatamente circostante il vulcano, ed è quella a maggiore pericolosità in quanto potenzialmente soggetta all'invasione dei flussi piroclastici, ossia miscele di gas e materiale solido ad elevata temperatura che, scorrendo lungo le pendici del vulcano ad alta velocità, possono distruggere in breve tempo tutto quanto si trova sul loro cammino. Probabilmente i flussi piroclastici non si svilupperanno a 360° nell'intorno del vulcano, ma si dirigeranno in una o più direzioni preferenziali; non è tuttavia possibile conoscere preventivamente quali saranno le zone effettivamente interessate dai flussi. La rapidità con la quale si sviluppano tali fenomeni, associata al loro potenziale distruttivo, non consente però di attendere l'inizio dell'eruzione per mettere in atto le misure preventive. Pertanto il piano nazionale d'emergenza prevede che la zona rossa venga completamente evacuata prima dell'inizio dell'eruzione.
La zona rossa comprende 18 Comuni per un totale di circa 200 kmq di estensione e poco meno di 600 mila abitanti.

Zona Gialla
La zona gialla presenta una pericolosità minore rispetto alla rossa e corrisponde a tutta l'area che potrebbe essere interessata dalla ricaduta di particelle piroclastiche (ceneri e lapilli) che possono, fra l'altro, apportare un sovraccarico eccessivo sui tetti degli edifici fino a determinarne il crollo. La ricaduta di particelle, inoltre, può causare problemi alle vie respiratorie, in particolare in soggetti predisposti non adeguatamente protetti, danni alle coltivazioni e problemi alla circolazione aerea, ferroviaria e stradale.
Si prevede che, come accadde nel 1631, solo il 10% della zona gialla sarà effettivamente coinvolto dalla ricaduta di particelle, subendo danneggiamenti. Pertanto, delle 1.100.000 persone che vi abitano, circa 110 mila saranno coinvolte dall'emergenza. Anche in questo caso tuttavia non è possibile conoscere preventivamente quale sarà la zona effettivamente interessata, in quanto dipenderà dall'altezza della colonna eruttiva e dalla direzione e velocità del vento in quota al momento dell'eruzione. Diversamente da quanto accade per la zona rossa però, i fenomeni attesi nella zona gialla non costituiscono un pericolo immediato per la popolazione ed è necessario che trascorra un certo intervallo di tempo prima che il materiale ricaduto si accumuli sulle coperture degli edifici fino a provocare eventuali cedimenti delle strutture. Vi è pertanto la possibilità di attendere l'inizio dell'eruzione per verificare quale sarà l'area interessata e procedere all'evacuazione della popolazione ivi residente se necessario.
La zona gialla comprende 96 Comuni delle Province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 kmq e 1.100.000 abitanti.
 
Zona Blu
La zona blu ricade all'interno della zona gialla, ma è soggetta ad un agente di pericolosità ulteriore. Corrisponde infatti alla "conca di Nola" che, per le sue caratteristiche idrogeologiche, potrebbe essere soggetta a inondazioni e alluvionamenti oltre che alla ricaduta di ceneri e lapilli. La zona blu include 14 Comuni della Provincia di Napoli, per un totale di 180 mila abitanti.


Attività di monitoraggio e livelli di allerta
E' importante tenere presente che l'eruzione del Vesuvio non sarà improvvisa, ma sarà preceduta da una serie di fenomeni precursori identificabili già diverso tempo prima, attraverso la rete di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano (sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che controlla lo stato del vulcano 24 ore al giorno.

Il piano nazionale d'emergenza, sulla base dei fenomeni precursori attesi, individua quindi tre livelli di allerta successivi: attenzione, preallarme, allarme, ai quali corrispondono fasi operative successive.
Attenzione
Al verificarsi di variazioni significative dei parametri fisico-chimici del vulcano, è previsto che l'Osservatorio Vesuviano informi il Dipartimento della Protezione Civile che, consultati i massimi esperti del settore riuniti nella Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi, stabilisce l'eventuale passaggio alla fase di attenzione. In questa fase la gestione di eventuali interventi è affidata al Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) istituito presso la Prefettura di Napoli.
Le variazioni osservate in questa fase comunque, non sono necessariamente indicative dell'approssimarsi di un'eruzione e tutto potrebbe tranquillamente ritornare alla normalità, pertanto non è previsto alcun coinvolgimento diretto della popolazione, che però verrà costantemente informata sull'evolversi della situazione.
Preallarme
Qualora si registrasse un'ulteriore variazione dei parametri controllati, si entrerebbe nella fase di preallarme. In questa fase il controllo delle operazioni passa al livello nazionale, viene dichiarato lo stato di emergenza, nominato un Commissario delegato, convocato il Comitato Operativo della Protezione Civile. Le forze dell'ordine e i soccorritori si posizionano sul territorio secondo piani prestabiliti. In questa fase anche la popolazione viene coinvolta: coloro che vogliono allontanarsi con mezzi propri, trovando autonomamente ospitalità altrove, possono farlo tranquillamente, senza il timore di lasciare incustodite le proprie case, in quanto è già attivo un presidio di vigilanza. Devono comunque seguire le indicazioni del piano d'emergenza del comune di appartenenza (redatto in conformità al piano nazionale) per quanto riguarda le vie di allontanamento da seguire, al fine di consentire il più agevole deflusso della circolazione ed evitare intralcio ai soccorritori. Devono inoltre comunicare al Sindaco la loro decisione e i dati della località dove andranno a stabilirsi.
In questa fase, qualora la Commissione Grandi Rischi, in base all'evolversi della situazione, ritenesse che l'attività del vulcano è rientrata al di sotto della fase di preallarme, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara il ritorno alla fase di attenzione.
Allarme
Qualora i fenomeni dovessero continuare ad accentuarsi, si entrerebbe nella fase di allarme. Questo vuol dire che gli esperti ritengono ormai quasi certa l'eruzione, la quale potrebbe verificarsi nell'arco di alcune settimane.
Sul territorio saranno già attivi i Centri Operativi Misti (COM), previsti dal piano nazionale d'emergenza, per coordinare le attività a livello locale.
In questa fase si provvede all'allontanamento di tutta la popolazione dalla zona rossa. Il piano prevede che, nel tempo massimo di 7 giorni, i 600 mila abitanti della zona rossa vengano allontanati, secondo le indicazioni specifiche contenute nei singoli piani d'emergenza comunali, che contemplano lo spostamento non solo con le auto private, ma anche tramite treno, pullman o nave a seconda dei casi, verso le regioni gemellate.


Completata l'evacuazione, anche i soccorritori ripiegano nella zona gialla, mentre le forze dell'ordine dispongono una cintura di sicurezza sui confini della zona rossa.
Anche in questo caso, qualora la situazione dovesse rientrare, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara terminata la fase di allarme per tornare alla fase di preallarme.
Qualora invece l'eruzione avesse luogo, la zona rossa sarebbe già completamente sgomberata. Gli abitanti del settore della zona gialla interessato dalla ricaduta di particelle vengono ospitati temporaneamente in strutture di accoglienza nella Regione Campania, mentre la comunità scientifica segue costantemente l'evolversi dell'eruzione fino al suo completo esaurimento. Una volta terminata l'attività eruttiva vengono effettuate le necessarie verifiche dell'agibilità delle strutture e dei danni alle zone colpite e successivamente può ricominciare, dove possibile, il rientro della popolazione precedentemente allontanata.

I gemellaggi
Come si è detto, gli abitanti della zona rossa dovranno essere allontanati prima dell'inizio dell'eruzione. Naturalmente in Campania non vi sarebbe la possibilità di accogliere 600 mila persone, pertanto, anche per consentire il mantenimento delle relazioni sociali e la continuità delle attività scolastiche, ciascuno dei 18 comuni della zona rossa è gemellato con una regione che, in caso di eruzione, ne accoglierà gli abitanti. I capifamiglia allontanatisi con mezzi propri e le famiglie che hanno usufruito dei mezzi messi a disposizione, si ricongiungeranno pertanto nei luoghi gemellati già previsti dal piano nazionale d'emergenza.
Ecco i gemellaggi previsti dal piano:
Comune della zona rossa Regione gemellata
San Giorgio a Cremano Lazio
Portici Emilia Romagna
Ercolano Toscana
San Sebastiano al Vesuvio Molise
Pollena Trocchia Umbria
Massa di Somma Umbria
Ottaviano Piemonte e Valle d'Aosta
Sant'Anastasia Marche
Somma Vesuviana Abruzzo
Cercola Friuli Venezia Giulia
San Giuseppe Vesuviano Lombardia
Terzigno Veneto
Boscoreale Puglia
Pompei Liguria
Torre del Greco Sicilia
Torre Annunziata Calabria
Trecase Basilicata
Boscotrecase Basilicata
Carta dei gemellaggi
L'aggiornamento del Piano
Il Piano Nazionale d'Emergenza, redatto nel 1995 e aggiornato in alcune parti nel 2001 è ora in fase di aggiornamento completo. A tal fine è stata istituita la "Commissione Nazionale incaricata di provvedere all'aggiornamento dei piani d'emergenza dell'area vesuviana e dell'area flegrea per il rischio vulcanico" che dovrà consegnare i lavori entro il maggio 2005. Per garantire un più efficace funzionamento, la Commissione è suddivisa in quattro gruppi di lavoro, incaricati di perseguire obiettivi specifici.
Gruppi di lavoro:
Gruppo A: scenari e livelli d'allerta
Si occupa dell'aggiornamento degli scenari eruttivi e delle zone rossa gialla e blu, della definizione del rischio bradisisma ai Campi Flegrei e della ridefinizione dei livelli d'allerta.
 
Gruppo B: viabilità, trasporti e logistica
Si occupa dell'aggiornamento dei piani di allontanamento della popolazione
 
Gruppo C: informazione ed educazione
Si occupa della progettazione e attuazione di campagne informative per la popolazione e della formazione degli operatori.
 
Gruppo D: piani comunali-intercomunali d'emergenza
Si occupa dell'elaborazione di piani comunali-intercomunali di emergenza in accordo con quanto previsto dalla strategia del piano nazionale
 
Enti coinvolti nell'aggiornamento del Piano
Gli enti coinvolti a vario titolo nei quattro gruppi di lavoro sono:
Dipartimento della Protezione Civile
Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca scientifica
Osservatorio vesuviano - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Regione Campania
Ufficio Territoriale di Governo di Napoli, Avellino, Benevento, Salerno
Provincia di Napoli, Avellino, Benevento, Salerno
Rete ferroviaria italiana
Società Autostrade
ANAS
ENAC
Comando generale Capitanerie di Porto
Ministero dell'Interno - Pubblica Sicurezza
Ministero dell'Interno - Vigili del Fuoco
Comuni della zona rossa vesuviana e flegrea
RAI-radio regionale


Lo sapevate che..

Il cono e il cratere del Vesuvio. Foto di carlo Tripodi, 1997 fonte Osservatorio Vesuviano

- Per l'alta densità abitativa presente alle sue pendici e sulle sue falde il Vesuvio è considerato uno dei vulcani a maggiore rischio nel mondo.

- Nel 1841 sul Vesuvio è sorto il primo osservatorio vulcanologico al mondo: l'Osservatorio Vesuviano. Fra i primi direttori dell'Osservatorio (dal 1911 al 1914) vi fu anche Giuseppe Mercalli, noto in tutto il mondo per aver ideato la scala di intensità dei terremoti.
 

Giuseppe Mercalli sul bordo del cratere del Vesuvio: Fonte Osservatorio Vesuviano

- Il cono del Vesuvio, interno al monte Somma, raggiunge la quota di 1281m slm ha una larghezza di circa 500 m e una profondità di 300m

- Secondo alcuni studi effettuati, la prima attività vulcanica del monte Somma risalirebbe a circa 300 mila anni fa, mentre la formazione della caldera a circa 18 mila anni fa.

- La più famosa eruzione del Vesuvio fu quella del 79 d.C. descritta dal letterato romano Plinio il Giovane in due lettere indirizzate allo storico Tacito e nella quale perse la vita lo scienziato Plinio il Vecchio. Le lettere rappresentano i primi documenti scritti della vulcanologia. Il tipo di eruzione descritta ha preso pertanto il nome di "Pliniana" ed è così conosciuta nella letteratura internazionale. Nell'eruzione del 79 d.C. vennero distrutte le città di Pompei, Ercolano e Stabia. Si riportano due estratti dalle due lettere a Tacito (secondo la traduzione di Marcello Gigante):
 

Lettera di Plinio il giovane a Tacito sull'eruzione del Vesuvio


- Sull'origine del vulcano partenopeo sono fiorite molte leggende. La più suggestiva fu raccontata da Matilde Serao, scrittrice e giornalista: viveva a Napoli un giovane cavaliere di nome Vesuvio, innamorato perdutamente di una fanciulla di nome Capri. Osteggiati dalle famiglie, la giovane si gettò in mare, "donde uscì isola azzurra e verdeggiante" mentre il cavaliere "quando seppe della nuova crudele, cominciò a gittar caldi sospiri e lacrime di fuoco, segno della interna passione che l'agitava: e tanto si agitò che divenne un monte nelle cui viscere arde un fuoco eterno di amore. […] Così egli è dirimpetto alla sua bella Capri e non può raggiungerla e freme di amore e lampeggia e s'incorona di fumo e il fuoco trabocca in lava corruscante…"

- Il Vesuvio era considerato irrimediabilmente spento prima del drammatico risveglio del 79 d.C.. Strabone nella sua "Geografia" lo descrive come "una montagna rivestita di terra fertile" e ne magnifica la qualità delle viti che i contadini da secoli coltivavano.

- Fra le molte spiegazioni sull'etimologia del nome Vesuvio, la più fondata vuole che venga dal latino vesevia cioè favilla, da cui "Vesevo" nome ripreso anche dal Leopardi ne "La Ginestra" di cui si riportano i primi versi:
"Qui su l'arida schiena
del formidabil monte
sterminator Vesevo,
la qual null'altro allegra arbor né fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,
odorata ginestra,
contenta dei deserti."

- La celebre canzone napoletana "Funicolì, funicolà" venne scritta su commissione per l'inaugurazione della funicolare del Vesuvio nel 1880 dagli autori napoletani, Peppino Turco e Luigi Denza. A quel tempo era l'unica funicolare al mondo costruita su di un vulcano attivo. La funicolare venne poi distrutta più volte nel corso delle eruzioni del 1906 e del 1911, mentre venne risparmiata dall'eruzione del 1929, per poi essere irreparabilmente danneggiata nel 1944 e non essere più ricostruita.
 
Immagine della città romana di Pompei, distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.


Per approfondire

Links utili:
Esercitazione Mesimex 2006
Osservatorio Vesuviano
Galleria di immagini dell'osservatorio vesuviano
Regione Campania
Parco del Vesuvio
Guide del Vesuvio

Pubblicazioni consigliate:
•AAVV "Il rischio Vesuvio e l'esercitazione di Somma Vesuviana: conoscere per difendersi" DPCinforma - Dipartimento della Protezione Civile, novembre dicembre 1999 Roma
•AAVV "Rischio Vesuvio" Agenzia di Protezione Civile, 2001 Roma
•AAVV "Vesuvio: 2000 anni di osservazioni" Dipartimento della Protezione Civile, Osservatorio Vesuviano, 2000 Roma
•AAVV "Linee guida per la gestione delle attività di sanità pubblica e veterinaria nell'ambito del piano Vesuvio" DPCinforma - Dipartimento della Protezione Civile, marzo 2001 Roma
•Giacomelli L., Scandone R. "Vesuvio, Pompei, Ercolano: eruzione e escursioni" BE-MA ed., 2001 Milano
•A. Nazzaro "Il Vesuvio: storia eruttiva e teorie vulcanologiche" Liguori ed., 2001 Napoli
•Orsi et al. "I vulcani napoletani: pericolosità e rischio" Osservatorio Vesuviano, 2001 Napoli